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Economia industriale

Analisi di Harrow: incentivi ad innovare in concorrenza e monopolio

È conveniente l'incentivo all'innovazione in concorrenza o in monopolio? Schumpeter sostiene che gli extra-profitti sono la parte principale dei fondi da investire in attività di ricerca. Inoltre, il monopolio riduce il rischio poiché consente prezzi superiori ai costi medi, rendendo più facilmente recuperabili le spese per l'investimento. I profitti monopolistici e le barriere all'entrata favoriscono investimenti in R&S.

Arrow, invece, afferma che l'incentivo ad innovare è inferiore in monopolio rispetto al regime concorrenziale, anche se in concorrenza è comunque inferiore a quanto desiderabile dal punto di vista sociale.

Nel modello di Arrow, si considera un bene prodotto a costo costante c'<c. Una nuova tecnica consente di produrre a royalty e l'impresa innovatrice può scegliere il prezzo. Ora questa impresa è in monopolio e il prezzo post-innovazione è c'+r, dove r è la royalty e dipende dall'entità della riduzione di costo ottenuta con l'innovazione.

Innovazione drastica

  • Se P' = (c'+r) < c, l'incentivo ad innovare è r. In questo caso, il prezzo massimo è m al di sopra del quale le imprese non avranno convenienza a pagare le royalties.

Innovazione non drastica

  • Se P'>c, allora r = cc' e P'=c. In questo caso, m max è (c-c')x.

In ogni caso, l'incentivo ad innovare del monopolista è inferiore rispetto a quello dell'impresa innovatrice in concorrenza, perché il monopolista ha già profitti dall'uso della vecchia tecnica. Si osserva infine che sia in concorrenza che in monopolio il guadagno dell'innovazione è inferiore a quello socialmente desiderabile.

Concorrenza

La concorrenza è quella condizione nella quale più imprese competono sul medesimo mercato, inteso come il luogo d'incontro ipotetico tra domanda e offerta, producendo i medesimi beni o servizi (offerta) che soddisfano una pluralità di acquirenti (domanda). La concorrenza è tutelata dalle norme antitrust e si realizza allorché la domanda e l'offerta sono particolarmente elastiche, sicché il prezzo dei beni o servizi tende ad avvicinarsi al costo marginale.

Esistono diverse tipologie, o gradi, di concorrenza. Per concorrenza perfetta si intende una condizione ideale del mercato, nella quale la competizione tra le imprese induce una discesa del prezzo d'acquisto che equivale al costo marginale (P=Cma, dove P=prezzo e Cma=costo marginale). Il modello di concorrenza perfetta è stato confutato ed oggi viene considerato puramente utopico, mentre appare concretamente realizzabile una concorrenza imperfetta, nella quale il prezzo si abbassa verso il costo marginale, senza però essere ad esso equivalente.

Globalizzazione

Con il termine globalizzazione si indica il fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi di diverso tipo a livello mondiale in diversi ambiti osservato a partire dalla fine del XX secolo. Sebbene con questo termine ci si riferisca prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende, il fenomeno va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione.

In campo economico, la globalizzazione denota la forte integrazione nel commercio mondiale e la crescente dipendenza dei paesi gli uni dagli altri. Con la stessa parola si intende anche l'affermazione delle imprese multinazionali nello scenario dell'economia mondiale: in questo settore si fa riferimento sia alla produzione spesso incentrata nei paesi del sud del mondo, sia alla vendita, che vede i prodotti di alcuni marchi molto sponsorizzati in commercio in quasi tutti i paesi del mondo.

Configurazione ammissibile/sostenibile, equilibrio competitivo di lungo periodo e mercato contendibile

La configurazione ammissibile dell'industria è composta da n imprese che producono la quantità Yi ≥ 0 a un p>0 tale che:

  • I mercati sono in equilibrio: ∑iYi=Q(P). PY1C(Yi) ≥ 0 per i = 1,…, n.
  • Ogni impresa è in equilibrio finanziario.

La configurazione è sostenibile ed il prezzo p è sostenibile se nessun potenziale entrante riuscisse a realizzare profitti vendendo ad un prezzo Pc<P.

La teoria dei mercati contendibili, sviluppata da Baumol, Willig e Panzar, sostiene che non solo il grado di concorrenza del mercato influenza la quantità offerta e il suo prezzo, ma anche l'esistenza di una minaccia di concorrenza. Una condizione necessaria affinché l'industria sia in equilibrio è che esso sia sostenibile. Un mercato contendibile è un mercato sostenibile.

Confronto tra equilibrio Cournot/Nash e Bertrand

In Cournot, le imprese, pur in presenza di rendimenti costanti, utilizzano il proprio potere di mercato per ottenere profitti positivi. In Bertrand, la concorrenza nel prezzo rende inoperante il potere di mercato e fa svanire il potere d'acquisto. Un'ulteriore differenza è che nel modello di Cournot, le imprese fissano le quantità prodotte, lasciando che siano i prezzi a variare fino a raggiungere il livello a cui il mercato è in equilibrio, mentre in Bertrand sono i prezzi a restare fissi e le quantità offerte sono variabili.

L'esperienza indica che tra le due variabili (prezzi e quantità) quella più variabile è il prezzo, quindi il modello di Cournot è più adatto a descrivere i mercati reali (anche se non spiega come venga determinato il prezzo). Le quantità di equilibrio in Cournot possono essere ricavate dai prezzi di equilibrio di Bertrand?

Si sottolineano due aspetti:

  • Le imprese tendono ad assumere un atteggiamento cooperativo.
  • La concorrenza attraverso le quantità è irrealistica. La variabile strategica è il prezzo.

Ipotesi: industria duopolistica; bene omogeneo; tecnologia con rendimenti di scala costanti; non ci sono limiti di capacità produttiva. In questo contesto, l'equilibrio viene raggiunto quando le imprese fisseranno il prezzo di vendita a livello del costo marginale.

Formalmente descriviamo il contesto:

  • xi(pi, pj) = 0 se pi > di pj
  • xi(pi, pj) = ½ x (p) se pi = pj = p
  • xi(pi, pj) = x(pi) se pi < pj

Se l’impresa annuncia un prezzo più alto della rivale, la domanda nei suoi confronti e il suo profitto si annullerebbero. La soluzione di equilibrio si ha quando le due imprese fissano il prezzo a livello del costo marginale e il profitto di ciascuna si annulla. Il modello di Bertrand fornisce una predizione diversa da quella del modello di Cournot. L'allocazione delle risorse di Bertrand sarà Pareto-efficiente indipendentemente dal numero delle imprese e dalla loro scala rispetto alle dimensioni del mercato.

Contratti completi e incompleti

Si dia la definizione di contratti completi e incompleti. Si spieghi perché, con contratti completi e informazione asimmetrica, la concentrazione ex-post tra le parti non può realizzarsi, pur essendo conveniente per entrambe.

I contratti si distinguono per:

  • Il momento in cui sono stabilite le condizioni del contratto rispetto al tempo in cui viene eseguito.
  • Le informazioni in possesso dei partecipanti.

I contratti tipici sono ex-post in cui le condizioni sono determinate simultaneamente allo scambio (senza costi di transazione, si prevedono con certezza le condizioni dello scambio). Se le parti stabiliscono oggi le condizioni a cui avverrà lo scambio domani, si distingue un ex-ante (fissate le condizioni) da un ex-post (esecuzione del contratto). Nel caso in cui sono stabilite a priori tutte le condizioni, si parla di contratti completi. Può essere completo anche se i tempi di esecuzione differiscono dal momento in cui si stabiliscono le condizioni (non esistono mercati completi).

Vi siano due periodi t=1 e t=2. Il contratto può essere concluso ex-ante (t=1) o ex-post (t=2). Supponiamo che F offra ex-post un contratto ad A per un qualcosa al prezzo p, ma non conosca il valore che questo bene ha per l'acquirente. A decide se accettare o no il contratto. C sia il nostro costo per il bene o servizio per l'impresa F ed è noto ad entrambe le parti.

Se V<p, il contratto non si fa ed il profitto è 0 per tutti. Se V≥p, allora, F si forma un’opinione su quello che può essere V (rappresentata da una funzione cumulata f(V)). F cercherà di ottenere il prezzo più alto, ma tale da consentire il contratto.

L'inefficienza può sorgere perché l’impresa finisce per chiedere un prezzo troppo elevato che non dà luogo al contratto. La massimizzazione dei profitti attesi ci porta ad avere p>C, ma l'efficienza richiede che p=C, ossia che il compratore paghi al fornitore esattamente il costo del bene (ma in questo modo non ci sono profitti per F). Il fatto che uno scambio non ci sia non comporta un costo per F perché abbiamo detto per ipotesi che il costo c’è solo se il bene viene prodotto, quindi F conviene tentare e porre p>C.

L'informazione asimmetrica fa sì che possa non esserci un contratto anche quando c’è la condizione che garantisce un guadagno per entrambe le parti e per la società (V≥p-C, VC = surplus del consumatore; p – C = surplus del fornitore).

Per avere un contratto efficiente, occorrerebbe dare a chi ha informazione completa su V (l’acquirente), il diritto di fissare il prezzo al tempo t=1. Esso fisserà p=C (rende indifferente il venditore alla realizzazione del contratto) e si comporta, quindi, come un monopolista e si appropria di tutti i guadagni dello scambio. L’inefficienza di una contrattazione ex-post è un incentivo per le parti affinché fissino i termini del contratto ex-ante.

Costi di transazione

L'economia dei costi di transazione, che si avvale degli iniziali contributi di Commons (1934) e di Coase (1937), sviluppati poi soprattutto da Williamson a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, è un nuovo ed originale tipo di approccio microeconomico, che si contrappone alla visione tradizionale dell’impresa propria della teoria neoclassica. Nell’approccio microeconomico tradizionale non si tiene conto del funzionamento interno delle imprese, in quanto considerate come sistemi dati che interagiscono tra loro nel mercato acquisendo input e producendo output in risposta a dei segnali esterni.

Le differenze strutturali tra le imprese vengono spiegate come conseguenza delle differenze e delle condizioni dei mercati in cui esse operano. I neoclassici sostengono che il mercato è il miglior allocatore delle risorse. Se così fosse, non ci si spiega perché la totalità del coordinamento delle attività economiche non sia lasciata ai meccanismi impersonali del mercato, ed invece esistano delle organizzazioni (le imprese) che ne internalizzano una parte.

Per rispondere a questa domanda, occorre porre al centro dell’analisi la transazione. Commons la definisce come quell’unità elementare attraverso la quale gli individui effettuano l’attività economica. Williamson la definisce successivamente come "il trasferimento di un bene o un servizio attraverso un’interfaccia tecnologicamente separata" e che comporta uno scambio di valori tra le parti.

Una prima risposta alla domanda è che le imprese sorgono perché, grazie alla loro struttura e organizzazione interna, riescono a coordinare meglio un certo numero di transazioni che, se coordinate dal mercato, comporterebbero il sostenimento di un costo più elevato dovuto a numerosi fattori, principalmente a carenza di informazioni.

Si distinguono così due modalità alternative di governo delle transazioni: il mercato e l’organizzazione interna o gerarchia. Con la prima, è sufficiente il ricorso ai prezzi e alle quantità per disporre di tutte le informazioni affinché le parti possano scambiare beni e servizi. Con la seconda, le transazioni sono gestite dalle norme e dalle regole di funzionamento del sistema organizzativo, nonché dalla linea di comando dell’organizzazione, per gli aspetti di controllo e coordinamento.

L’economia dei costi di transazione si pone allora l’obiettivo di ricercare quale sia la modalità di governo migliore che permetta la minimizzazione dei costi di transazione, avendo come fine ultimo la massimizzazione dell’efficienza. Le differenze strutturali e le cause che hanno portato e portano alcune imprese verso una progressiva espansione dimensionale vengono quindi spiegate con la convenienza della scelta gerarchica come soluzione per la minimizzazione dei costi di transazione. Le imprese di maggiori dimensioni sono dunque quelle che hanno internalizzato una parte di transazioni che prima venivano coordinate dal mercato.

Più in dettaglio, possiamo dividere una transazione in tre fasi distinte, ognuna caratterizzata da una serie di costi:

  1. Ricerca: comprende le attività di ricerca ed informazione necessarie a produrre un’interazione fra gli operatori economici e l’esplorazione ed identificazione delle possibili alternative di scambio. Chiameremo i relativi costi di ricerca e di informazione costi di contatto.
  2. Negoziazione: comprende le attività connesse alla negoziazione della transazione ed alla conclusione del contratto, con i relativi costi di produzione. Comprende altresì la trattativa per la costruzione di un modello dello scambio (contratto) sul quale le parti si devono trovare d’accordo. Chiameremo i relativi costi di trattativa e di decisione costi di contratto.
  3. Controllo e regolazione: comprende le attività di controllo dell’attuazione del contratto, la regolazione delle deviazioni rispetto ai termini concordati, l’imposizione di sanzioni che ristabiliscano le condizioni specificate nel contratto. Chiameremo i relativi costi costi di controllo e di sanzionabilità.

Il costo totale di una transazione è quindi costituito da due componenti distinte: il costo di produzione e il costo di coordinamento (o di transazione), dato dalla somma dei costi di contatto, contratto e controllo. Secondo Williamson, considerando che la transazione può avvenire all’interno dell’impresa o all’esterno (nel mercato), i costi di produzione sono più bassi in quest’ultimo, in quanto vi si possono ottenere forti economie di scala, spesso difficili da raggiungere nell’ambito limitato della singola impresa.

La situazione è inversa per i costi di coordinamento: l’impresa, oltre ad avere già dei costi di coordinamento fissi, costituiti dal proprio personale interno, dovrebbe assumere ulteriori addetti per il controllo delle attività svolte all’esterno e la gestione del rapporto contrattuale e del contenzioso.

Diseconomie di scala

Pur in presenza di rendimenti crescenti a livello di produzione, vi sono dei fattori che limitano la dimensione dell’impresa, dando luogo alle diseconomie di scala. Questi fattori sono:

  • Costi unitari di trasporto crescenti al crescere della quantità prodotta (quando il costo di trasporto cresce con la distanza dell’impianto dal mercato di vendita). Dal punto di vista delle tecniche di produzione, la dimensione ottimale è m, ma la nostra impresa produce di meno perché c’è il costo di trasporto che incide negativamente.
  • Costi unitari del lavoro crescenti al crescere delle dimensioni dell’impianto (il potere contrattuale dei sindacati e dei lavoratori è più forte se il numero degli addetti è maggiore).
  • Costi di coordinamento crescenti al crescere delle dimensioni dell’impresa. Quest’ultimo è un filone di ricerca molto importante che distingue la tecnologia di produzione dalla tecnologia organizzativa.

Economia di scala ed economia di varietà

Le economie di scala si hanno quando il costo unitario diminuisce all’aumentare della quantità prodotta. Se la funzione di produzione è omogenea di primo grado, si hanno rendimenti di scala costanti. Per avere rendimenti di scala crescenti, la funzione di produzione deve essere omogenea di grado superiore al primo. Questo perché la funzione di produzione esprime la tecnica e questa cambia all’aumentare della produzione. Conviene utilizzare la funzione di costo.

Le economie di varietà spingono a produrre insieme più merci invece di produrre singole merci. È un fenomeno che si riscontra quando si produce più di un prodotto. Ad esempio, l’industria ferroviaria fornisce il trasporto di merci e persone: conviene produrre con una sola impresa entrambi i servizi utilizzando una sola rete ferroviaria. Vi sono economie di scala se:
µC(q1,q2) > C(µq1,µq2) con µ>1 e
C(q1,q2) < C(q1, 0) + C(0,q2)

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Non --.
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