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Equilibrio di mercato e concorrenza perfetta

Grafico di sinistra: Equilibrio di mercato (perfettamente concorrenziale): situazione in cui nessun soggetto, né che operi dal lato della domanda né che operi dal lato dell'offerta, ha convenienza a modificare le proprie decisioni, ovvero decisioni di produzione/vendita se si tratta di un soggetto che opera dal lato dell'offerta o le proprie decisioni di acquisto se si tratta di un soggetto che opera dal lato della domanda. In questo punto si ha l’incontro tra la curva di domanda e quella di offerta, il prodotto verrà venduto al prezzo p* e la quantità venduta sarà Q*. La curva di domanda di mercato è inclinata negativamente.

Grafico di destra: La curva di domanda (Di) della singola impresa in un mercato perfettamente competitivo è orizzontale in corrispondenza del livello del prezzo di equilibrio del mercato (p*). L’elasticità della domanda della singola impresa, in concorrenza perfetta, tende a infinito. Dal momento che è orizzontale, questa curva è infinitamente elastica rispetto al prezzo. Elasticità della domanda rispetto al prezzo: ci dice di quanto varia in % la quantità di un bene o servizio quando varia dell’1% il suo prezzo. Se è orizzontale è uguale ad infinito (in questo caso non c’è convenienza ad alzare e ad abbassare il prezzo di equilibrio).

Quantità ottima dell’impresa in concorrenza perfetta

Per massimizzare i profitti un’impresa deve scegliere la quantità che le permette di eguagliare CMg e RMg; dato che il RMg = P. L’impresa che opera in concorrenza perfetta massimizza i profitti producendo la quantità q* per cui risulta: P = CMg. Se l’impresa producesse q<q*, il prezzo sarebbe più alto del CMg, conviene aumentare produzione e vendite perché ogni unità in più che viene venduta darà un ricavo (p) che è maggiore di quanto costa produrre quell’unità in più. Producendo e vendendo di più l’impresa aumenterà i suoi profitti.

Se l’impresa producesse q>q*, il prezzo sarebbe più basso del CMg, quindi le conviene ridurre la quantità prodotta e venduta per aumentare i profitti, ci guadagnerà di meno in termini di ricavi, ma ci guadagnerà di più in termini di riduzione dei costi.

Costo marginale e curva di offerta

Costo marginale: costo che l’impresa deve sostenere per produrre e vendere un’unità in più del prodotto.

Curva di offerta di lungo periodo dell’impresa concorrenziale (singola impresa): Nel lungo periodo, la curva di offerta dell’impresa concorrenziale coincide con il tratto crescente della curva del costo marginale al di sopra del «punto di uscita» U dove i profitti sono nulli (nel breve periodo, invece, l’impresa può produrre anche con profitti negativi se il prezzo è maggiore del suo costo medio variabile).

CM(q): costo unitario di produzione, quanto costa in media produrre un bene C/q. Anch’essa ha un andamento a U, la curva di costo marginale e quella di costo medio si intersecano nel punto di minimo del costo medio (U). P in concorrenza è data (pricetaker).

Condizioni per massimizzare i profitti

  • Condizione del 1° ordine max profitti: derivata di p rispetto a q=0
  • Condizione del 2° ordine max profitti: derivata seconda di p rispetto a q<0

Curva di offerta di lungo periodo del settore (mercato) concorrenziale: Se i costi sono identici per tutte le imprese, nel lungo periodo il mercato concorrenziale raggiunge un equilibrio quando non vi è più convenienza per nuove imprese a entrare nel mercato perché non vi sono (extra-)profitti, ossia vale P = CM = CMg; la curva di offerta di lungo periodo (OLP) è orizzontale.

Monopolio

Nel monopolio non c’è distinzione tra domanda di mercato e domanda individuale. La conseguenza è che se il monopolista decide di vendere un’unità in più deve ridurre il prezzo anche di tutte le unità precedentemente prodotte. Non è più rispettata RMg = P. In monopolio l’impresa (monopolista) non è price-taker e fronteggia una curva di domanda inclinata negativamente; se vuole aumentare la quantità venduta deve ridurre il prezzo su tutte le unità, anche su quelle infra-marginali, per cui il ricavo marginale è inferiore al prezzo: RMg < P.

L’area L rappresenta l’area di perdita di profitto del monopolista quando deve abbassare il prezzo per vendere/produrre più unità (RMg<p). L’area G rappresenta l’area di guadagno del monopolista, vendendo/producendo una quantità maggiore ad un prezzo minore. La decisione di aumentare la quantità provoca una perdita di un’area di ricavi; i ricavi, però, aumentano in quanto aumentano le quantità, l’effetto finale è dato dalla somma di valori con segno opposto. I ricavi marginali sono i ricavi netti G – L (differenza tra area guadagno e area di perdita). Il RMg è inferiore al prezzo, poiché non è influenzato solo dal prezzo dell’ultima venduta ma anche dalla riduzione di prezzo di tutte le unità infra-marginali (prodotte precedentemente). P non è dato nel monopolio.

Ricavo marginale

Ricavo marginale: ricavo che il monopolista ottiene per produrre e vendere un’unità in più del prodotto. Derivata di R rispetto a q.

A=intercetta (massima disponibilità a pagare del mercato per un’unità del bene a cui il mercato si riferisce). B= coefficiente angolare.

Curva del ricavo marginale e elasticità

La curva del ricavo marginale è doppiamente inclinata rispetto alla curva di domanda nel caso in cui si abbia un’equazione di tipo lineare (2B invece di B).

Relazione tra ricavo marginale del monopolista e elasticità della domanda rispetto al prezzo. Elasticità della domanda: ci dice la variazione % della quantità domandata al variare % del prezzo. Relazione positiva tra ricavo marginale e elasticità della domanda. Se voglio vendere di più devo abbassare il prezzo, ma tanto più elastica è la domanda, tanto minore sarà la riduzione di prezzo che mi consentirà di vendere un’unità in più, aumentando i ricavi marginali.

Nel punto in cui l’elasticità è 1, abbiamo il punto di Cournot. I ricavi (no profitti!) del monopolista sono massimizzati in corrispondenza della quantità l’elasticità della domanda è pari a 1 per cui. I profitti, però, sono massimizzati nel tratto elastico della curva di domanda.

Se siamo nel tratto alto, se i prezzi diminuiscono dell’1%, la quantità venduta aumenterà di più dell’1%, quindi i ricavi aumentano. Domanda elastica.

Se siamo nel tratto basso, se i prezzi aumentano dell’1%, la quantità venduta diminuirà meno dell’1%, quindi i ricavi aumentano. Domanda inelastica.

Di conseguenza, il punto in cui i ricavi sono massimizzati si trova nel punto di Cournot.

Scelta ottima della quantità (e del prezzo) del monopolista

La quantità QMg che massimizza il profitto del monopolista è quella per cui risulta: Rmg = Cmg. In presenza di barriere all’entrata che impediscono a nuove imprese di entrare nel settore, il monopolista può ottenere extra-profitti anche nel lungo periodo.

Domanda lineare e scelte del monopolista

Con domanda (inversa) per il monopolista lineare P(Q) = A – BQ e ipotizzando che il suo costo marginale C’ sia costante (una retta e non parabola come prima) e pari a c, la quantità ottima (che massimizza i suoi profitti) è quella che soddisfa la condizione RMg= CMg, ossia: da cui risolvendo rispetto a Q, otteniamo: sostituendo poi nella funzione di domanda, possiamo trovare il prezzo praticato dal monopolista: =( ) e considerando che i profitti sono pari a , π P–c Q otteniamo:

Struttura di mercato e potere di mercato

Una differenza fondamentale tra strutture di mercato perfettamente e imperfettamente concorrenziali è che (in generale) solo nel secondo caso le imprese dispongono di potere di mercato. Il potere di mercato può essere definito come la capacità delle imprese di fissare prezzi superiori al costo (marginale).

Potere di mercato ed efficienza

In concorrenza perfetta, dove le singole imprese e i singoli consumatori non hanno potere di mercato, il surplus (o benessere) complessivo (SC) – surplus del consumatore + surplus del produttore (SP) derivante dallo scambio è massimo. In monopolio, il monopolista si appropria di parte del surplus del consumatore (area SP’). Inoltre, per effetto del fatto che il monopolista fissa un prezzo più alto di quello concorrenziale, e quindi vende una quantità più bassa, l’efficienza (surplus) complessiva del mercato si riduce, si ha una perdita secca di benessere (triangolo arancione a-E-b).

Ci sono degli indicatori attraverso i quali si può misurare la struttura e del potere di mercato. Non basta sapere il numero di imprese presenti nel mercato, perché una struttura oligopolistica con 2 imprese sul mercato è sicuramente differente da una struttura oligopolistica con 5 imprese, ad esempio.

Indici di concentrazione

(tipicamente n=4) dove Si (fatturato dell’impresa i rapportato al fatturato delle altre imprese che operano sul mercato) rappresenta la quota di mercato dell’impresa i, inclusa tra le n maggiori imprese per quote di mercato. Può assumere valori che vanno da 0 (concorrenza perfetta) a 1 (monopolio). Il primo passo è andare ad individuare le più grandi imprese del mercato per poi andare a sommare il loro fatturato. Questo indice però, non ci da nessuna informazione sulle n imprese più piccole che operano sul mercato, quindi potrebbe essere non preciso il risultato che ne deriva.

Per andare ad ovviare al problema appena riportato, si utilizza un altro indice, l’indice di Herfindhal-Hirschman (HHI).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher wladoccia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Meccheri Nicola.
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