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Le elasticità e la curva di domanda residuale.

Per analizzare sia le industrie concorrenziali sia quelle non concorrenziali si farà spesso ricorso a due

concetti connessi tra loro:

1) l'elasticità della domanda o dell'offerta rispetto al prezzo

2) La curva di domanda di una singola impresa, cioè la curva di domanda residuale.

L’elasticità della domanda e dell'offerta.

Se si verifica uno spostamento della curva di domanda o della curva di offerta avremo una modifica

dell'equilibrio concorrenziale.

L'ampiezza di questa modifica dipende dalla forma della curva di domanda o di offerta.

Un concetto utilizzato per caratterizzare la forma della curva di domanda o di offerta è l'elasticità

della domanda o dell'offerta rispetto al prezzo (spesso l'espressione rispetto al prezzo viene

omessa).

L'elasticità della domanda = è la variazione percentuale della quantità domandata a fronte di una

piccola variazione del prezzo.

In simboli

L'elasticità dell'offerta = è la variazione percentuale della quantità offerta a fronte di una piccola

variazione del prezzo.

L'elasticità della domanda è sempre un numero negativo, mentre quella dell'offerta di solito è

positiva.

Distinguiamo poi tra:

- curva di domanda è elastica (ε > 1)àSe un aumento del prezzo dell' 1% porta a una

riduzione della quantità domandata superiore all' 1% (determinando così una diminuzione

dell'importo totale pagato nel mercato) la curva di domanda viene definita elastica.

- curva di domanda con elasticità unitaria (ε = 1)à In tal caso una variazione del prezzo

dell' 1% determina una variazione della quantità domandata dell' 1% e l'importo totale pagato (i

ricavi totali) rimane costante. à

- curva di domanda è anelastica (ε < 1) un aumento del prezzo dell'1% provoca una

diminuzione della quantità domandata inferiore all' 1% e l'importo totale pagato aumenta.

I fattori che influenzano l’elasticità della domanda e dell’offerta sono: -

il livello di output

- la disponibilità di prodotti sostituibili (dal lato della domanda)

Esempio: All'aumentare del numero di prodotti sostituibili i consumatori trovano più facile sostituire

un prodotto se il prezzo aumenta, il che rende la relativa curva dì domanda più elastica

- la flessibilità del processo produttivo (dal lato dell’offerta).

Esempio: più flessibile è il processo produttivo di un'impresa, più è probabile che l'impresa stessa

possa aumentare notevolmente la produzione in risposta a un incremento del prezzo, il che tende

a potenziare l'elasticità dell'offerta.

Equilibrio concorrenziale e benessere sociale.

L’efficienza.

L’equilibrio concorrenziale presenta caratteristiche di efficienza e benessere ottimali. Infatti, in

condizioni di equilibrio concorrenziale il mercato realizza l'ottima allocazione delle risorse tra le

imprese e l'efficienza dei consumi.

L’equilibrio concorrenziale presenta, in termini di prezzo e quantità, due caratteristiche desiderabili

dal punto di vista dell'efficienza: à

1) La produzione è efficiente infatti non esiste possibile allocazione migliore delle risorse

(lavoro, macchinari e materie prime) tra le imprese che possa aumentare la quantità di un

prodotto senza ridurre contemporaneamente la quantità di almeno un altro prodotto

àil

2) il consumo è efficiente valore che un acquirente attribuisce al consumo del bene è

esattamente uguale al costo marginale sostenuto per produrlo (P=MC).

Il benessere

Descriviamo ora una misura del benessere comunemente utilizzata, dimostrando che la

concorrenza massimizza tale misura del benessere per ciascuna data distribuzione del reddito.

Illustreremo poi che l'allontanamento da una situazione di concorrenza implica l'abbassamento

del livello di benessere. ↓

Un mercato che funziona secondo le regole della concorrenza realizza il massimo benessere (surplus

del consumatore e del produttore)

Surplus del consumatore.

Il surplus del consumatore = viene definito come la differenza tra quanto il consumatore sarebbe

disposto a spendere e l'importo effettivamente pagato per consumare le unità acquistate.

- Una curva di domanda dei beni riflette il valore che i consumatori attribuiscono al

consumo di unità aggiuntive di un bene. La curva di domanda nella Figura 3.6, per esempio,

indica che i consumatori pagherebbero 10 per 100 unità del bene, 8 per 200 unità e 6 per 300

unità.

- Nell'equilibrio concorrenziale illustrato nella Figura 3.6, i consumatori pagano 6 per 300

unità. Sarebbero stati disposti a spendere 4 in più per le prime 100 unità; 2 in più per le prime

200 unità e nessuna cifra aggiuntiva per 300 unità.

Il surplus totale del consumatore è l'area ombreggiata sotto la curva di domanda e sopra il prezzo

di equilibrio di 6, fino alla quantità di equilibrio di 300 unità . Quest'area è uguale a 900 = ((12 –

6) x 300) / 2. ↓

Surplus del produttore.

In modo analogo, le imprese possono ricevere in cambio dei beni che esse vendono più di quanto sia

loro costato per produrli.

Il surplus del produttore = è la differenza tra il ricavo effettivo e il prezzo minimo sufficiente a

realizzare e vendere il prodotto.

La curva di offerta rappresenta il costo marginale di produzione dell'output. Nella Figura 3.6, per

esempio; costa 2 produrre 100 unità, 4 produrne 200 e 6 produrne 300.

Il surplus del produttore corrisponde all'area sopra la curva di offerta e sotto il prezzo di mercato

fino alla quantità venduta. Il surplus del produttore è l'area pari a 900, ossia quella sopra la curva

di offerta e sotto il prezzo di 6 fino a 300 unità.

Una misura del benessere di un mercato comunemente utilizzata è la somma del surplus del

consumatore e dei produttore.

La Figura 3.6 illustra che tale misura del benessere è massimizzata in una situazione di equilibrio

concorrenziale.

Nel punto di equilibrio il valore che un consumatore attribuisce al consumo aggiuntivo (P) è uguale al

costo marginale (MC) di quel bene.

Per esempio, se fosse prodotto un numero minore di unità, il benessere diminuirebbe, come

mostriamo nei prossimi paragrafi.

Perdita secca.

Perdita secca = Il costo sociale di un mercato che non funziona in modo efficiente viene definito

perdita secca (deadweight loss o DWL) ed è la somma delle riduzioni nei surplus del

consumatore e del produttore dovute a una deviazione dall'equilibrio concorrenziale.

Non ottimalità dell’equilibrio concorrenziale

Un mercato concorrenziale non massimizza il benessere sociale quando si verificano alcune

condizioni:

1)Imposta sul bene venduto.

- Nella Figura 3.7 l'equilibrio concorrenziale si trova al prezzo e alla quantità , alla quale il

valore che un consumatore attribuisce al consumo aggiuntivo è uguale al costo marginale di

produzione del bene (P=MC).

- Nel caso in cui lo stato tassasse questo bene o ne limitasse la vendita, cosa succederebbe?

-Supponiamo, per esempio, che lo stato esiga un'imposta T per unità del bene venduta.

Perciò, se un cliente paga p, lo stato se ne prende T, e l'impresa riceve p - T.

-L'esazione dell'imposta riduce la quantità venduta da a , mentre il prezzo che pagano i

consumatori sale a p* e quello che ricevono le imprese scende a p* - T.

-In questo equilibrio al netto d'imposta, la quantità venduta Q* < (quantità di equilibrio) e il

valore che i consumatori attribuiscono al consumo di un'unità addizionale p* > del MC di

produzione di un valore pari a T.

In questo nuovo equilibrio:

• I consumatori subiscono una perdita di surplus pari alle aree di A e B

venditori subiscono una perdita di surplus pari alle aree C e D

·i

• Lo stato riceve un gettito fiscale pari alle aree A e C.

- Il trasferimento dai consumatori e dai produttori allo stato (il gettito fiscale pari ai rettangoli A e

C) è inferiore alla perdita congiunta di consumatori e produttori (A e B e C e D).

à Il costo aggiuntivo per la società a seguito dell'output ridotto e di un prezzo maggior del MC è la

perdita secca, pari alla somma dei triangoli B e D.

- Il triangolo della perdita secca rappresenta la perdita totale per la società se lo stato fa buon

uso del gettito fiscale.

Finché lo stato utilizza questo denaro in modo efficiente, il gettito fiscale non costituisce una perdita

di efficienza, ma piuttosto riflette una ridistribuzione del reddito da acquirenti e venditori del bene a

coloro che traggono beneficio dell'utilizzo che lo stato fa di tali fondi.

2)Presenza di barriere.

La facilità di entrata e di uscita svolge un ruolo decisivo nella determinazione della struttura del

mercato e delle conseguenti prestazioni delle imprese.

Esempio: Se le imprese che hanno lo stesso livello di efficienza di quelle già presentì nel mercato

non possono entrare facilmente nel mercato le imprese esistenti possono esercitare il proprio

potere di mercato fissando prezzi superiori ai costì marginali.

La Figura 3.8 illustra come una restrizione all'entrata possa determinare un prezzo superiore a quello

di equilibrio concorrenziale di lungo periodo.

- In questo mercato opera un gran numero di imprese che potrebbero produrre con curve di

costo identiche, come indica la parte (a) del grafico.

-La Figura 3.8b mostra due curve di offerta di lungo periodo per un mercato con imprese che hanno

gli stessi costi.

- In assenza di restrizioni all'entrata da parte dello stato, in questo mercato ci sotto 150

imprese. L'equilibrio concorrenziale è determinato dall'intersezione della curva di offerta per 150

imprese e la curva di domanda di mercato. Il prezzo di equilibrio è , e ciascuna impresa produce al

minimo della propria curva di costo medio di lungo periodo AC*.

- Se il governo limita il numero delle imprese nel mercato a 100, la curva dell'offerta di lungo

periodo si trova spostata a sinistra rispetto a quella originaria.

Con tale restrizione all'entrata, il nuovo prezzo di equilibrio è .

à La restrizione all'entrata implica dunque che i consumatori paghino un prezzo > al prezzo

concorrenziale senza restrizioni all'entrata po e consumino soltanto una quantità Q*, inferiore a

quella concorrenziale senza restrizioni all'entrata .

- L’area ombreggiata e indicata con DWL nella figura 3.8b rappresenta la perdita di benesere dovuta

alla restrizione all’entrata.

-Una restrizione all’entrata è inefficiente per 2 motivi:

1) perdita di efficienza dovuta dalla riduzione dell’output da a Q* 2)secondariamente,

in caso di restrizioni all’entrata il costo medio è maggiore

- Al contrario in caso di equilibrio concorrenziale (dove si incontra D con S 150 imprese) ciascuna

impresa produce al costo medio minimo

-Invece nel caso di equilibrio con barriere (dove si incontra D con S 100 imprese), il > ; la

quantità totale dell’industria Q* è < di ; la quantità di ciascuna impresa viene prodotta ad

un costo marginale di e ad un costo medio superiore a .

Inoltre va detto che il prezzo più elevato fa aumentare i π di ciascuna delle 100 imprese (la zona

ombreggiata nella figura 3.8b) sopra il livello che si sarebbe determinato se fosse stata consentita

l’entrata a tutte le 150 imprese (se l’entrata è libera ogni impresa produce ai costi medi minimi e i

profitti sono zero).

Definizione di barriere.

Barriere all’entrata = Si tratta di ostacoli di natura diversa all’ingresso di nuove imprese in un

mercato nel lungo periodo, imprese che sono attratte dalla presenza di extraprofitti (cioè il prezzo

praticato dalle imprese esistenti è maggiore del loro costo marginale).

La natura delle barriere.

a) Vincoli di tipo istituzionale (concessione amministrativa per l’avvio dell’attività. Oppure

à

un brevetto Nella maggior parte dei sistemi brevettuali, il governo concede a un

inventore il diritto monopolistico di vendere la sua invenzione per un certo periodo. Il

brevetto crea un monopolio legale mediante una barriera all'entrata di lungo periodo. Per

competere con un'impresa che detiene un brevetto, il potenziale concorrente deve trovare

qualcosa di simile all'invenzione brevettata o ottenere la licenza dall'impresa che la

detiene. Poiché l'impresa detentrice ha il diritto di escludere chiunque dall'uso del

brevetto può impedire l'entrata nell'industria. Se l'attività di ricerca e sviluppo che ha

portato al brevetto non è praticabile dal potenziale entrante, quest'ultimo si trova di fronte

a un costo superiore a quello dell'impresa che ha brevettato.

b) Presenza di condizioni strutturali (es tecnologie)

c) Comportamenti strategici delle imprese insiders

à

d) Alte barriere all’uscita Se è costoso uscire da un mercato, gli incentivi a entrarvi sono

ridotti. E' costoso uscire da un settore industriale se esistono costi che non si possono

recuperare.

Per esempio supponiamo che un'impresa per operare in un settore necessiti di attrezzatura

altamente specializzata che è difficilmente rivendibile. Un'impresa che progetta l'entrata

in questo settore può essere indotta a non entrare se sono possibili solo profitti nel breve

periodo.

↓ Le

cause (Bain 1956):

Bain (1956) è stato il pioniere del moderno approccio all'analisi delle barriere all'entrata e ha

individuato le tre seguenti cause di barriera:

• vantaggio assoluto di costo: Un vantaggio assoluto di costo consente a un'impresa già attiva sul

mercato di ricavare alti profitti senza temere l'ingresso di potenziali concorrenti.

Supponiamo per esempio che l'impresa A possa produrre a un costo unitario costante pari a 2,

mentre tutte le altre potenziali concorrenti potrebbero produrre a un costo unitario pari a 5.

L'impresa A può fissare il proprio prezzo a 4, che è superiore al costo unitario, ricavare un

profitto elevato e tuttavia non temere l'entrata di altre imprese.

• economie di produzione su larga scalache richiedono grandi investimenti di capitali;

Se un'impresa già attiva e una nuova impresa possono godere degli stessi benefici in termini di

economie di scala, perché l'impresa già attiva nel mercato potrebbe ottenere extra-profitti?

Alcuni sostengono che una nuova impresa avrebbe difficoltà a raccogliere i capitali (o non

sarebbe disposta a investire i propri) necessari per finanziare un investimento elevato.

Altri sostengono che se all'entrata sono connessi elevati costi irrecuperabili in caso di insuccesso,

le perdite dell'impresa sono notevoli. In tal caso la necessità di investimenti su larga scala che

prevedono notevoli costi irrecuperabili potrebbe costituire un disincentivo per il potenziale

entrante, perché le perdite possibili sarebbero molto elevate.

• differenziazione del prodotto: prodotti simili hanno caratteristiche differenti, perciò i consumatori

non li considerano perfetti sostituti (per esempio, i computer Apple non sono perfetti sostituti di

quelli IBM).

La differenziazione del prodotto (le imprese realizzano prodotti simili, ma non identici) può

creare una barriera all'entrata di lungo periodo. Per esempio, il fatto che i consumatori siano ben

disposti verso marchi affermati può rendere più difficile l'entrata per una nuova marca.

Naturalmente, il beneficio di questo può andare all' impresa che introduce per prima un nuovo

prodotto e che può quindi godere del vantaggio della prima mossa: infatti la prima impresa

sostiene costi di marketing inferiori perché non ha rivali.

3)Esternalità.

L'equilibrio concorrenziale non è ottimale quando un bene cui i consumatori attribuiscono un

valore non ha prezzo o ha il prezzo sbagliato. Purtroppo a molti beni (come le informazioni o

l'aria pura) o "mali' (come l'inquinamento o i rifiuti) non si può attribuire un prezzo: i beni e i

mali privi di prezzo vengono definiti esternalità.

Un’esternalità si genera quando i consumatori o le imprese non sostengono l'intero costo (o il

beneficio) derivante dal danno (o dal bene) che le loro azioni arrecano agli altri.

- Esternalità negative: il costo marginale privato (il costo di produzione effettivamente

sostenuto) connesso alla produzione di un'unità addizionale di prodotto è inferiore al costo

marginale sociale (la somma del costo marginale privato e del danno connesso all'inquinamento).

Tali distorsioni o produzioni inefficienti dovute alla determinazione inadeguata del prezzo vengono

definite fallimenti di mercato.

L’esempio più importante di esternalità negativa è l'inquinamento, che appunto è un male cui non

si può attribuire un prezzo. In assenza di normative statali, per esempio, le imprese manifatturiere

non pagano per l'inquinamento che creano, e pertanto, nel decidere il livello di output da

realizzare, ignorano il costo dell'inquinamento per la società.

- Esternalità positive: Un'azione non compensata che va a beneficio di altri rappresenta

un'esternalità positiva. Per esempio, quando si crea un bellissimo giardino osservabile dal

proprio vicino, quest'ultimo ne ricava un beneficio gratuito. Due esempi importanti di esternalità

positive comprendono le informazioni e le scoperte scientifiche, che possono andare a beneficio

immediato di molte persone. Quando Henry Ford ideò la catena di montaggio, altre imprese

beneficiarono dì questa innovazione senza ricompensarlo. Mentre si produce troppo in industrie

con esternalità negative, si può produrre troppo poco in settori con esternalità positive.

Alcune considerazioni 1

- Nell’ipotesi di esternalità negativa (inquinamento, diritti di proprietà non ben definiti )

lo stato può intervenire a sostegno del mercato.

- Altri interventi dello stato (imposte, restrizioni al libero ingresso nel mercato) riducono

viceversa l’efficienza del mercato.

- I requisiti della concorrenza sono empiricamente soddisfatti solo da alcune industrie

(Esempio il settore del riciclaggio dell’acciaio è ritenuto concorrenziale. Le imprese del settore

raccolgono acciaio usato, lo lavorano e lo vendono alle acciaierie. L'entrata in questa industria è

facile e veloce, il prodotto venduto è piuttosto omogeneo e esistono quotazioni pubbliche dei

prezzi. Anche se, indubbiamente, i costi delle transazioni variano da impresa a impresa, il gran

numero dì venditori che agisce in modo indipendente indurrebbe la maggior parte degli

economisti a definire il settore ragionevolmente concorrenziale).

Utilità del modello della concorrenza perfetta.

La finalità dell’analisi della concorrenza è la workable competition (cioè si deve cercare di imitare le

imprese che raggiungono l’ottimalità di un settore)

Esiste una visione differente tra classici e neoclassici sulla natura degli ostacoli della concorrenza

(ossia la libertà di ingresso e di uscita dal mercato:

à

-Secondo i CLASSICI gli ostacoli alla concorrenza sono da ricercare nei vincoli istituzionali

(monopolio da concessione governativa); ostacoli da asimmetria informativa.

à

-Secondo i NEOCLASSICI gli ostacoli alla concorrenza sono da ricercare in vincoli non

istituzionali.

Gli sviluppi alla teoria concorrenziale.

Le critiche alla teoria concorrenziale riguardano:

- scarsa rilevanza empirica (da cui si è sviluppato il concetto di workable competition)

- scarsa attenzione al processo concorrenziale (non si tiene conto del fatto che il prezzo di equilibrio è

il frutto del processo concorrenziale)

- assunzione di perfetta conoscenza degli agenti

- scarsa fiducia al sistema del laissez-faire

I nuovi approcci: à

A)Teoria evoluzionista (Alchian 1950) concorrenza vista come un processo concorrenziale di

selezione delle imprese (darwin) che operano in condizioni di incertezza.

1 Si gode di diritti di proprietà quando sì possiede o si ha l'esclusiva per l'uso di un bene o un servizio. Per esempio,

potete godere di diritti di proprietà per una particolare automobile, ma nessun tratto chiaramente delimitato di una

strada appartiene solo a voi: le strade si condividono con gli altri; ogni guidatore rivendica un temporaneo diritto di

proprietà su una porzione di strada occupandola (impedendo quindi agli altri di occupare lo stesso spazio). La

competizione per assicurarsi lo spazio sulle strade può portare alla congestione del traffico (un'esternalità negativa),

che fa rallentare tutti i guidatori.

Nel caso in cui i diritti di proprietà siano chiaramente definiti in modo che non vi siano esternalità, i mercati

concorrenziali sono efficienti. Se invece i diritti di proprietà non sono ben definiti i mercati possono essere

inefficienti. Per esempio, se una società di software non può proteggere il proprio diritto di proprietà sui programmi

di computer impedendo che essi siano venduti da altre imprese, questi programmi rappresentano un'esternalità

positiva (la società di software non viene compensata per l'uso dei suoi programmi) e quindi vengono dedicate

troppo poche risorse alla produzione del software.

In particolare, egli ritiene che le imprese, operando in un mondo con informazione incompleta,

non potranno avere una conoscenza perfetta di tutti gli elementi necessari (non conosceranno la

funzione di domanda di mercato ed avranno informazioni incomplete circa le funzioni di costo

delle rivali e persino circa le proprie funzioni di costo) per risolvere i complessi calcoli impliciti

nell'ipotesi di comportamento massimizzante del modello di concorrenza perfetta. In tali

circostanze la previsione del modello di concorrenza perfetta, secondo cui l'interazione tra

imprese che massimizzano il profitto conduce ad un equilibrio (di lungo periodo) caratterizzato

dalla proprietà che il bene è prodotto al costo medio minimo, è di difficile realizzazione.

La teoria evoluzionista sostiene, tuttavia, che implicito nel modello di concorrenza perfetta sta

l'operare di un processo concorrenziale che ha la stessa efficacia di un meccanismo darwiniano di

selezione, mediante il quale le imprese meno efficienti che producono a costi più alti sono via via

eliminate dal mercato dalle imprese più efficienti che producono a costi più bassi.

àil

B) Teoria di F. VAN HAYEK processo concorrenziale contribuisce ad accrescere

l’informazione limitata e non completa dei soggetti. Informazioni rilevanti (come il costo

minimo al quale un bene può essere prodotto, i gusti ed i desideri dei consumatori, etc.) non

possono correttamente essere considerate come date, perchè è solo tramite il processo di

concorrenza che potranno essere scoperte. La ricerca e la scoperta da parte degli agenti di queste

informazioni determinano l’occasione per generare maggiori profitti.

àil

C) Teoria di SCHUMPETER (1967) processo concorrenziale genera innovazione e

nuovi equilibri. Egli rifiuta di concentrare la sua analisi sui beni da produrre e sulla tecnologia

utilizzata utilizzata per produrli, ma si concentra sulla figura dell’imprenditore.

CAPITOLO 4 – IL MONOPOLIO

Definizione

Un'impresa possiede il monopolio di un mercato se è l'unica fornitrice di un prodotto per il quale

non esistono sostituti diretti.

In un monopolio l'impresa vuole massimizzare i profitti, affronta una curva di domanda con

à

pendenza negativa e fissa un prezzo superiore al costo marginale. Di conseguenza la q venduta

in questo mercato è minore di quella di un mercato concorrenziale (nel quale il prezzo è uguale al

costo marginale) e in questo modo si determina una perdita secca per la società.

Comportamento monopolistico

Massimizzazione dei profitti.

- Al pari di un’impresa concorrenziale, nel monopolio il livello di quantità prodotta è fissato

in modo da massimizzare i profitti.

- Nel monopolio la curva di domanda ha pendenza negativaà maggiore è la quantità

venduta e minore è il p di vendita.

Dunque il monopolista è vincolato a scegliere:

à à

Se fissa la quantità, il prezzo é determinato dalla curva di domanda del mercato.

Se fissa il prezzo, è la quantità a essere stabilita dalla curva di domanda.

Esaminiamo la figura 4.1

- Data la curva di D della Figura 4.1, se il monopolista vuole vendere unità del proprio prodotto

deve far pagare il prezzo ; se invece vuole vendere un’unità in più deve abbassare il prezzo a

.

- Se il monopolista abbassa il prezzo a , i suoi ricavi possono aumentare o diminuire.

Egli ottiene un ricavo sull'unità aggiuntiva venduta al prezzo , l'area B nella figura.

Per vendere quell'unità aggiuntiva, però, deve ridurre il prezzo da a per le unità vendute in

à

precedenza , con conseguente perdita di ricavi pari all’area A ( - ) .

- Nota: nell'analizzare il comportamento di un'impresa concorrenziale questa perdita di ricavi

dovuta all’applicazione di un prezzo inferiore non andava considerata, poiché un'impresa

concorrenziale affronta una curva di domanda orizzontale e il prezzo di vendita non cambia se

aumenta la quantità.

Nel caso di concorrenza abbiamo:

D = MDR (Ricavo medio) = MR = P

Mentre nel caso del monopolio abbiamo:

MDR(ricavo medio) = D = P

MR

Il ricavo medio è sempre uguale al prezzo del bene e questo vale sia per il monopolista che per

l’impresa concorrenziale. à

Inoltre va segnalato che il MR è sempre < del P questo perché:

• per ogni unità aggiuntiva venduta, il monopolista dovrà abbassare il p realizzando ricavi

marginali sempre minori rispetto al p di vendita.

• il prezzo si abbassa per tutta la quantità venduta e non solo per l’ultima (ciò significa che

se il monopolista vuole vendere un’unità in più di prodotto deve accontentarsi di un

prezzo più basso anche per le altre unità).

à

- Se l'area B > area A vendere un’unità addizionale fa aumentare i ricavi.

Questi ricavi aggiuntivi che un’impresa ottiene quando produce un’unità in più di prodotto,

vengono definiti ricavi marginali (il ricavo marginale è la variazione nei ricavi derivante dalla

vendita di una unità aggiuntiva di prodotto) e risultano uguali all'area B meno l'area A.

- Da quanto visto sopra, poiché la curva di D ha pendenza negativa, si capisce che il MR (ricavo

marginale) è sempre inferiore al prezzo, in quanto il monopolista deve abbassare il prezzo se

vuole vendere una quantità aggiuntiva di bene.

( Invece, per un'impresa che opera in un'industria perfettamente concorrenziale il ricavo marginale

è pari al prezzo).

Potere di mercato e di monopolio.

Un monopolista che fissa un p >MC non necessariamente ottiene un profitto superiore a quello

concorrenziale (Per esempio, se un monopolista è sottoposto a un costo fisso, il suo profitto

potrebbe risultare nullo nonostante il prezzo che esso ha stabilito superi il costo marginale).

Definiamo allora potere di mercato = Ogni volta che un'impresa può fissare il prezzo di vendita del

proprio prodotto a un livello superiore al costo marginale senza incorrere in perdite, essa ha potere

di monopolio (o, alternativamente, potere di mercato).

Il comportamento monopolistico nel corso del tempo.

Nei mercati reali le curve di domanda si spostano nel corso del tempo e quindi un monopolista razionale

deve variare il prezzo del proprio prodotto in considerazione del tempo.

I consumatori possono presentare una curva di domanda più anelastica nel breve periodo e più

elastica nel lungo periodo (nel breve periodo e insisto limitazioni alla velocità con la quale i

consumatori, di fronte a un aumento di prezzo, possono sostituire un prodotto; perciò, se un

monopolista sfrutta la parte anelastica della curva di domanda di breve periodo e aumenta il prezzo,

è più probabile che i consumatori sostituiscano il prodotto scegliendone uno diverso in periodi

successivi)

è più conveniente variare il p nel tratto in cui la curva di domanda di b.p. si presenta anelastica, evitando

così l'eccessiva ε nel l.p.

(Esempio: Il mercato del petrolio fornisce un esempio eccellente del tempo richiesto per sostituire

un prodotto: quando l'OPEC aumentò il prezzo del petrolio all'inizio degli anni Settanta, il consumo

totale di energia variò molto poco nel corso del primo anno, ma in quelli, successivi, a mano a mano

che i consumatori si adeguavano all'aumento di prezzo e iniziavano ad adottare misure di risparmio

energetico, la quantità domandata di petrolio diminuì notevolmente).

I costi e i benefici del monopolio.

La perdita secca di monopolio

Se un monopolista, ricercando la max di π, limita la q prodotta e aumenta il p > MC, la società subisce

una perdita secca di benessere. Perche? Per capirlo esaminiamo il grafico seguente:

Pm D

PS

Π

Pc MC

MR

Qm Qc

à

- max di π monopolista produce la q individuata dal punto di intersezione tra il ricavo

marginale e il costo marginale (MR= MC)

- Pm ≠ MC (ossia il divario tra il prezzo di monopolio e il costo marginale rappresenta la

differenza tra il valore (il prezzo) che gli acquirenti attribuiscono al prodotto e il costo marginale

à

per realizzarlo Questo divario è simile a quello provocato da una tassa sul prodotto in un mercato

concorrenziale. In entrambi i casi il prezzo e l'output differiscono dai livelli concorrenziali e vi è

una deviazione tra il prezzo di chi domanda. (individuato sulla curva di domanda) e il prezzo di chi

offre (determinato sulla curva di costo marginale).

Il monopolio e un'imposta inefficiente differiscono, però, in merito alla destinazione dei

trasferimenti effettuati dai consumatori. Nel primo caso il monopolista mantiene i profitti di

monopolio, nel secondo caso il trasferimento è a favore dello Stato.

- Pm > Pc (ossia i consumatori devono pagare un prezzo di monopolio Pm > Pc prezzo

àin

concorrenziale) questa situazione i consumatori perdono una quota di surplus pari a π + PS (la

somma dei profitti di monopolio e della perdita secca).

Essendo il profitto di monopolio π < inferiore a π + PS (perdita del surplus del consumatore), la

società è soggetta a una perdita secca di monopolio (il triangolo PS) pari alla differenza fra la

perdita del consumatore e il guadagno del monopolio.

La ricerca di posizioni di rendita.

La perdita secca PS per la società può crescere se il monopolista utilizza tutti o parte dei profitti

realizzati al fine di assicurarsi il monopolio, attraverso l'utilizzo di risorse reali. Se esistono profitti

di monopolio un'impresa è incentivata a spendere fino ad un importo pari a questi profitti per

ottenere il monopolio.

Ad esempio supponiamo che un'impresa possa ottenere il monopolio di un mercato convincendo il

governo ad approvare una legge che restringe l'entrata nel mercato stesso. L'uso delle risorse di

quest'impresa per mobilitare i gruppi di interesse e assumere avvocati ed economisti che sostengano

la causa di fronte ai legislatori è un costo per la società, perché queste risorse avrebbero potuto

essere impiegate proficuamente altrove.

poiché le imprese competono tra loro per ottenere la “ rendita” derivante dal monopolio (profitti di

monopolio), la spesa di risorse per conseguirla viene definita ricerca di posizione di rendita

(rentseeking).

àIn caso di ricerca di posizione di rendita, il calcolo della PS da monopolio deve comprendere

anche quella parte del trasferimento che è sperperato dall'interesse per ottenere il monopolio (PS +

almeno una parte dei π di monopolio).

I profitti di monopolio e la perdita secca variano al variare dell’elasticità della D.

I π di monopolio e il triangolo della PS dipendono dalla forma della curva di D (cioè dalla sua elasticità).

Analizziamo attraverso il grafico seguente questa relazione:

- Noi sappiamo che la curva di domanda lineare ha equazione p = a – bQ - La curva di D più

sottile è data dai parametri a= 60 e b=0,5. àmonopolista

- Con costi marginali e medi costanti MC = AC = 10 vende Qm = 50 unità a Pm

= 35.

Il π di monopolio è l'area A = 1250 ((50 x 35) – (50 x 10)), mentre la PS = 625

- Per variare l'elasticità della D ruotiamo verso l'alto ora la curva di D intorno al punto in cui la

vecchia curva di domanda interseca la retta MC, ossia a 100 unità.

àPoiché la curva di D è lineare, lo è anche la curva di MR, che interseca MC a una distanza pari

alla metà di quella in cui la curva di D interseca la stessa retta. Dunque mentre ruotiamo la curva di

D la quantità di equilibrio di monopolio che massimizza i profitti rimane invariata a 50 unità. - Così

facendo la nuova cura di domanda più spessa presenta una minore elasticità. Infatti il monopolio

vende la stessa quantità di prima Qm = 50 unità, ma a un prezzo maggiore Pm = 50 (mentre prima

era Pm = 35), sicché l'elasticità della D diminuisce.

- A seguito di questa rotazione verso l'alto della D, il π di monopolio aumenta ad A + B = 2000

e la PS aumenta a C + D = 1000.

à Più la curva di D diventa anelastica nel punto di equilibrio di monopolio, più gli individui non

sono disposti a rinunciare a questo bene. Il monopolista, rendendosi conto che ne esiste la

possibilità, aumenta il prezzo di equilibrio i profitti di monopolio salgono e contemporaneamente la

PS aumenta.

I benefici del monopolio.

I danni al benessere derivanti dal monopolio possono essere compensati da molti benefici che non sono

stati considerati nella precedente analisi statistica per stimare le perdite secche.

incentivi alla R&SàLa prospettiva di ottenere profitti di monopolio può indurre le

·Maggiori

imprese a sviluppare nuovi prodotti, migliorare quelli esistenti o trovare metodi di

produzione a costi inferiori. Se non fosse per l'incentivo dei profitti di monopolio, le

imprese potrebbero innovare meno.

Esempio: Se un'impresa riesce a sviluppare un nuovo prodotto, può ottenere un brevetto che

proibisce ad altre imprese di utilizzare la tecnologia brevettata per un certo periodo. Se non

fosse per il brevetto, l'impresa innovativa potrebbe scoprire che, nel giro di alcune

settimane, altre imprese hanno copiato il nuovo prodotto. Essa otterrebbe allora un livello di

profitti non superiore a quello concorrenziale e non recupererebbe le spese di ricerca e

sviluppo sostenute, mentre le imprese che hanno copiato il prodotto non hanno dovuto

sostenere tali costi. La capacità di altre imprese di copiare un nuovo prodotto riduce

l'incentivo dell'impresa a investire in ricerca e sviluppo, perciò il sistema dei brevetti

rappresenta uno strumento per affrontare questo problema.

Nota: Naturalmente, se il monopolio non presentasse benefici compensativi, sarebbe preferibile la

concorrenza.

Creare e mantenere un monopolio. Perché nasce l’impresa monopolistica?Esistono

molti modi in cui un'impresa può diventare e rimanere monopolista:

a) processo di fusione di più imprese che danno vita a ad un nuovo soggetto capace di imporre

una forte potere di mercato oppure più imprese separate formano un cartello

b) conoscenza esclusiva di particolari tecniche di produzione (> efficienza da <costi di

produzione)

- Un’impresa può essere un monopolio perché essa soltanto conosce il modo per produrre un

determinato prodotto oppure può produrlo a un costo inferiore rispetto alle altre imprese.

Un’impresa può avere conoscenze particolari che le consentono di realizzare un prodotto nuovo o

migliore e cercare di mantenere segrete queste conoscenze in modo da impedire l'imitazione da

parte dei rivali.

- Un’impresa può avere conoscenze particolari delle tecniche di produzione che consentono di

realizzare lo stesso prodotto di un concorrente ad un costo inferiore rispetto alle altre imprese, le

quali potrebbero non riuscire a scoprire le tecniche di produzione dell'impresa efficiente. Questa

possibilità viene illustrata nel grafico sottostante.

- Inizialmente tutte le imprese nel mercato concorrenziale hanno un costo marginale costante

rn1 per tutte le imprese, sicché il p di equilibrio p1 è pari a m1 e la quantità di equilibrio è Q1.

- In questa situazione, un'impresa scopre una nuova tecnica di produzione che può mantenere

segreta, che le permette di ridurre i costi marginali da m1 a m0 (costo che le altre imprese non

possono mantenere).

Essa opera a fronte dì una curva di Dr (domanda residuale) orizzontale al livello p1 (pari a rn1) fino a

Q1 perché molte imprese possono produrre e vendere al prezzo m1.

Oltre Q1 la curva di Dr coincide con quella dell'industria (D), perché al di sotto di p1 nessun'altra

impresa può produrre con profitto.

- Se m0 è vicino a ml, l'impresa può massimizzare i profitti vendendo a un prezzo pari a p1.

- Tuttavia, nel caso in figura, m0 si trova abbastanza sotto rn1, e il prezzo di monopolio che

massimizza i profitti si trova sotto m1 ma sopra m0.

à Poiché la curva di Dr forma un angolo al livello di output Q1, la curva dei MR corrispondente è

discontinua in corrispondenza di tale livello di output. La curva dei ricavi marginali è orizzontale

nel punto in cui la curva di Dr è orizzontale e inclinata verso il basso quando la curva di Dr è

inclinata verso il basso. Per massimizzare i profitti, l'impresa che conosce il processo produttivo

segreto produce Q0 unità di output nel punto in cui la sua curva dei MR = MC e l'impresa fissa il

prezzo a P0 < pl = m1, sicché nessun'altra impresa rimane nel mercato.

c) lo Stato può tutelare un'impresa in vari modi:

Ø à

Brevetti (monopolio legale) i brevetti (sono un diritto sulla proprietà intellettuale)

garantiscono all'impresa che ha scoperto un prodotto o una tecnica nuova un monopolio

legale. Un'impresa può ottenere un brevetto su un nuovo prodotto e impedire a qualsiasi

altra impresa di copiare il prodotto e competere con lei per un numero prefissato di anni.

Ø à

Limitazioni all’ingresso di nuove imprese (numero di licenze) le limitazioni statali

all'entrata consentono almeno ad alcune imprese di produrre (e in questo senso non

determinano un monopolio), ma impediscono che le normali pressioni concorrenziali

facciano scendere il prezzo e i profitti a livelli concorrenziali.

Ø à

Barriere al commercio (imposte sulle importazioni) es. la Cina impone una tariffa del

230% sulle sigarette importate con l’obiettivo di proteggere la China National tabacco

corporation, che contribuisce per il 12% ai ricavi dello stato cinese.

d) Capacità di produrre quanto richiesto dal mercato a un costo di produzione < rispetto a quello

sostenuto da 2 o più imprese (monopolio naturale).

àfunzione

In simboli: C(Q ) < C(q1) + C(q2) +….+C(qn) di costo è subadditiva in Q (Q =q1 +

q2 +…qn).

Un monopolio naturale presenta spesso costi medi decrescenti e costi marginali costanti o

decrescenti nell'area in cui esso opera. Una curva dei costi medi strettamente decrescente

implica la subadditività (sebbene il contrario non è sempre vero).

Esempio: spesso si sostiene (ma non necessariamente a ragione) che le società di fornitura di

energia elettrica, di gas, telefoniche e di televisione via cavo rappresentino dei monopoli

naturali. Esiste un costo relativamènte elevato per la gestione di una linea elettrica o

telefonica per un'abitazione o un'impresa, ma costi marginali costanti o decrescenti per la

fornitura del servizio. Di conseguenza, il costo marginale è costante o diminuisce, e i costi

medi diminuiscono all'aumentare dell'output realizzando cosi’ delle economie di scala su

tutta la fornitura complessiva.

Il rapporto tra profitti e monopolio.

• Profitti superiori a quelli normali e monopolio sono sempre collegati?

à Può accadere che un’impresa che realizzi profitti superiori a quelli normali non abbia il

monopolio di mercato.

Esempio: La scarsità di una risorsa può portare alla determinazione di p molto elevati e coloro

che la possiedono ne traggono vantaggio.

• Il monopolio consente sempre di ottenere profitti superiori a quelli normali?

à Non è vero che il monopolio consenta sempre di realizzare extra profitti.

- Nel breve periodo può riportare delle perdite proprio come un'impresa

concorrenziale. Un monopolista a fronte di un'improvvisa diminuzione della D può

decidere di continuare a operare anche se ottiene profitti di breve periodo negativi (il p < al

costo medio) se però il p > CVM (costo variabile medio).

- Anche nel lungo periodo (viene valutato in relazione al b.p., ossia del tempo

necessario perché gli impianti e le attrezzature si consumino spingendo alla decisione di

sostituirli) il monopolista può registrare perdite, ma in questo caso l’impresa deciderà di

uscire dal mercato.

• Si dovrebbero consentire fusioni che creano monopoli in industrie che subiscono perdite di breve

periodo?

àNel breve periodo la fusione tra imprese in perdita consente a queste di fissare prezzi

superiori al livello concorrenziale, consentendo così alla nuova impresa di esercitare potere

di mercato e di eliminare le perdite.

Questa fusione però crea una perdita secca per la società. L’esistenza nel b.p. di costi

irrecuperabili che determinano delle perdite non può essere eliminata tramite la fusione.

Poichè quest’ultima non elimina i costi irrecuperabili, è inefficiente consentire alle imprese di

creare un monopolio e lasciar salire il prezzo.

Il monopsonio.

Un mercato in cui opera un singolo compratore viene definito un monopsonio.

La decisione dell'unico compratore in merito a quanto comprare influenza il p che deve pagare (proprio

come un monopolista, scegliendo il livello di output, influisce sul p di vendita).

Un monopsonista stabilisce quanto comprare proprio come un monopolista stabilisce quanto

produrre: aumenta la quantità acquistata del bene finché il valore del consumo aggiuntivo, come

appare dalla sua curva di domanda, è >= al MC da sostenere per consumare un'unità in più.

- In presenza di un mercato del lavoro concorrenziale, ogni impresa considera come dato il tasso

salariale e il costo marginale di assunzione di un nuovo lavoratore coincide semplicemente con il

tasso salariale.

- Supponiamo ora che vi sia un solo datore dì lavoro locale (monopsonista acquirente delle

prestazioni dì lavoro) che si trova di fronte a una curva di offerta di lavoro con pendenza positiva

come indicato nella Figura 4.5.

- Per assumere un lavoratore aggiuntivo il monopsonista non solo deve pagarlo a un tasso salariale

un po' più elevato, ma deve pagare anche tutti i lavoratori già assunti allo stesso tasso, perché

soltanto aumentando il salario sì può indurre altra manodopera a entrare nel mercato.

(Ad esempio: se il monopsonista deve aumentare il salario diciamo da 5 a 6 per indurre un altro

individuo a lavorare per l'impresa, il costo aggiuntivo di assunzione del lavoratore in più sarà 6 +

più l'aumento di 1 dei salari, che deve essere esteso a tutti i lavoratori originari.

- Il monopsonista assume il lavoratore aggiuntivo solo se il beneficio marginale, rappresentato dalla

curva di domanda, supera il MC di impiego di una persona in più.

- Per un monopsonista il MC sostenuto per acquistare unità aggiuntive (nel nostro caso assumere

altri lavoratori) è descritto da una curva di spesa marginale, analoga, dal punto di vista

economico, alla curva dei ricavi marginali.

- Essa si trova al di sopra della curva di offerta con pendenza positiva (come indicato nella Figura

4.5) perché il monopsonista deve aumentare il salario corrisposto a tutti i lavoratori se vuole

assumere una persona in più.

- Un monopsonista che massimizza i profitti assume Lm lavoratori, ossia il livello di occupazione in

cui i benefici marginali (rappresentati dai punti della curva di domanda) = spesa marginale. -

à

Poiché la curva di spesa marginale sì trova sopra la curva di offerta il monopsonista assume

meno lavoratori di quanto farebbe un'industria concorrenziale, in cui l'occupazione sarebbe pari a

Lc lavoratori (determinata dall'intersezione tra la curva di D e quella di offerta). In altre parole, un

monopsonista limita l'output proprio come un monopolista.

- Il tasso salariale in monopsonio Wm < Wc (tasso salariale concorrenziale).

Utilizzando una definizione analoga a quella di potere di mercato possiamo definire il potere di

monopsonio come la capacità di fissare i salari (o i prezzi di altri input) sotto i livelli

concorrenziali.

- Nella soluzione di monopsonio (Lm, Wm) rappresentata nella Figura 4.5 abbiamo un divario tra la

curva di domanda e quella di offerta. Questo divario costituisce una perdita di efficienza.

Il triangolo della perdita secca di monopsonio indicato nella Figura. 4.5 è analogo alla perdita secca

derivante dal monopolio.

I mercati con una maggiore probabilità di realizzazione di un monopsonio sono quelli in cui le risorse

sono riservate a pochi impieghi.

Inoltre, anche se le risorse sono inizialmente incanalate verso un solo uso, come accade nel caso di

un macchinario realizzato su specifiche del cliente (o un impianto in una particolare zona che serve

un solo acquirente), il monopsonio può non perdurare nel lungo periodo. Infatti, nessun

imprenditore sarà disposto a produrre nuovi macchinari fatti apposta per un cliente specifico se

ottiene una remunerazione più bassa di quella ottenibile con la produzione di altre macchine. In

altre parole, poche risorse sono specializzate nel lungo periodo, e quindi è poco probabile che il

monopsonio possa durare nel lungo periodo.

L’impresa dominante circondata da imprese marginali di tipo concorrenziale.

Che cosa accade a un monopolista se altre imprese con costi più elevati entrano nel mercato?

- Definiamo impresa dominante = l’impresa che fissa il prezzo e si trova di fronte ad altre imprese più

piccole che invece sono price taker.

- Definiamo imprese marginali = le imprese più piccole che non fissano il prezzo e detengono

singolarmente una bassa quota di mercato.

- Per analizzare questi tipi di mercati opereremo in questo modo:

1) per prima cosa esaminiamo i fattori che permettono ad un’impresa di diventare dominante

2) Poi analizziamo come l’entrata di altre imprese limiti il potere di mercato dell’impresa dominante 3)

Infine studieremo 2 casi estremi:

a) nel primo l'entrata di altre imprese è impossibile

b) nel secondo l'entrata di imprese marginali concorrenziali si verifica in modo istantaneo. -

Le principali conclusioni di questa indagine sono due:

• l'impresa dominante che massimizza i profitti non ha interesse a fissare un p così basso dà far

uscire dal mercato tutte le imprese marginali concorrenziali,

• la presenza di imprese marginali o la minaccia di altre di entrare mantiene il prezzo

dell'impresa dominante più basso di quello di monopolio.

Perché alcune imprese sono dominanti?

Esistono almeno tre possibili ragioni:

1)Le imprese dominanti possono avete costi inferiori rispetto a quelle marginali. Le

cause di questo possono essere le seguenti:

• un'impresa può essere più efficiente delle altre (per esempio può avere una migliore gestione o una

migliore tecnologia che le consente di produrre a costi inferiori).

• un'impresa presente nell'industria sin dall'inizio può aver accumulato attraverso l'esperienza una serie di

conoscenze che la rendono più efficiente.

• un' impresa presente nell' industria sin dall'inizio ha avuto il tempo necessario per crescere in modo

ottimale (in presenza di costi dì aggiustamento) in modo da beneficiare delle economie di scala (

ripartisce i costi fissi su un numero maggiore di unità di prodotto, può avere costi medi di produzione

inferiori rispetto a quelli di un'impresa entrata di recente;

• lo stato potrebbe favorire l'impresa presente sin dall'inizio.

2) Impresa dominante può avere un prodotto migliore in un mercato in cui ogni impresa

produce articoli differenziati (ad es superiorità può essere dovuta alla reputazione raggiunta

mediante la pubblicità o alla fedeltà dei consumatori determinata dal fatto di essere presente

sul mercato da più tempo).

3) Un gruppo di imprese può agire in modo coordinato così da formare un'impresa

dominante (cartelli).

Esamineremo ora il modello impresa dominante / imprese marginali di tipo concorrenziale in base a due

ipotesi alternative sulla facilità di entrata.

A) Il modello con assenza di entrata di nuove imprese

- Consideriamo un'industria con un'impresa dominante e imprese marginali di tipo concorrenziale in cui

nessun'altra impresa marginale può entrare.

- I 2 risultati chiave che derivano dall'analisi di questo modello sono i seguenti:

(1) è più profittevole essere il gigante di quest'industria piuttosto che una semplice impresa

marginale;

(2) l'esistenza delle imprese marginali limita il potere di mercato dell'impresa dominante, vale a dire,

sarebbe più profittevole essere monopolisti

- Alla base del modello con assenza di entrata vi sono sei ipotesi fondamentali.

1. L'impresa è dominante perché è più efficiente.

2. Tutte le imprese, tranne quella dominante, sono price taker e determinano i loro livelli di output nel

punto in cui MC = p dell'industria.

3. Il numero (n) di imprese marginali è fisso: non si può verificare alcuna nuova entrata.

4. L'impresa dominante conosce la curva di domanda dell'industria D(p). Ciascuna impresa produce un

prodotto omogeneo, perciò in questo mercato c'è un solo prezzo.

5. l’impresa dominante conosce la curva di offerta delle imprese marginali, S(p), ossia, dato il prezzo

l'impresa dominante può prevedere l'output prodotto dall'insieme delle imprese marginali di tipo

concorrenziale.

6. La quantità prodotta da ciascuna impresa marginale è data dall’uguaglianza tra MC e p dell’industria.

Il ragionamento dell'impresa dominante.

- L’impresa dominante come sceglie il livello di output?

- Se questa decide di aumentare il prezzo, l’output dell’impresa dominante si riduce e

contemporaneamente cresce l’output delle imprese marginali dato che la loro curva di offerta,

S(p), è crescente in p.

à Di conseguenza l'output dell'industria diminuisce meno di quanto vorremmo e il p del settore aumenta

meno rispetto ad una situazione di monopolio.

Perciò: à

Nel caso di monopolio il monopolista deve semplicemente considerare la curva di domanda del

mercato (e la corrispondente curva dei-ricavi marginali) e la curva dei costi marginali per stabilire

l'output che massimizza i suoi profitti. à

Nel caso di impresa dominante con imprese marginali l'impresa-dominante deve considerare non solo

questi fattori, ma anche come le imprese marginali reagiscono alle sue scelte.

- Un modo conveniente per calcolare il livello ottimale dei prezzi consiste nel praticare il seguente

ragionamento:

Ø il monopolista lascia che le imprese marginali vendano quanto vogliono al prezzo di

mercato (il prezzo da noi fissato).

àTranne per livelli di prezzo molto elevati, l'insieme delle imprese marginali non è in grado di

produrre una q sufficiente a coprire tutta la D del mercato.

Ø La nostra impresa dominante gode allora di una posizione di monopolio rispetto alla

domanda residuale, e possiamo pertanto determinare l'output ottimale con una procedura in

due fasi: a) stabiliamo innanzitutto la curva dì domanda residuale della nostra impresa e b)

successivamente ci comportiamo come un monopolista relativamente a questa domanda

residuale. Questa procedura in due fasi può essere illustrata graficamente (analisi grafica

del comportamento dell’impresa dominante).

- In primis va determinata la curva di Dr di lungo periodo dell'impresa dominante.

La Figura 4.6 mostra due grafici:

(a) uno per un'impresa marginale di tipo concorrenziale rappresentativa

(b) uno per l'impresa dominante,

Il grafico (a) mostra la curva di domanda di mercato, D(p), e la curva di offerta di un' impresa marginale

di tipo concorrenziale che quindi non fissa il prezzo.

La curva di offerta dell'impresa marginale è la curva dei MC che giace al di sopra del punto di minimo

Ø

della curva di costo medio (p ).

Ø

- Pertanto (p ) è il prezzo di chiusura dell'impresa marginale.

(infatti: Ø

§ à

Per livelli di prezzo superiori a (p ) ciascuna impresa marginale realizza profitti positivi

(indicati in figura con π)

Ø

§ à

Al prezzo (p ) ciascuna impresa marginale ottiene profitti pari a zero

Ø

§ à

Al di sotto di (p ) ciascuna impresa marginale chiude e quella dominante diventa

monopolista.

- La curva di offerta delle imprese marginali, S(p), = è la somma orizzontale delle curve di offerta delle

S(p) = n (p),

singole imprese marginali, vale a dire dove n è il numero delle imprese e è l'output

dell'impresa marginale rappresentativa.

- La curva di Dr dell'impresa dominante è la differenza orizzontale tra la curva di D di mercato e la curva

di offerta delle imprese marginali: (p) = D(p) - S(p)

- Nella Figura 4.6b la curva di D di mercato si trova al di sopra della curva di Dr per livelli di prezzo

Ø Ø

superiori a (p ) e coincide invece con essa per livelli di prezzo inferiori a (p ).

à Ciò equivale a dire che: Ø

§ àle

Se il prezzo superiore a (p ) imprese marginali soddisfano parte o tutta la domanda di

mercato Ø

§ à

Se il prezzo è inferiore a (p ) imprese marginali escono dal mercato e lasciano tutta la D

all'impresa dominante.

- A p* la q fornita dalle imprese marginali è = alla q richiesta dal mercato, sicché l'impresa

dominante non ha Dr.

- L'impresa dominante max π se sceglie un p (o, in modo equivalente, un livello di output) tale

per cui il suo MC = MR.

- La curva di MR dell'impresa dominante è derivata dalla curva di Dr e ha due sezioni

à

distinte: 1° sezione le imprese marginali producono livelli di output positivi, la curva di Dr

dell'impresa dominante si trova al di sotto (ed è meno inclinata) della curva di D di mercato.

In questa parte del grafico la curva MRd dell'impresa dominante è meno inclinata della curva dei

MR che si trova in quella parte del grafico in cui la curva di Dr dell'impresa dominante e la curva di

D di mercato coincidono (è meno inclinata perché più la curva di D è elastica e più la curva di MR

si avvicina al prezzo (curva D)).

à

2° sezione le imprese marginali non producono output in quanto la D di mercato è completamente

assorbita dalla Dr dell’impresa dominante..

In questa parte del grafico la curva MRd dell'impresa dominante è più inclinata della curva dei MR

che si trova nella sezione 1 (è più inclinata perché più la curva di D è rigida e più la curva di MR si

allontana dal prezzo (curva D)).

- L'impresa dominante si comporta come un monopolista in relazione alla domanda residuale;

fissa il prezzo (o l'output) in modo che il MC =RM. Poiché la curva dei ricavi marginali è

discontinua, possiamo avere due tipi di equilibrio; il verificarsi dell'uno o dell'altro dipende dalla

curva di MCd dell'impresa dominante.

Equilibrio impresa dominante - imprese marginali concorrenziali -

Consideriamo ora due possibili situazioni:

1) L’impresa dominante pratica un prezzo elevato, fa profitti positivi le imprese marginali fanno a loro

volta profitti positivi oppure sono in pareggio

- il primo tipo di equilibrio si verifica se i costi dell'impresa dominante non sono nettamente

inferiori a quelli delle imprese marginali

- l’impresa dominante sceglie di produrre il livello di output Qd (si ottiene dalla intersezione tra

MCd e il primo segmento della curva di MRd al prezzo di p (ottenuto dall'altezza della curva di Dr al

livello di output Qd).

- Qf ( offerta delle imprese marginali) = è dato dalla differenza tra la D DI mercato Q e l’output

dell'impresa dominante Qd, al prezzo p

- I profitti dell’impresa dominante (indicati nella figura 4.6b con ) sono massimizzati ad un

Ø

prezzo così elevato (p) che le imprese marginali ottengono profitti positivi, dato che p > (p ) (profitti

mprese marginali indicati nella figura 4.6a con ).

Nota: La presenza di profitti positivi non induce nuove imprese a entrare in quanto in questo mercato, per

ipotesi, non possono entrare nuove imprese.

- Poiché il costo medio dell’impresa dominante (ACd) < ACf costo medio dell’impresa marginale

Ø

(infatti nel punto minimo ACd < (p ))

à l'impresa dominante ottiene più profitti per unità venduta e vende un livello maggiore di output

rispetto a una singola impresa marginale, e quindi ricava anche maggiori profitti totali.

àPerciò l'impresa dominante max π ad un livello di p così elevato da perdere parte della propria quota di

mercato a favore delle imprese marginali.

- Impresa dominante non ha l'incentivo a fissare il p ad un livello così basso da spingere le

imprese marginali a uscire dal mercato, in quanto, così facendo aumenterebbe il numero di unità

vendute, ma realizzerebbe minori profitti. à

- In definitiva l’impresa dominante ottiene profitti inferiori a quelli di monopolio la

presenza di imprese marginali limita il suo potere e avvantaggia i consumatori

2) L’impresa fissa un prezzo basso, le imprese marginali chiudono per evitare di incorrere in perdite e

l'impresa dominante è un monopolista (impresa dominante monopolista)

- Supponiamo ora che l'impresa dominante abbia costi estremamente bassi rispetto alle

à

imprese marginali la sua curva dei MC sia quindi MC*d nella Figura 4.6b.

- L'impresa dominante sceglie di produrre il livello di output Q*d (determinato dall’incontro

tra MC*d ed MR) al prezzo p**. Ø

- Poiché p** si trova al di sotto del punto di chiusura delle imprese marginali (p )( = costo

medio minimo delle imprese marginali), queste non producono e perciò l'output dell'industria, Q*, è

uguale a quello dell’impresa dominante, Q*d

- In definitiva, l'impresa dominante fissa un prezzo di monopolio e per ipotesi nessuna

impresa marginale entra nel mercato. L'impresa dominante serve tutta la D del mercato, non viene

limitata dalla presenza di imprese marginali, e gode quindi di potere di monopolio.

B) Un modello con entrata libera e istantanea.

- In questo modello si mantengono tutte le ipotesi fatte precedentemente, tranne il fatto che un

numero illimitato di imprese marginali può entrare nel mercato (e questo avverrà se si possono

ottenere profitti positivi).

- In questo modello le imprese marginali non realizzano profitti nel lungo periodo: esse o

pareggiano o escono dal settore ( infatti se tutte le imprese marginali sono uguali, il p di mercato

nel lungo periodo non può salire oltre il loro costo medio minimo, e pertanto saranno al massimo

in pareggio).

- Poiché l'impresa dominante ha costi inferiori rispetto a quelle marginali, ottiene profitti positivi,

che però sono inferiori a quelli che avrebbe se non si verificasse alcuna entrata

- Ipotizziamo che le curve di costo delle imprese marginali di tipo concorrenziale siano le stesse di

prima. A mano a mano che cresce il numero di imprese nell'industria (n aumenta), la pendenza

della curva di offerta delle imprese marginali diminuisce, cioè la curva di offerta S(p) delle

imprese marginali diventa orizzontale, come indicato nella figura 4.7a (questo perché la pendenza

di S(p) è pari a n volte la pendenza dell'offerta di un'impresa rappresentativa, o curva dei MC).

Ø

- La curva di Dr dell’impresa dominante è orizzontale a (p ), perciò la corrispondente curva di

ricavo marginale e anch'essa piatta (in un mercato concorrenziale un'impresa si trova di fronte a

una curva di D individuale orizzontale e, di conseguenza, a una curva dei MR = alla curva di D).

Ø

- Al di sotto di (p ) la curva di Dr = D di mercato, con pendenza negativa, cosicché la

corrispondente curva dei MR ha anch'essa pendenza negativa.

(Ancora una volta la curva dei MR corrispondente alla curva di Dr ha una discontinuità in corrispondenza

dell'angolo della curva di Dr.

- Esistono anche in questo caso due possibili equilibri:

1) se il MC dell'impresa dominante è relativamente elevato (MCd nella figura 4.7b), il p di equilibrio è

Ø

(p ), e una parte della D di mercato è servita dalle imprese marginali.

- A questo prezzo ogni impresa marginale ottiene profitti uguali a zero

- L’ammontare prodotto dalle imprese marginali dipende dalla struttura dei costi dell'impresa

dominante (cioè doce MCd interseca la curva dei MR), che determina la output dell'impresa

dominante Qd. Allora, nel loro insieme, le imprese marginali producono un livello di output Qf =

(Q - Qd).

- Perciò, se le imprese marginali entrano nel mercato ogni volta che sì possono ottenere profitti

positivi, quella dominante non può far pagare un p > al costo medio minimo di un'impresa

marginale.

L’impresa dominante potrà realizzare profitti positivi (mentre le imprese marginali sono solo in

pareggio).

(Nota: In precedenza abbiamo visto che se l'entrata non è possibile il p dell'impresa dominante è

Ø

fissato a un livello superiore a p . In questo caso, in cui l'entrata è possibile, il prezzo di equilìbrìo

Ø

è (p ) e i consumatori ottengono il beneficio di un prezzo più basso proprio grazie alla libertà di

entrata.

2) se il MC dell'impresa dominante è inferiore (MC*d nella Figura 4.7b), il p di equilibrio è così basso

che nessuna impresa marginale rimane nell'industria.

Ad un p così basso nessuna impresa marginale rimane nell’industria e l’impresa dominante è

monopolista. CAPITOLO 5 – I CARTELLI

- In tutti i modelli di oligopolio, le imprese oligopolistiche hanno un incentivo ad accordarsi

(colludere) per ridurre l’output al livello di monopolio e massimizzare i profitti complessivi:

àcooperazione tacita strategia cooperativa in condizioni di gioco ripetuto anche in assenza di

accordi espliciti.

àaccordo di cartello impegno formale tra le imprese per <q e >p.

- Un cartello è un'associazione tra imprese che decide esplicitamente di coordinare la

definizione dei prezzi o del livello di produzione. Un cartello che comprende tutte le imprese

appartenenti a un'industria forma un vero e proprio monopolio, e le imprese che ne fanno parte si

dividono i relativi profitti.

- I cartelli riducono il surplus totale ( l'incremento di surplus dei produttori è < della perdita di

surplus per i consumatori): minore efficienza nell'allocazione delle risorse.

Fortunatamente per i consumatori, benché le imprese abbiano un incentivo a coordinare le attività

per limitare l'output e aumentare i prezzi, ogni membro del cartello ha un incentivo a "scartellare",

ossia ogni impresa è tentata a produrre più di quanto stabilito nell'accordo (cartelli tendono a

infrangersi). ↓

In questo caso il cartello può comportarsi come un'impresa dominante che si trova di fronte a un

insieme di imprese marginali di tipo concorrenziale (come abbiamo visto nel Capitolo 4 l'entrata di

nuove imprese marginali di tipo concorrenziale può portare alla distruzione del potere di mercato di

un'impresa dominante o di un cartello). Pertanto è possibile affermare che solo i cartelli stabili e che

operano in industrie in cui l'entrata è difficile possono mantenere il loro potere di mercato per

periodi di tempo tendenzialmente lunghi.

Perché si formano i cartelli?

Perché quando l'impresa entra a far parte di un cartello i suoi profitti dovrebbero salire?

- Nel caso della concorrenza ogni impresa considera il vantaggio che trae da una riduzione del

proprio output, ma non tiene conto degli eventuali guadagni delle altre imprese, che beneficiano

della diminuzione dell'output complessivo dell'industria, dato che una riduzione fa aumentare il

prezzo. - Un cartello invece tiene conto dei benefici per tutti i suoi membri derivanti dalla riduzione

dell'output di ciascuna impresa. Dì conseguenza un'industria concorrenziale (in cui ogni impresa

ignora il beneficio collettivo derivante dalla propria riduzione dell'output) produce più output di un

cartello.

I vantaggi del cartello: dimostrazione grafica.

-Illustriamo la natura di questo vantaggio collettivo del cartello (per tutte le imprese che aderiscono).

-Consideriamo due casi opposti:

1) innanzitutto supponiamo che un'industria sia costituita da molte imprese concorrenziali tutte

uguali, ciascuna delle quali non fissa il prezzo.

2) Poi ipotizziamo invece che tutte le imprese si uniscano per formare un cartello e operino

quindi come un monopolista. 57

-La Figura 5.la mostra la curva di MC di un’impresa tipica. La somma delle curve di costo

marginale delle singole imprese è la curva di offerta dell'industria, rappresentata nella Figura 5.lb (e

denominata MC) insieme alla curva di domanda dell'industria (D).

- L'output concorrenziale, Qc, è determinato dall'intersezione tra la curva di offerta (MC) e la curva

di domanda dell'industria (Figura 5.lb), ciascuna impresa produce q unità di output (Figura 5.la) e

c

il prezzo dell'industria è pari a p .

c

- Perché conviene al cartello ridurre l'output rispetto al livello concorrenziale?

In corrispondenza dell'output concorrenziale Qc il MC del cartello è maggiore dei ricavi marginali

àAl

(Figura 5.1b). cartello conviene perciò ridurre l'output fino a quando i RM = MC, condizione

che garantisce la massimizzazione dei profitti.

Il cartello aumenta i profitti riducendo l'output complessivo a Qm dove MR è uguale a MC ed il

prezzo sale a p .

m

- Poiché il cartello è costituito da n imprese tutte uguali, tale soluzione comporta che ciascuna

impresa riduca l'output a q = Qm/n. In questo esempio le imprese si dividono equamente i profitti

m

aggiuntivi.

-Ma allora, perché ogni impresa concorrenziale non riduce il proprio output al di sotto del livello

concorrenziale? Perché in condizioni di equilibrio ogni impresa concorrenziale pone i RM = MC e

non ha incentivo ad abbassare ulteriormente l'output (se dovesse ridurre l'output di una unità,

perderebbe profitti perché il ricavo marginale sull'ultima unità prodotta (il prezzo) supererebbe il

costo marginale) perciò ogni impresa concorrenziale massimizza ì profitti al livello di output

concorrenziale,

- Il vantaggio connesso al coordinamento delle attività deriva dalla leggerissima pendenza della

curva di D dell'impresa concorrenziale (benché gli economisti affermino spesso che ogni impresa

concorrenziale agisce come se si trovasse di fronte a una curva di domanda orizzontale, e che

à

quindi non può aumentare il prezzo, riducendo l'output) un'impresa concorrenziale che smette

di produrre fa aumentare di un piccolo importo il prezzo dell'industria. Questa leggera pendenza

può essere ignorata quando si parla di una singola impresa, ma non può essere giustamente

ignorata quando sì prendono in considerazione tutte le imprese congiuntamente.

Un'impresa concorrenziale ignora i benefici che essa reca alle altre imprese quando riduce il

proprio output e in questo modo fa salire il prezzo di mercato; essa non attribuisce alcun valore a

questi benefici. Essi sono un'esternalità

Internalizzazione delle esternalità positive in caso di cartello.

Operando in modo coordinato, i membri del cartello traggono vantaggio dalle riduzioni di output di

ciascuna impresa. Quando tutte le imprese appartengono al cartello, tutti i guadagni derivanti dalla

riduzione dell'output e dall'aumento del prezzo vengono attribuiti al cartello, che provvede a

ripartirli fra i membri. In questo caso l'esternalità creata da ciascuna impresa nel ridurre l'output è

stata "internalizzata" dal cartello, al quale conviene quindi ridurre l'output totale sotto il livello

concorrenziale, anche se non conviene a ogni impresa concorrenziale ridurre individualmente

l'output. 58

Ma ad un’impresa concorrenziale conviene oppure no entrare in un cartello?

La risposta non è univoca: il massimo per l’impresa sarebbe lasciare che tutte le altre imprese

dell'industria diano vita al cartello, di cui essa non farebbe parte.

à in questo caso si avrebbe una limitazione dell'output, un aumento del prezzo, e l’impresa

potrebbe scegliere liberamente il livello produttivo che massimizza il profitto. Ma ogni altra

impresa del settore fa esattamente lo stesso ragionamento.

Supponiamo però che le altre imprese dicano all’impresa concorrenziale che, se essa non

parteciperà al cartello, nessun'altra impresa si unirà al cartello e limiterà l'output. In questo caso

all’impresa concorrenziale converrà entrare nel cartello (che permette di fissare un prezzo più alto e

di ridurre la produzione) a patto che la perdita attesa dovuta alla scoperta da parte dello stato è

sufficientemente bassa.

Tuttavia ogni impresa del cartello ha interesse a produrre più output dì quanto previsto dall'accordo di

cartello e se tutte ragionassero in questi termini il cartello si infrangerebbe, dato che il successo di un

cartello si fonda sulla capacità di far rispettare l'accordo.

àLa Figura 5.1 spiega perché un'impresa ha l'incentivo a scartellare.

Come è stato illustrato in precedenza, i membri del cartello convengono dì limitare l'output a Qrn,

p

in modo da far salire il prezzo a il prezzo di monopolio. La Figura 5.1a mostra le curve di costo

m,

di una delle n imprese identiche dell'industria (e del cartello).

q p

Il cartello vuole che ogni impresa produca = Qm/n di output. Ma al prezzo, , l'impresa

n m

concorrenziale può massimizzare i profitti producendo q* unità di output (il punto in cui la sua

p

curva dei costi marginali è uguale a ).

m

Perciò la soluzione ottimale per un impresa del cartello è quella di limitare l'output a q*, fermo

q

restando che le altre imprese continuino a produrre m.

I cartelli hanno scarso effetto sui prezzi se i membri non collaborano.

Fattori che influenzano la formazione di cartelli

59

Una volta formato un cartello, il successo dello stesso dipende dalla capacità di far rispettare l'accordo

tra quanti vi partecipano, e dalle difficoltà di ingresso di nuove imprese all'interno dell'industria che

attua i cartelli.

Tre sono i fattori, che determinano la formazione di un cartello:

a)Domanda poco elastica: infatti più anelastica è la curva di domanda (verticale rispetto al p

attuale) cui si trova di fronte un cartello, più elevato è il prezzo che il cartello può fissare

consentendo > Ricavi e > π (riduzione della domanda, in %, è minore rispetto all'aumento del p).

La possibilità di fissare p alti dipende anche da:

à esistenza di sostituti stretti dei beni prodotti dal cartello;

à presenza di barriere all'ingresso di nuove imprese

b) La punizione attesa bassa: l’aspettativa di pagare multe elevate riduce gli incentivi alla

formazione di un cartello.

c) Costi di coordinamento bassi: Il costo di formazione e attuazione di un accordo deve essere

basso rispetto ai guadagni attesi.

Quattro fattori contribuiscono a mantenere basso il costo organizzativo, facilitando la creazione di un

cartello.

1) poche imprese devono essere coinvolte

Organizzare un incontro segreto senza che le autorità governative ne vengano a conoscenza è

relativamente facile quando poche imprese sono coinvolte.

2) l'industria deve essere altamente concentrata

Se alcune grandi imprese effettuano la maggior parte delle vendite in un'industria e se esse

coordinano le loro attività, possono aumentare il prezzo senza dover coinvolgere tutte le altre

imprese (più piccole) del settore.

3) tutte le imprese devono produrre un bene omogeneo

- Le imprese hanno più difficoltà ad accordarsi sui prezzi quando il prodotto di ogni impresa

ha qualità o proprietà diverse, perché, ogni volta che il prezzo viene modificato, devono essere

stabiliti i nuovi prezzi relativi.

- Per un cartello è più facile individuare le deviazioni dall'accordo quando si deve esaminare

solo un prezzo uniforme, mentre è relativamente difficile individuare un taglio segreto dei prezzi

ottenuto mediante un miglioramento della qualità; un'impresa potrebbe infatti migliorare la qualità,

mantenere costante il prezzo, e in questo modo aumentare le vendite senza violare espressamente

l'accordo sui prezzi.

4) deve esistere un'associazione di categoria.

Le associazioni di categoria, abbassando i costi relativi alle riunioni e al coordinamento delle attività

tra l'e imprese, facilitano la creazione e l'attuazione di cartelli.

60

Elementi di individuazione di possibili deviazioni dall’accordo di cartello. Vediamo

i fattori che contribuiscono ad individuare possibili deviazioni.

• Presenza di poche imprese nell'industria;

à un numero relativamente ridotto di imprese consente un maggior controllo sulle quantità

vendute. Le verifiche empiriche hanno smentito in parte questa ipotesi.

• Rendere noti i prezzi di ciascuna impresa a tutti i membri del cartello consente di scoprire più

facilmente possibili deviazioni.

à Specialmente se un' industria presenta frequenti variazioni della domanda, dei costi dei

fattori di produzione o di altro genere e i prezzi del settore subiscono frequenti adeguamenti. In

tal caso le deviazioni rispetto a un accordo di cartello possono essere difficili da individuare,

perché esse non sono facilmente distinguibili da altri fattori (esogeni) che provocano una

fluttuazione dei prezzi;

• Lo stato può aiutare ad identificare le deviazioni

àspesso infatti riporta riporta il risultato degli appalti sui contratti pubblici, perciò le deviazioni

possono essere immediatamente individuate

• Se alcune imprese sono integrate verticalmente (la stessa impresa produce i fattoti di

produzione, realizza il prodotto e lo vende al dettaglio) può essere difficile per il cartello

stabilire a quale punto della catena si verifica la deviazione.

Se invece tutte le imprese vendono allo stesso tipo di cliente (per esempio al. dettaglio), il

comportamento sleale è più facile da individuare.

Fattori che assicurano il mantenimento del cartello.

In determinate circostanze un cartello può trovare facile attuazione:

Ø la curva dei MC dei membri del cartello è relativamente anelastica

Se la sua curva dei costi marginali è quasi verticale, l'impresa non ha molto incentivo a deviare

dall'accordo, perché le costa troppo aumentare in modo sostanziale l'output.

È probabile che le curve di costo marginale siano pressoché verticali se le imprese operano a un

livello prossimo alla piena capacità

Ø se CF sono relativamente bassi rispetto ai CT

Se invece un'impresa sostiene CF elevati per costruire uno stabilimento, in cui successivamente la

produzione avviene a un MC costante per qualsiasi livello di output fino al raggiungimento della

piena capacità produttiva degli impianti. Questa impresa ha un'elevata capacità produttiva

inutilizzata quando la domanda diminuisce e ha, quindi, un forte incentivo ad abbassare il prezzo al

di sotto di quello previsto dal cartello per aumentare le vendite.

Ø se i clienti effettuano ordinativi piccoli e frequenti oppure se hanno lo stesso agente di

vendita.

- Se in un'industria ci sono molti clienti che effettuano piccoli acquisti, nessuna impresa ha un

incentivo ad abbassare i prezzi al di sotto del livello fissato dal cartello. Se lo fa senza annunciare la

riduzione, è improbabile che altri clienti apprendano della diminuzione dei prezzi e quindi le

vendite non saliranno di molto. 61

Al contrario, quando pochi clienti fanno ordinativi cospicui e infrequenti, un cartello ha difficoltà a

individuare e impedire le deviazioni dagli accordi.

- I cartelli legali cercano di impedire le deviazioni esigendo che un singolo agente venda

l'output di tutte le imprese.

Metodi per prevenire le deviazioni.

§Decidere su altri fattori oltre il prezzo.

àPer impedire le deviazioni, i cartelli devono accordarsi su altri fattori oltre che sul prezzo

di vendita.

§Dividere il mercato.

à Alcuni cartelli riescono a impedire le deviazioni assegnando a ciascuna impresa certi

acquirenti o zone geografiche, il che consente la facile individuazione delle deviazioni.

§ Mantenere fisse le quote di mercato

àsi fa in modo che i membri del cartello siano d'accordo sul mantenere fisse le quote di mercato

(per esempio ai livelli precedenti alla formazione del cartello).

Finché le, quote di mercato sono facilmente osservabili, nessuna impresa è incentivata a ridurre

il prezzo: se lo facesse, la sua quota di mercato aumenterebbe e le altre imprese avvierebbero la

conseguente rappresaglia.

§ Inserire nell’accordo clausole del tipo” garantiamo il prezzo più basso”.

àUna clausola del tipo “ garantiamo il prezzo più basso” in un contratto di fornitura lungo

termine oppure in un annuncio pubblicitario garantisce all'acquirente che, se un'altra impresa

offre un prezzo inferiore, il venditore gli venderà il bene allo stesso prezzo oppure lo libererà

dal contratto. Tale clausola rende difficili le deviazioni, perché gli acquirenti hanno l'incentivo

a informare i membri del cartello dell'esistenza di eventuali prezzi inferiori.

§ Stabilire i prezzi d’ intervento (trigger price).

Tutti i membri del cartello potrebbero convenire che se il prezzo di mercato scende oltre un

certo livello (detto prezzo di intervento), ogni impresa espanderà l'output al livello di quello

precedente il cartello, cioè abbandoneranno l'accordo di cartello. In questo caso un'impresa che

riduce il prezzo realizzerebbe un maggior profitto nel brevissimo periodo, ma anche una perdita

complessiva a causa della distruzione del cartello.

Le imprese potrebbero anche convenire di comportarsi in modo concorrenziale solo per un

periodo di tempo prefissato e di tornare poi al comportamento previsto dall'accordo, cosicchè

una fluttuazione casuale del prezzo non porterebbe alla distruzione del cartello.

In definitiva nessuna impresa può avere interesse a ridurre i prezzi poiché realizzerebbe solo

maggiori profitti nel breve periodo e nel complesso una perdita da distruzione del cartello.

Deviazioni dal cartello e benessere dei consumatori.

In precedenza abbiamo affermato che le imprese che formano un cartello sono incentivate a deviare

à àquesto

dall'accordo in questo modo produrrebbero più del livello stabilito farebbe abbassare il

à

prezzo di mercato ciò aumenterebbe il benessere dei consumatori.

62

Vediamo un esempio con funzioni lineari che ci permette di evidenziare gli effetti del mancato

rispetto delle regole di cartello da parte di alcune imprese.

- In questo esempio l'industria è composta da 50 imprese con funzioni di costo identiche,

supponiamo inoltre che in questo settore non possono entrare altre imprese.

- Delle 50 imprese presenti, j = 20 imprese non seguono l'accordo di riduzione dell'output; esse

producono quanto desiderano e sono price maker.

- Il cartello rappresenta un'impresa dominante che concorre con imprese marginali di tipo

concorrenziale (come è stato presentato nel Capitolo 4)

- La Dr cui si trova dì fronte il cartello si ottiene sottraendo dalla D di mercato la curva di

offerta delle imprese marginali.

à La Figura 5.2b mostra la curva di Dr (linea continua) che si trova sotto la curva di D del mercato

(linea tratteggiata) ai prezzi superiori al livello di chiusura delle imprese concorrenziali (p = 10).

(Nota: poiché le imprese del cartello hanno le stesse funzioni di costo di quelle non appartenenti al

cartello, neppure quest'ultimo può permettersi di produrre al di sotto di p =10, perciò la parte inferiore

della curva di domanda residuale non interessa).

- Il cartello che massimizza i profitti sceglie il proprio output, 240, nel punto in cui RM = MC

à

come indicato nella Figura 5.2b. Questo output determina il prezzo delle imprese che appartengono

al cartello, 24, al quale il prodotto delle imprese che non appartengono al cartello è 280, come mostra

la Figura 5.2a.

- La Tabella 5.2 mostra le conseguenze sulle soluzioni di equilibrio di una variazione del

numero di imprese che appartengono al cartello. 63

- L'industria si trova in equilibrio concorrenziale se tutte le 50 imprese operano in modo

indipendente e rifiutano di entrare a far parte del cartello (j = 50).

à Il prezzo di mercato concorrenziale è allora più basso

à il surplus del consumatore e il benessere totale risultano massimizzati

- Invece se tutte le imprese entrano nel cartello (j = 0), il cartello è un monopolio.

àIl p di monopolio è > e la q sarà < e π maggiori di quelli concorrenziali.

àsi avrebbe anche < surplus del consumatore e < benessere sociale (perdita secca)

- In definitiva i consumatori traggono beneficio se le imprese rifiutano di far parte di un cartello. Se

anche una sola impresa rifiuta di far parte del cartello, i consumatori se ne avvantaggiano grazie a <

p. 64

CAPITOLO 6 – L’OLIGOPOLIO

Definizione di oligopolio

- Con questo termine intendiamo definire quei mercati in cui è presente un numero ridotto di

imprese medio grandi che operano in modo indipendente, essendo però consapevoli l'una

dell'esistenza dell'altra. Ossia le decisioni di una impresa oligopolista influenzano il

comportamento e il risultato delle altre (A differenza del monopolio e della concorrenza).

L'oligopolio quindi differisce dalla concorrenza in quanto un'impresa deve tenere conto del

comportamento dei rivali per stabilire quale sia la strategia ottimale da seguire.

- Ruolo fondamentale dei meccanismi strategici di interazione fra le imprese: la teoria dei giochi.

- I modelli di oligopolio (Cournot, Bertrand e Von Stackelberg) costituiscono “giochi” di

strategie ( scelta di output e p) delle imprese, basati sulle aspettative di comportamento di altre

imprese e finalizzati alla massimizzazione del π (vincita) attraverso l'eguaglianza tra MC e RM

atteso.

Ipotesi di base comuni nei modelli di oligopolio.

1) Il p è un dato per i consumatori.

2) Tutte le imprese producono prodotti omogenei (identici).

3) Barriere all’ingresso nell'industria, permettono che il n. di imprese rimanga costante nel tempo.

4) Le imprese nel loro insieme hanno potere di mercato: possono fissare il p > MC.

5) Ogni impresa stabilisce solo il prezzo o l'output (non la pubblicità o altre variabili).

Elementi di differenziazione nei modelli di oligopolio.

a) Tipologia di azioni svolte dalle imprese (per esempio fissare i prezzi o gli output). - fissare i

p (Bertrand)

- fissare le q ( Cournot e Von stackelberg)

b) per l'ordine con cui tali azioni possono essere svolte.

- contemporaneamente alle altre imprese (Cournot e Bertrand)

- priorità di un’impresa sulle altre (Von Stackelberg)

c) Per la durata del gioco

- Modelli uniperiodali, cioè di un solo periodo (Cournot, Bertrand e Von Stackelberg). Es.

mercato rappresentato da una fiera dei prodotti artigianali, di durata di un solo giorno, in cui

tutte le imprese dì un paese si incontrano soltanto una volta.

- Modelli multiperiodali, cioè di piu’ periodi: es. 2 negozi ubicati vicino che concorrono tra loro

giorno dopo giorno.

A)I modelli di oligopolio uniperiodali (o statici).

Si tratta di modelli adeguati per mercati che durano solo per brevi periodi di tempo.

Tutti i modelli di oligopolio uniperiodali utilizzano il concetto di equilibrio di Nash ( un insieme

di strategie e definito equilibrio di Nash se, mantenendo costanti le strategie di tutte le altre

65

imprese, nessuna impresa può ottenere una vincita (profitto) maggiore variando la propria

strategia. Ne consegue che in un equilibrio di Nash nessuna impresa vuole cambiare strategia.

1)Il modello di Cournot

Cournot (1963) ipotizza che ciascuna impresa agisce in modo indipendente e tenta di massimizzare i

profitti scegliendo il proprio livello di output.

Per ogni livello di output concorrente previsto, ogni impresa fisserà il proprio livello di output ottimale

(funzione di reazione o di risposta ottimale).

L'analisi inizia con il caso del duopolio, e passa poi a considerare cosa accade al crescere del numero

delle imprese.

Un duopolio alla Cournot

Le ipotesi alla base del modello sono:

v Nessuna entrata: solo due imprese sono attive e non è possibile l'entrata di un'altra impresa.

v Omogeneità del prodotto industriale: le imprese producono prodotti identici (omogenei), perciò

Q = q1 + q2

v Un solo periodo: questo mercato e le 2 imprese sono attive per un solo periodo.

v Domanda del mercato è una funzione lineare del prezzo: ed è data da Q=1.000-1.000p (6.1)

v Costi: ogni impresa ha un MC costante e CF = 0 (dunque MC = AC).

v Ogni impresa è in grado di produrre un livello di output sufficiente a servire l'intera domanda

di mercato.

Quale strategia dovrebbe usare l'impresa 1 per scegliere il suo livello di output?

- La risposta dipende da quello che l'impresa 1 ritiene sarà il comportamento dell'impresa 2.

66

- Se l'impresa 1 è convinta che l'impresa 2 venderà q2 meloni, può stabilire la quantità q1 che

massimizza il suo profitto.

à L'impresa 1 può vendere una quantità pari alla D del mercato, meno q2, in altre parole, essa affronta

una curva di domanda residuale data da: q1=Q(p) -q2 (6.2)

- Come mostra la Figura 6.1, la curva di Dr sì ottiene spostando verso sinistra di q2 unità la

curva di D del mercato. Quindi la curva di Dr interseca l'asse orizzontale a 760 (1.000 – 240,

visto che supponiamo che q2 = 240).

- L'impresa 1 ha un monopolio su quei consumatori la cui domanda non è soddisfatta

dall'impresa 2 e per massimizzare il suo profitto produce il livello q1, che corrisponde al punto in

cui la curva dei RM basata sulla curva di Dr interseca la curva dei MC.

- I livelli di q1 che massimizzano i profitti in corrispondenza delle diverse aspettative in

merito al valore di q2 sono: 67

-Possiamo riassumere il rapporto tra la quantità che massimizza i profitti dell'impresa 1 e la

quantità dell'impresa 2 con un'equazione: q1 = Rl (q2) (6.3) che viene definita funzione di

risposta ottimale (o funzione di reazione), che mostra la migliore azione da parte di un'impresa

date le sue convinzioni sull'azione dell'impresa rivale.

à Per derivare la funzione di risposta ottimale è necessario esprimere algebricamente il punto in cui

si ha l'intersezione tra la curva dei RM e la curva dei MC.

§ La curva di Dr dell'impresa 1 è lineare, perciò anche la curva dei RM è lineare e ha il

doppio della pendenza della curva di Dr; dunque la curva RM taglia l'asse della quantità

a metà della quantità della curva di Dr (si veda il Capitolo 4).

§ Nella Figura 6.1, dove q2 è uguale a 240, la curva di Dr interseca la curva orizzontale

MC a q1 = 480 ( In generale, la curva di Dr interseca la curva dei MC a 720 - q2 (720

perché la D di mercato interseca MC a q = 720).

§ La curva dei RMi relativi alla curva di DR interseca la curva dei costi marginali a metà di

1

720 - q2, o nel punto in cui q1 = 240

àQuindi la funzione di risposta ottima dell'impresa 1 è: q1= R1 (q2) = 360 – q2/2 (6.4)

Se l'impresa 2 produce q2 = 240, la curva di Dr della prima impresa è q1 = Q (p) – q2 = (1.000 -

1

l.000p) - 240 = 760 – 1.000p, oppure p = 0,76 - 0,001q1. Perciò, il ricavo della prima impresa è

2

R = pq1 = 0,76q1 – 0,001q1 , sicché la funzione di ricavo marginale residuate è dR/dq1 = 0,76

à

0,002q1. Il ricavo marginale residuale è pari al costo marginale dove 0,76 - 0,002q1 = 0,28 q1

=240. 68

- Come indicato nella Figura 6.2. Se q2 = 0, l'impresa 1 produce q1 = R1 (0) = 360, il livello di

output di monopolio. La curva di Dr di un'impresa che opera alla Cournot e che non fronteggia

alcuna concorrenza è la curva di D del mercato. Poiché quest'ultima interseca la curva dei MC a 720

à allora la curva dei ricavi marginali di monopolio taglia la curva dei costi marginali a metà di

quella quantità, cioè a 360.

Viceversa, l'impresa 1 cessa di produrre se ritiene che q2 = 720.

- La funzione di risposta ottimale dell'impresa 2 è derivata in modo analogo. Le imprese sono

identiche (stessi costi, prodotti omogenei), perciò la funzione ottimale dell'impresa 2 è speculare

rispetto a quella dell'impresa 1, ovvero: q2 = R2(ql) = 360 – q1/2 (6,5)

- Come mostra la Figura 6.2, le funzioni di risposta ottimale delle due imprese si incontrano

una sola volta nel punto in cui q1 = q2 = 240

Equilibriodi Cournot.

Il punto di intersezione (di coordinate 240, 240) delle funzioni di risposta ottimale è detto

equilibrio di Cournot. In questo tipo di equilibrio ogni impresa vende la quantità che massimizza i

suoi profitti date le sue aspettative (corrette) sulla scelta dell'output dell'altra impresa, ossia

questa è la risposta ottimale al livello di output dell'altra impresa.

Un'impresa non è disposta a produrre in un punto che non si trovi sulla sua funzione di risposta

ottimale, perché farlo significherebbe ottenere un profitto inferiore. L'unico punto in cui entrambe

le imprese si trovano sulla propria funzione di risposta ottimale è dato dall'intersezione tra le

rispettive funzioni. Un punto in cui non si ha intersezione non può essere un equilibrio.

Nell'equilibrio di Cournot, l'output totale del mercato è 240 + 240 = 480 e il prezzo è 0,52.

In un modello uniperiodale in cui le imprese scelgono solo i livelli di output, qualsiasi livello di output

tale per cui nessuna impresa ha incentivo a cambiare è, per definizione, un equilibrio di Cournot.

69

Nota: Poiché l'equilibrio di Cournot è un caso particolare dell'equilibrio di Nash, in cui le imprese

hanno strategie relative alle quantità, esso viene spesso definito equilibrio di CournotNash o

equilibrio di Nash nelle quantità.

Confronto tra l'equilibrio di Cournot e l'ottimo sociale.(DA INTEGRARE CON GRAFICO

QUADERNO)

Qual è l'esito del confronto tra l'equilibrio di Cournot e quello dell'ottimo sociale, in cui il p = MC

(come accade nell'equilibrio concorrenziale)?

Se entrambe le imprese fissano un p =MC, ossia 0,28, ottengono π =0 per ogni bene venduto (Ottimo

sociale).

Ad un prezzo di 0,28 sono domandati dal mercato 720 beni (questo viene determinato

dall'intersezione tra la curva MC e la curva di domanda del mercato nella Figura 6.1). Se le

imprese dividessero le vendite totali, ciascuna di esse produrrebbe 360 beni, creando surplus per il

consumatore.

L'equilibrio del duopolio alla Cournot si trova quindi tra quello concorrenziale e quello monopolistico.

70

Tre o più imprese nel modello di Cournot

- Se ci sono n >= 2 imprese identiche, si può utilizzare lo stesso tipo di analisi per derivare

l'equilibrio di Cournot.

- La funzione di risposta ottimale dell'impresa 1 è q1 = R1 (q2,...,qn).

- Se le altre (n - 1) imprese producono una quantità identica di output, q, la funzione di risposta

ottimale dell'impresa 1 è q1 = 360 - q(n - 1)/2. Le altre imprese hanno funzioni di risposta

ottimale simili, e la quantità di equilibrio di Cournot sarà distribuita tra n imprese. - Al crescere

del numero delle imprese:

§ciascuna §

di esse produrrà < output cresce

§

l'output complessivo dell'industria quindi

scende il prezzo.

- Se il numero di imprese è estremamente grande, l'output per impresa, il prezzo dell'industria e

l'output dell'industria si avvicinano ai livelli socialmente ottimi. I consumatori godono di un

maggiore benessere (hanno prezzi inferiori e un surplus maggiore) e le imprese ottengono π

inferiori al crescere del numero di imprese.

- In sintesi, il modello di Cournot contempla come casi estremi il monopolio e la concorrenza e

la sua soluzione di equilibrio si avvicina all’equilibrio concorrenziale al crescere del numero

delle imprese.

2)Il modello di Bertrand

- Critiche al modello di Cournot: imprese fissano i p e non le q (Cournot, facendo scegliere alle

imprese l'output e non il prezzo, non riesce a spiegare esplicitamente il meccanismo mediante il

quale vengono determinati i prezzi).

-Nel modello di Bertrand le imprese fissano i p anziché q.

Se i consumatori hanno informazioni complete e si rendono dunque conto che le imprese producono

prodotti omogenei, acquisteranno dall'impresa che fissa il p più basso.

Nel modello di Bertrand ogni impresa ritiene che il p del rivale sia fisso; in questo modo, con un

leggero taglio dei p, l'impresa è in grado di servire tutto il mercato, sottraendo al rivale la sua

quota di mercato.

Nell'equilibrio di Bertrand, come vedremo in seguito, le imprese ottengono π = 0 e nessuna può

incrementarli aumentando o diminuendo il p

à In altre parole, il p di equilibrio, se esiste, è pari a quello dell'ottimo sociale (equilibrio

concorrenziale).

Un esempio.

- Per illustrare l'equilibrio di Bertrand facciamo le stesse ipotesi dell'esempio di Cournot:

(nessuna entrata; prodotti omogenei; periodo unico; stessa curva di domanda (che possiamo

riscrivere come p = 1- 0,001 Q); stesso MC costante pari a 0,28).

71

L'unica variazione importante è che le imprese ora fissano i p invece delle q.

Ogni impresa è disposta a vendere la q richiesta al p che essa ha fissato.

- Supponiamo che l'impresa 1 pratichi un prezzo p1 > MC (che è 0,28).

à Se l'impresa 1 riesce a vendere a questo p ottiene un π positivo.

- Poiché entrambe le imprese producono prodotti identici avremo che:

Ø à

Se p2 < p1 tutti i consumatori acquistano dall'impresa 2 e dunque la curva di Dr (la linea

più spessa) dell'impresa 2 è 0 quando p2 > pl

Ø à

Se p2 > p1 nessuno acquista dall'impresa 2 e dunque la Dr dell’impresa 2 è uguale a

D del mercato

Ø Se p2 = p1à I consumatori sono indifferenti tra le due imprese e dunque Dr dell’impresa 2

è orizzontale

- Se entrambe le imprese praticano lo stesso p, supponiamo che si spartiscano l'intera D del

mercato in parti uguali. Nella Figura 6.4 dove la domanda dell'impresa 1 è orizzontale (con p2

= p1), metà linea orizzontale è tratteggiata per indicare che l'impresa 1 vende solo meta, della

quantità totale richiesta.

- Quando entrambe le imprese fissano un p pari al MC di 0,28, nessuna delle due ottiene un

incremento nei profitti modificando il p. (Se un'impresa abbassa il prezzo ottiene una perdita

(perché il prezzo è inferiore al costo marginale e medio); se una delle due imprese aumenta il

prezzo, non vende nulla).

L'unico possibile equilibrio di Bertrand o equilibrio di Nash nei prezzi è p = MC = 0,28. -

Questo risultato è illustrato nella Figura 6.5, utilizzando le funzioni di risposta ottimale nello

spazio dei prezzi (sugli assi abbiamo i p delle imprese).

72

- Dato un qualsiasi prezzo p1 che l'impresa 2 ritiene sarà praticato dall'impresa 1, l'impresa 2

vuole fissare un prezzo p2 < di p1 ma nello stesso tempo > di MC, vale a dire che la funzione di

risposta ottimale dell'impresa 2 si trova leggermente sotto la bisettrice degli assi (lungo la quale

i due prezzi sono identici) a partire dal punto con coordinate (0,28, 0,28).

- Analogamente, la funzione di risposta ottimale dell'impresa 1 si trova leggermente al di sopra

della bisettrice degli assi e sopra 0,28.

- Se l'impresa 1 fissa p1 sotto 0,28, l'impresa 2 non reagisce perché non può ottenere un profitto.

- L'unica intersezione di queste funzioni di risposta ottimale (e quindi l'unico equilibrio) si ha

nel punto in cui il p = MC.

àin questo caso le imprese ricavano π = 0, perciò l'equilibrio di Bertrand per beni omogenei

coincide con quello che porta all'ottimo sociale (l'equilibrio concorrenziale), e i consumatori

preferiscono l'equilibrio di Bertrand a quello di Cournot o di cartello.

- Dunque in situazione di equilibrio i duopolisti, non cooperando e seguendo comportamenti

tipicamente concorrenziali, fissano un p favorevole solo ai consumatori (paradosso di

Bertrand) e dannoso per entrambi.

Aspetti critici del modello (generati dalle ipotesi di base scarsamente presenti nella realtà).

a) Omogeneità del prodottoà se le imprese differenziano i loro prodotti, il p di equilibrio del

modello di Bertrand > del MC.

b) Mercato dura un solo periodoàse i mercati durano per più periodì, il p di equilibrio si

avvicinerà probabilmente al prezzo di monopolio (anche se le imprese fissano i prezzi invece

delle quantità).

Da ciò: convenienza per i giocatori ad assumere un atteggiamento cooperativo,

diversamente da quanto sostenuto da Bertrand, in relazione al quale il p di vendita

comune si manterrà > MC ( in caso di non cooperazione, battaglia di p e π = 0).

c) Capacità produttiva illimitataà p pari al costo marginale non è più un equilibrio di

Bertrand se le imprese hanno capacità produttiva limitata.

I vincoli di capacità nel modello di Bertrand: il modello di Edgeworth.

73

- Nel 1897 Francis Edgeworth mostrò che, se le imprese hanno capacità produttiva limitata,

non esiste equilibrio statico di Bertrand con un p unico e le imprese con p bassi non riescono a

soddisfare l’intera D di mercato.

-Illustriamo graficamente un esempio del modello di Edgeworth

- supponiamo che il precedente esempio di Bertrand sia modificato in modo che la capacità

produttiva massima di ciascuna impresa sia 360, pari alla metà della quantità richiesta dal

mercato a un p uguale al MC.

à Ciò significa che:

§al p di 0,28, le curve di AC e MC di ogni impresa sono orizzontali fino a 360 unità e poi

diventano verticali (perché il costo dì produzione dell'unità successiva di output è

infinito).

- Con capacità limitate, anche se la D di mercato (720) viene soddisfatta (360 per ogni impresa),

l'equilibrio originale di Bertrand (pl = p2 = 0,28, Q = 720) non è più un equilibrio.

àPerché vi sia un equilibrio nessuna delle due imprese dovrebbe avere un incentivo a modificare il

proprio p.

Invece all'equilibrio proposto ogni impresa vuole aumentare il p.

↓ vediamo un esempio

Supponiamo che l'impresa 1 ritenga che l'impresa 2 fisserà un prezzo p2 = MC = 0,28.

Quale prezzo dovrebbe fissare l'impresa 1 per max il π?

ü l'impresa 1 non vuole abbassare il p sotto MC perché subirebbe una perdita.

ü Se l'impresa 1 aumenta il p, tutti i consumatori vogliono acquistare dalla impresa 2. Ma

l’impresa 2 ha capacità produttiva limitata e può soddisfare solo metà mercato.

àl’impresa 1 affronta una Dr positiva data da tutti quei consumatori che non possono

acquistare dall'impresa 2, come indicato nella Figura 6.6.

La Dr che affronta l'impresa 1 è la D di mercato meno le 360 unità vendute dall'impresa 2

(in cui solo la porzione che si trova sopra i MC interessa l'impresa 1).

74

L'impresa 1 può max i π agendo come un monopolista in relazione alla propria domanda

residuale. Dunque il suo RM = MC quando il p = 0,46, un livello in cui l'impresa ottiene

profitti positivi (mentre l'impresa 2 ha π = 0).

à Dunque questa scelta migliora il profitto dell’impresa 1 e pertanto l'equilibrio originario di

Bertrand non è un equilibrio quando le imprese hanno capacità limitata. - Ma allora esiste un

altro prezzo di equilibrio?

No non esiste. Se anche l’impresa 1 fissa p = 0,46 o <0,46, le azioni di risposta dell’impresa 2

porteranno alla conclusione che non esiste una condixione di equilibrio stabile, con un solo

prezzo, quando la capacità produttiva è limitata.

3)Il modello di Von Stackelberg.

- Nel modello dì von Stackelberg, le imprese fissano l'output e una di esse agisce prima delle

altre.

- L'impresa leader (per esempio, l'impresa che scopre e sviluppa un nuovo prodotto possiede il

vantaggio della prima mossa) sceglie il proprio livello di output e poi le altre (imprese follower)

sono libere di fissare le quantità ottimali dato l'output del leader (che loro conoscono).

Un esempio

- Supponiamo che l'impresa 2 sia l’impresa follower e che l'impresa 1 sia quella leader.

- l’impresa leader sa che, una volta fissato il proprio output, q1, l'impresa follower userà la sua

funzione di risposta ottimale alla Cournot per scegliere l'output che massimizza i suoi profitti,

ossia q2 = R2 (q1).

- Il leader sceglie quindi q1 in modo da max i suoi profitti soggetto al vincolo che l'impresa

follower sceglierà di produrre un livello di output collocato sulla sua funzione di risposta

ottimale alla Cournot.

- Nell'equilibrio di von Stackelberg il leader ottiene un π maggiore e il follower uno minore

rispetto all'equilibrio di Cournot. In sintesi, sapere in anticipo come si comporterà il proprio

rivale consente al leader di avvantaggiarsi a spese del follower. -Vediamolo graficamente:

75

- Poiché le imprese hanno costi identici, l'impresa 1 conosce la funzione di risposta ottimale alla

Coumot dell'impresa 2, R2 (q1), illustrata nella Figura 6.7b.

à Ciò significa che il leader sa quanto produrrà il follower, perciò può calcolare la combinazione q1

q2 che le consente di max i π, data Q = q1 + q2 la produzione totale.

- Sottraendo l'output del follower dalla D di mercato, il leader calcola la sua curva di Dr (Figura

à

6.7a) Il leader sceglie l'output, q1, dove il suo RM (basato sulla sua curva di Dr) è uguale al

MC. L'impresa 1 massimizza i π producendo 360 unità (Figura 6.7a).

L'impresa 2 produce solo 180 unità, un livello di output determinato sostituendo il valore di 360 nella

sua funzione di risposta ottimale (Figura 6.7b).

- In definitiva facciamo un confronto tra l'equilibrio di von Stackelberg e gli altri equilibri:

§ L'output totale del modello di von Stackelberg (540 unità) è > di quello nel modello di

Cournot (480), ma inferiore a quello dell'ottimo sociale (equilibrio concorrenziale, pari a

720)

§ Il prezzo nel modello di von Stackelberg, 0,46, è superiore a quello concorrenziale, 0,28, ma

inferiore a quello di Cournot, 0,52

§ Il surplus del consumatore è quindi più elevato nel duopolio di von Stackelberg, rispetto a

quello che si determina nel modello di Cournot, ma è inferiore a quello corrispondente

all'ottimo sociale.

§ I π aggregati sono = 0 nella situazione di ottimo sociale, maggiori nel duopolio di von

Stackelberg ed ancora piu’ alti nel duopolio di Cournot.

§ L’output complessivo in Cournot è suddiviso tra le 2 imprese in parti uguali, mentre in von

stackelberg le quote sono differenti (2/3 e 1/3)

76

§ à

Rispetto al modello di cournot, l’impresa 1 realizza π maggiori rispetto all’impresa 2

asimmetria informativa, a vantaggio dell'impresa leader che, prevedendo la funzione di

reazione del follone alla sua prima mossa, è in grado di effettuare la scelta più conveniente

per lui e meno vantaggiosa per il follone.

La teoria dei giochi.

Gioco: Un gioco è una particolare situazione di competizione tra giocatori (ossia coloro che

adottano le scelte strategiche, nel nostro caso le imprese) in cui è importante il comportamento

strategico. Ogni impresa elabora una strategia che adotterà per competere con altre imprese. La

vincita di ogni impresa (la ricompensa ricevuta alla fine del gioco, ossia i profitti) dipende dalle

azioni di tutte le imprese.

La teoria dei giochi: La teoria dei giochi analizza le interazioni tra individui razionali che

prendono decisioni e che non sono in grado di prevedere con certezza gli esiti delle loro

decisioni.

I modelli di comportamento oligopolistico possono essere considerati giochi di strategie o di

azioni (quali la determinazione dei livelli di output, di prezzo o di pubblicità). I giochi

oligopolistici presentano tre elementi comuni:

1. Ci sono due o più imprese (giocatori).

2. Ogni impresa tenta di massimizzare il proprio profitto (vincita).

3. Ogni impresa è consapevole che le azioni dei rivali possono influire sul suo profitto.

Il terzo elemento è essenziale: i mercati oligopolistici differiscono da quelli concorrenziali e

monopolistici perché le azioni di ogni impresa influiscono in modo significativo sui profitti dei

rivali. (per esempio: gli oligopolisti possono costituire cartelli allo scopo di svolgere azioni che li

avvantaggiano reciprocamente; ma poiché gli interessi di una singola impresa sono, diversi da

quelli delle altre, l'esito migliore per l'impresa non coincide sempre con l'interesse collettivo).

B)I modelli di oligopolio multi periodale

- Il più importante sviluppo avvenuto recentemente in teoria dei giochi riguarda l'analisi di giochi

ripetuti o multiperiodali.

- In un gioco multiperiodale le imprese possono utilizzare strategie complesse in cui il

comportamento adottato in un particolare periodo (t) dipende dall'esito del gioco in periodi

precedenti (t-1).

(Nota: I giochi ripetuti in cui i giocatori conoscono le azioni svolte dai rivali nei periodi

precedenti e fanno dipendere le azioni da adottare in un periodo dai comportamenti precedenti

vengono definiti supergiochi). à

- Il principale vantaggio di un modello multiperiodale è che consente interazioni più

complesse e realistiche tra le imprese rispetto a un modello uniperiodale.

Per esempio, si potrebbero verificare dei comportamenti che segnalano la volontà di evitare

condizioni di concorrenzialità: un'impresa può segnalare a un'altra che vuole evitare una forte

concorrenza riducendo l'output per alcuni periodi. Se l'altra impresa risponde a sua volta

riducendo l'output, entrambe possono aumentare i prezzi. Se invece una delle due aumenta

l'output, l'altra può vendicarsi incrementando il proprio (e riducendo il prezzo) per un certo

periodo.di tempo, in modo da punire il trasgressore.

77

- Nei modelli multiperiodali, proprio per la possibilità di inviare segnali e di punire i rivali e le

deviazioni, le imprese che, in un modello statico, produrrebbero al livello di Cournot-Nash,

possono limitare ulteriormente l'output e ottenere maggiori π.

àQuesto risultato può essere illustrato mediante un gioco particolare detto "dilemma del prigioniero",

che viene ripetuto un numero infinito di volte.

↓ §o

- Supponiamo che nell'esempio di Cournot fatto in precedenza le imprese possano: scegliere

§oppure

un livello di output collusivo (ognuna produce 180 unità) scegliere il livello di

Cournot (ognuna produce, 240 unità).

Inoltre le due imprese scelgono e producono simultaneamente.

- Le loro azioni e le loro vincite, che dipendono dalle strategie di entrambe, sono sintetizzate

nella Figura 6.9a.

- il π dell’ impresa 1 è indicato in alto a destra; il π dell’impresa 2 è indicato in basso a sinistra di

ciascun riquadro.

Se entrambe le imprese decidono di produrre 240 unità, ognuna ricava un profitto di 57,60;

se entrambe scelgono di produrre 180 unità, ottengono un profitto di 64,80; etc.

- Ogni impresa deve scegliere la propria azione o strategia senza sapere che cosa farà l'altra, vale

a dire che le imprese sono impegnate in un gioco a informazione imperfetta, in cui

un’impresa si trova a scegliere un'azione senza poter osservare la mossa simultanea (o

precedente) della rivale. 78

- Le opzioni a disposizione dell'impresa 1 sono indicate nella Figura 6.9b, che è la

rappresentazione in forma estesa del gioco.

In questo particolare albero decisionale l'impresa 2 non muove prima dell'impresa 1: le due

àció

imprese muovono contemporaneamente significa che l'impresa 1 non sa quale strategia

adotterà l'impresa 2. (Nella figura la vincita dell'impresa 1 è indicata per prima). Come sceglierà

la sua strategia l'impresa l?

Qualunque si la scelta dell’impresa 2, l’impresa 1 ha convenienza a scegliere di produrre il

livello di produzione maggiore (240). Quindi la strategia output elevato è quella che consente

all’impresa 1 di ottenere > π; essa è dunque una strategia dominante (Nella teoria dei giochi,

una strategiasi dice dominante se porta alla vittoria, o per meglio dire alla massimizzazione del

profittoo alla minimizzazione della perdita, il giocatore che la segue indipendentemente dalle

mosse del suo avversario).

-La tabella delle vincite è simmetrica, perciò la strategia output elevato è dominante anche per l'impresa

2.

- Entrambe le imprese utilizzano la strategia output elevato, che rappresenta un equilibrio di

Nash delle strategie (Data la strategia dell'impressa 2, l'impresa 1 non ha incentivo a

modificare la sua e viceversa). Poiché nessuna delle due imprese vuole cambiare strategia di

produzione, data la strategia del rivale, entrambe le imprese producono un output elevato e

questo è un equilibrio di Nash.

- Questo equilibrio non massimizza però la vincita collettiva dei giocatori. Infatti le due imprese

guadagnerebbero di più se potessero collaborare e utilizzare entrambe la strategia output basso

(180, 180).

àSe il gioco viene giocato una volta sola, il suo esito non è ottimale dal punto di vista collettivo

dei giocatori. Questo gioco è denominato dilemma del prigioniero, proprio perché entrambe le

imprese hanno strategie dominanti che portano a un vincita inferiore a quella che esse

otterrebbero collaborando.

- Se il gioco uniperiodale del dilemma del prigioniero viene ripetuto all'infinito aumenta la

probabilità che il p in un dato periodo sia maggiore di quello in un gioco uniperiodale.

Nel gioco uniperiodale del dilemma del prigioniero ogni impresa considerava data la strategia del

rivale e ipotizzava di non poterla influenzare. Se questo gioco viene ripetuto, però, ogni impresa

può tentare di influenzare il comportamento del rivale segnalando e minacciando una punizione.

Poiché entrambe le imprese ottengono un beneficio abbassando il livello di output, hanno un

incentivo a comunicare per evitare il problema del dilemma del prigioniero, che deriva appunto

da una mancanza di cooperazione. Poiché le leggi antitrust considerano illegali le comunicazioni

dirette, le imprese possono cercare di comunicare indirettamente mediante la scelta della

strategia se (e solo se) il gioco viene ripetuto.

Per esempio un'impresa può utilizzare una strategia multiperiodale che consiste nel fissare una

quantità bassa (o un prezzo alto) anche a scapito di ottenere perdite per alcuni periodi, proprio

per segnalare la disponibilità alla collusione.

Analogamente, un'impresa può minacciare dì punire il rivale se non collude.

- Nota: non tutti i giochi multiperiodali portano però alla collusione. Il tipo di equilibrio che si ha

in un gioco ripetuto dipende dall'abilità del giocatore di effettuare minacce efficaci ad altri

giocatori che non intendono collaborare. L'efficacia della minaccia dipende da:

79

§ àSe

tasso di interesse i tassi di interesse sono così elevati che i profitti nei periodi futuri

varranno decisamente meno dei profitti correnti, la punizione che verrà adottata in futuro

non ha molta importanza e quindi non produce effetti sulla condotta presente.

§ à

dalla durata del gioco Più sono i periodi ancora da giocare, maggiore è la punizione

complessiva che può essere inflitta al trasgressore, dato che essa si può estendere su tanti

periodi.

§ à

dalla credibilità della minaccia stessa se la minaccia non è credibile nel senso che l'

impresa 2 non crede che l'impresa 1 infliggerà davvero la punizione nei periodi futuri,

l'impresa 2 ignora del tutto la minaccia. 80

CAPITOLO 7 – DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI E CONCORENZA

MONOPOLISTICA

Definizione di concorrenza monopolistica.

Tale struttura di mercato unisce le caratteristiche del monopolio (le imprese hanno potere di

mercato, cioè hanno la capacità di aumentare i prezzi al di sopra del MC perché vendono prodotti

differenziati) e della concorrenza ( strategia dei prezzi, libertà di ingresso di nuove imprese; se le

differenziazioni sono minime, i beni saranno quasi omogenei, la domanda piatta e i π nulli).

Un'industria presenta concorrenza monopolistica se esiste:

§ libertà di entrataàSe le imprese entrano nell'industria ogni volta che esiste la possibilità

di realizzare profitti positivi, nel lungo periodo ogni impresa otterrà un livello di profitti

pari a zero, come in un'industria concorrenziale à

§ ogni impresa affronta una curva di Dr (domanda residuale) con pendenza negativa

l’impresa ha potere di mercato.

Una ragione per cui un'impresa affronta una curva di Dr con pendenza negativa è che i

consumatori considerano il suo prodotto diverso da quello di altre imprese dell'industria.

In molte industrie, infatti, i prodotti sono tipicamente eterogenei o differenziati: i

consumatori li considerano sostituti imperfetti. In questo caso, un'impresa può vendere a

un prezzo superiore a quello dei rivali senza perdere tutti i clienti.

(Nota: a differenza delle industrie con prodotti omogenei o indifferenziati, prodotti

ritenuti identici dai consumatori, che li considerano quindi perfetti sostituti l'uno

dell'altro).

Risultati dell’analisi dell’industria in concorrenza monopolistica.

- Se le imprese producono beni differenziati, l'entrata di una nuova impresa favorisce i consumatori per

due motivi:

1) fa abbassare i prezzi

1) aumenta la varietà dei prodotti tra i quali scegliere.

Entrambi questi effetti sono illustrati nei modelli di concorrenza monopolistica.

Modelli di concorrenza monopolistica (con entrata libera e prodotti differenziati).

Esistono due tipi principali di modelli con entrata libera e prodotti differenziati.

1) Il modello del consumatore rappresentativoàtutte le imprese sono in concorrenza tra

loro per vendere a tutti i consumatori (esempio: nel mercato dei ristoranti le imprese

producono prodotti differenziati (per esempio i ristoranti che si differenziano per l'offerta

di menù basati su cucine tipiche nazionali diverse), ma tutte concorrono per gli stessi

clienti).

2) Il modello spaziale o di localizzazioneà ogni consumatore preferisce prodotti che

presentano determinate caratteristiche o vengono venduti da imprese situate vicino a lui

ed è disposto a pagare un differenziale di prezzo per ottenere questo tipo di prodotti.

Inoltre, il consumatore può non essere molto interessato al prezzo di alcuni degli altri

prodotti venduti nel mercato. 81

Nel modello di localizzazione la D di un bene può essere indipendente (se i beni non sono

sostituti stretti) o notevolmente dipendente (se invece sono sostituti stretti) dal prezzo di

un altro bene.

Prodotti differenziati.

Lo studio di un’industria con prodotti differenziati si basa su due concetti fondamentali:

• I prodotti sono differenziati perché i consumatori li percepiscono diversi anche se

qualitativamente questi sono uguali (esempio: molti consumatori preferiscono

nettamente la Coca-Cola alla Pepsi-Cola e viceversa, ma hanno difficoltà a differenziarle

in base al gusto).

Nota: Invece vanno considerati prodotti omogenei dal punto di vista economico quei

prodotti che i consumatori considerano identici ma che sono chimicamente o fisicamente

diversi.

• Il p di un bene differenziato influenza maggiormente il p di un altro bene quando i due

prodotti sono sostituti stretti (es. Pepsi cola e coca Cola) rispetto a quando non lo sono

(es. Coca Cola e Sprite).

L’effetto della differenziazione sulla curva di D di un’impresa.

Approcci nell’analisi della differenziazione.

Esistono due approcci per analizzare la differenziazione: à

1) la teoria standard del consumatore presentata nei testi di microeconomia le preferenze

dei consumatori vengono espresse in relazione ai beni: scelgono tra il gelato e la torta o

tra marche di gelato e di torta (L’approccio del prodotto può essere usato solo nel

modello del consumatore caratteristico).

à

2) In una formulazione alternativa i consumatori hanno preferenze in relazione alle

proprietà o caratteristiche dei beni (modello di Lancaster). (L’approccio delle

caratteristiche può essere usato sia per il modello del consumatore caratteristico che per i

modelli di localizzazione).

Ad esempio: Alcuni consumatori amano la cioccolata, una caratteristica posseduta da

alcuni gelati e da alcune torte. Questi consumatori preferiscono il gelato o la torta al

cioccolato al gelato alla crema o alla torta paradiso.

Va poi fatta una distinzione tra:

àdifferenziazione verticale: se tutte le peculiarità che caratterizzano due beni sono maggiormente

presenti in uno di essi, rispetto all’altro.

àdifferenziazione orizzontale: se nessuno dei 2 beni presenta maggiori caratteristiche (non è ritenuto

migliore dai consumatori).

L’effetto della differenziazione sulla curva di D di un’impresa.

à

- Nelle industrie con prodotti indifferenziati la D di un’impresa dipende solo dall’offerta

totale dei rivali. àla

- Nelle industrie con prodotti differenziati D di un’impresa dipende, invece,

dall’offerta di ciascun rivale considerato singolarmente.

82

In generale, possiamo indicare la curva di D inversa dell’impresa i (sia per beni differenziati che

àCiò

indifferenziati) come: pi = D (q1,…, qn) (7.1) (nota: la curva di D diretta è q = D(p)).

significa che il prezzo pi che l'impresa i fa pagare per il suo prodotto dipende dalla q venduta del

suo prodotto e dalla q venduta di tutti gli altri (n - 1) prodotti.

↓ à

- Nel caso in cui i prodotti siano differenziati questa espressione non può essere

semplificata. Si può anche scrivere la curva di D dell'impresa i come funzione dei prezzi dei

prodotti di ogni rivale, q1= D (p1, p2...., pn).

àl’espressione

- Nel caso di prodotti omogenei 7.1 può essere semplificata. I consumatori

non sono disposti a pagare di più per il prodotto di un'impresa rispetto a quello dì un'altra, perciò

tutte le imprese devono praticare lo stesso prezzo, p, se vogliono vendere tutti i loro prodotti.

Nel caso di prodotti indifferenziati importa solo l'output totale del mercato, Q = q1 + q2 +... +

qn,, nella determinazione del prezzo, p. In questo caso, l'equazione inversa della domanda

residuale può essere scritta come segue: pi = p = D (q1 + q2 +... + qn) = D (Q)

I modelli di concorrenza monopolistica

A)Il modello del consumatore rappresentativo

- Il primo modello di concorrenza monopolistica fu elaborato da Chamberlin (1933) ed è un modello

del consumatore rappresentativo in cui il consumatore tipico considera tutti prodotti venduti sul

mercato ugualmente sostituiti, e pertanto simmetrici.

- Questo modello può essere utilizzato per esaminare industrie con prodotti differenziati o

indifferenziati.

- l’analisi mostra che, indipendentemente dal fatto che i prodotti siano differenziati o meno, i p di

equilibrio e il numero di prodotti (cioè le varietà) nell'equilibrio di concorrenza monopolistica non

coincidono con l'ottimo sociale.

Il modello del consumatore rappresentativo con prodotti indifferenziati.

- In questa versione del modello del consumatore rappresentativo i beni sono omogenei (hanno tutti le

stesse caratteristiche)

- Analogamente ai modelli di oligopolioàil comportamento delle imprese e volto alla max del π

attraverso l’eguaglianza RMr = MC à

- A differenza dei modelli di oligopolio qui le imprese entrano liberamente nell'industria fino a

quando l'entrata risulta essere profittevole (determinazione endogena del numero delle imprese).

Nell’oligopolio il numero di imprese viene determinato arbitrariamente al di fuori del modello

perché le imprese esistenti, lo Stato o qualche altra variabile impediscono l'entrata

(determinazione esogena del numero delle imprese).

Un esempio con il modello di Cournot.

Per illustrare come il modello di concorrenza con beni omogenei differisca da quello di

oligopolio viene modificato il modello di Cournot-Nash dell'oligopolio non cooperativo per

consentire l’entrata; per il resto le ipotesi sono quelli già viste:

83

v Equilibrio di cournot: in condizioni di equilibrio nessuna impresa vuole variare il proprio

livello di output e ognuna si attende che i rivali producano al loro attuale livello.

v Omogeneità: l’ output è omogeneo.

v Domanda: la domanda del mercato, Q, e in funzione del prezzo di mercato, p:Q = 1000 – 1000p

v Costi: ogni impresa ha una funzione di costo pari a: C 8q) = 0,28q + F

Con q = output dell’impresa e F = il costo fisso; il MC è costante e pari a = 0,28.

- L’ipotesi di un numero fisso di imprese viene sostituita dalla condizione di entrata: le imprese

entrano nel mercato quando i profitti sono positivi ed escono quando sono negativi.

- Il MC è una retta orizzontale al livello di 0,28, mentre AC (costo medio) si può calcolare così:

AC = = 0,28 +

All’aumento dell’output i F vengono ripartiti tra un numero sempre maggiore di unità, quindi i

costi medi fissi scendono, e il costo medio consiste principalmente nei costi medi variabili. Di

conseguenza, a livelli di output più bassi, AC si trova bene sopra MC mentre si avvicina a MC

(che coincide con i costi medi variabili) al crescere di q, come mostra l figura 7.1.

- La condizione di entrata vuole che le imprese entrano nell'industria finché i profitti sono positivi: π

= pq – C (q) = 0

- Perciò, in equilibrio il costo medio dì ciascuna impresa è uguale al prezzo: AC = p (nel nostro caso a

p = 0,36).

- Qual è il numero di imprese in equilibrio?

Per stabilire il numero di imprese analizziamo il grafico.

- La figura 7.1 mostra la curva di domanda residuale Dr (8), i ciascuna delle otto imprese, e la

corrispondente curva dei RMr (8). 84

L’impresa max i π producendo q = 80 unità di output in modo tale che RM = MC e così vende il

proprio output al p = 0,36.

La curva AC dell’impresa è tangente alla curva di D ( p = 0,36 = AC), perciò l’impresa ha profitti nulli.

- Se ci sono solo sette imprese nell'industria, a un'impresa conviene entrare ; la curva di D di una delle

sette imprese alla Cournot, Dr (7) interseca AC, per cui si ha una regione ombreggiata in cui i costi

medi sono inferiori al p indicato sulla curva di Dr. Un’impresa che opera in un punto all'interno di

questa regione ricava un profitto positivo perché il p > AC.

Costi fissi inferiori

- Come varia questo equilibrio di concorrenza monopolistica se ogni impresa incorre in CF inferiori?

- Con costi fissi <, il numero di imprese in equilibrio in concorrenza monopolistica cresce. Il numero

cresce perché crescono i π, visto che una riduzione del costo fisso dell'impresa non influisce sui

ricavi totali, ma riduce effettivamente i costi totali.

La riduzione dei CF non influenza il livello di output in quanto ogni impresa fissa il proprio

output a un livello in cui RMr = MC, e né MRr né MC sono influenzati da una variazione del CF.

- Graficamente, con costi fissi inferiori la curva AC si trova direttamente al di sotto di quella

indicata nella figura 7.1. Affinchè la curva AC sia tangente alla curva di Dr anche quest'ultima

deve essere più bassa.

à L'unico modo per ottenere una curva di Dr più bassa deriva dall'avere più imprese nell'industria.

- Per quanto detto risulta che, se i CF = 0, il numero di imprese diventa illimitato e quest'industria

in concorrenza monopolistica in cui viene applicato il modello di Cournot diventa perfettamente

concorrenziale. - In sintesi:

§ à

un aumento nei costi fissi fa salire il p di equilibrio > MC e q dell’industria <

§ à

costi fissi = 0 nell'industria entra un numero di imprese sufficiente a spingere il p = MC, che

rappresenta la soluzione concorrenziale.

Il benessere con prodotti indifferenziati.

- Quali differenze emergono tra questo equilibrio e quello dell'ottimo sociale in cui viene

massimizzato il benessere?

- Con questo equilibrio di concorrenza monopolistica sorgono due problemi in termini di

benessere:

ü si giunge ad un p > MC e dunque l'industria produce troppo poco output totale

ü à

numero di imprese in equilibrio è troppo elevato quando i MC non aumentano il numero di

imprese di equilibrio è troppo elevato rispetto a quello ottimo.

Ogni impresa aggiuntiva deve infatti pagare un costo fisso, F, e perciò i CF sostenuti

globalmente dalle imprese sono eccessivi dal punto di vista del benessere collettivo. - In questo

caso la soluzione di firs-best (è la migliore soluzione possibile per la società) consiste nel

sovvenzionare un'impresa perché produca tutto l'output ed esigere che il p sia fissato a un livello

pari al MC. 85

- La Figura 7.2 illustra la soluzione di first-best e le curve di MC e AC di una singola impresa con,

per es., costi fissi pari a 6,40.

- Nell'equilibrio di first-best l'impresa viene regolata in modo da fissare il p = MC = 0,28, e i

consumatori acquistano q* = 720 unità di output (L'output socialmente ottimo supera di 80 unità

quello della concorrenza monopolistica di 640).

- A p = 0,28 l'impresa è in perdita perché il p < AC (p = 0,28 < MC + F/ q* = 0,28 + 6,40/720 =

0,2889), perciò lo Stato deve sovvenzionare l'impresa se vuole che rimanga in attività.

- La zona ombreggiata nella Figura 7.2 rappresenta la perdita sovvenzionata = F = 6,40 = 0,0089 x

720.

- Con un numero elevato di imprese, ciascuna di esse produce una quota di output < di quella che

rende minimi i AC, e quindi si ha un numero troppo elevato dì piccole imprese rispetto a quello

che coincide con l'ottimo sociale (lo stesso livello di output potrebbe essere realizzato in modo

più economico con un numero inferiore dì imprese).

- Di solito lo stato non è in grado di regolare un'industria in modo da raggiungere la soluzione di

ftrst-best e massimizzare in questo modo il benessere della società.

Per esempio:

ü può essere politicamente impraticabile sovvenzionare un monopolio quale quello

dell'azienda locale per l'energia elettrica.

ü lo stato può riuscire a controllare il numero di imprese, ma, può non essere in grado di

costringerle a produrre più della quantità che massimizza i loro profitti, se non è disposto

a sovvenzionarle.

- Scegliendo il numero ottimale di imprese lo stato può raggiungere la soluzione di second-best,

ossia il miglior risultato possibile, soggetto a un vincolo che viola una delle condizioni necessarie

per ottenere il risultato di first-best. à à<

Ad es. lo stato porrà dei vincoli all’ingresso si avrà un < numero di imprese spese per i

à> àbenché

CF (per la società) benessere possibile, senza sovvenzioni statali il benessere non

sia elevato quanto nel caso dell'equilibrio di first-best, è più elevato di quello che si determina

nell'equilibrio di concorrenza monopolistica privo di limitazioni.

Il modello del consumatore rappresentativo con prodotti differenziati.

- Nel caso di imprese che producono prodotti differenziati (eterogenei), gli aspetti essenziali del

modello di concorrenza monopolistica rimangono invariati:

86

§ La max dei profitti è ancora determinata dalla regola RMr = MC

§ l'entrata si verifica solo fino al punto in cui i profitti sono positivi.

- L'unica modifica al modello, dovuta alla differenziazione dei prodotti, sta nel fatto che la curva di

D dell'impresa (e quindi la sua curva MRr) dipende dalle singole q prodotte da ciascuna delle

concorrenti anziché unicamente dalla q totale.

- Per semplicità, per quanto i prodotti sono differenziati, si ipotizza che la forma generale delle

curve di D di ciascuna impresa sia identica.

- L'effetto principale della differenziazione sta nel fatto che ogni impresa ha una curva di D con

pendenza negativa più rigida che in condizioni di omogeneità, perché gli altri prodotti sono

à

sostituti meno stretti Questa maggiore pendenza dà all'impresa più potere di mercato ( capacità

di fissare p > MC).

Il benessere con prodotti differenziati.

- L'equilibrio di concorrenza monopolistica con prodotti differenziati presenta due problemi:

• à

il prezzo non è ottimale p > MC

• à

la varietà (cioè il numero di prodotti disponibili per i consumatori) non è ottimale nel

caso di prodotti differenziati ci può essere troppo poca (perché non tutti i prodotti

possono essere realizzabili (anche se il prezzo è superiore ai costi variabili delle

imprese) se i costi fissi sono tanto elevati da generare delle perdite) o troppa varietà.

- Va poi detto che, nel caso di prodotti differenziati, poichè la varietà è desiderata, è improbabile

che risulti ottimale regolare i mercati in modo che vi sia una sola impresa che faccia pagare un p

= MC.

I costi fissi determinano una varietà troppo bassa di prodotti.

- Quando un’impresa presenta un MC che non aumenta rapidamente e ha CF elevati, opera nella parte

con pendenza negativa della propria curva di AC.

87

- La Figura 7.3 mostra perché solo alcuni beni sono prodotti quando la curva dei AC è strettamente

decrescente.

- La figura 7.3a mostra un prodotto con costi maggiori; la figura 7.3b mostra un prodotto con costi

minori.

- In entrambi i grafici della Figura 7.3 la collettività ottiene un maggiore benessere se entrambi i

prodotti vengono realizzati: il beneficio sociale > costi sociali.

§ Nella Figura 7.3a il costo medio (AC) interseca la curva di D, perciò produrre è proficuo. Il

profitto dell'impresa, π è > 0 alla quantità q* perché AC < p*.

La somma del surplus, del consumatore (CS) e dei ricavi (π + C) meno i costi sociali (C) è

uguale al benessere (CS + π), che è positivo.

§ Nella Figura 7.3b la curva AC si trova in ogni suo punto sopra quella di D, perciò i costi totali

superano i ricavi totali a tutti i livelli di output.

à Pertanto il prodotto non viene realizzato. à

Tuttavia sarebbe socialmente auspicabile produrre il prodotto il benessere sociale

(surplus del consumatore, E + B, più ricavi R) meno i costi (R + B + D) è uguale a (E-

D), ed è positivo, dato che l'area E è maggiore dell'area D.

Il motivo per cui il prodotto non viene realizzato, anche se è socialmente desiderabile, sta

nel fatto che l'impresa se producesse, subirebbe solo delle perdite (profitti negativi, B +

D).

- Se non ci fossero costi fissi e i costi marginali fossero costanti, allora, il AC = MC ed un bene la cui

produzione fosse socialmente ottimale, garantirebbe alle imprese anche un profitto.

Determinazione del numero ottimale di prodotti (equilibrio tra varietà di prodotti e q di ogni

prodotto). 88

- L'equilibrio ottimale richiede che sussista un compromesso tra:

• il numero dì prodotti realizzati

• e la q di ogni bene prodotto, che è determinata dal prezzo.

- Per semplicità supponiamo che il numero di prodotti, n, rispecchi pienamente il valore della varietà:

cioè che più imprese o prodotti sono presenti, maggiore è il benessere dei consumatori, a parità di

altre condizioni.

- Se tutti i beni vengono prodotti con la stessa funzione di costo e hanno la medesima curva di D, in

condizioni di equilibro il livello q di output è lo stesso per ciascun prodotto.

- I dati essenziali relativi all'equilibrio possono essere riassunti dal numero di prodotti, n, e dall'output

per marca, q.

- Per illustrare il compromesso tra varietà e quantità, supponiamo che l'economia presenti 100 unità di

output e che ognuna di queste possa essere prodotta con un MC = 1 e CF = 5.

- La frontiera delle possibilità di produzione (PPF) rappresenta le possibili combinazioni del numero di

prodotti e quantità per prodotto che si possono realizzare con gli input totali a disposizione della

società.

- Le preferenze della società tra quantità e varietà sono riassunte dalle curve di indifferenza indicate

nella Figura 7.4.

Il punto O = (q*, n*), punto di tangenza tra la curva PPF e la curva di indifferenza (la curva di

indifferenza in microeconomiaè l'insieme di x e y che garantiscono al consumatore lo stesso

livello di utilità), rappresenta la scelta ottimale della società.

- In qualsiasi punto su qualsiasi curva di indifferenza che si trova sotto la curva di indifferenza passante

per il punto 0 la società vede ridotto il proprio benessere.

- I punti sulle curve di indifferenza poste al di sopra di quella che passa per il punto D sono al di fuori

della PPF e quindi non possono essere prodotti.

- Il punto B sulla PPF rappresenta un possibile equilibrio di concorrenza monopolistica. In quel punto

l'industria produce troppo pochi prodotti, ma più output per prodotto rispetto al livello ottimale.

- Nel punto A sulla PPP l'industria produce più prodotti rispetto al livello ottimale, ma meno, output per

prodotto. §dalle

- La scelta della combinazione ottimale tra varietà e quantità dipende: preferenze dell'economia

§ e dalle funzioni di produzione dei beni. 89

B)Modelli di localizzazione (o spaziali)

- I modelli di localizzazione (o spaziali) sono modelli di concorrenza monopolistica in cui i

consumatori ritengono che il prodotto di ciascuna impresa abbia una particolare collocazione nello

spazio geografico (o caratteristico). Più vicini sono due prodotti nello spazio geografico o

caratteristico, più sono sostituibili.

In questi modelli i consumatori sono a loro volta, collocati nello spazio geografico perché risulta

loro costoso fare acquisti in negozi più lontani da casa o, alternativamente, perché traggono meno

piacere da prodotti le cui caratteristiche si discostano dal loro ideale.

- Esiste un’analogia tra le scelte dell’impresa di localizzazione nello:

a) Spazio delle caratteristiche:

àimprese differenti perché offrono beni con caratteristiche diverse;

àla distanza è data dal grado di differenziazione dei beni

b) Spazio fisico:

àimprese differenti perché posizionate in punti diversi (rispetto al consumatore)

àla distanza tra di loro e una distanza fisica

- Analogamente per i consumatori:

a) Spazio delle caratteristiche (perdita di utilità quando ci allontaniamo dal bene desiderato):

àLa collocazione esprime il grado di preferenza per una certa caratteristica;

à la scelta ricadrà sull'impresa che a parità di prezzo è più vicina con il suo prodotto, alle sue

preferenze;

b)Spazio fisico:

àLa loro localizzazione avverrà in punti diversi di uno spazio

àLa scelta ricadrà sull'impresa che, a parità di prezzo, è localizzata più vicino

(minimizzazione dei costi di trasporto)

1)Il modello di localizzazione di Hotelling

- Hotteling sviluppò un modello per spiegare la localizzazione e il comportamento delle imprese nella

determinazione dei prezzi.

- In questo modello i prodotti differiscono per la localizzazione dei negozi di vendita e il p praticato.

- I dati: 90

§ Supponiamo che vi sia una città tutta estesa in lunghezza, con una sola strada, di lunghezza

prefissata.

§ I consumatori sono distribuiti uniformemente lungo questa strada. A parte la localizzazione,

tutti i consumatori sono identici e ognuno di essi acquista un cono di gelato in ogni periodo di

tempo.

§ 2 negozi vendono coni gelato identici: il negozio 1 è situato ad a chilometri di distanza da

un'estremità della città (l'estremità sinistra nella Figura 7.5) e il negozio 2 a b chilometri di

distanza dall'altra estremità (destra) della città.

§ ogni consumatore acquista dal negozio meno caro tenendo conto dei costi di trasporto

(c).

§ il consumatore i vive a x chilometri di distanza dal negozio 1 e a y chilometri dì distanza dal

negozio 2.

- Scelta del consumatore:

§ à

se p1 + C(x) < p2 + C(y) scelto il 1° negozio

§ à

se p1 + C(x) > p2 + C(y) scelto il 2° negozio

§ à

se p1 + C(x) = p2 + C(y) scelta indifferente per i

- Se i p praticati dai due negozi sono diversi, i consumatori più vicini al 1° negozio sceglieranno il 2°

negozio quando il > costo di trasporto è più che compensato dal < prezzo di vendita praticato.

Dunque, in hotteling, un'impresa può fissare un p > rispetto a quello del concorrente senza uscire dal

mercato se la localizzazione (costi di trasporto differenti) rendono il prodotto diverso sebbene

omogeneo.

- Rendita di posizione per l'impresa più vicina ai consumatori, che consente margini di manovra sul p

e una quota della D complessiva, anche con p > di quelli delle imprese concorrenti.

- In questa situazione le scelte delle imprese potranno riguardare:

a) la scelta del prezzo. Fissata la localizzazione dei due negozi e lasciando le imprese libere di

variare i prezzi, maggiore è il divario tra p1 e p2, tanto minore sarà la quota della domanda

complessiva assorbita dall'impresa che fissa il p più alto. Tale quota tenderà a 0 solo se il divario

tra i prezzi e >= del costo di trasporto.

In questa situazione si può stabilire un equilibrio di Nash.

b)la scelta della localizzazione. Fissato il prezzo del bene (per es. viene fissato dallo Stato) e

tenuto conto che i consumatori sceglieranno le imprese collocate più vicine, l'impresa che entra

(es. il 1° negozio) si posizionerà appena a sinistra del 2° negozio (per avvicinarsi al maggior

numero di clienti). Se le imprese possono modificare la loro localizzazione ciascuna di esse si

sposterà fino a soddisfare il 50% della domanda totale (equilibrio di Nash) collocandosi vicino al

centro dello spazio.

- Il modello di Hotelling illustra un punto importante: le proprietà dell'equilibrio di Bertrand

discusse nel capitolo precedente solo valide solo quando due imprese vendono prodotti

perfettamente omogenei.

Supponiamo però che i due negozi siano localizzati in a e b, come indicato nella Figura 7.5. Se il

negozio 1 fa pagare meno del negozio 2, quest'ultimo ha comunque un certo numero di clienti

perché per parecchi di questi è molto più vicino del negozio 1 e alcuni di loro sono disposti a

pagare di più per la comodità della vicinanza. 91

Perciò Hotelling sottolinea che il prezzo di equilibrio di Bertrand é uguale al costo marginale

solo se i prodotti sono omogenei (situati nello stesso luogo nello spazio del prodotto o

geografico). In un modello più generale di prodotti differenziati, imprese con aspettative di

Bertrand possono far pagare prezzi diversi, tutti superiori al costo marginale. In sintesi, la

differenziazione dà alle imprese potere di mercato.

Purtroppo è possibile dimostrare che quando le imprese possono cambiare i prezzi e la loro

localizzazione senza incorrere in costi, l'equilibrio non esiste.

2)Il modello della circonferenza di Salop

- In diversi modelli, successivi a quello base di Hotelling, sono state introdotte delle modifiche

per poter ottenere un equilibrio.

- Uno dei più interessanti e meglio conosciuti è il modello della circonferenza di Salop, che

introduce due variazioni importanti rispetto a quello di Hotelling:

1) le imprese sono situate lungo una circonferenza anziché lungo una retta (il motivo del

cambiamento è che il cerchio non ha punti estremi, cioè è pressappoco equivalente a una linea

infinitamente lunga senza punti terminali).

2) presenza di un bene esterno indifferenziato (es. tra i diversi tipi di gelato c’è un venditore

di pizza) in concorrenza con i beni differenziati (il prodotto differenziato potrebbe essere

costituito da marche (o gusti) di gelato diversi) collocati lungo la circonferenza.

La scelta dei consumatori.

- Supponiamo che i clienti siano localizzati in un cerchio di circonferenza unitaria.

Per semplicità ciascun cliente compra esattamente un cono di gelato.

- La localizzazione di un cliente, t*, rappresenta il tipo di gelato preferito dal cliente.

- Il consumo di un bene t (es. gelato al limone) diverso da quello preferito t* (es. gelato al pistacchio)

genera la seguente funzione di utilità: U(t, t*) = u – c │t - t*│ (7.9)

à

Dove u è l'utilità derivante dal gusto di gelato preferito dal consumatore (il gusto situato nello stesso

punto, t*, lungo la circonferenza);

à àè

│t - t*│ è la distanza del prodotto t dal gusto preferito t* del cliente; c il tasso al quale la

deviazione dal tipo di gelato preferito riduce il benessere del consumatore.

- La funzione di utilità del consumatore è indicata nella Figura 7.6. (dove un arco di circonferenza, è

stato raddrizzato per ottenere una linea). 92

- La figura mostra che in t = t* + u/c e in t = t* - u/c ( si ottengono ponendo U(t, t*) = 0) il

consumatore ha un'utilità pari a zero.

Esso mostra inoltre che il benessere che il consumatore riceve dal consumo di un prodotto situato a

destra o a sinistra di quello ottimale è inferiore a quello che egli ottiene consumando il prodotto

preferito t*.

- Obiettivo del consumatore: max il proprio surplus U(t, t*) - p, cioè la differenza tra il benessere

(l'utilità) derivante dal consumare un prodotto situato in t e il p da pagare per quel prodotto.

( In altre parole, se il gusto di gelato preferito è il cioccolato, ma il gelato alla stracciatella costa

la metà, potremmo comprare quest'ultimo perché la perdita in termini di utilità è inferiore al

guadagno derivante dall'acquisto del prodotto più conveniente).

Perciò effettuiamo quello che viene definito il migliore acquisto, ossia compriamo il prodotto che

fornisce la migliore combinazione in termini di p e qualità.

- Si potrebbe anche decidere di acquistare il bene esterno, la pizza margherita, se quest'ultima

rappresenta un migliore acquisto, cioè garantisce un maggiore surplus.

à Supponiamo che il surplus derivante dalla pizza margherita (il benessere derivante dal

consumarla meno il suo prezzo) sia k. Allora il consumatore acquisterà un bene differenziato

(piuttosto che un bene esterno) solo se il surplus supera k:

p

max i [U(t, t*) - ] >= k (7.10)

i

(dove l'espressione al primo membro della disequazione è il surplus derivante dal consumo del

tipo di gelato che rappresenta il migliore acquisto e quello al secondo membro è il surplus

derivante dal consumo della pizza margherita).

- Anche nel caso in cui il tipo ideale di gelato per il consumatore viene prodotto (localizzato a t*)

e venduto al prezzo p*, il consumatore lo acquisterà solo se il surplus derivante dal suo consumo

sarà maggiore di k (surplus bene esterno): u - p* > k oppure, esplicitando l'espressione rispetto a

à

p* u – k >= p*. 93

à Di conseguenza il consumatore ha un prezzo di riserva, v = u – k che è il prezzo più elevato che è

disposto a pagare per il tipo preferito di gelato.

Estendendo il ragionamento agli altri tipi di gelato, il consumatore ha un prezzo di riserva, v, per ogni

tipo di prodotto.

- In definitiva, un consumatore acquisterà il bene differenziato, ritenuto migliore acquisto, solo se il

surplus netto derivante dal consumo di questo bene meno il surplus derivante dal consumo del bene

esterno è positivo: p

Max i [v - c │t - t*│- ] >= 0 (7.11)

i

L'Equazione 7.11 si ottiene sottraendo u da entrambi i membri dell'Equazione 7.10, sostituendo

successivamente U (t, t*) con l'Equazione 7.9 e ponendo v = u – k

Il comportamento delle imprese ed equilibrio simmetrico.

- L'equilibrio simmetrico in questo modello dipende da dove sono localizzate le imprese e da come

fissano il prezzo.

- A parità dì altre condizioni, ogni impresa vuole collocarsi il più lontano possibile dai concorrenti più

stretti: più distanti sono gli altri negozi, maggiore è il potere di mercato relativo ai clienti situati

vicino al negozio.

- In seguito al tentativo di posizionarsi il più lontano possibile, i negozi finiscono per essere

equidistanti l'uno dall'altro.

- Essendo equidistanti quale p fa pagare ciascun negozio)?

Salop che una particolare impresa (quella situata.nel punto più basso della circonferenza) faccia pagare

il prezzo p e i suoi due più vicini concorrenti p^, come indicato nella Figura 7.7.

Figura 7.7 Mercato circolare

In che modo il produttore dovrebbe fissare il prezzo p?

La.risposta dipende dal numero di imprese presenti. Consideriamo innanzitutto il caso

a) in cui le imprese siano relativamente poche

b) per passare poi a un mercato con molte più imprese.

La regione di monopolio 94

- Se esistono relativamente poche imprese, esse non sono in concorrenza tra loro per gli stessi

consumatori.

à Ogni impresa è un monopolista locale e vende a tutti i consumatori vicini.

- Ciò significa che ogni monopolista vende solo a quei consumatori che dal consumo del suo tipo di

gelato ricavano un surplus maggiore di quello che otterrebbero consumando la pizza margherita

(bene esterno).

à Consideriamo un consumatore posto a una distanza x = │t - t* │dall'impresa che vende il tipo di

gelato posto in t a un prezzo p.

Egli è disposto ad acquistare quel tipo di gelato solo se il suo surplus è non negativo: v

- cx - p >= 0 (utilizzando l'espressione del surplus dell'Equazione 7.11).

x

Perciò, esplicitando l'espressione rispetto a x, la distanza massima, , alla quale un consumatore può

m

essere posto rispetto a quel tipo t di gelato in modo da comperarlo è:

x m x

Questa distanza viene determinata graficamente nella Figura 7.8°

m

- Maggiore è la distanza, x, tra il tipo di gelato considerato e il tipo preferito dal

consumatore, minore è il surplus netto del consumatore. x

- Quando il tipo di gelato si trova a distanza dalla localizzazione preferita del

m

consumatore, il suo surplus netto derivante dal consumo del tipo i è pari a 0 (il punto in cui la

retta del surplus interseca l'asse delle ascisse), perciò il consumatore è indifferente tra acquistare

o non acquistare. - L'impresa che vende il gelato del tipo t si assicura tutti i consumatori che non

x

si trovano a una distanza superiore a da entrambi i lati della sua posizione.

m

La regione concorrenziale 95

- Se ci sono più imprese, la localizzazione vicina rende le imprese concorrenziali - Nella

scelta del p, ogni impresa dovrà tenere conto del p praticato dai rivali.

- Quando le imprese sono in concorrenza tra loro, un'impresa non si assicura tutti i clienti

che preferiscono il suo tipo di gelato al bene esterno, ma ne perde alcuni a vantaggio dei due

àQuei

rivali più vicini. clienti che sono localizzati nel mercato potenziale di ognuna delle due

imprese vicine (quelli collocati nelle areee di intersezione della figura 7.8b) acquistano da quella

che consente loro di ottenere il surplus netto più elevato.

- Entrambi i concorrenti più vicini all'impresa che stiamo considerando distano 1/n e,

supponiamo, fanno pagare p^.

Quanto vende l'impresa che stiamo considerando se fissa il prezzo a p? Sì assicura tutti i clienti

x x

entro la distanza , dove , è tale che i consumatori ottengono la stessa utilità dal consumo del

c c

tipo di gelato prodotto dall'impresa e da quelli prodotti dai rivali più vicini:

x x

v – c - p = v- c( 1/n - – p^) (7.14)

c c

- il primo membro dell'Equazione 7.14 è l'utilità netta derivante dal consumo del gelato prodotto

dall'impresa selezionata.

- mentre il secondo membro rappresenta l'utilità netta derivante dal consumo del gelato del rivale più

x x

vicino (perché un consumatore che dista dall'impresa considerata dista l/n - dall'impresa, rivale

c c

più vicina). x

- La Figura 7.8b mostra come il limite della regione concorrenziale, , sia determinato dal punto in cui

c

non vi è differenza tra i due beni, in cui l'Equazione 7.14 è uguale per entrambi. Nel punto in cui si

intersecano le rette del surplus netto relativo alle due imprese rivali, per un consumatore è indifferente

acquistare una marca o l'altra.

Tipi di equilibrio nel modello della circonferenza

à

- Se i p sono elevati le regioni di domanda delle imprese non coincidono perché ogni impresa

costituisce un monopolio locale.

à

- Se i p diminuiscono cresce la domanda, le regioni si sovrappongono e inizia la concorrenza tra le

imprese.

- Le regioni di domanda relative al monopolio e alla concorrenza sono indicate nella Figura 7.9.

96

- A prezzi superiori a p^ la regione di domanda è monopolistica

- A prezzi inferiori a p^ l'impresa è in concorrenza con le imprese più vicine.

- Salop dimostra che, quando le imprese hanno MC costanti e CF, esiste un equilibrio di Nash

simmetrico in cui nessuna impresa vuole modificare il proprio p e nessuna impresa aggiuntiva vuole

entrare nel mercato; Ciò significa che tutte le imprese fanno pagare lo stesso prezzo in condizioni di

equilibrio e sono situate a una distanza l/n l'una dall'altra.

- Salop dimostra che, come accade nei modelli del consumatore rappresentativo, nella regione

concorrenziale:

§ àabbiamo

all'aumento dei costi fissi meno imprese in equilibrio, perciò i p salgono e

minore varietà rispetto a quella di equilibrio

§ à

all’aumento del costo marginale fa aumentare il p di un importo uguale (tutti gli

aumenti di costo sono trasferiti ai consumatori), ma la varietà di equilibrio rimane

immutata.

- Nell'angolo della curva di domanda dove il prezzo è p^, nella figura 7.9, però, un aumento sia dei CF

che dei MC (es. per via di un’imposta)

àriduce il numero di imprese (la varietà)

à ma abbassa il prezzo (l'angolo sì sposta verso il basso e a destra).

97

CAPITOLO 8 – STRUTTURA INDUSTRIALE E RISULTATI ECONOMICI

- Le teorie dei mercati concorrenziali e non concorrenziali affermano che, meno concorrenza

si trova di fronte un'impresa, maggiore è il suo potere di mercato (cioè la sua capacità di fissare il p

>

MC

Stuttura-Comportamenti-Risultati economici

- Per molti decenni gli economisti hanno condotto studi di struttura-comportamento-risultati

economici (SCR) per studiare il rapporto tra i risultati economici e la struttura del mercato.

Il tradizionale approccio struttura - comportamenti – risultati economici agli studi di organizzazione

industriale, fu introdotto da Edward Mason:

• il risultato economico del mercatoà rappresenta la capacità del mercato di produrre

benefici per i consumatori (per esempio, un mercato ha buoni risultati se i p = CM).

• La struttura di mercatoàconsiste invece in quei fattori che determinano la concorrenzialità

del mercato (es. numero imprese concorrenti, barriere all’entrata, etc…). La struttura del

mercato è influenzata da fattori come la tecnologia e la D di mercato e a sua volta influisce

à·comportamento

sul risultato economico mediante il o condotta delle imprese.

- L’approccio struttura - comportamento - risultati economici si compone di 3 diverse fasi di

analisi: 1) misurazione dei risultati economici attraverso alcuni indicatori.

2) misurazione della struttura industriale.

3) evidenze empiriche che mettono in relazione i risultati economici con la struttura industriale.

Critiche all’approccio analitico SCR.

- A causa del fatto che la natura di queste correlazioni di solito non viene spiegata in dettaglio,

molti economisti criticano l'approccio SCR in quanto più descrittivo che analitico

- Stiegler (1968) sostiene che gli economisti dovrebbero usare modelli delle teorie

microeconomiche dei prezzi basati sul comportamento della massimizzazione dei profitti.

- Altri hanno suggerito di sostituire il paradigma SCR con analisi che sottolineino il ruolo

della teoria dei giochi (Von neumann e Morgenstern)

1)Misurazioni dei risultati economici

- Due diverse misurazioni riflettono, direttamente o indirettamente, i profitti o il rapporto tra p

e costi, da cui dedurre il grado di concorrenzialità di un'industria.

A)il tasso di rendimento ↓

- Tasso di rendimento è basato sui profitti ricavati per ogni euro di investimento - I profitti

presi in considerazione sono quelli economici e non contabili dati da:

à

Ricavi – Costo opportunità π = R – ( costo del lavoro, costo dei materiali, costo del capitale

(affitti).

Il costo del capitale è pari ai canoni annui d'affitto, se tutto il capitale fisso è in affitto.

Quando i canoni di affitto non sono direttamente disponibili l'economista deve calcolarli

implicitamente prima di calcolare il profitto economico.

à 98

ü Nel calcolo del canone di affitto implicito il capitale fisso dovrebbe essere valutato al costo

di sostituzione, che è il costo di lungo periodo che si deve sostenere per acquistare un bene

di qualità paragonabile.

ü Il canone di affitto deve fornire al proprietario del capitale un certo tasso di rendimento (r)

dopo aver detratta l'ammortamento delle attrezzature (δ).

ü Per tale motivo un canone di affitto (per curo di capitale) può essere espresso sotto forma di

tasso di rendimento realizzato, r, più il tasso di ammortamento, δ.

p p

ü il valore del capitale è K, dove è il prezzo del capitale e K è la quantità di capitale.

k k

Se dunque il canone di affitto è pari a r + δ, il profittò è:

p

π = R – costi del lavoro – costi dei materiali – (r + δ) K

k

- Ne deriva che il tasso di rendimento realizzato è quel valore di r che rende nullo il profitto

economico.

à Ponendo r = 0 e risolvendo rispetto a r l'equazione precedente si ha:

r

Pertanto il tasso di rendimento realizzato è il profitto netto diviso per il valore del capitale fisso,

(dove il profitto netto consiste nei ricavi meno i costi del lavoro meno ì costi dei materiali e meno

l'ammortamento).

Problemi nel calcolo dei tassi di rendimento

-Il calcolo corretto dei tassi di rendimento pone molte difficoltà:

§ il capitale dì solito non viene valutato in modo appropriato perché sì usano definizioni

contabili piuttosto che economiche.

§ solitamente l'ammortamento non viene misurato in modo adeguato.

§ Il terzo problema riguarda la valutazione delle attività di pubblicità e di ricerca e sviluppo

(R&S).

Se un'impresa ha sostenuto spese annuali in pubblicità (di cui ha detratto inizialmente l'intero

costo) e poi non ha effettuato detrazioni negli anni seguenti; il tasso di rendimento ottenuto

sarebbe artificiosamente basso nell'anno iniziale e troppo elevato negli anni successivi.

§ Spesso non si tiene conto dell’inflazione nel calcolo del rendimento.

B)il margine pezzo-costo o Indice di Lerner del potere di mercato.

- Per evitare i problemi connessi al calcolo dei tassi di rendimento, molti economisti utilizzano una

misura diversa della performance, l'indice di Lerner o margine prezzo-costo (p - MC)/p che

rappresenta il potere di mercato di un’impresa. 99

L’indice di Lerner misura infatti il rapporto tra il margine di π unitario (p – MC) e il prezzo p. - Il

margine prezzo-costo per un'impresa che massimizza i profitti è uguale al reciproco con segno

negativo dell'elasticità della domanda al prezzo, ε, dell'impresa (ome abbiamo visto nel Capitolo 4):

L =

Il valore di L è tanto più elevato quanto maggiore è la differenza tra p e MC (potere di mercato). p--

MC I

p e (8.2)

- Nota: Purtroppo, poichè la misura dei MC è raramente disponibile, molti ricercatori utilizzano il

margine prezzo-costo medio variabile invece dell'apposito margine prezzo-costo marginale. - Il

calcolo dell’indice di Lerner presenta qualche difficoltà se dalla singola impresa si passa ad un

intero settore industriale ( con più imprese, con funzioni di costo differenti e valori di MC e di

indice di Lerner). ↓

Imprese Quota di mercato P MC Indice di Lerner

( S)

1 35% 2 1 0,5

2 25% 2 1,2 0,4

3 22% 2 1,4 0,3

4 18% 2 1,5 0,25

Allora l’indice medio del settore sarà:

L = ossia:

Media ponderata degli indici delle singole imprese, utilizzando come pesi le rispettive quote di

mercato.

L = (0,35 * 0,5) + (0,25*0,4) + (0,22 * 0,3) + (0,18 * 0,25) = 0,386

2) Misurazione della struttura del mercato

- Per esaminare in che modo varino i risultati economici al variare della struttura del mercato,

utilizziamo di seguito degli indicatori che esprimono il grado di concorrenzialità di un’industria.

A)Concentrazione industriale

- Nella maggior parte degli studi SCR la variabile strutturale che si mette in rilievo è la

concentrazione industriale.

Quest'ultima si misura di solito in funzione delle quote di mercato di alcune o di tutte le imprese del

settore.

- La variabile più comunemente usata per misurare la struttura del mercato di un'industria è il

rapporto di concentrazione delle prime quattro imprese (C4), che rappresenta la quota delle vendite

realizzata dalle quattro imprese principali dell'industria.

C m

- Punto debole:

§ Arbitrarietà della scelta del numero di imprese

100

§ Possibilità di ottenere risultati opposti per 2 diversi valori di m in 2 diversi settori industriali.

Imprese QM Settore A QM Settore B

1 32% 35%

2 20% 30%

3 20% 13%

4 15% 10%

5 13% 4%

Se sommassimo la QM delle prime 4 imprese il settore B sarebbe più concentrato (QM A = 82 e

QM B = 88); mentre se sommassimo le QM delle prime 5 imprese, il settore A sarebbe più

concentrato ( QM A = 95 e QM B = 92)

- In alternativa, per misurare la concentrazione, sarebbe possibile utilizzare l'indice di

Herfindahl-Hirschman (HHI), che è uguale alla somma del quadrato delle quote di mercato di

ciascuna impresa dell'industria.

H= S 2i

Il valore di H è compreso tra 0 < H < 1. 0 se c’è concentrazione minima e 1 se c’è concentrazione

massima.

L’indice di H è in relazione con l’indice di Lerner. Ossia il potere di mercato e dunque L è tanto

à

maggiore quando: quanto maggiore è H

àquanto minore è l’elasticità della domanda rispetto al prezzo

Problemi comuni alle misure della concentrazione.

- Purtroppo le misure della concentrazione presentano due gravi problemi.

1) Innanzitutto, molti fattori influiscono sulle misure della concentrazione dei venditori. Per

esempio, la profittabilità può influire sul grado di concentrazione di un'industria dato che incentiva

l'entrata. Una delle questioni fondamentali citate nell'introduzione di questo capitolo riguarda la

possibilità che una struttura di mercato meno concorrenziale "determini" profitti più alti. La verifica

dì questa ipotesi è significativa solo se la struttura influenza i profitti, ma non viceversa. In altre

parole, questa teoria dovrebbe essere verificata utilizzando misure esogene della struttura, dove per

esogeno si intende che la struttura viene stabilita prima della profittabilità e che quest'ultima non

influisce su di essa.

2) Il secondo problema è che molte misure dì concentrazione sono distorte a causa dì

definizioni improprie dl mercato.

Il mercato rilevante per un prodotto include tutti i prodotti che influenzano in modo significativo il

prezzo di quel prodotto.

Perché la concentrazione industriale sia un indicatore significativo della performance, l'industria su

cui viene misurata deve riferirsi al mercato rilevante. In caso contrario, la concentrazione di

un'industria non ha implicazioni ai fini della fissazione del prezzo.

B)Barriere all'entrata

- Il fattore strutturale probabilmente più importante nel determinare la performance industriale è la

capacità delle imprese dì entrare nell'industria. 101

- Nei settori con barriere all'entrata sostanziali di lungo periodo, i p si mantengono più elevati

rispetto a quelli concorrenziali.

- Le variabili comunemente usate per approssimare le barriere all'entrata comprendono:

• la dimensione efficiente minima dell'impresa

• l'intensità di pubblicità;

• l'intensità dì capitale,

• e le stime soggettive della difficoltà di entrata in industrie specifiche

- Secondo studi empirici, in assenza di barriere all'entrata o all'uscita di lungo periodo, i tassi di

rendimento nelle industrie dovrebbero essere convergenti.

C)La sindacalizzazione

- sindacati forti possono portare a π < perché crescono i w (salari) e i p proprio a seguito della

crescita dei w.

- Rendendo costosa l’espansione della forza lavoro, i sindacati possono impedire che la

concorrenza all’interno dell’industria faccia aumentare l’output e la diminuzione dei π.

3) Evidenze empiriche sulle relazioni tra struttura industriale e risultati economici.

- Esistono centinaia di studi che tentano di mettere in relazione la struttura con ciascuna delle

principali misure dei risultati economici del mercato.

- una vasta letteratura mostra che il tasso di rendimento per le industrie piu’ concentrate è maggiore.

- I profitti sembrano superiori in industrie con elevata concentrazione e alte barriere all'entrata. -

Innumerevoli analisi empiriche sembrano confermare una relazione causale diretta tra grado di

à

concentrazione (indici di Lerner ed Herfindhal) e potere di mercato.

Si conferma dunque l’ipotesi base del paradigma SCR: elementi esogeni come la concentrazione

(cioè la stuttura del mercato) influenza i risultati economici. Le. prove che presenta sono coerenti

con questa ipotesi.

- Tuttavia studi più recenti sembrano mettere in discussione l’esistenza di un rapporto significativo

tra π, concentrazione e barriere.

Il ruolo delle importazioni – esportazioni.

- Per alcuni paesi dove il commercio internazionale assume particolare rilevanza, i rapporti di

concentrazione possono non essere economicamente significativi quale misura del potere di

mercato se sono fondati unicamente sulla concentrazione interna.

La relativa concorrenza può infatti provenire da imprese situate all'esterno di un dato paese.

Risultati economici e struttura nelle singole industrie.

- Gli studi di SCR si basano su dati cross-section (relativi cioè a più industrie in un dato periodo di

tempo) più che su dati di un'industria particolare nel corso del tempo.

- Una maggiore verifica della solidità del teorema SCR può provenire dall’indagine empirica su

un'industria nel corso del tempo oppure della stessa industria in diverse localizzazioni.

- Questo perché gli studi cross- section presentano 2 grossi problemi:

1) la relazione struttura-risultati economici può non essere valida per tutte le industrie

à gradi di ε della domanda diversi per ogni industria generano un potere di mercato (margine

prezzo costo) differenti in ciascuna di esse.

2) Definizione non adeguata dei rapporto di concentrazione non porta ad alcuna correlazione tra

risultati economici e concentrazione nei diversi mercati. - Qui di seguito analizzeremo due studi

settoriali. ↓ 102

Compagnie aeree.

- In questo settore i costi di entrata in rotte che collegano due città sembrerebbero essere bassi per le

compagnie già operative. Basta infatti far volare un aereo da dove è localizzato attualmente verso

la nuova località di partenza del volo e la nuova destinazione.

- Nonostante l' apparente facilità dì entrata, però, gli studi sul settore del traffico aereo mostrano

immancabilmente che emerge un rapporto stretto tra “concentrazione” (dominio di una rotta da

parte di 1 o più imprese) e risultati economici (tariffe > dei costi)

Ferrovie.

- Nel settore ferroviario vi sono maggiori costi.

Infatti costruire una ferrovia è ormai così costoso che è probabile che un nuovo grande sistema

ferroviario non sarà mai realizzato. Pertanto si può supporre che il numero di concorrenti sia una

variabile completamente esogena ( difficile avere nuovi ingressi). àtariffe

- tuttavia relazione poco significativa tra struttura e risultati economici quasi invariate al

crescere della concentrazione.

Conclusioni.

- Nel complesso gli studi empirici non sembrano confermare sufficientemente la relazione tra

struttura e risultati economici.

- Le possibili spiegazioni riguardano i possibili difetti di cui sono affetti molti studi SCR:

1) Problemi connessi alla raccolta dei dati e alla costruzione degli indici di lerner

e di Herfindhal.

àLe misure della concentrazione e dei risultati economici spesso sono distorte a causa

dell'impropria aggregazione di prodotti diversi tra loro. Poiché la maggior parte delle imprese vende

più di un prodotto, qualsiasi stima dei profitti o dei margini prezzo-costo per un'impresa riflette le

medie relative a prodotti diversi. Per un'impresa che produce prodotti appartenenti a varie industrie

le statistiche aggregate possono essere fuorvianti.

àStudio del rapporto di concentrazione – risultati economici si basa su una presunta relazione

lineare. Per esempio se oltre un certo livello di concentrazione un aumento del rapporto di

concentrazione ha un effetto minore sui risultati economici, il rapporto tra questi ultimi e la

concentrazione può essere rappresentato da una curva a forma di S anziché da una retta.

2) Problemi concettuali.

à i risultati economici vengono riferiti ad effetti generati nel breve periodo, a differenza di quanto

previsto nella costruzione teorica SCR, che è di lungo periodo.

à Problema di molti studi SCR sta nel fatto che le variabili strutturali non sono esogene.

Molti ricercatori, dopo aver trovato un legame tra profitti elevati (o tassi di rendimento elevati o alti

margini prezzo-costo) e elevati rapporti di concentrazione desumono erroneamente che tassi di

concentrazione alti portino a riduzioni del benessere perché "determinano" profitti elevati.

In realtà potrebbe avvenire proprio il contrario, ovvero in mercato profittevoli attirano le imprese più

grandi e efficienti e si determina una maggiore concentrazione (es. piccole imprese acquisite da

grandi imprese. Dunque il successo di un’impresa si spiega non per la concentrazione industriale ma

per la sua capacità di attirare i consumatori (es vende a prezzi piu’ bassi o beni di maggior qualità).

Se la concentrazione non è una misura esogena, una stima del rapporto tra profitti e concentrazione,

che presuppone che la concentrazione influisca sui profitti e non viceversa, porta a quella che viene

definita una distorsione di simultaneità nelle stime.

103

Approccio moderno all’analisi SCR.

- L'originaria teoria S-C-R mirava a stabilire una relazione sistematica fra prezzo e concentrazione;

tuttavia, come abbiamo già rilevato, a essa è possibile muovere molte critiche fra cui — la più

importante - il fatto che, essendo la stessa concentrazione determinata dalle condizioni economiche

del settore, essa non può essere utilizzata per spiegare i risultati economci.

- La relazione tra i 2 indici (L e Herfindhal), che rappresenta la principale formalizzazione teorica

del paradigma SCR non riesce a spiegare il rapporto tra strutture risultati.

- Gli studi empirici non tengono conto, infatti, di possibili relazioni inverse e di un possibile

comportamento strategicodelle imprese.

Questi elementi sembrano spiegare bene gli insufficienti risultati delle verifiche empiriche del

paradigma SCR.

- Da ciò nuove formalizzazioni che tengono conto del ruolo fondamentale della condotta aziendale.

Infatti il fenomeno secondo cui il potere di mercato si riduce all'aumentare del numero di imprese

(paradigma SCR) è confermato solo se si accetta l'ipotesi che le imprese effettuano le loro scelte in

modo non cooperativo.

Infatti a parità di numero di imprese e di ε della domanda, i settori possono infatti registrare un

diverso potere di mercato a causa del diverso grado di collusione fra imprese.

- Si è sviluppato un nuovo approccio che si basa sul paradigma SCR attraverso l’utilizzo di modelli

sistematici di comportamento concorrenziale nei settori industriali.

Il modello di Sutton esamina le implicazioni della dimensione del mercato sulla concorrenza (cioè

una variazione del numero delle imprese porta a > o < concentrazione?).

- La nostra trattazione della teoria di Sutton considererà due casi distinti:

§ à

Ipotesi A il costo di entrata di un'impresa rappresenta un costo esogeno non recuperabile.

In questo caso, ciascuna impresa deve spendere un ammontare fisso F per entrare nel settore

industriale.

§ à

Ipotesi B il costo di entrata di un'impresa rappresenta un costo endogeno non

recuperabile. In questo caso, invece, l'ammontare che un'impresa deve spendere per entrare

nel settore è variabile e deciso dall'impresa nel tentativo di cambiare il livello gradimento del

suo prodotto alterandone alcune caratteristiche.

Ipotesi A.

- Cominciamo dall'analisi di un mercato in cui le imprese producono un prodotto omogeneo (ossia

uno in cui l'unica variabile su cui le imprese possono concorrere è il p e non la qualità). - Costi di

entrata fissi esogeni, non recuperabili; costo marginale, m, costante.

- L’equilibrio finale e le possibili variazioni generate dall’incremento del numero di imprese

(dimensione del mercato) dipendono dal tipo di concorrenza che si assume (dunque in questo

modello è fondamentale il comportamento concorrenziale)

- Per chiarire questo concetto, Sutton considerò tre tipi di concorrenza:

§ à

Il cartello presenta il livello di concorrenza più basso poichè tutte le imprese colludono in

p

modo esplicito per stabilire un prezzo di monopolio .

m

Il profitto totale del cartello, o profitto di monopolio, viene diviso fra un numero n di

imprese. p

Indipendentemente dal numero di imprese n, il prezzo rimane fisso a .

m

Le imprese producono la quantità q di monopolio.

Il profitto di ciascuna impresa diminuisce all'aumentare di n, perché il profitto totale di

monopolio deve essere diviso per un numero sempre maggiore di imprese.

Nel punto di equilibrio n, il profitto totale del cartello tende ad annullarsi.

104


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rxsempre18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Purpura Antonio.

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