Economia industriale
Capitolo 1 – Introduzione all'economia industriale
L'economia industriale si può studiare in vari modi. L'imprinting è anglosassone, ossia Stati Uniti e Gran Bretagna. Si sono contrapposte due scuole, di studiosi di due grandi università americane: la scuola di Harvard, più antica e influenzata da Keynes, con un approccio molto empirico allo studio dei mercati, andava a vedere le aziende, studiava i settori; è l'approccio che seguiremo e la scuola di Chicago, molto legata alla teoria liberista, molto teorica e legata allo studio del sistema industriale legata ai modelli microeconomici della concorrenza.
L'approccio di Harvard
Quando studiamo un sistema industriale ci concentriamo su tre elementi, più due laterali:
- Struttura (che condiziona:
- Comportamenti (che condizionano:
- Risultati economici
Struttura
Punto di partenza è la concentrazione del mercato, ossia la numerosità e la diseguaglianza tra le imprese. È il primo elemento elementare. Primo dato è un numero: calcolare gli indici di concentrazione, il numero di produttori e di acquirenti. Secondo fattore rilevante è la presenza di economie di scala; esiste rapporto diretto: più ci sono economie di scala più il settore è concentrato. Avere economie di scala significa avere un vantaggio competitivo, non avere scala produttiva perché non si ha la dimensione adatta l'impresa è a rischio. Altro elemento sono le barriere all'entrata, come ad esempio i brevetti.
Quarto elemento rilevante della struttura del mercato è la differenziazione del prodotto, oggi uno dei caratteri salienti della produzione industriale, l'individuazione di prodotti sempre nuovi per avere l'approvazione del mercato rispetto ad altri concorrenti. Si hanno ovviamente gradi diversi di differenziazione. Ad esempio, nelle materie prime non c'è molto differenziazione, mentre c'è nei vestiti. È chiaro che la differenziazione del prodotto mette in crisi le economie di scala, si scontra col problema delle economie di scala, che consistono nell'incrementare la produzione di prodotti sempre uguali; se dovesse differenziarli, non si possono fare su catena di montaggio, e quindi aumentano i costi di produzione; o si decide di fare beni omogenei, o si fanno beni differenziati. Con questi elementi si inizia a capire com'è il mercato.
Comportamenti
Sono le politiche di prezzo e le politiche di prodotto. Politiche di prezzo sono quali prezzi fare e in quale segmento collocarsi. La politica di prodotto riguarda la gamma di prodotto che si vuol fare, la pubblicità che si vuol fare. Vi è anche lo studio di fusioni e acquisizioni, che riguarda il comportamento ma riguarda anche la struttura. Studiare poi gli ostacoli all'uscita, che possono essere la vendita dell'impresa, la liquidazione, ma ci sono anche problemi riguardo a beni idiosincratici, focalizzati solo sulla produzione di un bene e quindi difficili da collegare. Ricerca e sviluppo, fondamentale oggi la creazione e l'acquisizione di know-how. Abbiamo poi i comportamenti strategici, intendendo comportamenti anticompetitivi.
Risultati economici
Alla fine di un'analisi andrebbe valutata la performance del settore. Si va a vedere una serie di elementi per vedere se quel settore cresce, decresce o è fermo. Livello di progresso tecnico, la capacità di innovazione, la qualità dei servizi e dei prodotti e l'equità nella distribuzione delle risorse. Questa è la matrice harvardiana, uno schema con cui affrontare lo studio di un settore industriale ed un'impresa.
Indici e concentrazione
I potentati economici non servono i mercati ma si alleano col potere politico e se ne servono. Le azioni di mercato diventano oggetto di negoziato e usufruisce di legislazione favorevole. A questo serve l'antitrust, a combattere gli abusi di potere di mercato. Misurando la concentrazione aziendale misuriamo il potere di mercato. La concentrazione è uno strumento che ci consente di studiare la struttura industriale (ma anche economica) di una nazione, di un'area geografica o anche solo di un'area industriale. Tutto questo avviene attraverso indicatori semplici ma con valore conoscitivo che permette interpretazioni. Parametro principale è costituito dalla numerosità delle imprese e delle unità locali (Un'impresa può avere più unità locali).
Di fatto si contano le imprese e le unità locali. Altri dati sono le dimensioni medie e quanti sono le imprese piccole, medie e grandi. Distribuzioni di imprese dentro i vari settori industriali e le aree geografiche; abbiamo così una fotografia molto precisa del tessuto industriale. Così possiamo avere la concentrazione, e attraverso questi numeri possiamo capire se ci sono o meno economie di scala.
Dei vari tipi di concentrazione abbiamo:
- Concentrazione globale.
- Concentrazione di imprese nella singola industria; all'interno di questo indice si parla di:
- Concentrazione tecnica a livello di unità locale
- Concentrazione economica che misura la concentrazione relativa alle imprese
- Concentrazione finanziaria
- Concentrazione territoriale
Poi abbiamo indicatori dinamici, che mostrano le modifiche nel tempo. La dimensione si misura su vari parametri:
- Il numero degli addetti
- Fatturato
- Quote di mercato
- Valore della produzione
- Capitale reale
Quasi sempre si sottostima la concentrazione reale, perché può essere che un'azienda controlla un'altra nello stesso settore senza che nessuno se ne accorga. Altre volte mancano dati, non sempre si hanno tutte le informazioni (come il valore aggiunto, che è più significativo del fatturato ma difficili da reperire). Avendo i dati si possono fare poi degli indicatori, come [capitale/fatturato] che misura quanto il settore è capital intensive.
Si usano molto spesso dati semplificati, si calcola un indicatore più elementare, l'indice di concentrazione, che misura le variabili delle prime 4/8/12/... imprese. Si può fare sul fatturato, sulla produzione, addetti, valore aggiunto… Altro indicatore che utilizza la stessa base di dati è quante imprese servono per fare l'ottanta per cento degli addetti del settori. Tanto più concentrato è il settore tanto maggiore è il potere di mercato.
La concentrazione territoriale può essere la stessa ma di fatto se il mercato si suddivide in mercati globali il valore diventa diverso. Un dato aggregato di questo tipo può sottovalutare il grado di concentrazione a livello locale. Es: prime 4 imprese hanno il 25% del mercato. Ma questo può essere dovuto a 4 territori in cui ognuno ha il 100%. Altro aspetto sono i sottomercati, il mercato nazionale è diviso in mercati locali, un'impresa può essere presente in un mercato locale e assente in un altro. Tanto più aggregato è un dato tanto meno è significativo.
Si è parlato di due tipi di concentrazione: tecnica ed economica, la prima fa riferimento allo stabilimento (unità locale), la seconda all'impresa, bisogna tener presente anche qua della suddivisione del mercato locale, che possono essere mercati che tra loro non comunicano affatto. Altri aspetto, siamo nella UE, si ragiona a livello nazionale, ma bisognerebbe considerare il mercato europeo.
Il rapporto tra concentrazione e struttura economica ha le seguenti caratteristiche:
- Il grado di concentrazione industriale è inversamente proporzionato alla dimensione del mercato interno.
- Il grado di concentrazione sia a livello locale che nazionale ha un posizionamento correlato alla dimensione degli stabilimento, tanto maggiore è la dimensione delle unità produttive tanto più c'è concentrazione.
- Se si studia la concentrazione a livelli internazionali (confronto tra paesi simili), il livello di concentrazione in alcuni settori tende ad essere simile, non solo il settore di concentrazione, ma anche la graduatoria di concentrazione tende ad essere simile; tutto ciò è legato alle economie di scala; vale anche per i valori assoluti di concentrazione, simili tra paesi. La conclusione è che i settori ad alto livello di concentrazione di un paese tendono ad essere concentrati anche in altri paese, perché presentano caratteristiche simili. La complicazione è che con l'internazionalizzazione, misurare questi indici diventa complicato.
Schema di come si fa un'analisi di settore
- Definire i confini del settore (tipologia della produzione, processi produttivi e suoi confini).
- Cercare i dati (alcuni forniti dall'ISTAT, altri ricavati sul campo).
- Dinamica della domanda, sia nazionale che estera, per capire se il settore è in crescita o in declino (produzione + import – export).
- Struttura del settore (numero di imprese, unità locali, numero di addetti, grado di concentrazione tecnica ed economica).
- Localizzazione geografica delle imprese e delle unità locali e dati di concentrazione locale.
- Struttura finanziaria e modalità di finanziamento (dati ricavati da banche).
- Dati tecnici (economie di scala, tipologia e tecnologia dei macchinari, processi produttivi, grandezza dello stabilimento, capire se fa beni differenziati).
- Grado di integrazione verticale o orizzontale.
- Indicatori di efficienza (capitale/addetto, capitale/prodotto…)
- Processi di diffusione del progresso tecnico (vedere mercato del credito a medio/lungo termine per l'acquisto di macchinari).
- Che tipo di mercato è (monopolio, oligopolio, facilità di entrata, segmentazione).
- Rete distributiva (metodi e canali di distribuzione).
- Metodi di previsione della domanda.
- Politiche pubbliche di sostegno (tutti i paesi attivano politiche di sostegno, vi è tutta una normativa sviluppata armonizzata a livello comunitario).
Capitolo 6 – L'oligopolio cooperativo
È difficile che persone dello stesso mestiere si incontrino, sia pure per far festa e divertirsi, senza che la conversazione finisca in una cospirazione contro i consumatori o in qualche espediente per alzare i prezzi. Adam Smith
Una forma di collusione è l'accordo di fissazione del prezzo (price fixing); non è però la sola ragione che spinge le imprese a colludere. Per un gruppo di oligopolisti, la collusione può rappresentare un modo ovvio di affrontare le incertezze che altrimenti sorgerebbero a causa della loro situazione d'interdipendenza. La cooperazione può essere semplicemente un mezzo per alleggerire la pressione concorrenziale e creare un ambiente competitivo più favorevole attraverso un'azione comune, piuttosto che necessariamente una strategia per massimizzare i profitti congiunti.
Azione collusiva
In regime di oligopolio, caratterizzato da interdipendenza e incertezza, le imprese possono cercare di evitare azioni indipendenti. Le incertezze e i rischi associati all'azione indipendente costituiscono per le imprese un incentivo a partecipare a qualche forma di accordo collusivo. La soluzione collusiva del problema dell'oligopolio è spesso la più ovvia. La collusione elimina le incertezze dell'azione indipendente e riduce le complessità generate dall'interdipendenza: le imprese non devono più fare congetture sulle probabili reazioni dei rivali. Data la grande quantità di forme complesse di collusione, sembra probabile che le forme più deboli di collusione siano ampiamente diffuse.
Collusione tacita è un'espressione spesso usata per descrivere un esito collusivo che non richiede alcun accordo formale e dove non vi è comunicazione diretta tra le imprese. La collusione tacita può svilupparsi attraverso contatti personali, un'etica di gruppo, o atteggiamenti del tipo "vivi e lascia vivere". I contatti personali e sociali tra concorrenti ammorbidiscono i comportamenti antagonistici: non è facile fare una concorrenza spietata a persone con le quali si socializza. Questo senso di appartenenza può essere rafforzato dall'esistenza di associazioni di categoria, riviste di settore, convegni e attività sociali.
Le forme di cooperazione basate su accordi espliciti possono consistere in accordi verbali e scritti. Gli accordi scritti possono essere considerati forme di collusione esplicita, definibili come contratti formali, che stabiliscono diritti e obblighi, sanzioni, ammende e così via.
Le diverse forme di collusione
Esaminiamo ora i diversi modi con cui le aziende promuovono e organizzano la cooperazione tra di loro.
Cartelli
I cartelli sono associazioni di imprese indipendenti appartenenti allo stesso settore, che impongono limiti alla concorrenza. Essi sono spesso collegati all'azione di piccoli gruppi di imprese decisi a sfruttare pienamente il loro potere di mercato. Tuttavia il l'evidenza suggerisce che le imprese aderiscono ai cartelli soprattutto per ragioni di auto-protezione, piuttosto che per sfruttare i clienti finali. Nel complesso, gli accordi tendono a impedire l'entrata di concorrenti o lo sviluppo di nuovi prodotti che potrebbero minacciare la redditività o la sopravvivenza delle imprese dominanti.
Si possono identificare quattro principali categorie in base ai metodi impiegati:
- Cartelli che controllano le condizioni di vendita;
- Cartelli che controllano i costi, i prezzi e i margini di profitto;
- Cartelli che attribuiscono aree territoriali o clienti;
- Cartelli che assegnano ai membri quote fisse della capacità produttiva totale del settore.
Molti cartelli rientrano in più di una di queste classificazioni.
Associazioni di categoria
Una delle funzioni principali delle associazioni di categoria è fornire ai propri membri dati settoriali relativi a vendite, capacità produttiva, occupazione, solvibilità dei clienti, qualità dei prodotti e innovazione. Esse promuovono, inoltre, attività volte a ridurre l'inefficienza e a favorire migliori relazioni con i clienti, i sindacati e il governo. La linea di confine tra forme di cooperazione legali e collusive è spesso soggetta a interpretazioni. Per esempio, misure per standardizzare il prodotto potrebbero essere interpretate sia come una legittima azione per migliorare il prodotto sia come strumento illecito di fissazione del prezzo attraverso la riduzione della capacità delle imprese di scegliere prezzi differenti.
L'open price association, ossia sistemi di rilevazioni dei prezzi, è un metodo con cui i membri di un'associazione informano gli altri membri e gli esterni dei prezzi attuali e futuri. Si considerano le associazioni che applicano questo sistema distinte dalle altre associazioni di categoria, poiché un accordo di rilevazione dei prezzi potrebbe semplicemente coprire una pratica di fissazione concordata del prezzo. Se è previsto un periodo di attesa, gli accordi di open price equivalgono a pratiche di fissazione di attesa, poiché un periodo di attesa consente alle imprese di stabilire un prezzo, nella consapevolezza che i rivali non abbasseranno immediatamente i prezzi a loro volta.
In generale, l'impatto delle associazioni sulla concorrenza è incerto. Se un'associazione di categoria non contribuisce essa stessa a favorire la collusione, può comunque fornire dati utili alla creazione di collusione.
Joint venture, semicollusioni e collusioni patrocinate dallo stato
Una joint venture è un'associazione tra due o più imprese altrimenti in concorrenza tra loro. Nella misura in cui le joint venture ostacolano o distorcono la concorrenza coalizzando gli interessi di diverse imprese, esse sono simili ai cartelli. La Commissione Europea identifica tre principali ragioni per cui le imprese desiderano formare joint venture:
- Combinare le loro risorse in modo tale da aumentare l'efficienza.
- Entrare in un nuovo mercato.
- Sviluppare programmi congiunti di ricerca e sviluppo.
La Commissione conclude che solo l'ultimo punto fornisce giustificazioni convincenti della cooperazione in termini di efficienza. La semicollusione ha luogo nei casi in cui è difficile formulare accordi specifici che coprano tutti gli aspetti del comportamento delle imprese, di conseguenza, può avvenire che le imprese possono optare per colludere in alcune attività e competere in altre. Si ritiene che se la collusione ha luogo nel mercato del prodotto, ma vi è concorrenza in altre aree di attività, le imprese possono peggiorare la loro situazione e i consumatori possono migliorarla.
Nel caso di collusione patrocinata dallo stato, i governi possono sia rispondere alle richieste di un gruppo di produttori sia imporre la partecipazione ad un accordo a imprese riluttanti. La giustificazione di tale comportamento trova origine nella necessità di razionalizzare l'attività di un settore.
Modelli di determinazione del prezzo o della quantità che massimizzano il profitto del cartello
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Altri motivi che spingono alla cooperazione tra imprese
Gestione del rischio e miglioramento della sicurezza
In certi casi, la riduzione del rischio può essere il motivo principale che spinge alla cooperazione. Tale rischio ha doppia natura: nasce dai cambiamenti di gusti dei consumatori e deriva direttamente dalla concorrenza tra produttori. L'impresa potrebbe tentare di sfuggire a questi rischi sviluppando indipendentemente potere di mercato attraverso la differenziazione di prodotto, l'innovazione o l'integrazione. Tuttavia, tutte queste strategie sono costose e incerte. La cooperazione rappresenta un metodo alternativo per ridurre il rischio. Altra possibile fonte di rischio deriva dalla dipendenza dell'impresa da grandi ordinativi che si presentano con scarsa frequenza.
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