ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE
Lezione 22/09/21
INTRO E PROGRAMMA
Il corso ha come obiettivo quello di sensibilizzare la conoscenza del tessuto
economico, cercheremo se la composizione settoriale è rilevante o meno
nell’economia, come si evolvono i settori, come si intersecano, come generano
occupazione.
Negli ultimi 50 anni si ha una predominanza del settore dei servizi rispetto agli
altri settori. Si parla quindi di terziarizzazione dell’economia, a questo
fenomeno segue il fatto che si sente fondamentale il settore della logistica e
della produzione.
Il settore manifatturiero, che sembrava essere meno significativo, durante il
lockdown ha svelato la sua importanza.
Dal secondo dopo guerra si è configurata la struttura economica italiana. Vi
erano dei settori in cui eravamo leader di mercato, come l’informatica e
l’aeronautica. Durante gli anni del boom economica anche la chimica, in
generale tutto ciò che era meccanica, generò molta occupazione. Questi sono
stati settori principali per lo sviluppo che poi si sono configurati in modo
diverso in seguito alla globalizzazione.
L’Italia ha una massima espansione negli anni 90, poi segue una progressiva
discesa, fino ad arrivare ad una situazione in cui si è ricorsi ad un sostegno
pubblico borderline (politica industriale attiva). Si arriva poi alla neonata Ita con
nuova ammissione di capitali pubblici, giudicati dall’Europa ammissibili.
Per comprendere la sequenza logica del programma ricorriamo al paradigma
SCP andiamo a studiare gli elementi che connotano la struttura industriale,
come se facessimo la fotografia del settore industriale, della forma prevalente
del mercati (oligopolio, o meno). Il secondo termine del paradigma attende alle
strategie aziendali, quindi al comportamento adottato dal punto di vista
strategico, con una logica di fondo che è quella di migliorare performance e
sopravvivenza. Analizzeremo a questo proposito le barriere endogene (quindi le
barriere poste dalle aziende per proteggersi). Infine analizzeremo le
performance. Ovviamente le performance influenzano la struttura.
Un altro tema attiene alla struttura, ed è la concentrazione industriale, con tutti
gli indici. Ragioneremo anche sulle determinanti della concentrazione, che si
legano alle barriere endogene rallentate. Le barriere esogene all’entrata non
sono controllate dalle aziende, servono autorizzazioni di carattere normativo e
non sono modificabili dalla singola impresa. Queste barriere connotano la
concentrazione del tessuto industriale.
Dopo di che analizzeremo il comportamento delle aziende che già operano
all’interno di quel settore. Il fine ultimo è analizzare il complesso del settore.
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Tema dell’economia dell’innovazione. L’innovazione genera crescita, secondo
tutti gli economisti. Quindi tematica molto importante. Innovazione come
condotta, quindi come comportamento di un’azienda all’interno del settore
industriale. In un mercato di libera concorrenza, innovare è rischioso e molto
costoso. Quindi in un mercato concentrato le risorse sono maggiori, quindi se in
un mercato ci sono poche imprese è più probabile che aumenti l’innovazione
perché questa ha un potenziale da sfruttare.
Un ultimo passaggio sono le politiche antitrust: politiche mirate ad evitare
concentrazioni industriali anomale che fanno sorgere monopolio, cartelli e
trust.
1.MICROFONDAMENTI DELLE TEORIE INDUSTRIALI
Il paradigma SCP fa capo a Meson e Bain e risale alla chiusura della seconda
guerra mondiale, USA: si acquisisce la consapevolezza che la struttura
settoriale doveva essere indagata nel dettaglio.
La struttura viene definita da:
1. Forme del mercato: concorrenza, concentrazione
2. Numero della distribuzione delle imprese: quante sono le imprese che
operano, se parliamo della distribuzione ragioniamo sulla capacità di fare
fatturato delle aziende. La distribuzione se ci sono 100 imprese con molti
ricavi e le altre 900 sono micro imprese, allora questo significa che la
numerosità è un dato oggettivo, mentre la distribuzione aggiunge
qualcosa in più.
3. Economie di scala: ci colleghiamo al fatto che in alcuni settori
raggiungere certe soglie produttive è vantaggio, tema dell’efficienza
della produzione
4. Barriere (esogene)all’entrata: quanto sono stabili? Sono ad esempio
autorizzazioni da autorità preposte, investimenti necessari per entrare in
un settore.
5. Barriere (esogene) all’uscita: quando vengono fatti investimenti
significativi, uscire da un settore industriale non è semplice.
La condotta, quindi i comportamenti e le strategie operate da imprese che già
sono nel settore. Sono comportamenti che mirano a contrastare potenziali
entranti o anche per incrementare quote di mercato. Le condotte sono barriere
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endogene all’entrata, sono quindi barriere decise dalle imprese già operanti per
rendere meno appetibile l’entrata. È definita da:
6. Differenziazione: si parte da un determinato prodotto e come questo può
essere modificato qualitativamente.
7. Diversificazione: un’impresa che opera in un settore industriale decide di
attivare produzione in un ambito diverso rispetto a quello originario, è
una diversificazione porta sinergie quindi conveniente attivare
produzione di altri beni o servizi. Si pensi alle produzioni di prodotti
stagionali, per evitare che durante l’anno non ci sia produzione, si crea
altro prodotto.
8. Politiche di prezzo: si cerca di capire come un’impresa che già opera,
definisce prezzo (avendo potere) per rendere poco interessante l’ingresso
in un settore di un possibile entrante. Se l’impresa alza il prezzo, questo
fa credere l’appetibilità nell’entrare. Le politiche di prezzo vengono non
solo definite per attrarre consumatori, ma definite anche cercando di
prevenire l’ingresso di altri competitors.
9. Pubblicità
10. Ricerca e sviluppo: principale variabile dell’innovazione
11. Accordi collusivi: sono accordi tra più imprese che definiscono
strategie comune a svantaggio dei consumatori e a vantaggio delle due.
questi accordi sono illegali ,quindi vi sono politiche antitrust che mirano
ad eliminarle.
La performance è risultato finale a cui l’impresa tende, è misurabile attraverso:
12. Profitto (utile): differenza tra ricavi totali e costi totali. Come viene
diviso fra i soci o messo in riserva, questo rileva meno ai nostri fini.
Quando ragioniamo in termini di profitto cerchiamo una differenza
positiva.
13. Fatturato: si ragiona in termini di incassi, considerando questa
come la variabile non depurata dai costi. È un’informazione significativa
in valore assoluto e le analisi di concentrazione industriale sono
strutturate sul fatturato.
14. Indici di bilancio: ROI,ROA,ROSS
15. Occupati: performance della capacità di produrre posti di lavoro. È
interessante confrontare la concentrazione industriale con l’occupazione.
Sulla base della performance, può modificare la struttura con meccanismi di
feedback. È un’analisi sequenziale con caratteristiche dinamiche.
Ora dobbiamo mettere a fuoco la parte di policy, di intervento industriale
quindi parleremo di politica industriale.
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La politica economica industriale ha finalità a livello macro, quindi distribuzione
efficiente delle risorse, evitare fallimenti di mercato e altri principi generali.
È necessario l’intervento pubblico a livello di settore industriale che può essere
intrapreso per:
16. Evitare fallimenti: intervento pubblico di Alitalia, finalizzato a
evitare fallimento di compagnia di bandiera. Scopo di controllare le
inefficienze di mercato
17. Politiche pro-concorrenza: sono interventi a favore della
concorrenza, ad esempio interviene una politica anti-trust. Evitare la
fusione di imprese enormi, altrimenti si rischio di incorrere in un
monopolio.
18. Interventi di regolamentazione sui prezzi: per evitare fissazione di
prezzi di monopolio. Il prezzo di monopolio in generale è certamente più
alto, quindi se c’è un’impresa dominante questa può fissare il prezzo che
vuole. Il policy maker interviene e cerca di contenere quei prezzi.
19. Si sostiene che i mercati più concentrati sono in realtà contendibili
nel lungo periodo: e quindi non vi è necessità di intervento, quindi si
vuole mantenere mercato più fluido e competitivo, anche per favorire
l’innovazione. Possono favorire l’EFFICIENZA DINAMICA che si associa al
tema dell’innovazione, quindi in forme di mercato concentrate è più
probabile l’innovazione. Filosofia liberista.
QUINDI
Alcuni sostengono che l’intervento sia necessario, mentre altri credono che in
una logica di lungo periodo l’economia non è mai statica, quindi anche i settori
che oggi appaiono più concentrati, nel lungo periodo di rivelano contendibili:
quindi sarà possibile entrare in quel mercato anche con ingressi e uscite rapide.
Si scontrano quindi logiche diverse.
In una forma di mercato concentrata, con poche imprese, non è
necessariamente un male. Generalmente le forma di mercato molto
concentrata (monopolista), vi è inefficienza statica e i consumatori sono
danneggiati. Tuttavia nel lungo periodo si nota che in un mercato concentrato
vi sono più risorse, quindi maggiore capacità innovativa chiamata efficienza
dinamica.
2. FORME DI MERCATO E POTERE DI MERCATO
Forme di mercato e potere di mercato definiscono la struttura.
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La teoria neoclassica identifica tre forme di mercato:
1. Concorrenza perfetta
2. Oligopolio
3. Monopolio
L’obiettivo è per tutte la massimizzazione del profitto, quindi non includiamo
associazioni no profit. Nella logica microeconomica il profitto è la differenza tra
ricavi totali e costi totali.
Come capiamo qual è la forma di mercato che caratterizza un settore
industriale? Dobbiamo analizzare degli elementi e associare la forma di
mercato. Gli elementi sono:
a. Numerosità delle imprese: variabile assoluta, info che verrà integrata con
l’analisi della concentrazione.
b. Grado di omogeneità del prodotto: si intende che se alfa impresa e
omega impresa producono bene simile. Se omogeneità oggettiva il bene
è identico. Quindi è quanto il bene è succedaneo ad un altro. Se
omogeneità soggettiva vuol dire che il consumatore ritiene i due beni
molto diversi anche se simili oggettivamente. È insostituibile quel bene?
c. Grado di integrazione strategica tra le imprese: vuol dire le imprese sono
consapevoli della loro numerosità e delle quote di mercato che
detengono, quindi hanno consapevolezza che se adottano una
determinata strategia, questo porterà determinate risposte da parte delle
altre imprese. Per cui le imprese si conoscono sufficientemente bene da
poter prevedere la risposta delle altre imprese che operano. Quindi le
imprese non possono essere molte se no l’interazione viene meno.
L’interazione è tanto più intensa quanto più datato il settore e quanto
meno imprese ci sono.
d. Libertà di entrata e di uscita dal mercato: ciò si riallaccia al fatto delle
barriere esogene all’entrata e all’uscita. Se c’è prima libertà non vi sono
barriere.
e. Conoscenza perfetta: conoscenza condivisa e perfetta di come si produce
bene o servizio, conoscenza del know how produttivo. Come si produce e
come si presenta. Se la conoscenza perfetta cresce, cresce anche la
competitività del mercato. Se il know how è basso e non è condiviso, è
improbabile che la forma di mercato è concorrenziale.
Lezione 24/09/21
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RICAPITOLANDO
Per definire la struttura del settore industriale abbiamo richiamato le principali
forme di mercato, quindi oligopolio, monopolio(vi è un’impresa dominante) e
concorrenza perfetta. L’obiettivo per tutte è la massimizzazione del profitto.
Dopo di che abbiamo definito le caratteristiche per definire la struttura del
mercato. Ora facciamo una sintesi.
Numero Bene Interazion Libertà Know-
imprese omogene e entrata/us how
o strategica cita noto
Si, quindi Si, perché
Concorre Elevato Si No, le non ci sono il bene in
nza (n -> imprese barriere, questione
perfetta infinito) sono troppe mercato è
per dinamico. facilment
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e
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Oligopoli Contenuto Con limiti Si, rilevante Con limiti, questo
o (pochi e perché perché ci
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investimen segreto
ti industrial
e
No, perché No, noto
Monopoli N circa 1 No, perché solamente No, anche solo al
o il bene è un’impresa per uscire monopoli
unico sta
Quindi bisogna analizzare questi cinque elementi: se c’è una maggioranza di
tre elementi riferibili ad una tipologia di mercato, quella sarà la forma di
mercato che connota quel determinato settore industriale.
PRIMA TIPOLOGIA: OTTIMALITA’ DELLA CONCORRENZA PERFETTA
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È la forma di mercato ottimale, con un equilibrio ottimale, nel senso di
efficiente dal punto di vista statico.
1) Si ha efficienza produttiva: dal lato da chi produce (dal lato
dell’offerta), si produce al minor costo possibile. Quindi si è efficienti nella
gestione del processo produttivo
2) Vi è sovranità del consumatore: il consumatore ottiene il
bene/servizio, spendendo meno possibile. Queste due condizioni, insieme
definiscono la tre.
3) Si massimizza il benessere sociale (social welfare): inteso come
somma del surplus del consumatori e surplus dei produttori (profitto). Il
benessere sociale si definisce tramite una somma del surplus dei
consumatori e produttori.
Stiamo collegando un aspetto che attiene al settore produttivo, ma stiamo
associando a questa qual è il risultato finale del funzionamento della politica
industriale di quel settore. Come la forma di mercato riesce a massimizzare il
social welfare? Questa è la domanda.
Partendo dalla logica dell’efficienza statica: questa è rilevante ma noi faremo lo
sforzo di osservare la logica dinamica, seguendo il mutamento di quel settore
industriale .
Sinteticamente possiamo scrivere:
EFFICIENZA STATICA -> MAX SOCIAL WELFARE (SW).
SW=Sc + Sp.
Dove Sc= disponibilità a spendere – spesa effettiva (p*y*)
Sp= ricavi totali (p*y*)- disponibilità a vendere.
Ricordiamo che disponibilità a vendere è funzione di offerta e disponibilità a
spendere è funzione di domanda.
GRAFICAMENTE:
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ORA DOBBIAMO IDENTIFICARE IL SURPLUS DEI CONSUMATORI E IL SURPLUS DEI
PRODUTTORI:
In questa situazione il social welfare sarà dato dal surplus dei consumatori + il
surplus dei produttori, che ovviamente è maggiore di zero.
Tanto più il settore industriale si avvicina alla concorrenza perfetta, tanto più il
social welfare sarà maggiore.
ORA possiamo fare un CONFRONTO FRA CONCORRENZA PERFETTA E
MONOPOLIO, per sapere qual è quella ottimale.
A) CONCORRENZA
Noi sappiamo che la numerosità delle imprese, in concorrenza perfetta n tende
ad infinito, mentre in monopolio n=1.
Noi immaginiamo avere una funzione di domanda del mercato è del tipo p=a-
by, dove (a,b>0). Inoltre CT=c(yi)=0 dove (i=1,…,n).
In CONCORRENZA si vuole massimizzare il profitto, quindi
Max πi=RTi-CTi= pyi-c(yi)= dπi/dyi= p-0=0
Quindi il prezzo a cui vendono le imprese è nullo, o molto basso pc*=0
Se sostituiamo pc*=0 nella funzione di domanda, avremo pc*=0=a-by e quindi
yc*=a/b
E quindi l’equilibrio sarà Ec(a/b,0). La condizione è Ec: p=CM
8 B) MONOPOLIO
Anche qui Maxπ=RT1-CT1=(a-by1)y1-c(y1) e quindi dπ1/dy1=a-2by1=0 e
quindi Y*m= a/2b
La quantità ottimale va sostituita e troviamo pm*=a-b x a/2b= a/2
E quindi l’equilibrio sarà Em(a/2b;a/2). La condizione è Em: RM=CM.
A livello grafico:
Quindi viene definito il social welfare in concorrenza, che è dato da Sc+Sp.
Quindi A+B+C che sono le aree. Però il 100% della ricchezza prodotta è in
capo ai consumatori.
Mentre il social welfare in monopolio è dato da SWm=SC+SP. Quindi A+B. dove
A40% e B 60%.
Quindi se confrontiamo le aree, il social welfare in concorrenza è maggiore del
social welfare in monopolio. Le forme intermedie, con numerosità varia,
faranno si che l’equilibrio di mercato si posizione tra i due equilibri. Se n si
riduce, ci spostiamo verso l’equilibrio di monopolio. Quindi l’efficienza statica è
caratteristica della concorrenza perfetta. Però la numerosità delle imprese è in
grado di spostare l’equilibrio.
Lezione 1/10/2021
RICAOITOLANDO stiamo adottando la logica per cui ci concentriamo su
un’analisi settoriale e quindi consideriamo il paradigma struttura, condotta e
performance. Quindi coglieremo il legame tra le forme di mercato (struttura),
scelte strategiche (condotta) e l’esito in termini di performance, quindi in
termini di profitti o numero di occupati.
La scorsa settimana abbiamo sottolineato il social welfare: in questa
contrapposizione tra concorrenza e monopolio, il social welfare è meglio in
concorrenza ed è la somma tra surplus dei consumatori e surplus dei
produttori. È quindi meglio il mercato meno concentrato, con più players in
termini di social welfare.
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Il surplus dei produttori in monopolio è maggiore che quello in concorrenza.
Quindi se consideriamo la performance che favorisce la crescita economica
dobbiamo cambiare punto di vista.
Siccome profitt
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