Capitolo 1 - Teorie delle imprese
La funzione principale di questo primo capitolo è quella di cercare di estrapolare da ogni teoria che andremo ad analizzare le informazioni più importanti per formulare una teoria propria. Le 3 dimensioni del buon manager secondo gli studiosi americani sono:
- Vision: posizionamento dell’impresa nel proprio contesto competitivo e politico (es. Barilla nel food).
- People: saper gestire le persone.
- Money: capire il valore economico di ciò che si sta producendo.
All’interno di queste 3 dimensioni le imprese si inseriscono con una determinata prospettiva, cioè con un’idea di impresa chiara e definita.
Teoria neoclassica
Ha il pregio di immaginare un sistema che sia in equilibrio automaticamente, basato su 3 fattori: domanda, offerta, prezzo. Fornisce la rappresentazione più compiuta del funzionamento dell’economia di mercato e pertanto ci aspetteremmo che l’analisi dell’impresa vi occupasse un ruolo preminente, ma così non è. L’analisi dell’impresa costituisce una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse e di fatto non esiste nella prospettiva neoclassica alcuna teoria dell’impresa in senso proprio.
- La ricerca di condizioni di equilibrio in situazioni di concorrenza e di disponibilità di informazioni perfette e in assenza di progresso delle tecniche.
- L’ipotesi della razionalità perfetta degli agenti che, per l’impresa, ha come conseguenza l’obiettivo di massimizzare il profitto.
- La preminenza attribuita dall’analisi dello scambio rispetto a quella della produzione.
In questo quadro, l’analisi dell’impresa risulta una questione secondaria in quanto, in un contesto di concorrenza perfetta e in assenza di progresso tecnico, l’impresa ha poca ragion d’essere. Le funzioni dell’impresa sono circoscritte alla trasformazione dei fattori di produzione in prodotti finiti.
Nel modello introduttivo alla teoria dell’impresa neoclassica si ipotizza che:
- Il proprietario dell’impresa coincide con il manager.
- L’obiettivo dell’impresa sia massimizzare i profitti (come differenza tra ricavi e costi).
- I benefici e gli oneri dell’impresa siano completamente espressi dai ricavi e dai costi.
L’impresa neoclassica appare quindi come un agente senza spessore né dimensione, come un agente passivo (impresa autonoma) programmato per applicare meccanicamente le regole della convenienza economica. Non esiste alcuna analisi interna all’impresa quale che sia l’attore economico o la reale condizione organizzativa.
È solo dagli anni trenta che si sviluppa un’autentica teoria dell’impresa. Coase nel 1937 sviluppa il suo contributo essenzialmente rivolto ad affrontare due quesiti fondamentali: perché le imprese esistono? Si individua nelle imperfezioni di mercato la risposta a questo primo quesito. Cioè, servono per governare le imperfezioni del mercato tra domanda e offerta (es. gelato e delle scorte). Un’altra possibile risposta vede nell’impresa uno spazio di produzione e un luogo di creazione di ricchezza e di innovazione e di gestione dei conflitti tra le persone. La natura sociale dell’impresa è alla base della sua costituzione.
Impresa non è razionale: Che cos’è un’impresa e qual è la sua natura? Ragionare su due dimensioni: da un lato l’impresa intesa come un luogo di coordinamento di agenti e dall’altro come luogo di gestione dei conflitti e degli interessi degli agenti stessi. Impresa e mercato, quindi, sono presentati come due forme alternative di coordinamento economico. Secondo Coase le imprese esistono perché le transazioni di mercato sono costose ed esistono tre tipi di costi:
- I costi di scoperta dei prezzi adeguati.
- I costi di negoziazione e di conclusione di contratti separati per ogni transazione.
- I costi legati all’incertezza.
Tali costi possono essere ridotti ma non eliminati. Il ricorso all’impresa comporta:
- I costi di organizzazione.
- I costi di risorse.
- L’aumento dei prezzi degli input.
La scelta tra coordinamento attraverso il mercato e coordinamento attraverso l’impresa si fa a partire dal confronto tra i costi di transazione all’interno del mercato e i costi di organizzazione interna della stessa transazione.
Teoria dei costi di transazione
Concetto di gerarchia: l’azienda che si fa carico di governare tutta la complessità interna e fa rientrare dentro se tutte le logiche del mercato (make, acquisto MP, provvigioni…). Riduce i costi di transazione perché si fa carico della produzione. Il mercato ricompone e aggiusta tutti gli equilibri tra domanda e offerta. Il mercato non consente di regolare le transazioni in modo esclusivo; l’impresa è un’alternativa tanto più efficiente quanto più elevati sono i costi di transazione. Il management deve trovare le soluzioni organizzative più adeguate. L’organizzazione è la risposta al fallimento del mercato come struttura di governo delle transazioni, che si verifica a causa dell’incertezza, della razionalità limitata e dell’opportunismo delle parti.
La progettazione organizzativa si concretizza nella scelta della struttura più efficiente di governo delle transazioni che si producono quando le imprese decidono contrattualmente lo scambio di prodotti o servizi. Il ruolo del management è quello di trovare le forme miste tra mercato e gerarchie con cui organizzare il mercato e articolare le gerarchie.
Teoria delle agenzie
Separa la proprietà dalla gestione. Introduce la gerarchia nei contesti organizzativi, il tema dei ruoli, che apre la strada al management. Per esempio, per fare il prodotto “X” servono 4 processi (a, b, c, d). Per passare da A a B ci sarà una persona incaricata di gestire il processo e un’altra che supervisionerà l’operato del gestore, creando gerarchia. Quando le aziende vengono comandate dalle leve di mercato, non ho più l’oggetto del controllo e non si ha più l’influenza sul mercato, e scompare una parte del processo, eliminando il supervisore che non dovrà più gestire quel processo. Se però esso rimane all’interno dell’azienda si inventerà un nuovo oggetto di controllo creando potenziali conflitti burocratici.
L’impresa non ha un’esistenza vera e propria (è una “finzione legale”). Non essendoci che dei rapporti contrattuali, non ha senso contrapporre i modi di coordinamento interni delle risorse a quelli esterni dell’impresa. Il proprietario dell’impresa dà mandato al manager di esercitare il potere di amministrazione aziendale, cercando di descrivere tale relazione attraverso la metafora del contratto.
I costi di agenzia discendono da tre elementi:
- Spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dal principale per orientare il comportamento dell’agente.
- I costi di obbligazione sostenuti dall’agente, tra i quali rientrano le spese sostenute per evitare che l’agente compia azioni lesive degli interessi del principale e quelle per coprirsi assicurativamente di fronte ai rischi di una condotta non corretta da parte dell’agente.
- La perdita residuale che corrisponde allo scarto, inevitabile, tra il risultato dell’azione dell’agente per conto del principale e il risultato che si sarebbe determinato se la gestione dell’impresa fosse stata condotta dal principale.
Tre fattori caratterizzanti:
- L’impresa non ha un’esistenza vera e propria, ma diversamente dalla teoria neoclassica non è vista come un individuo orientato dai propri obiettivi e pertanto viene meno l’interesse a definirne gli obiettivi stessi o a interrogarsi sulla presunta capacità a massimizzarli.
- Interrogarsi sulle attività da svolgere all’interno o all’esterno dell’impresa e su quali siano i confini dell’impresa ha poco senso. L’unica certezza è costituita dall’esistenza di relazioni contrattuali complesse.
- Non esiste una vera contrapposizione tra impresa e mercato. Non essendoci che dei rapporti contrattuali, non ha senso contrapporre i modi di coordinamento interni delle risorse a quelli esterni all’impresa.
Teoria degli stakeholders
L’impresa è un’entità governata da una razionalità intersoggettiva che si trasforma in base alla capacità di tutti gli attori (interni ed esterni), il cui ruolo è differenziato dalla loro capacità di determinare o condizionare le performance dell’organizzazione. Caratteristica della teoria è di definire verso chi l’impresa è responsabile, prima di preoccuparsi di che cosa sia responsabile. Gli stakeholders sono un gruppo che può influenzare o può essere influenzato dal raggiungimento degli obiettivi dell’impresa; sono quindi tutti coloro che sono portatori di interessi e legittime pretese nelle attività aziendali che vanno oltre i diritti di proprietà.
Due categorie di portatori di interesse:
- Gli stakeholder primari: con essi, l’impresa intrattiene una relazione continua, spesso formalizzata contrattualmente, dalla quale dipende la sua sopravvivenza. È fondamentale per l’impresa agire affinché la relazione con gli stakeholder primari sia quanto più possibile positiva: una loro mancata soddisfazione, che potrebbe condurre anche alla decisione di uscire dal sistema dell’impresa, potrebbe infatti danneggiarne notevolmente l’attività fino a ostacolare la capacità dell’impresa di raggiungere i propri obiettivi.
- Gli stakeholder secondari: la relazione che intercorre tra l’impresa e questo gruppo di stakeholder è invece di carattere indiretto (i mass media, la comunità locale o ancora l’università o i centri di ricerca).
Le due caratteristiche chiave sono la capacità di influenzarne l’attività ed essere portatori di un’aspettativa nei confronti dell’impresa. In ogni caso, l’impresa è vista come un sistema aperto che interagisce quotidianamente con un numero rilevante di attori collettivi o individuali. Ruolo centrale rimane sempre quello dell’imprenditore che deve gestire il rapporto con tutti gli interlocutori. Esempio Ferrero: i suoi stakeholders saranno famiglia, lavoratori, stato, mercato finanziario, fornitori che sperano nella continuità aziendale, concorrenti, clienti che sono decisori con poteri molto forti dati dalla varietà delle scelte che hanno, contrariamente ai mercati che caratterizzavano l’Italia nel passato, cittadini che esprimono una posizione che influenza la strategia dell’impresa così come tutti gli altri stakeholders.
Teoria evoluzionista
L’impresa è un sistema soggetto all’adattamento che attraverso l’apprendimento e la sperimentazione si adatta al suo ambiente. L’esperienza dell’impresa si traduce in un numero di procedure operative standardizzate che, col passare del tempo e col succedersi delle esperienze, si possono trasformare attraverso l’innovazione e l’apprendimento. L’impresa non è un’entità immutabile, è un sistema di regole che si modificano in funzione di nuovi obiettivi. La domanda fondamentale da affrontare per elaborare una teoria dell’impresa è quella della coerenza dell’impresa in termini di composizione e articolazione del portafoglio di attività. Si tratta di:
- Distinguere un’impresa dall’altra.
- Spiegare perché ogni singola impresa si compone di un portafoglio di attività la cui composizione non è aleatoria, bensì risponde a una coerenza interna (perché Barilla produce pasta e prodotti da forno e non automobili).
- Spiegare attraverso quali logiche le imprese evolvono e si trasformano, ossia modificano il portafoglio di attività o l’attività principale più rilevante.
L’impresa è sia il luogo, sia il risultato dell’apprendimento, un comportamento motivato e orientato all’acquisizione di conoscenze in vista di uno scopo. Nella prospettiva evoluzionista, l’apprendimento presenta tre caratteristiche:
- È cumulativo, poiché ciò che di nuovo si apprende poggia su quanto è stato appreso nei precedenti periodi.
- Avviene a livello organizzativo: le competenze individuali sono fondamentali, ma il loro valore dipende dal loro utilizzo in modalità organizzative particolari. L’apprendimento richiede codici condivisi di comunicazione e procedure coordinate.
- È legato alle routine statiche e dinamiche, modelli di interazione che costituiscono delle soluzioni efficaci a dei problemi particolari, asset specifici nei quali si sostanzia la conoscenza generata e che differenziano le imprese costituendo altresì la base delle diverse performance dei concorrenti.
Le routine non sono codificabili, sono tacite e come tali non possono essere trasferite: ne consegue che la capacità d’apprendimento non sia trasferibile. Nella prospettiva evoluzionista, un mercato in cui tutte le imprese sono uguali è inconcepibile, dato che ogni impresa incorpora conoscenze specifiche della propria storia passata (tacite).
Capitolo 2 – Concetto di impresa
L’impresa è un’istituzione economica, un sistema aperto e dinamico che organizza e utilizza le risorse umane e capitali collegati, finalizzati all’ottenimento di prodotti e servizi e alla loro offerta sul mercato. In quanto tale, opera in stretto collegamento con altri sistemi (il mercato e l’ambiente) con i quali deve interagire e dai quali dipendono in parte i suoi comportamenti. Giuridicamente, l’impresa è l’attività economica organizzata dall’imprenditore al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi; imprenditore è colui che organizza tale attività economica.
“Azienda” e “impresa” vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma l’azienda è lo strumento mediante il quale un imprenditore può realizzare le finalità di un’attività d’impresa intese come produzione o scambio di beni e servizi; l’impresa è invece l’attività economica stessa, organizzata per la produzione e lo scambio di beni e servizi.
Impresa = organizzazione economica che, mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge processi di acquisizione e di produzione di beni o servizi, da scambiare con entità esterne al fine di conseguire un reddito, che sia positivo (funzione economica importante). Al centro dell’attività economica c’è il processo di trasformazione delle sue risorse in prodotti e servizi atti al soddisfacimento dei bisogni umani.
Le componenti distintive dell’azienda sono:
- Presenza di un’organizzazione.
- Svolgimento di processi di produzione.
- Relazione di scambio con entità esterne.
- Finalità di produrre reddito.
Parliamo di sistema in quanto esso è costituito da un insieme di parti ciascuna delle quali è deputata a svolgere una determinata funzione per il raggiungimento di un comune risultato, e così è l’impresa, che viene considerata come sistema aperto perché per sopravvivere deve intrattenere continue relazioni che possono presentarsi sotto forma di input (approvvigionamenti di risorse) e output (vendita).
- Socio-tecnico: l’impresa è un sistema sociale all’interno del quale operano risorse umane e tecniche (mezzi di produzione) scarse (caratterizzata da una disponibilità limitata), organizzate e finalizzate al profitto.
- Cognitivo: la vera ricchezza dell’impresa non sarebbe costituita dal suo patrimonio materiale o tangibile ma dalle sue risorse immateriali o intangibili connesse con l’immagine positiva nei confronti dell’ambiente, l’avviamento di mercato, la capacità di produrre innovazioni.
La conoscenza presente in azienda deriva:
- Direttamente da quelle conoscenze accumulate nelle routine organizzative e trasmesse a coloro che fanno parte dell’organizzazione sulla base della logica del learning by doing.
- Indirettamente dalla professionalità di coloro che operano all’interno dell’organizzazione (sapere di coloro che per essa lavorano).
L’impresa, definita come sistema cognitivo, ci porta a spostare l’attenzione dalle risorse materiali a quelle immateriali, come il know-how, ma anche la capacità innovativa o la reputazione che stanno acquisendo sempre più una maggiore importanza (imprese virtuali).
Funzioni istituzionali dell’impresa e teorie sulle finalità imprenditoriali
In base alle sue funzioni istituzionali, l’azienda può definirsi:
- Organizzazione economica: in quanto il suo scopo è il soddisfacimento dei bisogni umani mediante l’utilizzo di risorse non disponibili in natura in misura illimitata.
- Sistema sociale: poiché, mediante gli sforzi dei gruppi sociali operanti al suo interno, essa crea e distribuisce ricchezza, rappresentando così uno strumento per il soddisfacimento delle necessità di chi vi opera. Per il suo funzionamento ha bisogno di forza lavoro, macchinari, cioè deve rivolgersi ai lavoratori, finanziatori, fornitori...
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