L'economia aperta
Oggetto del capitolo
- La presenza del commercio con l’estero e dei movimenti internazionali di capitali modificano profondamente l’operare del sistema economico. Dopo aver preso in esame il funzionamento della bilancia commerciale, vedremo quali cambiamenti occorre apportare al modello IS-LM per tener conto dello scambio di beni e attività tra paesi.
- Considereremo sia il caso di cambi fissi che quello di cambi flessibili, analizzando come muta in conseguenza l’efficacia delle politiche monetarie e fiscali.
La bilancia dei pagamenti e i tassi di cambio
La bilancia dei pagamenti è un prospetto contabile che riassume le transazioni economiche che avvengono in un dato periodo di tempo (di solito un anno) tra i residenti di un dato paese e i residenti degli altri paesi, per brevità denominati non residenti. È considerata residente di un’economia ogni persona fisica o giuridica che, indipendentemente dalla cittadinanza, svolga nel paese considerato la propria principale attività in modo stabile e non in via temporanea. Il concetto di residente non coincide perciò necessariamente con quello di nazionalità: si può conservare la nazionalità italiana e operare stabilmente in un altro paese, nel qual caso si è considerati residenti di quest’ultimo paese (si pensi agli emigrati che hanno mantenuto la nazionalità italiana).
Le transazioni economiche possono avere per oggetto beni, servizi o attività, sia finanziarie che reali. È importante tenere presente che da un punto di vista contabile la bilancia dei pagamenti è sempre in pareggio. Ciò deriva dal fatto che tutte le registrazioni della bilancia dei pagamenti si basano sul principio della partita doppia: ogni transazione dà luogo a due registrazioni di uguale importo ma di segno opposto. Più precisamente, la regola che viene seguita è di attribuire un segno positivo alle esportazioni di beni e servizi e alle transazioni che comportano un aumento delle passività o una riduzione delle attività; di registrare invece con segno negativo i casi opposti. La ragione di questa regola sta in ciò: si registra come credito, con il segno +, ogni transazione che comporta un incasso dal resto del mondo mentre viene registrata come debito, con il segno –, ogni transazione che comporta un pagamento verso il resto del mondo.
Per esempio, l’esportazione di merci o la vendita di obbligazioni nazionali a non residenti vengono registrati a credito (perché comportano un incasso), mentre vengono registrati a debito l’acquisto di servizi esteri o l’acquisto di azioni estere (perché comportano un pagamento). La tabella seguente fornisce alcuni esempi. Ne deriva che la somma algebrica delle registrazioni è sempre pari a zero.
| Bilancia dei pagamenti |
| Esportazioni di beni +100 |
| Riduzione delle passività delle banche italiane (minori depositi) –100 |
| Vendita di obbligazioni +80 |
| Minori passività (minori depositi) –80 |
| Redditi –5 |
| Maggiori passività (maggiori depositi) +5 |
A partire dal 1999 la bilancia dei pagamenti italiana si è adeguata alle metodologie stabilite dalla Banca Centrale Europea e dall’Eurostat, applicando i criteri indicati nella V edizione del “Manuale della bilancia dei pagamenti” del Fondo Monetario Internazionale. Attualmente, perciò, la bilancia dei pagamenti italiana si suddivide in tre sezioni:
- Il conto corrente che include le esportazioni e le importazioni di beni, i servizi (come quelli riguardanti i trasporti e i viaggi all’estero), i redditi (come il pagamento degli interessi sui titoli di stato venduti a non residenti) e i trasferimenti unilaterali (come il pagamento effettuato alle istituzioni della UE);
- Il conto capitale che comprende le acquisizioni e le cessioni di attività intangibili (come brevetti e diritti d’autore) e i trasferimenti unilaterali che riguardano le transazioni su beni capitali (come i contributi per l’acquisto di attrezzature industriali);
- Il conto finanziario in cui vengono registrati i movimenti di capitale distinti in investimenti diretti, investimenti di portafoglio, altri investimenti, derivati e variazioni delle riserve ufficiali.
- La somma di questi conti dovrebbe essere teoricamente nulla per il principio della partita doppia. Di fatto, viene compensata dalla voce “Errori e omissioni”.
La tabella mostra l’andamento della bilancia dei pagamenti italiana per gli anni più recenti.
| Anno | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 |
|---|---|---|---|---|---|
| Conto corrente | -10,0 | -17,4 | -13,1 | -23,4 | -37,9 |
| Merci esportazioni | 267,6 | 263,6 | 283,3 | 299,4 | 331,9 |
| Merci importazioni | 253,5 | 253,7 | 274,5 | 298,9 | 341,5 |
| Servizi esportazioni | 63,8 | 63,4 | 68,2 | 71,9 | 78,4 |
| Servizi importazioni | 66,8 | 65,8 | 67,0 | 72,4 | 79,9 |
| Redditi | -15,4 | -17,8 | -14,8 | -13,6 | -13,6 |
| Trasferimenti unilaterali | -5,6 | -7,1 | -8,3 | -9,8 | -13,3 |
| Conto capitale | -0,1 | 2,3 | 1,7 | 1,0 | 1,9 |
| Attività intangibili | -0,2 | -0,1 | N/A | 0,1 | -0,1 |
| Trasferimenti unilaterali | 0,1 | 2,3 | 1,7 | 0,9 | 2,0 |
| Conto finanziario | 8,5 | 17,3 | 9,0 | 20,8 | 35,5 |
| Investimenti diretti all’estero | -2,7 | 6,5 | -2,0 | -17,6 | -2,3 |
| Investimenti in Italia | 15,5 | 14,5 | 13,5 | 16,0 | 31,2 |
| Investimenti di portafoglio azioni | 16,1 | 3,4 | 26,4 | 43,4 | 54,8 |
| Investimenti di portafoglio titoli di debito | -13,2 | -16,0 | 0,5 | -16,0 | -8,8 |
| Derivati | 29,3 | 19,4 | 25,9 | 59,3 | 63,6 |
| Altri investimenti | -2,7 | -4,8 | 1,8 | 2,3 | -0,4 |
| Variazione delle riserve ufficiali | 1,0 | 13,7 | -19,6 | -8,2 | -17,0 |
| Errori e omissioni | -3,1 | -1,4 | 2,3 | 0,8 | 0,4 |
Come si può controllare dalla tabella, da un punto di vista contabile la bilancia dei pagamenti è sempre in pareggio, ovvero sommando le quattro principali voci si ottiene un saldo nullo. Tuttavia, molto spesso gli economisti parlano di avanzi o disavanzi. Ciò è dovuto al fatto che si guarda a sottosezioni della bilancia dei pagamenti. Ad esempio, se sommiamo il saldo del conto corrente con quello del conto capitale otteniamo per il 2006 un deficit di 36 miliardi, riguardante sostanzialmente le transazioni “reali”. Questo saldo coincide con il saldo delle partite correnti nella vecchia terminologia. Nello stesso anno il conto finanziario ha registrato un avanzo pari a 35.5 miliardi, il che significa che sono affluiti capitali dall’estero per questo importo in seguito a transazioni di natura prevalentemente finanziaria.
Come abbiamo già rilevato, mentre da un punto di vista concettuale la somma di questi due saldi dovrebbe essere nulla, nella realtà essa viene compensata attraverso la posta errori e omissioni: quest’ultima ha registrato nel 2006 un valore di 0.5 miliardi.
Da un altro punto di vista, se sommiamo il conto corrente (CORR), il conto capitale (CAP), la posta errori e omissioni (E&O) e il conto finanziario (F IN), escludendo però da quest’ultimo le variazioni delle riserve ufficiali (ΔRU), vale a dire se effettuiamo la seguente operazione:
- ΔRU ≡ CORR + CAP + E&O + (F IN - ΔRU) = BP
otteniamo ciò che viene denominato il saldo della bilancia dei pagamenti, BP. Il saldo della bilancia dei pagamenti corrisponde cioè alla variazione delle riserve ufficiali cambiata di segno. Se effettuiamo questo calcolo per il 2006, otteniamo -0.4. Ciò significa che se escludiamo l’intervento della Banca Centrale, le transazioni con l’estero hanno comportato un eccesso dei pagamenti sugli incassi per 0.4 miliardi. Si noti come questo corrisponda nella tabella alla variazione delle riserve ufficiali; questa variazione è positiva a segnalare che vi è stata una riduzione delle attività (un minore ammontare di valuta estera detenuta) cui ha corrisposto un “incasso” di valuta interna: di qui, appunto, il segno +.
Il saldo del conto finanziario ci dice come è variata la posizione netta sull’estero dell’Italia. Questa è composta dal complesso delle attività e delle passività nei confronti dell’estero e ci dice qual è la posizione (debitoria o creditoria) dell’Italia. Ad esempio, poiché nel 2006 vi è stato un afflusso netto di capitali dall’estero per 35.5 miliardi, ciò significa che l’Italia ha accresciuto i debiti verso l’estero per quell’importo. A questo vanno però aggiunti gli aggiustamenti, come quelli dovuti alle variazioni del cambio, sulle consistenze iniziali delle attività e delle passività. Nel 2006 questi aggiustamenti hanno provocato un miglioramento di 15.2 miliardi nella posizione debitoria dell’Italia. Tenuto conto della posizione creditoria a fine 2005 pari a 52.1 miliardi, questo ha comportato una posizione debitoria di 72.5 miliardi.
Il tasso di cambio
È possibile distinguere tre misure del tasso di cambio.
Il tasso di cambio nominale bilaterale è il tasso di cambio di cui sentiamo più spesso parlare. Si pensi ad esempio al tasso di cambio euro-dollaro o a quello tra euro e yen. Il tasso di cambio nominale è dato dal numero di unità di valuta (moneta) estera necessarie ad acquistare una unità di moneta nazionale.
Per comprendere questa definizione, supponiamo che occorrano 1.5 dollari per acquistare 1 €.
Così come avviene nello scambio di due beni, possiamo scrivere questa equivalenza nello scambio come uguaglianza di prezzo per quantità tra le due monete: Pₑ × $ = Pₑ$ × €, ovvero come uguaglianza tra il prodotto di quantità di dollari, per il rispettivo prezzo, e quantità di euro, per il rispettivo. La precedente uguaglianza può essere riscritta come Pₑ$ / Pₑ = E.
Entrambi questi rapporti definiscono il tasso di cambio nominale E. Nell’esempio, avremmo E = 1.5.
Data questa definizione del tasso di cambio, per passare da un certo ammontare di valuta nazionale all’equivalente in valuta estera è sufficiente moltiplicare il primo per E. Per esempio, se la moneta nazionale è l’euro e E rappresenta il tasso di cambio tra euro e dollaro, per convertire euro in dollari occorre moltiplicare i dollari per E, o più in generale:
Valuta nazionale × E = Valuta estera
Nell’esempio: 1 € × 1.5 = 1.5 $.
Si noti che così facendo, si moltiplica la valuta nazionale per il suo prezzo in termini di valuta estera. Per un motivo analogo, per convertire valuta estera in valuta nazionale occorre dividere la valuta estera per E:
Valuta estera / E = Valuta nazionale
Nell’esempio, poiché 1/E = 1/1.5 = 0.67, 1 $ / 1.5 = 0.67 €.
Sempre in base a questa definizione del tasso di cambio, un aumento di E deve interpretarsi come un aumento del prezzo della valuta nazionale in termini della moneta estera, vale a dire come un apprezzamento. Allo stesso modo, una riduzione di E significa che la moneta estera è aumentata di valore in termini della valuta nazionale, e viene denominata deprezzamento.
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