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Economia finanziaria - l'economia aperta

Appunti di Economia finanziaria per l'esame del professor Saltari sull'economia aperta. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la bilancia dei pagamenti e i tassi di cambio, il tasso di cambio, la bilancia commerciale e gli effetti di un deprezzamento, la bilancia commerciale e la curva IS, i mercati finanziari in economia aperta,... Vedi di più

Esame di Economia Finanziaria docente Prof. E. Saltari

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ESTRATTO DOCUMENTO

7

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

Nell’esempio, poiché 1/E = 1/1.5 = 0.67

$

1 ÷ ÷

÷ = 1$ = 1 1.5 = 0.67€

1$ €

E

Sempre in base a questa definizione del tasso di cambio, un aumento

deve interpretarsi come un aumento del prezzo della valuta nazio-

E

di

nale in termini della moneta estera, vale a dire come un apprezzamen-

Allo stesso modo, una di significa che la moneta estera è

E

to. riduzione

aumentata di valore in termini della valuta nazionale, e viene denominata

deprezzamento.

Il tasso di cambio reale bilaterale

Molto spesso, però, non siamo interessati al tasso di cambio nominale, al

prezzo relativo delle monete, ma a quello reale, ossia al prezzo relativo dei

beni nazionali in termini di beni esteri. Per ottenere una misura generale

del cambio reale, guardiamo ad un indice di prezzo che riguardi tutti i beni

prodotti, come il deflatore del Sia questo indice di prezzo per i beni

P IL. P ∗

esteri e quello per i beni nazionali. Si noti che è espresso in valuta

P P

estera (dollari) e non possiamo perciò immediatamente confrontarlo con P.

Possiamo farlo però se moltiplichiamo per esprimendolo così in valuta

P E,

estera. Il prezzo relativo dei beni nazionali in termini di beni esteri, il tasso

di cambio reale è così dato da

ε, EP

ε = ∗

P

Un apprezzamento (reale), cioè un aumento di significa che i beni esteri

ε,

sono divenuti meno costosi, ovvero che dobbiamo rinunciare ad una minore

quantità di potere d’acquisto per comprare i beni esteri. Ovvero, un aumento

di significa che i beni nazionali sono divenuti più costosi.

ε

Viceversa, un deprezzamento, una diminuzione di significa che i beni

ε,

nazionali sono divenuti meno costosi rispetto ai beni esteri. Ovvero, con un

deprezzamento i beni esteri divengono più costosi di quelli nazionali.

Ma ora la riduzione di può verificarsi perché è diminuito o anche

ε E

perché, a parità di i nostri prezzi sono cresciuti meno rapidamente di

E,

quelli esteri, se abbiamo cioè avuto una minore inflazione. 8

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

Il tasso di cambio effettivo

Abbiamo finora visto tassi di cambio, nominali o reali, che riguardano solo

due paesi, e che per questo motivo vengono definiti bilaterali. A volte, però,

siamo interessati ad una misura del cambio che riguardi tutti i paesi con la

quale una data economia ha relazioni di scambio. Per ottenere un tasso di

cambio multilaterale o, come anche si dice, effettivo, si costruisce una media

ponderata dei tassi di cambio reali con pesi dati dalle quote di commercio

estero.

5.4 La bilancia commerciale e gli effetti di un

deprezzamento

Il commercio internazionale in beni e servizi rende necessario qualificare il

principio della domanda aggregata. Come sappiamo, questo principio afferma

che è la domanda aggregata a determinare la produzione nazionale. Quando

vi è commercio con l’estero, è necessario distinguere tra la domanda espressa

dai residenti o domanda interna, definita come

domanda interna = C + I + G

dalla domanda rivolta alla produzione di beni nazionali

domanda di beni nazionali = Z = C + I + G + NX

Questa distinzione è necessaria perché la domanda di beni e servizi da

parte dei residenti può rivolgersi a beni prodotti all’estero (C, o possono

I G

contenere beni importati) e d’altra parte esiste una domanda estera di beni

prodotti all’interno (le esportazioni).

Per bilancia commerciale intendiamo il commercio in beni e servizi, e quin-

di sostanzialmente il conto corrente (trascurando i redditi e i trasferimenti

unilaterali). Indicheremo la bilancia commerciale con le esportazioni

NX,

nette, ovvero la differenza tra esportazioni (X) e importazioni (Q/ε)

Q

− (5.1)

NX = X ε

Per comprendere perché le importazioni sono espresse come rapporto tra

le quantità importate e il tasso di cambio reale si ricordi che tutte

Q ε,

queste grandezze sono misurate in termini reali, ovvero in termini di prodotto

interno. Ciò non pone problemi per le esportazioni, che rappresentano una

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e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

parte del prodotto interno. Per quanto riguarda le importazioni, se indica

Q ∗

le quantità importate, il loro valore in termini di valuta estera è e

P Q,

P Q . Dividendo per il livello dei

perciò il loro valore in valuta nazionale è E

prezzi interni, otteniamo il valore delle importazioni in termini di prodotto

∗ Q 1

P Intuitivamente,

interno, e cioè Q = . è il prezzo relativo delle

EP ε ε

perché è il rapporto tra prezzi

importazioni rispetto alle esportazioni ∗

P

1 Quindi,

esteri e prezzi interni (entrambi espressi in valuta estera), = .

ε EP

1 · è il delle importazioni.

Q valore

ε A proposito delle quantità importate ed esportate, faremo le seguenti due

ipotesi:

• le quantità importate aumentano all’aumentare del reddito.

Quando il reddito aumenta, si accrescono le capacità di spesa del settore

privato (famiglie e imprese), spesa che si rivolge in parte all’acquisto

di beni esteri. Naturalmente, questo è vero sia per il paese considerato

che per il resto del mondo. In quest’ultimo caso, un aumento delle

importazioni da parte del resto del mondo implica un aumento delle

esportazioni per il paese considerato. Quindi, dipende positivamente

Q ∗

da , il reddito interno, ed dipende positivamente da , il reddito

Y X Y

del resto del mondo;

• una riduzione del tasso di cambio reale riduce le quantità im-

Infatti, rappresenta

ε

portate e aumenta le quantità esportate. EP

il prezzo relativo delle esportazioni rispetto alle importazioni, È

.

P

plausibile supporre che al diminuire di questo prezzo le quantità espor-

tate aumentino e quelle importate si riducano. Poiché continueremo a

supporre che i prezzi, sia interni che esteri, siano fissi, un aumento di

equivale di fatto ad un aumento di ossia ad un deprezzamento.

ε E,

Queste considerazioni ci inducono a scrivere le esportazioni in funzione

del reddito estero e del tasso di cambio reale

X = X(Y , ε)

+ −

e le quantità importate in funzione del reddito interno e del tasso di

cambio reale Q = Q(Y, ε)

++

dove i segni posti sotto le variabili ci dicono in che modo una variazione

della variabile considerata si ripercuote sulle esportazioni o sulle impor-

10

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

tazioni. In altre parole, ciò significa che un deprezzamento aumenta le

esportazioni e riduce le importazioni.

Supponiamo ora Consideriamo gli effetti di

Y Y

sia che costanti.

un deprezzamento. Si noti che ciò non implica a priori un miglioramento

della bilancia commerciale perché se è vero che per le ipotesi prima fatte le

quantità esportate aumentano e quelle importate diminuiscono, è anche vero

che le importazioni hanno dopo il deprezzamento un prezzo più basso. Non

sappiamo perciò se il rapporto aumenta o diminuisce.

Formalmente, il problema equivale a chiedersi se la derivata della bilancia

commerciale rispetto al tasso di cambio sia negativa o positiva. Derivando

la (5.1) rispetto ad otteniamo

ε, dQ −

ε Q

dNX dX d (Q/ε) dX dε

− − (5.2)

= = 2

dε dε dε dε ε

Definiamo l’elasticità delle esportazioni, , e quella delle importazioni,

η X

, nel seguente modo:

η Q ε ε

dX dQ

− ; η

= = +

η X Q

dε X dε Q

dove si noti il segno meno dell’elasticità delle esportazioni. Il motivo è che

quando diminuisce, si sta riducendo il prezzo delle esportazioni e le espor-

ε

tazioni perciò aumentano. In modo analogo, una diminuzione di implica un

ε

aumento del prezzo delle importazioni, il che comporta una loro diminuzione.

Di qui, il segno posto davanti all’elasticità delle importazioni.

+

Utilizzando queste definizioni, possiamo riscrivere la (5.2) come

µ ¶

dNX X Q Xε

Q

Q −η

−η −

η =

= + + 1 η

X Q X Q

2 2 2

dε ε ε ε ε Q

Concentriamoci ora sugli effetti di un deprezzamento, una riduzione di

Si noti che dire che un deprezzamento migliora la bilancia commerciale

ε. dNX

implica formalmente che (Naturalmente, quanto abbiamo appena

< 0.

detto vale in modo speculare per un apprezzamento: dire che un apprezza-

dNX

mento peggiora la bilancia commerciale significa formalmente che < 0.)

Perciò, la bilancia commerciale migliorerà se il termine in parentesi tonde è

negativo, ovvero

dNX Xε

a seconda che − −

< 0 η η + 1 < 0

X Q

dε Q 11

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

ovvero Xε

1 < η + η

X Q

Q

Possiamo intuitivamente ragionare così. Supponiamo che diminuisca dell’1%,

ε

dε −1%. Allora, le esportazioni variano in termini percentuali di

cioè =

ε dX dε

−η

= = η %

X X

X ε

(si ricordi che −1%) e perciò in livello di

=

ε %

dX = Xη X

Passiamo al valore delle importazioni, La variazione percentuale di

εQ.

d(Q/ε)

questo valore, , è pari alla differenza tra la variazione percentuale

Q/ε

di e della variazione percentuale di la prima è pari mentre la

Q ε: η %,

Q

seconda è pari a all’1%, ragionando in modo analogo a quanto abbiamo fatto

a proposito delle esportazioni. Perciò, in livello il valore delle importazioni è

variato in termini percentuali di ¡ ¢

d(Q/ε) dQ dε dε

− −

= = η 1

Q

Q/ε Q e ε

e quindi in livello di ¡ ¢

− ·

d(Q/ε) = 1 η % Q/ε

Q

La bilancia commerciale è migliorata se la variazione delle esportazioni è

maggiore della variazione del valore delle importazioni, cioè se

¡ ¢

− ·

> 1 η

Xη Q/ε

X Q

ovvero se εX η + η > 1

X Q

Q

che è identica alla condizione prima vista. Questa condizione sulle elasticità,

nota come condizione di Marshall-Lerner.

Essa ha una semplice interpretazione se si parte da una situazione in

cui la bilancia commerciale è in pareggio (X essa afferma che un

= Q/ε):

deprezzamento migliora la bilancia commerciale se esportazioni e importa-

12

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

X ε Q Q/ε NX

1000 1 1000 1000 0

992 = 1002 −

η = 0.8 1005 0.99 992 1005 1002 = 3

Q 0.99

996 = 1006 − −1

η = 0.4 1005 0.99 996 1005 1006 =

Q 0.99

995 = 1005

0.99 995 −

η = 0.5 1005 1005 1005 = 0

Q 0.99

tabella 5.2: La condizione Marshall-Lerner: alcuni esempi

zioni sono poco elastiche rispetto al tasso di cambio. Assumeremo che questa

condizione sia sempre soddisfatta. Negli esempi della tabella 5.2 la bilancia

commerciale è inizialmente in equilibrio, e si ha un deprezzamento

η = 0.5,

X

dell’1%. IS

5.5 La bilancia commerciale e la curva

Abbiamo prima visto che l’andamento della bilancia commerciale dipende,

oltre che dal tasso di cambio, anche dal livello del reddito. Tenendo con-

to di questa dipendenza e assumendo che sia soddisfatta la condizione di

Marshall-Lerner, possiamo rappresentare il saldo della bilancia commerciale

nel seguente modo: − − con

NX = X q Y q ε, 0 < q < 1, q > 0

1 2 1 2

In questa equazione, il saldo della bilancia commerciale:

• il che si manifesta tramite

migliora se aumenta il reddito estero,

un aumento delle esportazioni, Assumeremo che il reddito estero

X.

sia esogeno sicché anche le esportazioni sono esogene;

• assumiamo cioè che sia soddisfatta la con-

ε,

migliora se diminuisce

dizione Marshall-Lerner; perché aumentano le im-

Y

peggiora se aumenta il reddito interno

portazioni. La misura in cui un aumento di reddito si traduce in parte

in un aumento delle importazioni è data dalla propensione marginale

all’importazione, .

q

1 13

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

La figura 5.2 mostra l’andamento del saldo della bilancia commerciale in

funzione del reddito. Si verifica facilmente che un aumento delle esportazioni

o un deprezzamento fanno spostare a destra la retta NX.

figura 5.2

La bilancia commerciale

NX

ε

X-q

2 q

1 Y

NX

Vediamo come cambia in conseguenza l’equilibrio sul mercato dei beni, ov-

vero quale rappresentazione ha la curva in mercato aperto. L’uguaglianza

IS

tra domanda aggregata e offerta aggregata implica:

− − −

Y = C + I + G + NX = A + (c + d )Y d i + X q Y q ε

1 1 2 1 2

e perciò il reddito di equilibrio sul mercato dei beni è

1 − −

(A d i + X q ε)

Y = 2 2

1 (c + d ) + q

1 1 1

− − (5.3)

(A d i + X q ε)

= α E 2 2

1

dove indica il moltiplicatore in presenza di scambi con

α =

E 1−(c +d )+q

1 1 1

l’estero. Si noti che la pendenza della è ora data da

IS

¯

¯¯

di 1

=

¯

dY α d

E 2

IS

ed è maggiore rispetto alla versione senza commercio internazionale perché

il moltiplicatore è minore: una parte dell’aumento della domanda che deriva

14

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

da una diminuzione del tasso d’interesse viene ora assorbita dalla produzione

estera. Si noti ancora che la posizione della dipende ora anche dalle

IS

esportazioni e dal tasso di cambio.

5.6 I mercati finanziari in economia aperta

Abbiamo finora considerato soltanto il commercio internazionale in beni e

servizi. Introduciamo ora anche le transazioni riguardanti le attività finan-

ziarie.

Un’ipotesi frequentemente adottata a proposito dei movimenti di capi-

tale è quella della perfetta mobilità. Se supponiamo che le uniche attività

scambiate nei mercati internazionali siano titoli, allora l’ipotesi di perfetta

mobilità consiste nell’affermare che i titoli interni e quelli esteri sono consi-

derati perfetti sostituti, ossia che si ritiene indifferente trattenere nel proprio

portafoglio titoli interni o esteri. Questa condizione si realizza sostanzial-

mente se le imposte che gravano sui titoli sono uguali nei diversi paesi e se

non vi sono rischi di carattere finanziario (per esempio, di insolvenza) nel

detenere un titolo o l’altro.

In queste circostanze, qualsiasi discrepanza tra i tassi di rendimento in-

terni ed esteri provocherebbe immediati movimenti di capitale verso il titolo

che rende di più riportando all’uguaglianza i tassi di rendimento. Per esem-

pio, se il tasso di rendimento interno superasse quello estero, aumenterebbe

la domanda di titoli sul mercato interno con l’effetto di far salire il prezzo

di questi titoli e di ridurne perciò il rendimento; un processo analogo ma di

segno opposto sui mercati esteri spingerebbe verso l’alto il rendimento del

titolo estero. Ne consegue che con perfetta mobilità dei capitali il tasso di

rendimento interno e quello estero debbono coincidere. Questa condizione

viene denominata assenza di arbitraggio.

Ciò tuttavia implica che i tassi di interesse dei due titoli debbano

non

essere uguali. Il motivo è che ora dobbiamo tener conto del fatto che que-

sti rendimenti sono influenzati anche dalle variazioni attese del cambio.

Per comprendere questo punto, possiamo ragionare in due modi diversi ma

equivalenti. ∗

1. Supponiamo che il titolo interno costi e quello estero ciascuno

P P ,

B B

espressi nelle rispettive valute. Alla scadenza ciascuno dei due titoli

ha un valore finale di una unità monetaria denominata nella valuta

di riferimento. Allora i tassi di interesse sono definiti dalle seguenti

relazioni: ∗ ∗

P (1 + i) = 1euro; P (1 + i ) = 1dollaro

B B 15

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

In altri termini, il tasso di interesse sul titolo interno, che è espresso

nella valuta interna, è il tasso di interesse sul titolo denominato in

i,

valuta estera è Quale dei due titoli è più conveniente? Non possiamo

i .

dirlo finché non specifichiamo le aspettative sui cambi. In una situazio-

ne in cui i cambi sono fissi, è evidentemente più conveniente detenere il

titolo con il tasso di interesse più elevato. Ma se i cambi sono flessibili,

dobbiamo tener conto delle variazioni attese del cambio che possono

produrre delle plusvalenze o delle minusvalenze sul titolo estero.

e

Supponiamo che il cambio sia oggi e che ci si aspetti sarà quando

E E

il titolo verrà a scadenza. Allora il costo del titolo estero espresso in

P 1

B (si ricordi

valuta nazionale è mentre il suo valore finale atteso è e

E E

che occorre dividere per il tasso di cambio per convertire la valuta este-

ra in moneta nazionale). Perciò il suo tasso di rendimento in moneta

nazionale è ∗

P

1 B

− E

e

E E −

= 1

P ∗

e

E P

B B

E

Se i titoli sono considerati perfetti sostituti, essi dovranno fornire lo

stesso rendimento atteso: E − 1= i

e

E P

B

∗ ∗

Tenendo conto del fatto che possiamo riscrivere la

P = 1/ (1 + i ) ,

B

precedente uguaglianza come ∗

E 1 + i

= 1 + i =⇒ =1+ i

e

E

e

E P

B E

cioé ∗

1 + i

e − E

E

1+ E

Prendiamo il logaritmo di ambo i lati di quest’ultima uguaglianza e

usiamo l’approssimazione per cui il logaritmo di è uguale a con

1 + x x

“piccolo”, ' Otteniamo così

x ln (1 + x) x. e −

E E

∗ (5.4)

i = i E 16

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5

Questa espressione ci dice appunto che se i titoli interni ed esteri sono

considerati perfetti sostituti, essi debbono fornire lo stesso rendimen-

to atteso. Se così non fosse, gli investitori acquisterebbero l’attività

che rende di più vendendo quella che rende di meno. Così facendo, essi

farebbero aumentare il prezzo della prima e diminuire il prezzo della se-

conda, riportando in tal modo all’uguaglianza i due rendimenti. Questa

relazione viene anche denominata (perché non tiene

parità scoperta

conto del rischio di cambio) dei tassi di interesse.

2. Supponiamo si disponga di 1 euro. Se lo impieghiamo acquistando titoli

denominati in euro, alla scadenza otterremo euro. Abbiamo

(1 + i)

però un’alternativa: possiamo acquistare titoli denominati in dollari

che fruttano un tasso di interesse Se impieghiamo 1 euro in questo

i .

modo, potremo acquistare unità del titolo estero (si ricordi che per

E

convertire valuta nazionale in valuta estera occorre moltiplicare per il

tasso di cambio). Alla scadenza il titolo estero varrà dollari.

E (1 + i )

e

Se il cambio atteso alla scadenza è ciò significa che il rendimento

E ,

1 ∗ euro. Siccome i due titoli sono considerati

del titolo sarà (1 + i ) E

e

E

perfetti sostituti e gli investitori sono interessati soltanto al rendimento

atteso, dovrà essere 1 ∗

(1 + i ) E

1 + i = e

E

Questa uguaglianza può essere riscritta come

1 + i

1+ i = e

E

E

ovvero come ∗

1 + i

1+ i = e − E

E

1+ E

e prendendo i logaritmi, otteniamo e −

E E

∗ −

i = i E

e − E

E

dove rappresenta il tasso di variazione della valuta nazionale.

E e esso è un tasso di apprezzamento; se negativo,

Se positivo, > E,

E

e rappresenta un tasso di deprezzamento. I rendimenti dei

E < E,

due titoli sono perciò uguali se il tasso di rendimento del titolo in-

17

e. saltari - dispense di macroeconomia - cap.5 ∗

terno, è uguale al tasso di interesse estero, al netto del tasso di

i, i ,

apprezzamento.

5.7 Perfetta mobilità e cambi flessibili

Se vi sono cambi flessibili, la Banca Centrale non interviene e lascia che siano

le modificazioni del tasso di cambio a riportare in equilibrio la bilancia dei

pagamenti; in regime di cambi flessibili la Banca Centrale fissa l’offerta di

moneta ma lascia il cambio libero di fluttuare. Per esaminare l’efficacia della

politica monetaria e di quella fiscale, facciamo uso del sistema di equazioni

composto dalla l’equazione (5.3), dalla e dalla parità dei tassi di

IS, LM

interesse, l’equazione (5.4):

⎧ − −

IS : Y = α (A d i + X q E)

⎪ E 2 2

⎨ −

LM : M = f Y f i

1 2 (5.5)

e

⎪ − E

E

⎩ ∗ −

P arità: i = i E

Come si vede, l’equazione della è rimasta inalterata rispetto alla

LM

versione esaminata in economia chiusa. Il motivo è che, quanto meno nelle

economie con moneta stabile, non vi è ragione per cui si debba detenere

moneta estera per effettuare transazioni all’interno. Le di questo

incognite

sistema sono il tasso d’interesse il reddito e il tasso di cambio Poiché

i, Y E.

ci troviamo in un modello − in cui per ipotesi i prezzi sono fissi,

IS LM

per semplificare abbiamo posto sia il livello dei prezzi interni che quello dei

prezzi esteri uguale all’unità, Ciò ha comportato appunto due

P = P = 1.

semplificazioni: in primo luogo, il tasso di cambio nominale coincide con

quello reale sicché nella compare e non inoltre, nella l’offerta

IS E, ε; LM

reale di moneta è indicata semplicemente con e non

M, M/P.

Esaminiamo ora cosa accade al reddito se si decide di porre in atto una

politica fiscale espansiva, come un aumento della spesa pubblica.

Così come in economia chiusa, un aumento della spesa pubblica, una delle

componenti di provoca un aumento della domanda aggregata e perciò

A,

del reddito; a sua volta, l’aumento del reddito comporta un aumento delle

transazioni, e quindi una maggiore domanda di moneta. A parità di la

M,

conseguenza è un aumento del tasso di interesse. Fin qui tutto è come in

economia chiusa. Questo processo è rappresentato graficamente nella figura

5.2 dallo spostamento in alto della e dal passaggio dell’equilibrio da a

IS V

Il punto è che in economia aperta il processo posto in moto dall’aumento

N.

della spesa pubblica non si ferma qui.

Guardiamo alla parte destra della figura 5.3 dove troviamo rappresentata


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Appunti di Economia finanziaria per l'esame del professor Saltari sull'economia aperta. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la bilancia dei pagamenti e i tassi di cambio, il tasso di cambio, la bilancia commerciale e gli effetti di un deprezzamento, la bilancia commerciale e la curva IS, i mercati finanziari in economia aperta, la perfetta mobilità e i cambi flessibili.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Saltari Enrico.

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