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Che cos'è l'economia industriale e di cosa si occupa

L'economia politica industriale si occupa dell'industria delle imprese; è una caratteristica fortemente applicata, collegata alla realtà. È molto importante perché costruisce una struttura metodologica di pensiero; tuttavia, per poter semplificare, formalizzare, mettere su grafici le varie variabili si è dovuto fare ciò che viene chiamato la parsimonia dell'economia, cioè semplificare molto i comportamenti delle persone e porre degli assiomi, cioè delle verità.

Noi faremo questa operazione, rimuoveremo questi assiomi andando nella realtà, e tenteremo di costruire dei modelli interpretativi della realtà industriale. Rimuovendo questi assiomi i nostri modelli non avranno l'eleganza formale dei modelli classici e non saranno deterministici, ovvero non diranno "se accade questo accade per forza quest'altro"; non saranno completamente relativi, cioè tutto può accadere, ma più data una certa situazione è più vantaggiosa una determinata strategia.

La diversità economica nel mondo reale

Cosa significa: nel mondo esistono le grandi, medie, piccole imprese, di vari comparti e settori, dislocate geograficamente nei comuni più impensabili, e via dicendo; secondo la teoria economica questo non dovrebbe succedere, con le economie di scala dovremmo solo avere delle grandissime imprese concentrare in luoghi straordinariamente accessibili. In parte questo è vero, ma in parte no.

Quindi se noi abbiamo una diversità economica vuol dire che esistono dei contesti, situazioni, per cui un'organizzazione produttiva, una realtà industriale che apparentemente dovrebbe essere più efficiente, è meno efficace, e quindi a volte le piccole imprese possono, per tutta una serie di motivi, essere più competitive; altre volte si fanno acquisizioni non per economie di scala ma per economie di conoscenza, o più semplicemente per potere di mercato, e via dicendo. Cioè il ventaglio di possibilità quando si va ad operare nel mondo reale è enorme.

Assiomi dell'economia classica

Gli economisti più giovani nei quali ci rifacciamo sono, ad esempio, Smith, oltre 200 anni fa; è più utile il pensiero dei classici rivisto con nuove tecnologie, materiali, forme, le global change, ecc., che il pensiero intermedio che tende ad essere molto più storicamente condizionato.

Uno degli assiomi importantissimi è la perfetta razionalità: l'idea che le persone siano perfettamente razionali e agiscano sempre nella perfetta razionalità. La perfetta razionalità però ha senso solo rispetto ad un obiettivo; cambiando l'obiettivo cambia ciò che viene considerato il mio comportamento razionale. Se il mio obiettivo è la massimizzazione del profitto (max pi greco) (altro assioma: massimizzazione del profitto), allora saranno razionali tutti quei comportamenti che ci conducono a raggiungere questo obiettivo (la massimizzazione del profitto). Se invece il nostro obiettivo è l'altruismo, aiutare gli altri, l'uguaglianza, o la riduzione della povertà, saranno "razionali" dei comportamenti che sono opposti a quelli precedentemente considerati razionali.

Non esiste una razionalità pura in senso assoluto; esiste una razionalità rispetto ad un obiettivo. In economia, per non avere troppi tipi di razionalità (che renderebbe impossibile la costruzione di qualsiasi modello) si è scelto che la razionalità perfetta è funzionale all'obiettivo del massimo profitto; si sono aggiunte ulteriori clausole, tra le quali l'homo economicus, cioè che l'uomo agisce al pari di una macchina, ovvero nella sua azione non è viziato da sentimenti, quali la giustizia, l'equità, la rivalsa, la vendetta; tutto ciò che la nostra parte umana, di sentimenti, viene annullata. L'homo economicus è perfettamente razionale.

Esperimento di Parigi

Esperimento di Parigi: alcuni sociologi presero 1000 persone che non si conoscevano, e formarono 500 coppie; dentro ad una cabina misero 100 franchi, e stabilirono delle regole del gioco che tutte e 1000 le persone conoscevano, e quindi erano in una situazione di perfetta informazione (altro assioma). Le regole di questo gioco: la persona A entrava dentro la cabina, entrambe sapevano che c'erano 100 franchi dentro la cabina ed entrambi sapevano le regole del gioco; poteva scegliere la quantità di denaro da prendere; poi entrava la seconda persona, guardava che cosa gli aveva lasciato e in base a quello che gli aveva lasciato aveva due scelte: la prima accettare il gioco, quindi sia la persona A che la persona B tenevano la propria somma, avevano vinto assieme 100 franchi; oppure sanzionare il comportamento di chi lo aveva preceduto, e quindi rifiutare la somma. In quel caso, sia la persona B che la persona A dovevano rendere la somma. Il gioco era fallito.

Cosa ci racconta il nostro modello economico di perfetta razionalità basata sull'opportunismo, o egoismo, dell'homo economicus? Ci racconta che la prima persona che entra, per massimizzare, deve prendere 99 franchi e lasciare 1 franco. Perché non prenderne 50? Ne prendo la metà perché chi mi segue mi può sanzionare, gli lascio una somma adeguata, lui manda a monte il gioco e io ci perdo la somma. In realtà, secondo il paradigma economico, chi entra non può avere sentimenti di giustizia, rivalsa, e quindi se trovo 1 euro non fa il ragionamento "ce n'erano 100, l'altro li ha presi quasi tutti, quindi lo sanziono", perché se facesse così ci rimetterebbe anche il singolo franco rimasto; quando entra la seconda persona questa si trova con una matrice 01, e il comportamento più razionale è prendere il franco rimasto. Perché non prendere tutta la somma, 100 franchi? Perché quando entra la seconda persona si troverebbe 0, e pur non avendo sentimenti di rivalsa, equità, giustizia, si troverebbe in una situazione di preferenza indifferenza, cioè per lui sarebbe completamente uguale mandare a monte il gioco o accettarlo, razionalmente parlando, senza avere sentimenti. Quindi in queste situazioni una persona tira una moneta, se viene testa prende, croce lascia, e quindi noi avremo la probabilità di ½ che il gioco venga portato al suo compimento, e quindi la nostra somma effettiva, presunta, non sono 100 franchi ma 50, perché pesati per la probabilità di ½ che il gioco vada in fallimento. Quindi 99 è la somma maggiore che noi possiamo prendere senza correre questo rischio. Se invece che 100 franchi ce ne sono 10 mila, la nostra scelta sarà 99 mila, se ci sono 1 miliardo noi prendiamo tutto meno un euro, perché comunque la seconda persona che entra dopo di noi avrà 01, quindi sarà, indipendentemente da quella che sarà la somma iniziale che lui conosceva, o una soluzione meno efficiente per lui rifiutare quell'euro rispetto a prenderlo.

Cos'è successo effettivamente in questo esperimento? È successo che le coppie, chi entrava per primo ha preso tra i 50 e 60 franchi, perché si era preso "un premio" per la prima scelta, cioè le persone, nella realtà si comportano diversamente, i sentimenti contano, le reazioni contano; in più, se questo esperimento invece di Parigi lo facciamo in un piccolo paesino, può addirittura aumentare la quantità di persone che prendono 50 anziché 60, se lo facciamo dopo la guerra o dopo un'epidemia dove il senso di solidarietà è molto forte, chi entra per primo può prendere addirittura 40; cambia il risultato questo renderebbe impossibile sviluppare un qualsiasi modello matematico o logico per l'economia, perché le variabili sono infinite, condizionati da moltissime fattori. Invece, mettendo il requisito della perfetta razionalità e dell'homo economicus, la scelta sarà sempre prendo tutto meno 1.

Vantaggi e svantaggi dei modelli economici

Da una parte abbiamo il vantaggio della formalizzazione, abbiamo però lo svantaggio di essere più distanti quando ci caliamo nella realtà; dall'altra abbiamo il vantaggio di poterci calare maggiormente nella realtà, ma lo svantaggio di non avere un modello univoco o deterministico, quindi di dover essere in grado di comprendere e prevedere quell'insieme di variabili, quelle che noi reputiamo più importanti, e prendere delle decisioni che possono essere di volta in volta differenti.

Simon ci racconta, quando parla di massimizzazione soddisfacente, che in realtà non esiste la perfetta razionalità negli individui, perché la capacità di elaborare tutte le possibili variabili per prendere le scelte, quindi la condotta massimizzante, non è in realtà possibile, e quindi le persone ne elaborano solo una parte, in più sono anche condizionate dalle abitudini, quindi raggiungono una soluzione soddisfacente.

Quindi, c'è una razionalità relativa.

Perfetta informazione e asimmetria informativa

Altro assioma c'è la perfetta informazione: questo è un altro assioma importantissimo per i modelli economici: tutti devono sapere tutto di sé stessi e degli altri quando prendono le decisioni. In realtà vedremo che in economia industriale le persone, le imprese, fanno di tutto per tenere stretta l'informazione; Smith ci dice (quando parla di secret of manifactury, segreti della produzione) se un nuovo tintor scopre un nuovo modo per tingere le stoffe assolutamente lo va a diffondere agli altri, mantiene il segreto il più possibile e se riesce lo passa anche alle sue generazioni successive. Per Smith i segreti di produzione sono il motore dell'economia.

L'informazione è un bene prezioso, e può essere utilizzata l'asimmetria informativa a proprio vantaggio (selezione avversa, azzardo morale), quindi quando noi, perché abbiamo l'assicurazione Casco e coperti anche dai danni nostri, guidiamo con più disinvoltura, stiamo meno attenti, tanto se succede un danno paga l'assicurazione, quindi modifichiamo il nostro comportamento, l'azzardo morale, in funzione di una certa dose di informazione. La selezione avversa è quella che Hackerloff mette in luce nel suo articolo sui venditori delle auto, quando noi andiamo a vendere la nostra auto abbiamo tutto il vantaggio a celare dei vizi nascosti della nostra auto, un difetto che non è percepibile con un breve giro con l'auto; un'impresa quando va a chiedere un prestito ad una banca, o una persona, ha tutto il vantaggio a celare delle informazioni che potrebbero in qualche modo inibire questo fido rendendolo più difficile, o dargli, obbligarlo a pagare un tasso d'interesse più alto; e anche vantaggio a fare un'altra cosa, in qualche maniera sovrastimare le parti positive della sua impresa, delle vendite future che deve fare, e via dicendo. Ha quindi tutto il vantaggio ad alterare l'informazione.

Quindi perfetta informazione non c'è, e le imprese fanno di tutto, è uno dei beni più preziosi ad oggi, l'informazione è l'oro nero del futuro, quindi hanno tutto il vantaggio di appropriarsene e non diffonderlo, e quando viene diffusa si ha il vantaggio di diffonderla in maniera distorta, a proprio favore. Motivo per il quale questo assioma nella realtà non c'è.

Altri assiomi economici

Altro assioma: altro assioma è quello che si chiama l'omogeneità del prodotto, cioè i prodotti sono omogenei. Questo nella realtà è un'altra affermazione non vera, anzi, l'opposto. Le imprese fanno di tutto per differenziare il prodotto, è uno dei modi per riuscire ad entrare in determinati mercati, dove sono già presenti degli operatori. Quindi la differenziazione del prodotto è un'altra delle variabili di azione economiche.

Altro assioma: altro assioma importante è la cosiddetta perfetta concorrenza, collegata alla perfetta libertà di entrata ed uscita delle imprese del mercato. In un mercato di perfetta concorrenza, come sappiamo, la curva di offerta è piatta, ed è solo il prezzo che determina la quantità di imprese che vendono allo stesso identico prezzo, perché se un'impresa alza il prezzo tutte le altre imprese entrano su quel mercato e lo abbassano, quindi il prezzo è uguale ai costi media, all'incrocio, l'ottimo tra i costi marginali e i costi medi. Prezzo fissato dove l'imprenditore in realtà non ci guadagna niente, e visto che gli imprenditori devono fare profitto e non gli interessa vendere al prezzo di costo, faranno di tutto per alterare questa situazione; questa situazione si altera in due modi: o con i monopoli e legopoli, o innalzando delle barriere. Quasi tutti i mercati della manifattura e dei servizi hanno grosse barriere all'entrata. Queste barriere unite all'innovazione, unite alla differenziazione dei prodotti, fanno capire perché ci sono macchine che costano 8 mila euro, 12 mila euro, 80 mila euro, ecc.; questo per tanti altri beni. Tanto più le nostre barriere sono alte, tanto più potremo alzare i prezzi senza aver timore che entrino degli operatori sul mercato. Per questo, per mantenere questo assioma della perfetta concorrenza, il paradigma ha stabilito che non esistono barriere all'entrata, e quindi perfetta libertà di entrata ed uscita.

Altro assioma: altro assioma è che la tecnologia è data, cioè non solo è data e conosciuta dagli altri ma è anche perfettamente reversibile. Noi possiamo quindi aumentare o diminuire il nostro impianto senza problemi (6° assioma: reversibilità degli impianti), e inoltre non ci sono economie di scala (altro assioma: assenza di economie di scala).

In realtà non è vero: la tecnologia, come l'informazione, è un bene preziosissimo che le imprese custodiscono in maniera preziosa; sullo stesso mercato combattono tecnologie diverse (abbiamo orologi al quarzo, orologi con movimento automatico, i dischi in vinile, i cd, la musica liquida, ecc.), abbiamo tante tecnologie che combattono sullo stesso mercato, con caratteristiche differenti, quindi con nicchie differenti, con vantaggi e svantaggi differenti.

Infine, non è vero che esiste perfetta reversibilità (degli impianti), cioè ogni volta che noi facciamo un impianto questo impianto ce lo teniamo; quindi se abbiamo organizzato la nostra produzione per fare 100 mila pezzi al giorno, non è che calata la domanda ne faccio 40 mila, senza...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elena_m1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di economia e politica industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Poma Lucio.
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