1. CHE COS’E’ L’ECONOMIA INDUSTRIALE E DI COSA SI OCCUPA
L’economia politica industriale si occupa dell’industria delle imprese; è una caratteristica fortemente applicata, collegata alla
realtà.
È molto importante perché costruisce una struttura metodologica di pensiero; tuttavia, per poter semplificare, formalizzare,
mettere su grafici le varie variabili si è dovuto fare ciò che viene chiamato la parsimonia dell’economia, cioè semplificare molto
i comportamenti delle persone e porre degli assiomi, cioè delle verità.
Noi faremo questa operazione, rimuoveremo questi assiomi andando nella realtà, e tenteremo di costruire dei modelli
interpretativi della realtà industriale. Rimuovendo questi assiomi i nostri modelli non avranno l’eleganza formale dei modelli
classici e non saranno deterministici, ovvero non diranno se accade questo accade per forza quest’altro; non saranno
completamente relativi, cioè tutto può accadere, ma sarà più data una certa situazione è più vantaggiosa una determinata
strategia. Cosa significa: nel mondo esistono le grandi, medie, piccole imprese, di vari comparti e settori, dislocate
geograficamente enei comuni più impensabili, e via dicendo; secondo la teoria economica questo non dovrebbe succedere,
con le economie di scala dovremmo solo avere delle grandissime imprese concentrare in luoghi straordinariamente accessibili;
in parte questo è vero, ma in parte no. Quindi se noi abbiamo una diversità economica vuol dire che esistono dei contesi,
situazioni, per cui un’organizzazione produttiva, una realtà industriale che apparentemente dovrebbe essere più efficiente, è
meno efficace, e quindi a volte le piccole imprese possono, per tuta una serie di motivi, essere più competitive; altre volte si
fanno acquisizioni non per economie di scala ma per economie di conoscenza, o più semplicemente per potere di mercato, e
via dicendo. Cioè il ventaglio di possibilità quando si va ad operare nel mondo reale è enorme.
Gli economisti più giovani nei quali ci rifacciamo sono, ad esempio, Smith, oltre 200 anni fa; è più utile il pensiero dei classici
rivisto con nuove tecnologie, materiali, forme, le global change, ecc., che il pensiero intermedio che tende ad essere molto
più storicamente condizionato.
Uno degli assiomi importantissimi è la perfetta razionalità: l’idea che le persone siano perfettamente razionali e agiscano
sempre nella perfetta razionalità. La perfetta razionalità però ha senso solo rispetto ad un obiettivo; cambiando l’obiettivo
cambia ciò che viene considerato il mio comportamento razionale.
Se il mio obiettivo è la massimizzazione del profitto (max pi greco) (altro assioma: massimizzazione del profitto), allora
saranno razionali tutti quei comportamenti che ci conducono a raggiungere questo obiettivo (la massimizzazione del profitto).
Se invece il nostro obiettivo è l’altruismo, aiutare gli altri, l’uguaglianza, o la riduzione della povertà, saranno “razionali” dei
comportamenti che sono opposti a quelli precedentemente considerati razionali.
Non esiste una razionalità pura in senso assoluto; esiste una razionalità rispetto ad un obiettivo.
In economia, per non avere troppi tipi di razionalità (che renderebbe impossibile la costruzione di qualsiasi modello) si è scelto
che la razionalità perfetta è funzionale all’obiettivo del massimo profitto; si sono aggiunte ulteriori clausole, tra le quali
l’homo economicus, cioè che l’uomo agisce al pari di una macchina, ovvero nella sua azione non è viziato da sentimenti,
quali la giustizia, l’equità, la rivalsa, la vendetta; tutto ciò che la nostra parte umana, di sentimenti, viene annullata.
L’homo economicus è perfettamente razionale.
Esperimento di Parigi: alcuni sociologi presero 1000 persone che non si conoscevano, e formarono 500 coppie; dentro ad una
cabina misero 100 franchi, e stabilirono delle regole del gioco che tutte e 1000 le persone conoscevano, e quindi erano in una
situazione di perfetta informazione (altro assioma). Le regole di questo gioco: la persona A entrava dentro la cabina, entrambe
sapevano che c’erano 100 franchi dentro la cabina ed entrambi sapevano le regole del gioco; poteva scegliere la quantità di
denaro da prendere; poi entrava la seconda persona, guardava che cosa gli aveva lasciato e in base a quello che gli aveva
lasciato aveva due scelte: la prima accettare il gioco, quindi sia la persona A che la persona B tenevano la propria somma,
avevano vinto assieme 100 franchi; oppure sanzionare il comportamento di chi lo aveva preceduto, e quindi rifiutare la
somma. In quel caso, sia la persona B che la persona A dovevano rendere la somma. Il gioco era fallito. Cosa ci racconta il
nostro modello economico di perfetta razionalità basata sull’opportunismo, o egoismo, dell’homo economicus? Ci racconta
che la prima persona che entra, per massimizzare, deve prendere 99 franchi e lasciare 1 franco. Perché non prenderne 50? Ne
prendo la metà perché chi mi segue mi può sanzionare, gli lascio una somma adeguata, lui manda a monte il gioco e io ci perdo
la somma. In realtà, secondo il paradigma economico, chi entra non può avere sentimenti di giustizia, rivalsa, e quindi se trovo
1 euro non fa il ragionamento “ce n’erano 100, l’altro li ha presi quasi tutti, quindi lo sanziono”, perché se facesse cos’ ci
rimetterebbe anche il singolo franco rimasto; quando entra la seconda persona questa si trova con una matrice 01, e il
comportamento più razionale è prendere il franco rimasto. Perché non prendere tutta la somma, 100 franchi? Perché quando
entra la seconda persona si troverebbe 0, e pur non avendo sentimenti di rivalsa, equità, giustizia, si troverebbe in una
situazione di preferenza indifferenza, cioè per lui sarebbe completamente uguale mandare a monte il gioco o accettarlo,
razionalmente parlando, senza avere sentimenti. Quindi in queste situazioni una persona tira una moneta, se viene testa
prende, croce lascia, e quindi noi avremo la probabilità di ½ che il gioco venga portato al suo compimento, e quindi la nostra
somma effettiva, presunta, non sono 100 franchi ma 50, perché pesati per la probabilità di ½ che il gioco vada in fallimento.
Quindi 99 è la somma maggiore che noi possiamo prendere senza correre questo rischio. Se invece che 100 franchi ce ne sono
10 mila, la nostra scelta sarà 99 mila, se ci sono 1 miliardo noi prendiamo tutto meno un euro, perché comunque la seconda
persona che entra dopo di noi avrà 01, quindi sarà, indipendentemente da quella che sarà la somma iniziale che lui conosceva,
o una soluzione meno efficiente per lui rifiutare quell’euro rispetto a prenderlo.
Cos’è successo effettivamente in questo esperimento? È successo che le coppie, chi entrava per primo ha preso tra i 50 e 60
franchi, perché si era preso “un premio” per la prima scelta, cioè le persone, nella realtà si comportano diversamente, i
sentimenti contano, le reazioni contano; in più, se questo esperimento invece di Parigi lo facciamo in un piccolo paesino, può
addirittura aumentare la quantità di persone che prendono 50 anziché 60, se lo facciamo dopo la guerra o dopo un’epidemia
dove il senso di solidarietà è molto forte, chi entra per primo può prendere addirittura 40; cambia il risultato questo
renderebbe impossibile sviluppare un qualsiasi modello matematico o logico per l’economia, perché le variabili sono infinite,
condizionati da moltissime fattori. Invece, mettendo il requisito della perfetta razionalità e dell’homo economicus, la scelta
sarà sempre prendo tutto meno 1.
Da una parte abbiamo il vantaggio della formalizzazione, abbiamo però lo svantaggio di essere più distanti quando ci caliamo
nella realtà; dall’altra abbiamo il vantaggio di poterci calare maggiormente nella realtà, ma lo svantaggio di non avere un
modello univoco o deterministico, quindi di dover essere in grado di comprendere e prevedere quell’insieme di variabili, quelle
che noi reputiamo più importanti, e prendere delle decisioni che possono essere di volta in volta differenti.
Simon ci racconta, quando parla di massimizzazione soddisfacente, che in realtà non esiste la perfetta razionalità negli
individui, perché la capacità di elaborare tutte le possibili variabili per prendere le scelte, quindi la condotta massimizzante,
non è in realtà possibile, e quindi le persone ne elaborano solo una parte, in più sono anche condizionate dalle abitudini,
quindi raggiungono una soluzione soddisfacente.
Quindi, c’è una razionalità relativa.
Altro assioma c’è la perfetta informazione: questo è un altro assioma importantissimo per i modelli economici: tutti devono
à
sapere tuto di sé stessi e degli altri quando prendono le decisioni. In realtà vedremo che in economia industriale le persone,
le imprese, fano di tutto per tenere stretta l’informazione; Smith ci dice (quando parla di secret of manifactury, segreti della
produzione) se un nuovo tintor scopre un nuovo modo per tingere le stoffe assolutamente lo va aa diffondere agli altri,
mantiene il segreto il più possibile e se riesce lo passa anche alle sue generazioni successive. Per Smith i segreti di produzione
sono il motore dell’economia.
L’informazione è un bene prezioso, e può essere utilizzata l’asimmetria informativa a proprio vantaggio (selezione avversa,
azzardo morale), quindi quando noi, perché abbiamo l’assicurazione Casco e coperti anche dai danni nostri, guidiamo con più
disinvoltura, stiamo meno attenti, tanto se succede un danno paga l’assicurazione, quindi modifichiamo il nostro
comportamento, l’azzardo morale, in funzione di una certa dose di informazione. La selezione avversa è quella che Hackerloff
mette in luce nel suo articolo sui venditori delle auto, quando noi andiamo a vendere la nostra auto abbiamo tutto il vantaggio
a celare dei vizi nascosti della nostra auto, un difetto che non è percepibile con un breve giro con l’auto; un’impresa quando
va a chiedere un prestito ad una banca, o una persona, a tutto il vantaggio a celare delle informazioni che potrebbero in
qualche modo inibire questo fido rendendolo più difficile, o dargli, obbligarlo a pagare un tasso d’interesse più alto; e anche
vantaggio a fare un’altra cosa, in qualche maniera sovrastimare le parti positive della sua impresa, delle vendite future che
deve fare, e via dicendo. Ha quindi tutto il vantaggio ad alterare l’informazione.
Quindi perfetta informazione non c’è, e le imprese fanno di tutto, è uno dei beni più preziosi ad oggi, l’informazione è l’oro
nero del futuro, quindi hanno tutto il vantaggio di appropriarsene e non diffonderlo, e quando viene diffusa si ha il vantaggio
di diffonderla in maniera distorta, a proprio favore. Motivo per il quale questo assioma nella realtà non c’è.
Altro assioma: altro assioma è quello che si chiama l’omogeneità del prodotto, cioè i prodotti sono omogenei. Questo nella
realtà è un’altra affermazione non vera, anzi, l’opposto. Le imprese fanno di tutto per differenziare il prodotto, è uno dei modi
per riuscire ad entrare in determinati mercati, dove sono già presenti degli operatori. Quindi la differenziazione del prodotto
è un’altra delle variabili di azione economiche.
Altro assioma: altro assioma importante è la cosiddetta perfetta concorrenza, collegata alla perfetta libertà di entrata ed
uscita delle imprese del mercato. In un mercato di perfetta concorrenza, come sappiamo, la curva di offerta è piatta, ed è
solo il prezzo che determina la quantità di imprese che vendono allo stesso identico prezzo, perché se un’impresa alza il prezzo
tutte le altre imprese entrano su quel mercato e lo abbassano, quindi il prezzo è uguale ai costi media, all’incrocio, l’ottimo
tra i costi marginali e i costi medi. Prezzo fissato dove l’imprenditore in realtà non ci guadagna niente, e visto che gli
imprenditori devono fare profitto e non gli interessa vendere al prezzo di costo, faranno di tutto per alterare questa situazione;
questa situazione si altera in due modi: o con i monopoli e legopoli, o innalzando delle barriere. Quasi tutti i mercati della
manifattura e dei servizi hanno grosse barriere all’entrata. Queste barriere unite all’innovazione, unite alla differenziazione
dei prodotti, fanno capire perché ci sono macchine che costano 8 mila euro, 12 mila euro, 80 mila euro, ecc.; questo per tanti
altri beni. Tanto più le nostre barriere sono alte, tanto più potremo alzare i prezzi senza aver timore che entrino degli operatori
sul mercato. Per questo, per mantenere questo assioma della perfetta concorrenza, il paradigma ha stabilito che non esistono
barriere all’entrata, e quindi perfetta libertà di entrata ed uscita.
Altro assioma: altro assioma è che la tecnologia è data, cioè non solo è data e conosciuta dagli altri ma è anche perfettamente
reversibile. Noi possiamo quindi aumentare o diminuire il nostro impianto senza problemi (6° assioma: reversibilità degli
impianti), e inoltre non ci sono economie di scala (altro assioma: assenza di economie di scala).
In realtà non è vero: la tecnologia, come l’informazione, è un bene preziosissimo che le imprese custodiscono in maniera
preziosa; sullo stesso mercato combattono tecnologie diverse (abbiamo orologi al quarzo, orologi con movimento automatico,
i dischi in vinile, i cd, la musica liquida, ecc.), abbiamo tante tecnologie che combattono sullo stesso mercato, con
caratteristiche differenti, quindi con nicchie differenti, con vantaggi e svantaggi differenti.
Infine, non è vero che esiste perfetta reversibilità (degli impianti), cioè ogni volta che noi facciamo un impianto questo
impianto ce lo teniamo; quindi se abbiamo organizzato la nostra produzione per fare 100 mila pezzi al giorno, non è che calata
la domanda ne faccio 40 mila, senza perdere niente, quindi che ci possiamo spostare nella curva di produzione tranquillamente
non è assolutamente vero; questo riguarda i costi sun, i costi fissi, fissati, che determinano le strategie e i comportamenti.
Quindi questi assiomi ci hanno consegnato uno schema di pensiero, ciò che viene chiamato economia normativa, uno schema
di pensiero libero e pulito.
Bisogna ricostruire questo schema di pensiero per affrontare quello che accade nella realtà. Il primo passo è partire dalla
divisione del lavoro. ADAM SMITH
LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI
La prima tematica che ci serve per poi comprendere la dinamica delle imprese è la divisione del lavoro.
Facciamo questo utilizzando Smith: egli scrive “La ricchezza delle nazioni” nel 1776 (da lì inizia l’economia politica, il manifesto
ADAM SMITH
più importante). LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI
“La ricchezza delle nazioni” è formato da più libri; partiamo dal primo capitolo, “la divisione del lavoro”.
[CAPITOLO I La divisione del lavoro]
ADAM SMITH
Sembra che il grandissimo progresso della capacità produttiva del
LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI
lavoro e la maggiore abilità, destrezza e avvedutezza con le quali esso è
[CAPITOLO I La divisione del lavoro]
Sembra che il grandissimo progresso della capacità produttiva del
ovunque diretto o impiegato siano stati effetti della divisione del lavoro.
lavoro e la maggiore abilità, destrezza e avvedutezza con le quali esso è
[p.79]. (...) Inoltre questa separazione (divisione del lavoro e delle mansioni
Quindi, la divisione del lavoro determina grandissimo progresso nella capacità produttiva, aumenta la produttività.
ovunque diretto o impiegato siano stati effetti della divisione del lavoro.
n.d.r.) è generalmente portata al massimo nei paesi che godono del più
[CAPITOLO I La divisione del lavoro]
[p.79]. (...) Inoltre questa separazione (divisione del lavoro e delle mansioni
elevato grado di industria e di progresso.... [p.82]. (...) E’ la grande
Sembra che il grandissimo progresso della capacità produttiva del
n.d.r.) è generalmente portata al massimo nei paesi che godono del più
moltiplicazione delle produzioni di tutte le differenti arti, in conseguenza
lavoro e la maggiore abilità, destrezza e avvedutezza con le quali esso è
elevato grado di industria e di progresso.... [p.82]. (...) E’ la grande
della divisione del lavoro, a dar luogo, in una società ben governata, a
ovunque diretto o impiegato siano stati effetti della divisione del lavoro.
moltiplicazione delle produzioni di tutte le differenti arti, in conseguenza
quell’universale opulenza che si estende sino alle classi sociali più basse.
[p.79]. (...) Inoltre questa separazione (divisione del lavoro e delle mansioni
della divisione del lavoro, a dar luogo, in una società ben governata, a
[88].
n.d.r.) è generalmente portata al massimo nei paesi che godono del più
quell’universale opulenza che si estende sino alle classi sociali più basse.
elevato grado di industria e di progresso.... [p.82]. (...) E’ la grande
[88].
moltiplicazione delle produzioni di tutte le differenti arti, in conseguenza
Quindi: divisione del lavoro = progresso; progresso = produttività; produttività = ricchezza; se le nazioni vogliono essere ricche,
devono avere la divisione del lavoro. Ma cosa significa la divisione del lavoro, e perché questa ci porta del vantaggio?
Prendiamo dunque un esempio da una manifattura di scarsa
della divisione del lavoro, a dar luogo, in una società ben governata, a
importanz
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Economia Politica 1 - 1 Parziale
-
Economia e politica delle risorse umane Parte 1
-
Ragioneria - modulo 1
-
Economia e politica industriale - Prove d'esame - Parte 1