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lezione 30 marzo 2020

ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE – COSA STUDIA E DI COSA SI OCCUPA

Economia e politica industriale significa banalmente: economia industriale + politica industriale.

Vediamo alcune considerazioni.

Oggetto di analisi: in primis l’industria; qui offriamo una lettura descrittiva, cerchiamo di comprendere cosa sia l’industria

descrivendone le componenti centrali: le imprese, le reti e sistemi di imprese, le filiere produttive, i settori e i mercati.

Con questa analisi descrittiva (detta anche positiva) cerco di fare una fotografia dell’oggetto della mia analisi, cerco di

fotografare al tempo t la realtà che intendo studiare; sto cercando di offrire un’analisi statica dell’industria di natura

descrittiva.

L’economia politica industriale è anche analisi della politica industriale; quindi studio anche le azioni dei governi sull’industria.

Anche in questo caso, in una prima fase rimango in una prospettiva di analisi descrittiva, nel senso che cerco di capire meglio

possibile sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista delle analisi delle pratiche dei governi, che cosa i governi fanno per

incoraggiare, difendere, far crescere la propria industria.

Al tempo stesso entro in una fase in cui mi preoccupo non solo di descrivere l’esistente, ma studio l’industria, studio le azioni

dei governi, immaginandomi che questa mia analisi descrittiva debba avere poi un impatto di natura normativa su quello che

potrebbero fare i governi, su quello che potrebbe fare la politica industriale, per modificare l’oggetto della nostra attenzione,

quindi ad esempio le dinamiche di crescita industriale di un paese o di una regione.

In questa prospettiva quindi da un lato affronto l’oggetto di questa disciplina attraverso un’analisi descrittiva di cos’è

l’industria, cosa sono le imprese, di come è organizzata la produzione, descrivendo comportamenti al tempo t, cioè offrendo

una fotografia dell’esistente, ma in quella fotografia cerco anche di capire meglio possibile come i governi agiscono in questo

campo, come intervengono, quali sono le loro politiche industriali.

Rimango in questa prima prospettiva in un’ottica descrittiva e statica; un esempio: cos’è l’industria italiana oggi e quali sono

gli interventi che il governo italiano promuove per promuovere l’industria del nostro paese.

Al tempo stesso, ricerco sempre in termini descrittivi un’analisi dinamica e quindi studio nel tempo come l’industria del mio

paese cambia e come nel tempo il governo (ad esempio del nostro paese) ha incoraggiato, difeso, ha cercato di promuovere

l’industria del nostro paese.

Quindi analisi descrittiva che passa dall’essere un’analisi statica e diventa un’analisi dinamica perché affronta lo studio sia

dell’industria sia delle politiche industriali nel medio e lungo periodo.

Questo tipo di analisi affronta anche la storia dell’industria italiana, ad esempio, e la storia delle politiche industriali del nostro

paese.

C’è un ulteriore passaggio, che sposta l’attenzione da un’analisi semplicemente descrittiva della realtà industriale e della realtà

delle politiche industriali (per esempio di un paese come l’Italia) adottando una prospettiva invece prescrittiva, cioè studio

quello che vedo, ad esempio studio l’industria nel mio paese, con l’idea che questa analisi mi debba suggerire ipotesi di

intervento, e quindi studio l’industria perché poi voglio cercare di capire come eventualmente intervenire su questa mia realtà,

per rendere ad esempio più innovativa, competitiva, più forte, ecc., l’oggetto della mia attenzione (es. l’industria nazionale o

regionale).

Le parole chiave qui sono:

analisi descrittiva dell’industria, analisi descrittiva delle politiche industriali, ovvero di interventi di governo che un soggetto

di interesse pubblico può decidere di intraprendere (solitamente un governo nazionale), ma esiste anche un ruolo per una

politica ad esempio regionale (caso dell’Emilia-Romagna, che ha una sua politica industriale), c’è anche una dimensione più

alta che è quella sovranazionale (come la politica industriale dell’UE).

Rimango in un’analisi di natura descrittiva, cioè su cosa è industria e su quali sono gli interventi di un governo sull’industria.

Resta un’analisi statica se cerco di ricostruire e fare una fotografia dell’esistente; è dinamica nel momento in cui cerco di

raccontare come l’industria è cambiata nel tempo (analisi anche di natura storica, posso studiare l’industria dalle origini fino

ai giorni nostri); stessa cosa faccio in termini descrittivi raccontando che cosa effettivamente i governi hanno fatto nel tempo.

Tutto questo rimane un’analisi descrittiva, ma mi interessa la dimensione prescrittiva di questa materia, cioè cerco di studiare

l’industria da un lato, com’è cambiata nel tempo, cerco di studiare l’intervento dei governi dall’altro, come sono intervenuti

per promuovere ad esempio l’industria nazionale, ma faccio tutto questo, questa analisi descrittiva la costruisco avendo

chiaramente in mente che quanto imparo dall’analisi descrittiva mi possa servire in un’ottica prescrittiva, per suggerire come

in futuro per esempio il mio governo potrebbe intervenire; mi muovo quindi da un’analisi descrittiva ad un’analisi prescrittiva.

ECONOMIA INDUSTRIALE

ECONOMIA significa gestione della casa.

È la disciplina che allora cercava di individuare le leggi, regole, norme di buona amministrazione della casa, degli affari

domestici e della famiglia.

Nel momento in cui l’economia diventa economia politica si riferisce invece alla polis, al tempo la città greca, ma ciò che ci

interessa in questo caso è che l’economia diventa politica nel momento in cui esce dall’interessarsi semplicemente

dell’economia di una casa, della famiglia, esce dalla dimensione della buona gestione di affari domestici, e diventa invece

disciplina che cerca le regole, le norme, che permettano la buona amministrazione della società nel suo complesso di una

comunità.

In questa prospettiva, l’economia politica è la buona amministrazione di una comunità nell’interesse collettivo.

La prima volta che compare il termine economia politica è nel 1615 in Francia; la prima cattedra di economia politica al mondo

è di Antonio Genovesi a Napoli nel 1754.

Questi sono i due momenti in cui l’economia politica assume questo significato moderno di disciplina che si occupa della buona

amministrazione di una comunità nell’interesse collettivo.

L’economia industriale è la disciplina che studia la buona amministrazione dell’industria, in una prospettiva di economia

politica.

Si noti che cosa poi sia una buona amministrazione di una comunità, o ancora prima che cosa sia la buona amministrazione di

una casa, e cosa sia buona amministrazione degli affari domestici, ma quello che ci interessa di più è cos’è la buona

amministrazione della comunità, può assumere tantissimi significati, più o meno complessi, ambiziosi; posso immaginare che

la mia buona amministrazione sia tenere i conti in ordine, utilizzando una terminologia molto usata nel linguaggio corrente,

che possa rendere la mia casa più accogliente, più confortevole, come rendere la qualità della vita della mia casa sempre

migliore, ecc.; questo vale tutte le volte in cui immagino l’economia politica sia “buona amministrazione di una comunità

nell’interesse collettivo”, posso sicuramente adottare una lettura di questa prospettiva che può essere diversa e ambiziosa

laddove che cos’è la buona amministrazione di una comunità e cos’è la buona amministrazione nell’interesse collettivo apre

dibattiti sicuramente molto importanti e complessi.

Nel nostro caso ci occupiamo di un sottoinsieme di questa prospettiva; cercheremo di affrontare il tema dell’economia

industriale immaginando che la buona amministrazione dell’industria abbia a che fare con l’interesse collettivo.

Essendo l’industria il nostro tema, questa materia ha molto a che fare con i temi della gestione, organizzazione dell’impresa,

della produzione, e ha un’ovvia parentela anche con le discipline più tipiche aziendali (management, business, organizzazione

e amministrazione aziendale, ecc.).

Adottiamo anche una prospettiva di POLITICA ECONOMICA.

Studia di fatto il buon governo, quindi i problemi riguardanti l’indirizzo dei sistemi economici in relazione ai diversi obiettivi

ritenuti meritevoli di essere perseguiti, e propone obiettivi e strumenti di intervento. La scienza del “dover essere”,

complementare all’economia politica che invece studia “ciò che è”. (Francesco Forte, 1970)

Dunque è una disciplina che offre anche dei suggerimenti su ciò che potrebbe dover essere.

Lionel Robbins: “la politica economica è il corpo di principi dell’azione e dell’inazione del Governo rispetto all’attività

economica”.

“azione e inazione” sostanzialmente non esiste mai una posizione neutrale; agire nelle attività economiche (ad esempio

à

nella produzione dello scambio) è sicuramente una scelta che i governi possono esercitare nell’interesse collettivo, ma anche

il non agire è a sua volta una scelta di politica economica.

Federico Caffè: “la politica economica è quella disciplina che cerca le regole di condotta tendenti a influire sui fenomeni

economici in vista di orientarli in un senso desiderato.”

Vediamo qui che c’è un riferimento rispetto ai valori che colui che conduce l’analisi può proporre di particolare rilievo.

Noi quindi studiamo l’industria adottando una prospettiva di politica economia, di politica industriale, discute gli obiettivi

desiderabili nell’interesse generale, gli strumenti di raggiungimento di tali fini, e la scelta tra l’azione e l’inazione del governo

su target nel nostro caso industriali.

A parità di oggetto di analisi (il nostro è l’industria) studiamo l’industria con una prospettiva di politica economica.

Ci occupiamo degli obiettivi, degli strumenti e dei target di politica industriale.

Affrontiamo una prima definizione di politica industriale: è quel complesso di azioni e interventi decisi e promossi, organizzati

da un soggetto di interesse pubblico.

dietro il termine “politica” c’è l’idea di polis, di comunità e di interesse collettivo; sostanzialmente quindi quando parliamo di

politica industriale parliamo di azioni promosse da un soggetto di interesse pubblico, sia questo un governo nazionale, sia

locale, o in alcuni casi anche sovranazionale.

Queste azioni devono essere azioni aventi la capacità coercitiva, ma anche di indirizzo, di suggerimento, di tentativo di

modifica degli incentivi degli attori economici; devono essere azioni miranti ad influenzare il sistema industriale di riferimento

(o sue parti; settori ad esempio), secondo direzioni diverse da quanto sarebbe avvenuto in assenza degli interventi stessi.

Quindi la politica industriale interviene influenzando il sistema industriale o sue parti (settori o filiere).

Tutto questo lo fa perché persegue finalità che il soggetto di interesse pubblico ritiene rilevanti.

POLITICA INDUSTRIALE: COSA NON È

non e’ strumento che promuove solo efficienza, competitività,..

Perché va definita come un’azione che si riferisce anche ad obiettivi più ampi per la società nel suo complesso, quindi l’insieme

degli interventi di un governo sull’industria volti a perseguire anche obiettivi di carattere più generale, che possono andare

aldilà dell’efficienza e della competitività; ad esempio si interviene sull’industria per supportare l’occupazione: non è detto

che supportare l’occupazione vada nella direzione di una maggiore efficienza e competitività, ma un soggetto di interesse

pubblico può intervenire per supportare l’occupazione nazionale intervenendo sulla propria industria. Questo è legittimo,

succede, è sempre successo e continuerà a succedere

non si riferisce solo al settore manifatturiero e alle imprese…

Il target dell’intervento è il settore manifatturiero, ma anche il settore dei servizi, le costruzioni, l’agricoltura possono essere

un target importante, anche perché questi confini tra ciò che è prettamente industriale e manifatturiero e ciò che non lo è

sono sempre più, nel nostro presente, labili, più tenui; pensiamo al settore come l’agroindustria ad esempio, dove la

produzione agricola, l’industrializzazione sono tutt’uno, ma pensiamo anche a quanto la vendita di beni, manufatti, sia

associata alla vendita di servizi (pensiamo quando compriamo un’automobile: compriamo un bene, ma pensiamo a quanto sia

associato all’offerta di schemi finanziari, assicurazioni, incentivi all’acquisto, ecc.; e quindi in realtà stiamo comprando un bene

ma anche un servizio)

Secondo punto è ancora più rilevante: la produzione è ancorata alle attività tipiche dell’impresa, ma più in generale è ancorata

all’attività di reti di attori che insieme partecipano alle dinamiche della produzione (università, cent

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elena_m1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del Lavoro e delle Relazioni Sindacali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Di Tommaso Marco Rodolfo.
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