Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Analisi delle statistiche di vendita del nuovo prodotto e degli altri articoli della sua

 famiglia;

Valutare in quale misura la novità ha procurato vendite e margini supplementari.

 Redditività degli assortimenti

In generale, è al responsabile di un reparto che spetta il compito di studiare la

redditività degli assortimenti delle diverse famiglie di prodotti che compongono il suo

reparto, attraverso l’analisi della concentrazione delle vendite (le vendite sono in

generale concentrate su alcuni prodotti) e lo studio per livello dei prezzi (conoscere

la frequenza delle vendite unitarie per livello di prezzo).

Le analisi condotte permettono ai distributori di giudicare la redditività di

ciascuno degli articoli venduti. Risultati sfavorevoli dovrebbero provocare una

decisione negativa nei confronti del prodotto, tuttavia questo ragionamento è troppo

generico, e molto spesso il commerciante è spinto a prendere decisioni lontano da

questa regola un po’ miope perché:

Articoli di fortissima vendita ma poco redditizi, in termini di margine lordo,

 procurano guadagni considerevoli grazie agli sconti ottenuti proporzionalmente alle

vendite a fine anno;

Certi prodotti poco redditizi sono tuttavia spesso indispensabili alla fedeltà del

 cliente;

Articoli di richiamo il cui acquisto è frequente;

 Accordi tra produttori e distributori stabiliscono che la percentuale degli sconti

 sarà tanto più elevata quanto più il negozio referenzierà una gran parte della

gamma del produttore.

1 Queste caratteristiche giustificano quindi la presenza del punto di vendita dei

prodotti definiti a “redditività indiretta”.

2 IL LAYOUT

Il secondo elemento di merchandising ha come obiettivo l'organizzazione dello

spazio di vendita, cioè il suo layout.

L'organizzazione di quest'ultimo, comporta l'ottimizzazione della circolazione

della clientela inducendo i consumatori a frequentare il maggior numero possibile di

reparti e soprattutto quelli di natura non alimentare. Questi ultimi che sono

normalmente meno frequentati tuttavia presentano il maggior margine di guadagno.

Inoltre l'organizzazione comporta la facilitazione degli acquisti da parte dei

consumatori mostrando loro che possono effettuare rapidamente ed agevolmente i

loro acquisti, principalmente nel settore alimentare.

Tanto maggiore e migliore sarà la fruibilità del punto di vendita tanto più e tanto

meglio ogni componente della offerta merceologica si renderà accessibile alla

clientela.

L'organizzazione dello spazio di vendita è realizzabile mediante la ripartizione

funzionale dell'offerta merceologica nello spazio di vendita e mediante la

disposizione sistematica delle attrezzature nel punto di vendita.

Il layout merceologico 8

In relazione al layout merceologico nello spazio di vendita, i prodotti vanno

ripartiti nei vari reparti con una certa logica commerciale, che corrisponde sempre più

alla logica funzionale della clientela. Attraverso una sequenza di questo genere, fatta

con successioni mentali logiche, si dà una percezione sintetica dell'offerta

merceologica del punto di vendita ed un'efficace chiave di lettura dello stesso.

Nella sequenza merceologica, un punto cruciale è costituito dalle adiacenze

merceologiche dove assume particolare importanza il posizionamento dei prodotti di

confine, tra l'una e l'altra aggregazione merceologica, sfruttando le connessioni in

modo da consentire il passaggio naturale da una all’altra aggregazione (associazione

di idee). La sequenza merceologica in questa visione va quindi a definire il

posizionamento dei reparti.

L'obiettivo è mantenere viva l'attenzione della clientela in ogni parte del punto di

vendita. Per ottenere questo risultato si possono alternare i reparti e i prodotti più

interessanti con quelli meno interessanti, ravvivando, inoltre, l'ambiente con

attrezzature diverse o con offerte particolari

Importante è considerare anche i cosiddetti punti focali, che sono degli spazi

utilizzati all’entrata o in determinati punti di passaggio al fine di ottenere e creare

informazione sui reparti, sugli assortimenti e sulle caratteristiche di un prodotto.

Infine, hanno il compito di comunicare da lontano determinati posizionamenti.

layout Il delle attrezzature

L'organizzazione dello spazio di vendita comporta anche una disposizione

sistematica delle attrezzature nello spazio di vendita, questo comporta:

organizzare gli spazi destinati al passaggio e alla sosta;

 disporre delle attrezzature di vendita che inducono determinati percorsi;

 segnalare la presenza e la sequenza di determinati prodotti.

 Obiettivi che si realizzano utilizzano diversamente vari elementi, quali, colore

dei pavimenti, dei muri e delle attrezzature di vendita che, diventano una

componente determinante di supporto alla vendita visiva. Questi elementi devono

consentire:

una chiara visione merceologica dei punti di vendita e dei raparti;

 l’evidenziazione delle caratteristiche specifiche di ciascuna aggregazione

 merceologica;

la valorizzazione di ogni reparto;

 un adattamento dei prodotti di esporre e valorizzarli.

 Nel conseguire tali obiettivi le attrezzature devono essere sceniche per esaltare

i prodotti che vi sono esposti. I materiali utilizzati devono essere allo stesso tempo

standardizzati, flessibili e adattabili ad una modificazione del posizionamento dei

reparti e delle attrezzature di vendita, anche se tale modificazione non deve avvenire

frequentemente per non confondere il consumatore.

Un punto vendita ben curato sotto questi aspetti diviene un luogo dove “fare

acquisti”, in cui il consumatore si diverte e torna per fare acquisti.

L’impostazione fisica del punto vendita deve essere organizzata in ogni suo

elemento. Primo elemento importante dell’impostazione fisica del punto vendita è di

posizionare le entrate a destra delle casse o dello spazio di vendita, in quanto, molte

ricerche hanno dimostrato che entrando in un supermercato si ha la tendenza

naturale di girare a destra, quindi, partendo da questo principio l’entrata deve essere

strutturata in modo da far affluire la clientela verso il fondo e a sinistra. Altro

elemento caratterizzante è la strutturazione dei corridoi che consentono l’affluenza

9

dei consumatori nelle due parti del punto di vendita, ciò comporta, soprattutto nei

grandi punti vendita, la presenza di corridoi principali che permettono di attraversare

e girare rapidamente tutto il punto vendita. La loro larghezza minima dovrebbe

corrisponde a 3 volte la dimensione del carrello. Tale larghezza dipende anche da

altri fattori quali l’altezza delle attrezzature o la politica di vendita. Mentre la decisione

della larghezza del corridoio è un fattore tecnico, il posizionamento dei reparti

dipende da una molteplicità di fattori attinenti alla diversità dei prodotti e alla diversità

di comportamento del consumatore. Infine elemento non trascurabile è la duplice

tipologia di “traffico”.

Infatti, il traffico è suddivisibile in:

traffico a destinazione predeterminata (il consumatore sa dove andare);

 traffico su impulso (il cliente si muove spinto da impulsi trasmessi dall’attrattività

 dei prodotti, dall’esposizione o da un’offerta promozionale).

Stessa tipologia hanno gli acquisti che possono classificarsi in:

predeterminati;

 ad impulso.

 La giusta disposizione dei reparti, infine, dipende dai flussi dei consumatori

negli itinerari dei corridoi. La consistenza di tali flussi è determinabile attraverso

specifici studi che ne consentono l’individuazione infatti i reparti devono essere

posizionati in modo tale da evitare che si vengano a creare quelle situazioni che

vengono definite “a collo di bottiglia” e che impediscono il naturale scorrimento

all’interno del pdv.

Il posizionamento dei reparti è determinato dalla natura del prodotto, così

partendo dal presupposto che l’entrata sia posizionata sulla destra e che i clienti

tendano a tenere la destra, sarà fondamentale il posizionamento dei prodotti tessili

nello stesso lato evitando una difficoltosa circolazione all’ingresso. Viceversa per

attirare la clientela in fondo a sinistra,il meno praticato , occorrerà collocarvi il reparto

alimentare che tra tutti è quello più frequentato. Il posizionamento dei prodotti definiti

pesanti, voluminosi e ad acquisto ponderato comportano invece la creazione di uno

spazio tranquillo e ampio dove il consumatore può meglio valutare le caratteristiche

del prodotto. L’inserimento, invece, degli acquisti d’impulso è meglio posizionarlo

dopo il percorso degli alimentare, in quanto l’acquirente avrà già liberato la mente

dagli acquisti programmati e sarà più disposto a prestare la propria attenzione.

Questa disposizione non è comunque predeterminata, in quanto dipende dalla

politica di vendita e da un studio sul comportamento del consumatore che può

determinare impulsi in base ai quali lo stesso si indirizzerà. Viceversa i prodotti

denominati forti devono avere un posizionamento strategico, in quanto attirano

l’attenzione del cliente valorizzando i prodotti nelle vicinanze degli stessi. Un prodotto

di questo genere deve essere posizionato, ad esempio, al termine dello scaffale

costringendo il consumatore ad attraversare tutto il corridoio del lineare espositivo.

Viceversa la testata di banco deve essere utilizzata come spazio promozionale dove

le promozioni devono essere frequentemente rinnovate.

E’ da precisare, comunque, che non esistono soluzioni valide o definitive,

bisogna sempre adattare le regole generali alla situazione specifica del pdv che ha

una sua politica, una sua clientela, ed una sua offerta merceologica. Criterio unanime

è, però, la sostituzione di una presentazione attiva ad una passiva.

Il lineare espositivo

Una volta stabilita l’ubicazione dei reparti bisognerà definire il lineare espositivo

ottimale di ognuno di essi. 10

Punto di partenza è, comunque, la determinazione di essi in metri lineari terra,

che può esse ottenuta utilizzando il coefficiente di occupazione dello spazio di

vendita (cos). Tale coefficiente si determina facendo il rapporto fra metri lineari terra

moltiplicato per 100, e metri quadri di superficie vendita. Per determinare i metri

lineari a terra bisogna sommare il numero degli elementi a terra di ogni gondola e

moltiplicarlo quindi per il numero dei lati. Per misurare la superficie di ciascun settore

bisogna considerare la metà della superficie dei corridoi a cavallo fra un settore ed

un altro. Tale coefficiente esprime, dunque, il grado di densità espositiva, più esso è

basso, minore sarà la quantità di attrezzature e più ampi saranno i corridoi di

circolazione. Viceversa se esso è elevato il punto vendita sembrerà più denso.

Prima di decidere quale deve essere il lineare espositivo di un reparto bisogna

studiare e stabilire l'offerta merceologica. Quest'ultima ha due caratteri fondamentali:

L'ampiezza di assortimento che è data dal numero di famiglie diverse in grado di

 soddisfare le necessità di acquisto della clientela;

La profondità di gamma che costituisce invece il numero di prodotti diversi che

 fanno parte della stessa famiglia merceologica.

In funzione di queste due caratteristiche dell'offerta merceologica si possono trovare

diversi tipi di combinazioni all'interno del punto vendita:

assortimento ampio e gamma poco profonda;

 assortimento ampio e gamma profonda;

 assortimento ristretto e gamma profonda;

 assortimento ristretto e gamma profonda.

 Una regola che si adotta all'offerta merceologica è quella in base alla quale il

20% delle preferenze realizza l'80% del volume d'affari.

Una volta strutturata l'offerta merceologica, bisogna presentarla in modo tale

che l'attrezzatura di vendita valorizzi il reparto, suddivida con chiarezza

l'assortimento merceologico ed infine che essa valorizzi il prodotto.

Elemento molto importante da tenere in considerazione è che le attrezzature

non siano "fredde" o "tristi", infatti esse, devono farsi dimenticare in modo da

valorizzare al massimo i prodotti sopra esposti.

Il punto di vendita nel decidere le attrezzature può, a seconda della politica di

vendita rifarsi, a tre approcci per la determinazione dell'altezza delle gondole.

Un primo approccio consiste nell'utilizzazione di attrezzature di altezza

massima compresa fra 160 cm. e 180 cm. Quest'altezza di attrezzatura unita

all'ampiezza di posizionamento danno al consumatore la sensazione di un ambiente

spazioso, che gli consenta di muoversi a proprio agio consentendo comunque una

più accessibile visione sia delle segnaletiche di gondola, sia dell'intero punto vendita.

Un secondo approccio, consiste nell'utilizzare le attrezzature come "magazzino"

per evitare un eccesso di fuori scorte sul lineare, nel caso in cui l'impresa abbia

difficoltà di approvvigionamento ed utilizza gli ultimi ripiani appunto come magazzino.

Di contro quest'ultimo aumenta la naturale altezza delle gondole.

Infine l'ultimo tipo di approccio cui può rifarsi l’impresa è quella di offrire

un'immagine di massa alla propria clientela. In questo caso il punto vendita utilizzerà

delle attrezzature con un'altezza che parte dai 220 cm. Quest'approccio rischia il

malcontento di una parte dei consumatori. Inoltre, con tale approccio viene a

scomparire la vendita visiva.

Non vi è comunque nessun obbligo sull'utilizzo della stessa altezza per tutte le

attrezzature di vendita, queste, infatti, possono essere diverse anche in funzione

della natura del reparto, del tipo di prodotto, o infine anche della tipologia di acquisto.

In definitiva potranno essere utilizzate attrezzature omogenee all'interno del reparto e

11

disomogenee tra i diversi reparti. Infine la profondità ideale di queste attrezzature

sarebbe 30 o al massimo 40 cm.

La lunghezza dell'attrezzatura non deve essere necessariamente uguale in tutti

i reparti, in quanto la lunghezza dipende anche dalla tipologia dell'acquisto (d'impulso

o programmato). Nel primo caso sono preferibili attrezzature più corte che

consentano di creare delle zone dove si possa passeggiare e riflettere. Viceversa

nell'altro caso possono essere utilizzate attrezzature lunghe in modo da consentire di

passare in rassegna l'intera offerta merceologica.

Vi è quindi un forte collegamento tra lunghezza, altezza, profondità delle

attrezzature, larghezza dei corridoi, colori dei pavimenti, illuminazione e atmosfera.

I punti di vendita che hanno avuto maggior successo sono quelle che hanno

saputo realizzare un grande punto vendita dal volto umano.

IL DISPLAY

Ogni reparto è diviso in famiglie e sottofamiglie, le quali possono essere definite

come grandi categorie di prodotti raggruppati per destinazione d'uso. Tali famiglie

rappresentano l’asse portante di un impianto espositivo, ovvero ,la struttura intorno a

cui si articolano i fronti espositivi dei prodotti, i colori e i ritmi dei diversi articoli. Il

lineare disponibile deve essere ripartito fra tutte queste famiglie tenendo conto della

superficie espositiva necessaria, del metodo di esposizione utilizzato, dell’unità di

visualizzazione, delle motivazioni d’acquisto e della redditività.

Per quanto riguarda la ripartizione del lineare espositivo non esistono regole

universali e solitamente si effettuano esperimenti in diversi punti di vendita dello

stesso tipo, i cui risultati permetteranno di stabilire, per un dato reparto, quali sono le

ripartizioni ideali per diverse famiglie di prodotti. Fatta tale ripartizione bisognerà poi

porre ciascuna famiglia di prodotti su un piano della superficie espositiva scegliendo

tra un’esposizione verticale o orizzontale. La differenza sostanziale tra queste due

esposizioni è che quella verticale espone un prodotto, una sottofamiglia o una

famiglia di prodotti su tutta l’altezza dell’attrezzatura di vendita, mentre quella

orizzontale mantiene lo stesso valore di lineare sviluppato. Questa vecchia diatriba è

stata comunque ormai risolta a favore dell’esposizione verticale per varie ragioni

quali: il flusso, la visualizzazione, la redditività, la leggibilità, il ritmo e la

complementarietà. A seconda della diversa altezza delle attrezzature di vendita, i

ripiani possono partire da livello suolo per arrivare fino a sopra la testa. E’ ben

evidente che questi livelli non hanno tutti lo stesso valore, infatti un prodotto piazzato

all’altezza degli occhi sarà visto facilmente, mentre non sarà certo così per quelli

posti ai due livelli estremi, ovvero a livello suolo e a livello mani. Proprio per

quest’ultimo motivo nel livello suolo, poiché è paragonabile agli “angoli morti” si

metteranno il maggior numero possibile di prodotti di forte attrazione; inoltre dato che

il livello suolo è quello più distante dagli occhi e quindi vende meno per difetto di

visibilità della marca e del prodotto si metteranno i prodotti voluminosi e le confezioni

giganti. In tal modo si aumenta la redditività della superficie espositiva e il livello

suolo, apparentemente molto sfavorito, diventa eccellente in certe condizioni e gli

articoli di forte attrazione, messi in basso, costringeranno il consumatore ad

abbassare gli occhi e a percorrere il lineare espositivo.

Al livello mani il prodotto è percepito meglio che al livello suolo, ma accedervi è,

però ,estremamente difficile, quindi verranno posizionati nuovamente articoli di forte

12

attrazione e si farà una ripetizione dei prodotti esposti sul piano inferiore, in modo da

accentuare l’impressione di grande quantità e da creare una certa riserva.

A ciascuna referenza si deve assicurare un fronte espositivo minimo che deve

corrispondere alla soglia di visibilità dell’articolo nel suo contesto specifico. Questa

soglia è calcolata in base alla velocità media di circolazione dei consumatori nel

punto di vendita e in funzione del tempo medio di percezione di una referenza nel

suo contesto espositivo e solitamente questo criterio del fronte espositivo minimo

corrisponde a 30 cm.

I tre criteri commerciali necessari per assicurare un fronte espositivo minimo

sono: il giro d’affari, le quantità vendute e il margine lordo. Innanzitutto bisogna

assegnare a ciascuna referenza una parte di lineare sviluppato corrispondente alla

percentuale di giro d’affari realizzata da questa referenza. Questo implica l’esistenza

di casse informatizzate o perlomeno di un sistema microinformatico in grado di

gestire ogni referenza. Anche nel caso delle quantità vendute si tratta di calcolare la

percentuale delle quantità vendute di ciascun articolo, per poi applicarla al lineare

sviluppato in modo da conoscere le unità di vendita per ciascun articolo. Infine

occorre tener presente anche il margine commerciale lordo per articolo; oggi infatti è

impensabile realizzare un impianto espositivo senza tener conto del margine che dà

ciascuna referenza.

Un altro criterio molto importante, quando si effettua un impianto espositivo, è

quello dell’aspetto estetico e volumetrico del reparto. Un buon impianto espositivo si

legge come un libro, si guarda come un quadro o un’architettura. Vi si devono trovare

delle forme, dei colori, delle rotture, un ritmo delle masse che valorizzino le famiglie

dei prodotti e poi i singoli prodotti, ed è proprio qui che interviene la genialità

dell’esperto di merchandising. Ad esempio, più una vetrina è stracolma di merce, più

banalizza la merce stessa e più il cliente recepisce un’immagine di negozio a bassa

esclusività.

Nei grandi e medi punti di vendita alimentari se c’è una famiglia di prodotti il cui

impianto è in genere confuso è proprio quella dei biscotti. Infatti, nonostante il lineare

sviluppato attribuito a questa famiglia di prodotti sia considerevole, la massa di

referenze diverse molto spesso dà luogo ad una confusione espositiva dell’offerta.

L’esposizione per destinazione d’uso sembra quella più coerente rispetto alle attese

del consumatore e alla maturità del mercato, ma sembra difficile da concettualizare

senza un minimo di comunicazione di reparto che assicuri un’adeguata informazione

dei consumatori.

Per essere comunicati e compresi i vari simboli visivi vanno impaginati e resi

leggibili, questo avviene mediante l’utilizzo di schemi ordinativi. Si può quindi dire che

nel linguaggio della comunicazione visiva, si usano simboli visivi per trasmettere

sensazioni ed emozioni e schemi organizzativi per permettere la lettura e la

comprensione sia dei simboli che delle informazioni che si vogliono comunicare.

Quindi più uno schema è ordinato e geometricamente semplice, più immediata è la

comprensione dei dati, anche se molte volte la rottura degli schemi ordinativi normali

possono generare uno stimolo emozionale e quindi accrescere l’attenzione dei

consumatori.

Ciò che non dovrebbe mai accadere è l’interruzione del flusso logistico, in

quanto introduce un’alterazione nel processo di scelta dei prodotti nei punti di

vendita. Nei punti vendita la “rottura” di stock può provocare numerose conseguenze

dannose; infatti, i consumatori fedeli a una marca esaurita saranno spinti, se il

bisogno deve essere rapidamente soddisfatto, a frequentare altri punti vendita per

trovarla. Inoltre se i clienti sono spinti a cambiare negozio, c’è il rischio che vi

comprino non solo i prodotti che non hanno trovato, ma anche tutti gli altri di cui

13

hanno bisogno. Quindi la rottura di stock in un reparto può nuocere all’immagine del

punto vendita e allontanare i clienti.

IL CASO: I LUBRIFICANTI

L’automobile ha meritato da tempo uno spazio tra gli scaffali. Non si tratta certo

dei carburanti, la cui distribuzione è affidata al canale specifico delle stazioni di

servizio, ma di una serie di prodotti accessori e ricambi, per non parlare di additivi e

oli che oggi vengono trattati abitualmente nei punti di vendita a libero servizio.

Il mercato dei lubrificanti per auto è ancora in massima parte appannaggio delle

stazioni di benzina, che offrono una prestazione professionale e garantiscono la cura

necessaria nelle operazioni di sostituzione e ricambi.

La diffusione del fai-da-te, in particolare per rabbocchi facilmente eseguibili

dagli automobilisti ha fatto da leva alla diffusione, allargando la presenza degli oli

d’auto nei format più dinamici della distribuzione generalista.

Per questo motivo prendiamo in considerazione format diversi: ipermercati,

superstore e distribuzione specializzata.

Layaut e dispay

Negli ipermercati la categoria trova spazio nell’area bazar dedicata ai prodotti

per l’automobile. Si distribuiscono nelle corsie dove sono presenti pneumatici,

prodotti per la cura e la pulizia, nonché numerosi accessori di ogni tipo. Norauto,

l’insegna specialista dell’automobile, presenta i lubrificanti in un angolo

esclusivamente dedicato, i due superstore non disponendo di un vero e proprio

settore auto utilizzano alcuni lineari nell’area bazar.

Diverse sono le dimensioni del fronte espositivo, nelle grandi superfici si va dai

3 mt. di lineare di Auchan ed Iper, fino agli 8 mt. di Carrefour e Il Gigante.

Il numero di ripiani è invece abbastanza uniforme. Da notare che gli ipermercati

impegnano scaffalature con moduli standard da metri 1,33, mentre lo specialista

ricorre a scaffali da 1 metro.

Date le caratteristiche dei pack – quasi tutti contenitori di plastica da 1 o 4 litri o,

per lo specialista Norauto, con bidoni da 25 litri a marchi proprio – il display risulta

abbastanza semplice,in quanto i formati più grandi sono collocati nei ripiani in basso,

mentre quelli da un litro sono collocati sui ripiani superiori.

Diversa è la sequenza espositiva, alcune insegne raggruppano dapprima i

prodotti nelle due varianti di funzionamento – motori a benzina e diesel – e poi per

marca, altre presentano le diverse tipologie assieme, altre ancora suddividono gli

articoli per grado di viscosità.

Alle promozioni vengono riservati contenitori a terra e testate di banco, così

l’offerta raddoppia, visto che non viene sottratto spazio al lineare, dove il prezzo è

come di consueto evidenziato per l’occasione.

Le marche ed i servizi

L’offerta merceologica dei distributori fa leva un po’ ovunque su una diffusa

presenza di tutte le più importanti marche.

Il posizionamento di prezzo copre tutte le fasce della scala, dai premium price

senza tralasciare le private label.

Pochi prodotti - Castrol, Agip, Shell, Fiat e Selenia - coprono più del 50%

dell’assortimento lasciando poco spazio ai restanti brand che, nel caso Auchan,

14


PAGINE

17

PESO

299.75 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Tesina di Economia e gestione delle imprese per l'esame omonimo, con analisi dei seguenti argomenti: la nascita e lo sviluppo del merchandising, la redditività degli assortimenti, gli obiettivi della politica dei prodotti, la scelta dei prodotti da mettere in vendita e la selezione dei marchi del distributore, il layout merceologico e delle attrezzature e il lineare espositivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2003-2004

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Garraffo Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia e gestione delle imprese

Economia e gestione delle imprese - test autovalutazione
Appunto
EGIB simulazione esame
Appunto
Riassunto esame Storia del pensiero economico, prof. Privitera
Appunto
Storia dell'economia mondiale, Assante, Cipolla, Romano - Appunti
Appunto