Università degli studi di Catania
Facoltà di Economia
Tesina di “E.G.I.C.”
anno accademico 2001-2002
“MERCHANDISING ”
BENZA VINCENZA
BLANDINI SVATORE
BONANNO LUCIA
GULINO SALVATORE
GULLOTTA DAVIDE
LAURICELLA VINCENZO
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INDICE
1) INTRODUZIONE
2) IL PROCESSO EVOLUTIVO
Come nasce e si sviluppa il merchandising
Il merchandising al giorno d’oggi
3) L’ASSORTIMENTO
Obiettivi della politica dei prodotti
Le dimensioni di un assortimento
Scelta dei prodotti da vendere
Le marche del distributore
Il miglioramento dell’assortimento
Redditività degli assortimenti
4) IL LAYOUT
Il layout merceologico
Il layout delle attrezzature
Il lineare espositivo
5) IL DISPLAY
6) IL CASO: I LUBRIFICANTI
Layout e display
Le marche ed i servizi
7) IL FUTURO DEL MERCHANDISING
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INTRODUZIONE
I responsabili del trade marketing, per portare a termine gli obiettivi che si sono
prefissati in fase di pianificazione, hanno a disposizione diversi strumenti, uno di
questi è la leva di “merchindising”
Non si ha una definizione univoca di questo strumento ma, tra le più importanti
osserviamo quella dell’Institut Francais de merchandising secondo cui questa attività
consiste in un insieme di tecniche messe in opera, separatamente o congiuntamente,
dai produttori e dai distributori al fine di accrescere il flusso di prodotti e la redditività
del negozio mediante un adattamento permanente dell’assortimento ai bisogni del
mercato e un’appropriata presentazione delle merci. Una seconda definizione è
quella dell’American Marketing Association secondo cui rientrano nel concetto di
merchandising oltre alle decisioni relative ai prodotti, al luogo, alla presentazione e
alla comunicazione anche quelle relative ai prezzi.
In relazione alle definizioni precedentemente esposte si può dedurre che il
merchandising é quell’attività capace di mettere in risalto ciò che è implicitamente
già presente nel pdv, ovvero è una mentalità che deve essere adottata al fine di
valorizzare il prodotto, la famiglia di prodotti, il reparto e il punto vendita.
IL PROCESSO EVOLUTIVO
Come nasce e si sviluppa il merchandising
Il merchandising è una tecnica antica come il commercio stesso, infatti il primo
commerciante che pose in esposizione le proprie merci fece in modo di porle ben in
vista d’innanzi a quelli che potevano essere i suoi potenziali acquirenti. La
disposizione che adottò, dunque, era sicuramente orientata a porre in vista in modo
chiaro, completo e accattivante quelli che erano i suoi prodotti al fine di effettuare
una comunicazione commerciale ai suoi possibili clienti.
Mostrare le proprie mercanzie è sempre stato elemento fondamentale non solo
per la loro promozione ma anche per il superamento della diffidenza dei possibili
clienti, infatti “ Vedere per credere” non è solo un antico detto, ma una profonda
verità, anche se bisognerà attendere la nascita del primo Grande Magazzino per
avviare l’evoluzione della scienza dell’esposizione della merce.
Qualche anno fa, la maggioranza dei supermercati e ipermercati si
rassomigliava nelle azioni commerciali ciò rendeva difficile, davanti ad un
assortimento merceologico ad una data struttura ed a una qualsiasi promozione, dire
se si trattasse di questa o quella insegna.
Le tecniche del merchandising si sono sviluppate in Francia all’inizio degli anni
’70 con l’apertura delle grandi superfici. I produttori sono stati i primi, rispetto ai
distributori, ad interessarsi a tali tecniche e questo perché la distribuzione nel corso
di questi anni non aveva bisogno del merchandising per assicurare la sua
espansione e la sua redditività. I distributori piuttosto dovevano occupare il campo,
prima di pensare a gestire bene il pdv, poiché anche se l’avessero voluto non
possedevano le tecniche necessarie per fare del merchandising. La maggioranza dei
super e ipermercati, infatti, era attrezzata solamente di casse elettroniche con poche
ripartizioni, e pochissimi di questi punti vendita non andavano oltre la ripartizione per
reparti.
Le vicende economiche vissute in Francia all’inizio degli anni ’80 hanno
modificato radicalmente il punto di vista dei distributori nei confronti del
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merchandising, infatti l’avvicinarsi della saturazione del mercato e le restrizioni della
legge Royer hanno frenato, cioè bloccato, quell’espansione alla quale i distributori
erano abituati. La sola risorsa per mantenere l’espansione dei risultati era dunque
gestire meglio ciò di cui già disponevano.
Il primo centro di interesse in quest’ottica era quello degli acquisti, il secondo
era l’approvvigionamento, in seguito ad essi si aggiungerà il miglioramento
dell’attività del personale ed infine le tecniche di merchandising, il cui sviluppo
divenne possibile grazie all’applicazione dell’informatica nei punti vendita.
Fino alla fine degli anni ’70 la shop expedition in una grande superficie
costituiva un momento piacevole dove si veniva a creare un ambiente festoso, tale
attività divenne in seguito un compito ingrato ed estenuante cosi gli ipermercati
hanno registrato una diminuzione delle presenze a favore dei supermercati e delle
superette che si ritrovano collocate più vicine alle case dei consumatori. Ciò rese
necessario un riposizionamento ed una revisione della strategia di immagine, ogni
insegna, infatti, doveva trovare la propria originalità nella politica dei prezzi e dei
servizi, nell’assortimento, nell’impianto, nella presentazione etc.
Il merchandising è il centro della gestione di un punto vendita, e i distributori,
per necessità, si impossessano di queste tecniche che fino ad un recente passato
erano maggiormente utilizzate dai produttori.
Il merchandising non è più un supporto alla vendita parlata e assistita ma
diviene uno strumento completo senza intervento di venditori fino al momento del
pagamento della merce.
Tale evoluzione, è stata affidata ad un “venditore muto” in grado di:
“parlare” ed illustrare l’offerta contemporaneamente a più clienti,
superando i limiti fisici del venditore che al massimo può dedicare
attenzione a soli due, tre persone;
far vedere alla clientela l’offerta contenibile nelle superfici di vendita,
offrendo alternative e suggerendo acquisti supplementari e complementari;
essere persuasivo, con la semplicità che deriva dall’assenza di
prevenzioni nella clientela che può vedere e toccare ciò che intende
acquistare, senza sentirsi costretta o indotta a farlo.
Quando però si comprende che per vendere occorre tener conto dei bisogni del
consumatore e che non sono solo i prodotti ed i prezzi gli elementi di base delle
scelte di acquisto, nasce una nuova tecnica di vendita: il “merchandising”.
Il merchandising al giorno d’oggi
Con riferimento alla sua accezione più strettamente correlata ai prodotti ed alle
attrezzature espositive il merchandising è visto come la capacità dell’impresa di
distribuzione di utilizzare i prodotti fisici in assortimento e le strutture espositive come
strumenti di comunicazione.
Oramai la singola confezione e più spesso la composizione di figure o
costruzioni utilizzando più confezioni di uno o più prodotti sono potenziali strumenti di
comunicazione in chiave di intrattenimento.
Già la semplice massificazione del prodotto (l’esposizione di una grande
quantità di confezioni accatastate) crea attenzione in quanto rompe gli schemi visivi
abituali e s’impone alla vista del consumatore. Se poi le confezioni sono disposte in
modo singolare, per esempio in modo piramidale o addirittura ricreando forme e
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figure, l’effetto scenico assume forma di spettacolo e rientra a pieno titolo nelle leve
di intrattenimento.
Oltre ai prodotti in assortimento il merchandising utilizza per la
spettacolarizzazione del punto di vendita, prodotti non destinati alla vendita e prodotti
in prova.
Gli obiettivi principali di questa politica possono essere così elencati:
Creare curiosità e attrarre consumatori nel punto di vendita o nel
reparto;
Divertire i visitatori e rendere piacevole la visita;
Dare informazione sull’offerta;
Stimolare prove d’acquisto;
Generare un incremento degli acquisti.
L’impresa commerciale è quindi interessata, più che alle motivazioni d’acquisto
del prodotto, alle esigenze cui si riconnette il bisogno di servizi commerciali.
Infatti essa acquista i prodotti dall’industria e li trasforma in un “prodotto
commerciale” composto, oltre che dalla merce stessa, dai servizi connessi alla
vendita (siano essi prevendita, post-vendita, accessori).
L’importanza di queste decisioni può essere facilmente compresa se si
considera che a parità di “prodotto industriale” ciò che differenzia un distributore da
un altro sta nella quantità e qualità dei servizi.
Per realizzare la politica di mercato gli strumenti di cui viene a disporre
un’impresa commerciale al dettaglio sono l’assortimento, con le diverse componenti
di servizio e di atmosfera, il prezzo, la localizzazione, compresa quella relativa ai
singoli reparti e all’ubicazione dei prodotti nei reparti, e la comunicazione.
Nel corso del tempo, e a seconda delle diverse forme commerciali, è variata
l’importanza di questi strumenti. Ad esempio, per un negozio ad assortimento
specializzato, il ruolo del personale di vendita nell’azione di comunicazione al cliente
è oggi certamente accresciuto rispetto ad un tempo, e ciò perché il consumatore che
si rivolge al negozio desidera una maggiore quantità di servizio offerto; invece, nel
negozio ad assortimento despecializzato hanno assunto maggiore importanza aspetti
quali:
La struttura del negozio (layout);
La disposizione dei prodotti (display);
L’atmosfera del negozio.
Se questo aspetto assume importanza sempre crescente è perché nelle
superfici despecializzate oggi la merce si vende “da sé”, in sostanza sono i mezzi
espositivi unitamente a quelli di comunicazione a spingere il consumatore ad
acquistare un determinato prodotto.
L'ASSORTIMENTO
La scelta dei prodotti da porre in vendita è un atto fondamentale, perché è
soprattutto da ciò che dipenderà il successo del negozio.
I produttori offrono un numero considerevole di articoli di qualità e prezzi vari
ma scegliere l'assortimento porterà a selezionare quelli che convengono ai clienti ed
assicurano la redditività della superficie di vendita.
Realizzare un assortimento diventa, dopo qualche anno, nello stesso tempo più
difficile e più facile: 5
Più difficile, perché il numero di articoli disponibili sul mercato aumenta
continuamente ed il dettagliante è sempre meno capace di giudicare
personalmente le qualità intrinseche dei prodotti di fronte alla crescente
despecializzazione del commercio.
Più facile, perché, l'influenza di mercato delle grandi marche è tale e la
loro pressione pubblicitaria così forte, che non si può non includerle
nell'assortimento.
Obiettivi della politica dei prodotti.
L'assortimento deve avere tre caratteristiche essenziali:
Rispondere ai bisogni dei consumatori della zona di attrazione, infatti il
distributore che ha compiuto un'indagine di mercato dispone,
precedentemente all'apertura, di informazioni quantitative e qualitative sulla
sua clientela potenziale
Essere redditizio, grazie ad un'oculata combinazione di articoli di
richiamo
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