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Si tratta di andare ad indagare se i bisogni dei clienti convergono su modelli di acquisto o di consumo simili,

prendendo come riferimento il settore della produzione di mozzarella e affini in Canada troveremmo

concorrenti locali molto forti e agguerriti come Saputo anche se ormai sia la clientela che i canali sono

diventati globali e dunque la prima non si fa di certo molti problemi a "tradire" i produttori locali. La

mozzarella, nel caso specifico, ha un mercato sia b2b che b2c, i clienti sono globali, non si hanno specificità

nei vari mercati locali e dunque le politiche di marketing sono relativamente e liberamente trasferibili da un

mercato all'altro. In un mercato globalizzato emergono dunque paesi che divengono i maggiori produttori di

determinati prodotti, ad esempio nel mercato della mozzarella sicuramente l'Italia e le sue aziende

enogastronomiche è uno, se non il migliore, nel settore di pertinenza.

I fattori di costo

Facciamo sempre riferimento al mercato della mozzarella e allo sbarco in Nordamerica. Non possiamo fare

molto affidamento alle economie di scala a causa delle caratteristiche di deperibilità del prodotto, queste

stesse caratteristiche hanno un impatto sulle politiche di approvvigionamento e di logistica; altri aspetti da

tenere conto sono i costi di sviluppo del prodotto e collegati alla dinamica tecnologica ma nel settore oggetto

di analisi possono essere considerati come marginali.

Le politiche governative

L'Italia, al fine di sostenere l'industria locale, potrebbe promuovere una campagna promozionale, stabilire

standard tecnici così come regolamentazione commerciale convergenti con quelli degli altri paesi del mondo,

sostenere gli investimenti esteri. Il tutto può essere effettuato per mezzo di associazioni come ad esempio

Ice.

Fattori competitivi

In un settore come quello della pasta abbiamo moltissimi produttori di tutte le tipologie e le mercati cui si

rivolgono: possiamo avere produttori a livello globale come Barilla oppure locali come Garofalo.

Vi sono dunque elevati flussi di import-export, la concorrenza arriva da ogni continente ed è dunque globale,

tra paesi possono sorgere interdipendenze come quella che si ha tra i produttori di pasta italiani e i produttori

di materia prima localizzati all'estero.

Oggi è opportuno distinguere tra una domanda di prodotti globali e una domanda globale di prodotti.

Prendiamo ad esempio il mercato degli hotel di alta fascia: sicuramente abbiamo una domanda globale

riguardo ad alcune catene che hanno lo stesso standard di servizio in tutto il mondo. Prendendo come

esempio il caffè liofilizzato si ha sempre una domanda globale ma che viene adattata ad ogni realtà locale:

infatti, Nescafé ha 55 formule diverse solamente in Europa, con differenze che possono esserci tra un

cantone svizzero e un altro.

Per conciliare le posizioni tra esportatori di zucchero messicani e i lobbisti americani dell'analoga industria di

produzione si è cercato di mettere un tetto al peso del prodotto esportato il quale, tuttavia, è stato

sistematicamente superato dai produttori centroamericani: la riduzione delle importazioni non può esser

perseguita in quanto in base al Nafta tale tipologia di prodotto è soggetta ad un regime di libero scambio e a

causa di essa il prezzo del prodotto salirebbe.

Who is us?

Immaginiamo un'impresa A con sede a Milano (per le altre caratteristiche vedi slide) e un'impresa B con

sede all'estero in un paese industrializzato (per le altre caratteristiche vedi slide); nel momento in cui

l'economia si internazionalizza ulteriormente occorre capire quale delle due imprese può essere definita

come impresa italiana? Si può pensare di andare ad analizzare l'occupazione generata sul territorio italiano,

la quota di mercato globale, la redditività (la quale a sua volta genera un determinato gettito per il fisco), la

sede fiscale, la leadership, gli stakeholder coinvolti, gli impianti produttivi, i prodotti e l'immagine di cui gode

l'impresa.

La risposta non sta nel valutare l'italianità di queste imprese utilizzando questi criteri ma occorre solamente

fare riferimento al lavoro italiano creato il quale può essere dato da investimenti nel nostro paese

(provenienti da imprese sia italiane che estere per quanto riguarda la loro proprietà) e dal saper fare

correttamente il proprio lavoro rispetto all'intero mercato internazionale. 7 di 23

L'impresa italiana tout court di fatto non esiste più, le imprese da sostenere diventano quelle che consentono

di realizzare i migliori risultati sul piano dei criteri citati precedentemente e a prescindere dalla loro

nazionalità; tuttavia, alcune società straniere sono strettamente legate agli interessi economici del paese nel

quale fa riferimento la loro proprietà: ad esempio in Francia persiste da tempo la cosiddetta politica dei

"campioni nazionali" e cioè quelle imprese, di proprietà pubblica o privata, a forte influenza da parte del

potere politico a causa dei settori strategici a cui appartengono. In Italia la privatizzazione di Telecom ha di

fatto privato l'ex impresa statale di quella forza competitiva che avrebbe necessitato per competere sui

mercati globali, lo stesso risultato ha avuto la mancata privatizzazione di Alitalia.

Ogni amministrazione di ciascun paese può avere la sua opinione circa la gestione delle scelte di politica

economica di ogni singolo paese ma ciò che conta sono le competenze e le conoscenze presenti nella forza

lavoro nazionale e dunque ogni governo dovrebbe premiare qualsiasi azienda che venga ad investire nella

forza lavoro locale.

Le politiche industriali

A livello mondiale le risorse pubbliche investite sono sempre di meno, tocca dunque alle imprese private

sostenere l'innovazione all'interno di ogni singolo paese e in particolare gli investimenti a favore della ricerca

e sviluppo a fini commerciali, gli investimenti per opere pubbliche quali ad esempio la banda larga, la

formazione dei lavoratori sia di base che specializzata e la loro riqualificazione per nuovi incarichi. In passato

ciò che andava bene per una grande impresa andava bene per l'intero paese, ora invece non è più così in

quanto l'obiettivo delle imprese internazionali è quello di creare valore distribuendo i propri asset tra i vari

paesi nei quali si ha convenienza e aderenza ai propri scopi.

Industry 4.0

Un esempio molto utile è quello della fabbrica dell'Audi posta in Ungheria e nella quale vi è un alto di utilizzo

di robot nella costruzione delle automobili con tutta una serie di vantaggi: controllo da remoto, maggiore

produttività e velocità dei processi. Un tempo la produzione era di tipo artigianale ma con un scala assai

minima, con il taylorismo si passa alla produzione di massa e alle conseguenti economie di scala ma con la

perdita della personalizzazione che caratterizzava la fase precedente, a partire dagli anni Ottanta ad oggi sta

cominciando a prendere piede un tipo di sistema produttivo che intende coniugare la produzione di massa

con l’artigianalità/personalizzazione.

Tutto questo movimento sfocia nella cosiddetta "Industry 4.0", una profonda trasformazione del mondo della

produzione, basata sulla crescente internazionalizzazione e interconnessione dei prodotti e sull'espansione

delle catene del valore e dei modelli di business: una specie di Quarta Rivoluzione Industriale che consente

di produrre sfruttando le economie di scala e nel contempo andare incontro alle singole esigenze dei singoli

clienti. Tutto nasce in Germania per poi diventare un argomento principale dell'agenda dell'Unione Europea

per l'innovazione del sistema manifatturiero, si intende stare al passo con la accresciuta competizione a

livello globale attraverso questo nuovo sistema produttivo.

Da queste trasformazioni si punta sulla qualità del singolo pezzo, la tracciabilità del processo, l'integrazione

tra pianificazione-produzione-logistica, collaborazione tra filiere nazionali, intercambiabilità dei processi

esternalizzati e il miglioramento del post vendita, grandi investimenti di lungo periodo, formazione adeguata,

evitare i cosiddetti problemi di privacy ed inviolabilità dei dati; ma veramente tutto ciò è rivoluzionario?

Un programma parallelo a quello europeo è il programma "made in China 2025" presentato dal governo

cinese, si tratta di un piano in tre fasi che consentano alla Cina di diventare la maggiore potenza industriale

e tecnologica entro il 2049 (centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese); le priorità

annunciate sono:

- Maggiore innovazione in 10 settori considerati come prioritari.

- Sostegno ai brand cinesi.

- Rafforzamento alla produzione sostenibile.

- Maggiore integrazione tra industria e servizi.

- Internazionalizzazione e innovazione nell'industria manifatturiera. 8 di 23

Si vuole insomma uscire dalla morsa dei paesi emergenti a basso costo e i paesi industrializzati occidentali

in modo da entrare nella cerchia di quest'ultimi.

Come si pone il governo italiano nei confronti di queste trasformazioni? Le priorità sono le seguenti:

- Accelerare la costruzione della rete in banda larga.

- Prevedere interventi normativi che possano aiutare l'adozione delle nuove tecnologie.

- Deliberare gli strumenti fiscali ad hoc e il credito d’imposta.

- Tutelare la security e la privacy.

- Implementare piani di comunicazione che possano diffondere le opportunità collegate a queste nuove

tecnologie produttive.

- Intervenire sulla formazione dal punto di vista della creazione di competenze correlate all'utilizzo delle

nuove competenze.

- Adottare una cabina di regia interna al ministero dello sviluppo economico oppure tramite la costituzione di

consorzi di imprese.

Dal punto di vista delle strategie delle imprese, vi è una linea di finanziamento nell'ambito dell'horizon 2020,

finanziato dall'Unione Europea, che intende istituire un sistema di decisioni che possano avere luogo non a

livello del singolo stato bensì a livello dell'intero continente. Il fatto che ora la produzione sia basata sulla

tecnologia internet, ecco che le imprese che da sempre si sono basate su di essa, come ad esempio

Amazon ed Alibaba, saranno sempre più potenti ed importanti, anche nell'ambito del sistema creditizio. Il

settore dell'automobile potrà vedere l'ingresso di imprese estranee ad essa come ad esempio Apple

(esperienza software applicata alla guida) e Google (auto a guida automatica) oppure lo sviluppo impetuoso

di imprese già presenti sul mercato come Tesla e Uber; in particolare Google si sta sempre più espandendo

in altri settori come quello dell'impiantistica dei sistemi di riscaldamento privati (con la società Nest) e quello

delle telecomunicazioni (ad esempio con il progetto di portare la connessione internet in aree disagiate per

mezzo di palloni aerostatici).

I modelli di business cambiano attraverso la digitalizzazione di molti settori come ad esempio quello vinicolo,

la personalizzazione dei prodotti, la scoperta di nuove fonti per la creazioni di valore per il cliente,

l'integrazione lungo il sistema di valore, nuovi modelli di business basati sull'applicazione di tecnologie

digitali.

Le conseguenza a livello competitivo sono che si passa sempre più ad un ambito di tipo globale ma con

grandi possibilità di adattare il prodotto fino alle esigenze del singolo cliente.

Quali sono le aspettative in termini di occupazione, lavoro e formazione? Molti temono impatti forti

sull'occupazione, occorre dunque capire quali sono i cambiamenti in termini aggregati in quanto nel singolo

caso vi saranno sempre delle lamentele ma sempre nel singolo caso si può passare ad un'occupazione

meno pericolosa e dispendiosa a livello fisico; ci potrebbe essere una sorta di compensazione tra settori

manifatturieri e un travaso di lavoratori dall'industria ai servizi. Dal punto di vista del lavoro sicuramente vi

sarà un alleggerimento del lavoro manuale in favore di quello intellettuale, ciò porterà sicuramente ad un

generational divide soprattutto tra vecchi e giovani: tale divario può essere colmato con un'adeguata

formazione la quale deve essere erogata in ambito tecnico e manageriale anche negli istituti scolastici ed

universitari.

Capitolo 13 - The strategy of international business

Le modalità attraverso le quali aumentare la propria redditività possono essere la possibilità di produrre un

valore aggiuntivo rispetto a quello dei concorrenti (ad esempio nel settore alimentare ci può essere l'esempio

di quelle imprese che hanno avuto accesso ad un settore più elevato), la riduzione dei costi di produzione,

l'espansione delle vendite facendo leva sui mercati consolidati (operato delle imprese italiane presenti nel

mercato tedesco), l'allargamento del raggio di azione.

Per creare valore posso puntare sul vantaggio di costo oppure di differenziazione (le due strategie enunciate

da Porter) riferendosi alla catena del valore (attività primarie + attività di supporto) nel suo complesso. Lo

sviluppo alla scala internazionale può essere perseguito o aumentando la quota di mercato o realizzando

economie di localizzazione tramite la distribuzione di parti della catena del valore in quei paesi che

garantiscono o minori costi o supporto ad una strategia di differenziazione; si trasferiscono i risultati dei 9 di 23

processi di apprendimento derivanti dalla scala internazionale sia nel paese di origine che in tutti i paesi nei

quali l'impresa internazionale è presente, il successo internazionale deriva dalla qualità dei prodotti/servizi

proposti e dalle competenze di base dell'impresa le quali sono la base su cui si costruisce il vantaggio

competitivo, quest'ultimo può essere sostenibile nel tempo laddove esistano elementi di protezione dai

tentativi della concorrenza o di imitarli o di migliorarli.

I vantaggi legati alla localizzazione consentono di produrre con la stessa efficacia di quando si produceva

per il mercato locale e anche con minori costi, un'altra possibilità è quella di poter differenziare la propria

offerta di prodotti; dal momento che gli scenari internazionali cambiano abbastanza frequentemente, le

imprese che riescono a far leva sulle proprie competenze in merito al trasferimento delle attività da un paese

all'altro sono quelle che hanno maggiore successo. Un altro effetto delle economie di localizzazione sono le

economie di scala derivanti dal localizzare la totalità della produzione in un solo paese a basso costo del

lavoro.

Le imprese, quindi, sceglieranno la strategia da seguire puntando su una combinazione tra la pressione alla

riduzione dei costi e quella che punta all'adattamento ai bisogni dei mercati globali.

Ma quali sono le modalità di accesso ai vari mercati?

Le forme di internazionalizzazione

Troviamo anche qui una matrice di riferimento avente i seguenti parametri: importanza strategica del

mercato e capacità dell'impresa rispetto al mercato obiettivo.

Con entrambi i parametri bassi meglio non entrare proprio nel paese/mercato oggetto di analisi. Con

entrambi alti occorre effettuare un accesso che sia il più rapido possibile in modo da sfruttare i vantaggi

contenuti in esso. Con un'elevata importanza del mercato occorre un'entrata progressiva.

Possono, tuttavia, esserci barriere all'entrata che in alcuni business risultano essere molto impegnative da

superare, sotto tale concetto sussistono diversi intenti: protezione della produzione nazionale sotto

l'influenza di potenti lobby e dei settori in via di sviluppo e strategici, conservazione delle risorse nazionali

disponibili, riduzione delle fughe di capitali verso l’estero.

Le strategie comportano decisioni poco reversibili nel breve periodo, ad esempio nel momento in cui sbarco

in Messico con la costruzione di un enorme stabilimento non posso nel giro di pochi anni abbandonare il

continente americano come se niente fosse, in base al grado di coinvolgimento strategico ed economico e di

controllo del mercato esterno.

Per entrare in un mercato estero occorre valutare il rischio patrimoniale connesso a tale scelta, la tempistica

dell'entrata e il livello di controllo che si vuole avere sulle attività operate alla scala internazionale. In

particolare, il rischio e il controllo sono legati da una relazione di proporzionalità diretta e il tempo di

attuazione va di pari passo.

Conviene adottare una produzione diretta nelle circostanze in cui il mercato nel quale si vuole sbarcare

consente elevate economie di scala derivanti dalla presenza locale (Bridgestone sbarca negli Stati Uniti

comprando Firestone), ha elevati dazi doganali e costi di trasporto (in settori nei quali il valore del prodotto è

basso, come ad esempio quello del cemento, questi costi hanno un'alta incidenza su di esso), contiene

elevate esigenze di adattamento al prodotto (ad esempio in Germania vigeva una legge che impediva il

trasporto di birra oltre i 60 km di viaggio ed è per questo che il paese della birra per definizione ha 150

marche diverse).

Entrare indirettamente conviene quando l'impresa che si sta internazionalizzando non possiede moltissime

risorse (ad esempio Xerox negli anni '50 sbarca in Europa con l'aiuto dell'impresa inglese Rank in quanto

non possedeva le risorse necessarie per farlo da sola), il paese nel quale sbarcare è distante sia dal punto di

vista geografico che quello linguistico e culturale (si può pensare di effettuare una partnership con un

soggetto locale per cominciare a ridurre questo gap) e la sua legislazione impone come condizione per lo

"sbarco" elevati vincoli sia dal punto di vista dell'impegno di capitali che del coinvolgimento di attori locali (ad

esempio in Brasile si poteva vendere automobili solamente con un accordo con il governo locale per mezzo

di una costruzione di uno stabilimento in loco).

L'export è una della prime fasi nelle quali l'internazionalizzazione si esplica, anche se non è detto che sia

una tappa obbligata nell'ambito di un meccanismo di tipo ciclico. Consente di operare a bassi costi e, quindi,

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a bassi rischi consentendosi un accesso graduale ai nuovi mercati in modo da iniziare a carpire i suoi segreti

e funzionamenti e da consolidare il proprio percorso di successo all'interno di essi. Tuttavia posso fare fatica

nell'individuare i potenziali clienti finali, avere problemi con i distributori locali e considerare attentamente la

dimensione logistica della tattica di export, fare attenzione alle politiche del governo del paese in cui vado ad

esportare i miei prodotti (possiamo avere agevolazioni come ad esempio una tassazione favorevole),

analizzare bene il mercato di esportazione (ad esempio se il mio marchio è noto). L'export può essere

diretto, indiretto oppure consistere in un'esportazione infragruppo (attività delocalizzate all'interno di uno

stesso gruppo). I soggetti terzi con i quali ci si interfaccia possono essere imprese specializzate

nell'accompagnare i processi di internazionalizzazione, aiutando i clienti nel trasporto dei beni, nella

redazione della documentazione doganale, nelle scelte in merito alla proprietà della merce da vendere (ad

esempio con un contratto di agenzia il produttore rimane proprietario del bene mentre con un contratto di

licenza no) e al finanziamento dell'attività, nell'aiuto nelle politiche di marketing; questi soggetti terzi possono

consistere in società di esportazione, consorzi export oppure trading companies.

Innovazione ed internazionalizzazione

Internazionalizzazione è innovazione e infatti quando un’azienda si internazionalizza si innova in quanto

deve rispondere al cambiamento nelle caratteristiche dell’ambiente con il quale era abituata ad interfacciarsi.

Ma è l’internazionalizzazione che guida l’innovazione o è il contrario? La risposta è che tale rapporto è

reciproco: infatti, l’internazionalizzazione guida l’innovazione quando si sbarca in nuovi mercati dove

l’innovazione non è ancora stata prodotta da nessuno mentre l’innovazione guida l’internazionalizzazione

quando sbarcando in nuovi mercati si adatta il prodotto, frutto dell’innovazione eseguita in patria, alla nuova

realtà. Dunque questi due concetti sono estremamente legati, fino ad identificare l’internazionalizzazione

come una forma di innovazione in sé.

L’innovazione non è un processo preciso e lineare che sia in grado di definire un output prestabilito e

raggiungibile in determinati periodi di tempo, è un processo quindi rischioso che si affida alle competenze

presenti nella funzione ricerca&sviluppo posta all’interno dell’impresa. Questo processo chiuso all’interno

dell’entità aziendale, tuttavia, sta lasciando sempre più il passo ad un tipo di innovazione aperta (open

innovation) la quale coinvolge tutti gli stakeholder dell’impresa, compresi i consumatori, che operando in

un’ottica globale sono assai numerosi e portatori di contenuti assai eterogenei ed interessanti. Tale tipologia

di innovazione può essere perseguita non solo dalle grandi imprese ma anche da quelle piccole che si sono

aggregate sotto forma di reti di impresa: in tal senso occorrono doti di coordinamento tra le varie entità

aziendali sia per quanto riguarda una guida che la circolazione delle informazioni e capacità di stabilire un

minimo standard sul quale ogni impresa dovrebbe adeguarsi.

Questa innovazione condivisa non è solo prerogativa delle piccole imprese, infatti anche grandi imprese

come Boeing organizzano la produzione in modo modulare in modo da sfruttare le eccellenze poste in giro

per il mondo.

Basta essere innovativi per essere internazionali? Se facciamo riferimento alle innovazioni che nascono

nella Silicon Valley statunitense esse nascono subito globali data la dimensione e la notorietà delle imprese

presenti in essa mentre quelle che nascono a livello europeo hanno bisogno prima di un periodo di sviluppo

nel mercato interno. Un’impresa, grazie alle innovazioni da essa prodotte, entra o addirittura nasce come

globale e può conseguire i seguenti vantaggi:

- non ha vincoli legati alla dimensione, struttura e cultura;

- permette di combinare competenze diverse creando una rete di apprendimento più ampia;

- può sfruttare sin da subito le sua internazionalità.

L'esportazione indiretta ha l'unico rischio della perdita dei prodotti durante il trasporto a causa di possibili

contrattempi come ad esempio la perdita del carico da parte dell'operatore logistico.

L'esportazione diretta è la forma più adottata per quanto riguarda i beni industriali: ad esempio, nel settore

della meccanica e delle macchine utensili Ima è il leader mondiale nel confezionamento delle buste da thè.

Tale tipologia di esportazione richiede maggiori investimenti e quindi maggiori rischi e costi, questo maggiore

impegno consente tuttavia un maggior controllo sulle leve di management con il controaltare di possibili

rischi quali le politiche protezionistiche e i possibili legati ad una particolare tipologia di prodotto. 11 di 23

I trasferimenti infragruppo riguardano quelle imprese multinazionali, aventi più siti produttivi in ogni parte del

mondo, nelle quali il flusso di prodotti avviene esteriormente come se fosse uno scambio di mercato ma che

in verità si tratta solamente di uno spostamento all'interno di una stessa impresa o gruppo di aziende.

È possibile effettuare anche scambi in natura in luogo degli scambi valutari attraverso le trading companies

internazionali. L'agente opera in nome e per conto dell'impresa, quindi può essere o un dipendente

dell'impresa che opera nella filiale commerciale estera o un lavoratore esterno specializzato.

L'international licensing è spesso la via obbligata per internazionalizzarsi per molte imprese, essa consiste

in un contratto nel quale vengono formalizzati i limiti dell'accordo, il compenso, i diritti, la durata e le cause di

risoluzione. Vi sono bassi costi e bassi rischi, si riesce ad apprendere in via preliminare le caratteristiche del

mercato (in tal senso il licensing può essere visto come un primo passo per aprire un futuro stabilimento

estero), si accede ai mercati protetti da misure protezionistiche. Tuttavia il licenziatario può successivamente

diventare inadeguato oppure un nuovo concorrente a causa del trasferimento della tecnologia produttiva e

del know how.

Il franchising ha un'architettura contrattuale simile al licensing con la differenza che qui in una nazione

possono esserci più franchisee. Tale tipologia contrattuale è molto diffusa nell'ambito della ristorazione e

dell'abbigliamento, settori nei quali è necessaria la distribuzione più capillare possibile sul territorio; consente

un maggiore controllo nei confronti della controparte contrattuale insieme ad un maggiore apprendimento

delle caratteristiche del mercato estero. Possibili svantaggi possono consistere nell'obbligo di condividere i

margini generati con la controparte contrattuale la quale può distinguersi negativamente per mezzo di

comportamenti opportunistici.

L'alleanza strategica vede due imprese collaborare al fine di raggiungere una mutua utilità, consente un

minore investimento di risorse dato dalla complementarietà delle risorse, tale alleanza può anche essere

fatta tra le funzioni interne ad una singola impresa. La naturale evoluzione di ciò è la joint venture: per

progetti molto particolari e protratti nel tempo si viene a creare un'entità aziendale a parte la quale può

essere gestita per mezzo di un management congiunto tra le due imprese che l'hanno fondata, un

management delegato (comanda una delle due imprese fondatrici) oppure di un management autonomo.

L'investimento diretto estero è quando vengono acquistate attività che sono già alla scala internazionale, può

consistere nell'avvio da zero di una nuova attività, nell'acquisto di un'attività già presente oppure nella

fondazione di una joint venture. L'alto livello di risorse richieste consente un maggiore controllo su tutte le

leve di gestione stando comunque attenti a coordinare il tutto con la sede centrale, la logica sottostante

funziona quando c'è un contesto politico ed economico locale rassicurante e solido per possibili ulteriori

investimenti.

La logistica internazionale

Tale aspetto dei processi produttivi è ancora più importante nell'international business, questa funzione è

quella sotto maggiore stress nell'atto dello sbarco sui mercati esteri: si tratta della gestione di flussi, interni

ed esterni all'impresa, di materie prime (logistica di approvvigionamento), semilavorati (logistica industriale) e

prodotti finiti (logistica distributiva). Essendo, quindi, un processo complesso e riconducibile a più fasi è

importante progettare la logistica in modo che ci consenta di monitorare tutta la movimentazione delle merci

e la documentazione collegata; la logistica internazionale nasce con l'esigenza di utilizzarla come fattore

differenziale dal punto di vista del vantaggio competitivo (porta minori costi o maggiore capacità di

differenziazione), come argomento commerciale dal punto di vista della qualità del servizio.

Un elemento sempre più impattante su questo aspetto fondamentale nell'ottica del business internazionale è

quello dell'instabilità associata ai territori dai quali passare per i traffici commerciali oppure arrivare, possono

esserci infatti rischi legati ai cambi, eventi catastrofici come calamità naturali o belliche; questi eventi

impattano su tutte le fasi della logistica, tra le quali possiamo annoverare lo scambio di informazioni e di

documentazione, la gestione dei processi produttivi, la consegna dei prodotti finiti ai licenziatari.

Le attività doganali hanno necessariamente a che fare con il controllo amministrativo effettuate alle frontiere

(all'interno dell'Unione Europea, con gli accordi di libero scambio, tale ostacolo è stato eliminato

velocizzando così le spedizioni e riducendo i costi) la cui gestione è affidata ad uno specialista del settore e

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con la scelta adeguata del mezzo di trasporto da utilizzare tenendo conto, come in tutte le scelte di carattere

economico effettuate da un'impresa, dei benefici e dei costi associati a ciascuna tipologia.

Il trasporto marittimo

Rappresenta la forma più importante in termini di valore degli scambi realizzati, ha una forte varianza in

relazione alla natura dei vettori in quanto le navi e i container utilizzati per trasportare la merce hanno evitato

di dover gestire merci posizionate alla rinfusa all'interno delle stive, le tariffe sono assai vantaggiose e i

servizi correlati (come ad esempio l'immagazzinaggio nelle zone portuali) sono ottimi, le zone geografiche

raggiungibili sono praticamente tutte quelle disponibili nel mondo; possibili difetti possono essere ritardi nelle

consegne, l'impossibilità di utilizzare i container su alcune linee.

Il trasporto aereo

Si hanno molteplici veivoli su cui fare affidamento per questo tipo di spedizione e dalle differenti capacità di

carico (solo gli aerei più grossi sono in grado di trasportare container); la rapidità e la sicurezza della

movimentazione delle merci sono assai elevate così come l'affidabilità e i bassi costi di imballaggio il quale

deve essere il più leggero possibile, quasi tutte le zone geografiche del mondo possono essere servite; i

costi totali possono essere proibitivi e quindi la produzione di più basso valore non va accompagnata con

esso, la capacità di carico è limitata alla dimensione del veivolo, alcuni materiali non possono essere

trasportati.

Il trasporto stradale

Si possono trasportare container e effettuare spedizioni in modo multimodale; consente di arrivare

direttamente al destinatario della spedizione, di offrire un gamma di servizi molto ampia e ha un rapporto

qualità/prezzo vantaggioso.

Il trasporto ferroviario

Vengono caricati container sui singoli vagoni andando a formare convogli lunghi anche centinaia di metri ed

è un mezzo molto indicato per le tratte multimodali; le tempistiche sono spesso eccellenti e vi è una bassa

influenza delle condizioni atmosferiche, si adatta benissimo alle lunghe distanze; non è molto adatto alle

distanze brevi, ovviamente vi è la limitazione del percorso delle rete ferroviaria e, a parte quelle imprese già

dotate di una rete ferroviaria interna, la spedizione del pacco necessita di una preparazione pre e post

spedizione.

Il trasporto fluviale

Ha un impatto ambientale prossimo allo zero ed è molto adatto per quelle spedizioni di prodotti pesanti e

ingombranti; il costo è molto basso ma è tutto soggetto alle condizioni atmosferiche e al percorso naturale,

occorrono servizi pre e post spedizione.

Il trasporto postale

Entra in gioco un soggetto terzo che si prende la responsabilità di consegnare prodotti di dimensioni

contenute in tutto il mondo e accollandosi tutte le procedure collegate; si ha quindi una maggiore

semplificazione dei processi doganali, rapidità e sicurezza nella spedizione delle merci; il prezzo può

risultare elevato per quelle merci a minor valore.

Lo stoccaggio

È una delle fasi della gestione dei flussi delle merci, si cerca di ridurre il più possibile onde evitare gli oneri,

sia economici che fiscali, collegati; si tratta di una fase che non si può evitare se si vogliono garantire ai

clienti consegne veloci e regolari; abbiamo un trade off tra l'efficacia del servizio e l'efficienza del servizio,

infatti se aumento il numero dei magazzini sono in gradi di soddisfare maggiormente i clienti finali ma ho

maggiori costi e viceversa (se ho un unico magazzino centralizzato ho minori costi ma perdo in efficienza). Il

livello delle scorte tanto più è elevato, tanto più ho maggiore possibilità di servire i clienti al meglio ma ho

maggiori costi legati alla giacenza delle merci; il sistema just in time vuole ovviare a questo problema

cercando di minimizzare il livello delle scorte a quello necessario per la produzione. 13 di 23

L'interconnessione tra imprese diverse, assieme alle tecnologie basate sulla piattaforma internet, consente

di arrivare più facilmente all'obiettivo di minimizzazione delle scorte e, grazie alla appena citata piattaforma

internet, anche le piccole e medie imprese stanno incominciando ad entrare nel mercato globale.

PARTE DI SERIO

Elementi di base nei processi di internazionalizzazione

Perché ha senso internazionalizzare? Si può pensare di farlo in modo da aumentare i propri profitti, "sfidare"

e "controllare" la concorrenza, conseguire risparmi nei costi di produzione, acquisire risorse e imprese locali;

questo processo nasce come processo push ma negli ultimi anni si sta sempre di più prefigurando un

modello di tipo pull; un'impresa italiana, leader mondiale nella produzione delle presse per l'automotive, vede

il suo cliente principale trasferire i suoi impianti produttivi in Cina, che deve fare? Si oscilla tra perdere

definitivamente il cliente e imbarcarsi in un'avventura assai rischiosa e complicata, si tratta di un dubbio dato

dai benefici e dai costi correlati e questa azienda rimane dunque trainata dall'internazionalizzazione. Un altro

esempio di internazionalizzazione pull è quello dei piccoli produttori enogastronomici italiani che sono

sbarcati nel mondo grazie ad Eataly.

Alcuni paesi possono essere appetibili per un potenziale sbarco in esso da motivi che esulano la

convenienza meramente economica dei costi di produzione: per esempio la Thailandia, avendo un trattato di

libero scambio con la Cina e l'India, è molto appetita in quanto posso entrare nei due mercati più grandi del

pianeta senza pagare alcun dazio; la Serbia, prima che partissero le sanzioni contro la Russia, è stata scelta

da molte imprese internazionalizzate in quanto vista come porta di ingresso per il mercato russo.

Dove internazionalizzare? In tal senso nel 2001 Jim O'Neill ha coniato l'acronimo Bric per definire quei paesi

che sono ad elevata crescita economica; acronimi coniati da altri includono il Messico, l'Indonesia, la Corea

del Sud (vero competitor dell'Italia sia per dimensione che per settori interessati), il Vietnam e l'Egitto.

I dati di mercato delle macchine utensili e delle automobili indicano inequivocabilmente la Cina come il

maggiore mercato mondiale al momento, ma si può anche pensare di investire in mercati di minore entità ma

che promettono grandi cose per il futuro come l'India; se dovessi vendere la pasta allora il mercato più

grande è quello degli Stati Uniti in quanto le abitudini alimentari dei grandi paesi asiatici sono totalmente

diverse dalle nostre.

Per scegliere il paese nel quale esternalizzare la propria produzione ci si deve basare su due parametri:

livello di professionalità richiesto e volumi di produzione necessari.

Cosa internazionalizzare? Il vero spartiacque tra "made in Italy" e il resto del mondo è qui in quanto si tratta

di scegliere se puntare sulle attività e sul commerciale oppure solamente sulla seconda parte; il costo è una

variabile importante ma non decisiva in quanto il prodotto italiano è ritenuto essere di buona qualità con un

livello di percezione da parte del cliente il quale lo ritiene ragionevolmente raggiungibile e dunque al prezzo

giusto vengono comunque comprati.

I cinesi sono stati un vantaggio per i nostri imprenditori locali in quanto hanno spazzato via i prodotti italiani

di bassa qualità e, una volta aperti nuovi mercati da essi, consentono ai produttori di alta qualità di entrarci

successivamente con un prodotto di elevatissima qualità e che sostituiscono il prodotto di qualità scadente

una volta che si sarà inevitabilmente rotto. Si tratta di una teoria che capovolge la "teoria della prima mossa"

di Micheal Porter, ora il segreto è di entrare in un determinato mercato al momento giusto: ad esempio, nel

settore delle capsule da caffè Illy è entrata troppo presto lasciando immediatamente il campo a Nespresso,

la quale sta perdendo quote di mercato in favore di Lavazza.

La catena del valore sta andando via via frazionandosi in tutte le parti del mondo, cercando di trattenere

vicino a sè quelle parti nelle quali creo valore e di esternalizzare quelle parti che distruggono valore; la prima

tappa è quella di esternalizzare solo per fattori di costo, la seconda tappa è la produzione per il mercato

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locale, la terza tappa è l'utilizzo del mercato locale come vera e propria risorsa per lo sviluppo della mia

impresa.

Come internazionalizzare? Abbiamo varie forme basate sul livelli di rischio e di controllo strategico.

• Esportazione indiretta. Un esempio può essere il mercato delle automobili importate.

• Esportazione diretta.

• Licensing. Si tratta di un franchising per le attività intellettuali, è come se il mio corso di laurea fosse

esportato all'estero mantenendo gli standard dell’Università Cattolica.

• Franchising.

• Forme di cooper.

• Joint venture.

• Investimento diretto.

In tutte queste tipologie di operazioni va comunque tenuto conto della stabilità politica del paese nel quale

vado ad investire, paradossalmente è preferibile investire in paesi nei quali vi è un governo autoritario in

quanto si hanno sicuramente meno problemi (ad esempio in Cina non si hanno problemi dal punto di vista di

rapporto con i lavoratori e con i sindacati).

I fattori abilitanti

La vera sfida dei processi di internazionalizzazione è spostare i propri asset da un mercato locale a mercati

lontani. Ad esempio Hermes ha processi di export basati sull'apertura di un negozio, spedizione delle merci e

vendita; nel momento in cui apre un centro stile lo fa per permettere processi di adattamento al mercato

locale oppure conseguire migliorie sul prodotto a livello del mercato globale, è un qualcosa che va oltre la

mera esportazione del prodotto.

Innanzitutto deve esserci un prodotto il quale non può essere adatto a qualsiasi mercato per questioni di

antiche "superstizioni" oppure per oggettivi limiti di utilizzo o adattamenti in base alle caratteristiche dei vari

consumatori, anche la gestione dei marchi subisce queste differenze in quanto se in alcuni paesi possono

essere percepito come un marchio premium in altri non godo della stessa reputazione.

I processi devono essere supportati da un'organizzazione perfettamente in linea con essi e che possano

adeguatamente supportarli.

Il business model

Il prodotto deve essere semplice cioè si deve capire che cosa serve e la sua modalità d'uso. Il processo di

internazionalizzazione è sempre più di tipo pull, non si vende più il singolo utente ma si vende la

competenza cioè un sistema di imprese riconducibili allo stesso paese (vedi esempio dell'azienda di presse).

Il concetto centro-periferia deve essere superato in quanto questo atteggiamento coloniale non consente di

avere successo in mercati nei quali la cultura e la mentalità non è inferiore in quanto diversa dalla cultura

dominante occidentale. La visibilità e la scala sono assai importanti in quanto in paesi come la Cina si hanno

percezioni diverse in merito a questioni come ad esempio il numero di studenti da ammettere in un master

universitario oppure per aprire punti vendita in Asia, data la numerosissima popolazione, occorre puntare su

un numero assai elevato. La reputazione, come ad esempio la nostra, è sempre importante ma deve essere

sempre accompagnata da adeguati investimenti in tecnologia per stare al passo con i tempi. Il soft power

indica quell'accesso alla nazione di riferimento del prodotto che consumiamo: ad esempio molte persone

vanno in un ristorante italiano per poter accedere nel Bel Paese senza nemmeno uscire dalla propria

nazione. Vi è comunque il rischio che il prodotto che non funziona può essere comunque venduto sul

mercato causando una sopravvalutazione delle mie capacità (effetto alone).

La proprietà intellettuale è una delle maggiori difficoltà che si incontrano, soprattutto in paesi come la Cina: è

chiaro che le imprese si espongono molto spesso a questo rischio di copiatura ma è altrettanto chiaro che

nel momento in cui posso vendere solamente in questi mercati "copiativi" non è che mi astengo dal farlo per

questo motivo.

I business nuovi hanno una connotazione allo stesso tempo fortemente radicata in un paese-territorio e in

una prospettiva globale. 15 di 23

Imprese globali e il modello transnazionale

Su questo set di lucidi almeno due domande all'esame ci sono.

Fondamentalmente l'internazionalizzazione è stata per anni considerata come un processo a tappe nel quale

si inizia dal mercato domestico per passare, passo dopo passo, allo stadio globale; il fenomeno delle "born

global" rompe questa visione, anche la precedente stage theory è ancora molto presente in ambiti quali la

moda.

A livello organizzativo può essere creata una divisione internazionale con l'obiettivo di presidiare i vari

mercati, una struttura globale nella quale per definizione non può esserci una divisione internazionale ma

comunque vi sono divisioni locali a causa delle diverse legislazioni sul lavoro, una struttura globale con

divisione geografica consiste in un raggruppamento per prodotto che viene a sua volta suddiviso tra le varie

geografiche.

Un'impresa multinazionale ha periferie assai autonome di adattare i prodotti ai mercati di competenza e di

gestire le risorse assegnate dal centro e quest'ultimo assume la funzione di distribuzione delle risorse verso

tutte le periferie, lo sviluppo e la diffusione delle conoscenze rimangono confinati all'interno delle varie unità

periferiche. Un'impresa globale pensa che il prodotto sia unico a prescindere dal territorio in cui opero, ha un

vertice fortissimo in quanto deve rendere esecutivo tale convinzione con l'aiuto delle unità periferiche, la

conoscenza ovviamente è localizzata all'interno del vertice. Un'impresa internazionale può essere

considerata una forma ibrida, nella quale il centro è assai forte e le periferie attivano processi di adattamento

molto deboli.

Un'impresa transnazionale viene considerata come una rete dove ogni unità nazionale contribuisce a

sviluppare un prodotto di livello globale e la conoscenza è diffusa e sfruttata a tutti i livelli, ogni territorio

contribuisce per quello che sa dare; per sua definizione il mondo intero è considerato come il campo

d'azione, la competitività è basata su un'organizzazione costruita sulla competenza specifica per legittimare

le diverse capacità ed essendo una rete ogni nodo è fondamentale, la tecnologia è fondamentale in tal

senso in quanto consente di mantenere questi contatti in questa rete. Le aziende sono dunque disperse, le

strutture sono flessibili così come i ruoli, il coordinamento dei processi è basato sulla cultura aziendale e i

valori comuni.

Capitolo 14 - The Organization of International Business

Ci si basa su tre pilastri: i processi, le forme organizzative e le comunità di pratiche.

Per analizzare un'organizzazione innanzitutto si parte dall'organigramma: la divisione del lavoro è la base di

quest'ultimo e devono esserci meccanismi di coordinamento affinché tali singoli microcompiti non

confliggano tra di loro.

I processi ad oggi sono il tema fondamentale in quanto su di essi devono basarsi le costruzioni delle

strutture organizzative, più la cultura aziendale è forte e più sono vengono amplificati i pregi e più vi è

difficoltà nell'apportare possibili cambiamenti, occorre che le tensioni competitive siano il più possibile

captate e assimilate all'interno dell'impresa.

La struttura organizzativa possiede un orientamento alla gerarchia verticale oppure un appiattimento

orizzontale, spesso si è portati a pensare che il primo caso sia simbolo di un vecchio modo di gestione

dell'impresa ma non è questo il modo in cui occorre analizzare una struttura organizzativa: infatti, a

prescindere dal modo in cui è costruita, bisogna vedere se il funzionamento dell'intera struttura consenta

all'impresa di "camminare" adeguatamente. Il potere decisionale centralizzato consente di ottenere un

coordinamento dei compiti e una divisione delle responsabilità perfettamente chiari, spesso alle persone

piace avere responsabili che siano in grado di rassicurarli e guidarli. Il potere decisionale decentralizzato può

essere riscontrato in una struttura organizzativa suddivisa per prodotto, il vertice ha la funzione di collante tra

le varie unità di business e dunque all'interno di quest'ultime gli individui non sono solamente parte di un

ingranaggio bensì protagonisti attivi del proprio destino e risultato lavorativo.

Le strutture funzionali nascono in ambienti stabili in cui la ripetitività dei processi era totale, l'anzianità

lavorativa un valore; oggi vanno in crisi poiché l'oggetto su cui si basano tutti i processi cambia

continuamente, il vertice ha molta meno possibilità di prescrivere le attività delle persone. 16 di 23


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management per l'impresa (MILANO - ROMA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteolimpia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Baroncelli Alessandro.

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