Modulo a: internazionalizzazione e globalizzazione
Cosa significa per un’impresa internazionalizzare?
C’è una componente del concetto di internazionalizzazione che riguarda sia la fase di input (raccolta e acquisto di materie prime, concetto di global sourcing), componente di output (esportazione, commercio all’estero). C’è una fase di attività che può essere svolta all’estero (la trasformazione di input in output può essere svolta in siti operativi che si trovano in contesti che non sono quello domestico).
Abbiamo poi toccato il tema dei consumatori, cioè dell’adattamento dei propri prodotti ad un contesto diverso; coinvolti nel processo di internazionalizzazione ci sono i consumatori verso i quali indirizzo i prodotti/servizi e quindi devo tenere in considerazione le esigenze diverse dei consumatori nella definizione di strategie di internazionalizzazione.
Oltre ai consumatori fanno parte del concetto di internazionalizzazione anche i dipendenti, coloro che si occupano della trasformazione, dell’attività (scambi tra individui, interazioni di informazioni in siti diversi). Infine, abbiamo il contesto macro-istituzionale dove troviamo le regolamentazioni, i dazi doganali ecc.
Abbiamo quindi l’individuo come dipendente, consumatore, ente che si occupa dell’interazione tra imprese, abbiamo l’organizzazione (sia sito produttivo che struttura organizzativa che può comprendere diverse imprese) e abbiamo le istituzioni. Nel contesto di internazionalizzazione abbiamo diversi attori e diversi processi. L’internazionalizzazione è un processo complesso, formato da molte parti che si muovono in modo sinergico tra di loro.
Internazionalizzazione all’interno della nostra quotidianità
- A livello micro (individui) sperimentiamo l’internazionalizzazione delle imprese quotidianamente (ad esempio prodotti che hanno componenti acquistate all’estero).
- A livello macro (geopolitico) vi sono importanti implicazioni (il contesto geopolitico in cui viviamo influenza le iniziative che le imprese portano avanti).
Quanto è italiano il caffè?
- Nella nostra visione domestica del contesto italiano pensiamo di essere dei grandi consumatori di caffè. In realtà dal punto di vista del consumo internazionale non siamo il primo Paese ma il settimo. Cambia la prospettiva se consideriamo un contesto globale.
- Dal lato della logistica: catena del valore che parte dai coltivatori, organizzazioni che raccolgono il caffè, esportazione in contesti esteri (ci possono essere tanti passaggi intermedi), tostatura, consumo. Ci sono molti passaggi che coinvolgono molti Paesi.
- Dal lato delle vendite abbiamo l’idea che grandi produttori di caffè siano italiani: Lavazza, player italiano, in realtà è solo terzo nelle vendite che riguardano l’Europa occidentale. Qui il mercato del caffè è frammentato, non c’è un grandissimo player che riesce a conquistare più del 10% (per quanto riguarda i brand). Se poi si guardano i gruppi dietro questi brand Nescafe, Nespresso e Dolce Gusto fanno parte tutti del gruppo Nestlé.
Lavazza: brand del caffè riferito all’italianità. Fondata a Torino nel 1895 da Luigi Lavazza, fu inizialmente gestita da un piccolo negozio di alimentari in via San Tommaso 10. L'attività della Lavazza S.p.A. è attualmente amministrata dalla terza e quarta generazione della famiglia Lavazza (è preservata la proprietà italiana di questo brand).
- Lavazza importa caffè da tutto il mondo, compresi Brasile, Colombia, Guatemala, Costa Rica, Honduras, Uganda, Indonesia, Stati Uniti e Messico;
- Delle entrate annuali dell'azienda, che l'anno scorso hanno raggiunto circa 1,7 miliardi di dollari, circa il 40% proviene dalle vendite all'estero;
- L'azienda sta cercando di aumentare le sue entrate attraverso le operazioni internazionali fino al 60%;
- Attualmente il Gruppo Lavazza comprende 21 società e uffici internazionali. C’è il sito italiano di Torino e Milano, ma ci sono anche siti nel resto del mondo (le operations sono distribuite a livello internazionale e quindi anche le catene di fornitura vengono distribuite in più di venti siti produttivi). La gestione di queste dinamiche fa parte del processo di internazionalizzazione e c’è molta interdipendenza tra i Paesi coinvolti in quei processi.
Illy: c’è una componente individuale importante delle persone che fanno parte di queste catene di fornitura, rapporti interpersonali tra diverse culture che bisogna saper comprendere nelle differenze e gestire per raggiungere gli obiettivi.
Perché studiamo l’economia e la gestione delle imprese internazionali?
- L’internazionalizzazione è intorno a noi, ne facciamo quotidianamente esperienza in ogni ora della nostra vita prendiamo contatto con prodotti e servizi che hanno un rapporto con l’estero.
- Permette la mobilità del lavoro e del capitale.
- Facilita lo scambio di conoscenze e il trasferimento di tecnologie perché nel momento in cui una impresa opera solo nel proprio contesto domestico (sia in maniera diretta che indiretta) ha più difficoltà ad accedere alle informazioni, ad esempio come consuma il mio cliente il mio prodotto.
- Contribuisce al benessere economico nazionale.
- Alimenta la crescita economica e l'aumento degli standard di vita.
- Rappresenta un vantaggio competitivo per l'azienda.
- Tante opportunità ma anche molte sfide da gestire... quale strategia adottare in base agli obiettivi che mi pongo.
Filiere globali: elevato livello di complessità e quindi anche il livello di interdipendenza delle diverse filiere. Ad esempio realizzazione computer, aereo ecc.
L’internazionalizzazione riguarda anche i servizi: ad esempio i call center. Lo sviluppo tecnologico e digitale ha agevolato i processi di internazionalizzazione.
Internazionalizzazione: concetti chiave
La natura dell’internazionalizzazione
- Tutte le attività che aggiungono valore - incluso l'approvvigionamento, la produzione e la commercializzazione - possono essere eseguite a livello internazionale.
- Il commercio internazionale può coinvolgere prodotti, servizi, capitale, tecnologia, know-how e lavoro.
- Le imprese internazionalizzano attraverso varie strategie di ingresso, come l'esportazione e gli investimenti diretti esteri (FDI).
Le dimensioni dell’internazionalizzazione
- Interdipendenza tra i diversi scambi;
- Gli scambi internazionali;
- Gli investimenti internazionali;
- I diversi attori (ad ogni scelta strategica c’è una componente multilivello: la scelta dell’individuo consumatore ha una influenza a livello organizzativo e istituzionale e così vale per tutti i player del contesto interdipendenza dei diversi livelli di analisi).
Attori dell’internazionalizzazione
Spesso si ritiene che le imprese che internazionalizzano siano le grandi imprese, questo era vero trent’anni fa quando l’internazionalizzazione richiedeva investimenti ingenti e i sistemi di comunicazione e trasporto anche. Ad oggi le piccole medie imprese hanno la possibilità e la necessità di internazionalizzare sia per esportazioni o IDE o magari fanno parte di catene di fornitura che si interfacciano all’estero (indirettamente). Questo vale anche per i diversi settori ma il processo di internazionalizzazione non è limitato ai contesti tecnologici, ad esempio, il settore alimentare è molto internazionalizzato. Vale per tutti i tipi di economie e per tutte le funzioni: input che richiede acquisti all’estero così come le vendite, il marketing, la gestione delle risorse umane, R&D ecc.
Alcuni termini tecnici
- Impresa focale: L'iniziatore di una transazione commerciale internazionale, che concepisce, progetta e produce offerte destinate al consumo da parte di clienti in tutto il mondo (può essere una multinazionale). È quella che consideriamo quando parliamo di strategia di internazionalizzazione.
- Intermediari del canale di distribuzione: Un'impresa specializzata che fornisce vari servizi logistici e di marketing per le imprese focali come parte delle catene di fornitura internazionali, sia nel paese d'origine che all'estero. Fanno parte della catena di fornitura.
- Facilitatore: Un’impresa o un individuo con speciali competenze in ambito bancario, di consulenza legale, di sdoganamento o di servizi di supporto correlati che assiste le imprese focali nell'esecuzione di transazioni commerciali internazionali. Guarda agli aspetti dei servizi.
- Spedizioniere: Un fornitore di servizi logistici specializzato che organizza spedizioni internazionali per conto di aziende esportatrici.
- Multinazionale (MNE): Un’impresa con risorse sostanziali che svolge varie attività commerciali attraverso una rete di sussidiarie e affiliate situate in più Paesi. Una impresa che internazionalizza può fare anche solo export, una impresa multinazionale ha una sussidiaria all’estero.
- Clienti:
- Consumatori individuali o famiglie;
- Rivenditori: imprese che acquistano prodotti finiti allo scopo di rivendita;
- Acquirenti organizzativi: imprese, istituzioni e governi che acquistano beni e servizi come input per un processo di produzione o come forniture;
- Governi e organizzazioni senza scopo di lucro;
Così come l’impresa ha degli obiettivi anche i clienti hanno obiettivi diversi che l’impresa deve tenere in considerazione se vuole servirli al meglio.
Perché le imprese internazionalizzano? (Obiettivi)
- Cercare opportunità di crescita attraverso la diversificazione del mercato
- Un potenziale di mercato sostanziale esiste all'estero (ci possono essere segmenti di clienti interessati ai nostri prodotti/servizi ampliare il numero di clienti serviti, ampliare il mercato di sbocco). Molte aziende, per esempio P&G, Siemens, Sony e Biogen, derivano più della metà delle loro vendite dai mercati internazionali.
- Estendere la vita commerciabile di prodotti o servizi che hanno raggiunto la maturità nel mercato nazionale (maturità definita dal fatto che il mercato è saturo o tecnologia obsoleta in un certo mercato avanzato che invece non lo è in un mercato in via di sviluppo).
Un esempio è l'internazionalizzazione degli sportelli automatici (ATM). I primi bancomat furono installati a Londra dalla Barclays Bank poi negli Stati Uniti e in Giappone. Quando la crescita dei bancomat ha cominciato a rallentare in questi paesi, sono stati commercializzati in tutto il resto del mondo stessa tecnologia estesa a mercati diversi.
- Guadagnare margini e profitti più alti
- Per molti tipi di prodotti e servizi, la crescita del mercato nelle economie mature è lenta o piatta. La concorrenza è spesso intensa, costringendo le aziende a cavarsela con margini di profitto ridotti (mercato concentrato).
Al contrario, la maggior parte dei mercati esteri può essere poco servita (tipico dei mercati emergenti ad alta crescita) o non serviti affatto (tipico delle economie in via di sviluppo). Una concorrenza meno intensa, combinata a una forte domanda di mercato, implica che le aziende possono avere margini più alti per le loro offerte.
- Acquisire nuove idee su prodotti, servizi e metodi commerciali attraverso l’internazionalizzazione le imprese ampliano i propri scambi non solo commerciali ma anche di interazione (di dipendenti, con partner come università) e di idee e queste possono essere fonte di conoscenza.
I mercati internazionali sono caratterizzati da una concorrenza agguerrita e da clienti esigenti con diversi bisogni. Ambienti stranieri unici espongono le aziende a nuove idee per prodotti, processi e-business che prima non erano stati considerati.
- L'esperienza di fare affari all'estero aiuta le aziende ad acquisire nuove conoscenze per migliorare l'efficacia e l'efficienza organizzativa.
- Open Innovation e rischi anche di tutela della proprietà intellettuale concetto di multilivello: individui che sono nel processo (ricercatori), l’organizzazione e la componente istituzionale che a sua volta regolamenta i rapporti di scambio delle informazioni.
- Per esempio, la giapponese Toyota ha perfezionato tecniche di inventario just-in-time, che altri produttori e fornitori stranieri in tutto il mondo hanno poi applicato alla produzione nei loro paesi.
Di ispirazione può essere un contesto geografico in cui mi trovo, non solo per i miei competitor, fornitori o clienti, ma anche per altre imprese che si trovano in quel territorio anche se non coinvolte nel mio mercato e che per un processo di prossimità beneficio, prendo ispirazione dall’innovazione che introducono nel loro settore.
- Servire meglio i clienti chiave che si sono trasferiti all'estero
In un'economia globale, molte aziende internazionalizzano per servire meglio i clienti nel che si sono trasferiti nei mercati esteri. Ci riferiamo in particolare al B2B contesto italiano, la struttura del distretto tende a replicarsi anche all’estero: se una grande impresa decide di aprire una filiale all’estero, le pmi di quel territorio spesso la seguono. Si mantiene il rapporto di lungo termine. Liability of smallness e liability of newness: questi due svantaggi vengono meno quando la pmi segue la grande impresa all’estero.
- Quando Nissan ha aperto la sua prima fabbrica nel Regno Unito, molti fornitori giapponesi di ricambi auto giapponesi la seguirono, stabilendovi le loro operazioni.
- Essere più vicini alle fonti di approvvigionamento, beneficiare di vantaggi di sourcing globale, o guadagnare flessibilità nell’approvvigionamento dei prodotti (soprattutto nei contesti in cui gli input sono difficilmente spostabili)
Le aziende delle industrie estrattive come quelle petrolifere, minerarie e forestali stabiliscono operazioni internazionali dove si trovano le materie prime.
- Ottenere flessibilità da una maggiore varietà di basi di approvvigionamento
Dell Computer ha impianti di assemblaggio in Asia, Europa e nelle Americhe che permettono alla gestione di spostare la produzione rapidamente da una regione all'altra.
- Ottenere l'accesso a fattori di produzione a basso costo o di miglior valore (aumentare l’efficienza delle attività produttive)
L'internazionalizzazione consente all'azienda di accedere a capitale, tecnologia, talento manageriale e lavoro a costi inferiori, una qualità più alta o un valore migliore. Per esempio, alcuni produttori di computer di Taiwan hanno stabilito filiali negli Stati Uniti per accedere al capitale a basso costo.
Questi obiettivi non sono esclusivi: gli obiettivi possono essere combinati tra loro. Come questi obiettivi si combinano è un driver della strategia che verrà poi implementata.
Commercio internazionale
Commercio internazionale: scambio di prodotti e servizi attraverso i confini nazionali; tipicamente attraverso l'esportazione e l'importazione:
- Esportazione: Vendita di prodotti o servizi a clienti situati all'estero, da una base nel paese d'origine o in un paese terzo;
- Importazione o global sourcing: Acquisto di prodotti o servizi da fornitori situati all’estero per il consumo nel paese d'origine o in un paese terzo.
Peso dei maggiori paesi importatori e la quota di mercato dell’Italia in quei paesi: maggiori player USA e Cina. La complessità delle esportazioni dell’Italia verso l’estero è molto elevata. Esportazioni in % a PIL: trend crescente, frenato dalla crisi del 2008 e dalla pandemia, ma poi ancora in aumento.
Esportazioni in % a PIL in Italia: trend simile a quello globale, flessioni in periodi storici determinati con una importanza della componente geopolitica, frenata nel 2008 dovuto alla crisi e prima della pandemia la crescita era superiore alla media del PIL internazionale. Import in % al PIL: oscillazioni più elevate, aumento negli anni ’90 quando molte imprese hanno aperto siti produttivi nei paesi emergenti.
Investimenti internazionali
Investimento internazionale: trasferimento di assets in un altro paese o acquisizione di assets in quel paese. Ciò che attraversa i confini domestici sono asset e non prodotti come per il commercio internazionale:
- Investimento internazionale di portafoglio: Proprietà passiva di titoli stranieri come azioni e obbligazioni, al fine di generare rendimenti finanziari;
- Investimento diretto estero (IDE/FDI): Strategia di internazionalizzazione in cui l’impresa stabilisce una presenza fisica all'estero attraverso l'acquisizione di beni produttivi come terreni, impianti, attrezzature, capitale e tecnologia. Strategia che richiede maggior rischio da parte dell’impresa e questo comporta un coinvolgimento di risorse molto ingente rispetto al commercio estero.
A livello di IDE globali, il trend è in oscillazione, forte frenata in epoca pandemica e poi è seguita una impennata in particolare rispetto alle fusioni e acquisizioni che si sono effettuate nella fase post-pandemica. La tendenza opposta per IDE delle imprese estere nel nostro paese, ovvero i capitali dall’estero in Italia: difficile attrarre capitali dall’estero a causa di rischi politici per esempio.
Invece, IDE delle imprese italiane all’estero: impennata prima del 2008, oggi siamo ad un livello intermedio ma assistiamo a fenomeni di reshoring (imprese che in passato avevano scelto di effettuare IDE ora stanno decidendo di riportare le attività nel contesto domestico o vicino a questo (nearshoring)).
Differenze tra commercio e investimento internazionale:
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