L’ania produce ogni anno una relazione per fotografare il sistema pensionistico italiano.
Cos’è il sistema finanziario e quali sono i ruoli che svolge? Sviluppa prodotti e servizi e crea figure di professionisti perché tutti gli
operatori economici hanno esigenze economico finanziarie (investire risorse in eccesso rispetto a quello che non si consuma,
finanziamento per le persone in deficit, pagare; inoltre hanno bisogno di proteggersi dai rischi: possiamo avere tante tipologie di
rischi, rischi finanziari, gestiti attraverso strumenti derivati proposti dalle banche; ci sono poi tutta un’altra serie di rischi,
invecchiamento, pensionamento, furto, che riguardano la sfera personale: sono i rischi puri). I rischi puri sono legati ad eventi la
cui manifestazione può solo generare una perdita; sono anche detti ad una sola faccia, se il fatto si verifica la conseguenza
economica è solo sempre negativa. I rischi puri sono quelli assicurativi; il sistema finanziario riserva alle compagnie di
assicurazioni tale attività, è una riserva di legge: solo le compagnie possono gestire il rischio puro. Le banche possono vendere
polizze, ma una cosa è vendere, l’altra è emettere e gestire lo strumento. I fondi pensione invece possono essere anche venduti
dalla banca; il rischio puro però è gestito dall’impresa di assicurazione. Solo l’assicurazione può valutare il rischio puro: quante
rendite pensionistiche dovrò versargli? Ruolo di assunzione e gestione del rischio puro. Funzione distributiva e di investimento
può essere fatto dalla banca ma trasformazione del montante in rendita deve essere fatta dall’assicurazione.
Altra funzione importante ma non unica è quella di investimento. Le assicurazioni sono tra i più importanti investitori
istituzionali. Investire le risorse da chi risparmia per investirle in investimenti che mi diano un ritorno nelle attività produttive.
Gestiscono il risparmio e lo investono. E’ un’attività fondamentale. Quando diciamo che sono tra i più grandi investitori
istituzionali, guardano anche solo il nostro Paese, i dati della relazione della banca d’Italia ci dicono che le assicurazioni hanno
gestito nel 2019 circa 789 miliardi di euro (quantità di fondi gestiti): questi possono essere raccolti dal pubblico o fondi propri
dell’intermediario. Investono il 35% del totale delle attività gestite dagli investitori istituzionali in italia (seconde solo alle
banche). Seguono i fondi comuni acquistati direttamente e da ultimo i fondi pensione. Quando parliamo di gestione
patrimoniale, queste sono individuali (la gestione su base collettiva è riservata nelle sgr). In questo decennio le assicurazioni
hanno vissuto anni di forte espansione.
Se è vero che svolgono queste due attività, si parla sempre dei due mestieri delle assicurazioni: gestione del rischio puro e
finanziario. Sono due mestieri diversi che però si intrecciamo ma devono essere tenuti distinti anche in sede di bilancio: per
capire se i profitti o perdite complessive derivano dalla sua capacità di fare investimenti o di gestire il rischio.
-gestione del rischio puro: incassano premi e pagano gli indennizzi;
-gestione patrimoniale: risultato dell’investimento (profitti o perdite)
In sede di bilancio le due rappresentazioni hanno una sezione diversa in cui vengono descritte; in particolare nel ce, le voci
legate alla gestione del rischio puro saranno chiamate SALDO, RISULTATO TECNICO; i risultati positivi e negativi della gestione
patrimoniale sarà chiamato SALDO NON TECNICO. Trovando una sezione tecnica e non tecnica sappiamo che nella prima
abbiamo la sezione del rischio puro mentre nella seconda il risultato della gestione patrimoniale finanziaria.
Quante compagnie ci sono nel nostro sistema? In totale 214 compagnie assicurative. Si distinguono le nazionali dalle
rappresentanze estere ma anche per ambito di attività. Le compagnie si devono specializzare per settore: la maggior parte opera
solo nel ramo danni (11 solo in entrambi i rami; l’attività multi ramo è sparita negli anni 70: devono decidere se operare solo nel
ramo danni o vita). Il business del ramo vita è più voluminoso e redditizio.
I riassicuratori sono assicuratori di secondo livello, che hanno come clienti altre compagnie di assicurazioni; la caratteristica
tipica è quella di essere globale, internazionale. Esiste la possibilità che qualche grande compagnia possa svolgere una piccola
attività di riassicurazione, ma è solo una piccola attività, non quella core (es reale mutua). In italia non esistono compagnie
riassicurative. La competizione internazionale è sempre più forte: per poter competere bisogna avere dimensioni elevate
(fusioni, acquisizioni per fronteggiare competizione). Il mondo delle assicurazioni è però meno propenso a tali operazioni in
confronto alle banche.
Ruolo come investitori istituzionali
Sono cresciute molto negli anni; il business assicurativo, soprattutto quello vita è di molto cresciuto. Le assicurazioni esposte alle
grandi crisi degli ultimi 10 anni in fondo sono gli intermediari che hanno sofferto meno la crisi pre covid.
Raccolta netta: come si è indirizzata il flusso del risparmio degli italiani in questo periodo. I fondi pensione continuano ad avere
grandi difficoltà. Dal 2009 in avanti, i fondi sono negativi (non raccolgono, troppo volatili, mercati incerte, perdite pesanti); i
risparmiatori sono spaventati dalle crisi, non hanno consapevolezza di dove investire. Trovano rifugio nelle assicurazioni, che in
questo periodo crescono. Proprio perché vendono prodotti che danno garanzie, che permettono di conservare il capitale, sono
stati gli intermediari preferiti. Le polizze sono molto cresciute negli anni di crisi. Dopo il risparmio si è indirizzato in parte ai fondi
ma anche alle compagnie assicurative che hanno retto bene. Il 17% del risparmio degli italiani oggi è investito in prodotti vita. Le
assicurazioni vita sono quelel che offrono prodotti di investimento legati alla vita del soggetto. Il grosso del business assicurativo
è vita.
Indice di penetrazione assicurativa (premi vita / pil)
In Italia il business vita è molto sviluppato, in linea con altri paesi europei.
Riserve matematiche vita (tecniche) su pil
Quando la compagnia vende un contratto vita, a fronte del premio assicura un capitale. Al numeratore ci sono gli indennizzi che
vengono assicurati: es stipulo un’assicurazione per il rischio di morte per 15 anni, con un capitale di 100.000; 100.000 è un
debito che la compagnia ha nei miei confronti. I debiti delle compagnie sottoscritti nei contratti, che sono impegni futuri si
chiamano riserve tecniche, matematiche (sp passivo: debito nato dalla polizza per cui è un debito assicurativo, non finanziario).
Totale debiti contratti dalle compagnie nelle polizze in rapporto al pil: l’italia è in media con gli altri paesi europei (più bassa
riseptto a uk. Francia, in cui la previdenza complementare è molto più sviluppata).
Il ramo danni invece è molto meno sviluppato: premi danni/pil è molto basso (9% da molti anni, fermo); se togliamo i premi dei
danni che non riguardano le auto troviamo 1%: è un mercato fermo da molti anni con grandi difficoltà di espansione. Gli italiani
non si assicurano in tale ambito (problema di cultura assicurativa e percezione del rischio; capacità di sostegno del costo della
polizza). Non rientrano nelle priorità ma ciò porta spesa pubblica (es sottoassicurazione per danni atmosferici: lo stato non può
far finta di non vedere per cui in parte deve intervenire). In questo periodo molte imprese hanno chiuso, ci sono alcune polizze
contro l’interruzione d’esercizio: grava anche sulla popolazione che si vede tenere sulle spalle i costi se si verificano tali danni.
Variabili per vedere se un comparto è sviluppato:
-prestazioni erogate
-riserve tecniche (quanto grandi sono gli impegni della compagnia a pagare nei confronti di tutti gli assicurati in italia: in totale
nel 19 i debiti sono di 800 mld di euro, 742 nel ramo vita). L’importo è stimato. Le principali riserve tecniche sono la riserva
matematica, premi e sinistri (non le uniche ma le principali voci di riserve tecniche)
-patrimonio netto : ho riserve che rappresentano l’86% del passivo e un patrimonio che rappresenta l’8%.
Patrimonio netto
Le compagnie devono stimare a fronte di un rischio quanto andranno a pagare e con quale probabilità. Se la stima è errata, è
necessario avere un patrimonio accantonato per pagare tali debiti che non possono essere pagati con gli investimenti. Il
patrimonio è fondamentale, cuscinetto di salvataggio, come presidio della copertura di debiti assicurativi; i debiti però non sono
importi certi, sto lavorando su delle stime, per cui se sbaglio le stime e devo pagare di più, devo ricorrere al mio patrimonio.
Come si coprono i debiti? Come la compagnia mette da parte risorse per poterle utilizzare in futuro? Investendo; da questa
attività dipende la copertura delle riserve tecniche. Di fatto le compagnie con queste attività coprono le passività.
Le assicurazioni non investono molto in terreni e fabbricati (molto negli anni 80, grazie alle deduzioni fiscali); solo per il 7%
investono in titoli rischiosi (di capitali, investimento azionario, percentuale dimezzata negli ultimi 10 anni). Il portafoglio è
fortemente concentrato in obbligazione, più della metà: in particolare in titoli di stato. I titoli di stato costituiscono la metà del
portafoglio obbligazionario: troviamo un fenomeno comune: home buyers (esposte al rischio domestico; legarsi a doppio filo
con l’andamento del proprio paese; lo spread impatta sul valore dei titoli. Lo spread guida i profitti e perdite del portafoglio delle
compagnie. In questo momento in cui lo spread si è ridotto quindi chi ha comprato titoli italiani si trova titoli il cui valore sta
aumentando poiché vi è una relazione inversa prezzo rendimento: ciò ha un impatto nel bilancio, qualora questi siano valutati al
fair value). Le quote dei fondi comuni sono contenute (10%). Importante l’ultima voce degli attivi
Attivo Passivo
Investimenti c Riserve tecniche c
Investimenti d Riserve tecniche d
Patrimonio
Nel settore vita si distinguono 2 tipi di contratti vita: CONTRATTI IN CUI IL RISCHIO DI INVESTIMENTO E A CARICO DELLA
COMPAGNIA (contratti di ramo I) e CONTRATTI IL CUI RISCHIO DI INVESTIMENTO E A CARICO DEGLI ASSICURATI (contratti di
ramo III e VI: es fondo pensione: se la compagnia gestisce male il rendimento può essere nullo per cui il mio risparmio non
cresce negli anni; la compagnia non si prende impegni sul rendimento); sono 2 macro classi di prodotti. Nel primo caso il rischio
è in capo alla compagnia; nel secondo caso non vi è alcuna garanzia. Anche in bilancio tale diversa rappresentazione del rischio
deve essere descritta: si assegnano le riserve e investimenti a due classi diversi a seconda che si riferisca alla prima o seconda
categoria di contratti. Nel passivo abbiamo due categorie di riserve tecniche e di investimenti :
- di classe c: polizze in cui la compagnia dà garanzie di investimento sono le polizze di classe c
- di classe d: debiti assicurativi della classe d e investimenti di polizze di classe d (questi investimenti rappresentano il 21% degli
investimenti totali; sono quelli in cui la compagnia non offre garanzia di investimento, ramo III e IV).
Redditività delle imprese di assicurazioni in Italia
Il business assicurativo ha prodotto redditività positiva
Roe 2019: positivo per il business assicurativo a due cifre (14,1%) sia sul danni che sul vita; per contro il sistema bancario è più in
sofferenza, con un roe più contenuto, presentando in tanti anni un roe negativo quando il settore assicurativo ha chiuso con
importanti utili. Questo ci fa capire come la crisi del debito sovrano ha avuto pesanti conseguenze sulle banche, ma poco effetto
sul settore assicurativo, agevolandole persino, che è riuscito ad intercettare l’esigenza di investimento futuro che le banche non
erano in grado di garantire. Sono state esposte alla volatilità del mercato (es 2008 ha abbattuto il valore del portafoglio titoli),
ma non erogando credito hanno potuto usare il patrimonio per il core business, garantendo un minimo di sicurezza ai
sottoscrittori).
Si può dire che il settore assicurativo è un po’ anticiclico, resiliente, per molte ragioni (quando si parla di assicurazioni si parla di
vita): obiettivo temporale di lungo termine, di protezione, destinati ad avere una scadenza lunga (reattività ai mercati inferiore
alle banche). L’obiettivo non è speculare; la vigilanza trasferisce al responsabilità in capo all’intermediario che deve gestire il
proprio investimento con ottica di prudenza (non ci sono dei limiti; possono speculare ma di certo non è l’elemento più
importante).
CLASSIFICAZIONE DEI RISCHI
- IN BASE ALLA NATURA DEL RISCHIO
RISCHI PURI ASSICURATIVI: si gestiscono solo con polizze assicurative
RISCHI FINANZIARI SPECULATIVI: si gestiscono con strumenti ad hoc (contratti a termine e strumenti derivati)
- IN BASE ALLA MODALITà DI MANIFESTAZIONE (FREQUENZA E IMPATTO DEL RISCHIO: queste due dimensioni sono
sempre valutate; in realtà tutti dovremo fare questo ragionamento).
Non è che tutti i rischi vanno coperti ma in un processo di risk management bisogna capire quali sono i rischi al quale si è esposti
e decidere in relazione alla frequenza e impatto economico se assicurarsi oppure no. Es il rischio longevità è molto importante.
Le strategie di gestione del rischio sono:
-assicurandosi (chi può fare, quanto costa, cosa ottengo)
-ritenzione del rischio: il danno che questo può generare sarà tutto nelle mie tasche
-non voglio o non riesco ad assicurarmi per cui ritengo il rischio però cerco di organizzarmi per ridurre la conseguenza negativa
che il rischio può generare: es rischio incendio (poco assicurato in ambito industriale): se non mi assicuro perché es sono una
realtà piccola, posso mettere in atto alcune misure per contenere il rischio (es misure anti incendio, proteggere i beni più
costosi; ci sono comportamenti consapevoli da adottare); ci sono eventi poco frequenti con un impatto limitato (anche se sono
in evoluzione: es terremoto).
Un’assicurazione sul rischio di mercato non esiste perché è un rischio finanziario come il rischio di credito (posso avere
conseguenze economiche anche positive). Lo swap è un prodotto finanziario ma molto simile ad una polizza (prevede di pagare
un premio che permette di coprire se la perdita si verifica).
CONTRATTO DI ASSICURAZIONE: definizione all’art 1882 cc: contratto attraverso il quale un soggetto (assicurato), pagando una
somma di denaro detto premio, trasferisce in capo ad un altro soggetto (impresa di assicurazione) il rischio al quale è esposto e
ottiene il diritto al risarcimento dei danni entro i limiti convenuti (entro i massimali di polizza) o all’incasso di un capitale o
rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana. Io mi sto liberando del rischio ma per farlo devo sostenere il premio
per comprare la copertura. Da tale definizione si può declinare la struttura del contratto assicurativo vita e danni.
SOGGETTI COINVOLTI:
- Assicuratore: impresa che svolge in via esclusiva tale attività
- Contraente: colui che contrae, soggetto che firma il contratto, si assume l’impegno di pagare i premi, acquisisce i diritti
di gestire il contratto (es nomina il beneficiario, può modificare il pagamento del premio, la natura del contratto); non
necessariamente è l’assicurato
- Assicurato: portatore del rischio, che genera il rischio (può essere il contraente o soggetto terzo)
- Beneficiario: soggetto al quale verrà pagato il risarcimento da parte della compagnia
Es in un contratto vita che assicura la morte di un soggetto, il contraente può essere il capo famiglia, l’assicurato può essere lui e
la moglie, il beneficiario il figlio. Oppure sottoscrivo un piano pensionistico, sono contraente ed assicurato e sarò anche
beneficiario; se questa è una rendita reversibile, se devo morire parte della rendita può essere trasferito ai beneficiari.
PRINCIPI BASE DELLE ASSICURAZIONI
Qualunque prodotto si basa sul funzionamento di queste due leggi:
1. LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI: per stimare la probabilità di accadimento di un evento si usa la frequenza storica (es
lancio della monetina: si può fare un esperimento e contrare la frequenza di questo evento). Se la compagnia ha un
portafoglio rischi grande e quindi un track record di dati che gli consente di vedere quante volte il sinistro si è verificato,
usare la frequenza assoluta (quanto un evento si è verificato) può essere un buon metodo per stimare la probabilità di
accadimento (solo se il campione però è sufficientemente ampio). Viceversa se ho un portafoglio piccolo (compagnia
con un portafoglio cliente piccolo; se uso la frequenza posso usare una stima sbagliata non potendo applicare la legge
dei grandi numeri). Per misurare il rischio occorre infatti stimare frequenza e impatto (ci aiuta anche a stimare il costo
del sinistro, guardando il passato come proxy per il futuro)
2. PRINCIPIO DELLA MUTUALITà O SOLIDARIETà: si paga un premio per attivare la copertura e se si subisce un incidente si
viene risarciti; in caso contrario il premio non viene restituito. I premi si cumulano insieme ai premi pagati dagli altri
assicurati e questo capitale è poi usato dalla compagnia per pagare i risarcimenti di quei soggetti colpiti dall’evento
dannoso. Il costo è certo ma è inferiore all’importo del danno che dovremo sostenere in caso di accadimento
dell’evento: tutti partecipano all’indennizzo dei singoli che vengono colpiti. L’andamento di sistema di un certo rischio si
riversa su tutta la collettività.
Come nasce il meccanismo assicurativo della mutualità?
In origine, la prima forma di assicurazione era mutua, dove all’interno di
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Economia e finanza delle Assicurazioni - Assicurazioni
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