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Economia e finanza delle assicurazioni

Appunti di Davide Benza (revisione di Roberto Scarella)

Lezione numero 1 del 21/02/07

Introduzione al corso

Libro: “Il mercato dell’assicurazione danni”, Autore: “Michele Chiarlo”, CEDAM, Prezzo 29€. Per i frequentanti è solo un riferimento ed è sufficiente studiare gli appunti. È prevista una prova scritta a fine corso, con l’orale il pomeriggio. Alternativamente, ci sono 3 appelli normali. Per la registrazione ci si presenta all’appello ufficiale successivo. È possibile scaricare il materiale dal sito dell’università di Genova, entrando nella sezione di matematica finanziaria/didattica online/esercitazioni di EFA. Per quanto riguarda la propedeuticità si può sostenere l’esame e registrarlo una volta passata matematica finanziaria. Nota: EFA l’anno prossimo diventerà una materia specialistica del biennio. L’email del Prof. Roberto Zunino è reperibile sul sito della facoltà nell’elenco docenti.

Introduzione

La definizione di assicurazione non implica necessariamente un soggetto giuridico-economico, bensì un processo di accumulo di capitali da parte di una collettività di soggetti (persone fisiche o giuridiche) esposte ad uno stesso rischio. L’entità del capitale raccolto sarà impiegata per risarcire tali soggetti quando colpiti da un sinistro che procura loro un danno fisico o economico (o entrambi). Compagnia di assicurazione ≠ agenzia di assicurazione ≠ polizza di assicurazione (o assicurativa). Ha come obiettivo sociale la presa in carico di rischi di diversa tipologia, la manutenzione di questi rischi, la liquidazione degli indennizzi (risarcimento per danni a cose o persone). La compagnia vi riesce grazie alla c.d. raccolta premi. L’agenzia è un soggetto giuridico che la compagnia utilizza per la distribuzione del servizio assicurativo. Si dice anche che l’agente sia un intermediario assicurativo. La polizza è il contratto stipulato tra agenzia e assicurato. Prevede il trasferimento sulla compagnia di assicurazione di uno o più rischi incombenti sull’assicurato, tramite un’agenzia. Il nostro libro di testo tratta di “imprese” di assicurazione, tuttavia è preferibile parlare di “compagnia”, in quanto esistono 3 tipi di forme giuridiche:

  • SPA
  • Società cooperativa a rischio limitato
  • Mutua assicurazione: per loro natura non hanno scopo di lucro quindi non sono imprese (non le tratteremo).

Il rischio: definizione

Tra le molte definizioni qual è la più consona al nostro corso? Alcuni collegano la definizione di rischio alla possibilità di determinare con buona attendibilità la probabilità del verificarsi di un fenomeno, in particolare con riguardo ai pregiudizi fisici o economici nei confronti di terzi che ne conseguono. Questa, tuttavia, non è una definizione accettabile perché le compagnie di assicurazione assumono rischi anche quando la probabilità di un fenomeno non è significativamente quantificabile. Maggiori sono le osservazioni di un fenomeno maggiore è considerata la probabilità che esso si verifichi nuovamente. Il rischio atomico, per esempio, è talmente limitato che il calcolo della sua probabilità non è attendibile, ma ciò non implica che non esista. In sintesi: un rischio esiste indipendentemente dall’attendibilità della stima della probabilità di accadimento.

Quindi per rischio si intende: la possibilità oggettiva che gli effetti o i risultati economici relativi e determinati da un evento aleatorio (incerto nel manifestarsi) differiscano da quelli attesi o previsti. In questa definizione rientra l’incertezza, l’evento aleatorio, ma soprattutto si ha il legame tra entità economica e probabilità. La definizione ci porta a concludere che i risultati economici possono essere sia positivi sia negativi ovvero si può parlare sia di utili sia di perdite. Noi consideriamo i casi in cui i risultati economici siano negativi. I rischi che determinano esclusivamente perdite si chiamano “rischi puri o statici”, per differenziarli dagli altri che vengono chiamati rischi dinamici. I rischi dinamici, entro certi limiti, possono essere controllati dall’uomo. Gli eventi catastrofici sono rischi statici (per il concetto di alea e pericolo si veda il libro).

Gestione del rischio

Soggetti specifici e specializzati:

  • Complessi industriali commerciali
  • Alternative risk transfer (a.r.t.)
  • Compagnie di assicurazione di medio-grandi dimensioni
  • Autoassicurazione
  • Captive companies
  • Risk manager

Gestione del rischio statico: tramite il processo di auto-assicurazione, i complessi industriali-commerciali di medio-grandi dimensioni possono gestire il rischio perché hanno risorse tecniche, umane, economiche. Le piccole imprese non hanno queste possibilità. L’auto-assicurazione può essere gestita da grandi compagnie perché il rischio è di grandi dimensioni ed è molto specifico. Può essere conveniente mantenerla con l’auto-finanziamento, sia per difficoltà di trovare sul mercato una compagnia che possa assumersi un rischio tale sia per i costi molto elevati che genera.

Una forma ibrida sono le “captive companies”: sono giuridicamente e tecnicamente compagnie di assicurazione che tuttavia sotto il profilo economico appartengono al gruppo industriale-commerciale. Sono un ibrido perché sostanzialmente il complesso industriale-commerciale attua un’auto-assicurazione con una compagnia di assicurazione e non con la figura del risk manager. Il risk manager è un soggetto fisico dipendente di un complesso industriale-commerciale che si occupa di gestire i rischi statici del complesso stesso, con lo scopo di scaricare l’onere psicologico di fenomeni aleatori che potrebbero colpire il complesso dell’imprenditore mediante la presa in responsabilità della copertura dei rischi. È un concetto cardine ed è presente anche negli assicurati di massa, cioè staccare la responsabilità dal rischio, liberando l’attività produttiva dall’incombenza di farsi carico di perdite potenziali. Il risk manager per esercitare questo fine deve:

  • Essere in grado di rilevare tutti i rischi statici a cui è sottoposto il complesso in cui opera
  • Fare una “check-risk-list”
  • Indagare per verificare qual è attendibilmente la probabilità di accadimento del sinistro e gli eventuali danni

Misure idonee adottate dal risk manager

  1. Riguarda l’addestramento e la formazione del personale nei vari ambiti, il risk manager deve dialogare col direttore del personale nei vari ambiti per pianificare interventi di addestramento e formazione per creare maggiore competenza nell’uso degli strumenti di utilizzazione (macchinari) e ciò fa sì che diminuiscano gli infortuni sul lavoro. Il personale poco competente può rompere i macchinari causando un blocco nella produzione.
  2. Agire sul danno: predisporre una serie di riserve ad hoc che limitano i pregiudizi economici dovuti al manifestarsi di un danno (es.: estintori, docce antincendio...). Il risk manager deve preoccuparsi della copertura del rischio mediante un fondo rischi con acc.ti annui. Qui sorge un problema con gli interlocutori aziendali:
    • Il direttore degli investimenti e finanziario che reputa più vantaggioso incanalare il capitale in impieghi redditizi piuttosto che in fondi immobilizzati. Statisticamente si è portati ad assicurarsi quanto più l’accadimento di sinistri è frequente.
    • Il direttore marketing/acquisti/vendite, in quanto il risk manager pretende che il bene prodotto sia a norma di legge ed effettua un controllo qualitativo su di esso.
    • Il consiglio di amministrazione che può essere più o meno sensibile alle istanze del risk manager.
    • I soci, che vogliono massimizzare l’utile d’esercizio, mentre gli accantonamenti lo riducono. Questo fatto è poco visibile al 31/12, mentre lo è maggiormente in sede di approvazione di bilancio.

Sotto il profilo fiscale (TUIR), inoltre, l’acc.to è un costo presunto, quindi non è del tutto detraibile, mentre il premio assicurativo è un costo certo, quindi interamente deducibile. Per questo motivo è preferibile una copertura assicurativa esterna, quindi è il risk manager stesso che può decidere di trasferire il rischio all’esterno. Si può ricorrere ad una forma di trasferimento virtuale del rischio se il complesso industriale-commerciale costituisce ex novo o rileva una compagnia di assicurazioni che diventa socia del gruppo, con soggetto economico distinto ed indipendente e le fa svolgere l’attività di gestione dei rischi specifici, o crea ad hoc la compagnia (captive insurance company pura).

Laddove si decida di attivare l’auto-assicurazione, il risk manager deve redigere il budget economico finanziario che metta in rilievo tutti i rischi, i relativi fondi etc. nonché un eventuale scenario post-sinistro. Infine, non è sempre possibile reperire i fondi necessari.

Lezione di Giovedì 22 Febbraio 2007

Ieri Prodi si è dimesso perché ha perso la maggioranza in senato. Abbiamo detto che il risk manager è l’organo dell’impresa commerciale a cui compete la gestione dei rischi statici.

Come si colloca il risk manager?

Nelle grandi imprese:

  • In staff alla direzione generale
  • Con funzioni di consulente interno
  • A contatto con altre funzioni
  • Partecipa a scelte finanziarie

Nelle medie e piccole imprese:

  • All’interno della funzione amministrativa
  • A contatto con il settore produzione e personale
  • Per gestire polizze su rischi identificati da altri
  • È una funzione quasi de-qualificata

Il risk manager che abbiamo analizzato ieri opera nei grandi complessi industriali e commerciali. Non è detto che non vi sia un risk manager anche nelle assicurazioni, tuttavia non consideriamo questo caso.

I risk manager:

  • Forma la check list dei rischi puri
  • Disegna lo scenario del dopo sinistro
  • Effettua analisi costi-benefici
  • Mette a punto programmi di prevenzione
  • Dà consulenza ai vari direttori (amministrativo, produzione etc.)
  • Redige il budget assicurativo
  • Sceglie l’assicuratore
  • Esegue i programmi di intervento durante l’emergenza sinistro
  • Organizza il flusso di informazioni sui sinistri e le loro cause
  • Segnala le inefficienze all’alta direzione

Assicurazione

Operazione economica con la quale, mediante la contribuzione di più soggetti esposti a rischi statici si preparano i mezzi da mettere a disposizione dei colpiti dal sinistro. Condizioni per l’esercizio dell’assicurazione:

  1. Stima realistica della frequenza (intesa come probabilità a posteriori: è il rapporto tra numero di casi in cui si è verificato un certo evento sul totale delle osservazioni. La probabilità tout cour o aprioristica è invece un concetto teorico espresso dal rapporto casi favorevoli/casi possibili. Ad esempio, senza effettuare alcuna prova empirica, posso sapere qual è la probabilità che, tirando un dado, esca il numero 4: 1/6. Nella determinazione del rischio in cui subentra la probabilità, che viene moltiplicata per il danno medio, essa è sempre una frequenza. Ecco perché parliamo sempre di frequenza in questo corso.) e dell’entità media dei possibili danni,
  2. Numerosità degli esposti allo stesso rischio,
  3. Ampiezza delle possibili perdite affinché sorga il bisogno di protezione (una condizione per cui si può passare all’esercizio dell’assicurazione è la presenza di rischi i cui sinistri possono provocare danni così ampi in termini di pregiudizio economico del soggetto che il soggetto avverte inevitabilmente un bisogno di protezione contro tale eventualità negativa e quindi sente il bisogno di assicurarsi),
  4. Sopportabilità della contribuzione richiesta (ad esempio, se il massimo della perdita stimata fosse un milione di euro, chi assicura non può pretendere 500.000€).

Classificazione delle assicurazioni

Il rischio (evento capace di turbare l’equilibrio economico di un soggetto) manifestandosi può dare origine a:

  1. Perdita totale o parziale di un bene del patrimonio.
    • Assicurazioni contro i danni a cose: assicurazioni incendio, assicurazioni furto, assicurazioni guasti alle macchine etc.
    • Assicurazioni credito, assicurazioni malattie, assicurazioni infortuni etc.
  2. Nascita di un’obbligazione verso terzi danneggiati da fatto di cui siamo responsabili
    • Assicurazioni di responsabilità (r.c. veicoli a motore, r.c. professionale, r.c. prodotti etc.)

Assicurazione della responsabilità

  1. Se è libera protegge il patrimonio dell’assicurato responsabile dalle pretese dei terzi danneggiati
  2. Se è obbligatoria tutela interessi collettivi quali:
    • L’esigenza di garantire comunque un risarcimento ai danneggiati quando il responsabile non ha i mezzi per farvi fronte
    • L’esigenza di evitare accertamenti lunghi e complessi, perché:
      • La colpa è frazionata fra molti soggetti
      • Il sinistro cancella le tracce della colpa

Problema: il progresso è sinonimo di pericolo (rischio di sviluppo) ed è difficile risalire al vero responsabile se si vuole che il danneggiato abbia sempre il reintegro del danno subito. La soluzione è canalizzare la responsabilità verso determinati soggetti facilmente individuabili: ci si garantisce del fatto che essi siano in grado di pagare imponendo l’obbligo di assicurazione (l’INAIL, per esempio, è un istituto che assicura i lavoratori).

Considerazioni sui possibili strumenti di valutazione razionale del rischio

L’alea è la causa di possibili perdite economiche, la causa del rischio (fuoco, fulmine, acqua...). Le alee che si possono manifestare senza l’intervento dell’uomo sono chiamate “acts of God” e sono quelle relative ad eventi catastrofici naturali (terremoti, inondazioni, gelate). I vari fattori che possono incrementare il rischio sono detti pericoli, il pericolo è perciò una circostanza capace di aumentare la possibilità del manifestarsi di una data perdita, di un dato evento economico negativo, in relazione, ad una data alea. L’analisi dettagliata dei pericoli è determinante per ridurre l’alea e quindi il rischio. Trattando degli strumenti di misura del rischio il più sperimentato nella pratica è la probabilità statistica dell’evento, secondo questa teoria tanto più la probabilità dei risultati negativi dell’evento aleatorio si avvicina ad 1 e tanto maggiore è il rischio, ferme tutte le altre circostanze. Un altro criterio è la speranza matematica del danno medio, essa costituisce una effettiva stima a priori del grado di rischio di un avvenimento capace di produrre perdite, ma non soddisfa in pieno le necessità del valutatore perché, proprio per i presupposti su cui si forma, lascia aperta la porta a variazioni fra i risultati sperati e i risultati reali. La stima più precisa della variabilità della frequenza è comunque data dallo scarto quadratico medio della variabile statistica formata dalle frequenza assolute del sinistro, rilevate in un sufficiente numero di periodi di osservazione.

Le assicurazioni sulla vita

Perdita di capacità lavorativa per fatti “limite” della vita umana (sopravvivenza o morte). Assicurazioni sulla vita umana, combinando un processo di copertura di rischi con la formazione del risparmio individuale (rischio + risparmio). N.B. il rischio è, concludendo, la possibilità del verificarsi di un evento aleatorio capace, manifestandosi, di produrre danni e perdite. Nel mutuo spesso si paga una piccola quota di assicurazione sulla morte.

Classificazione delle assicurazioni danni

Secondo la formula adottata per definire il rischio esistono due piattaforme:

  1. Assicurazioni a rischio definito = sono assicurati solo i rischi esplicitamente definiti in polizza; se un danno è causato da un sinistro che si riferisce ad un rischio non esplicitamente definito in polizza, il danno non viene risarcito, perché non rientra nel c.d. “ombrello di copertura assicurativa”.
  2. Assicurazioni all risks = sono assicurati tutti i rischi ad eccezione di quelli esclusi. È più favorevole all’assicurato, per i seguenti motivi:
    • L’onere della prova spetta all’assicuratore e non all’assicurato
    • Se nel periodo di vigenza della polizza sorgono nuovi rischi, nelle assicurazioni all risks sono automaticamente inclusi nell’ombrello di copertura

Sinistro: manifestazione di un rischio coperto dall’assicurazione (causa);

Danno: pregiudizio economico che subisce un bene o il patrimonio dell’assicurato per effetto del sinistro (effetto).

Assicurazioni danni propriamente dette (danni a cose), possibili danni coperti:

  • Danni materiali diretti (materiali: riguardano la consistenza fisica delle cose assicurate; diretti: c’è un rapporto immediato, diretto, fra causa ed effetto, sinistro e danno)
  • Danni materiali indiretti: riguardano la materialità delle cose dell’assicurato ma accadono in conseguenza del sinistro. Esempi:
    • Incendio → furto (cioè in seguito all’incendio terzi hanno approfittato per rubare)
    • Incendio → fuga di petrolio → contaminazione di prodotti
    • Incendio → interruzione di energia elettrica → deterioramento delle merci nei frigoriferi
  • Danni immateriali indiretti: non si manifestano con la distruzione fisica delle cose dell’assicurato, ma con mancati utili, maggiori spese, perdite economiche conseguenti al sinistro. Il danno immateriale è sempre in primis deve verificarsi quello materiale. Esempio: incendio → danni alle macchine, infortuni al personale → minori ricavi a causa della sospensione dell’attività, minore produzione.
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia E Finanza Delle Assicurazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Zunino Roberto.
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