L’IMPRESA COME CREAZIONE DI RICCHEZZA
IMPRESA= azienda con scopo di lucro ≠ società= una delle forme giuridiche d’impresa
→ creazione della ricchezza= maggior valore derivante dal processo di aggregazione,
modifica e trasferimento di risorse (input) in prodotti (output).
RISORSE= input della produzione
– materiali: materie prime, impianti, macchinari..
– immateriali: conoscenze, immagine, brand..
– umane: dipendenti o fornitori di servizi..
Risorse Tipologie Valore
Esterne: argilla, colori.. Materie prime e servizi Costi di acquisto Componente
Interne: trasporti, energia.. reale: acquisto,
produzione e
Operai, impiegati Lavoro Salari e stipendi vendita
Impianti per cuocere, Impianti e macchinari Ammortamento
tagliare, verniciare
Prestiti e finanziamenti Fonti finanziarie Oneri finanziari Componente
finanziaria
Acqua, strade.. Risorse pubbliche Imposte
TOTALE RISORSE TOTALE COSTI
Piastrelle Prodotti/servizi TOTALE RICAVI
Attività imprenditoriale Combinazione delle risorse PROFITTO (ricavi – costi)
RICAVI – COSTI = UTILE LORDO – IMPOSTE = UTILE NETTO (≠ profitto)
Il profitto tiene conto anche dello stipendio direzionale: tutti i fattori della produzione
devono essere soddisfatti. Esprime la capacità di un’impresa di creare ricchezza.
La possibilità di creare ricchezza dipende da:
1. RUOLO DELL’IMPRENDITORE, il quale deve possedere alcune doti fondamentali:
• Capacità di immaginazione e di costruzione del futuro dell’impresa= capire l’evoluzione
dell’economia e dei bisogni della gente
• Capacità di leadership= esercizio dell’autorità, capacità di farsi seguire e guidare gli
individui verso direzioni utili: saper comunicare strategie di crescita; chiedere sostegno ai
collaboratori e incoraggiarli a dare contributi personali; far emergere creatività per trovare
soluzioni innovative e ottimali ai problemi di gestione; far percepire ai membri
dell’organizzazione il beneficio che ne ricavano dall’appartenervi e ai soggetti esterni il
contributo che dà l’impresa allo sviluppo economico collettivo.
→
2. Ruolo del CONTESTO e dei sistemi reticolari necessaria una cultura imprenditoriale
diffusa per lo sviluppo del Paese.
3. Realizzazione di RAPPORTI POSITIVI CON GLI STAKEHOLDER, ossia con tutti i
soggetti che hanno verso l’impresa una posizione di interesse e, quindi, una capacità di
influenza (azionisti, collaboratori, fornitori, clienti, finanziatori, pubblica amministrazione,
stato..). Potrebbero esistere infatti dei conflitti di interesse, ad esempio tra azionisti di
maggioranza e di minoranza o tra azionisti e manager. Mentre gli azionisti comprano le
azioni di n. imprese e diversificano il loro rischio grazie alla variabilità dei risultati, il
manager lavora in una sola impresa e, non essendo in grado di ridurre il rischio
(employment risk) da solo, deve entrare in nuovi business.
≠ SHAREHOLDER= coloro che hanno messo del capitale proprio a titolo di equity;
titolari dei diritti residuali, prenditori di ultima istanza. (assumono tutti i rischi d’impresa).
TEORIA NEOCLASSICA (seconda metà dell’Ottocento) si basa su:
• Unico soggetto decisore
• Perfetta razionalità: l’imprenditore è sempre capace di trovare la soluzione che massimizza
il profitto
• Perfetta informazione= assenza di asimmetrie informative su prezzi, tecnologie, domanda..
• Obiettivo dell’impresa è massimizzare il profitto (di lungo periodo)
Numerose critiche alla teoria neoclassica furono mosse a partire dagli anni ’20, dando vita a
nuovi approcci e alla definizione di nuove finalità d’impresa:
→ Teoria della concorrenza monopolistica, non perfetta (Chamberlain, Robinson)
→ Approccio delle interdipendenze oligopolistiche (prezzo fissato in base al comportamento
delle imprese concorrenti)
Teoria degli stakeholder
→ : l’impresa deve massimizzare non il profitto ma la soddisfazione
di tutti gli attori, distribuendo la ricchezza in modo equilibrato.
Critica: perseguire obiettivi sociali anziché reddituali finisce per danneggiare la società (es.
efficienza economica vs. salvaguardia posti di lavoro).
Evoluzione: obiettivo dell’impresa deve essere la massimizzazione della ricchezza degli
azionisti (ma il mantenimento di relazioni armoniche con l’ambiente è da considerarsi
teoria degli stockholder
fattore agevolante) = .
LA CREAZIONE DI VALORE ECONOMICO
Contabilità classica Valore
Debito (valore Valore del debito
nominale residuo) →
Capitale Valore
investito dell’impresa Capitale
Capitale netto economico
Capitale netto= ricchezza investita dalla proprietà in un’impresa: guarda al passato, al
momento storico. Differenza tra capitale investito e debiti.
Il concetto di ricchezza degli azionisti deve però guardare al futuro, ovvero al valore di capitale
economico, ai crediti che l’impresa sarà in grado di generare. Ciò che conta è quindi la
potenzialità di produrre risultati migliori. flussi di cassa
Per capire quanto vale un investimento bisogna capire quali sono i che esso
tempo rischio
riesce a generare nel corso del , tenendo conto anche del fattore di .
Il valore di un’azione dipende quindi dai dividendi che l’impresa riesce a generare nel tempo.
I dividendi si distribuiscono agli azionisti ogni anno.
Il valore di capitale economico è dato dalla somma attualizzata dei
∞ benefici che l’impresa apporterà agli azionisti. (attualizzazione dei
∑
= →
dividendi al costo del capitale proprio). metodo diretto
(1 + )
=1 →
Differenza tra valore dell’impresa e valore del debito. indiretto
Gli anni sono considerati infiniti perché l’impresa è atta a perdurare nel tempo.
= tasso di attualizzazione* in funzione del rendimento atteso dagli azionisti.
= costo del capitale proprio (equity), ovvero quanto chiedono gli azionisti (di
remunerazione) dato il profilo di rischio dell’impresa. Dipende dai dati di borsa.
Il valore economico del debito è dato dall’attualizzazione
*il tempo ha un valore, rappresentato dagli interessi
dei flussi del debito al costo del capitale di terzi.
∞
∑
=
(1 + )
=1
= tasso di attualizzazione pari al tasso d’interesse di mercato per debiti similari.
interessi passivi
= tasso d’indebitamento, può essere stabilito dalla banca o calcolato: debito
Generalmente è più basso rispetto a , in quanto il rischio è minore e il tasso è conosciuto a
priori.
Valore nominale del debito > valore economico del debito (reale, dato da: quote + interessi) =
mi indebito ad un tasso più vantaggioso
Valore nominale < valore economico = mi indebito a un tasso più oneroso rispetto a quello di
mercato Il valore dell’impresa è dato dall’attualizzazione di flussi di
∞ cassa operativi al costo del capitale d’impresa (esclusi i flussi
∑
=
(1 + ) dell’area finanziaria).
=1
FCFO= flussi monetari operativi (risultato residuale dopo la remunerazione degli investimenti)
= = costo medio ponderato del capitale ( )
k wacc × + ×
PREZZO E VALORE
Prezzo di borsa e valore d’impresa non sempre coincidono, specialmente nel breve periodo.
PREZZI= dati espressi dai mercati. Dati fattuali, risultati dall’incontro tra domanda e offerta.
VALORI= grandezze stimate, risultato di una formulazione in vario grado astratta e, quindi,
teorica. Dipende strettamente dalla distribuzione dei dividendi e dal profilo di rischio.
Guatri. L’obiettivo del valore risulta:
– RAZIONALE: la valutazione deve avvenire attraverso un processo logico, esprimibile
attraverso una formula le cui variabili siano supportate da dati controllabili. Ispira la
sopravvivenza e lo sviluppo equilibrato dell’impresa a lungo termine.
– MISURABILE e di conseguenza DIMOSTRABILE
– LARGAMENTE CONDIVISIBILE: soddisfa tutti
– STIMOLANTE per il manager
DAL VALORE AL PREZZO (GAP)
VALORE Variabili interne (riguardano l’impresa):
STATI UNITI GIAPPONE - GERMANIA
1. Trasparenza ed efficacia delle comunicazioni= più il mercato conosce i piani
strategici dell’impresa, più questa viene valutata efficiente
proprietari
proprietari
2. Credibilità strategica e reddituale: l’impresa deve mantenere la reputazione
stabili
transitori
Variabili esterne, sulle quali l’impresa non può incidere:
proprietari ispirati dalla
1. Fluidità e rigidità dei capitali legati alle imprese*
proprietari con relazione
ispirati
2. Efficienza dei mercati finanziari (assenza di asimmetria informativa; dimensione
con poca significativa (lungo
dall'affare
influenza del mercato: n. di investitori presenti e di capitali mobilitati; elevato n. di
influenza periodo)
transizioni giornaliere. Sono fattori di disturbo la tendenza ad andamenti
ciclici e il gioco delle aspettative basato sulla psicologia degli investitori)
3. Ciclo della domanda/offerta del capitale di rischio: quando vi è un eccesso di
prezzo di
prezzo di capitale il prezzo aumenta (P>W). Quando l’euforia diminuisce W<P.
quote quote
mercato
mercato frammentate significative
4. Processi di concentrazione in atto nel settore (quando c’è più concentrazione P>W)
influenza
guida acquisti e
acquisti e vendite
vendite informazioni informazioni
dall'esterno dall'interno
MERCATO FLUIDO E PIÙ EFFICIENTE MERCATO RIGIDO
PREZZO
* FLUIDITÀ/RIGIDITÀ
> 1: la borsa sopravvaluta l’impresa
Chi possiede il titolo ha convenienza a venderlo: MERCATO DEL VENDITORE
< 1: la borsa sottovaluta l’impresa
Conviene acquistare, considerando che nel medio periodo si otterranno dei guadagni:
MERCATO DEL COMPRATORE
DIFFUSIONE DEL VALORE DEL CAPITALE ECONOMICO
È importante che le imprese, oltre a creare il valore del capitale economico, con una politica di
comunicazione verso i mercati finanziari, si preoccupino della sua diffusione.
PROCESSO LOGICO DEL MANAGEMENT
Costruzione e sviluppo delle Aumento del capitale
capacità di performance economico Stock (creazione Aumento del valore di
(reddituale e di cassa) di valore) mercato (diffusione
del valore)
Comunicazione finanziaria e
gestione dei rapporti con gli
investitori
La diffusione del valore attiene alla credibilità e alla trasparenza dell’impresa.
LA DIMENSIONE STRATEGICA E GESTIONALE
La possibilità di massimizzare il valore dell’impresa dipende da una serie di variabili. L’impresa
deve cercare di manovrare tali variabili attraverso opportune LEVE.
Obiettivo VALORE ECONOMICO
Fatturato Investimenti in
Durata della Margini operativi capitale circolante
Variabili crescita Costo del capitale
Aliquota fiscale Investimenti in
d’impresa effettiva capitale fisso
Tipo di DI DI
STRATEGICHE OPERATIVE
scelte INVESTIMENTO FINANZIAMENTO
Sfera operativa Sfera finanziaria
SCELTE STRATEGICHE
Strategia= piano d’azione teso ad un obiettivo; ci aiuta a comprendere come lavorare
sull’aumento dei flussi.
Sono volte al conseguimento, mantenimento e consolidamento di un VANTAGGIO
COMPETITIVO (VC)= capacità dell’impresa di mantenere profitti nel lungo periodo. Si
ottiene quando il valore di lungo periodo del prodotto e delle sue vendite è più grande dei
costi totali, compreso il costo del capitale.
→
Es. Gucci VC=brand
Non possono essere delegate, sono la responsabilità prima del manager.
È necessario:
– Creare ricchezza attraverso una produzione efficiente (rapporto output-input).
– Disporre di posizioni di forza per appropriarsi di almeno parte del valore: per l’impresa è
conveniente integrarsi a valle o a monte per acquisire valore aggiunto dai distributori o
fornitori.
Le strategie si articolano su due livelli:
1. CORPORATE, a livello societario= dove (in quali settori) l’impresa vuole operare, quali
sono i business che vuole produrre.
Ci si riferisce a tre fattori: →
a. Numero e tipologia di business dove l’impresa opera scelte di diversificazione
Non bisogna guardare soltanto il numero di business in cui un’azienda opera ma
bisogna guardare anche i legami tra questi. Esempio: se si producono scarpe e panini il
legame tra i due business è davvero debole mentre se si producono scarpe e borse il
legame, di tipo tecnologico, è molto forte. Se si gestisce una caffetteria all’interno di
una libreria apparentemente potrebbe sembrare che i due business non siano
minimamente correlati ma in realtà appartengono entrambe alla mega area del tempo
libero perciò ci possono essere dei legami di marketing.
La diversificazione può essere dunque: correlata, quando la combinazione dei business
dà luogo a delle sinergie legate al fatto che le due attività sono svolte assieme e
sfruttano perciò le risorse e le utilità che hanno in comune i due business (Esempio: se
produco sia scarpe che borse acquisto più pelle e perciò avrò un maggiore potere
contrattuale sul prezzo della pelle) oppure non correlata / conglomerale.
→
b. Numero di paesi stranieri dove opera scelte legate al grado di
internazionalizzazione, all’ingresso in un altro Paese
Oggi il mondo è semi globalizzato, ovvero si tende verso una globalizzazione ma
esistono ancora dei limiti culturali, geografici (sarebbe difficile trasportare in tutto il
mondo la mozzarella campana), amministrativi (i regimi dei diversi stati hanno leggi
diverse) ed economici (non tutti i paesi del mondo hanno lo stesso tenore di vita). Dal
fatto che non siamo ancora un mondo completamente globalizzato si possono trarre
dei vantaggi; noi cerchiamo di capire come (esempio: se produrre in Romania costa di
meno riusciamo ad allargare la forbice tra ricavi e costi).
c. Integrazione verticale= scelta dell’impresa di svolgere delle attività a monte o a valle
→
rispetto a quelle già esistenti. scelte legate alla fase di produzione
Riguardo alle scelte di integrazione verticale l’impresa deve scegliere se integrarsi a
monte, a valle oppure non integrarsi proprio. Esempio: se siamo n. imprese che
producono la stessa cosa e si forniscono tutte dall’impresa 1, possiamo integrarci a
monte con l’impresa 1 e a questo punto abbiamo due possibilità diverse d’azione:
– Non fornire più le altre imprese e fare così in modo che escano dal mercato
– Vendere il prodotto ad un prezzo molto alto agli altri mentre a noi costa molto
meno e riusciamo quindi a mantenere un prezzo più basso rispetto al loro. Anche
in questo caso alla fine si arriva ad eliminare le altre imprese dal mercato
2. BUSINESS, a livello di area strategica di affari= come l’impresa vuole ottenere un
vantaggio competitivo rispetto alle imprese rivali. Una delle scelte di strategia competitiva
sta nell’adozione, da parte dell’impresa, di una leadership di costo (interessata a produrre
al più basso costo possibile) oppure di differenziazione (mettere il cliente nelle condizioni
di essere disposto a pagare di più).
[La strategia corporate è una sola, mentre le strategie business sono tante quanti sono i business.
Esempio: nella strategia corporate di un’impresa si decide di produrre scarpe e borse. Nella
strategia business si adottano due scelte diverse: si producono scarpe da € 600 e borse da € 30.
Noi immediatamente diremmo che l’impresa va male perché il consumatore non capisce se il
brand è di valore oppure no. Nella realtà però, non è detto che un’impresa con N business abbia
un solo brand. Ci si può infatti presentare sul mercato con più brand anche se il proprietario è
uno solo e a volte avere più brand è positivo.]
Tentativo di affrontare il problema del vantaggio competitivo con elaborazioni quantitative
→
anziché con il pensiero strategico Teoria delle opzioni reali: l’investimento viene visto come
qualcosa che, insieme ai flussi di cassa, genera opzioni, dotate di valore economico, e quindi
rilevanti ai fini della scelta di investire.
Per arrivare a un vantaggio occorre soddisfare due condizioni:
1. creare ricchezza, attraverso la produzione di beni e servizi utili ai clienti e ottenuti con
un impiego efficiente delle risorse.
2. disporre di posizioni di forza che permettano all’impresa, e quindi agli azionisti, di
appropriarsi di almeno parte di questo valore.
Nasce un nuovo livello strategico, quello FUNZIONALE, che stabilisce cosa fanno le singole
funzioni (esempi di funzioni sono il marketing, la finanza, la produzione, la logistica…).
Tipicamente le funzioni si dividono in:
– Primarie: creano valore in sé
– Di supporto: supportano le funzioni principali, primarie affinché queste possano
operare nelle condizioni migliori.
PERIODO CARATTERISTICHE FUNZIONE EMERGENTE
Anni ‘50 Produzione di massa Produzione
Anni ‘60 Rallentamento di domanda Marketing
Finanza
Anni ‘70 Crisi economiche e sociali Pianificazione strategica
Ripresa economica Logistica
Anni ‘80 Scienza come strumento competitivo Gestione dell’innovazione
Anni ‘90 Influenza dei fattori non competitivi Protezione aziendale
Nel corso del tempo le diverse funzioni aziendali hanno avuto un diverso successo e sviluppo:
➢ Alla fine degli anni ’50 si ha l’uscita dal mondo bellico e la nece
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