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Introduzione

Azienda

L'articolo 2555 del codice civile definisce l'azienda come l'insieme dei beni utili all’imprenditore per esercitare l'impresa. Ma azienda e impresa sono sinonimi? Sono concetti sicuramente distinti e autonomi tra loro: l'azienda infatti può circolare autonomamente. Può esistere l'impresa senza azienda quando, per esempio, l'imprenditore esercita un'attività imprenditoriale ma non fruisce di alcun bene. Al contrario, può esistere l'azienda senza impresa quando esiste un'organizzazione che non è utile ad esercitare alcuna attività. L'azienda presenta una connotazione oggettiva (perché è un insieme di beni) e una connotazione strumentale perché è lo strumento utile per esercitare l'impresa; inoltre è un concetto statico.

Imprenditore

Il codice civile non definisce l'impresa ma l'imprenditore nell’articolo 2082: l'imprenditore è colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi.

  • L'imprenditore svolge un'attività professionale: attività svolta in modo abituale e duraturo.
  • L'imprenditore svolge un'attività economica: combinazione di cose per il raggiungimento di un fine.
  • L'imprenditore deve possedere un fine.

Nel ‘700 è stato definito come colui che cerca di sfruttare le opportunità del mercato create dalla discrepanza tra domanda e offerta. Dopo di che alcuni studiosi proposero una posizione intermedia tra la forza lavoro e l’assetto proprietario, definendolo come il vero organizzatore di ciò che si produce. Fino ad arrivare ad una definizione nata nel ‘900, secondo la quale l’imprenditore è un innovatore perché sviluppa nuove combinazioni produttive che portano ad un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, maggiori volumi di vendita, maggiori profitti. Successivamente possiamo assistere ad un passaggio dall’economia della produzione all’economia dell’informazione. Quindi nasce un nuovo imprenditore che ha il compito di:

  • Trovare le informazioni.
  • Collegarle e porle tra loro in relazione.
  • Superare le asimmetrie informative.
  • Sfruttare le conoscenze e le esperienze.

In conclusione, l’imprenditore è colui che possiede in modo superiore alcune qualità:

  • Capacità di previsione, razionalità, consapevolezza, intuito.
  • Spirito di iniziativa, forte volontà, libertà intellettuale.
  • Autorevolezza e capacità di leadership nei confronti dei collaboratori.

Inoltre, deve essere in grado di:

  • Realizzare prodotti non replicabili.
  • Creare vantaggio competitivo grazie alle tecnologie e ai processi di ideazione.

L’imprenditore è colui che:

  • Sa assumere decisioni diverse dagli altri.
  • Ha accesso alle informazioni.
  • È in grado di interpretarle meglio degli altri.

All’articolo 2082 si aggiunge l’articolo 2086 che indica l’imprenditore come colui che è a capo dell’impresa ed a lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori. Da ciò deriva che è imprenditore chi organizza l’attività economica e controlla chi da lui è preposto alla gestione di amministrazione, ossia il manager. Le due figure coincidono? Sono sicuramente complementari: all’imprenditore è affidato il compito di accrescere il valore di impresa, assumendosi il rischio. Al manager è affidato il compito di razionalizzare l’uso delle risorse ed evitare le inefficienze.

Quindi:

  • Efficacia: valore proprio dell’imprenditorialità.
  • Efficienza: valore proprio della managerialità.

Efficienza

Rapporto tra la qualità, quantità e valore dei mezzi impiegati e i risultati conseguiti; significa ottimizzare il rapporto tra input e output. Posso trovarmi a dover scegliere tra alternative, in questi casi il denominatore del rapporto è definito, mentre a variare è il numeratore. L’efficienza si dice essere una misura neutrale perché lavora indipendentemente dagli obiettivi che si vogliono conseguire.

Si distingue:

  • Efficienza tecnica o produttività: rapporto tra energia consumata e prodotta.
  • Efficienza economica o economicità: se ai termini del rapporto applico la nozione di costi.
  • Efficienza teorica: è quello che ottengo in laboratorio, in una situazione perfetta, è un'ipotesi che mostra i possibili sviluppi delle alternative.
  • Efficienza fattuale: è quella della realtà, calcolata su input e output, è reale e concreta.

Per l’impresa la modalità più efficiente di una produzione è quella che consente di ottenere una certa quantità x di prodotto al minor costo unitario possibile, a parità o con la minor perdita di qualità. Il costo è un elemento determinante per la scelta, ma devo fare attenzione. L’impresa potrebbe rinunciare ad incrementare la produttività? Sì, se vi è un peggioramento di economicità più che proporzionale, cioè il costo unitario di produzione non diminuisce. Utilizzando i due elementi di rappresentazione dell’efficienza, si ha un peggioramento poiché potrei dover intervenire a sopperire a una mancanza di qualità. Devo assicurarmi di valutare tutti gli effetti e tutte le componenti di costo che ne fanno parte.

Efficacia

Esprime una misura del grado con cui un’organizzazione riesce a realizzare i propri fini (sviluppo, dominio sul mercato, autonomia) e a conseguire i propri obiettivi, che possono avere sia natura economica, sia natura sociale, cioè rispondono ai bisogni della collettività. L’efficacia è una misura spesso non quantificabile, rappresenta “il voler essere” dell’impresa, si collega alla formulazione della strategia, rappresenta la capacità del management di combinare i fattori a disposizione per consentire all’impresa di svilupparsi o al limite di sopravvivere.

Impresa

L'impresa è un sistema aperto costituito da risorse ed attori legati tra loro da relazioni orientate a realizzare delle attività. Quindi:

  • Il tutto è collegato a vari soggetti esterni tramite relazioni.
  • Gli attori interni ed esterni sono portatori di interesse ovvero gli stakeholders.

La definizione di impresa è una definizione dinamica dal momento che vi sono continui scambi biunivoci tra l'interno e l'esterno di essa. Ma chi sono gli stakeholders?

  • L’imprenditore stesso.
  • I clienti.
  • I fornitori.
  • I dipendenti.
  • I finanziatori.
  • I concorrenti.
  • Le autorità pubbliche (pubblica amministrazione).
  • Le generazioni future.

Oltre ad essere un sistema aperto è un:

  • Sistema cognitivo: impara dall’esterno e modifica ciò che apprende, sviluppando una propria conoscenza.
  • Sistema complesso: l’insieme è qualcosa in più della somma delle parti, crea delle sinergie, sa produrre, bisogna creare un valore aggiunto.
  • Sistema autopoietico: evolve a partire da se stessa, scambia risorse con l’esterno, riuscendo a conseguire un suo equilibro interno.

L’impresa opera all’interno di un determinato contesto, ovvero l’insieme di condizioni che possono creare delle opportunità o divenire vincoli per l’attività imprenditoriale: condizioni economiche (PIL, tasso di occupazione o tasso di inflazione), tecnologiche (spesa in R&S, trasferimento tecnologico), politiche-istituzionali (normative, sistemi istituzionali) e socio-culturali (distribuzione della ricchezza, livello di istruzione). L’impresa interagisce con l’ambiente in modo bidirezionale, grazie al quale crea conoscenza e un equilibrio. L’impresa può essere condizionata dall’ambiente come questo può essere condizionato dall’impresa.

All’interno dell’ambiente possono manifestarsi condizioni competitive e gli attori possono assumere ruoli diversi (B2B, B2C, C2C). All’interno dell’ambiente dividiamo il microambiente e il macroambiente.

Microambiente

Insieme di condizioni con cui l’impresa si rapporta alla pari, condizionandosi a vicenda e sviluppando transazioni. Fanno parte del microambiente:

  • Ambiente interno: tutte le funzioni aziendali e la loro interazione: progettazione, produzione, amministrazione, finanza, R&S, sistemi informativi, approvvigionamenti.
  • Fornitori: l’obiettivo dell’impresa è rendere i fornitori parte integrante di essa, partners, con cui l’impresa può instaurare rapporti di collaborazione.
  • Intermediari: finanziari, di marketing, di vendita. Sono soggetti che danno la loro disponibilità per risolvere determinati problemi e che possono in qualche modo condizionare le scelte dell’impresa. Anche questi devono essere per l’impresa dei partners.
  • Concorrenti: aiutano l’impresa a definire i suoi elementi distintivi, il suo posizionamento e il suo approccio strategico.
  • Pubblico: gruppi di individui che hanno interesse effettivo o potenziale affinché l’impresa raggiunga i suoi obiettivi. Sono soggetti con cui l’impresa potrebbe non aver mai avuto concluso scambi.
  • Clienti: sono gli attori più importanti del microambiente con cui l’impresa effettua continui scambi. All’impresa è utile conoscere la natura del suo cliente obiettivo (individui, altre imprese, istituzioni).

Macroambiente

L’insieme dei fattori che vincolano l’impresa ma che questa non riesce a controllare perfettamente. Fanno parte di esso:

  • Ambiente demografico: la demografia si occupa dello studio della dimensione, densità, collocazione, genere della popolazione. All’impresa è utile conoscere:
    • L’età della popolazione, quindi dei suoi potenziali clienti e sapere se risulta un certo grado di invecchiamento della popolazione.
    • Eventuali suddivisioni in generazioni, per capire a quale di esse rivolgersi e adattare l’offerta alla domanda.
    • Divisioni in etnie: carrelli etnici, mercati domestici.
    • Creazione di modelli familiari: es. aspirapolveri Dyson.
  • Ambiente economico: l’impresa deve comprendere qual è il potere d’acquisto, il reddito e i modelli di spesa (es. modello cheap and chic).
  • Ambiente naturale: l’impresa deve capire come le risorse naturali, il clima, possano influenzare il comportamento dei consumatori:
    • Sensibilità dei consumatori nei confronti dell’inquinamento.
    • Sostenibilità ambientale di processo e di prodotto.
    • Responsabilità sociale dell’impresa.
  • Ambiente tecnologico: l’impresa deve essere capace di comprendere le conseguenze della nascita e dello sviluppo della tecnologia:
    • Rapida trasformazione.
    • Diffusione.
    • Modifica dei processi e prodotti.
    • Necessità di un nuovo approccio normativo, per tutelare i clienti.
    • Difficile valutazione delle conseguenze negative.
  • Ambiente politico: insieme di norme, istituzioni, organizzazioni nazionali ed internazionali; gruppi di pressione, singoli individui che compongono la società. Le dinamiche che si sviluppano al suo interno condizionano l’impresa nel breve o medio-lungo termine.
  • Ambiente socio-culturale: insieme delle istituzioni che influenzano i valori di base, le preferenze e i comportamenti dei singoli così come della società. NB: I valori di base o primari sono molto forti e persistenti; condizionano il quotidiano, si trasformano e sono rafforzati dall’ambiente socio-culturale. I valori secondari sono meno forti e quindi più facili da condizionare (le imprese di marketing ambiscono a guidarne l’evoluzione). Per l’impresa può essere utile capire quale visione hanno gli individui di loro stessi e degli altri.

Sviluppo dell'impresa

Cosa determina lo sviluppo di un’impresa? L’impresa possiede un patrimonio genetico: ciò che distingue l’impresa e comprende la spinta imprenditoriale, le risorse e le relazioni. Questo significa che l’impresa è equiparata ad un essere vivente; ogni impresa è diversa dalle altre.

  • Spinta imprenditoriale: qualcosa che spinge l’impresa a creare e mettersi in gioco.
  • Risorse: tangibili e intangibili.
  • Relazioni: dal punto di vista dell’economia aziendale la relazione è verificata quando è registrato uno scambio di risorse economiche.

L’impresa inoltre possiede un progetto strategico: l’impresa sfrutta il patrimonio tramite il progetto. Avere un progetto significa tracciare un percorso sapendo dove si vuole andare. L’impresa deve definire la sua:

  • Visione: a chi e che cosa dare voce, di chi sto portando gli interessi.
  • Mission: è il modo che l’impresa ha di rappresentarsi verso l’esterno, dando vita a scelte strategiche. Perché l’impresa esiste? Visione e mission devono essere condivise e comunicate, altrimenti la mission avrà difficoltà a verificarsi.
  • Strategia competitiva: è l’elemento di maggior importanza quando si studia l’impresa.
  • Generazione, sviluppo e utilizzo risorse.

Se io riuscissi a quantificare tutte le componenti riuscirei a riprodurre un modellino con le stesse condizioni? No, perché devo tenere conto anche dell’elemento casualità, non prevedibile, non ripetibile e non spiegabile; ogni impresa è quindi ancora di più un soggetto unico.

Definiamo tre modelli economici:

  • Economia collaborativa
  • Economia della condivisione
  • Economia on-demand

Economia collaborativa

Modelli imprenditoriali in cui le attività sono facilitate da piattaforme di collaborazione che creano un mercato aperto per l’uso temporaneo di beni o servizi forniti da privati. I soggetti coinvolti sono:

  • Prestatori: prestano i beni o i servizi (occasionali P2P o professionali B2C o B2B).
  • Intermediari: mettono a disposizione le piattaforme.
  • Utenti: fruiscono dei beni o dei servizi.

N.B. Non si ha nessun trasferimento di proprietà. Si basa tutto su interazioni tra sconosciuti, per questo deve essere necessaria una fiducia reciproca tra le parti, che può essere comunque rafforzata dal monitoraggio reciproco o dal monitoraggio degli intermediari; bisogna credere nel valore della condivisione, non bisogna basarsi solo sul vantaggio economico e deve esserci un continuo riconoscimento delle capacità inutilizzate. Si fonda su alcuni elementi:

  • Produzione collaborativa: beni o servizi prodotti che vengono poi messi a disposizione degli utenti da parte dei prestatori.
  • Apprendimento collaborativo: sta nell’insegnare le proprie abilità a chi ha voglia di apprendere.
  • Consumo collaborativo: consumare beni e servizi offerti.
  • Finanza collaborativa: es. le piattaforme di crowdfunding sono piattaforme di finanza per raccogliere erogazioni degli utenti per realizzare un determinato progetto. Es. la piattaforma della Banca del tempo serve per mettere a disposizione tempo che eccede a determinati individui nei confronti di quelli a cui il tempo manca.

Economia della condivisione o sharing economy

Atto con cui vengono condivise tra le parti le proprie risorse. L’elemento essenziale è la possibilità di avere accesso delle risorse disponibili, mettendo in circolo le risorse non utilizzate.

Economia on-demand

Attività economica basata sull’utilizzo di piattaforme internet che consentono l’incontro immediato tra l’utilizzatore che richiede un determinato bene/servizio e un prestatore che è in grado di fornirlo. Quindi si ha accesso istantaneo a beni/servizi su misura per rispondere a bisogni individuali. La caratteristica è la corrispondenza tra domanda e offerta al momento giusto. La caratteristica di questo modello sta nel fatto che chiunque può prestare servizi o lavoro, anche per poco tempo; senza essere necessariamente dei professionisti.

Ma da cosa dipendono questi tre modelli e le loro evoluzioni? Sicuramente ha avuto una certa influenza la crisi economica e finanziaria del 2008, che ha provocato la riduzione delle unità dei consumi, lo sviluppo di forme alternative di lavoro, con lo scopo di aumentare le entrate e diminuire le uscite. Ha influito anche l’evoluzione tecnologica e altri cambiamenti dal punto di vista sociale, come un cambiamento del sistema valoriale, la perdita di fiducia, una maggiore sensibilità ambientale, un nuovo desiderio di condividere interessi e stabilire relazioni, la visione dell’abbondanza e lo spreco come disvalori.

Strategia

Il concetto di strategia è stato oggetto di approfondimenti a partire dagli anni ’60. Riprendiamo alcune prime definizioni. Chandler – fra i primi – definì la strategia come la determinazione delle mete fondamentali e degli obiettivi di lungo periodo di un’impresa, la scelta dei criteri di azione e il tipo di allocazione delle risorse necessari alla realizzazione degli obiettivi suddetti. Qualche anno dopo, Ansoff descrive la strategia come denominatore comune fra le diverse attività di impresa ed individua quattro caratteristiche (componenti la strategia):

  • Le combinazioni di prodotto/mercato.
  • Il vettore di sviluppo seguito.
  • I vantaggi competitivi.
  • Le sinergie.

Le origini: le imprese hanno bisogno delle strategie per darsi una linea di condotta e uno scopo, per impiegare le risorse nella maniera più efficace e per coordinare il flusso delle decisioni prese dai diversi membri dell’organizzazione. Molti dei concetti e delle teorie della strategia di business hanno i loro precedenti nella strategia militare.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricearg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Cattaneo Carla Bruna Angela.
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