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Economia e gestione delle imprese - Appunti

Appunti di Economia e gestione delle imprese con particolare riferimento ai seguenti argomenti trattati: i compiti dell'impresa: crea la ricchezza e i profitti; il capitale netto, il valore di capitale economico, il valore dell'impresa, il valore del debito, creazione e diffusione del valore.

Esame di Economia e gestione delle imprese docente Prof. M. Costabile

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CAPITOLO 1 – L’IMPRESA COME CREAZIONE DI RICCHEZZA

-CREAZIONE DI RICCHEZZA derivante dal processo di trasformazione operato dall’impresa.

Questo processo opera su risorse: materiali, immateriali, umane.

- PROFITTO manifestazione più immediata della capacità di un’impresa di creare ricchezza

- caratteristiche dell’imprenditore

-STAKEHOLDER tutti i soggetti che hanno verso l’impresa una posizione di interesse, e quindi

una capacità di influenza.

-SCUOLA NEOCLASSICA obiettivo fondamentale dell’impresa: massimizzazione del profitto

- critiche alla teoria neoclassica

- teoria degli stakeholder

CAPITOLO 2 – LA CREAZIONE DI VALORE ECONOMICO

La ricchezza investita dalla proprietà in un’impresa è rappresentata dal capitale netto (o mezzo

propri). Questa grandezza costituisce, in un bilancio aziendale, la somma algebrica dei rapporti

intercorsi fra l’impresa e i soci:

- dei conferenti dei soci, effettuati al momento della fondazione dell’impresa e, eventualmente, in

momenti successivi in cui l’impresa ha bisogno di ulteriori iniezioni di liquidità; tali conferimenti

vanno a costituire la voce di bilancio del “capitale sociale”;

- degli utili e delle perdite e accumulate nelle “riserve”;

- dei prelievi effettuati dai proprietari, che nel caso di spa prendono la forma di dividendi.

quota di ricchezza che è stata investita dalla proprietà nell’impresa,

CAPITALE NETTO

aumentata o diminuita dai risultati storicamente ottenuti e al netto dei trasferimenti di ricchezza

dall’impresa verso gli azionisti.

Se il capitale netto supera quello sociale => la ricchezza inizialmente investita dai soci è aumentata

Se invece p inferiore => la ricchezza investita ha subito una decurtazione

(nonostante tutto il capitale netto non è una buona rappresentazione del valore effettivo della

ricchezza investita dagli azionisti – es. un’impresa nei suoi primi anni di vita)

ai conferimenti, ai risultati economici, ai dividendi

Il concetto di capitale netto guarda la passato

realizzati nel corso della vita di un’impresa

Il concetto di ricchezza degli azionisti guarda al futuro ai redditi che l’impresa sarà in grado di

generare……concetto called VALORE DI CAPITALE ECONOMICO:

- viene calcolato come somma attualizzata dei benefici che l’impresa apporterà ai soci.

W = D __

t t

(1+k )

E

D = dividendo al tempo t

t = tasso di attualizzazione, calcolato in funzione del rendimento degli azionisti, tenendo conto

K

E

anche del rischio

Se il capitale netto può essere visto come differenza fra il capitale investito (ossia il totale delle

attività valutate a valori di libro contabile) e i debiti( espressi per il loro valore nominale residuo), il

capitale economico deve essere visto come differenza fra valore dell’impresa e valore del debito.

VALORE DELL’IMPRESA = somma attualizzata dei flussi che l’impresa genererà in futuro dal

complesso dei suoi investimenti

V = FCFO

t

t

(1 + k)

FCFO = flusso di cassa operativo al tempo t

t

K = tasso di attualizzazione che esprime una media ponderata delle attese di rendimento di debiotir e

azionisti

VALORE DEL DEBITO = valore attuale dei flussi che saranno pagati dall’impresa ai finanziatori, a

titolo di servizio del debito (interessi passivi) o di rimborso dello stesso.

D = ___F ____

t t

(1 + K )

D

F = flusso ricevuto dai finanziatori al tempo t

t

K = tasso di attualizzazione, calcolato come tassp di interesse applicato abitualmente per debiti con

D

caratteristiche simili di durata e rischio.

La creazione di ricchezza degli azionisti si traduce quindi nell’obiettivo concreto di aumentare W, il

che all’atto pratico implica che il management deve individuare investimenti redditizi, o eliminare

quelli che non lo sono.

Il capitale economico non è un concetto astratto. Esso esprime una capacità reddituale e quindi una

concreta capacità dell’impresa di trasformare risorse di beni utili. Inoltre, se un’impresa ha una

capacità reddituale, questa può trovare un riconoscimento immediato nei mercati finanziari, e in

particolare nella Borsa.

I prezzi cui passa di mano la proprietà delle imprese (valori di mercato) tendono ad avvicinarsi ai

valori di capitale economico delle stesse, calcolai secondo le migliori stime dei flussi futuri.

I mercati finanziari, e in particolare la Borsa, sono luoghi in cui si incontrano investitori e operatori

di mercato che variano molto quanto a informazioni di cui dispongono, capacità di valutare le

imprese, strategie di trading, orientamento temporale. Idealmente, il valore del capitale economico

esprime la ricchezza di azionisti che guardano al lungo periodo, sono indifferenti alle oscillazioni

borsistiche di breve e sono disposti ad attendere che la capacità reddituale dell’impresa si manifesti

pienamente.

Purtroppo i mercati, quanto meno per periodi limitati, possono essere dominati da operatori di tipo

diverso, mossi da intendi speculativi e poco interessati ai fondamentali delle imprese. Quindi i valori

di mercato possono allontanarsi in modo anche molto rilevante da sane valutazioni del capitale

economico delle imprese. Altri fattori di disturbo sono:

- Grado di trasparenza dei mercati

- Dimensioni dei mercati

- Tendenza ad andamenti ciclici

- Gioco delle aspettative

CREAZIONE E DIFFUSIONE DEL VALORE

Costruzione e sviluppo della capacità reddituale

aumento del capitale economico Comunicazione finanziaria e gestione

(creazione di valore) dei rapporti con gli investitori

↓ ↓

Aumento del valore di mercato (diffusione del valore)

L’obiettivo del valore possiede tutte le caratteristiche per spingere i mangaer e le imprese

verso un’economicità e una creazione di ricchezza di cui possano beneficiare tutti gli

stakeholder.

Questo obiettivo risulta:

- razionale, in quanto ispira la sopravvivenza e lo sviluppo equilibrato dell’impresa a lungo termine;

- largamente condivisibile da tutti colore che hanno interesse alla vitalità dell’impresa;

- stimolante della professionalità e della fantasia di imprenditori e di manager;

- misurabile, poiché è del tutto inutile definire obiettivi non misurabili, in quanto nessuno potrebbe

mai verificare se essi siano stati raggiunti in modo adeguato.

Mentre il profitto è definito a livello di impresa, il valore è definito a livello di azionisti. La

differenza è rilevante, perché un’impresa può essere in utile e allo stesso tempo distruggere valore

per gli azionisi. Infatti, un investitore che concede i suoi capitali a un’impresa sostiene un costo

opportunità pari al rendimento che avrebbe potuto ottenere investendo gli stessi capitali altrove.

L’investimento è conveniente, e diciamo che crea valore per l’azionista, solo se il rendimento è

maggiore del costo opportunità.

Anche nelle imprese dove i manager dichiarano la propria fedeltà agli azionisti, l’obiettivo del valore

può finire per convivere con scopi differenti, come quello della quota di mercato, del fatturato, della

crescita, dell’internazionalizzazione, scopi necessariamente in contrasto con l’interesse degli

azionisti.

VALUE GAP = differenza fra il valore potenziale che le imprese avrebbero potuto generare,

impiegando le risorse in modo efficiente e perseguendo in modo razionale obiettivi di reddito, e

quello che effettivamente generavano, a causa di sprechi e del tentativo di perseguire sistemi di

obiettivi poco coerenti.

(termine nato negli USA durante gli anni ’80)

La teoria di creazione di valore ebbe allora il merito di costringere le imprese a dotarsi di sistemi

decisionali specifici e di nuove pratiche manageriali.

In Italia questa teoria ha cominciato a prendere piede durante gli anni ’90 e oltre alle sue

implicazioni gestionali, ha favorito l’evoluzione e la modernizzazione dei mercati finanziari.

Si è inoltre riveduta e corretta la visione secondo cui massimizzare il valore per gli azionisti non

equivale a dare privilegi a una ristretta categoria di soggetti, ma di fatto va a remunerare il risparmio

investito in Borsa direttamente o indirettamente da numerosi risparmiatori. Da questo pdv, la

“democrazia economica”, ossia la partecipazioni di strati vasti alla proprietà delle imprese diventa un

modo in più per conciliare la creazione di ricchezza degli azionisti con le responsabilità sociali delle

imprese.

Oggi la creazione di valore è incluso formalmente nelle mission aziendali.

LA GESTIONE ORIENTATA AL VALORE

Interventi di ristrutturazione Value-based management

Al momento dell’introduzione dello SVA o in mo- Ogni giorno nella gestione corrente di impresa

Quando menti critici della vita di un’impresa

Razionalizzare l’esistente, e soprattutto identificare Ricerca e sfruttamento di opportunità di creazione

Contenuti ed eliminare ciò che non crea valore di nuovo valore

Misurazione del valore creato /distrutto per aree d’af- Misurazione del valore, pianificazione, incentivazio-

Come fari o per singole attività ne del management

In genere il Value-based management è costituito da tre componenti:

- la misurazione del valore creato

- la pianificazione degli investimenti e delle altre scelte aziendali

- il sistema di incentivazione, per ottenere che le scelte dei manager siano indirizzate alla creazione

dei valore per gli azionisti

CAPITOLO 3 – LA DIMESIONE STRATEGICA E GESTIONALE

Significato della teoria di creazione del valore la massimizzazione del valore dice ai membri di

un’organizzazione come essi valuteranno il loro successo nel conseguire una visione, o

nell’implementare una strategia. Essa dice solo come misureremo il successo in quell’attività.

LE SCLETE CHE PORTANO ALLA CREAZIONE DI VALORE

Obiettivo Valore economico

di impresa ↑ ↑ ↑ ↑

Variabili Durata della crescita Fatturato, margini operativi, Investimenti in capitale circolante Costo del capitale

aliquota fiscale effettiva Investimenti in capitale fisso

↑ ↑ ↑ ↑

Scelte Strategiche Operative Di investimento Di finanziamento

VARIABILI capacità dell’impresa di mantenere per tempi più o meno lunghi un certo

- durata della crescita

tasso di sviluppo

- grandezze di conto economico livello delle vendite, margini operativi, aliquota fiscale effettiva

- Uscite di cassa dovute o all’allargamento e al mantenimento delle strutture fisiche dell’impresa

(impianti, immobili, magazzini, ecc) o all’alimentazione del capitale circolante netto crediti/debiti

commerciali e rimanenze)

- costo del capitale determinato dalla remunerazione spettante a finanziatori e azionisti

Se parliamo di “leve” è perché alle variabili sopraelencate corrispondono specifiche scelte con cui

l’impresa può tentare di manovrarle. Queste scelte possono essere:

1. strategiche per ottenere un vantaggio competitivo

2. operative per massimizzare l’efficienza

3. di investimento per utilizzare in modo razionale le risorse finanziarie aziendali

4. di finanziamento per trovare i finanziamenti necessari per la politica di sviluppo aziendale

e che minimizzi il costo del capitale

1.La creazione di valore per gli azionisti richiede un vantaggio competitivo, in quanto altrimenti non

ci sarebbe modo, tranne che nei casi di collusione con i concorrenti, di conseguire un rendimento

maggiore del costo del capitale (extraprofitto).

Rappaport afferma: “La produttività è la base per creare vantaggi competitivi nel mercato.

Un’impresa crea un vantaggio competitivo quando il valore di lungo termine del suo output o delle

sue vendite è più grande dei costi totali, compreso il costo del capitale.”

riguarda imprese diversificate e multidivisionali, che devono

Strategie a livello “Corporate”

gestire un portafoglio di business. A questo tipo di strategie è possibile applicare un approccio di

valutazione economico-finanziaria.


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AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in metodi quantitativi per l'economia e la gestione delle aziende
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Costabile Michele.

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