Economia e gestione delle imprese
Capitolo 1 – Le teorie dell’impresa
1.1 Paradossi delle teoria dell’impresa neoclassica
La teoria neoclassica dell’equilibrio economico parziale e globale fornisce la rappresentazione più compiuta del funzionamento dell’economia di mercato e pertanto ci aspetteremmo che l’analisi dell’impresa vi occupasse un ruolo preminente. Niente di tutto ciò! L’analisi dell’impresa non costituisce che una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse e di fatto non esiste nella prospettiva neoclassica (e in particolare nel modello dominante, quello walrassiano) alcuna teoria dell’impresa in senso proprio.
Nel modello introduttivo alla teoria neoclassica si ipotizza che:
- Il proprietario dell’impresa e il manager dell’impresa coincidano;
- L’obiettivo dell’impresa sia la massimizzazione dei profitti (come differenza tra ricavi e costi);
- I benefici e gli oneri (sia sociali che privati) dell’impresa siano completamente espressi dai ricavi e dai costi.
L’impresa neoclassica appare quindi come un agente senza spessore né dimensione (un’impresa “punto” nello spazio dei rapporti di mercato), come un agente passivo (un’impresa “automa”) programmato per applicare meccanicamente le regole della convenienza economica. Non esiste alcuna analisi interna all’impresa quale che sia l’attore economico (individuo o aggregazione di persone) o la reale condizione organizzativa.
È solo dai primi anni Trenta che si sviluppa un’autentica teoria dell’impresa. Fino ad allora la teoria economica neoclassica resta soprattutto una teoria finalizzata essenzialmente alla spiegazione del funzionamento dei mercati come meccanismo di fissazione dei prezzi nell’economia capitalistica. Insomma, una teoria economica senza l’impresa. È probabilmente a causa di questo paradosso che Coase (1937) sviluppa il suo contributo essenzialmente rivolto ad affrontare due quesiti fondamentali:
Perché le imprese esistono? Coase individua nelle imperfezioni del mercato, e più precisamente nell’esistenza dei “costi di transazione”, la risposta al primo quesito e così facendo rimane nel solco della teoria neoclassica incentrata sull’economia dello scambio, nel quale l’impresa si caratterizza semplicemente come un modo particolare di allocazione delle risorse.
Che cos’è un’impresa e qual è la sua natura? La risposta al secondo quesito pone le condizioni per ragionare sulla distinzione tra due dimensioni dell’impresa:
- Da un lato l’impresa intesa come luogo di coordinamento di agenti e
- Dall’altro come luogo di gestione dei conflitti e degli interessi degli agenti stessi.
Impresa e mercato sono presentati come due forme alternative di coordinamento economico. Come spiegare l’esistenza di due forme di coordinamento e soprattutto l’esistenza dell’impresa, quando la teoria economica si era prodigata fino ad allora a spiegare l’efficacia del mercato?
Come si fa la scelta tra i due meccanismi alternativi di coordinamento?
Secondo Coase le imprese esistono perché le transazioni di mercato sono costose e esistono tre tipi di costi:
- I costi di “scoperta dei prezzi adeguati”;
- I costi di “negoziazione e di conclusione di contratti separati per ogni transazione”;
- I costi legati all’incertezza.
Il ricorso all’impresa comporta a sua volta dei costi:
- I costi di organizzazione;
- Lo spreco di risorse;
- L’aumento dei prezzi degli input.
Domande chiuse
1 - Che ruolo occupa l’analisi dell’impresa nell’ambito della teoria neoclassica?
- a) È una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse
- b) L’analisi dell’impresa ha un ruolo secondario in quanto, in un contesto di concorrenza perfetta e in assenza di progresso tecnico, l’impresa ha poca ragion d’essere.
- c) È centrale perché l’impresa è vista come un’istituzione-organizzazione
- d) È centrale perché motore del progresso tecnico
- e) È una componente predominante rispetto al ruolo secondario del mercato
Risposta: L’analisi dell’impresa non costituisce che una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse e di fatto non esiste nella prospettiva neoclassica (e in particolare nel modello dominante, quello walrassiano) alcuna teoria dell’impresa in senso proprio. In questo quadro teorico, l’analisi dell’impresa risulta una questione secondaria in quanto, in un contesto di concorrenza perfetta e in assenza di progresso tecnico, l’impresa ha poca ragion d’essere. Le funzioni dell’impresa sono circoscritte alla trasformazione, con modalità che si postulano perfettamente efficienti (dal momento che si presume che si abbia conoscenza e gestione perfetta delle tecniche disponibili), dei fattori della produzione in prodotti finiti.
2 - Perché le imprese esistono secondo Coase?
- a) Perché dispongono di capitali
- b) Perché esistono gli imprenditori
- c) Sono una conseguenza dell’esistenza dei costi di transazione
- d) Sono una conseguenza delle opportunità offerte dal mercato
- e) Perché è al loro interno che si svolge la produzione e si creano valore e innovazione
- f) Nessuno di questi è un fattore rilevante
Risposta: Il quadro teorico dell’economia neoclassica è finalizzato essenzialmente alla spiegazione del funzionamento dei mercati come meccanismo di fissazione dei prezzi nell’economia capitalistica. Insomma, una teoria economica senza l’impresa. Coase fa emergere questo paradosso ponendo due quesiti fondamentali: perché le imprese esistono e che cos’è un’impresa e qual è la sua natura. Coase individua nelle imperfezioni del mercato, e più precisamente nell’esistenza dei “costi di transazione”, la risposta al primo quesito e così facendo rimane nel solco della teoria neoclassica incentrata sull’economia dello scambio, nel quale l’impresa si caratterizza semplicemente come un modo particolare di allocazione delle risorse. Un’altra possibile risposta a questo quesito vede invece nell’impresa uno spazio di produzione e un luogo di creazione di ricchezza e di innovazione.
1.2 Teoria dei costi di transazione
Il mercato non consente di regolare le transazioni in modo esclusivo. L’impresa è un’alternativa tanto più efficiente quanto più elevati sono i costi di transazione. Il management deve trovare le soluzioni organizzative più adeguate. L’abbandono dell’idea di impresa “punto”, propria del modello neoclassico, e l’attenzione alla struttura interna dell’impresa e il suo riconoscimento come istituzione del sistema economico, comporta una profonda riformulazione della teoria di impresa. L’organizzazione è la risposta al fallimento del mercato come struttura di governo delle transazioni, che si verifica a causa dell’incertezza, della razionalità limitata e dell’opportunismo delle parti. La progettazione organizzativa si concretizza nella scelta della struttura più efficiente di governo delle transazioni, che si producono quando due imprese decidono contrattualmente lo scambio di prodotti o servizi. Deve esserci un equilibrio tra mercato e gerarchie con cui organizzare il mercato; questo equilibrio deve essere trovato dal manager. I criteri di scelta per Williamson, rispetto all’alternativa tra integrare ed esternalizzare, ossia nell’adottare la scelta tra strategia del fare e del far fare, sono tre: il costo, il contesto e il tipo di transazione. I limiti di questa teoria stanno nel fatto stesso che essa non contempla i costi d’agenzia e l’evoluzione dell’impresa.
Domande chiuse
3 - Nella teoria dei costi di transazione l’impresa è:
- a) Un luogo di accumulazione del capitale
- b) Un’alternativa al mercato tanto più efficiente quanto meno elevati sono i costi di transazione
- c) Un’alternativa al mercato tanto più efficiente quanto più elevati sono i costi di transazione
- d) Un’alternativa al mercato meno più efficiente quanto maggiore è la pressione fiscale
- e) Nessuno dei precedenti
Risposta: Secondo la prospettiva di Williamson, esplicitata attraverso la teoria dei costi di transazione, il mercato non consente di regolare le transazioni in modo esclusivo. L’organizzazione è la risposta al fallimento del mercato come struttura di governo delle transazioni, che si verifica a causa dell’incertezza, della razionalità limitata e dell’opportunismo delle parti. Quindi l’impresa è un’alternativa al mercato tanto più efficiente quanto più elevati sono i costi di transazione. Il management deve trovare le soluzioni organizzative più adeguate per gestirne il funzionamento.
Approfondimento
In cosa consiste il principio della razionalità limitata nella visione di Herbert Simon? (Una delle domande aperte)
La razionalità e la ricerca dell’efficienza rimangono, come nella teoria neoclassica, i fattori esplicativi del comportamento delle organizzazioni, ma la razionalità è intesa secondo la visione di Simon (premio Nobel). È proprio il limite che gli individui hanno in termini di capacità e conoscenza che giustifica l’esistenza delle organizzazioni, di mercato e in particolare dell’impresa. La conseguenza diretta della razionalità limitata è il carattere incompleto dei contratti che impedisce agli agenti di prevedere tutti i fattori che potranno influenzare le loro transazioni. Il grado di adattabilità di un’organizzazione e il modo nel quale essa gestisce un processo di decisione e integrazione tra gli agenti diventano essenziali e danno un senso economico all’organizzazione interna dell’impresa.
1.3 Teoria dell’agenzia
L’impresa non ha un’esistenza vera e propria (è una “finzione legale”, un insieme di contratti). Non essendoci che dei rapporti contrattuali, non ha senso contrapporre i modi di coordinamento interni delle risorse a quelli esterni all’impresa. Alchain e Demesetz (1972) avevano già evidenziato come l’interazione tra individui necessiti di un contratto. Il principale incentiverà l’agente, attraverso degli incentivi elargiti sulla base di forme contrattuali, ad agire in modo da soddisfare gli interessi del principale, conscio che dalla realizzazione di essi dipendono i propri interessi.
I “costi di agenzia” discendono da tre elementi:
- Le spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dal “principale” per orientare il comportamento dell’agente;
- I “costi di obbligazione” sostenuti dall’agente, tra i quali rientrano le spese sostenute per evitare che l’agente compia azioni lesive degli interessi del principale (per esempio, se un’impresa desidera avere una rappresentanza in esclusiva dei propri prodotti, per evitare i possibili comportamenti opportunistici di un agente plurimandatario dovrà riconoscere commissioni più elevate) e quelle per coprirsi assicurativamente di fronte ai rischi di una condotta non corretta da parte dell’agente;
- La “perdita residuale” (una sorta di costo opportunità) che corrisponde allo scarto, inevitabile, tra il risultato dell’azione dell’agente per conto del principale e il risultato che si sarebbe determinato se la gestione dell’impresa fosse stata condotta dal principale.
Nella teoria dell’agenzia pertanto possono essere evidenziati tre fattori caratterizzanti:
- L’impresa non ha un’esistenza vera e propria, è una funzione legale;
- Non importanti i confini, l’unica certezza è costituita da relazioni contrattuali complesse;
- Non esiste una vera e propria contrapposizione tra mercato e impresa. La natura stessa dell’impresa perde di rilevanza.
Domande chiuse
4 - I “costi di agenzia” sono determinati da:
- a) Le spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dal principale
- b) Le spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dall’agente
- c) I “costi di obbligazione” dell’agente
- d) I costi di “assicurazione” sui rischi di comportamenti opportunistici dell’agente
- e) I costi di “assicurazione” sui rischi di comportamenti opportunistici del proprietario
- f) La “perdita residuale”
Risposta: Nella teoria dell’agenzia l’impresa non ha un’esistenza vera e propria (è “una finzione legale”), un “nodo di contratti”. Non essendoci che dei rapporti contrattuali, non ha senso contrapporre i modi di coordinamento interni delle risorse a quelli esterni all’impresa. I “costi di agenzia” discendono da tre elementi:
- Le spese per il controllo e per lo sviluppo di incentivi sostenute dal “principale” per orientare il comportamento dell’agente;
- I “costi di obbligazione” ossia le spese sostenute per evitare che l’agente compia azioni lesive degli interessi del principale e quelle per coprirsi assicurativamente di fronte ai rischi di una condotta non corretta da parte dell’agente;
- La “perdita residuale” (una sorta di costo opportunità) che corrisponde allo scarto, inevitabile, tra il risultato dell’azione dell’agente per conto del principale e il risultato che si sarebbe determinato se la gestione dell’impresa fosse stata condotta dal principale.
1.4 Teoria degli stakeholder
L’impresa è un’entità governata da una razionalità intersoggettiva che si trasforma in base alla capacità di tutti gli attori (interni ed esterni), il cui ruolo è differenziato dalla loro capacità di determinare o condizionare le performance dell’organizzazione. Due categorie di portatori di interessi:
- Gli stakeholder primari: con essi, l’impresa intrattiene una relazione continua, spesso formalizzata contrattualmente, dalla quale dipende la sua sopravvivenza (i dipendenti, i clienti, i fornitori, l’amministrazione pubblica e le istituzioni che operano sul territorio di riferimento dell’azienda). È fondamentale per l’impresa agire affinché la relazione con gli stakeholder primari sia quanto più possibile positiva: una loro mancata soddisfazione, che potrebbe condurre anche alla decisione di uscire dal sistema dell’impresa, potrebbe infatti danneggiarne notevolmente l'attività fino a ostacolare la capacità dell’impresa di raggiungere i propri obiettivi;
- Gli stakeholder secondari: la relazione che intercorre tra l’impresa e questo gruppo di stakeholder è invece di carattere indiretto (i mass media, la comunità locale o ancora l’università o i centri di ricerca).
I teorici di questa teoria si differenziano a seconda che adottino una visione più o meno ampia nella definizione dell’universo dei portatori di interesse. Possiamo identificare le caratteristiche che definiscono uno stakeholder: la capacità di influenzare l’attività e l’essere portatori di un’aspettativa nei confronti dell’impresa.
Domande chiuse
5 - Quale delle seguenti affermazione è corretta in base alla teoria degli stakeholder?
- a) L’impresa è un’entità governata esclusivamente dall’imprenditore
- b) L’impresa è un’entità governata esclusivamente dal management
- c) L’impresa è un’entità governata esclusivamente dall’interazione tra proprietà e management
- d) L’impresa è un’entità governata prevalentemente dai lavoratori
- e) L’impresa è un’entità governata da una razionalità intersoggettiva
Risposta: L’impresa è un’entità governata da una razionalità intersoggettiva (costituita dagli attori direttamente e indirettamente coinvolti nelle scelte organizzative) che si trasforma in base alla capacità di questi attori (interni ed esterni), il cui ruolo è differenziato dalla loro capacità di determinare o condizionare le performance dell’organizzazione. È conseguenza diretta di questa prospettiva l’attenzione a definire innanzitutto verso chi l’impresa è responsabile, ancor prima di preoccuparsi di che cosa sia responsabile.
1.5 Teoria evoluzionista
L’impresa è un sistema soggetto all’adattamento che attraverso l’apprendimento e la sperimentazione si adatta al suo ambiente. L’esperienza dell’impresa si traduce in un numero di procedure operative standardizzate che, col passare del tempo e col succedersi delle esperienze, si possono trasformare attraverso l’innovazione e l’apprendimento. L’impresa non è un’entità immutabile, è un sistema di regole che si modificano in funzione di nuovi obiettivi. La domanda fondamentale da affrontare per elaborare una teoria dell'impresa è quella della “coerenza” dell'impresa in termini di composizione e articolazione del portafoglio di attività per:
- Distinguere un’impresa dall’altra (per esempio Ilva da Luxottica o Barilla da Fiat);
- Spiegare perché ogni singola impresa si compone di un portafoglio di attività la cui composizione non è aleatoria, bensì risponde a una “coerenza” interna (continuando sull’esempio precedente, perché Barilla produce pasta e prodotti da forno e non automobili);
- Spiegare attraverso quali logiche le imprese evolvono e si trasformano, ossia modificano il portafoglio di attività o l’attività principale.
L’apprendimento è un comportamento motivato e orientato all’acquisizione di conoscenze in vista di uno scopo, l’apprendimento presenta tratti specifici...
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