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Capitolo II: Soggetti e gli assetti dell'impresa

Per interpretare il sistema d'impresa vi sono due chiavi di lettura: la visione per soggetti esterni e la visione per assetti costitutivi. Il sistema d'impresa può essere rappresentato ed analizzato quale manifestazione concreta dell'interazione dell'insieme degli scopi dei suoi stakeholders.

Condizione essenziale per la nascita e la sopravvivenza dell'impresa

È infatti l'esistenza:

  • Di una domanda, quindi di una clientela a cui destinare il prodotto attivando uno scambio;
  • Di fornitori di risorse, tangibili e intangibili.

A questi due gruppi di interlocutori si affiancano altre categorie di soggetti che, seppur con diverse finalità, attivano fisiologicamente rapporti diretti con l'impresa:

  • Lo Stato, che procede alla riscossione delle imposte e garantisce la presenza di infrastrutture e servizi;
  • Le istituzioni finanziarie, come le banche, che forniscono risorse finanziarie da restituire maggiorate di oneri finanziari;
  • I gruppi di pressione esterni, portatori di certe esigenze sociali e politiche che possono creare vincoli o imporre orientamenti all'attività d'impresa.

Un'ulteriore categoria di soggetti direttamente interessata all'attività d'impresa è rappresentata dalla concorrenza, ovvero dall'insieme di tutte le altre imprese che offrono utilità della stessa specie.

Struttura dell'impresa

Consideriamo l'impresa come un sistema costituito da tre parti fondamentali:

  • L'assetto proprietario, costituito dai soggetti detentori del capitale di rischio investito nell'impresa;
  • L'assetto imprenditoriale, che costituisce il vertice decisionale del sistema d'impresa, formato dai soggetti delegati e dai direttori generali;
  • L'assetto operativo, governato dal vertice imprenditoriale ed è rappresentato dal complesso delle risorse materiali, finanziarie, umane ed informative attraverso cui si svolge l'attività di approvvigionamento, produzione e collocamento sul mercato di beni e servizi.

L'assetto proprietario e le sue funzioni

I soggetti dell'assetto proprietario sono opportunamente organizzati per lo svolgimento di determinate funzioni. La funzione generatrice dell'impresa è conseguenza del fatto che la nascita dell'impresa può essere ricondotta ad una manifestazione di volontà da parte di alcuni soggetti promotori per soddisfare determinati scopi e raggiungere un soddisfacente tasso di redditività del capitale proprio nel medio-lungo periodo.

La funzione di capitalizzazione si esplica nell'assunzione del rischio economico derivante dal conferimento del capitale sociale, detto anche capitale di rischio, che costituisce la primaria garanzia dell'impresa per coloro che intrattengono con essa rapporti di natura patrimoniale, e ha come principale funzione quella di assorbire le perdite. Il livello di capitalizzazione dovrà necessariamente assumere una certa consistenza minima al fine:

  • Di limitare l'esborso monetario connesso alla remunerazione del capitale di finanziamento;
  • Di generare una capacità attrattiva iniziale di capitale nei confronti dei finanziatori esterni.

Ciò in quanto la dotazione di capitale di rischio rappresenta la capacità dell'impresa di assorbire eventuali perdite e di permettere all'impresa un certo livello di autonomia finanziaria.

L'assetto proprietario è inoltre chiamato a svolgere la funzione di nomina (revoca) dei soggetti componenti l'organo imprenditoriale, il che evidenzia la posizione di supremazia che caratterizza la proprietà rispetto agli altri due assetti. Infine, svolge la funzione di orientamento e controllo delle scelte strategiche di fondo effettuate dal vertice imprenditoriale, finalizzata a garantire un adeguato grado di coerenza tra le scelte strategiche elaborate dal vertice imprenditoriale e l'effettiva raggiungibilità degli scopi prioritari. La funzione in oggetto si rende più necessaria quanto più ampio è il grado di separazione tra assetto proprietario e assetto imprenditoriale.

Promotori

Gli specifici scopi che muovono la volontà creatrice della proprietà innescano l'afflusso di risorse finanziarie a titolo di capitale di rischio che, congiuntamente all'idea imprenditoriale da sviluppare, costituiscono il patrimonio genetico dell'impresa, destinato a trasformarsi nel tempo. La menzionata manifestazione di volontà creatrice può derivare da categorie di soggetti diversi:

  • Soggetti persone fisiche, non direttamente collegati a realtà aziendali già esistenti (logica individuale);
  • Soggetti pubblici, non direttamente collegati a realtà aziendali già esistenti (logica statale);
  • Soggetti persone fisiche o persone giuridiche titolari di realtà aziendali già operanti, siano esse in “mano pubblica”, in “mano privata” o a “capitale misto” (logica aziendale).

Scopi

Relativamente alle categorie generali di scopi che possono animare la volontà creatrice possiamo distinguere tra:

  • Scopi lucrativi di natura economico-finanziaria, con una remunerazione diretta, ossia la ricerca di lucro in termini di utile generato, e una remunerazione indiretta, ossia la crescita del valore di quote o azioni detenute;
  • Scopi lucrativi di natura tecnico-economica, la ricerca di lucro da conseguire in via “indiretta”, ovvero attraverso la realizzazione di beni e/o servizi ad un minor costo e/o di maggior qualità rispetto a quelli disponibili sul mercato, oppure attraverso l'acquisizione di un'impresa per farla chiudere;
  • Scopi economico-sociali, quelli di valenza non direttamente economica, ma sociale, piuttosto che etica o di immagine.

Gli scopi specifici possono essere organizzati in relazione al soggetto proprietario che li persegue e in funzione della categoria di appartenenza di quest'ultimo:

  • Logica individuale: quando orientata da scopi lucrativi, si distingue il proprietario capitalista, la persona fisica che decide di investire parte del proprio patrimonio in una nuova iniziativa imprenditoriale con l'obiettivo di conseguire una remunerazione adeguata al rischio assunto. La remunerazione può essere riferita al breve termine, allora si parla di capitalista speculatore, o al medio termine, in questo caso di capitalista visionario, oppure come già detto diretta o indiretta.
  • Il proprietario non orientato al mercato è rappresentato dalla persona fisica che ricerca, attraverso la nuova iniziativa imprenditoriale, la soddisfazione degli scopi tecnico-economici; il proprietario non orientato al lucro è colui che persegue la soddisfazione di scopi non lucrativi.
  • Logica aziendale: quando orientata da scopi di lucro è perché ha generato nel tempo risorse eccedenti rispetto al fabbisogno reclamato e che manifestano esigenza di investimento in nuove attività imprenditoriali, quando orientata da scopi di lucro tecnico-economici è tipico della strategia di gruppo finalizzata al rafforzamento economico, attraverso la realizzazione di beni o servizi per lo svolgimento di un'attività di un'impresa già esistente ad un minor costo, quando orientata da scopi non lucrativi è tipico della strategia di gruppo finalizzata al rafforzamento dell'immagine e della notorietà.
  • Logica statale: quando orientata da scopi lucro economico-finanziari, è inquadrabile nella strumentalità del lucro che si vuole generare per reinvestirlo in aree economicamente più deboli, oppure di interesse sociale. Relativamente agli scopi tecnico-economici, si tratta di interventi in settori caratterizzati da livelli produttivi insufficienti a coprire il fabbisogno dei consumatori o nei quali è auspicabile il contenimento dei prezzi. Infine, con riferimento agli scopi non lucrativi, si tratta di interventi in aree produttive di utilità sociale irrinunciabili.

Capacità

Relativamente alle capacità necessarie per lo svolgimento delle funzioni che competono all'assetto proprietario occorre ricordare:

  • La capacità di impegno personale, in termini di tempo disponibile, di volontà di svolgere il proprio ruolo in modo attivo nonché di adeguata propensione al rischio;
  • La capacità economica, ossia di ricchezza disponibile e liquidabile, e di credito, ossia di attivare risorse finanziarie a titolo di debito, offrendo al sistema creditizio garanzie;
  • La capacità di orientamento e controllo del vertice imprenditoriale, ossia l'attitudine di fornire orientamenti strategici all'organo imprenditoriale che siano chiari e generali;
  • La capacità interpretativa della realtà aziendale, intesa come insieme di competenze necessarie per potersi rapportare con efficacia con l'assetto di governo dell'impresa.

L'assetto imprenditoriale e le sue funzioni

Il vertice imprenditoriale costituisce l'apice del potere decisionale. Più un'impresa è grande e più le funzioni del top management vengono delegate. Tuttavia, se volessimo individuare l'essenza dell'attività imprenditoriale, si distinguono tre funzioni indispensabili e indelegabili:

  • Funzione strategica, in cui rientrano tutte quelle decisioni fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'impresa, adeguandola al continuo mutare dell'ambiente circostante. Gli obiettivi strategici perseguiti mediante questa funzione sono quattro:
    • Potere di mercato, inteso come la capacità di anticipare i bisogni dei clienti e creare un prodotto in grado di soddisfarli. Può essere espressa come la quota parte di fatturato sul totale del fatturato del settore, detta anche quota di mercato assoluta. Tenendo conto che i mercati hanno variabili e dimensioni diverse, possiamo esprimerlo come il rapporto tra la propria quota di mercato e quella del principale competitor, si parla in tal caso di quota di mercato relativa. Capita che un'azienda che possiede una quota di mercato assoluta e relativa più bassa sia preferibile ad un'altra con quote più elevate, questo in relazione alla loro stabilità, che dipende dalla fedeltà dei clienti.
    • Potere economico, misurato dalla forza dell'equilibrio economico, ossia la capacità di creare ricchezza, la quale deve remunerare i costi, ma soprattutto la proprietà in un'ottica di piano. Remunerando la proprietà si riesce a creare anche autofinanziamento, che permette lo sviluppo dell'impresa.
    • Potere finanziario, misurato dalla forza dell'equilibrio finanziario corrente, ossia se le entrate sono maggiori delle uscite. Tuttavia, la principale condizione che permette di capire quando un'azienda è sana è l'equilibrio finanziario strutturale, ossia il grado di capitalizzazione, che abbiamo espresso come capitale netto/totale attivo.
    • Potere tecnologico, inteso come la capacità dell'impresa di dominare le tecnologie e farle evolvere. Si distingue la tecnologia di prodotto, ossia il modo in cui funziona il prodotto, la tecnologia di processo, ossia il modo in cui viene realizzato il prodotto.
  • Funzioni organizzativa, che si esplica nella scelta della struttura organizzativa, intesa come struttura dei centri direzionali-decisionali posta al livello immediatamente sottostante a quello del vertice imprenditoriale, e nell'effettivo comando e coordinazione di tali centri. Comandare significa orientare la loro attività verso il conseguimento degli obiettivi strategici, il che richiede doti personali di leadership e autorevolezza, ovvero carisma, capacità di decidere e trascinare, ispirare e rendere partecipi. Coordinare significa invece armonizzare l'attività dei centri direzionali al fine di ottenere unità d'azione, evitando conflitti ed incoerenze.
  • Funzione politica, armonizzatrice degli scopi contrastanti che gravitano intorno al sistema d'impresa. Essa impegna il vertice nel governo delle relazioni con i diversi pubblici aziendali che di tali scopi sono portatori.

Tali funzioni emergono a seguito del processo di transizione dal cosiddetto “imprenditore tradizionale” al cosiddetto “imprenditore moderno”. All'imprenditore tradizionale sono attribuiti quattro requisiti essenziali:

  • La titolarità del capitale di rischio, infatti l'imprenditore tradizionale è socio ancor prima di essere imprenditore, facendo coincidere l'assetto proprietario con quello imprenditoriale;
  • L'accentramento delle decisioni e dei flussi informativi aziendali, l'imprenditore tradizionale infatti non delega alcuna funzione, non concedendo a nessuno la possibilità di crescere e migliorare;
  • L'esercizio dell'attività combinatoria dei fattori produttivi, in quanto si occupa di tutte le aree funzionali;
  • La propensione a sviluppare il sistema aziendale, qualità essenziale per diventare imprenditore tradizionale di successo, attraverso interventi di innovazione strutturale orientati a dischiudere nuovi spazi di conseguibilità di profitto e di raggiungibilità dell'offerta, il tutto basandosi su una elevata fiducia in se stessi, nelle proprie intuizioni, capacità ed esperienze passate.

Con il passare del tempo si è potuto osservare che il modello dell'imprenditore tradizionale tende, quando si tratta di imprese ragguardevoli, ad essere sostituito da quello dell'imprenditore moderno. Quest'ultimo si caratterizza per:

  • L'assenza o la parzialità della titolarità del capitale di rischio, in quanto la crescita dell'impresa oltre determinate dimensioni comporta inevitabilmente il crescere del volume degli investimenti, facendo emergere la necessità di congrui adeguamenti del livello del capitale di rischio investito nell'impresa, che spesso l'imprenditore non vuole o non è in grado di garantire;
  • Il decentramento delle decisioni e dei flussi informativi, in quanto più l'impresa si sviluppa e più diventa complicato accentrare tutte le decisioni direzionali, le quali vengono delegate a personale subalterno (emergono così i responsabili delle singole aree funzionali del sistema operativo);
  • La propensione a sviluppare il sistema aziendale verso nuovi obiettivi. Sorretta da una elevata fiducia in se stessi, nelle proprie capacità ma anche attraverso una nuova mentalità direzionale fondata sull'utilizzo di nuovi e più adeguati mezzi informativi.

Questo passaggio si concretizza solo una volta che l'imprenditore tradizionale riesce, a livello psicologico, a distaccarsi dalla proprietà, e trovando persone di cui fidarsi alle quali delegare le funzioni.

Configurazioni dell'organo imprenditoriale

L'organo imprenditoriale può assumere svariate configurazioni strutturali:

  • Monopersonale, composto da una sola persona;
  • Pluripersonale, composto da un gruppo di persone;

Nell'ambito delle strutture pluripersonali si distingue tra:

  • Indifferenziato, caratterizzato da assenza di specializzazioni funzionali tra i suoi diversi componenti;
  • Differenziato, caratterizzato da una situazione di relativa specializzazione nelle diverse funzioni imprenditoriali da parte delle persone che lo compongono;
  • Monocentrico, quello della singola impresa;
  • Policentrico, tipico delle imprese multidivisionali e si compone del vertice del gruppo, nonché da tanti ulteriori centri imprenditoriali quante sono le divisioni.

Le capacità essenziali di cui il vertice imprenditoriale deve disporre sono:

  • La capacità d'impegno personale, in termini di tempo dedicabile, volontà, commitment, resistenza fisica e psicologica, gestione e risoluzione dei problemi;
  • La capacità strategica, ovvero la capacità di programmare ed implementare i processi strategici attraverso l'intuizione, l'innovazione, l'osservazione dei mercati e la dominanza di strumenti informativi;
  • La capacità politica di gestione e risoluzione dei conflitti derivanti da scopi contrastanti, attraverso l'empatia, la freddezza e la persuasione;
  • La capacità organizzativa, ovvero la capacità di strutturare un apparato costituito da risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali idoneo a porre in atto i processi strategici attraverso il carisma, la leadership e l'autorevolezza.

Un significativo approfondimento nell'analisi dell'assetto imprenditoriale può essere ottenuto individuando alcuni elementi salienti caratterizzanti il soggetto imprenditoriale e definendo alcuni possibili modelli imprenditoriali. Gli elementi a tal fine necessari possono a nostro avviso essere raggruppati in tre categorie fondamentali:

  • I requisiti personali, costituiti dall'insieme di attributi personali necessari per l'esercizio dell'attività imprenditoriale;
  • I caratteri qualificanti la figura dell'imprenditore, quali:
    • La titolarità del capitale di rischio, in cui si distinguono due situazioni limite, la completa titolarità del capitale di rischio, nella quale l'imprenditore-proprietario, in quanto titolare degli scopi e delle funzioni dell'assetto proprietario e dell'assetto imprenditoriale ha il vantaggio di risolvere al proprio interno le problematiche conflittuali di entrambi gli assetti, e la completa mancanza di titolarità del capitale di rischio, in cui l'imprenditore deve rendere conto alla proprietà.
    • Le propensioni, da intendersi come inclinazioni legate alla personalità dell'imprenditore, e si distingue la propensione alla delega, ossia la tendenza dell'imprenditore ad affidare parte dell'attività decisionale ad altri soggetti. La delega si realizza in base alla complessità del sistema aziendale. Sebbene non esista una propensione alla delega “giusta”, un principio accettabile potrebbe essere quello di collocare ciascuna decisione al livello di competenza più basso possibile, in tal modo gli organi superiori evitano di dover dedicare parte del loro tempo a problematiche operative.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marci09marci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ciampi Francesco.
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