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ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE 17/02/2020

Capitolo 1

L’economia aziendale e gestione delle imprese: si occupa dello studio del

comportamento economico, dei modelli manageriali, del funzionamento delle imprese.

Impresa a 360 gradi.

Nello specifico:

l’economia aziendale studia le condizioni di esistenza dell’azienda e le sue

 manifestazioni di vita.

La gestione si occupa invece delle decisioni e operazioni che portano l’impresa

 a raggiungere i propri obiettivi (marketing).

Dagli inizi degli anni 2000 (e soprattutto con la crisi del 2008), il ruolo delle imprese

nella società è cambiato proprio perché in questi anni sono esplose le tematiche

ambientali e si sono manifestati squilibri sociali sempre + evidenti. Il significato sociale

ed economico delle imprese e la loro immagine sono stati messi in discussione.+

Si passa da una prospettiva SHAREHOLDER ad una prospettiva

STAKEHOLDER

SHAREHOLDER: mira ad un obiettivo + razionale dell’impresa, la creazione di valore x

gli azionisti

STAKEHOLDER: creazione del valore condiviso e centralità degli stakeholder

Vi è un rinnovamento dei modelli di produzione e consumo, finalizzato alla

 creazione di un sistema capitalistico virtuoso.

È diventato fondamentale il concetto di responsabilità sociale: gestione

 responsabile allineata rispetto a obiettivi di sviluppo sostenibile. La

responsabilità sociale di impresa è definita come l’integrazione volontaria di

obiettivi e pratiche sociali e ambientali nei processi aziendali e nelle relazioni

con gli stakeholder.

Necessità di aprirsi al dialogo, alla cooperazione con il proprio contesto di

 riferimento (visione relazionale) con l’obiettivo di: creare valore sostenibile,

orientarsi al lungo periodo. Nuovo approccio strategico alla gestione di impresa,

basato su una visione relazionale della stessa.

L’impresa è un ente che interagisce con altri ambienti. Solo in questo modo

riesce a creare valori sostenibili creando relazioni di mutua fiducia e sostegno

reciproco. Così riuscirà ad orientarsi al lungo periodo, i risultati non si vedranno

immediatamente ma con il passare del tempo.

La ricchezza non viene creata solo per determinati soggetti, ma a favore di tutti.

Secondo la SHAREHOLDER VIEW ogni altro investimento che va oltre al creare valore

per l’azionista è uno spreco di risorse. Con questa nuova prospettiva invece si

sviluppa un’altra logica di fondo: L’obiettivo non è + quello di creare valore solo per gli

condiviso

azionisti, ma valore in cui l’impresa deve mettere al centro tutti gli

stakeholder (clienti, dipendenti, fornitori). Con questa prospettiva l’azienda deve

social corporate

assumersi responsabilità di carattere non solo economico ma anche

social responsibility.

I fallimenti dei mercati degli ultimi anni hanno rivalutato la prospettiva della

STAKEHOLDER VIEW.

La prospettiva di responsabilità sociale garantisce continuità e sviluppo

dell’impresa, questa prospettiva necessita di un approccio strategico differente alle

imprese:

- Nel nostro ordinamento, e in quelli di altri paesi, sono state introdotte nuove tipologie

di imprese: ci sono aziende che non solo hanno come obiettivo il profitto ma anche

obiettivi di carattere sociale ed ambientale (benefit corporation in USA, società Benefit

introdotte con la legge di stabilità del 2016)

SOSTENIBILITA’ INTEGRATA

La responsabilità come nuovo modello di gestione e governo aziendale orientato alla

soddisfazione delle aspettative degli stakeholder gestione integrata delle Corporate

Sustainability.

creazione del valore condiviso

La sostenibilità dell’impresa dipende dalla sostenibilità con i differenti portatori di

interesse:

- adeguata remunerazione a soci e azionisti

- migliori condizioni di lavoro

- condivisione delle conoscenze e collaborazione con i fornitori (di lungo periodo)

- relazioni trasparenti e chiavi con i partner finanziari (banche e assicurazioni)

- corretta e responsabile relazioni con gli organi di governo (locali e nazionali) è

importante il pagamento delle tasse, bisogna creare in maniera sinergica relazioni di

mutuo-vantaggio

- ruolo propulsivo e innovativo dell’impresa nella società

- attenzione all’ambiente

Non è solo un modo per correggere le problematiche degli ultimi anni, ma consente

alle imprese di crescere e svilupparsi: il concetto di sostenibilità è fonte di capitale

intangibile sempre + importante negli ultimi tempi. (reputazione, Se ho una buona

reputazione i clienti sono disposti a pagare di +

Ci sono alcuni aspetti della sostenibilità che possono trasformarsi in opportunità di

business.

Si sono sviluppate altre tipologie di approccio all’economia:

- POSITIVA: positive economy, creata nel 2012 dal francese Attali. Obiettivi: generosità

nei confronti delle generazioni future, promuovere relazioni di lungo periodo,

condivisione della conoscenza e approcci collaborativi jmuuuuuu

- CIRCOLARE: circular economy, mira a mantenere le risorse utilizzate quanto più a

lungo possibile all’interno del ciclo produttivo. Un’economia progettata per auto-

rigenerarsi. Non esiste il concetto di scarto

- CONDIVISIONE: sharing economy, sviluppata con l’utilizzo di internet. Nuova

prospettiva all’impresa: essa funge da collegamento (air b&b). si limita a metter in

collegamento chi ha il bene e chi ne ha bisogno.

Sfida ai modelli tradizionali.

Capitolo 2 tra soggetti e sistemi, gli ambiti della teoria d’impresa

Dalla rivoluzione industriale all’impresa moderna:

- nascita di ampi mercati di consumo e la necessità di una nuova entità economica

(impresa input-output)

- impresa come organizzazione complessa (impresa sistematica)

Evoluzione del sistema impresa. Ha origine nella rivoluzione industriale, con una

produzione di massa che ha portato alla nascita dei grandi mercati di consumo.

In questo periodo vi era la concezione che i mercati sarebbero potuti crescere

all’infinito.

Tutte le energie erano rivolte verso la produzione in fabbrica, alla ricerca delle risorse

ottimali per raggiungere efficienza ed efficacia. Nucleo centrale dell’impresa:

PRODUZIONE. Per questo viene definita input-output.

Con il passare del tempo cambia: consumatori consapevoli, + competitor, nuove figure

di stakeholder.

La produzione cessa di essere la cosa + importante, torna al pari delle altre funzioni.

L’impresa cambia: sistemica, è un sistema che si interfaccia in modo armonico con gli

altri soggetti interni/esterni all’impresa.

Diventa centrale il concetto di creazione di ricchezza (valore intatto dalla riv. Ind a

oggi): il maggior valore, derivante dal processo di trasformazione delle risorse operato

dall’impresa.

- dalla dimensione dell’impresa dipendono le soluzioni organizzative e gestionali

adottate.

Possiamo definire la dimensione da diverse prospettive.

attività produttiva: ci permette di distinguere processi artigianali vs industriali distinti

sulla base dell’ampiezza nell’applicazione del principio di standardizzazione dei

processi di lavorazione.

Nei processi artigianali la standardizzazione è limitata, con ampi margini di creatività

dei lavoratori. I prodotti saranno difficilmente uguali.

beni realizzati: Prodotto Artigianale (ottenuto con modalità di produzione

effettivamente artigianale) vs prodotto e immagine artigianale (un prodotto

standardizzato e ripetitivo al quale si riesce a dare un’apparenza di artigianato,

tramite sapienti attività di marketing) poltrone e sofà.

Spesso l’impresa artigiana viene associata alla micro-impresa, in realtà non è detto

che la presenza di pochi dipendenti sia automaticamente associata alla produzione

artigianale.

Per questo si fa riferimento alle caratteristiche qualitative dei processi e

all’organizzazione, un’impresa è artigianale quando:

- Modalità artigiana della produzione

- scarsa strutturazione dell’organizzazione

- Mancanza di standardizzazione nei processi decisionali

- Nessun potere di mercato

- Nessun potere nei confronti dei finanziatori

COME DISTINGUIAMO LA PICCOLA-MEDIA IMPRESA DALLA GRANDE? LA PROSPETTIVA

QUANTITATIVA

È necessario analizzare 4 variabili: capitale investito, numero di addetti, fatturato,

valore aggiunto.

-Capitale investito, intendiamo i beni di proprietà dell’impresa (no beni locazione e

beni leasing). Inoltre - non si considerano le diverse lavorazioni dei beni

(INTENSIVE, CAPITAL INTENSIVE).

- N. addetti, utile se usato in modo complementare. Ha delle limitazioni simili al C.I.

- Fatturato, scarsa validità per misurare la dimensione aziendale. Presenta

limitazioni: difficile la ---------- comparazione tra aziende che operano in settori

differenzi, non tiene conto del diverso livello di --------- integrazione verticale.

-Valore aggiunto. Parametro valido ma si presentano difficoltà di calcolo, può

essere calcolato in via ------ sintetica o analitica.

Via sintetica (diretta): valore dell’output aziendale – valore degli input acquistati

all’esterno(materie - - prime, servizi, ecc)

Via analitica (indiretta) insieme delle remunerazioni dei fattori produttivi (lavoro,

attività n -------------- imprenditoriale)

Esempio di calcolo VALORE AGGIUNTO (via sintetica)

Ricavi 250.000 Costi di acquisto 62.000

Rimanenze Finali di Prodotti 100.000 Energia 10.000

Rimanenze Iniziali di Prodotti 50.000 Costo del lavoro 90.000

Ammortamenti 50.000

Oneri Finanziari 33.000

Lavorazioni presso terzi 5.000

Fitti Passivi 12.000

Valore della produzione: RICAVI DI VENDITA + RIMANENZE FINALI – RIMANENZE

INIZIALI

Costi della produzione: COSTI DI MATERIE PRIME + ENERGIA + LAVORAZIONI PRESSO

TERZI + FITTI PASSIVI (no Costi del Lavoro, Ammortamenti e Oneri Finanziari)

VALORE AGGIUNTO = V. produzione – costi della produzione

Esempio di calcolo VALORE AGGIUNTO (via analitica)

Reddito Netto 22.800

+ Imposte 15.200

+ Oneri Finanziari 33.000

+ Ammortamenti 50.000

+ Costo del Lavoro 90.000

VALORE AGGIUNTO 211.0

00

Determinazione Reddito Netto

VALORE AGGIUNTO 211.000

- Costo del Lavoro 90.000

= Margine Operativo Lordo (MOL) 121.000

- Ammortamenti 50.000

= Reddito Operativo (RO) 71.000

- Oneri finanziari 33.000

= Risultato prima delle imposte 38.000

- Imposte sul reddito (40%) 15.200

REDDITO NETTO 22.800

PROSPETTIVA QUALITATIVA

- la disponibilità di risorse: le piccole-medie imprese sono caratterizzate da ridotte

risorse che limitano gli investimenti con conseguenze sui meccanismi operativi e sulla

struttura organizzativa

- scelte strategiche: possibilità di azione, orizzonte temporale di riferimento, rapporti

con l’ambiente competitivo.

- flessibilità: in grado di affrontare meglio i cambiamenti repentini nell’ambiente di

riferimento.

- la dimensione delle imprese dipende inoltre dal contesto culturale e storico sociale in

cui si trovano.

LA GRANDE IMPRESA

Struttura + articolata e complessa (solitamente con + di 500 dipendenti). I suoi tratti

caratterizzanti sono:

- il controllo è detenuto dalla direzione del consiglio di amministrazione e dai principali

manager

- il management si autoperpetua: cooptazione (assunzione di 1 membro in un corpo od

organo collegiale, mediante designazione da parte dei membri già in carica). I

manager scelgono i loro successori.

- l’impresa mira all’indipendenza finanziaria, può autofinanziarsi, emettere

azioni/obbligazioni.

- l’impresa mira ad una generale autonomia decisionale rispetto a qualsiasi vincolo

esterno.

- maggiore del potere di mercato, anche nei confronti delle banche.

In alcuni contesti, come il nostro, non si hanno grandi imprese ma “gruppi di imprese”.

Essi rappresentano un mix tra medie e grandi imprese che cooperano tra loro. Sono

costituiti da imprese giuridicamente distinte ma collegate tra loro da legami azionari

che consentono il controllo stabile di tutte le attività.

I diversi gruppi di imprese si differenziano in particolar modo per la presenza o meno

di una Capogruppo (holding). Essa fissa gli obiettivi, li controlla, ecc.

I gruppi sono gerarchici quando è presente una Holding: questi gruppi hanno

 una struttura piramidale con a capo ad una società holding sede del controllo di

tutte le attività (Holding finanziarie o operative)

I gruppi sono associativi quando non c’è un capogruppo, l’obiettivo è controllare

 un determinato settore produttivo. Senza un capogruppo formale il

coordinamento avviene con dei meccanismi formali/informali. Il potere

all’interno del gruppo è equivalente

Gruppi conglomerati : operano in settori privi di collegamento tra loro.

L’obiettivo è stendere il ------ potere del gruppo in + settori possibili.

I gruppi di imprese possono essere identificati grazie ad alcuni criteri:

- presenza di unità decisionali distinte

- gruppo come integratore, non una semplice unione di imprese ma un insieme

sistemico dotato di legami strutturali

- la holding deve assicurare un controllo strategico

- unificazione dei processi decisionali e una fusione di capitali nelle imprese del gruppo

Oltre ai legami finanziari tra le imprese ci possono essere:

- legami economici: legati ad accordi di collaborazione che danno vita a filiere di

produzione o a relazioni stabili quasi-gruppi.

- legami personali: legami di amicizia, parentela

IMPRESA E IMPRENDITORE

- Risorse materiali: materie prime, semilavorati, impianti, macchinari

- Risorse immateriali: conoscenze tecnologiche, scientifiche, commerciali, ruolo

imprenditoriale - organizzative, brand.

creazioni di ricchezza

- Risorse umane: dipendenti, fornitori di servizio

La figura dell’imprenditore si contraddistingue per la sua molteplicità. Deve possedere

alcune doti:

Imprenditorialità: capacità di immaginare e costruire il futuro dell’impresa

Leadership: la capacità di organizzare e gestire l’attività e la capacità di guidare le

persone coinvolte nell’organizzazione

L’agire imprenditoriale si muove nell’ambito di tre dimensioni:

1. La dimensione mentale, che attiene all’innovazione

2. La dimensione organizzativa, che si riferisce al fare efficacemente ciò che

si è scelto di fare

3. La dimensione relazionale, diretta alla costruzione dei rapporti con gli

stakeholder e alla creazione della squadra aziendale

Importanza della cultura imprenditoriale.

CAPITOLO 3 – Prospettive sul finalismo d’impresa per la creazione di

ricchezza

L’evoluzione delle teorie sulle finalità d’impresa

- Scuola Neoclassica (definita anche marginalista o marshalliana), seconda metà

dell’800 l’obiettivo fondamentale dell’impresa è la massimizzazione del profitto.

Ogni altra finalità presa in considerazione dall’impresa estranea alle finalità tipiche, è

uno spreco di risorse.

La massimizzazione del profitto varia in funzione di due variabili: PREZZO e

QUANTITA’.

Si realizza quando: ricavo marginale = costo marginale, le curve all’interno del grafico

hanno la stessa pendenza.

Ricavo marginale= maggior ricavo, quando la quantità venduta passa da n a n+1.

Costo marginale = Maggior costo quando la quantità acquistata passa da n a n+1.

Questa teoria ha una serie di presupposti fondamentali, tra cui la CONCORRENZA

PERFETTA:

Unico soggetto decisore (imprenditore).

 Deve essere dotato di una perfetta razionalità, deve essere in grado di prendere

 decisioni

Perfetta informazione (trasparenza del mercato).

 Assenza di barriere all’entrata/uscita. Possibilità di entrare/uscire dal mercato

 liberamente

Totale libertà di circolazione dei fattori (niente dazi)

 …….

Tutti questi elementi portano ad una condizione di equilibrio del mercato. Questi

presupposti però hanno delle forti limitazioni: nelle grandi imprese il potere è condiviso

con i manager non è concentrato in un unico soggetto, la trasparenza totale del

mercato è inoltre impossibile.

La teoria marginalista ha ricevuto moltissime critiche:

1. Presuppone una condizione di equilibrio

2. Si limita al profitto di breve periodo trascurando le esigenze di sicurezza e

sopravvivenza dell’azienda

3. Non si considerano i possibili conflitti di interesse tra azionisti e manager e le

relative divergenze di obiettivi

4. Non considera che l’azienda è un fenomeno sociale e quindi i suoi obiettivi non

possono limitarsi al profitto.

Tutte le critiche riguardano i presupposti, non viene messo in discussione il profitto. La

finalità principale dell’impresa rimane in ogni caso la massimizzazione di esso .

L’evoluzione delle teorie sulle finalità d’impresa

- Straffa (1926) sottolinea un equivoco di fondo, pone come obiettivo primario la

massimizzazione di profitti ma nega l’esistenza stessa del profitto perché considera il

mercato in equilibrio e nessuno riesce a far valere il proprio potere di mercato.

- La teoria della concorrenza monopolistica (marginalista) che sottolinea la presenza di

prodotti differenziati e differenziabili e che il prezzo di vendita dipende dal

comportamento dei concorrenti (mutevole, imprevedibile ed incerto)

- La teoria dell’interdipendenza monopolistica (empirica): evidenzia l’interdipendenza

dei comportamenti delle imprese che non possono essere codificati a priori. Si prevede

un procedimento di azione-reazione, se il mio concorrente riduce i prezzi io adotto

delle strategie in relazione al comportamento del mio concorrente.

La teoria degli stakeholder (Freeman 1984)

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher A.F. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Magno Francesca.
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