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Fattori che influenzano le diversità di imprese

La diversità evidenziata nelle strategie riflette una varietà strutturale riconducibile a tre fattori:

  • Context specific
  • Industry specific
  • Firm specific

Fattori context specific

(Contesto territoriale di riferimento, sistema-Paese) Variabili socioculturali proprie di determinati sistemi di conoscenze e valori. L’operare dell’impresa viene influenzato da fattori localizzativi rilevanti come i costi di trasporto, la vicinanza ai mercati di sbocco, le condizioni favorevoli all’acquisizione di imput. Le imprese vengono anche a caratterizzarsi per la loro nazionalità (sistema politico-istituzionale-normativo, sistema finanziario e sistema tecnologico proprio del sistema Paese).

Fattori industry specific

Si riferiscono alle altre dimensioni concettuali, relative al settore di appartenenza tali da influenzare una varietà delle imprese.

Fattori firm specific

Fanno riferimento alle diverse dimensioni endogene all’impresa.

Classifica delle imprese

Secondo ISTAT e Eurostat:

  • Da 1 a 9 addetti l’impresa è classificata come micro impresa
  • Da 10 a 99 addetti l’impresa è piccola
  • Da 100 a 499 addetti l’impresa è media
  • Oltre i 500 addetti l’impresa è di grandi dimensioni

Secondo l’UE:

  • Micro imprese: meno di 10 addetti e un fatturato totale di 2 milioni di euro
  • Piccole imprese: tra 10 e 49 addetti e un fatturato totale di 2-10 milioni di euro
  • Medie imprese: tra i 50 e 249 addetti e un fatturato di 10-50 milioni di euro
  • Grandi imprese: almeno 250 addetti e oltre 50 milioni di fatturato

Resource based theory

Inquadra l’impresa come un sistema ordinario, articolato e complesso, formato da risorse, capacità e competenze dalle quali dipende il suo vantaggio competitivo.

Il modello di Porter

Le imprese cercano di trovare la loro competitività rispondendo alle cinque domande del modello di Porter:

  1. Rivalità tra concorrenti:
    • Andamento della domanda e tassi di crescita nel settore
    • Grado di concentrazione e diversità dei concorrenti
    • Grado di differenziazione del prodotto e identità di marca
    • Esistenza di capacità produttiva in eccesso
    • Condizioni di costo
  2. Potere negoziale dei fornitori:
    • Dimensioni e numerosità dei fornitori (meno sono, più potere hanno)
    • Concentrazione degli acquisti da parte dell’impresa
    • Redditività del fornitore
    • Informazioni a disposizione del fornitore
    • Possibilità di integrazione a valle del fornitore
  3. Potere degli acquirenti:
    • Dimensioni e numerosità dei clienti dell’impresa
    • Volumi di acquisto dei singoli clienti
    • Sensibilità degli acquirenti al prezzo
    • Livello di informazioni in possesso degli acquirenti
    • Esistenza dei prodotti sostitutivi per l’acquirente
    • Possibilità di un integrazione a monte del cliente
  4. Minaccia di prodotti sostitutivi:
    • Disponibilità, caratteristiche e prestazioni dei prodotti sostitutivi
    • Prezzi dei prodotti sostitutivi
    • Costi di passaggio per il cliente
    • Propensione del cliente verso prodotti sostitutivi
  5. Minaccia di nuove entrate:
    • Livello di redditività del settore
    • Barriere all’entrata
    • Politiche governative che regolano l’accesso al settore
    • Minaccia di ritorsioni

Capitalismo italiano

Presenta delle peculiarità che lo rendono diverso dagli altri capitalismi:

  • Una specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali quali l’alimentare, l’abbigliamento, le calzature, l’orafo, il mobile e le ceramiche
  • Una dimensione medio-piccola delle imprese
  • Un soggetto proprietario delle imprese molto concentrato
  • Un agglomerazione di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali
  • Un basso livello di R&S (prevalenza dell’innovazione incrementale su quello radicale nell’industria manifatturiera)

La tassonomia

La tassonomia tradizionale dei settori

Secondo una tradizionale classificazione i settori produttivi sono quattro:

  • Il settore primario
  • Il settore secondario
  • Il settore terziario
  • Il settore quaternario o terziario avanzato

Tassonomia innovativa dei settori

Pavitt (1984) ha proposto una tassonomia dei settori industriali sulla base delle loro caratteristiche innovative identificando quattro diverse categorie:

  • Settori supplied-dominated: include le imprese nelle quali la fonte dell’innovazione è prevalentemente esterna all’impresa
  • Settori scale intensive: imprese caratterizzate da grandi dimensioni che normalmente producono materie prime o prodotti di consumo durevoli
  • Settori specialised suppliers: imprese specializzate di piccole dimensioni che producono tecnologia
  • Settori science-based: imprese high-tech

Tassonomia settoriale dell’OECD

Essa si basa sulla diversa intensità della R&S presente nei diversi settori manifatturieri:

  • Settori ad alta tecnologia
  • Settori a medio-alta tecnologia
  • Settori a medio-bassa tecnologia
  • Settori a bassa tecnologia

La green economy: oltre le tassonomia settoriali

La green economy non costituisce un nuovo settore economico ma esprime un diverso orientamento nella produzione di moltissimi prodotti e servizi. La sua finalità è ridurre l’impatto ambientale. In questo approccio di filiera complessiva, è evidente che tutti i prodotti possono essere reinterpretati, riuscendo a contenere il loro impatto negativo sull’ambiente complessivo. La green economy, quindi non è un nuovo settore ma un paradigma di sviluppo e di trasformazione dell’intera economia e dei settori che la compongono.

I sistemi produttivi locali e le imprese distrettuali

I sistemi produttivi locali (SPL) sono caratterizzati da un’ampia divisione del lavoro tra imprese specializzate, dalla diffusione di molteplici competenze imprenditoriali e da un mix di cooperazione e competizione. Si distinguono in:

  • Distretto industriale marshalliano: è connotato dalla concentrazione geografica associata alla scomposizione del processo produttivo ed alla divisione del lavoro tra le imprese nonché da forte atmosfera industriale (condivisione di valori e cultura)
  • Aree di specializzazione produttiva: dove mancano la componente socio-culturale e fenomeni di interrelazione tra imprese a favore di una struttura produttiva orizzontale, con replicazione di lavorazioni tutte simili

Le risorse tangibili e intangibili

Una classificazione facilmente operabile è basata sul loro grado di tangibilità, si distingue allora tra:

  • Risorse tangibili
  • Risorse intangibili

Le risorse intangibili consentono all’impresa di ottenere un significativo vantaggio competitivo perché sono rare, molto difficilmente imitabili, non riproducibili da parte dei concorrenti e non sostituibili. Le risorse intangibili sono già oggi rappresentate nell’attivo di bilancio, anche se prudenzialmente spesso sottostimate.

Le risorse tangibili dell’impresa

Le risorse tangibili sono spesso una condizione necessaria, ma non sufficiente, perché l’impresa operi con successo nei mercati. Sono una condizione necessaria in quanto, nella maggior parte dei casi, l’impresa deve dotarsi di queste risorse. Per questo motivo, non distinguono l’impresa dai concorrenti e non le consentono di ottenere un vantaggio competitivo.

Le risorse intangibili dell’impresa

Si dividono in:

  • Risorse di conoscenza: Dimensione cognitiva e valorale, più connesse alle dimensioni interne dell’impresa
  • Risorse di fiducia: Dimensione relazionale, sono prevalentemente collegate alle relazioni con l’ambiente e, in particolare, con il mercato. Si tratta di risorse del tutto inimitabili e non riproducibili da parte dei concorrenti. Consentono, quindi, all’impresa di dotarsi di un vantaggio sui competitors.

Dinamic capabilities

I continui cambiamenti dell’ambiente e l’azione dei concorrenti depauperano il patrimonio di risorse dell’impresa. Le competenze sono invece risorse di ordine superiore, ancor meno inimitabili e trasferibili. Le dinamic capabilities (Teece 1997) consentono un adeguamento continuo delle risorse alle mutevoli condizioni ambientali, preservandone il valore. L’impresa è tutto più competitiva quanto più un’impresa riesce ad adeguare il proprio patrimonio di risorse alle esigenze che si manifestano.

Le competenze dell’impresa

Esistono tre tipologie/livelli di competenze:

  • Competenze standard: Non caratterizzano il comportamento dell’impresa, sono condizione necessaria non sufficiente per generare un vantaggio competitivo.
  • Competenze abilitanti: Sono condizione necessaria e sufficiente per competere in comparti con dinamiche evolutive moderate.
  • Competenze distintive: Sono rare ed esclusive di chi è competitivo nei comparti dinamici. Intersecate da competenze di natura trasversale e specialistica.

Crescita e sviluppo

L’obiettivo dell’impresa capitalista è l’incremento del valore del capitale economico. Le corrispondenti principali azioni sono:

  • Realizzazioni di investimenti per presidiare i mercati
  • Aumentare l’efficienza produttiva e distributiva
  • Consolidare i rapporti lungo la filiera

Non necessariamente questi obiettivi/azioni possono portare sia alla crescita che allo sviluppo. La crescita implica uno sviluppo.

Crescita

  • Interna: espansione delle unità o degli impianti
  • Esterna: fusioni e acquisizioni

Sviluppo

Riguarda un cambiamento dei rapporti impresa-ambiente. Lo sviluppo non implica necessariamente la crescita dimensionale.

  • Sviluppo quantitativo
  • Sviluppo qualitativo
  • Sviluppo relazionale

Modello di Greiner (1972)

Il passaggio da uno stadio all’altro avviene per momenti di crisi in una sequenza nota determinata dalla dimensione.

  1. Crescita per creatività
  2. Crisi della leadership
  3. Crescita per direzione
  4. Crescita per delega
  5. Crisidell’autonomia

Le decisioni sull'orientamento strategico di fondo

Visione

È ciò che l’impresa vorrebbe/potrebbe diventare, ossia un’idea del futuro atteso. Alcuni parlano di motivazione strategica, l’aspirazione di lungo termine dell’impresa. Si può esplicitare in un manifesto. La visione ha motivato la nascita e lo sviluppo d’impresa. È un concetto connesso al ruolo individuale. Esprime i valori sui quali sono costituite le logiche identitarie.

La visione si compone di:

  • Valori di base/principi guida
  • Obiettivo di base/motivazioni realistiche
  • Obiettivi visionari:
    • Il raggiungimento di determinati target
    • Diventare come un’impresa ‘tipo’ di un’altra impresa
    • Diventare il numero uno di un settore

Missione

È l’attività fondamentale dell’impresa, ciò che fa e ciò che intende fare. Può essere incentrata su:

  • L’ampiezza dell’offerta
  • L’ampiezza del mercato
  • Le competenze distintive

Business idea

Definisce la natura dell’attività economica-produttiva verso cui convoglieranno le energie personali ed i capitali dell’imprenditore. Si distinguono in base alle posture imprenditoriali:

  • Business idea innovativa
  • Business idea imitativa

La business idea si compone di:

  • Un segmento di mercato
  • Un prodotto/offerta
  • Una struttura organizzativa

Occorre consonanza tra questi elementi che siano alla base dell’avvio dell’impresa.

Strategie: livelli di gestione

Si distinguono tre livelli gestionali:

  • Strategico: decisioni che vincolano l’impresa nel medio-lungo periodo e regolano i suoi rapporti con l’ambiente
  • Direzionale: programmazione, organizzazione e controllo
  • Operativo: traduce in atti concreti le attività definite a livello strategico e direzionale

Le relative decisioni riguardano tre livelli di strategie:

  • Strategia corporate: investono l’intera azienda/gruppo
  • Strategia di business: specifiche di ciascuna unità
  • Strategia funzionale: specifiche di ciascuna area funzionale

Economie interne vs economie esterne

Una prima distinzione tra queste diverse forme di economie si ha tra quelle che vengono generate all’interno dell’impresa e quelle che, invece, derivano tra i rapporti che la stessa intrattiene con i soggetti esterni.

La tassonomia delle economie interne

Le economie interne si basano sul concetto di ottimizzazione della trasformazione fisica:

  • Economie di scala (decisione statica, lungo periodo, monoprodotto)
  • Economie di gamma (decisione statica, breve periodo, pluriprodotto)
  • Economie di apprendimento (decisione dinamica, breve periodo, monoprodotto)
  • Economie di elasticità (decisione dinamica, breve periodo, monoprodotto)

Economie esterne

Le economie esterne hanno due caratteristiche:

  1. Da un lato, esse sono generate dalle relazioni esterne che l’impresa detiene con una pluralità di soggetti
  2. Dall’altro lato, tali economie non generano, come quelle evidenziate in precedenza, un impatto solo sui costi medi totali ma possono...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mauro2796 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Rizzi Francesco.
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