Economia e gestione delle imprese
Cap. 1 – Le imprese
“Le migliori imprese non nascono perché il fondatore vuole creare un’industria, ma perché vuole cambiare il mondo” (Mark Zuckerberg).
Per avere un’impresa di successo sono necessari:
- Idea rivoluzionaria
- Comunicazione (pubblicità)
- Finanziamenti
- Conoscenza della domanda
- Soddisfacimento bisogni della domanda dei consumatori
- Reputazione (fiducia dei clienti, delle imprese e degli investitori)
- Team competente
- Macchinari e strutture per soddisfare un bisogno legato ad uno stesso oggetto di domanda
Tutti questi aspetti servono per interagire con la domanda, e il successo (crisi) dell’impresa consiste nella capacità (incapacità) di creare i rapporti giusti tra i vari Stakeholders e nel governare questi rapporti in modo favorevole allo sviluppo (producendo fenomeni involutivi).
L’impresa è quindi un’organizzazione economica (insieme di risorse) che, mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge processi di acquisizione e di produzione di beni o servizi (risultato condiviso), da scambiare con entità esterne (mkt B2B, B2C) al fine di conseguire un reddito.
Organizzazione, produzione e scambio
Dalla definizione di impresa, discendono i suoi tre ruoli:
- Ruolo economico: come organizzazione economica l’impresa produce ricchezza soddisfacendo i bisogni di individui diversi attraverso la riconfigurazione/trasformazione di un mix di risorse, che rinvenibili in natura in misura limitata o in modo non idoneo a farle utilizzare tal quali.
- Ruolo sociale: come organizzazione sociale l’impresa remunera il lavoro di chi opera nell’impresa e distribuisce il valore generato, soddisfacendo quindi le loro necessità.
- Struttura patrimoniale: come organizzazione patrimoniale organizza beni per svolgere la produzione e produce reddito per remunerare il capitale investito e le competenze imprenditoriali.
Le tre funzioni sono complementari, in quanto ciascuna funzione è essenziale per l’espletamento delle altre, ma allo stesso tempo antagoniste, in quanto privilegiare una funzione comporta necessariamente la subordinazione delle altre.
L'impresa come sistema
L’impresa è un sistema perché costituita da un insieme di parti, ciascuno delle quali deputata a svolgere una determinata funzione per il raggiungimento di un comune risultato. Le varie parti formano un tutto organico in quanto, ad una specializzazione delle funzioni, si accompagna una coordinazione dell’attività nel suo complesso, secondo un disegno unitariamente rivolto alle finalità da conseguire. Si tratta di un sistema aperto in quanto, per operare, deve intrattenere continue relazioni di scambio con altri sistemi o entità: scambi di input (approvvigionamento risorse necessarie) e di output (cessione a terzi del risultato).
Proprio per questo, il concetto economico d’impresa non può essere separato da quello sociale, ossia la sua funzione non può limitarsi a produrre beni e servizi utili per una certa collettività di consumatori, ma deve estendersi al miglioramento della qualità della vita nel contesto cui opera. Da questo deriva la Corporate Social Responsibility, in quanto con i continui scambi di risorse influenzano le condizioni di vita della collettività.
Considerando l’impresa un sistema cognitivo, assumono rilevanza i fattori immateriali, in quanto proprio negli aspetti intangibili delle immobilizzazioni risiedono le potenzialità di espansione del sistema. La sua vera ricchezza quindi è data non tanto dal patrimonio materiale (impianti...) ma dalle risorse immateriali connesse con l’immagine positiva, l’avviamento, la capacità di produrre innovazione. L’impresa viene quindi definita come un sistema di conoscenze atto a produrre nuova conoscenza ed esperienza.
Cap. 2 – Le imprese e l’ambiente
I continui scambi di risorse che l’impresa pone in essere, al fine di creare ricchezza, avvengono su due ambienti:
-
Microambiente: mercati con cui l’impresa attiva lo scambio delle risorse (in entrata e in uscita), e quindi direttamente legato alla sua operatività.
- Entrata (amb. Transazionale): definisce i confini dell’impresa e il metodo dell’approvvigionamento delle risorse. Gli scambi avvengono con:
- Mercato del lavoro: offerta di risorse umane; scambio lavoro, ore, conoscenze, competenze con compenso
- Mercato dei capitali: scambio € con €, quote azionarie
- Mercato della produzione: fornitori, scambio € contro beni, servizi, materie prime
- Mercato dei clienti (domanda): scambio l’offerta contro un pagamento o informazioni
- Mercato dei concorrenti (competitors): scambio informazioni su comportamenti della domanda, scambio dipendenti (competenze)
- Uscita (amb. Competitivo): dipende dalle porzioni di mercato cui cedere i prodotti/servizi, scelto dall’impresa tramite le sue decisioni strategiche
- Entrata (amb. Transazionale): definisce i confini dell’impresa e il metodo dell’approvvigionamento delle risorse. Gli scambi avvengono con:
-
Macroambiente: sistema delle condizioni e dei vincoli in cui questo scambio si verifica. Qui l’ambiente rappresenta quindi il contesto socio-economico all’interno del quale l’impresa svolge le sue funzioni, ed è regolato da condizioni politiche, legislative, culturali..
- Sistema politico-istituzionale: è rappresentato dalla forma di governo e dall’ordinamento legislativo, che possono andare a vincolare le alternative di gestione
- Sistema culturale tecnologico: tradizioni, costumi, valori, sviluppo tecnologico, innovazione; questi aspetti influenzano sia chi opera nell’impresa sia i gruppi esterni, riflettendosi anche sul consumo
- Sistema socio-demografico: è definito dalla struttura della popolazione residente e dalle relazioni tra gli individui
- Sistema economico: sistema delle macro variabili economiche (produzione industriale, prezzi, moneta, ecc.). L’ambiente economico si differenzia sotto due importanti profili:
- Il meccanismo della regolazione della vita economica: si distingue l’economia di mercato (sistema a decisioni decentrate, regolate dalle leggi di mercato; prevale la libera iniziativa – economie liberiste) e l’economia di piano (decisioni prese al centro mediante l’elaborazione di piani governativi nazionali). In questo caso l’impresa opera come organo dello Stato, cioè struttura con limitata autonomia decisionale per le strategie da perseguire.
- La proprietà dei mezzi di produzione: nelle economie liberiste prevale la proprietà privata, nelle economie di piano i mezzi di produzione sono di proprietà della collettività (economie collettiviste).
L’impresa si presenta quindi al centro di un microambiente, a sua volta inserito in un macroambiente. L’impresa non può scegliersi il macroambiente ma può scegliere il microambiente all’interno del quale operare.
Il ruolo più importante nei rapporti impresa-ambiente è ricoperto da due fili conduttori:
- Progresso tecnologico: influenza la struttura di un settore industriale (tipo, modo e organizzazione delle produzioni), migliora il livello di vita della società.
- Equilibrio economico e politico: a causa dell’apertura dei mercati e dell’affermarsi di nuovi competitori, l’ambiente è divenuto più turbolento e insicuro.
Cap. 3 – Gli stakeholder
L’imprenditore è un soggetto economico che decide di rischiare i propri capitali e di dedicare le sue capacità professionali alla produzione di beni e servizi da cedere a terzi. Deve essere dotato di:
- Capacità di previsione, intuito
- Spirito di iniziativa, forte volontà, libertà intellettuale
- Autorevolezza, capacità di leadership nei confronti dei collaboratori
Secondo Schumpeter, l’imprenditore è l’innovatore.
Imprenditorialità diffusa
- Imprenditorialità: attitudine ad assumere decisioni rischiose volte all’innovazione dei comportamenti aziendali; programma operazioni volte ad accrescere il valore dell’impresa
- Efficacia: attiene alla bontà delle decisioni. Può essere intesa quale intuizione decisionale di chi governa a livello più elevato il sistema aziendale
- Managerialità: capacità di sviluppare le decisioni imprenditoriali e di attuarle in modo razionale; il dirigente organizza e disciplina l’uso delle risorse, attuando le decisioni imprenditoriali; razionalizza l’uso delle risorse ed evita le perdite.
- Efficienza: intesa quale attitudine a realizzare il massimo rendimento nella fase di attuazione delle scelte aziendali
Le due funzioni sono complementari perché il successo di un’impresa è il risultato della combinazione di efficacia ed efficienza. Soprattutto nelle imprese più piccole, i due ruoli possono coincidere con lo stesso soggetto. Nelle imprese più grandi si ha una distinzione dei ruoli.
Rapporto imprenditore-management
Imprenditorialità diretta (imprenditore = mgmt) : Imprenditorialità delegata (imprenditore ≠ mgmt)
Coincidenza di finalità impresa = imprenditore Diversità di finalità, l’imprenditore ha finalità economica/reddituale + la economica/reddituale; Management: prestigio, potere, retribuzione economica, sicurezza del posto di lavoro (Marris 1972) => massimizzazione del tasso di crescita dell’impresa.
Problema dell’agenzia
L’essenza del problema dell’agenzia è la separazione tra proprietà e controllo, ovvero tra finanza e gestione. Un imprenditore, o un manager, raccoglie fondi dagli investitori per far funzionare l’impresa.
Il rapporto di agenzia si ha quando un soggetto (agente) svolge un’attività nell’interesse di un altro soggetto (principale). L’agente si caratterizza per:
- Discrezionalità nelle scelte
- Maggiori informazioni (asimmetria informativa) e controllo dei sistemi informativi d’impresa
- Remunerazione che non dipende dal risultato (es. avvocato, medico, etc.)
Il rischio d’agenzia consiste nel fatto che l’agente possa sfruttare la discrezionalità per perseguire i propri interessi, l’asimmetria informativa per celarli, e contare sul diritto ad essere remunerati anche in caso di risultato negativo. Jensen e Meckling (1976) introducono il concetto di costi di agenzia.
Il mandato fiduciario che vede un agente amministrare l’azienda su mandato della proprietà, si crea una situazione che tende ad annullare il carattere residuale della proprietà. Questa incentiverà infatti l’agente a massimizzare la sua ricompensa sotto forma di dividendi azionari e valorizzazione della quotazione, pena l’uscita dalla società o la rimozione dell’incarico. Questa situazione porterà l’agente ad assicurare comunque una congrua remunerazione alla proprietà, dopo aver soddisfatto gli altri stakeholder, giungendo anche a distribuire (se necessario) la ricchezza accumulata (patrimonio) anziché quella creata (reddito), sacrificando gli obiettivi di lungo periodo.
Tuttavia, l’impresa è un sistema di rapporti bilaterali al quale partecipano in molti e in vario modo (non solo imprenditori e manager). I soggetti che influenzano le decisioni aziendali o sono influenzati dalle finalità perseguite dall’impresa vengono definiti stakeholder.
Si distinguono Stakeholder:
- Primari (proprietari, clienti, fornitori, dipendenti): hanno ruolo diretto e immediato nella gestione aziendale;
- Secondari (comunità, media, sindacati…): sono in grado di influenzare i comportamenti di lungo termine.
- Interni (proprietari, manager, dipendenti) e Esterni (società, governo, creditori, shareholder, consumatori, fornitori)
Teoria degli stakeholder (Ed Freeman)
Il governo dei rapporti con gli stakeholder (convergenti o contrapposti) è la responsabilità primaria dell’imprenditore, in quanto questi influenzano direttamente i risultati della gestione.
Ogni impresa crea, e a volte distrugge, valori per consumatori, fornitori, dipendenti, comunità e finanzieri. L’idea che l’impresa sia volta alla massimizzazione del profitto per gli shareholder (azionisti) è obsoleta e non funziona molto bene, come si è potuto vedere dalla recente crisi finanziaria globale.
Il 21º secolo riguarda la gestione degli stakeholder. Il compito dei dirigenti è creare più valore possibile per gli Stakeholder senza ricorrere a compromessi. Le grandi aziende riescono a resistere perché riescono ad allineare nella stessa direzione gli interessi degli Stakeholder.
Per comprendere il grado di influenza che gli Stakeholder possono esercitare sulla gestione è necessario individuare:
- La forza del ruolo ricoperto (ambientalisti)
- La legittimazione (riconoscimento) ufficiale della loro capacità di rappresentare e difendere determinati interessi
- L’attualità dell’interesse difeso, ossia l’urgenza di ottenere una risposta dell’impresa
Questi tre elementi possono variare nel tempo, rendendo necessario monitorare l’evoluzione dei rapporti esistenti tra management e stakeholder, che possono essere collaborativi o di ostacolo/minaccia.
Si distinguono quindi Stakeholder amichevoli (sostegno), avversari (potrebbero causare difficoltà), non orientati (sostegno o non sostegno a seconda delle circostanze), marginali (peso modesto). A seconda dell’atteggiamento di ciascun interlocutore è necessario determinare una giusta strategia per evitare ostacoli.
La CSR (Corporate Social Responsibility)
Il concetto di responsabilità sociale d’impresa (CSR) è fondato sul contratto sociale che ogni impresa stipula con il contesto esterno per definire obblighi e diritti connessi con il proprio funzionamento.
L’impresa, mediante il continuo scambio di risorse, influenza in misura spesso rilevante le condizioni di vita della collettività e si rende protagonista e responsabile del contributo prodotto.
Non può, dunque essere vista come un’iniziativa esclusivamente imprenditoriale, rivolta soltanto a conseguire le finalità economiche dell’investitore-proprietario, ma come sistema economico e sociale, cui prende parte una pluralità di attori, che deve essere guidato in funzione di un giusto equilibrio tra obiettivi economici e responsabilità sociali.
Nasce dall’esigenza di contemperare gli interessi (anche contrapposti) di tutti gli stakeholder.
È un tema economico e sociale e rappresenta l’accoglimento di principi etici che ispirano l’impresa nell’adozione di comportamenti corretti nell’ambito delle relazioni sia interne sia esterne (azionisti, dipendenti, clienti, fornitori e territorio = TUTTI).
Progettazione e adozione di codici etici (onestà, integrità, affidabilità, …); Soddisfare le attese della collettività (ambientali, sociali, produttivi, comunitari).
La CSR è l’internalizzazione delle esternalità delle imprese, necessaria quando hanno 3 caratteristiche:
- Sono forti, ossia il loro impatto è importante, non trascurabile
- Sono rilevanti per la collettività, e quindi questa è sensibile
- Sono misurabili, e quindi esiste un indicatore per stimarle e è chiaramente definito il rapporto di causa-effetto
Cap. 4 – Finalità imprenditoriali
L’azienda è lo strumento di una capacità imprenditoriale finalizzata verso determinati risultati. Si distinguono 6 teorie sulle finalità imprenditoriali:
Teoria della massimizzazione del profitto
I comportamenti imprenditoriali sono orientati al conseguimento del più ampio divario positivo tra i ricavi e i costi di gestione. Il profitto è quindi il premio per il rischio sopportato/ per l’innovazione sostenuta; il compenso per il lavoro di coordinamento delle risorse; il risultato di una posizione di rendita monopolistica (malfunzionamento del mercato). È un obiettivo criticato in quanto legato all’incertezza del tempo (obiettivo di lungo periodo, sacrificato nel breve) e al rischio da sopportare, e soprattutto incompatibile con finalità di carattere etico che l’imprenditore dovrebbe avere alla base delle sue azioni. È un obiettivo che riguarda l’imprenditore.
Teoria dello sviluppo e della sopravvivenza aziendale
Il fine degli imprenditori (delegati = manager) è quello di assicurare la continuità dell’organismo aziendale. Nell’impresa manageriale la contrapposizione tra proprietà e management rende impossibile perseguire la massimizzazione del profitto. Questo si traduce nel puntare al profitto come mezzo per irrobustire la struttura patrimoniale dell’impresa, rifiutando attività gestionali ad alto rischio che possano risultare pericolose per la vita dell’organizzazione.
Secondo Drucker la sopravvivenza dipende dalla:
- Posizione di mercato rispetto ai concorrenti (forza o debolezza)
- Capacità d’innovazione (adeguare le tecnologie utilizzate e i prodotti realizzati)
- Disponibilità di risorse finanziarie e personale qualificato
- Redditività dell’impresa (capacità di autofinanziamento)
È un obiettivo che riguarda il manager.
Teoria della creazione e diffusione di valore
La teoria del valore sostiene che la finalità della gestione è quella di far crescere il valore economico dell’impresa, ossia la potenzialità di produrre risultati sempre migliori. L’impegno è quindi concentrato sull’orientamento al futuro, sulle potenzialità di reddito e sul trasferimento del valore al mercato (azioni, dividendi). In Nord America prevale la teoria della creazione del valore.
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