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Economia e gestione delle impresa

Cos'è l'impresa

Per definire l'impresa si fa riferimento a tre elementi:

  • Momento storico
  • Modello teorico

In questi anni sono accaduti vari momenti importanti per lo sviluppo del concetto di impresa. Per prima la rivoluzione industriale in cui si passa da una forma basata sull’artigianato ad una figura di imprenditore grazie ad un’innovazione tecnologica che è l’uso del vapore. Successivamente nel 1911 abbiamo l’introduzione del Taylorismo che porta alla produzione di massa dove vengono messi in pratica gli studi fatti da Taylor, che ha introdotto l’idea che ci sia un modo scientifico che possa formare una suddivisione delle mansioni in modo tale che ognuno possa ottimizzare la propria produttività. Per la prima volta si fa il prodotto partendo da diverse parti che si mettono insieme, arrivando a definire la catena di montaggio in cui le persone sanno cosa devono fare ed entro quali tempi. Inoltre vi è l’utilizzo dei JIG sistema che fa sì che il prodotto sia realizzato in maniera meno costosa e che non vi sia necessario una manodopera particolarmente qualificata. Questo ha portato a ottenere un prodotto che possa essere acquistato anche dalle persone più comuni. Successivamente si passa agli anni '60 in cui vi è lo sfruttamento della tecnologia. Poi negli anni '80 si capisce che il sistema di produzione più avanzato era quello giapponese che permetteva di produrre un bene solo rispetto alla necessità del mercato con un’attenzione alla qualità e al non spreco. Poi si inizia a ragionare in termini di network. Poi si passa nel 1984 alla specializzazione flessibile che riguarda un sistema di piccole imprese che suddividendosi il lavoro realizzano una produzione di beni non standardizzati dimostrando un’elevata capacità di adattamento alle esigenze del mercato. In Italia abbiamo l’applicazione di tale approccio nei distretti. Infine, E. Deming realizza il cosiddetto ciclo di Deming, in cui si pianifica, si mette in atto, si controlla se funziona o meno, e se funziona va sistematizzato. Questo ha portato a utilizzare tecniche di tipo statistico più sofisticate nei processi. Oggi si vive in un mondo caratterizzato da un’elevata accelerazione, ed in tale contesto l’imprenditore deve poter porre decisioni con riguardo a tale contesto.

Definizione d'impresa

L’impresa è un sistema, cioè fatta da parti diverse interconnesse tra di loro, è un sistema complesso in cui le parti lavorano tutte insieme; gerarchico nel senso che le singole parti del sistema complesso, nel caso in cui non esista questa struttura gerarchica, la sua evoluzione sarebbe molto più lenta; parzialmente aperto, infatti l’impresa è sempre in relazione con altre realtà e persone e per sopravvivere deve intrattenere continue relazioni di scambio con altre entità o sistemi esterni; morfogenetico, l’impresa è anche un sistema che genera la sua forma, cioè quando prende una decisione tale decisione inevitabilmente condizionerà le decisioni future e quindi modellerà la forma di impresa; cognitivo, l’impresa definita come sistema cognitivo ci porta a spostare l’attenzione dalle risorse materiali a quelle immateriali come il know-how, oggi molto di più in passato le conoscenze di tipo immateriale sono sempre più importanti, le risorse immateriali posso riguardare ad esempio le cosiddette routine organizzative che fanno sì che le persone possano lavorare insieme senza che vi sia un intervento dall’alto quotidiano e le persone che operano all’interno dell’impresa. I termini azienda e impresa vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma l’impresa è l’attività economica stessa, organizzata dall’imprenditore per la produzione e lo scambio di beni e servizi, mentre l’azienda è lo strumento mediante il quale un imprenditore può realizzare le finalità di un’attività d’impresa intese come produzione o scambio di beni e servizi.

Finalità dell'impresa

  • Profitto a lungo periodo: secondo la teoria economica classica il profitto è il compenso che spetta all’imprenditore per l’organizzazione dei fattori produttivi.
  • La creazione del valore: La teoria del valore economico segna un passaggio improntante: la finalità non è la redditività di breve periodo, bensì quella di far crescere il valore economico dell’impresa. L’attenzione degli imprenditori è rivolta ad aumentare il valore delle quote della proprietà dell’azienda.
  • Finalità può essere intesa come mission e vision: Secondo tale teorica l’obiettivo dell’imprenditore è il conseguimento del successo che consiste nei risultati conseguiti e nel ruolo sociale che tale affermazione produce nella comunità di riferimento.
  • Sopravvivenza dell’impresa: Opposta alla teoria della massimizzazione del profitto è tale teoria, sviluppata dagli economisti sociali, secondo i quali la sempre più frequente separazione tra proprietà e governo d’impresa comporta un ridisegno delle finalità della stessa gestione che è attuata dai dirigenti. Questi ultimi si preoccupano della sopravvivenza aziendale prima che della massimizzazione del profitto, che è interpretato solo come mezzo per rafforzare la struttura patrimoniale.
  • Sviluppo dimensionale dell’impresa: individua la crescita del giro d’affare l’obbiettivo primario dei dirigenti.

Le imprese sono sistemi diversi tra di loro, anche se producono lo stesso prodotto. Un esempio possono essere le aziende produttrici di latte come ad esempio la COOP che è un’impresa cooperativa cui finalità è riferita alla socializzazione del profitto. Poi possiamo avere la Granarolo che è una SPA che ha comprato la centrale del latte di Milano. Un’altra azienda è la Parmalat che è una SPA quotata di proprietà di un gruppo francese.

Forme istituzionali e modelli di governo

Dopo aver approfondito la definizione di impresa, ci concentriamo sulle diverse forme istituzionali che questa organizzazione economica può assumere e sui diversi modelli per il suo governo. In via teorica possiamo avere 5 tipologie di imprese:

  • Impresa capitalistica: in questa impresa l’imprenditore ha un ruolo sia sul capitale, sia di tipo effettivo. Spesso imprese piccole.
  • Impresa manageriale: si passa da impresa capitalistica a manageriale, se vi è una persona che non è associata ma che gestisce l’impresa.
  • Impresa cooperativa: è finalizzata al conseguimento di uno scoop mutualistico. La funzione imprenditoriale spetta per definizione alla base sociale che conferisce compiti di natura gestuale all’orano amministrativo.
  • L’organizzazione no profit: amministra fiduciariamente i capitali forniti da donatori o contributori per perseguire i fini sociali. In essa vige il vincolo della non distribuzione degli utili. In tale impresa non esiste un proprietario o una categoria di proprietari in senso proprio.
  • L’impresa post-manageriale: essa è caratterizzata dalla cogestione delle risorse e dalla diretta partecipazione di datori di lavoro e lavoratori ai risultati aziendali.

Riguardo all’assetto proprietario possiamo avere:

  • L’imprenditore individuale
  • L’imprenditore famigliare
  • L’imprenditore delegato (manager)
  • L’imprenditore di gruppo

Il gruppo di controllo può essere suddiviso in:

  • Controllo assoluto: nelle imprese a controllo assoluto vi è solamente un individuo, l’imprenditore, che prende le decisioni improntati per la vita societaria. Il capitale è suddiviso in maniera tale che risulti impossibile effettuare una scalata ai vertici aziendali. Si tratta del modello di governare maggiormente utilizzato nel mondo dalle imprese di piccola dimensione.
  • Controllo famigliare: si attua quando una famiglia detiene il controllo sui diritti di proprietà dell’impresa. L’impresa familiare è un’attività imprenditoriale in cui i portatori di capitale di rischio appartengono a una o più famiglie, collegate tra loro da vincoli di parentela o affinità.
  • Controllo di coalizione: Le imprese a controllo di coalizione sono imprese senza maggioranza o di soggetti non legati da parentela e non impresa statali o finanziarie. In questo caso il controllo può essere esercitato congiuntamente da molteplici proprietari, nessuno dei quali dispone della maggioranza dei diritti di voto.

Queste forme di governance presentano tratti comuni:

  • Limitano le capacità di crescita
  • Presentano un alto grado di rischiosità e un elevato costo del capitale
  • Attraggono con difficoltà i manager professionali
  • Tutelano scarsamente gli azionisti di maggioranza
  • Consentono una forte stabilità della proprietà, ma soffrono di particolari difficoltà nell’assicurare il passaggio generazionale.

- Controllo a supervisione finanziaria (ex banche): Nelle imprese a supervisione finanziaria il controllo è separato dalla proprietà. Sono rappresentante dalla presenza tra i proprietari di uno o più soggetti istituzionali (banche altri intermediari finanziari), i quali esercitano un’attività di supervisione del controllante.

- Public company: Il capitale sociale di queste aziende è suddiviso in un numero elevato di azioni, le quali sono quotate su mercati regolamentati. La proprietà dell’azienda è distribuita tra innumerevoli azionisti.

- Controllo cooperativo: si ritrova quando un gruppo di soggetti costituisce e gestisce in comune un’impresa caratterizzata da un’elevata attenzione alla posizione dei soci e alla loro partecipazione al governo della cooperativa.

- Controllo statale: in tali imprese la proprietà è totalmente nelle mani dello Stato, mentre il controllo è esercitato dagli amministratori dell’azienda pubblica, che operano entro vincoli contrattuali fissati dalle autorità politiche.

L'impresa secondo il modello degli stakeholder

Gli stakeholder sono i portatori d’interesse, cioè chiunque abbia un collegamento con l’impresa. Possiamo avere diverse tipologie di stakeholder:

  • Stakeholder interni (ex azionisti): abbiamo una distinzione tra management e dipendenti, nella quale la differenza riguarda il differente potere decisionale e il grado di responsabilità.
  • Stakeholder primari (ex clienti):
  • Stakeholder secondari (ex stato):

Gli stakeholder sono portatori d’interesse a seconda della proprietà che andrà anche a modificare il loro ruolo. La proprietà può essere concentrata come per esempio le società famigliari italiane o frammentata come ad esempio le public company. In termini di stakeholder cambierà il ruolo del management. La proprietà inoltre può essere distinta in proprietà industriale se il socio è un’industriale sarà più attento alle economia di scala e apprendimento o finanziaria se il socio è una holding quindi sarà più concentrato al rendimento ed ha un’ottica di breve periodo. Ulteriore distinzione riguarda il management con riferimento alla dimensione che varierà a seconda dell’impresa, dagli incentivi. Per quanto riguarda i dipendenti varieranno a seconda della loro rappresentanza e della loro partecipazione dei rappresentanti dei sindacati. Gli stakeholder possono esercitare un potere utilitaristico, oppure simbolico, inoltre sotto il profilo della legittimità e dell’urgenza. Il modo con cui gli stakeholder si rapportano all’impresa dipenderà dal loro potere, dalla loro legittimità e dall’urgenza.

CSR: La responsabilità sociale dell'impresa

Il tema della responsabilità sociale d’impresa rappresenta un’interessante nuova sfida per il management delle imprese: il concetto alla base è che l’impresa non sia più un’entità esclusivamente economica, ma adottando la visione degli stakeholder anche esterni ed osservando le interazioni con l’ambiente, sia un’entità con responsabilità che vanno oltre il semplice obiettivo di performance economica e di redditività. Si ritiene che l’impresa sia chiamata ad avere una condotta non solo orientata vero i tradizionali obiettivi di profitto, ma debba contemperare queste esigenze con quelle di giustizia sociale, del rispetto ambientale, del basso impatto ecologico, della tutela del consumatore. Un esempio può essere HM che ha lanciato una campagna che ha coinvolto i consumatori a non buttare via i propri capi di abbigliamento vecchi, ma di riportali nello store in modo tale da poterli riutilizzare, riciclare, re-indossare o utilizzati per trasformarli in energia. La CSR raggiunge la massima valenza strategica quando l’impresa immette una dimensione sociale nella sua value proposition per amplificare il proprio vantaggio competitivo. Se ci normale pensare che le imprese debbano rispettare le leggi, oggi si richiede anche che sia l’impresa ad auto-imporsi delle regole, implementando il CRS nella cultura dell’impresa, che si concretizza anche dal punto di vista operativo andando a definire le green supply chain e l’ethical supply chain. Un altro esempio può essere Fendi che ha deciso di portare avanti dei progetti a supporto di bonificazione della città di Roma.

Teorie dell'impresa

Teoria neoclassica

La teoria neoclassica dell’equilibrio economico parziale e globale fornisce la rappresentazione più compiuta del funzionamento dell’economia di mercato e pertanto ci aspetteremmo che l’analisi dell’impresa vi occupasse un ruolo preminente. In realtà l’analisi dell’impresa non costituisce che una componente della teoria dei prezzi e dell’allocazione delle risorse e di fatto non esiste nella prospettiva neoclassica (e in particolare nel modello dominante, quello walrassiano) alcuna teoria dell’impresa in senso proprio. I principali portuali dell’economia neoclassica, nel modello di Walras sono:

  • La ricerca di condizioni di equilibrio in situazioni di concorrenza e di disponibilità di informazioni perfette e in assenza di progresso delle tecniche;
  • L’ipotesi della razionalità perfetta degli agenti che, per l’impresa, ha come conseguenza l’obiettivo della massimizzazione del profitto;
  • La preminenza attribuita all’analisi dello scambio rispetto a quella della produzione.

In questo quadro teorico l’analisi dell’impresa risulta una questione secondaria in quanto, in un contesto di concorrenza perfetta e in assenza di progresso tecnico, l’impresa ha poca ragion d’essere. Nel modello introduttivo alla teoria dell’impresa neoclassica si ipotizza che:

  • Il proprietario dell’impresa e il manager dell’impresa coincidano;
  • L’obiettivo dell’impresa sia la massimizzazione dei profitti (come differenza tra ricavi e costi);
  • I benefici e gli oneri (sia sociali che privati) dell’impresa siano completamente espressi dai ricavi e dai costi.

L’impresa neoclassica appare quindi come un agente senza spessore né dimensione (un’impresa “punto” nello spazio dei rapporti di mercato), come un agente passivo (un’impresa “automa”) programmato per applicare meccanicamente le regole della convenienza economica. Non esiste alcuna analisi interna all’impresa quale che sia l’attore economico (individuo o aggregazione di persone) o la reale condizione organizzativa.

Teoria dei costi di transazione

È solo dai primi anni Trenta che si sviluppa un’autentica teoria dell’impresa. Fino ad allora la teoria economica neoclassica resta soprattutto una teoria finalizzata essenzialmente alla spiegazione del funzionamento dei mercati come meccanismo di fissazione dei prezzi nell’economia capitalistica. Insomma una teoria economica senza l’impresa. È probabilmente a causa di questo paradosso che Coase (1937) sviluppa il suo contributo essenzialmente rivolto ad affrontare due quesiti fondamentali:

  • Perché le imprese esistono? Coase individua nelle imperfezioni del mercato, e più precisamente nell’esistenza dei “costi di transazione”, la risposta al primo quesito e così facendo rimane nel solco della teoria neoclassica incentrata sull’economia dello scambio, nel quale l’impresa si caratterizza semplicemente come un modo particolare di allocazione delle risorse.
  • Che cos’è un’impresa e qual è la sua natura? La risposta al secondo quesito pone le condizioni per ragionare sulla distinzione tra due dimensioni dell’impresa: da un lato l’impresa intesa come luogo di coordinamento di agenti e dall’altro come luogo di gestione dei conflitti e degli interessi degli agenti stessi.

Secondo Coase le imprese esistono perché le transazioni di mercato sono costose e esistono tre tipi di costi:

  • I costi di “scoperta dei prezzi adeguati”;
  • I costi di “negoziazione e di conclusione di contratti separati per ogni transazione”;
  • I costi legati all’incertezza.

Tali costi possono essere ridotti, ma non eliminati. L’organizzazione è quindi la risposta al fallimento del mercato come struttura di governo delle transazioni, che si verifica a causa dell’incertezza, della razionalità limitata e dell’opportunismo delle parti.

Teoria dell'agenzia

La teoria dell’agenzia parte dai presupposti di base de...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlokauf di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Serio Luigi.
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