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Appunti di economia e gestione della banca

Prof.ssa C. Rovera, a.a. 2021-2022
23 settembre 2021

La storia delle banche

Le banche nel 2020 in Italia erano 392 (dato della relazione annuale della Banca d'Italia riferito al 2020). Esse si possono distinguere in diverse categorie, costituite in forma di:

  • S.p.a. (123);
  • Banche popolari (21);
  • Banche di credito cooperativo - BCC (248).

Nel 2019 le banche in Italia erano 407. Il numero delle banche si è ridotto → fallite o comprate da altre banche (fusione, aggregazione..).

La prima legge bancaria

La prima legge bancaria (Regio D.L. 7/9/1926) nacque nel 1926, prima vi era solo un codice di commercio datato 1882. Questa legge bancaria definiva il modello della banca mista, cioè le banche partecipavano alle imprese e viceversa, questo vuol dire rischio. Era scarsissima la diversificazione. Non c'era distinzione tra le operazioni a breve e a medio-lungo termine, dunque questo provocava uno squilibrio di liquidità. Questa situazione ha creato i presupposti per la crisi economica degli anni '30 (1929 scoppiata in USA, propagatasi poi in Europa).

Per riprendersi dalla crisi degli anni '30 si sono dovute fare due cose:

  • Nel 1933 è stata istituita l'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale);
  • Nel 1936 è stata emanata una nuova legge bancaria → ha imperversato in Italia fino all'arrivo del TUB nel 1993.

La legge bancaria del 1936

La legge bancaria del 1936 ha posto dei paletti importanti:

1. La specializzazione delle banche

Specializzazione significa che le banche vengono distinte in due categorie: aziende ordinarie di credito e istituti di credito speciale. Le aziende ordinarie di credito sono le banche specializzate nel breve termine, cioè fanno operazioni attive e passive con scadenza non superiore ai 18 mesi. Gli istituti di credito speciale sono gli intermediari specializzati nel lungo termine, cioè fanno operazioni attive e passive con scadenza maggiore di 18 mesi.

2. La separatezza tra l'attività bancaria e l'attività imprenditoriale

È vietato che la banca faccia anche da impresa, e viceversa, perché se una fallisce fallisce anche l'altra → elimina la banca mista. Questi limiti erano derogabili solo tramite l'autorizzazione della Banca d'Italia, la quale nel 99% dei casi si rifiutava di derogare.

Le banche sotto la L.B. 1936 potevano essere distinte in diverse categorie:

  • Istituti di credito di diritto pubblico;
  • Monti di credito su pegno, o monti di pietà → erogavano prestiti ai ceti meno abbienti della popolazione in cambio di un pegno (garanzia reale su bene mobile), purtroppo spesso i prestiti non venivano ripagati e i pegni valevano meno del prestito, quindi la banca andava in perdita.
  • Casse di risparmio → esistono tutt'oggi (s.p.a.);

Queste tre erano le banche pubbliche, cioè la partecipazione al capitale sociale era essenzialmente dell'ente pubblico.

  • Banche di credito ordinario → avevano la forma di società anonime, antenati delle odierne s.p.a.;
  • Banche popolari → odierne bcc, avevano la forma di cooperative. Il loro scopo principale non è il profitto ma la mutualità, cioè concedere credito ai soci a condizioni agevolate (vero tutt'oggi);
  • Casse rurali e artigiane → odierne bcc, avevano la forma di cooperative. Il loro scopo principale non è il profitto ma la mutualità, cioè concedere credito ai soci a condizioni agevolate (vero tutt'oggi). Per avere un prestito dalle bcc devi essere un socio delle bcc.

Queste tre erano banche private, cioè la partecipazione al capitale sociale era essenzialmente privata.

Banche di interesse nazionale, che possiamo identificare come banche miste. Aveva la forma di società anonima posseduta dall'IRI (1933, istituto pubblico) → forma giuridica privata posseduta da un ente pubblico.

Le banche pubbliche, generalmente, erano più numerose delle banche private. Per molti anni la Banca d'Italia non è stata l'unico istituto di emissione.

La Banca d’Italia e l’emissione

Nel 1874 fu emanata una legge che lasciò il potere di poter emettere/stampare banconote solo a sei banche:

  • Banca Nazionale nel Regno d'Italia;
  • Banca Nazionale Toscana;
  • Banca Toscana di Credito;
  • Banca di Napoli;
  • Banco di Sicilia;
  • Banca Romana.

Nel 1893, 1, 2 e 3 si fondono e dalla loro fusione nasce Banca d'Italia, la quale diventa ufficialmente operativa dal 01/01/1894. A Banca d'Italia viene affidato il compito di liquidare la Banca Romana perché quando Roma è stata scelta come capitale c'è stato il boom edilizio, in quanto tutti volevano andare a vivere a Roma. Molte imprese edili avevano bisogno di soldi, e fu proprio la Banca Romana a erogare dei crediti eccessivi da attività imprenditoriali edili che sono fallite, e quindi la banca è fallita a sua volta. Quindi nel 1894 le banche sono 3: 4, 5 e Banco d'Italia. Nel 1926 la Banca d'Italia viene nominata unico istituto di emissione. 5 è stato acquisito da Unicredit, 4 è stato acquisito da Intesa Sanpaolo. Uno dei primi sostenitori dell'unico emittente fu Cavour ma, per questioni politiche, venne ostacolato nel suo intento.

La BCE è la mente (decide, emana le direttive), le banche centrali nazionali sono le braccia che servono per l'esecuzione degli ordini. La carta moneta viene emessa fisicamente dalla Banca d'Italia. La BCE assegna ad ogni banca centrale nazionale quali e quante banconote emettere. Le monete metalliche vengono emesse da La Zecca.

La Banca d’Italia

La Banca d’Italia è l’autorità di vigilanza controllata dai vigilanti. Banca d’Italia ha 3 tipi di controllo sul sistema bancario:

  • Antecedente;
  • Concomitante;
  • Susseguente.

Nel 1936 il sistema bancario italiano era definito un sistema a discrezionalità amministrativa, perché era tutto regolamentato (Banca d’Italia dava degli ordini e le banche li eseguivano), ma anche sistema a concorrenzialità controllata → foresta pietrificata. Oggi le cose non sono più così, sono un po' cambiate, Il controllo concomitante è quello in itinere, durante la vita della banca (es. apertura di nuove filiali).

Regole del TUB, gennaio 2021

  • Oggi: una banca italiana può aprire una nuova filiale in Italia? Sì, non serve l'autorizzazione di Banca d'Italia ma è necessaria la comunicazione, questa potrebbe opporsi se ritiene che la banca non abbia la forza di supportare la nuova filiale, o se nel luogo in cui si vuole aprire la filiale vi sono già troppe banche.
  • Una banca italiana può aprire una filiale in Unione Europea? Sì, non serve l'autorizzazione di Banca d'Italia ma è necessaria la comunicazione.
  • Una banca italiana può aprire una filiale in un paese extra-europeo? Sì, subordinatamente all'autorizzazione di Banca d'Italia.
  • Una banca europea può aprire una nuova filiale in Italia? Sì, non serve l'autorizzazione di Banca d'Italia ma è necessaria la comunicazione.
  • Una banca pakistana (extra-europea) può aprire una banca in Italia? Sì, subordinatamente all'autorizzazione di Banca d'Italia.

Vi sono due principi alla base dell’UE:

  • Libertà di stabilimento: permette la mobilità in Europa;
  • Mutuo riconoscimento: “se si possono fare delle cose là, le si possono fare anche qua”;
  • Home country control: sulla banca deve vigilare l’autorità del paese di origine.

Banca d’Italia può chiudere delle succursali di banche italiane, europee o extra-europee in caso di gravi irregolarità o di violazione della legge.

24 settembre 2021

Il controllo susseguente

Il controllo susseguente è il controllo a posteriori. La banca può avere dei problemi (gestione, redditività..), vi sono diversi casi:

  • Liquidazione volontaria della banca (es. numero dei soci minimo → se non ci sono, la banca deve chiudere) è decisa con una delibera assembleare, quindi vi è un’assemblea che decide, la delibera deve essere comunicata a Banca d’Italia. Non vi è bisogno di alcuna autorizzazione.
  • Misure straordinarie, vengono prese quando c’è qualcosa che non va:
    • Amministrazione straordinaria (art. 70 TUB), si verifica in situazioni di: irregolarità, violazione di norme, gravi perdite. Ha una durata standard di un anno, se il problema non si risolve in questo tempo, può essere prorogata più volte (sempre per la durata di un anno). Cessa il CdA e la Banca d’Italia nomina dei commissari straordinari e un comitato di sorveglianza (ex collegio sindacale).
    • Liquidazione coatta amministrativa (art. 80 TUB), nel 90% dei casi si parte con l’amministrazione straordinaria, se questa non produce gli effetti desiderati, si procede con la liquidazione. Cessa il CdA, o i commissari straordinari, e la Banca d’Italia nomina dei commissari liquidatori, affiancati da un comitato di sorveglianza.

Anni ‘70 - ‘80

Negli anni ‘70-‘80, tramite la Direttiva 780/1977 e la Direttiva 646/1989 le cose iniziano a cambiare perché vengono applicati dei nuovi principi:

  • Libera operatività, applicato tramite i principi di Basilea (città Svizzera). Si sono create delle regole comuni per le banche, ove i principi base sono:
    • Patrimonio di vigilanza, cioè il patrimonio minimo che una banca deve possedere per poter operare. Si dà massimo valore al patrimonio e alle riserve.
    • Coefficiente di solvibilità (CS = PV / Attivo ponderato per il rischio 8%, tanto ≥ più alto è il denominatore tanto più il rapporto scende, quindi tanto maggiore dovrà essere il PV. La banca che rischia di più dovrà avere più patrimonio)
  • Despecializzazione, cioè le banche possono fare tutto, sia operazioni a breve sia operazioni a medio lungo termine, evitando di incorrere in squilibri di liquidità. Nascono due modelli bancari alternativi, ove però uno non esclude l’altro, possono essere utilizzati insieme:
    • Banca universale, cioè un unico soggetto giuridico ma anche un unico soggetto economico (= banca tuttofare → mutuo, leasing, operazione di credito al consumo,..), offre tutti i servizi.
    • Gruppo bancario, cioè diversi soggetti giuridici ma un unico soggetto economico. La capogruppo (holding) partecipa alla banca, alla società di leasing, alla società di factoring, alla società di credito al consumo, ecc. → tutte insieme costituiscono un unico gruppo economico.
Vantaggi Svantaggi
Banca universale - Massima coordinazione (è tutto all'interno della stessa banca) - Minimizzazione dei costi (si possono realizzare delle economie di scale) - Minor specializzazione
Gruppo bancario - Massima specializzazione - Minor coordinazione - Massimizzazione dei costi (nel gruppo tante funzioni possono essere replicate, es. costo delle segretarie)

In Italia nel 1936 ha prevalso il gruppo bancario. La banca universale ha prevalso in Germania e Svizzera, successivamente si è sviluppato molto il gruppo bancario.

  • Libertà di stabilimento e di mutuo riconoscimento, a cui si associa il principio dell’home country control
  • Libera concorrenza, molte banche italiane erano banche pubbliche = scarsamente competitivo, per renderlo più competitivo vi è stata la privatizzazione delle banche italiane.

Le fondazioni e la privatizzazione

L’avvio alla privatizzazione è stato dato dalla L. 218/1990 (Legge Amato), il sistema preferito è quello del conferimento. La banca pubblica crea o compra una società privata a cui conferisce l’attività bancaria, quindi la società privata prenderà il nome di banca privata e la banca pubblica il nome di fondazione → ecco come sono nate le fondazioni. La fondazione sostiene progetti di pubblico interesse e utilità sociale, il denaro deriva dal fatto che il conferimento viene pagato → dò il conferimento, ricevo la partecipazione. Era una banca privata posseduta da un ente pubblico → L’Europa l’ha definita una privatizzazione giuridica non economica, e ciò non andava bene.

1994 Direttiva Dini, “Italia, questo non va bene, portate avanti il progetto”. Con la Legge Ciampi del 1998 si voleva portare a termine il processo di privatizzazione, iniziato con la Legge Amato:

  • Ha stabilito la variazione dello statuto delle fondazioni, quindi anche le fondazioni sono diventate dei soggetti giuridici privati.
  • Ha obbligato le fondazioni alla vendita delle partecipazioni di controllo delle banche. Queste vendite devono essere realizzate entro 6 anni. Per spingere le fondazioni a fare in fretta, ha stabilito che chi vendeva entro i primi 4 anni non avrebbe pagato le imposte sulla plusvalenza realizzata, chi le vendeva entro gli ultimi 2 anni pagava le tasse ma a un’aliquota più bassa. Decorsi i 6 anni, se c’era qualcuno che non aveva venduto, si nominano dei commissari esterni che entrano nella fondazione e vendono.

Nel 2000 interviene la CEE, a cui non piaceva l’agevolazione fiscale, in quanto viola il principio della concorrenza. Così è intervenuta la CONSOB dicendo alle fondazioni di mettere in nota integrativa una passività latente per imposte. È stata aperta una commissione di indagine, bisognava vedere cosa avrebbe deciso l’UE. Nel 2002 arriva la decisione dell’UE, la quale ha dato l’ok all’agevolazione. Con la legge finanziaria del 2002 (emessa nel 2001) si è stabilito che l’organo di indirizzo delle fondazioni bancarie (CdA) doveva prevedere la prevalente rappresentanza del territorio → dentro dovevano esserci i rappresentanti di comuni, province e regioni, ovvero gli enti locali territoriali = enti pubblici → scaturisce l’ira delle fondazioni, le quali erano già pubbliche in passato (pubblici → privati → pubblici). La questione è stata posta alla Corte Costituzionale, la quale si è espressa nel 2003 con una sentenza: le fondazioni sono società private, può esserci la presenza del territorio (es. il sindaco) ma non deve essere la prevalente rappresentanza, che perseguono progetti di pubblico interesse e utilità sociale, che non possono detenere partecipazioni di controllo nelle banche.

Teoricamente però, può verificarsi questa situazione: La banca è partecipata dalla fondazione 1 al 10%, dalla fondazione 2 al 10%, dalla fondazione 3 al 10%, dalla fondazione 4 al 10%, dalla fondazione 5 al 10% → a rigor di legge, la legge è rispettata perché nessuna fondazione detiene le banca, ma se le sommo tutte ottengo il 51% = controllo della banca.

Durante la crisi subprime le banche di tutto il mondo hanno avuto bisogno di soldi, perché dovevano aumentare il proprio capitale sociale. In Italia i soldi sono stati dati dalle fondazioni → critiche (“la Ciampi non si tocca!”): le fondazioni non possono avere la partecipazione di controllo nella banca, se danno denaro la loro partecipazione aumenta. Il 39% delle fondazioni italiane non detiene partecipazioni in banche, il 52% delle fondazioni italiane detiene delle partecipazioni di minoranza in banche (Legge Ciampi), il 9% di fondazioni italiane detiene partecipazioni di maggioranza in banche (contro la Legge Ciampi). È stata emanata una deroga alla Legge Ciampi (quindi la partecipazione di maggioranza è possibile) con una Legge del 2003 → in linea generale le partecipazioni devono essere di minoranza, in alcuni casi è possibile che la fondazione detenga la maggioranze del capitale sociale della banca.

Ci sono state poi molte variazioni normative continue, che hanno creato una situazione caotica. Il legislatore italiano eliminò la L.B. 1936 e le sue variazioni e scrisse una nuova normativa: il TUB, emanato con D. Lgs. 1/9/1993 n°385.

Il controllo antecedente

L’attività bancaria è definita dall’art. 10 del TUB = l’intermediazione creditizia consiste in raccolta fondi (c/c) e impiego fondi (mutuo). Nell’art. 16 del TUB vi sono attività ammesse al mutuo riconoscimento: raccolta di depositi, operazioni di prestito, rilascio di garanzie, locazione di cassette di sicurezza. La banca non può fare gestione patrimoniale collettiva (es. gestione dei fondi comuni di investimento, lo fanno le SGR) → la banca potrebbe possedere la SGR. La banca può fare gestione patrimoniale individuale. La banca non può fare l’attività di assicurazione, ma la banca può fare BancAssicurazione, cioè la vendita delle polizze assicurative che ha creato la compagnia di assicurazione → le vende ma non fa attività assicurativa, quello lo fa l’assicurazione.

Art. 14 del TUB: autorizzazione all’attività bancaria:

Caratteristiche Banche diverse da BP e BCC BP BCC
Forma giuridica Società per azioni Società cooperativa per azioni a responsabilità limitata Società cooperativa per azioni a responsabilità limitata
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher torah.fiocco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione della banca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rovera Cristina.
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