FONDAMENTI TEORICO-METODOLOGICI DELL’ESTIMO
E APPROCCI OPERATIVI PER LA STIMA DEI BENI
28-01-2019
Si definisce BENE un qualsiasi mezzo materiale o immateriale che sia utile; è utile se soddisfa un bisogno o
un desiderio.
Un bene, per essere definito un BENE ECONOMICO, deve soddisfare tre caratteristiche: è utile, è limitato
(o scarso) e deve essere anche disponibile (lo si può ottenere). La scarsità, o rarità, conferisce un valore
economico al bene.
L’ESTIMO è la disciplina che stima i valori economici dei beni economici, valori diversi dai prezzi (che si
formano a seguito del raggiungimento dell’equilibrio tra la domanda e l’offerta e che sono un dato storico). Il
valore è, quindi, una previsione del prezzo.
Il valore economico è una molteplicità di valori, per cui ci sono diversi modi di vedere il bene. Non esiste un
unico valore, ma si possono valutare diversi aspetti di esso.
Dalla teoria del valore emergono due approcci:
Approccio oggettivo la teoria del valore-lavoro degli economisti classici, in cui si considera il
costo, nell’ottica della produzione, e che porta al valore di costo (cioè le spese necessarie da
affrontare per la produzione di un bene).
Approccio soggettivo dei marginalisti (più radicali); l’utilità porta al valore d’uso, che è
soggettivo (lo esprime il consumatore).
Dal valore d’uso si passa al valore di stima; entrambi sono soggettivi.
Un altro valore considerato è il valore di scambio, il punto di incontro tra la domanda e l’offerta (secondo
Marshall e la sua teoria dell’equilibrio).
All’inizio dello scorso secolo, il dibattito sulla teoria dei valori (andato avanti sin dal 1750) cessa
istantaneamente, con una conclusione. L’economia decide di accentrare la propria attenzione sui prezzi
economici e non più sul valore economico; alcune operazioni economiche si fanno in assenza di prezzo,
quindi in presenza di valori (o stime di prezzo): per questo motivo, è impossibile sviluppare le teorie
economiche senza avere nozione dei valori. Nasce così una scienza autonoma che studia la teoria dei valori
economici (l’estimo). In Italia l’ingegnere progetta un edificio e ne cura anche l’aspetto economico con
valutazioni di mercato, di costo, di gestione, ecc. Il termine “estimo” deriva dal latino ex-stimo, ossia
“estrarre dalle cose il valore” (il valore economico).
PARADIGMA EPISTEMOLOGICO DELL’ESTIMO
È un insieme di concetti, nozioni e principi che ne caratterizzano lo studio.
Il GIUDIZIO DI STIMA è basato su:
1. Visione fenomenologica il fenomeno va guardato così come si manifesta, al di là delle cause che
lo hanno scatenato.
2. Visione comportamentale si guarda al comportamento dell’operatore economico per comprendere
il valore su cui egli indaga. Si guardano le cose così come sono nella realtà. L’economia si divide in
una branca positiva, che studia le cose così come sono, ed una branca normativa, che invece studia le
cose come dovrebbero essere.
3. Visione critica ci si pone criticamente rispetto al problema indagato; ci si deve chiedere “il valore
stimato e il processo con cui è stato stimato sono giusti?”.
4. Visione probabilistica i giudizi di valore economico dipendono dallo scopo per cui si studiano.
PRINCIPI ESTIMATIVI
1. Scopo il giudizio dipende dallo scopo. Da esso derivano i criteri di valutazione:
Valore di mercato: il mercato può essere competitivo, un
oligopolio o un monopolio; noi consideriamo un mercato
competitivo, basato su domanda ed offerta.
Valore di costo: non è il costo inteso come lo intendeva Karl
Marx (forza-lavoro), ma comprende la sommatoria generale
delle spese sostenute per la produzione. 1
I valori derivati sono:
Valore di trasformazione: è legato alla trasformabilità dei
beni (qualsiasi opera riguarda un atto di trasformazione).
Valore di surrogazione: è un valore sostitutivo che opera
pensando a un bene in sostituzione di un altro. Si utilizza
quando i dati comparativi sono inesistenti.
Valore complementare: deriva dalla complementarità tra
un bene e un altro; fu introdotto da Famularo.
I valori derivati derivano dal valore di costo e dal valore di
mercato (propri dell’estimo tradizionale). Vengono introdotti altri
due valori, che tengono conto di beni che non hanno un valore di
mercato, ma che comunque rientrano nel giudizio economico
(fino a dieci anni fa ciò non accadeva):
Valore d’uso
Valore di stima
{esempio: il Colosseo nel 2018 ha incassato 60 milioni di euro, solo con i biglietti}
2. Prezzo il giudizio estimativo è legato a quello economico, che trova la sua espressione in una
grandezza monetaria (il prezzo). La scala monetaria è solo una delle tante scale con cui si può
misurare il giudizio economico, ma è quella più universale.
3. Previsione è il carattere immanente del giudizio di stima; la stima comprende sempre la
previsione, anche quando si rifà al passato: ogni giudizio di stima è previsionale. La previsione è una
previsione scientifica, basata su proiezioni, trend, analisi (non è esoterica).
4. Comparazione bisogna emettere un giudizio in termini relativi. Un giudizio può essere espresso in
termini assoluti, per cui non servono confronti o comparazioni, o in termini relativi, per cui
occorrono delle comparazioni. Il giudizio estimativo, necessariamente, formula ogni osservazione in
base alla comparazione.
5. Oggettività il giudizio di stima deve essere e deve apparire oggettivo, sia nella forma che nella
sostanza. I dati con cui viene formulato devono essere oggettivi, registrati.
Teoria dell’ordinarietà: il giudizio estimativo corrisponde con il valore economico.
Il valore medio aritmetico e il valore più frequente sono il valore ordinario. La campana del grafico è
chiamata campana di Gauss.
Se una cosa è più frequente di un’altra è oggettiva ed ha più possibilità di verificarsi. L’obiettivo della
scienza economica è quello di ottimizzare la scelta (che si pone in corrispondenza del valore massimo o del
valore minimo).
L’estimo ha come obiettivo l’emissione di un giudizio che venga accolto da più persone possibili. Il valore
ha un carattere di oggettività.
PROCEDIMENTI ESTIMATIVI
1. Procedimento diretto il giudizio è basato su dati sintetici e direttamente rilevabili dal mercato. Si
concretizza con una scala di prezzi noti di beni analoghi all’oggetto di stima. Il primo passo è
individuare una serie di riferimenti che abbiano un’analogia con il bene che si deve stimare; il 2
secondo passo è selezionare quello che ha una più specifica analogia. Il prezzo del bene campionato
(noto) è la base per formulare il valore del bene oggetto di stima. È un procedimento sintetico.
2. Procedimento indiretto si arriva indirettamente a formulare il giudizio. È un procedimento
analitico: si parte da considerazioni matematiche o statistiche (al contrario dei procedimenti
sintetici).
[non si può dire quale tra i due sia il procedimento migliore; si possono utilizzare entrambe le strade
contemporaneamente per arrivare ad un risultato più certo; si sceglie la strada più adatta anche in base
all’oggetto che si sta valutando].
Esempio: stimare i costi di una palazzina
Procedimento sintetico analizzare i fabbricati analoghi e vedere quali siano i costi; per
analogia si sposta il prezzo noto di uno sul prezzo incognito dell’altro; in seguito si fanno
degli aggiustamenti.
Procedimento analitico è subordinato al tipo di progetto (ideativo, di fattibilità,
preliminare, di massima, esecutivo).
3. Procedimento intermedio si utilizza se si hanno delle scale intermedie. Bisogna ragionare secondo
le componenti dell’edificio (solai, fondazioni, tamponature) e per ciascun gruppo di opere bisogna
formulare un valore sintetico. È un tipo di procedimento poco utilizzato in Italia, ma molto all’estero
(ad esempio in Francia).
TECNICHE DI STIMA
Revealed Preference Techiniques (Dati storici rilevati) sono dati che si sono già verificati, che
possono essere documentati. Hanno una forte credibilità e grazie al loro utilizzo il giudizio di stima
guadagna di credibilità. Devono essere presi sempre nel contesto operativo del momento in cui si fa
la stima (uno o due giorni).
Stated Preference Techniques (Dati ipotetici dichiarati) sono dati che vanno formulati, ipotizzati.
Derivano dall’evoluzione che si è avuta dei sondaggi; vengono dichiarati dai vari operatori. Se i
sondaggi e le inchieste sono portati avanti con serietà, allora corrisponderanno alla verità e saranno
un valido riferimento.
29-01-2019
I BENI ANALOGHI sono beni simili al bene considerato e di cui conosco le caratteristiche tecniche e il
valore economico (principio della comparazione).
Il principio di oggettività è alla base della TEORIA DELL’ORDINARIETÀ: se il campione è omogeneo il
valore che devo considerare è il valore ordinario (quello che si ripete più volte).
ELEMENTI DI STATISTICA DESCRITTIVA
Il grafico ha un andamento binomiale (o Gaussiano). Se considero un campione omogeneo e ampio, avrò lo
stesso andamento: i valori si distribuiscono con lo stesso andamento in modo simmetrico rispetto ad un asse
centrale. Il valore medio coincide con il valore più probabile, cioè quello da scegliere per la stima, se il
campione è ampio (100 o 200 dati) e omogeneo.
Nell’ambito immobiliare è un po’ più difficile: i beni immobiliari sono molto differenziati tra di loro; per
questo motivo in genere si ha una distribuzione asimmetrica. 3
Se si ha una distribuzione asimmetrica, il valore medio non è più quello più probabile, per cui si utilizzano
gli INDICI DI POSIZIONE:
Media aritmetica semplice è la somma dei valori (prezzi) rilevati, divisa per il numero dei prezzi
∑
rilevati. Trova il punto medio dell’intervallo dei prezzi, ma tenendo conto solo dell’asse x.
∑ ×
Media aritmetica ponderata tiene conto anche dell’asse y. . f : è la frequenza
ass
∑
assoluta; è il numero delle volte in cui si è verificato quel fenomeno, in quel campione.
Moda è il prezzo (valore) a cui è associata la massima frequenza P per cui f = max.
x ass
Coincide con il picco della distribuzione.
Mediana è il prezzo per cui si ha il dimezzamento della frequenza cumulata f P per cui f
cum x cum
= 50%. È il valore che divide a metà la distribuzione di frequenza.
Se la distribuzione è simmetrica, questo quattro indici coincidono.
Se si ha un numero finito di valori, senza conoscere i valori intermedi, si dice che siamo nel DISCRETO (la
rappresentazione del grafico è “a palline”). Se ci si trova nel discreto, con una distribuzione di frequenze
asimmetrica, il valore più affidabile su cui basare la stima è la media aritmetica ponderata. Si può affidare la
stima all’indice della moda solo se la distribuzione di quel determinato valore è molto elevata. La mediana si
calcola contando il numero delle “palline”: quella che divide a metà l’area corrisponde al valore della
mediana.
Se si rivelano i dati ad intervalli, si dice che si è nel CONTINUO (la rappresentazione si fa tramite degli
,
istogrammi). Il valore della mediana si calcola come segue: . Dove:
= + ×
è l’estremo inferiore dell’intervallo mediano.
o è la frequenza cumulativa dell’intervallo precedente al mediano.
o è la frequenza relativa dell’intervallo mediano.
o è l’ampiezza dell’intervallo mediano.
o
La frequenza relativa f , per ogni intervallo, si ottiene dividendo l’ampiezza dell’intervallo considerato per
r
l’ampiezza del campione. Dice quanto incide ogni intervallo sul campione totale, in percentuale.
La frequenza cumulativa f è la somma della frequenza relativa dell’intervallo considerato e quella
c
dell’intervallo precedente.
L’intervallo mediano è l’intervallo in cui si trova la mediana.
Nel continuo, si possono utilizzare la media aritmetica ponderata o la mediana per basare la stima; gli
indicatori sono tutti diversi.
04-02-2019
ELEMENTI DI STATISTICA INFERENZIALE
Serve per fare delle previsioni. Parte dall’analisi di un campione di dati e ne ricava le regole e i meccanismi
per arrivare alla formulazione di una legge, attraverso un metodo induttivo.
REGRESSIONE LINEARE
È la relazione tra un dato fenomeno y (output) e ciò che può influenzarlo x (caratteristiche).
Se questa relazione è lineare ed è influenzata da un solo fenomeno, è detta REGRESSIONE LINEARE
SEMPLICE. 4
La regressione lineare individua una retta, detta RETTA DEI MINIMI QUADRATI, che approssima di più i
dati del campione e la cui equazione è: . Dove:
= + +
b è l’intercetta sull’asse.
0
e è l’errore statistico. È lo scarto tra il dato stimato e quello reale.
(i punti rossi sono la rappresentazione dei dati reali)
Tutti i dati forniti sono quelli che si trovano sulla retta. Se il campione ha un’alta varianza, l’errore è
maggiore; se invece, il dato è omogeneo l’errore si abbassa; più i punti dei minimi quadrati coincidono con i
valori trovati, più l’errore si abbassa.
La regressione stima la retta dei minimi quadrati. È lineare per ipotesi.
Si possono avere anche delle REGRESSIONI MULTIPLE: = + + + ⋯ + + .
Dove: b è l’intercetta con l’asse.
0
b , b , … , b sono i coefficienti di regressione parziale.
1 2 k
e è l’errore casuale.
Le regressioni multiple sono rappresentate dal PIANO DEI MINIMI QUADRATI. Si introducono nuove
variabili, per cui la stima diventa più attendibile.
Bisogna capire cosa influenza il fenomeno, partendo dall’individuazione del campione di dati, passando per
l’individuazione delle variabili esplicative e arrivando infine all’identificazione o alla formulazione del
modello (si usano i dati per la stima del modello, che verrà poi verificato e in caso di esito positivo verrà
utilizzato).
Il CATASTO è il censo degli immobili; ad ogni immobile è associata una rendita, sulla base della quale
vengono calcolate le tasse da pagare. All’estero, per calcolare il valore di un immobile, si utilizzano le
regressioni lineari. Si utilizzano gli indici si dispersione, come la varianza (la distanza al quadrato) o la
deviazione standard (la distanza reale), per capire se i valori siano omogenei o meno.
Il campione deve essere ampio, cioè per ogni x che si inserisce si devono aumentare i dati di almeno 20 o 30
unità, e omogeneo, cioè attendibile.
Inoltre, si deve considerare ciò che può o non può influenzare il modello (ad esempio l’altezza
dell’interpiano, che fino ad un certo valore non influenza il prezzo).
Il modello va, necessariamente, verificato prima della stima tramite degli appositi test di verifica.
TEST DI VERIFICA
Sul modello 2
si utilizza l’indice di determinazione R , che indica quanta parte del campione viene letta dal
modello. Se è pari a 1, il modello “fitta” perfettamente con il campione dei dati. Se è circa pari a 1,
l’errore scende. L’errore è definito come errore standard, ossia il valore assoluto dell’errore, o errore
assoluto, che è la differenza tra l’errore stimato e quello reale. (le tre grandezze dipendono tra di
loro) 5
Sulle singole variabili (di verificabilità statistica delle variabili)
Esprime la significatività o meno delle variabili esplicative oppure le variabili non devono
influenzarsi tra di loro (collinearità). (test di significabilità e test di collinearità).
I RAPPORTI MERCANTILI indicano quanto incide un valore nel mercato; un esempio può essere dato dal
rapporto tra la superficie a giardino e la superficie interna. La superficie di un immobile è detta
SUPERFICIE COMMERCIALE. Maggiore è la rarità della caratteristica dell’immobile, maggiore sarà la
richiesta.
Esempio per un patrimonio: il quartiere Clodio (regressioni multiple che si utilizzano per la stima di un
patrimonio immobiliare).
Indici di posizione valore minimo, massimo, medio
Indici di dispersione varianza (ampiezza della campana, è una distanza al
quadrato, per cui sempre positiva) e deviazione standard (distanza reale, non al
quadrato).
L’omogeneità ha una bassa varianza.
MATEMATICA FINANZIARIA
INTERESSE
È il prezzo d’uso del capitale, cioè la remunerazione del finanziatore.
=
Ove: C è il capitale iniziale e i è il tasso unitario effettivo annuo (in percentuale).
0
L’interesse è passivo se è il soggetto a chiedere il prezzo (è molto alto); è attivo se il soggetto investe il
capitale (è molto basso).
MONTANTE
&Egrav
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Estimo ed Economia
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Economia e Estimo Civile - Parte 3
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Terza parte di Economia ed estimo civile
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