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Natura dell'impresa capitalistica

L'impresa capitalistica è un'organizzazione gerarchica finalizzata al profitto, in quanto deve remunerare i soggetti che hanno investito sull'azienda. Un'organizzazione è un sistema ordinato di agenti, più nel dettaglio è un tessuto relazionale: ORG = <V,R> dove V è l'insieme di agenti (nodi) e R è il tessuto relazionale. È un multigrafo in quanto ogni relazione individua una dimensione dell'azienda.

Struttura organizzativa

L'organizzazione può essere un sistema di comando se le relazioni sono del tipo "essere il capo di" e vale transitività e asimmetria, oppure essere un sistema informativo (rete di comunicazione) se la relazione è "comunica con".

La macrostruttura è la parte alta di un organigramma ed individua la prima linea di comando, mentre la microstruttura è la parte più fine ed individua i livelli di comando più bassi. Oltre a questa struttura top-down vi sono due organi che non appartengono alla linea gerarchica e sono lo staff di supporto, per questioni legali e giuridiche, e la tecnostruttura come sostegno nelle decisioni manageriali.

Osservando un'organizzazione da un altro punto di vista essa è caratterizzata dalla divisione del lavoro+coordinamento; per questo i vari compiti vengono ripartiti in macroaree come si evince dallo schema sulla destra. Con la rappresentazione piramidale è possibile osservare che lo staff di supporto e la tecnostruttura non appartengono alla linea di comando. Il coordinamento avviene attraverso una supervisione diretta dall'alto verso il basso.

Teorie sull'organizzazione

Secondo Hobbes, l'organizzazione esiste per ovviare all'anarchia, cioè all'assenza di un tessuto relazionale (R=0). Il problema risiede però nel fatto che l'anarchia non consente di raggiungere un obiettivo prefissato. Per questo nasce l'esigenza di avere una struttura relazionale.

Mintzberg spiega questa situazione con l'esempio dei due rematori su una canoa che possono giungere alla destinazione solo se si adattano reciprocamente (coordinano), altrimenti, se uno rema e l'altro no, o se nessuno dei due lo fa, si può raggiungere il traguardo solo casualmente.

Tuttavia, Hobbes commette un errore logico nel dire che l'unica alternativa all'anarchia è la gerarchia, poiché esiste anche l'eterarchia che è una relazione bidirezionale xRy e yRx (al contrario della gerarchia che è monodirezionale) ed è basata sull'adattamento reciproco. L'eterarchia può assumere la forma di mercato o collettivo.

Il mercato è il luogo dove si raggiunge l'ottimo paretiano e rappresenta la scelta del BUY che si preferisce al MAKE (gerarchia) a seconda della quantità e dei costi che si supportano. Il mercato è il luogo dove si incontrano gli scambisti e nasce a causa della divisione del lavoro che comporta la specializzazione in alcuni lavori e l'ignoranza di come svolgerne altri. Nel mercato si incontrano la domanda e l'offerta, che sono individuate rispettivamente mediante la funzione di utilità e la curva del profitto marginale. Ponendo l'uguaglianza tra queste funzioni, si ottiene il prezzo di equilibrio. Questa struttura consente di raggiungere l'ottimo paretiano, ovvero la situazione dove nessuno può stare meglio senza che qualcun altro stia peggio, e i vari agenti si adattano e coordinano senza la presenza di un gerarca. È la critica più forte all'idea di Hobbes della necessità di un gerarca che porti al raggiungimento di un obiettivo.

Teorie neo-hobbesiane

Ci si domanda allora perché esiste la gerarchia e la risposta dei vari filosofi neo-hobbesiani è diversa:

  • Minimizza i costi delle transazioni, Williamson e Coase
  • Minimizza i tempi delle decisioni, Arrow
  • Minimizza i costi per portare a termine il compito (task), Simon

Williamson e Coase

Per un insieme di agenti, si sceglie tra gerarchia e mercato per il coordinamento a seconda di quale delle due ha il minor costo delle transazioni. Nel mercato, questo costo è dovuto alla ricerca dei fornitori, alla loro valutazione, ai contratti da stipulare e alla verifica che la quantità e qualità delle risorse corrisponda a quanto stipulato. Quindi, secondo la teoria neo-hobbesiana, si sceglie il meccanismo che rende minimo l'insieme dei costi appena elencati. Il costo delle transazioni è direttamente proporzionale alla specificità delle risorse e all'incertezza e inversamente proporzionale rispetto alla frequenza degli scambi.

Più le risorse sono specifiche e quindi più difficile è il loro trasferimento ad un altro uso (cost sunk), maggiore è il rischio per l'acquirente e quindi la necessità di tutelarsi; aumenta quindi il dettaglio dei contratti e di conseguenza il costo della transazione. Stesso discorso vale per le conoscenze delle risorse umane. Si parla di incertezza se le informazioni riguardo fornitori e acquirenti sono inesistenti o asimmetriche. In questo caso, aumenta il potere contrattuale di uno dei due agenti e il rischio di comportamento opportunistico, per questo aumenta il rischio di entrare in un contenzioso e quindi il costo della transazione. La frequenza delle transazioni è invece dovuta al numero di fornitori e più questo è esiguo più aumenta il potere contrattuale e il rischio di opportunismo che fa aumentare il costo della transazione.

Ricapitolando, all'aumentare del costo delle transazioni si passa da una rete senza gerarchia (mercato) ad una accentrata e gerarchica in cui vengono meno le transazioni di mercato. Vediamo più nel dettaglio cosa accade. La scelta tra burocrazia e mercato assomiglia molto a quella tra make or buy; qui però la variabile indipendente è il costo delle transazioni "k" (o la specificità delle risorse). Ogni meccanismo di coordinamento delle decisioni ha la sua funzione di costo:

  • Mer(k) = mer(0) + k dove mer(0) è il prezzo del mercato e k è il costo della transazione
  • Bur(k) = bur(0) + k dove bur(0) è il costo di produzione e controllo e transazioni

Se il costo delle transazioni è nullo k=0 e i costi di coordinamento coincidono rispettivamente con il prezzo di mercato e quello di produzione e controllo. All'aumentare di k diventa sempre meno conveniente l'alternativa buy (mercato) in quanto sempre più costosa, fin quando si giunge al punto k* di uguaglianza tra i costi delle due alternative. Superato il punto di breakeven, si preferisce la burocrazia (make) perché meno costosa.

Il metodo di coordinamento scelto da un insieme di agenti può essere rappresentato da un organigramma che è un grafo orientato <V,R> costituito dai nodi che sono gli agenti e gli archi che sono le relazioni vigenti tra essi. Nella gerarchia le relazioni sono del tipo "essere il capo di" e l'organigramma presenta le seguenti caratteristiche:

  • Transitività, se i è il superiore di j e j è il superiore di k allora i è superiore di k
  • Asimmetria, se i è superiore di j, j non è il superiore di i
  • Esiste un solo agente che è superiore a tutti, detto gerarca
  • Ogni agente ha un suo superiore diretto

Indicatori di gerarchia

Vi sono varie forme di gerarchia che vedremo più avanti, intanto andiamo a vedere degli indicatori. Il primo è il grado di gerarchia ℋ ℋ =1− ℋ e i casi estremi sono G=0 che è l'eterarchia decentrata e G=1 che è la gerarchia. Gli archi bidirezionali = 1 − costituiscono un solo arco e sono quelli non gerarchici. Altro indicatore è il grado di efficienza con che è l'indice degli archi in eccesso rispetto al numero minimo di archi necessario per rendere un grafo connesso.

Per connettere 3 nodi servono almeno 2 archi orientati, quindi dato il numero di nodi “n”, il numero minimo di archi orientati necessario è n-1. Al contrario, il numero massimo di archi orientati possibile è n(n-1), ne consegue che la ridondanza massima è (nodi max-nodi min)=n(n-1)-(n-1). Il grado di ridondanza è quindi − ( − 1) = ( − 1) − ( − 1) = 1 = 0 e se allora c'è il massimo grado di ridondanza. Una situazione intermedia è riportata dal seguente esempio nel caso di gerarchia che segue possiamo osservare che si raggiunge il massimo grado di efficienza, è quindi il meccanismo di coordinamento più efficiente possibile.

Tuttavia, è necessario considerare che maggiore è il grado di ridondanza maggiore è la solidità dell'azienda, ovvero la capacità di resistere alle perturbazioni ambientali. Infatti, se viene meno un arco tra due nodi è possibile realizzare il coordinamento tra i due agenti in modo indiretto attraverso altri nodi, si parla dunque di efficacia. Il modello gerarchico realizza una struttura organizzativa con il minor numero di archi possibile, dunque massimizza l'efficienza ma è poco efficace poiché anche il venir meno di un solo arco causa il collasso verso l'anarchia. Si parla di trade-off tra efficacia ed efficienza e si predilige una o l'altra a seconda dell'ambiente in cui opera l'azienda. Più esso è stabile più si può cercare l'efficienza; al contrario, in ambienti turbolenti è necessario preservare l'azienda e quindi optare per un maggiore grado di ridondanza.

Grado di densità e ampiezza del controllo

Un altro indicatore è il grado di densità di un'organizzazione che individua la densità del tessuto relazione: = Con L= numero archi orientati e Lmax=numero massimo di archi orientati=n(n-1). (qui gli archi bidirezionali valgono 2). La gerarchia è il grafo connesso a densità minima.

Ultima cosa da osservare riguardo ad un'organizzazione è l'ampiezza del controllo (span of control). Il top manager non può occuparsi di tutte le questioni altrimenti va in sovraccarico (overload) allora delega parte delle sue decisioni e compiti a manager di livello più basso. Il loro operato viene valutato confrontando gli obiettivi prefissati che gli sono stati assegnati con gli obiettivi effettivamente realizzati, così nel caso di scostamenti si va a valutare e ad agire sulla gestione. Questa suddivisione del controllo può essere più o meno ampia:

  • Nella flat hierarchy il manager opta per una supervisione diretta e controlla quindi un gran numero di sottoposti, la catena di comando è corta. Il rischio maggiore di questo tipo di catena è l'overload del vertice.
  • Nella tall hierarchy la catena di comando è molto lunga e la principale problematica è la distorsione delle informazioni dal vertice alla base.

L'indicatore è lo span of control medio (subordinati/controllori) e varia da 0 a N-1. Spesso si sceglie un compromesso tra la tall e la flat hierarchy.

Arrow

Secondo Arrow, la gerarchia esiste per rendere più veloci le decisioni: in presenza di un'eterarchia decentrata per effettuare una scelta è necessario avere il massimo grado di archi (n(n-1)) e questo rallenta moltissimo il processo. Se tutti i decisori concordano sulla scelta migliore si effettua la votazione e il risultato viene deciso all'unanimità, in alternativa le decisioni vengono prese con il criterio della maggioranza.

L'elevato numero di archi non rappresenta un problema fin quando l'informazione non è costosa, ma questa ipotesi è, nella realtà, poco probabile. Si passa dunque ad un'eterarchia accentrata in cui uno dei decisori diventa un'autorità ed ha il compito di raccogliere tutte le preferenze e calcolare il risultato della votazione. Questo sistema di maggioranza entra in crisi quando le preferenze sono conflittuali, cioè quando non è possibile giungere ad una soluzione (si rispetta la maggioranza ma il risultato non è transitivo), si parla di paradosso di Condorcet. In questa situazione è necessario porre un gerarca che prenda una decisione per tutti e sblocchi la situazione di stallo.

Simon

Secondo Simon, la gerarchia nasce per semplificare un compito poiché è basata sul concetto del divide et impera di suddivisione del problema in sottoproblemi più semplici che, una volta risolti, vengono uniti per risolvere il problema originale. Per questo all'interno dell'azienda si possono suddividere ruoli e decisioni in modo tale da semplificare la gestione ed evitare il sovraccarico del vertice.

Il profitto netto si ripartisce esaustivamente tra lavoro e capitale, quindi il profitto non è sfruttamento del lavoro, come diranno i neo-marxisti, ma la produttività del capitale investito dall'azionista. Il salario è invece la produttività marginale del lavoro.

HP1: pluralità dei fattori di produzione. Secondo questo filone di ricerca, capitale e lavoro sono entrambi dei fattori di produzione, dunque P=F(K,L) (F è la forza produttiva congiunta).

HP2: sostituibilità dei fattori di produzione. Fissando un valore P* si ottiene l'isoquanto di produzione, cioè una curva che rappresenta tutte le possibili combinazioni di K e L che generano P*:

Per andare a dimostrare che il profitto netto si esaurisce totalmente tra lavoro e capitale in proporzione pari alla loro produttività marginale, diciamo che una funzione è omogenea di grado 1 se tP=F(tK,tL) e si dice che ha rendimenti di scala costanti.

Sia F una funzione che gode di questa proprietà, allora derivando otteniamo e questo vale per ogni t, quindi anche per t=1 (teorema di Eulero). Se il costo dei fattori produttivi è pari alla loro produttività marginale, allora il teorema di Eulero di

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.mo1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e controllo delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Laise Domenico.
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