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Economia e controllo delle organizzazioni

Indice

Impresa capitalistica

  • 1 – Impresa come organizzazione gerarchica per profitti
  • 2 – Teorie dell'esistenza dell'organizzazione
  • 2.1 – Teoria di Hobbes
  • 2.2 – Teorie neo-hobbesiane
  • 2.2.1 – Teoria di Coase e Williamson
  • 2.2.2 – Teoria di Simon
  • 2.2.3 – Teoria di Arrow
  • 2.3 – Teoria di Wiener e dei cibernetici
  • 2.4 – Teoria neo-marxista

Divisione del lavoro e coordinamento

  • 1 – Divisione del lavoro
  • 1.1 – Top management
  • 1.2 – Middle management
  • 1.3 – Technostructure
  • 1.4 – Support staff
  • 1.5 – Operating core
  • 2 – Coordinamento
  • 2.1 – Relazione di standardizzazione
  • 2.2 – Relazione di adattamento reciproco
  • 2.3 – Relazione di supervisione diretta

Forme gerarchiche: organigrammi

  • 1 – Struttura semplice (S-F)
  • 2 – Struttura funzionale o unitaria pura (U-F)
  • 3 – Struttura funzionale modificata
  • 4 – Struttura a matrice (X-F)
  • 5 – Struttura multidivisionale (M-F)
  • 6 – Struttura multidivisionale ibrida (MX-F)
  • 7 – Struttura holding (H-F)
  • 8 – Struttura giapponese (G-F)
  • 9 – Struttura giapponese ibrida (J-F)

Reti di imprese

  • 1 – Organizzazione a rete formalizzata e centralizzata
  • 2 – Organizzazione a rete formalizzata e non centralizzata
  • 2.1 – Venture capital
  • 2.2 – Associazione temporanea
  • 3 – Organizzazione a rete non formalizzata e centralizzata
  • 4 – Organizzazione a rete non formalizzata e non centralizzata

Il profitto

  • 1 – Come misurare il profitto
  • 1.1 – Profitto contabile
  • 1.2 – Profitto economico
  • 1.3 – Profitto monetario
  • 2 – Teoria neoclassica sul profitto
  • 2.1 – Profitto come produttività del capitale
  • 2.2 – Critica alla teoria del profitto come produttività del capitale
  • 2.3 – Profitto come costo opportunità
  • 2.4 – Critica alla teoria del profitto come costo opportunità
  • 3 – Teoria neo-marxista sul profitto

Progettazione di sistemi di pianificazione e controllo

  • 1 – Sistemi di controllo della gestione
  • 2 – Sistemi informativo aziendale di controllo dei costi
  • 3 – Sistemi di controllo performance, centri di responsabilità

Appendice

  • A – Riclassificazione del conto economico
  • A.1 – Costo del venduto (Mark up industriale)
  • A.2 – Valore aggiunto (Indice di Delman)
  • A.3 – Margine di contribuzione (EVA operativa)
  • B – Make or buy

Impresa Capitalistica

1 – Impresa come organizzazione gerarchica per profitti

Un’impresa viene detta capitalistica quando è un’organizzazione gerarchica e finalizzata al profitto. Per capire meglio cosa si intende analizziamo i tre elementi che la caratterizzano:

  • Organizzazione: Un insieme ordinato di agenti, regolato da relazioni binarie tra questi. Ossia un’organizzazione è una struttura relazionale (sistema) che può essere rappresentata come un grafo ORG =< V, R > V = { , … , } R = {R , … , R } Dove è l’insieme degli agenti (nodi) e è l’insieme delle relazioni binarie (tessuto relazionale). Un’organizzazione può essere:
    • R = "… è capo di …"; Sistema del comando, se i
    • R = "… comunica con …". Sistema informativo, se j Figura 1 - A destra il sistema del comando, a sinistra il sistema informativo
  • Un’organizzazione può essere visto più in generale come l’insieme del coordinamento con la divisione del lavoro: ORG = Divisione del lavoro + Coordinamento
  • Gerarchica: Esiste una relazione ben distinta tra i ruoli di comando all’interno dell’impresa, ossia questa organizzazione è, da come abbiamo visto al punto precedente, un sistema del comando ≅ R = "… è capo di …" i
  • Finalizzata al profitto: La mission per queste imprese è di fare profitti, remunerare il capitale investito dagli shareholders tramite la creazione di valore aggiunto. Queste imprese vengono dette oriented for profit.

2 – Teorie dell'esistenza dell'organizzazione

Perché esistono le organizzazioni? Per rispondere a tale domanda vedremo varie teorie:

  1. Teoria di Hobbes, grazie alla quale si creerà il primo bivio per una struttura sociale, ossia una divisione tra organizzazione ed anarchia;
  2. Teorie neo-hobbesiane:
    • Teoria di Coase e Williamson, la quale spiega come mai accanto ad un mercato sono presenti anche forme organizzative gerarchiche tramite la minimizzazione dei costi delle transazioni;
    • Teoria di Simon, per cui la presenza di gerarchie in un mercato è dovuto alla minimizzazione dei costi per portare a termine un task (compito);
    • Teoria di Arrow, che afferma che un’organizzazione gerarchica minimizza i tempi (costi) delle decisioni da adottare;
  3. Teoria di Wiener e dei cibernetici, grazie alla quale viene integrata anche una visione probabilistica del guadagno di un’organizzazione e viene introdotta dunque una questione di trade off tra efficienza ed efficacia;
  4. Teoria neo-marxista che analizza il conflitto tra la classe dei lavoratori con quella dei capitalisti e spiega che il profitto esiste se e solo se a capo dell’organizzazione è presente una figura autarchica.

2.1 – Teoria di Hobbes

Secondo il filosofo Hobbes le organizzazioni esistono per ovviare agli inconvenienti dell’anarchia: gli unici due sistemi che si possono stabilire in una comunità sono quelli in cui c’è la presenza di un tessuto relazionale, l’organizzazione, o dove è assente, l’anarchia. Lo stato naturale è una guerra di tutti contro tutti e questo genera miseria e povertà, mentre la Civitas è una forma organizzata di società per mantenere pace e benessere sociale.

Il limite di questa filosofia si riscontra però quando si prende in considerazione una società non organizzata con un obiettivo comune da realizzare, raggiungibile anche per adattamento sociale e pressione sociale (esempio della canoa di Mintzberg, ossia se su una canoa sono presenti almeno 2 rematori, questi sono costretti a coordinarsi reciprocamente per raggiungere l’obiettivo comune): l’anarchia genera un moto casuale che globalmente mantiene lo stato della società immutato; l’organizzazione invece realizza dei mutamenti mirati. Infatti, un mancato adattamento reciproco di 2 rematori darebbe luogo alle seguenti possibilità: Senza coordinamento la probabilità di raggiungere la realizzazione del compito sarebbe 1/4.

2.2 – Teorie neo-hobbesiane

Hobbes non aveva considerato la possibilità che un’organizzazione può essere o una gerarchia o un’eterarchia. Infatti, sebbene nella gerarchia è presente una condizione di coordinamento unidirezionale: x R y, ma non viceversa. Nell’eterarchia invece è presente un condizionamento bidirezionale: x R y ↔ y R x. Nel caso della canoa di Mintzberg nel punto precedente, l’eterarchia ha luogo quando i due rematori optano per coordinarsi per raggiungere la riva. Dunque grazie a questa corrente di pensiero ora il bivio non è solo tra anarchia e organizzazione, ma è duplice: Un esempio comune di un sistema eterarchico è il mercato, ossia un posto dove un’impresa capitalistica può adottare politiche buy e richiedere un servizio a terzi.

2.2.1 – Teoria di Coase e Williamson

Perché accanto al mercato, che è una struttura eterarchica, si percepisce anche la presenza di organizzazioni gerarchiche? Secondo la teoria presa in considerazione la gerarchia esiste perché in alcuni casi è l’organizzazione più efficiente, minimizzando i costi delle transazioni. Infatti in generale il mercato è una organizzazione per il governo delle transizioni. Quest’ultime implicano una certa complessità e quindi anche dei costi relativi a:

  • La ricerca di persone con cui scambiare;
  • La valutazione delle loro serietà professionali, ossia devono non avere comportamenti opportunistici;
  • La stipulazione di un contratto, il quale regolarizza le relazioni possibili e cerca di minimizzare il più possibile la possibilità di atteggiamenti opportunistici;
  • La verifica delle qualità e delle quantità di quanto stipulato nel contratto.

Più il mercato diventa costoso (essenzialmente prevalgono comportamenti di comodo tra le relazioni), più può convenire la gerarchia.

Dunque possiamo dire che un sistema informativo è un sistema eterarchico. Il mercato lo consideriamo secondo la visione di Smith, ossia è un’organizzazione che realizza il coordinamento (prezzi di equilibrio, da cui si determinano le domande e le offerte di equilibrio) senza bisogno di gerarchia (vista come Leviatano). Dunque, il bene comune porterebbe sempre all’equilibrio, ma ciò non spiega perché esistono tuttora imprese gerarchiche.

Per rendere più chiaro il concetto dei costi delle transizioni vediamo:

↑ Costo transazione = F(Risorsa specifica ↑, Incertezza ↑, Frequenza ↓)

  • Specificità della risorsa, più una risorsa è specifica, più questa genera incertezza prestazionale e costi sunk (ad esempio nel mercato del lavoro). In questo caso possono presentarsi casi di opportunismo che possono essere bloccati solo tramite contratti con molte clausole di salvaguardia;
  • Incertezza, maggiore è l’incertezza, ossia la presenza di informazioni incomplete o asimmetriche, e maggiore è il rischio di comportamenti opportunistici;
  • Frequenza, minore è la frequenza della transazione stessa maggiore è il rischio che il fornitore/cliente attinga a comportamenti di comodo, dirigendosi dove gli conviene economicamente nel breve periodo. Per salvaguardare la presenza di una sorgente a monte o a valle costante, aumentano le clausole di contratto e i controlli di qualità e quantità.

È intuitivo che più i costi delle transazioni sono bassi, più gli elementi di una rete di mercato genereranno transazioni tra di loro, raggiungendo il concetto di rete decentrata. Viceversa, se le transazioni costano molto, la rete ridurrà il più possibile gli archi superflui, pur sempre mantenendo una connessione (con archi che tendono ad essere sempre più solamente unidirezionali) tra tutti i nodi, ossia a formare una rete centrata.

La scelta tra mercato e gerarchia possiamo vederlo anche come uno studio make or buy:

Scelta make: () = (0) + … Scelta buy: () = (0) + …

Infine possiamo analizzare la convenienza della scelta tra mercato e gerarchia anche tramite lo studio del grafo. Una gerarchia pura è un insieme di agenti all’interno del quale esiste una relazione binaria del tipo che gode delle seguenti proprietà:

  • Transitività, se è il superiore di e questo lo è di allora è anche superiore di
  • Non simmetria, se è superiore di allora non è superiore di
  • Esistenza di un solo agente superiore di tutti gli altri agenti (gerarca);
  • Esistenza di un immediato superiore per ogni agente, ad esclusione del gerarca.

Vediamo inoltre i seguenti parametri:

  • Grado di gerarchia: archi bidirezionali = 1 – archi totali = 0, = 1; Un grafo eterarchico ha mentre un grafo centrato ha
  • Grado di efficienza: = 1 – dove è il grado di ridondanza (archi totali – – 1) = (( – 1) – – 1) Dove è il numero di nodi del grafo. La gerarchia ha il grado massimo di efficienza , infatti si può notare che il grado di ridondanza è anche il parametro che misura l’efficacia: = 1 – efficienza efficacia
  • Grado di densità relazionale: archi orientati = ( – 1) = 1 Se il grafo è eterarchico, altrimenti se il grafo ha tutti i nodi connessi con almeno un = 0, arco la gerarchia ha il min. Se il grafo è totalmente disconnesso ed è rappresentante dell’anarchia.
  • Span of Control Medio: NSUBSOC =M NCN NDove sono i nodi controllati, ossia le destinazioni delle frecce, mentre sono i nodiSUB CSOCcontrollori, ossia l’origine degli archi. Da notare che può essere calcolato solo per grafiMgerarchici.

Tramite questo parametro abbiamo:

  • 1, se la gerarchia è lungaSOC = {M > 1, se la gerarchia è piattaSOC = 1 SOC ≈ 1, In linea generale non conviene mai che o bensì è bene cheM Ml’organigramma di un’organizzazione sia divisa su più livelli e distribuiti opportunamente.

2.2.2 – Teoria di Simon

Secondo H. Simon l’organizzazione gerarchica assume il ruolo di “riduttore” della complessità dei task: questa infatti adotta la strategia del divide et impera. Secondo questo metodo bisogna svolgere tre passi:

  1. Scomporre il macro-problema in diversi sotto-problemi di complessità molto minore rispetto al primo;
  2. Risolvere i sotto-problemi, ottenendo così delle sotto-soluzioni;
  3. Riunire le sotto-soluzioni per risolvere il problema originario.

Secondo questa strategia infatti conviene per un’organizzazione disporsi secondo una gerarchia mista (la lunga è “pericolosa”, perché se salta un arco oppure se le informazioni top-down non vengono riportate correttamente, l’organizzazione viene meno; la piatta invece rischia di sovraccaricare troppo il vertice della gerarchia). Secondo Simon esempi di gerarchie sono le sostanze chimiche che, analizzate, si rivelano composte di molecole, e queste di atomi. Oppure gli organismi viventi, composti di organi e tessuti, poi di cellule e poi di macromolecole. Per spiegare il motivo per cui tali strutture gerarchiche sono così predominanti in natura utilizza la parabola dei due orologiai:

C’erano una volta due orologiai, Hora e Tempus, che fabbricavano dei gran bei orologi. Entrambi gli artigiani erano molto stimati, e il telefono nel loro laboratorio suonava frequentemente, dato che nuovi clienti li chiamavano. Ma mentre Hora prosperava, Tempus diventava sempre più povero, sinché alla fine dovette chiudere il negozio. Quale ne fu la ragione? Gli orologi che i due maestri producevano erano composti da circa mille parti ciascuno. Tempus però costruiva i suoi in maniera che, se doveva metterli giù quand’erano parzialmente assemblati per rispondere al telefono, andavano in pezzi e dovevano essere ricostruiti daccapo. Più i suoi orologi piacevano, più riceveva telefonate e meno riusciva a produrne. Gli orologi di Hora non erano meno complessi, ma lui li aveva progettati in modo da comporre dei sub-assiemi iniziali di circa dieci elementi ciascuno. Dieci di questi sub-assiemi potevano essere montati per formare un sottoinsieme più grande, e un gruppo di dieci di questi formava un intero orologio. Quindi, quando Hora doveva tralasciare un orologio non ancora completo per rispondere al telefono, perdeva solo una piccola parte del suo lavoro: i sub-assiemi finiti non si decomponevano. Egli poteva così assemblare gli orologi in una frazione del tempo che occorreva a Tempus. La morale è che le strutture gerarchiche evolvono molto più rapidamente dagli elementi costituenti di quanto possano farlo sistemi non-gerarchici con lo stesso numero di elementi.

In generale si dimostra che per Hora vale:

(11 1 – – )= · (1 – )

Dove è il numero atteso di passi necessari per completare la costruzione di un cluster (assemblaggio), il numero di componenti di ogni cluster e la probabilità che si verifichi un insuccesso.

2.2.3 – Teoria di Arrow

Secondo questa visione, le organizzazioni sono legate ai tempi dei processi decisionali: per questo la gerarchia si pone per minimizzarne i tempi, imponendo la volontà del gerarca. Per K. Arrow infatti se l’ambiente circostante all’organizzazione è molto dinamico, l’impresa deve essere in grado di rispondere velocemente, ossia con prontezza, agli shock esterni anche con scelte che non sono ottime. Consideriamo per l’appunto i seguenti casi: L’informazione...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrea22x di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e controllo delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Laise Domenico.
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