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Economia e commercio - Appunti

Appunti di Economia e Commercio sui seguenti argomenti: effetto Lohmann, stato patrimoniale, le motivazioni di un'acquisizione, gli accordi internazionali e le reti d'impresa, gli accordi di cooperazione, il concetto di rete e le sue applicazioni, i finanziamenti.

Esame di Economia e Commercio docente Prof. -. Non

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Da un lato l’impresa innovatrice, che entra in rapporto di interattività

 con altri soggetti, può meglio valorizzare e sviluppare le innovazioni

introdotte sul mercato.

Dall’altro lato, i soggetti autonomi con cui l’impresa sviluppa relazioni

 di interattività sono, a loro volta, nelle condizioni di sfruttare al meglio

le conoscenze e le risorse acquisite nel processo di collaborazione,

finalizzandoli a specifici obiettivi competivi .

Divengono sempre più sfumati i confini tra l’impresa e i sistemi a cui

essa partecipa.

L’impresa deve essere vista come un “sistema aperto”, una stanza

senza pareti, in cui le molteplici relazioni interattive poste in essere

rendono impossibile una netta separazione tra impresa e ambiente.

Il concetto d’impresa come sistema aperto dispiega la sua utilità con

riferimento a 3 aspetti dell’attuale economia d’impresa:

I rapporti di cooperazioni tra imprese, in cui l’impresa si pone con

1) l’obiettivo di accrescere la sua capacità di innovare.

2) I rapporti di interazioni tra impresa e ambiente.

I rapporti interattivi all’interno delle imprese e quindi

3) di recupero di

ruoli autonomi e specifici delle business units al centro d’impresa.

Gli accordi di cooperazione.

Un accordo di cooperazione è un accordo di lungo periodo tra due o più

imprese.

Le motivazioni che spingono l’impresa verso tali attività possono essere

identificate in:

1) Il trasferimento di tecnologia

2) Le complementarità tecnologiche, nel senso che ciascuna impresa

contribuisce offrendo qualche conoscenza ed esperienza tecnologica

ad un progetto congiunto.

I vantaggi di un accordo rispetto ad una fusione possono consistere:

Nel fatto che l’accordo di collaborazione non richiede all’impresa di

 costruire nuova capacità produttiva per bilanciare le disparità che si

possono creare.

 Nel fatto che si eliminano i costi di organizzazione interna.

 Nel fatto che non si rende necessario nessun cambiamento del

gruppo di manager.

3) La creazione di economie di scala, per ridurre i costi.

4) La compartecipazione al rischio. In questo tipo di accordo una delle

parti è responsabile del progetto dal punto di vista tecnologico, mentre

l’altra contribuisce solo con i mezzi finanziari.

Per qualificare i caratteri di un accordo è utile l’analisi delle forme

contrattuali, che possono essere qualificate in base al grado di

complessità contrattuale, e si distinguono in:

 Accordi a complessità contrattuale trascurabile, comprendenti accordi

soggetti a condizioni di bassa incertezza ed a meccanismi di governo

di tipo standard.

 Accordi a complessità contrattuale bassa, i quali prevedono la

realizzazione di componenti o progetti.

 Accordi a complessità contrattuale media. La maggiore complessità

deriva dal fatto che l’oggetto del contratto è rappresentato da accordi

di sviluppo.

 Accordo a complessità contrattuale elevata, comprendenti le forme di

equity che implicano una modifica nella struttura azionaria.

Il concetto di rete e le sue molteplici appicazioni

La rete può essere considerata come una modalità di organizzazione dei

fattori produttivi di cui le imprese si avvalgono, caratterizzata da

connessioni interattive basate su linguaggi condivisi, codificati e

specialisti.

Essa è caratterizzata da due elementi fondamentali:

1) Il pluralismo delle unità che ne fanno parte

2) Il linguaggio specialistico comune che funge da medium

comunicazionale

Gli obiettivi dell’impresa sono:

 Esigenze di diversificazione produttiva

 Penetrazioni in più mercati

 Miglioramento dell’efficienza produttiva

 Aumento delle potenzialità d’apprendimento

 Elaborazione ed assunzione di scelte innovative.

La rete si manifesta in 3 principali forme:

1) La rete di unità interne.

Per reti ad unità interne si intende quell’insieme di relazioni cooperative,

finalizzate all’efficienza dinamica, che si pongono in essere all’interno

delle imprese tra le unità decisionali che la compongono.

Il processo di reticolazione assume modalità differenti a seconda delle

diverse dimensioni delle imprese oggetto di trasformazione.

Per quanto concerne le imprese minori, le reti nascono attraverso la

creazione all’interno dell’impresa di successive unità dotate di autonomia

progettuale e gestionale. Questa forma di crescita è stimolata dalla

ricerca di strutture e processi meno burocratici.

Per quanto concerne le imprese maggiori: una grande impresa si

presenta spesso come un punto di coagulo in cui confluiscono una serie

di reti da essa promosse ed a cui partecipa. Il risultato è una struttura

reticolare con unità autonome ciascuna proiettata verso i rispettivi

mercati con l’obiettivo dio guadagnare posizioni competitive.

2) La rete di unità esterne.

Per reti di unità esterne si intende il complesso delle relazioni

cooperative, finalizzate all’efficienza dinamica, che le imprese pongono

in essere con soggetti esterni indipendentemente:

 Dalle aree di attività

 Dalla forma specifica assunta

 Dagli obiettivi particolari delle stesse

La rete non è formalmente gerarchica, ma presente degli elementi di

potere dovuti alla ricerca dei “partecipanti” di influenzare l’azione degli

altri soggetti ai diversi livelli.

Ulteriore caratteristica della rete è la flessibilità.

Vi sono 3 fasi per lo sviluppo per reti esterne ognuna delle quali può dar

luogo a difficili conflitti il cui superamento richiede salti di qualità sul

piano dell’organizzazione e dell’imprenditorialità:

a) la coprogettazione strategica

l’attuazione della strategia cooperativa

b)

c) lo sviluppo di sinergie positive.

Le reti di unità esterne possono assumere diverse tipologie.

 Una prima tipologia informale che ha come carattere distintivo quello

di protrarsi nel tempo.

 Una seconda tipologia informale che può trovare anche origine da

quella precedente.

 Sotto il profilo organizzativo.

 Sotto il profilo gestionale.

 Sotto il profilo della manovrabilità.

3) La rete interpersonale.

Per rete interpersonale si intende un insieme di persone legate da una

pluralità di relazioni.

Alle reti interpersonali progettate se ne sovrappongono altre di tipo

informale, rese necessarie soprattutto dalla necessità di flusso di

informazioni.

Tali reti informali presentano 2 caratteristiche distinte rispetto alle reti

informali:

 si sviluppano secondo la dimensione orizzontale nei rapporti

interpersonali

travalicano i confini dell’organizzazione seguendo canali diversi da

 quelli gerarchici.

Il “nodo” rappresenta l’unità fondamentale della rete stessa, e si

caratterizza come centro di arrivo e di partenza di molteplici informazioni.

I nodi danno luogo a connessioni.

Nodi e connessioni, nella loro articolazione danno vita a diverse strutture

reticolari. I finanziamenti

Per dar luogo al ciclo di produzione effettuiamo

continuamente dei finanziamenti.

In prima approssimazione, le risorse monetarie possono rendersi

disponibili per effetto di finanziamenti attinti da fonti esterne o per effetto

del conseguimento dei ricavi che “chiudono” il circuito della produzione.

Prendiamo ora in considerazione le operazioni relative ai finanziamenti

attinti:

attraverso conferimenti di denaro da parte dell’unico proprietario

 dell’impresa individuale, o dei soci nell’impresa di società. I mezzi

monetari che affluiscono all’impresa per tale via costituiscono il

“capitale di proprietà conferito”.

Il capitale di proprietà è vincolato in modo permanente, ha una

remunerazione variabile ed è un capitale di rischio.

La remunerazione del capitale di proprietà conferito non è definita

contrattualmente, ma è decisa dalla stessa proprietà in relazione

all’andamento delle vicende produttive: si tratta dunque di una

remunerazione variabile.

Il capitale di proprietà viene denominato “capitale di rischio”, a

sottolineare la possibilità di una mancata remunerazione, ma soprattutto

la sua istituzionale destinazione ad investimenti effettuati in condizioni di

incertezza e, pertanto soggetti a rischio di perdite.

È agevole constatare che pure i mezzi monetari di prestito sono investiti

e concorrono al rischio d’impresa.

Permane l’obbligo di estinguere tutti i debiti prima di rimborsare il

capitale di proprietà e che, in caso di perdite, queste si abbattono

innanzitutto sul capitale di proprietà e poi sul capitale di terzi, ma solo

nella misura in cui il primo è insufficiente ad assorbirle.

una situazione di crisi si presenta all’esterno sotto

Molto spesso quando

forma di stato di insolvenza, l’ammontare delle perdite è già tale da

travolgere non solo il capitale di proprietà ma anche larga parte del

capitale di prestito.

La crisi di un’impresa non emerge subito all’esterno; sicché le perdite

continuano ad accumularsi fino a quando l’impresa riesce a mantenere

la possibilità di pagare i debiti alle scadenze contraendo nuovi debiti per

importi sempre maggiori. Quando tale possibilità viene preclusa emerge

lo stato di insolvenza.

È frequente in caso di insolvenza assistere ai cosiddetti concordati

stragiudiziali , in base ai quali l’impresa viene sostanzialmente risanata

riversando larga parte delle perdite da essa subite sui creditori, che

vengono solo parzialmente rimborsati.

Le operazioni relative al capitale di proprietà possono essere osservate

sotto un duplice aspetto: da un lato le entrate e le uscite di denaro

(aspetto monetario), da un lato l’aumento o la diminuzione del capitale di

proprietà . potrebbe dotare l’impresa invece che di denaro di beni

La proprietà

utilizzabili nelle differenti fasi dell’attività produttiva.

 attraverso prestiti contratti nei confronti di terzi. I mezzi monetari che

affluiscono all’impresa per tale via costituiscono il “capitale di

prestito”.

I finanziamenti attinti a prestito hanno una remunerazione

fissa che rappresenta il costo che deve essere comunque

pagato al finanziatore anche se l’impresa non produce

redditi positivi.

Al capitale di proprietà si affianca il capitale di prestito soprattutto qualora

ad esempio ci sia un’insufficienza del capitale di proprietà rispetto al

fabbisogno, ma possono anche esistere ragioni di convenienza.

I mezzi monetari acquisiti a prestito rimangono a disposizione

dell’impresa per periodi più o meno lunghi a seconda della durata del

prestito prevista nei contratti di finanziamento e ponendo all’impresa

precisi obblighi di restituzione.

La capacità di attingere mezzi monetari a prestito dipende dalla capacità

dell’impresa di assicurare R>C.

Le operazioni relative al capitale di prestito possono essere osservate

sotto un duplice aspetto: da un lato le entrate e le uscite di denaro

(aspetto monetario dell’operazione) dall’altro l’accensione o la estinzione

del debito di finanziamento contratto con i terzi finanziatori.

Le vicende relative ai finanziamenti attinti col vincolo di prestito

presentano un andamento che va dalle entrate per i finanziamenti attinti

alle uscite per la restituzione egli stessi e per il pagamento degli oneri del

prestito.

Finanziamenti concessi

Si tratta di “investimenti a rischio” di mezzi monetari disponibili, che

vengono prestati a terzi con diritto di restituzione nei tempi convenuti al

valore nominale e gli interessi attivi maturati.

Anche con riferimento alle operazioni di finanziamento a terzi il duplice

aspetto di osservazione consente di separare le uscite e le entrare di

denaro (aspetto monetario dell’operazione) dalle movimentazioni relative

ai crediti di finanziamento.

Le vicende relative ai finanziamenti accordati presentano un andamento

che va dalle uscite per la concessione del finanziamento a terzi alle

entrate per la restituzione e per l’incasso dei proventi del prestito.

Il conto economico c/e

Il conto economico è costituito da classi di componenti positivi e

negativi che formano il reddito del primo periodo di una qualsiasi

unità di produzione e che possono essere rappresentate in 3 strati.

Isolando un primo strato possiamo in esso rinvenire i costi

sostenuti per l’acquisizione di tutti i fattori produttivi ed i ricavi

rivenienti dalla vendita di tutti i prodotti.

Al tempo t1 esistono processi produttivi ancora in “corso di

svolgimento" si pone pertanto il problema di togliere dai costi e dai

ricavi del primo strato quelli relativi ai processi non ancora compiuti.

Il secondo strato di componenti positivi e negativi è da intendersi,

quindi, come rettifica di parte dei costi e dei ricavi che hanno avuto

manifestazione finanziaria nel periodo to-t1.

La terza stratificazione dei componenti di reddito accoglie tali

componenti negativi, congetturati, volti a ridurre in presenza di rischi

specifici, la misura del reddito assegnata al periodo e resa

disponibile per i prelievi degli aventi diritto.

L’impresa inizia un qualsiasi periodo ennesimo con processi che

sono in corso di svolgimento. Sicché il reddito del periodo

ennesimo include il primo strato di componenti , formato dai costi e

dai ricavi provenienti dal periodo precedente e trasferiti alla

competenza del periodo ennesimo.


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e Commercio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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