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Economia dello sviluppo: profili storici. II semestre Appunti scolastici Premium

Esame di economia dello sviluppo: profili storici. Professoressa C.Rotondi, Università Cattolica, Milano. Appunti completi e schematici delle lezioni del secondo semestre, facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali.

Esame di Economia dello sviluppo docente Prof. C. Rotondi

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Nel 1922, in un articolo apparso sull’Economic Journal e intitolato On empty economic boxes,

che la teoria dell’equilibrio

Clapham denunciò economico generale risultava sterile di fronte alla

realtà, perché creava delle scatole vuote.

I punti essenziali del pensiero marshalliano sono:

- Considerazioni della prospettiva evoluzionistica nella teoria economica

o Sraffa (1925-1926) discusse sulle relazioni di costo e quantità prodotte

la teoria dell’impresa e dell’organizzazione

o Nelson e Winter (1982) svilupparono

- Economie e diseconomie esterne

o economia del benessere, Pigou

economia dell’ambiente,

o Roegen

o economia regionale (formazione distretti industriali e creazione di poli di sviluppo)

- Influenza nella teoria monetaria e spiegazione dei fenomeni ciclici

Schumpeter

Nacque nel 1883, anno di morte di Marx, in Moravia. Frequentò la facoltà di giurisprudenza presso

l’Università di Vienna, mentre durante una visita in Inghilterra conobbe Marshall e Edgeworth.

L’essenza e i principi

Accettato un incarico presso il Cairo, ebbe modo di scrivere il suo primo testo

dell’economia teorica, 1908. Dopodiché a Graz ebbe la sua prima cattedra universitaria e scrisse

Teoria dello sviluppo economico, 1912, e nel 1914 Epoche di storia della dottrina e dei metodi.

Nel 1918-9 ebbe una breve esperienza come ministro delle finanze, dovendo affrontare i problemi

della ricostruzione e del debito di guerra. Successivamente divenne presidente di una piccola banca

privata, e poi tornò all’insegnamento presso l’università di Bonn, dove restò fino al suo definitivo

trasferimento a Harvard nel 1932. Morì nel 1950.

Fu il primo economista a sviluppare una vera e propria teoria dello sviluppo, e il suo contributo più

duraturo fu quello di aver individuato il ruolo dell’innovazione e del credito nel processo di sviluppo.

Tale processo di sviluppo è messo in moto da una serie di innovazioni generate dagli imprenditori,

grazie al credito fornito loro dalle banche.

Gli elementi più noti del suo pensiero sono:

• del banchiere e dell’imprenditore come protagonisti del processo di sviluppo.

importanza

Le crisi possono essere considerate “positivamente”, sono viste come un male necessario, un

elemento di rivitalizzazione del processo di sviluppo → alla crisi segue una rinascita.

• dinamica endogena, legata alla crisi del binomio imprenditore-banchiere, che porta alla crisi

del capitalismo (questa, contrariamente a Marx, non è auspicata bensì temuta; vuole stimolare

una discussione).

L’obiettivo sotteso a tutte le analisi di Schumpeter fu lo studio del cambiamento sociale per arrivare

a quella che lui definì una “teoria del cambiamento sociale” (= capire come la società si evolva e

cambi). Il suo approccio metodologico fu molto flessibile, in quanto non si limitò ad usare unicamente

gli strumenti dell’economista ma anche l’analisi sociologica, la storia economica e la filosofia. Da

questa eterodossia si evidenziò un cambiamento rispetto a quanto fece Marshall, ad esempio.

• Il metodo

Il punto di partenza per interpretare Schumpeter è il liberalismo metodologico (è vantaggioso non

fissare le ipotesi una volta per tutte e per tutti gli scopi ma adattarle a ciascuno di essi considerandole

“liberali” – L’essenza e i principi dell’economia teorica).

In questa opera Schumpeter si pose l’obiettivo di esporre quelle che lui considerava le fondamenta

introducendo però un’eccezione:

della teoria economica. Egli adottò la teoria del valore marginalista,

il valore non è identificabile con la capacità soggettiva dei beni di appagare un bisogno, perché

secondo Schumpeter spiega solo come cambia uno dei dati in relazione al cambiamento

dell’equilibrio.

Dunque per l’autore il metodo dell’analisi statica e l’approccio dell’equilibrio economico non erano

sufficienti, per quanto permettessero di osservare il cambiamento di un particolare aspetto della realtà.

rendere l’idea del suo

Una caratteristica di Schumpeter era quella di ricorrere a metafore per

ragionamento: un'efficace metafora del rapporto fra l'unità del tutto e la molteplicità della sua

manifestazione è quella che considera il mare e le sue onde. Nel breve periodo in cui le onde si

formano, esse possono essere distinte le une dalle con caratteristiche individuabili e descrivibili

secondo la nostra percezione di esse. Tale estemporanea manifestazione non cambia tuttavia il fatto

che, in realtà, le onde non esistono come entità separate, ma esiste solo il mare.

• Dalla statica alla dinamica; il ciclo

Il principale punto di differenziazione con la teoria marginalista risiedeva nel fatto che Schumpeter

riteneva che il mercato monetario svolgesse un ruolo passivo nel sistema statico, mentre diventava

protagonista attivo nell’ambito del processo di sviluppo economico. Questa tesi venne sviluppata

nell’ambito della Teoria dello sviluppo economico, la cui edizione più famosa è quella in lingua

inglese del 1934.

La dicotomia tra statica e dinamica venne trasformata da Schumpeter in contrapposizione tra flusso

circolare (che corrisponde allo stato stazionario, in cui l’economia si riproduce di periodo in periodo

senza cambiamenti di struttura, di tecniche produttive e di gusti dei consumatori) e teoria dello

sviluppo, dove si sostanziano dei cambiamenti. Il ruolo di agente attivo del cambiamento è attribuito

all’imprenditore, mentre i consumatori sono passivi.

è definito dall’introduzione di nuove combinazioni

Lo sviluppo di fattori quali la produzione di un

l’introduzione l’apertura

nuovo bene, di un nuovo metodo di produzione, di un nuovo mercato, la

o l’attuazione

conquista di una nuova fonte di approvvigionamento di materie prime di una

riorganizzazione di un’industria (es: distruzione di un monopolio).

Coloro che introducono queste combinazioni di fattori sono gli imprenditori, i quali diventano artefici

del cambiamento attuando scelte innovative. Accanto ad essi emerge la figura del banchiere, senza la

quale l’imprenditore non potrebbe produrre innovazione perché non disporrebbe del credito per farlo.

Il banchiere è necessario per via di due ipotesi cruciali:

1. le innovazioni non possono essere realizzate dirottando a tal fine risorse precedentemente

utilizzate nel flusso circolare

2. non esistono risorse inutilizzate nel sistema economico (il sistema non ha né profitti né

perdite, per cui necessito di potere d’acquisto per introdurre nuove combinazioni di fattori)

Gli step dell’innovazione sono:

hanno l’idea,

1. gli imprenditori e si rivolgono ai banchieri

devono decidere se finanziare l’innovazione concedendo un prestito (devono affrontare

2. questi rischi dell’imprenditorialità)

i margini di incertezza e i

3. così facendo, creano i mezzi di pagamento con cui gli imprenditori possono presentarsi sul

mercato delle risorse produttive e incrementare la domanda

4. ma, per ipotesi, tutte le risorse produttive sono già state utilizzate

5. dunque la domanda aggiuntiva non può essere soddisfatta da un aumento di offerta

l’offerta, si ha così un aumento dei prezzi che innesca un movimento

6. non potendo aumentare

inflazionistico

riduce il potere d’acquisto dei consumatori e delle imprese tradizionali

7. si

8. il processo inflazionistico permette alle nuove imprese di sottrarre risorse produttive agli

impieghi “tradizionali”: l’introduzione dell’innovazione rompe l’equilibrio.

Le banche hanno il potere di creare moneta, e aumentando la quantità di moneta nel sistema

provocano l’incremento dei prezzi (ne scaturisce inflazione, con riduzione del salario reale e

“forzato” in

contrazione della domanda di beni). Si parla dunque di una teoria del risparmio forzato,

non è una libera scelta dei consumatori ma è un riflesso della limitazione del potere d’acquisto

quanto

dovuto all’inflazione, che li forza a limitare i consumi. In questo modo, tramite il risparmio forzato,

le banche creano quel volume di credito (e quindi di inflazione) che serve a finanziare le innovazioni.

La teoria del risparmio forzato fa capire il ruolo del banchiere nel sistema economico e il

funzionamento del ciclo ad esso collegato ciclo che secondo Schumpeter fa parte della naturalità

dell’evoluzione del sistema economico.

Equazione quantitativa della moneta

M x V = P x Y

M: quantità di moneta; V: velocità di circolazione della stessa; P: livello medio dei prezzi

Y: quantità di prodotto Y = PIL reale / P

Vi sono due ipotesi: che V sia costante, e che il livello di produzione Y sia determinato dal

pieno utilizzo dei fattori produttivi e della tecnologia.

Se una delle variabili dovesse variare, una o più variabili dovrebbero a loro volta variare per

mantenere l’eguaglianza. Es: se aumenta la quantità di moneta M, mentre la velocità di

circolazione V resta invariata, devono aumentare i prezzi P o la produzione Y. 14/3

L’espansione

Ogni ciclo si contraddistingue per delle fasi di espansione e delle fasi di recessione.

(che si avvia dopo il risparmio forzato che stimola l’attività produttiva) si verifica quando

l’innovazione viene imitata da un certo numero di nuove imprese che entrano in quel mercato

stimolate dai profitti temporanei ottenuti dall’imprenditore-innovatore; la recessione sopraggiunge

invece quando il rimborso dei prestiti provoca una deflazione creditizia: se le imprese vogliono

rimborsare le banche, è necessario che vendano i nuovi prodotti, ma ciò spinge verso il basso i prezzi

e la domanda dei vecchi prodotti, provocando il fallimento delle imprese rimaste ancorate alle vecchie

combinazioni produttive (prezzi < costi tali imprese vengono espulse dal mercato).

Se le innovazioni si distribuissero uniformemente nel tempo, le fasi di espansione e di recessione

riguarderebbero settori diversi in momenti diversi; Schumpeter riteneva però che le innovazioni

arrivino a grappoli perché devono rompere la forza della tradizione, quindi esiste un momento in cui

Questo sconvolgimento riguarda l’intera economia, e da ciò

le innovazioni si presentano a gruppi.

emerge una connessione tra il ciclo e lo sviluppo (= i cicli sono endogeni allo sviluppo).

1939, Schumpeter ripropose la teoria dei cicli sviluppata nel ’12:

Con la stesura di Business cycles,

• riconobbe la necessità di analizzare forme di mercato diverse dalla concorrenza perfetta,

l’esistenza di capacità produttiva

individuando inutilizzata

• riconobbe la presenza di molti cicli simultanei nel processo economico, ricercando pertanto

regolarità empiriche attraverso lo studio di dati. Per fare ciò impiegò uno schema a tre cicli:

o ciclo di breve periodo, Kitchin

o medio periodo, Juglar

periodo (o “dei cinquant’anni”), Kondratiev →

o lunghissimo interesse per innovazioni

avevano fatto epoca, ferrovie, elettricità…

che

• Capitalismo, socialismo e democrazia; il crollo del capitalismo

Nel 1942 Schumpeter pubblicò quest’opera; scritto nello stesso periodo in cui gli USA si stavano per

alleare con i sovietici, il testo si incentra sulla tesi per cui il capitalismo è destinato a crollare e ad

essere soppiantato da un sistema denominabile “socialismo”. Differentemente da Marx, tuttavia,

considerava questo cambiamento una vittoria per l’umanità, bensì un passo sulla

Schumpeter non

strada di un profondo decadimento; si nota dunque la natura provocatoria del testo, con la quale volle

stimolare un’azione a sostegno del capitalismo, e la centralità del tema dell’economia.

A detta di Schumpeter, il motivo della decadenza sarebbe da riscontrare nel cambiamento delle forme

di mercato prevalenti nell’economia.

L’autore evidenziò una contraddizione tra la componente economica e la componente politica dello

sviluppo capitalistico, in quanto la stabilità economica del capitalismo richiederebbe uno sviluppo

incessante, che tuttavia creerebbe difficoltà crescenti alla sua stabilità politica; superata una certa

soglia, queste difficoltà renderebbero inevitabile il crollo del medesimo sistema.

Accanto a ciò venne evidenziata la crescita di un’opposizione interna al capitalismo, dovuta al

diffondersi di una mentalità che potremmo definire “anticapitalistica”, e l’indebolimento degli

imprenditori di fronte all’avanzare burocratizzazione dell’economia,

delle grandi imprese e alla che

ne ostacola l’azione di innovazione e ostacola la distruzione creatrice, ossia il fallimento delle imprese

ritardatarie che liberano risorse per le nuove imprese.

La burocratizzazione è il risultato del cambiamento delle forme dominanti di mercato tramite

concentrazione industriale. Di conseguenza il processo di concentrazione industriale è in grado di

modificare l’assetto sociale, nello specifico erodendo l’importanza della figura dell’imprenditore; non

solo, questo cambiamento viene accompagnato da altrettante trasformazioni nell’ideologia e nella

cultura, ovvero nell’atmosfera sociale del capitalismo. Assumono un ruolo negativo anche quegli

intellettuali che favoriscono il diffondersi di un atteggiamento sempre più critico nei confronti del

sistema e che demonizzano il ruolo dell’imprenditore. 15/3

è un’opera monumentale del 1954 suddivisa in 3 volumi nella quale

History of economical analysis

Schumpeter ripercorse il cammino della scienza economica da Aristotele fino ai suoi giorni; ciò gli

permise di fare una storia della scienza in generale, interpretando i pezzi più progressivi e quelli meno

sviluppati. In particolare il vero motivo di interesse per Schumpeter fu il processo di filiazione delle

idee scientifiche, fondamentale per far progredire la scienza in quanto permette di imparare dalla

storia e di non ripercorrere le medesime strade, ma di provare vie alternative.

John Maynard Keynes

Nacque a Cambridge nel 1883; suo padre fu allievo di Marshall, ed era rimasto come amministrativo

in università, dove sua madre fu una delle prime donne laureate.

Dopo la laurea in matematica, provò un concorso per entrare in una istituzione governativa (voleva

fare un civil service all’interno del Ministero del Tesoro), ma entrò in un altro ufficio, e durante questo

periodo scrisse un saggio sul sistema monetario indiano. Nel 1911 Marshall lo fece diventare direttore

dell’Economic Journal, e due anni dopo divenne segretario della Royal Economic Society. Nel 1919

presenziò nella delegazione inglese a Versailles, dove assunse una posizione di opposizione al tema

delle riparazioni (= insostenibili per la Germania; avrebbe portato al possibile emergere di una

dittatura). La sua proposta rimase lettera morta, si dimise, tornò a Cambridge e pubblicò un libro

‘19. Nel ‘21 pubblicò il

vendutissimo: Le conseguenze economiche della pace, Trattato sulla

probabilità, e cominciò A Tract on Monetary Reform, 1923, con cui ebbe inizio il suo focus sulla

moneta, sulla quantità e sulla sua circolazione (+ Treatise on money, 1930). Nel 1926 scrisse The end

of laissez faire, riconoscendo la necessità di porre fine al liberalismo in quanto incapace di rispondere

ai cambiamenti sociali. Fino al 1930 non si pose come autore di rottura, finché nel 1936 pubblicò

Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, nel quale sosteneva la necessità di

un sostegno esterno da parte dello Stato al sistema in crisi: questa è la rivoluzione keynesiana.

L’impegno di fondo fu con l’impegno civile; Keynes

quello di un economista il cui mestiere si fuse

volle contribuire allo sviluppo e all’affermazione di un nuovo sistema capitalistico riformato, ove vi

fossero libertà, equità ed efficienza. 21/3

Il lavoro di ricerca di Keynes si ripartisce in tre stadi:

1. primi studi fino al crollo della borsa di Wall Street

dalla crisi del ’29 allo scoppio della WWII →

2. il focus principale è rivolto a questa fase,

sebbene il suo contributo alla teoria della probabilità (primo stadio) fu una premessa

essenziale per sviluppare i contributi sulla moneta e l’occupazione

dal 1940 al 1941, problemi dell’assetto post bellico

3.

Nel 1930 Keynes, recependo i dibattiti che animavano la vita intellettuale a Cambridge, scrisse

del ’23) nel quale analizzò il

Treatise on money (opera legata al Trattato sulla riforma monetaria ruolo

della moneta nel sistema economico. Keynes non criticò frontalmente la tradizione marginalista, né

l’idea di equilibrio di lungo periodo, ma recuperò la critica marshalliana della teoria quantitativa della

moneta, in base alla quale si stabilisce una relazione meccanica tra offerta di moneta e livello generale

dei prezzi. interpretare il funzionamento di un’economia monetaria in perenne

Il suo obiettivo fu quello di

movimento, ricercando le cause che, nel breve periodo, fanno divergere i prezzi dal loro livello di

equilibrio (distinzione tra i settori che producono beni di investimento e beni di consumo).

Al centro della sua analisi vi era la distinzione tra investimenti e i risparmi, i quali sono effetto delle

decisioni di due diversi gruppi di soggetti economici, rispettivamente gli imprenditori e le famiglie.

Il fatto che si tratti di soggetti economici diversi può determinare squilibri tra domanda e offerta nei

due settori, con movimenti dei prezzi che generano guadagni o perdite, ai quali gli imprenditori

reagiscono con cambiamenti nei livelli di produzione e di occupazione. I risparmi sono considerati

legati alla ricchezza, e quindi sono relativamente stabili di fronte alle variazioni di breve periodo del

reddito; gli investimenti invece sono un fattore più variabile che dipende dalle aspettative degli

imprenditori e dalla loro reazione di fronte ai cambiamenti per riequilibrare il sistema economico

bisogna fare attenzione proprio agli investimenti, e non ai risparmi (di conseguenza bisogna anche

elaborare una teoria dei tassi di interesse, da cui dipende il ritmo di effettuazione degli stessi).

Così facendo Keynes spiegò come la dinamica ciclica dipenda dalla variabilità degli investimenti,

sostenendo la possibilità dell’esistenza di squilibri temporanei 2 nel sistema economico che possano

risolversi nel lungo periodo, riportando a un equilibrio dove tutti i fattori produttivi siano pienamente

impiegati.

Molto importanti furono in questo periodo i contatti con altri studiosi, tra cui Richard Kahn, da cui

(da Kahn impiegato rispetto all’occupazione, da Keynes

riprenderà il moltiplicatore keynesiano

rispetto al reddito). 3

Con il passaggio dal Treatise alla GT fu necessario pensare a una nuova teoria degli investimenti e

– siamo entrati nella “teoria keynesiana”. Ciò che lo fece

a una nuova teoria dei tassi di interesse

diventare un rivoluzionario fu che le decisioni imprenditoriali sui livelli di produzione non sono

necessariamente coerenti con una situazione di equilibrio caratterizzata dalla piena occupazione delle

risorse disponibili. Queste decisioni possono non essere compensate da automatismi nei meccanismi

attiva dell’economia che nel Treatise è soprattutto

di mercato, per questo è importante una gestione

relativa alla leva monetaria, nella General Theory alla leva fiscale.

• La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta

Pubblicata nel 1936, ebbe molta presa nel mondo anglosassone e tra i giovani economisti.

Il retroterra di quest’opera è legato soprattutto alla distinzione tra aspettative di breve e di lungo

periodo, dove le prime riguardano le scelte sulla produzione corrente e si aggiustano velocemente in

relazione ai risultati, le seconde implicano investimenti più importanti e quindi si esercita su di esse

2 Così sono definiti nel Treatise; nella General Theory si parlerà invece di “equilibri di sottoccupazione”.

3 A detta di Keynes vi è una naturale evoluzione, e non un cambiamento di opinione.

l’impatto dell’incertezza. Questa fu per Keynes l’occasione di dire che esistono certe decisioni che,

in contesti incerti, gli imprenditori non prendono.

L’obiettivo di fondo del testo fu quello di difendere un sistema politico ed economico liberale, fondato

sulla libertà di iniziativa individuale. Keynes sottolineò la necessità di riconoscere i limiti di un

nell’economia, non solo

sistema puro di laissez faire, e la necessità di un intervento attivo dello Stato

per fini di equità ma anche di efficienza complessiva.

Nell’opera è anche contenuta la visione keynesiana della teoria monetaria (condizioni di incertezza

per gli agenti economici, rifiuto dei modelli deterministici, ruolo dei mercati finanziari, ruolo delle

aspettative di breve e lungo termine ruolo centrale della teoria degli investimenti).

A questo punto analizziamo i pilastri fondamentali della General Theory: –

1. domanda effettiva; (riferimento a Malthus e alla sua critica della legge di Say la domanda

con l’aumento della classe media e non

si sostiene l’offerta è necessariamente uguale alla

domanda in quanto intervengono diverse variabili). La domanda effettiva ci dice qual è il

livello di equilibrio atteso di occupazione, e quindi anche della produzione date le aspettative

di breve periodo degli imprenditori rispetto ai costi e ai ricavi.

Nell’ipotesi che le aspettative di breve periodo si realizzino, si pone al centro dell’analisi il

concetto di domanda aggregata, costituita da consumi e investimenti [Y = C+I]. Ad essa è

dedicata buona parte della General Theory. Keynes distinse le decisioni relative a:

→ → i consumi (e i risparmi associati, definiti come “complemento

o consumi famiglie

al reddito”) dipendono dal reddito disponibile e sono endogeni, interni al flusso

circolare che va dalle imprese alle famiglie

→ →

o investimenti imprese dipendono dalle aspettative degli imprenditori e quindi

sono esogene rispetto al flusso circolare del reddito → di conseguenza sono le

decisioni di investimento a determinare il livello di equilibrio del reddito.

Il reddito di equilibrio dovrà essere tale da generare un ammontare di risparmi corrispondente

all’ammontare degli investimenti che risultano dalle decisioni dell’imprenditore; quindi il

reddito di equilibrio dipende dagli investimenti e dalla propensione al risparmio.

Propensione al risparmio: s = S/Y

S = risparmi ; Y = reddito

Condizione statica di equilibrio: I = S

→ →

Per cui: S = sY I = sY Y = I/s

piccolo coefficiente moltiplicativo, pari all’inverso (1/s) della propensione al

2. moltiplicatore;

risparmio, che si applica agli investimenti per ottenere il reddito di equilibrio: Y= (1/s x I).

Il ruolo degli investimenti è attivo, il ruolo dei risparmi è passivo. Tramite il moltiplicatore

l’imprenditore può riattivare il sistema economico – in questo, anche se velatamente, c’è

un’affinità con Schumpeter; il tasso di interesse monetario serve all’imprenditore per valutare

il rendimento delle attività finanziarie.

3 tasso di interesse; le aspettative per le decisioni di investimento (lungo periodo) sono diverse

da quelle per le decisioni sui livelli di produzione e occupazione (breve periodo), in quanto le

prime non sono considerate stabili perché riguardano un tempo così lungo da sfuggire a

predizioni precise. Nonostante questo si può cercare di governarle con un’adeguata politica

sui tassi di interesse.

Il tasso di interesse si definisce come premio per la rinuncia alla liquidità (rinuncio a detenere

mie tasche, e per questo vengo “premiato” –

fisicamente soldi nelle vd. tassi interesse sui conti

correnti). Keynes trattò questo processo decisionale facendo riferimento ai grandi gruppi di

un moto nell’economia

finanzieri, coloro che determinano - no massa dei piccoli risparmiatori.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jacopovitali di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Rotondi Claudia.

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