Economia aziendale II – CLEA – Prof. Mauro Zavani
Riassunto seconda parte libro “Contabilità e bilancio” ed. 2017
Il bilancio destinato a pubblicazione: i principi generali dettati dal codice civile
Secondo l’art. 2423 del c.c. “Redazione del bilancio”, gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico, dal rendiconto finanziario e dalla nota integrativa. Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio.
L’insieme delle norme civilistiche sul bilancio di esercizio risale al Codice civile del 1942, che ha specificato la necessità di determinare con “chiarezza e precisione” la situazione patrimoniale della società e gli utili conseguiti o le perdite subite. Da un lato si è introdotto l’obbligo della tenuta delle scritture contabili; dall’altro lato si è determinato una serie di norme sulla struttura e sulle valutazioni dello stesso stato patrimoniale.
Il D.Lgs. 6/2003 ha apportato innovazioni soprattutto in merito al trattamento contabile e all’informativa da fornire in nota integrativa per talune voci, oltre che ad aver introdotto il principio generale della sostanza sulla forma, il quale, insieme al fair value, rappresenta un elemento cardine nell’ambito del corpus dei principi contabili internazionali (IAS).
- Prevalenza degli aspetti sostanziali rispetto a quelli formali
- Eliminazione delle interferenze fiscali nel bilancio di esercizio
- Aperture verso l’applicazione del criterio del “fair value”
Le clausole generali del bilancio (art. 2423 c.c.)
Secondo l’articolo 2423 del codice civile, il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico di esercizio.
Chiarezza
Il principio di chiarezza riguarda la comunicazione delle informazioni che il bilancio contiene, con particolare riferimento alle modalità dell’esposizione, che devono consentirne la comprensione da parte dei destinatari. Il principio della precisione i dati storici riferiti nel bilancio devono essere “veri” e i criteri che presiedono alla loro valutazione e registrazione nel bilancio stesso devono essere corretti.
Rappresentazione veritiera e corretta
La verità dei dati di bilancio si attiene alla corrispondenza del valore iscritto nello stesso rispetto all’intrinseco contenuto del bene, del diritto o del rapporto a cui si riferisce; essa si realizza con il comportamento di buona fede del redattore del bilancio, che deve essere ispirato all’interesse di fornire ai destinatari un’informazione adeguata alla comprensione del valore rappresentato priva di qualsiasi intento di strumentalizzazione. La correttezza dei dati di bilancio consiste nella scelta del criterio di rilevazione e di riproduzione del valore del documento contabile; essa deve essere giudicata sulla base degli elementi valutativi adottati, e, in particolare, con riferimento alla conformità degli stessi (i redattori del bilancio devono operare corrette stime).
Il regime delle deroghe
Il legislatore civilistico prevede le seguenti due deroghe:
- Ove la quantità di informazioni prescritte non è sufficiente a dare una rappresentazione veritiera e corretta, il redattore deve fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo.
- Ove l’osservanza di uno qualsiasi dei precetti sul bilancio risulti incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, l’amministratore deve derogarvi (al fine di ottenere un’immagine veritiera e corretta a livello sostanziale e non solo formale).
La deroga diventa quindi un fatto eccezionale: non si tratta di una facoltà, bensì di un obbligo quando si debba salvaguardare la clausola generale della rappresentazione veritiera e corretta.
Domanda esame:
Qual è il documento propedeutico su cui si basa il bilancio?
Il documento propedeutico su cui si basa il bilancio d’esercizio è l’inventario, il quale:
- Si deve redigere all’inizio dell’esercizio dell’impresa e successivamente ogni anno;
- Deve essere tenuto secondo le norme di un’ordinata contabilità;
- All’inizio dell’attività, deve contenere l’elencazione, descrizione, valutazione delle attività conferite;
- Contenere l’elencazione, descrizione, valutazione delle eventuali passività conferite;
- Il valore del capitale di conferimento;
- Contenere l’elencazione, descrizione, valutazione delle eventuali attività e passività dell’imprenditore (in caso di impresa individuale) al momento dell’inizio dell’attività.
I principi generali di redazione del bilancio (art. 2423-bis c.c.) secondo la legislazione civilistica
I principi di redazione del bilancio disciplinati in modo esplicito dall’art. 2423-bis c.c. sono:
Il “bilancio d’esercizio” nasce su scelte aziendali volte ad un processo di comunicazione di un certo tipo e a volte le scelte effettuate possono essere dolose. Esiste un problema di “politica di bilancio” legata alla scelta dei criteri di valutazione che possono portare a dare informazioni diverse sul mercato. In sostanza l’utilità del bilancio è rivolta a tutti i destinatari e mi deve dare una corretta informazione al fine che tutti gli interessati riescano a rispettare il bilancio.
Prudenza
Il codice civile dispone che la valutazione delle voci sia effettuata secondo “prudenza”, tenendo conto dei costi, anche se solo previsti e non ancora realizzati, e degli utili solo se realizzati. Si evidenzia l’esigenza di non intaccare il patrimonio con gli utili incerti, che va intesa con riferimento alla clausola di corretta e veritiera rappresentazione. Il principio della prudenza è considerato da dottrina e giurisprudenza come un carattere fondamentale del comportamento di chi redige un bilancio.
Domanda esame:
Cos’è la riserva occulta? Descrivi il fenomeno dell’annacquamento del capitale.
Il fenomeno delle riserve occulte è causato dalla possibilità di commettere errori da parte degli amministratori nel calcolo dei costi presunti, dovuta alla natura stimata e congetturata di tali costi. In tal caso si creano delle riserve occulte legittime dovute alla sopravvalutazione dei costi ed alla sottovalutazione dei ricavi; tali riserve devono essere individuate e dichiarate nella Nota Integrativa allegata al bilancio. Una tipica riserva occulta è quella derivante dal calcolo delle rimanenze alla configurazione LIFO. È una pratica che non è vietata nel nostro ordinamento ma non deve eccedere determinati limiti, che può portare a voluti occultamenti in bilancio (cioè non mostrare alcune realtà altrimenti osservabili).
Il fenomeno dell’annacquamento del capitale consiste nella sopravvalutazione arbitraria del capitale nominale d'azienda rispetto all'effettivo valore del patrimonio, ottenuta in seguito a sopravvalutazioni di attività e sottovalutazioni di passività. È l'inverso della riserva occulta. Le pratiche di annacquamento del capitale sono vietate in quanto non rappresentano correttamente l'effettiva situazione aziendale contravvenendo ai principi di redazione del bilancio previsti dall'art. 2423-bis cod. civ.
Continuità nell’esercizio dell’impresa
Il codice civile precisa che la prospettiva da adottare per la valutazione delle voci di bilancio è quella della prosecuzione dell’attività sociale e quindi tenendo conto del fatto che l’azienda costituisce un complesso economico funzionante destinato, almeno per un prevedibile arco temporale futuro, alla produzione di reddito. Gli amministratori devono acquisire tutte le informazioni disponibili circa la permanenza del presupposto della continuità aziendale.
Sostanza economica dell’operazione o del contratto
L’articolo 2423 bis, comma 1, n. 1-bis, del codice civile prevede che “la rilevazione e la presentazione delle voci è effettuata tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto”.
Iscrizione dei soli utili realmente conseguiti
È stabilito che si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio. Si vuole così rafforzare il requisito della prudenza, escludendo la possibilità di considerare i profitti non ancora realizzati (utili sperati).
Competenza
Il codice civile stabilisce che si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla data dell’incasso o del pagamento, competenza economica.
- Ricavo di competenza: è definito così quando si verifica il passaggio di proprietà delle merci oggetto della vendita o della prestazione di servizi;
- Costo di competenza: è definito così quando, nel corso dello stesso esercizio, si riferisce a una condizione produttiva che ha dato origine ai correlativi ricavi di vendita o alle rimanenze finali del medesimo esercizio.
Considerazione dei rischi e delle perdite
I principi di competenza e di prudenza sono ribaditi dal legislatore con l’obbligo, in capo a chi redige il bilancio, di tenere in considerazione quei proventi e quegli oneri connessi all’esercizio, anche qualora essi siano conosciuti dopo la chiusura dell’esercizio stesso. Con questo si vuole porre rimedio agli effetti di un’imperfetta conoscenza dei fatti di gestione alla data di chiusura del periodo amministrativo.
Valutazione separata delle voci
Il Codice civile prevede che gli elementi eterogenei delle singole voci debbano essere valutati separatamente. Questo principio consente quindi di impedire la compensazione di perdite presunte correlate alle valutazioni di voci patrimoniali con utili attesi. La finalità di questo principio consente quindi al lettore del bilancio l’apprezzamento del diverso contributo delle voci di bilancio al processo produttivo e dunque alla valutazione della “economicità aziendale”.
Continuità nelle valutazioni
L’immodificabilità dei criteri di valutazione da un esercizio all’altro ha l’obiettivo fondamentale di consentire il raffronto significativo tra voci uguali di bilanci riferiti a esercizi successivi. È l’unico principio a cui è possibile applicare una deroga.
Postulati di bilancio
La formazione del bilancio di esercizio inteso come strumento d'informazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell'impresa in funzionamento, cioè di un'impresa caratterizzata da una continuità operativa, si fonda su principi contabili. I principi contabili si distinguono in principi contabili generali o postulati del bilancio di esercizio e principi contabili applicati. I postulati del bilancio costituiscono i fondamenti e le regole di carattere generale cui devono informarsi i principi contabili applicati alle singole poste di bilancio incluse quelle relative ad imprese che operano in settori specialistici. I principali sono:
Utilità del bilancio d’esercizio per i destinatari e completezza dell’informazione
Il bilancio d’esercizio è utile per gli stakeholder. È un documento informativo obbligatorio esterno in cui viene presentata una relazione di sintesi dell’andamento aziendale, poiché c’è un’esigenza da parte degli stakeholder esterni. Il bilancio deve essere costruito nell’ottica per tutti i destinatari dell’esercizio e deve dare una corretta informazione. L’informazione deve essere oggettiva per far sì che gli stakeholder riescano ad interpretare l’andamento dell’azienda.
Prevalenza degli aspetti sostanziali su quelli formali
La sostanza deve prevalere sulla forma. Affinché il bilancio possa essere utile per i suoi utilizzatori e fornire la rappresentazione in modo veritiero e corretto degli eventi di gestione, si rende necessario determinare e comprendere gli aspetti sostanziali di ognuno di tali eventi e non solo i suoi aspetti formali. La sostanza rappresenta l'essenza economica dell'evento o del fatto, ossia la vera natura dello stesso. I fatti di gestione hanno diversa origine e presentano problematiche diverse. A titolo esemplificativo, molti di tali fatti sono costituiti da contratti che possono trovare regolamentazione in una normativa generale o specifica. Alcuni di tali contratti sono singoli ed indipendenti, altri fanno parte di più complesse operazioni. Per molti contratti l'essenza dell'operazione è facilmente intelligibile. Per altri, la particolarità o complessità delle clausole richiede interpretazione per comprendere la vera essenza del contratto ed evitare conclusioni fuorvianti. In numerose situazioni vi è concordanza tra l'aspetto sostanziale e l'aspetto formale del contratto; in altre situazioni tale concordanza non si verifica. A quest’ultimo riguardo, regole particolari concernono le operazioni su attività oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine in cui i proventi e gli oneri rinvenienti da tali operazioni, ivi compresa la differenza tra il prezzo a pronti e quello a termine, devono essere iscritti nel bilancio per la parte di competenza dell’esercizio. L'identificazione della sostanza economica delle operazioni è basilare per tutto il procedimento di formazione del bilancio. Pertanto, è essenziale che già nella fase di rilevazione dell'operazione nelle scritture contabili si abbia la conoscenza di tutti gli elementi pertinenti per la determinazione della relativa sostanza economica. La sostanza economica dell'operazione che è stata così identificata rappresenta, salvo i casi indicati successivamente, l'elemento prevalente per la contabilizzazione, valutazione ed esposizione dell'evento nel bilancio, affinché quest'ultimo possa assicurare chiarezza di redazione ed una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell'esercizio.
Comprensibilità (chiarezza)
Il bilancio d'esercizio deve essere comprensibile e deve perciò essere analitico e corredato dalla nota integrativa che faciliti la comprensione e l'intelligibilità della schematica simbologia contabile. Tuttavia l'informativa fornita non deve essere eccessiva e superflua. Alcuni elementi che caratterizzano la comprensibilità (chiarezza) del bilancio d'esercizio sono:
- La distinta indicazione dei singoli componenti del reddito e del patrimonio, classificati in voci omogenee e senza effettuazione di compensazioni
- La netta individuazione dei componenti ordinari da quelli straordinari del reddito d'esercizio
- La separata classificazione dei costi e dei ricavi della “gestione tipica” dagli altri costi e ricavi d'esercizio
Neutralità (imparzialità)
Il bilancio d'esercizio deve essere preparato per una moltitudine di destinatari e deve fondarsi pertanto su principi contabili indipendenti ed imparziali verso tutti i destinatari, senza servire o favorire gli interessi o le esigenze di particolari gruppi. La neutralità o imparzialità deve essere presente in tutto il procedimento formativo del bilancio e soprattutto per quanto concerne gli elementi soggettivi. La presenza di elementi soggettivi di stima non è condizione per far venire meno l'imparzialità, la ragionevolezza e la verificabilità. Discernimento, oculatezza e giudizio sono alla base dei procedimenti di ragioneria a cui la preparazione del bilancio deve informarsi e richiedono due requisiti essenziali, la competenza e l'onestà. L'imparzialità contabile va intesa come l'applicazione competente ed onesta del procedimento di formazione del bilancio, che richiede discernimento, oculatezza e giudizio per quanto concerne gli elementi soggettivi. L'imparzialità contabile insieme alla costanza di applicazione dei criteri di valutazione nel tempo debbono assicurare la determinazione del reddito d'esercizio in modo svincolato dal succedersi di “fasi favorevoli” e di “fasi sfavorevoli”. Il reddito di esercizio che scaturisce dal procedimento di formazione del bilancio deve costituire il “reddito prodotto” cioè conseguito dall'impresa nel periodo amministrativo.
Prudenza
Il principio della prudenza si estrinseca essenzialmente nella regola secondo la quale profitti non realizzati non devono essere contabilizzati, mentre tutte le perdite anche se non definitivamente realizzate devono essere riflesse in bilancio; infatti come previsto dall’art. 2423-bis comma 1 n. 4 si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio anche se conosciuti dopo la chiusura dello stesso. Il principio della prudenza così definito rappresenta uno degli elementi fondamentali del processo formativo del bilancio. L'applicazione del principio della prudenza, come previsto dall’art. 2423-bis, comma 1, punto 5, comporta che gli elementi eterogenei componenti le singole poste o voci delle attività o passività siano valutati individualmente per evitare compensi tra perdite che devono essere riconosciute e profitti che non devono essere riconosciuti in quanto non realizzati.
Periodicità della misurazione del risultato economico e del patrimonio aziendale
Il bilancio di esercizio o di funzionamento si riferisce ad un periodo amministrativo (o esercizio).
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