Estratto del documento

METODO ................................................................................................................................................................. 1

MERCANTILISMO ................................................................................................................................................... 2

Il mercantilismo “evoluto” ................................................................................................................................. 5

Alle origini della tradizione economica italiana ................................................................................................. 5

FISIOCRAZIA ........................................................................................................................................................... 7

Smith ...................................................................................................................................................................... 9

Thomas Robert Malthus ...................................................................................................................................... 12

Legge di Say, 1803 ................................................................................................................................................ 13

David Ricardo ....................................................................................................................................................... 15

MILL ...................................................................................................................................................................... 17

MARX .................................................................................................................................................................... 18

SOCIALISTI RICARDIANI ....................................................................................................................................... 21

I PRECURSORI DEL MARGINALISMO E LA SINTESI MILIANA .............................................................................. 21

LA RIVOLUZIONE MARGINALISTA ....................................................................................................................... 22

MARSHALL e la microeconomia .......................................................................................................................... 23

Metodo ............................................................................................................................................................. 24

SCHUMPTER ......................................................................................................................................................... 27

Metodo ............................................................................................................................................................. 28

DOPO MARSHALL ................................................................................................................................................. 31

Gran Bretagna dopo Marshall .......................................................................................................................... 32

KEYNES ................................................................................................................................................................. 33

LA CRISI DEL 1929 ................................................................................................................................................. 36

DUE INTERPRETAZIONI DELLA CRISI DEL 1929 A CONFRONTO .......................................................................... 39

DOPO KEYNES NELLE TEORIE DELLA CRESCITA ................................................................................................... 40

ECONOMIA DELLO SVILUPPO .............................................................................................................................. 42

METODO

Economia per lo sviluppo fondamentale per capire l’economia. I vari filoni interpretativi che si sono sviluppati in passato hanno spunti

per riflessioni sul sistema economico oggi. Non esiste un’opinione concorde sull’economia, in quanto è una scienza sociale e quindi

non ci possono essere verità assolute. Ci sono variabili e in ogni caso costanti. Essenziale la prospettiva di lungo periodo, come si siano

composti i vari filoni d’indagine. Gli economisti hanno preso a prestito le analisi degli epistemologi per inquadrare la disciplina. Storia

dell’economia politica è essenziale per capire i sistemi economici in contrapposizione alle opinioni secondo cui non bisogna guardare

al passato, ma solo alla frontiera. Concezione cumulativa dello sviluppo della scienza economica, secondo cui la teoria economica di

oggi incorpora tutto il meglio dei contributi precedenti, cammino dall’errore alla verità. A cosa serve studiare la storia dell’economia?

Ha dei vantaggi pedagogici e di conoscenza, tappe che ricostruiscono la storia delle idee. Questa concezione è connessa al positivismo,

è ferma nel pensiero economico a partire dalla seconda metà dell’800 con la rivoluzione marginalista.

A questa concezione si contrappongono idee diverse su cosa serve la ricerca scientifica, approccio competitivo:

- Discontinuità all’interno della storia delle idee, le “rivoluzioni scientifiche”, Kuhn 1962 la struttura delle rivoluzioni

scientifiche. Secondo lui lo sviluppo della scienza è suddivisibile in stadi, ognuno dei quali con una caratteristica diversa, con

un punto di vista diverso e viene accolto come base per la ricerca scientifica, su questa base viene costruito un sistema teorico

che diventa sempre più complesso. Avviene che divenendo più complesso, e in grado di spiegare più fenomeni, si riscontrano

anche delle anomalie (fenomeni non spiegati), che richiedono assunzioni ad hoc, queste diventano le “costanti”. A questo

punto nello scienziato che ha adottato questo paradigma, avviene un senso di insoddisfazione per il paradigma stesso che è

il preludio della rivoluzione scientifica, che a sua volta proporrà un nuovo paradigma, che verrà chiamato scienza di base.

Kuhn non vuole dare un modello di comportamento agli scienziati, fa una descrizione di quello che secondo lui è stato il

cammino della scienza.

- competizione tra diversi programmi di ricerca scientifica, Lakatos 1978 la metodologia dei programmi di ricerca scientifica,

insieme di regole di lavoro per la ricerca, organizzate attorno ad un nucleo duro di ipotesi, relative ad uno specifico problema

e utilizzate per costruire un sistema teorico (più forte di un paradigma). Sorgono delle anomalie, casi non spiegati, il nucleo

1

delle ipotesi rimane invariato per lungo tempo fino al punto in cui il programma di ricerca viene abbandonato perché

considerato regressivo (secondo Kuhn poteva cambiare il focus).

Questi due autori ci aprono una finestra sui problemi da sottoporre all’indagine teorica, emergono nuove problematiche che la scienza

vuole affrontare. Gli autori sostengono l’impossibilità di una scelta tra approcci teorici diversi che si basi solo su criteri oggettivi, come

quelli che aveva indicato il positivismo logico. Popper 1934, “Logica della scoperta scientifica”, corrispondenza o meno tra le teorie e

la loro verifica empirica, secondo lui per quante conferme vengano adottate a favore di una teoria, nulla può escludere che ci si possa

intaccare in un caso contrario; lo scienziato deve trovare sempre verità empirica alla sua teoria. Lo scienziato accetta provvisoriamente

una soluzione restando aperta la possibilità che questa venga falsificata.

Crisi del 1929 non era prevista, non era possibile che nel sistema si verificassero crisi di quel tipo, di fronte ad un evento empirico che

falsifica la teoria, questa deve essere rifatta. Concorrenza tra paradigma che si rivelano più in grado di spiegare la realtà di altri. Molti

autori hanno iniziato con un’idea, hanno considerato che la realtà economica è cambiata e quindi hanno riformulato l’idea.

Gli studi degli autori non erano prettamente pensati per la scienza economica, ma forniscono un ruolo importante per approcci relativi

ai problemi economici. Non si può dire che ci sia una equivalenza di tutti gli approcci economici e che sia assente un progresso

scientifico della disciplina. La concezione competitiva fa capire che esistono approcci diversi e che questi siano legittimi.

MERCANTILISMO

Capitalismo percorso che guarda alla storia del capitalismo. Termine che non è sinonimo di mercato, ma vi è uno specifico tipo di

mercato associato solo al capitalismo. Si può parlare di capitalismo solo se sviluppa il mercato del lavoro. La prima forma di capitalismo

è il capitalismo agrario, quando si forma un mercato dei lavoratori salariati. Dopo si sviluppa un capitalismo di tipo mercantile, i

mercanti avevano bisogno di manodopera e quindi doveva trovare dei lavoratori liberi, sia per i traffici di terra che per i traffici di

mare. Durante questa epoca si sviluppano i primi strumenti di credito, nascono le banche come creatrici di mezzi monetari. È una fase

molto lunga. Capitalismo industriale è ancora in corso. Nella rivoluzione industriale inglese si forma il capitalismo industriale. Smith

analizza il passaggio da capitalismo mercantile a capitalismo industriale. Prima lo sviluppo economico procedeva in modo lento e

irregolare, dopo l’invenzione dell’industria meccanica (il telaio), il progresso diventa regolare e veloce. Dove arriva la rivoluzione

industriale esplode la crescita. La disuguaglianza tra le aree geopolitiche inizia proprio in questo momento.

Smith ha citato per primo il mercantilismo. Epoca tra XVI e XVIII sec (tra scoperta America e rivoluzione francese all’incirca).

Smith identifica questo modello così: mercantilismo è interessato alla ricchezza. È vero che durante il periodo mercantilista chi si

interessa di economia lo fa in relazione alle spese dello Stato attraverso la bilancia commerciale attiva. L’attenzione è alla produzione

globale, non a quella pro capite. Smith cambia il profilo, pone l’attenzione sulla ricchezza pro capite e non più su quella globale.

Il primo a studiare il mercantilismo è stato Schmoller.

Se lo guardiamo in questo senso più ampio il mercantilismo può essere una letteratura più varia che cerca di comprendere come il

sistema può evolversi. Questo sarà importante per le teorie successive.

La ragion d’essere di questa letteratura è nazionale. Componente economica e politica sono indissolubilmente legate.

Per esaminare quest’epoca (non si può proprio definire scuola di pensiero) usiamo alcuni parametri. Guardiamo al periodo e ai soggetti

di questo periodo. Guarderemo poi alle idee comuni che nonostante i soggetti diversi possono essere considerati comuni. Guardiamo

anche a cosa può essere considerato eredità (questo lo faremo sia per il mercantilismo che per la scuola fisiocratica).

Sul periodo: XV-XVIII sec. (evo moderno) è un periodo di enormi trasformazioni politiche e sociali ma anche e sicuramente

economiche. Disgregazione feudale, nascita di sistemi nuovi. Cambia il rapporto tra le persone. Cresce il dinamismo di questi contesti

(si affranca dalla statica dimensione feudale) rivela anche l’obsolescenza delle dottrine economiche medievali. Pensiero economico

pre scientifico: piano piano arriva la divisione tra economia e teologia. Smith tiene forte il legame con la filosofia, che a sua volta

affranca dalla teologia. In vari paesi la regolamentazione economica che viene pensata per centri urbani che stanno nascendo diventa

patrimonio che i paesi si portano dietro per disegnare la politica economica dei nascenti stati-nazione. Quindi sforzo delle meditazioni

economiche che tiene impegnati soggetti diversi, a seconda delle provenienze. In Francia vedi magistrati, amministratori delle

pubbliche finanze e uomini politici.

Es Antoine De Montchrétien, Colbert (opere di Colbert sono opere scritte non con l’intento di esser economiche, ma una serie di

lunghe memorie destinate ai suoi collaboratori, ma diventano ex postum elementi che disegnano la politica economica di quel

periodo). Consideriamo che la bibliografia di quegli anni non è necessariamente di tipo accademico: talvolta sono memorie scritte per

i collaboratori o altro simile. La letteratura economica inglese è molto pratica, in quanto guarda quali possono essere i consigli dati

dal sovrano per arricchire il patrimonio economico della nazione. Forse più frequente il contributo per gli affari. In Inghilterra poi c’è

grande interesse per le attività marittime e coloniali. Ad esempio anche l’atto di navigazione inglese è uno scritto che parla di come i

rapporti economici si sviluppavano, una fonte analizzabile per il tema di politica economica.

Petty: è il fondatore degli aritmetici politici e capisce l’importanza del metodo quantitativo. Capisce l’importanza di collezionare una

serie di dati per poi arrivare a delle leggi di attività politica. Si dice che da lì parta poi la statistica come la conosciamo oggi.

Guarderemo principalmente a Francia e Gran Bretagna e un po’ Italia. Ci sono tuttavia molti altri paesi che si sono impegnati in questo

senso: Svezia, Spagna (un posto ampio perché in relazione ai rapporti con le colonie si arricchisce molto nello scambio mercantile).

Anche qui ci sono delle questioni su come oro e argento devono essere gestiti. Questioni importanti sulla decadenza di questi beni

dove l’importanza di oro e argento proveniente dalle colonie.

Mercantilisti italiani: Giovanni Botero, sino a Genovesi. Con anche riflessioni di Verri e Beccaria. Essi diventano canale

di comunicazione importante con la Francia, facente parte di un circolo illuminista. Importante per l’ingresso di uscita delle idee,

scambio di idee economiche tra Italia e Francia.

Germania: attenzione riservata all’amministrazione del’imperatore. 2

Economia e potenza dello Stato. L’attività economica deve essere subordinata alla potenza dello stato. Uno si arricchisce perché la

sua ricchezza porterà ricchezza e potenza al suo stato incarnato dalla figura del sovrano. Ad esempio il mercante di Venezia, colui che

si arricchisce esprime non la propria ricchezza ma la ricchezza dello stato.

Antoine De Monchrétien scrive un testo che si chiama “traité d’économie politique”. Il suo ragionamento è molto semplice: è

impossibile fare guerra senza uomini, impossibile arruolare uomini senza pagarli, impossibile pagarli senza tributi, impossibile pagare

tributi senza commercio. Quindi parte da una esigenza dello stato (espansione dello stato) e giunge a dire che l’economia commerciale

è fondamentale. Rispetto a questo binomio ci sono una serie di politiche diverso da paese a paese ma tuttavia riconducibili a questo

binomio che le sottende tutte.

Nei secoli che consideriamo però c’è un cambiamento in questo binomio. Si partiva da un’idea medievale di moderazione nell’acquisto

e nell’uso dei beni economici. A quest’idea piano piano subentra l’idea che il denaro è potenza e che l’attività economica può avere

una finalità indipendente dai valori morali. Piano piano questa idea della connessione tra denaro e potere svincola l’economia da

presupposti morali ai quali prima era addirittura incorporata. Qui si forma la mentalità capitalistica, quando si stacca l’economia da

alcuni presupposti morali ed etici (religiosi).

Dal punto di vista pratico succede che anche il pensiero economico piano piano conquista un’economia, nascono le prime cattedre di

economia. Il pensiero economico si affranca dalla filosofia e teologia a cui era stato incorporato sino a quell’epoca. Per questo può

nascere una figura dell’economista. Primi economisti sono mercanti, funzionari di stato, ecc. La loro attenzione è principalmente

pratica, volta a dare consigli, volta ad aumentare la ricchezza e quindi la potenza dello stato. Per questo Smith dirà che i mercantilisti

sono interessati solo alla bilancia dello stato favorevole.

Antonio Serra 1613 racchiude idea che la ricchezza possa provenire da qualcosa di diverso dell’oro e argento, cioè esiste una ricchezza

anche diversa dal mero sfruttamento delle risorse delle colonie.

Rapporto tra protezionismo e sfruttamento. Ineluttabilità dello sfruttamento di altri territori. Colonialismo trova giustificazione

proprio in questo: io stato colone devo arricchirmi e la ricchezza la prendo da lì. Punto di partenza di questo blocco tra protezionismo

e sfruttamento, è quello di considerare la ricchezza come stock, cioè come fissa. Bilancia commerciale attiva = esportare molto e

importare poco, entra molto denaro e ne esce poco.

Thomas Mun 1664, England’s Treasure by Forrayn Trade. (punto di vista inglese).

Gli autori fanno tante regolamentazioni costruendo un complesso sistema protezionistico. È in questa fase che nasce il sistema

doganale, che si comincia a pensare ai cambi fissi ecc. la totalità degli stati non potendo esportare più di quanto importa, occorre una

controparte. Politica mercantilista presuppone lo sfruttamento. È una politica che presuppone una diseguale distribuzione della

ricchezza. Per avere ricchezza, devo togliere a qualcun altro. Ma lo sfruttamento delle colonie non esaurisce i mercantilismi, perché

accanto vi troviamo una politica orientata all’export, mantenimento di costi di produzione bassi (quindi di salari bassi), limitazione dei

consumi interni. Consumare poco => esportare molto.

Documento: l’atto di navigazione inglese del 1660 Il sistema di sfruttamento implica anche una vera e propria

regolamentazione. Prima frase: nessuna merce sarà esportata o importata dai paesi. Questo documento va intrecciato con le

situazioni di pirateria. Capire come queste cose del protezionismo possono ribaltarsi nel contesto nostro. Il modello protezionista è

sicuramente un modello che prevede grandi squilibri nella distribuzione delle ricchezze. Questo elemento esiste (vedi post crisi 2008).

Altro documento: documento 5 privilegio accordato al sigonr guichard per la manifattura di bambgine di saint-Quentin 1671.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatrice.M96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rotondi Claudia.
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