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Capitolo 1: Sviluppo e sottosviluppo: concetti e ideologia

Che cos'è lo sviluppo

Nella lingua italiana, sviluppo denomina una modificazione quantitativa che avviene nel tempo con un avanzamento per stadi intermedi da un livello ad un altro. La possibilità di parlare di sviluppo e quindi di modificazione di qualcosa presuppone l'individuazione di questo qualcosa; dunque, lo sviluppo implica insieme mutamento e persistenza. La cosa che osserviamo è un'altra perché è avvenuta una modificazione e della stessa perché sempre riferita alla stessa cosa. Quando si passa a fenomeni e interazioni umane, le cose si complicano.

L'espressione sviluppo economico è relativamente recente. Gli economisti classici diedero particolare attenzione ai comportamenti e alle leggi che modificano la ricchezza della società del tempo, mentre successivamente le idee di Keynes si ponevano il problema della allocazione ottimale piuttosto che l'accrescimento delle risorse. Dopo la seconda guerra mondiale, i termini di crescita e sviluppo economico diventano più presenti ma la distinzione è incerta.

  • Crescita economica: con riferimento ai paesi che hanno un reddito pro capite superiore a un certo livello (industrializzati)
  • Sviluppo economico: con riferimento ai paesi il cui reddito è inferiore a tale livello (Lewis parlava di $200 come soglia)

Le due realtà contrapposte sono quelle di un'economia avanzata e di una arretrata. Lo sviluppo sarà allora il passaggio, cioè un movimento verso il meglio. Questa idea di arretratezza risale alla crisi dell'organizzazione feudale e all'affermarsi del capitalismo. All'origine di due concetti vi stanno alcuni elementi:

  • La scoperta del mondo primitivo
  • L'ottica eurocentrica
  • La moderna idea di progresso
  • L'ideologia del capitalismo come stato naturale

L'idea di progresso

L'etnocentrismo è l'atteggiamento di chi considera la realtà esterna come se il gruppo al quale si appartiene sia il centro di ogni cosa. L'eurocentrismo è il senso di superiorità, cioè l'etnocentrismo europeo. Questo era l'atteggiamento dell'Europa all'inizio dell'età moderna. Colombo parlava degli indiani come dei stupidi bruti e i costumi dei popoli selvaggi venivano confrontati con quelli degli stessi europei in epoche lontane. Questo metodo comparatistico fa emergere il concetto di arretratezza: i popoli selvaggi sono rimasti indietro. In questo concetto vi è una visione a stadi della storia umana e si associa un giudizio di valore, un passaggio da uno stadio all'altro (progresso).

Il concetto di progresso si muove solo nel sedicesimo secolo. Fino ad allora ci si affidava alla dea fortuna e si associava il progresso all'idea di decadenza. Sarà lo sviluppo della scienza che porterà al principio della invarianza della natura e quindi all'idea che sia l'accumulo dell'esperienza che permette all'uomo di progredire. Il progresso si afferma nell'epoca moderna e si consolida con la crisi del feudalesimo e l'affermazione del capitalismo.

Il progresso economico

Il passaggio dall'idea di progresso a quella di progresso economico avviene nel diciottesimo secolo. Si afferma la concezione che le differenze o le affinità tra popoli diversi o visti in diversi momenti nel tempo dipendono dalle condizioni materiali della loro esistenza, principalmente dal modo in cui essi si procuravano o si procurano da vivere, ossia dalle caratteristiche sostanziali della loro economia. I popoli sono passati in tempi diversi attraverso una stessa successione di stadi:

  • Stadio della caccia e della pesca
  • Stadio della pastorizia
  • Stadio dell'agricoltura

Il passaggio da uno stadio all'altro permette una produzione più abbondante di mezzi di sussistenza e l'aumento della popolazione e determina il sorgere di nuove istituzioni sociali tra le quali è fondamentale la proprietà. Nascono dunque due importanti sviluppi teorici:

  • Il materialismo che assegna un ruolo fondamentale al modo di procacciante dei mezzi per vivere
  • Si definisce per l'economia il principio generale del progresso secondo il quale esso è affondato nella natura umana ed è rallentato o deviato da ostacoli e barriere

L'ottimismo degli economisti

Gli economisti non ignorano l'esistenza di paesi extraeuropei ai quali il progresso economico non è ancora arrivato. I classici parlavano di apertura del commercio internazionale come mezzo per superare la ristrettezza del mercato interno. La teoria dei vantaggi comparati di Ricardo sosteneva che in un sistema di assoluta libertà di scambio ogni nazione indirizza il proprio capitale e il proprio lavoro verso quegli impieghi che risultano più vantaggiosi per essa e la ricerca del vantaggio individuale si accorda perfettamente con il vantaggio generale.

La nascita dell'economia dello sviluppo e il paradigma della modernizzazione

Dopo i classici e Marx, i problemi del sottosviluppo e dello sviluppo non sono oggetto della ricerca e del dibattito teorico. Si dovrà attendere una serie di condizioni che si realizzeranno soltanto negli anni '40. Le teorie prevalenti erano quella evoluzionistica e quella del comparativismo:

  • Evoluzionismo: lo sviluppo è un'evoluzione continua e necessaria nella natura e nella ragion umana e orientata verso una direzione.
  • Comparativismo: lo sviluppo procede secondo una linea identificata astraendo dalla storia delle società europee e occidentali caratteristiche che si suppone abbiano costituito stadi successivi dell'evoluzione dell'umanità nel suo assieme il cui punto di arrivo è l'economia moderna capitalistica.

Queste due teorie appaiono in maniera chiara nel modello degli stati di sviluppo economico di Rostow. Secondo questo modello, ogni società si evolve passando attraverso cinque stadi:

  • Stadio dell'economia agricola tradizionale: con bassa produttività, bassi livelli di risparmio e di investimento.
  • Secondo stadio: aumentano risparmio, investimenti e produttività agricola.
  • Take off: stadio del decollo in cui gli ostacoli che impedivano lo sviluppo sono rimossi. Quando il progresso tecnologico permette ad una economia di produrre tutta la gamma di beni che intende impiegare consumare all'interno o esportare, si trova nello stadio della maturità.
  • Stadio della produzione e del consumo di massa: in cui i settori trainanti diventano quelli dei beni di consumo durevoli e dei servizi, in cui un paese raggiunge livelli di ricchezza e di reddito che gli consentono un sistema di sicurezza e benessere sociale.

Il percorso schematizzato da Rostow è quello della modernizzazione. La critica principale riguarda il modo in cui vengono definiti i due estremi del processo: tradizionale e moderno. Una prima conseguenza deriva dalla definizione in negativo delle società tradizionali. Una seconda conseguenza nasce dall'assunzione dei valori propri della società capitalistica e dei principi della sua economia come termine di confronto.

Capitolo 2: Il sottosviluppo come processo

La teoria dell'imperialismo

Alla visione dello sviluppo come modernizzazione si oppone quella dei radicali e dei neo-marxisti. Essi si richiamano a due impostazioni:

  • La teoria dell'imperialismo
  • La teoria della dipendenza

L'imperialismo veniva definito come la fase monopolistica del capitalismo. Le caratteristiche di questa fase sono:

  • La concentrazione monopolistica del capitale
  • La fusione del capitale industriale e di quello bancario in capitale finanziario
  • L'importanza crescente dell'esportazione di capitali rispetto a quella di merci
  • La nascita di associazioni internazionali di capitalisti
  • La ripartizione delle colonie fra le grandi potenze

Secondo alcuni, l'imperialismo ha la sua radice economica nell'eccesso di risparmio e nella limitatezza del consumo interno e la sua componente politica nella convergenza tra interessi economici, ideologie nazionalistiche, militarismo che portano alla ricerca e dominio di razze inferiori. Imperialismo non sarebbe dunque una caratteristica innata delle società capitalistiche ma un effetto della cattiva distribuzione del reddito e dello strapotere degli interessi legati alle politiche espansionistiche.

Secondo altri, l'accumulazione del capitale non sarebbe mai possibile in una economia puramente capitalistica perché la domanda in essere generata non può essere sufficiente a realizzare interamente il plusvalore prodotto e da qui la necessità di trovare sbocchi nei settori. Gli autori più recenti considerano l'imperialismo un ostacolo insuperabile allo sviluppo delle aree arretrate per una serie di motivi ai quali ciascuno di essi attribuisce diversa importanza. Essi sono principalmente tre:

  • Vi è un conflitto di interessi tra paesi sviluppati e sottosviluppati.
  • Le economie arretrate sono troppo deboli e non possono competere sul mercato mondiale.
  • Il capitalismo avrebbe raggiunto il suo ultimo stadio cui non ha più il ruolo di fattore propulsivo.

La teoria della dipendenza

La teoria della dipendenza ha origini più recenti e gli autori che la richiamano sono prevalentemente economisti e sociologi dell'America Latina. Essi rivendicano come tratto caratterizzante della loro teoria il punto di vista dal quale vengono studiati i fenomeni pertinenti al loro campo d'indagine, che è quello dei paesi sottosviluppati. La tesi centrale della teoria è che sviluppo e sottosviluppo sono fenomeni connessi tra loro, aspetti divergenti di uno stesso processo, e che il rapporto tra la parte sottosviluppata del mondo e quella sviluppata è un rapporto di dipendenza. L'economia di un paese si sviluppa, si espande, si contrae come riflesso degli andamenti dell'economia di altri paesi che occupano una posizione dominante.

Questa posizione asimmetrica è il risultato del processo storico attraverso il quale si è formato il sistema capitalistico mondiale e si perpetua a causa di fattori che tendono a rafforzare il divario. Le forme della dipendenza sono andate mutando nel tempo in relazione al variare delle caratteristiche dei paesi avanzati. In una prima fase l'economia dei paesi extraeuropei dipendeva dalle esportazioni di prodotti agricoli e minerari verso l'Europa, mentre attualmente l'aspetto principale della dipendenza è quello tecnologico. Tutto ciò porta a una distribuzione sperequata del reddito che riduce la capacità d'acquisto delle grandi masse e limita il mercato interno impedendo lo sviluppo. Le critiche verso queste teorie riguardano da un lato il fatto che tali testi poco si prestano ad essere estese a paesi di altri continenti o a processi verificatisi in tempi diversi e alla indeterminatezza del concetto stesso di dipendenza in quanto non può definirsi in termini assoluti ma piuttosto come una condizione che si presenta per tutti seppure in gradi molto diversi.

Le teorie alternative: modo di produzione e formazione sociale

Con i termini modo di produzione e formazione sociale si definiscono dei concetti che ci descrivono il possibile modo di essere di venire dell'insieme delle attività economiche o dell'insieme delle diverse attività sociali. Si tratta di concetti sistemici in quanto gli elementi che li compongono sono interdipendenti. Il concetto di modo di produzione definisce forme tipiche di organizzazione dell'attività economica vista come l'unità di elementi oggettivi e soggettivi, tra loro interdipendenti, che concorrono in forme specifiche alla produzione delle condizioni materiali di esistenza della vita umana e quindi alla riproduzione di una società.

Al livello oggettivo, il concetto comprende gli oggetti che fanno parte delle condizioni materiali dell'esistenza: mezzi di lavoro, conoscenze, esperienze, abilità... sono quelle che Marx chiama forze produttive. A livello soggettivo vengono messi in evidenza i rapporti che esistono tra i soggetti in base alle loro funzioni; questi rapporti dipendono dal modo in cui nella società è attribuito il potere di disposizione sugli oggetti, i mezzi, i prodotti del lavoro (Marx li chiama rapporti sociali di produzione).

Il concetto di formazione sociale definisce l'insieme delle attività sociali, di quelle economiche e di tutte le altre nelle quali gli uomini entrano tra loro in rapporti che sono definiti in termini di consanguineità, parentele, potere o dominio, devozione... una formazione sociale non è la descrizione del insieme delle attività sociali ma designa un tipo ideale (una formazione sociale costituita da vari subsistemi: sistema politico, giuridico, religioso, delle parentele...) una formazione sociale può esistere quando è assicurata la dominanza di un subsistema è precisamente di quello che costituisce il fondamento delle condizioni sociali della produzione.

L'organizzazione economica, ossia il modo di produzione, non è dunque la base di ogni società in quanto vi sono formazioni sociali basate ad esempio sulle credenze religiose, sui rapporti di parentela o altro. Le trasformazioni della società e dell'economia non vengono più lette come un processo di passaggio dallo stadio più arretrato ad altri più avanzati ma come il punto culminante di una crisi che rende impossibile la riproduzione della vecchia formazione sociale e apre la strada alla costituzione di quella nuova.

Il mondo prima del capitalismo

Nel tempo che precede l'epoca moderna, che si fa iniziare con la scoperta dell'America, il mondo aveva una struttura rappresentabile con la figura dell'arcipelago: molte isole grandi e piccole sconosciute alcune agli abitanti delle altre con legami radi e difficili. Possiamo distinguere tre aree di modi di produzione e formazioni sociali diverse:

  • La società comunitaria-tribale: nell'Africa subsahariana, in molte regioni dell'America, nell'Oceania prevalgono società basate sui rapporti di parentela. Le attività economiche prevalenti sono la raccolta, la caccia, la pesca, l'agricoltura e l'allevamento. La terra è libera ed è insieme oggetto e mezzo di produzione. L'economia è finalizzata all'autosussistenza.
  • La società tributaria: in Asia e nell'America centrale andina. Queste società hanno una struttura molto più complessa e sono organizzati in grandi regni e imperi (Cina, India, aztechi, inca) la cui unità è personificata da un capo spesso ritenuto di discendenza divina. Sono società strutturate in due livelli: alla base le comunità familiari, tribali e più in alto una comunità superiore composta da funzionari regi, capi militari... fondamentale l'appropriazione da parte della classe dominante del soprappiù prodotto mediante l'estrazione di tributi.
  • La società feudale: è il modo di produzione proprio del medioevo sorto dopo il crollo dell'impero romano d'Occidente. L'attività economica prevalente è l'agricoltura e nell'industria prevale il carattere artigianale; il commercio è limitato. La struttura dei rapporti sociali ha una forma gerarchica che vede al vertice l'imperatore, il re o un principe; in questa struttura si possono distinguere due classi fondamentali: i contadini e la nobiltà. Il rapporto di servaggio fa sì che i primi siano tenuti al pagamento di un canone in natura o in denaro ai secondi e devono prestare la loro attività lavorativa sul terreno dominicale. Il feudalesimo dell'Europa medievale è quindi un insieme di piccoli nuclei autosufficienti all'interno dei quali si concludono i processi di produzione e di circolazione.

La crisi del modo di produzione feudale

Queste forme di organizzazione rientrano sotto l'unica definizione di economia tradizionale. In tutta l'attività economica prevalente è basata sulla terra, la produzione di utensili o di oggetti di consumo è di tipo artigianale e le tecniche impiegate sono semplici. Il soprappiù alimenta le classi dominanti. La differenza più importante resta comunque quella che distingue da tutte le altre la società europea e il modo di produzione che la caratterizzava.

Mentre infatti comunità tribali o interi tributari erano società relativamente stabili nelle quali anche in presenza di mutamenti politici i ruoli sociali rimanevano immutati, l'Europa presenta un'economia in movimento e una società in trasformazione. Nel quindicesimo secolo compare la figura del mercante professionale, l'artigiano comincia a dipendere sempre di più dai mercati lontani e quindi dai mercanti, trasformando il loro lavoro in lavoro salariato. Questa trasformazione non cessa nemmeno nella fase di depressione contrassegnata da epidemie che portano ad una recessione demografica. La produzione agricola diventa eccedente e porta la caduta dei prezzi; il grande aumento delle spese dei principi porta all'accrescimento delle tasse e alle svalutazioni delle monete. Si delineano le condizioni che favoriranno la crisi definitiva del vecchio modo di produzione e il sorgere del nuovo capitalista.

Le differenze di reddito tra paesi prima del capitalismo sono state evidenziate da uno storico, Paul Bairoch, che tenta di fissare tre criteri:

  • Il primo consiste nel confrontare tutti i possibili dati reperibili sul livello del prodotto nazionale dei paesi europei nei periodi precedenti la rivoluzione industriale con quelli dopo.
  • Il secondo assume che il livello di vita del paese più povero non possa essere minore del minimo necessario per l'esistenza.
  • Il terzo consiste nel raccogliere e rendere il più omogenee possibile le testimonianze dei contemporanei.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Non --.
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