Il fenomeno dei distretti
I principali distretti siciliani
Nel linguaggio comune, con la parola “distretto” si intende un insieme di piccole e medie imprese (tipicamente manifatturiere) localizzate in un’area geografica relativamente circoscritta, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e collegate fra loro da una complessa rete di interrelazioni di carattere economico e sociale. Il distretto, infatti, prevede che la struttura produttiva sia fortemente compenetrata con quella sociale e secondo la definizione che ne dà l’ISTAT: “rappresenta una entità socio-economica caratterizzata da una base territoriale locale, dove si compenetrano una comunità di persone e una popolazione di imprese di dimensioni medio-piccole.”
Alla base del distretto vi è quindi il concetto di “locale” inteso non come qualcosa di piccolo ma come territorio (interpretato quale un insieme di fattori materiali e immateriali) e tutto ciò che interagisce con il luogo di appartenenza. Si può facilmente comprendere come il forte ancoraggio socio-culturale ad un territorio, cioè un forte senso di appartenenza, favorisce una rapida circolazione delle idee e una facile interazione tra gli individui. Ovvero, il distretto è costituito da una aggregazione volontaria di soggetti che sono convinti di poter raggiungere un obiettivo e condividono una "cultura distrettuale" sulla quale l’organizzazione del distretto basa le proprie radici.
La cultura non si fonda solo sulla condivisione delle conoscenze tecnico-produttive, veicolate anche mediante specifici canali di formazione, ma include anche la cultura imprenditoriale e l'identificazione nei valori e negli interessi del distretto. I distretti infatti aggiungono ai vantaggi tradizionali ulteriori benefici derivanti dai legami con il territorio di localizzazione. Nella prima tipologia di vantaggi rientrano innanzitutto le economie di agglomerazione che, sviluppando prossimità geografica e contatti informali, generano esternalità positive a favore delle imprese appartenenti allo stesso settore e facilitano la trasmissione di conoscenze tra le imprese e tra i lavoratori, favorendo processi innovativi e produttività.
Ulteriori vantaggi sono costituiti dalle economie di scala che si sviluppano dalla specializzazione della produzione e dalle economie di localizzazione dovute al posizionamento in aree caratterizzate dalla prossimità (spaziale e sociale) ad altre imprese, la quale riduce i costi di transazione ed aumenta l’efficienza produttiva. Rientra tra la seconda tipologia di vantaggi la capacità del distretto di autogenerarsi, vale a dire di implementare lo sviluppo andando anche oltre i confini amministrativi; ciò è dovuto all’esistenza di effetti cumulativi per cui produttività genera produttività, ordine crea ordine e così via.
È possibile che il distretto dia vita a processi di apprendimento collettivo, favorito dalle intense relazioni tra imprese, clienti e fornitori e la cooperazione a rete, che è in grado di ridurre i costi e la limitatezza delle informazioni.
I modelli territoriali che hanno dato origine alla teoria del distretto si basano su un concetto di spazio diversificato-relazionale in cui lo spazio perde la sua connotazione geografica-materiale per privilegiare l’aspetto immateriale costituito da relazioni economiche, sociali e di governance che realizzano esternalità territoriali. Viene cioè concepito come elemento generatore di vantaggi economici attraverso meccanismi di sinergia che si generano a livello locale. Ne derivano quindi un'economia immateriale, composta da elementi che non vediamo ma che stanno alla base della stessa economia.
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