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Economia dell’energia e gestione dei beni ambientali

Introduzione 3

Politiche internazionali per la sostenibilità e ruolo dell’impresa 10

L’introduzione del concetto di sviluppo sostenibile (anni ‘70 e ’80) 10

La definizione della Bruntland 12

Conferenza mondiale di rio de Janeiro 1992 13

Il V Programma di azione della CE e gli anni ‘90 in Europa 14

Inizio del Nuovo Millennio e NU Global Compact 15

Il percorso verso Rio 2012 18

Agenda 2030 e il ruolo delle imprese 21

Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile 21

Gli importanti eventi del 2015 23

Agenda 2030 delle Nazioni Unite 23

La situazione in Italia letta attraverso il Rapporto ASVIS e la strategia nazionale 27

European new green 30

L’accordo di Parigi 32

Green economy e circular economy 37

La green economy 37

L’economia circolare 42

Sostenibilità e competitività 59

La multidimensionalità della sostenibilità 59

Come misurare gli effetti sulla competitività 61

Sostenibilità, responsabilità e impresa 63

I risultati di alcune ricerche empiriche 80

Pagina 1

Pagina 2 22/02/2021

Introduzione

Nell’immagine viene rappresento il Equità intergenerazionale

I PRINCIPI ISPIRATORI

concetto di sostenibilità, in cui la DELLA SOSTENIBILITA’

sostenibilità è come se fosse un tavolino EQUILIBRATA

temuto in piedi da 3 principi ispiratori che QUALITA’

sono: VALORIZZAZIONE 3 CAPITALI

1. La crescita economica equilibrata e DELLA

3 CRISI E

ECONOMICA SOCIALE

duratura, in una prospettiva di lungo MIGLIORAMENTO DELL’AMBIENTE

periodo. DURATURA PROGRESSO VITA

Non si può parlare di sostenibilità CRESCITA E

TUTELA

DELLA

senza pensare al lungo periodo: il E

fatto che i membri dei consigli di Equità

infragenerazionale

amministrazione, i sindaci e le varie

personalità presenti nelle pubbliche amministrazioni abbiano un mandato temporalmente

limitato rende alquanto difficile il fatto che introducano nella loro agenda questioni di carattere

ambientale. Parliamo di crescita economica, anche se in termini più qualitativi che quantitativi.

Latouche teorizza che l’unico modo per vivere nella situazione di scarsità di risorse in cui ci

troviamo è rinunciare alla crescita: senza arrivare a teorizzare la decrescita. Bisogna comunque

entrare nell’ordine di idee di prestare la massima attenzione ad evitare gli estremi del

consumismo. Eppure, la crescita è insita in tutte le dinamiche economiche (l’impresa per prima

si pone nella prospettiva di crescere): si tratta insomma di optare per una crescita qualitativa.

Un esempio di settore che è cresciuto in valore ma non in quantità prodotta/venduta è il settore

vinicolo. Il valore complessivo in termini reali è quadruplicato. Il grande cambiamento nel settore

vinicolo in Italia comincia dalla crisi del metanolo. Dobbiamo essere capaci, con tutti i prodotti

che portiamo sul mercato o che acquistiamo, di consumare meno ma di maggior qualità. Anche

gli sforzi in efficienza energetica altro non sono che il tentativo di ridurre i consumi (anche se

questo rende più difficile il return on investment rispetto, ad esempio, agli anni ’80, dove gli

investimenti energetici erano supportati da un aumento complessivo del consumo di energia).

2. Progresso sociale e miglioramento della qualità della vita: si tratta della dimensione sociale,

che apre le porte ad un tema legato al benessere collettivo. Bisogna stare meglio insieme, nelle

varie dimensioni, ma i cittadini si sono molto disaffezionati da questo senso comune

(rappresentazione del comportamento opportunistico del dilemma del prigioniero, ognuno

pensa alla propria sfera non ci si pone nell’ottica del poter star meglio tutti insieme). Questa

dimensione del benessere sociale è studiata in particolar modo dai sociologi: Putnam usa

diversi indicatori di benessere e un indicatore tipico è proprio la partecipazione civica. Il numero

di cittadini che vanno a votare. Nel secondo dopoguerra votavamo praticamente tutti; oggi, in

molte circostanze, vota meno della metà. Putnam commenterebbe che c’è stato un

impoverimento della dimensione civica. Forse situazioni come la pandemia potrebbero far

rinascere un senso di collettivismo “perso” in passato. Lo spirito di coesione può anche nascere

dall’opposizione alle istituzioni: una coesione nel “dire no”. Lo vedremo quando parleremo di

nucleare.

3. Tutela e valorizzazione dell’ambiente: il tema non è quello di tutelare l’ambiente in quanto

tale, ma come produttore di valore e di risorse economiche. La manutenzione dell’ambiente

permette di ottenere di più dall’ambiente in un’ottica futura.

Pagina 3

Queste 3 dimensioni sono frutto di 3 crisi:

a. La crisi del 2008: crisi non congiunturale ma strutturale (forse dobbiamo cambiare modello)

b. La crisi sociale post conflittualità anni ’70

c. La crisi ambientale conseguente all’urbanizzazione di massa.

Sono anche però 3 capitali:

Capitale economico: uso i proventi del capitale ma mantengo lo stock vedi i no trivelle: è uno

I. degli argomenti fondanti le loro teorie ovvero sfruttiamo le risorse già utilizzate e lasciamo alle

generazioni future le risorse non ancora utilizzate),

Capitale naturale: stock di risorse che abbiamo oggi sul pianeta dobbiamo essere in grado di

II. rigenerarlo e allo stesso tempo usarne i proventi, non finire lo stock)

Capitale sociale: stock di capitale sociale cosa significa? Istruzione. È una componente chiave

III. del capitale sociale oltre al Lavoro e alla Salute.

Avere un servizio sanitario nazionale universale è un servizio che lo Stato ci mette a disposizione

ed è un grande punto di forza in questa dimensione.

GREEN DEAL EUROPEO

Arrivare a CO = 0 con tutte le dimensioni orientate a non rovinare il principio di decarbonizzazione

2

Il Green Deal è un disegno di futuro coerente con questa logica, che delinea una serie di

Green Deal Europeo

transizioni che tratteremo in maniera più specifica.

Ci sono una serie di transizioni:

Parte sinistra:

• Decarbonizzazione salvo le compensazioni entro il 2050. Si pensi che Aeroporti di Roma ha

avuto un 2020 tragico, dovendo trasportare 1/10 dei passeggeri. Due mesi fa ha collocato un

green bond, cioè un titolo per cui si fa finanziare direttamente dal mkt, dapprima convincendo le

banche che fanno il collocamento e poi il mercato sul fatto che fosse davvero una strategia

green. Ci è riuscito, perché ha ricevuto domande di questo bond per 11,5 volte superiori a ciò

che chiedeva e il tasso di interesse è di mercato. Adesso Aeroporti di Roma si sta preparando a

un altro collocamento di un titolo con attenzione ai temi della decarbonizzazione.

• Transizione energetica

• Mobilitare l’industria per un’economia pulita e circolare

• Costruire e strutturare sotto il profilo energetico delle risorse

Pagina 4

Parte di destra

• Mobilità sostenibile e intelligente (elettrica, ad idrogeno, attraverso sistemi di mobilità

collettiva)

• Sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente (produrre meglio, miglior qualità

anche per la salute del consumatore)

• Ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità

• Inquinamento zero Le transizioni e le condizioni abilitanti

LE TRANSIZIONI E LE CONDIZIONI ABILITANTI Ricerca e innovazione

Economia circolare

Digitale Energetica Infrastruttu

Capitale re materiali

umano e e

sociale immateriali

Alimentare Cambiamento Finanza

climatico

Le transizioni (circolari, digitali, energetiche e alimentari) sono connesse alle condizioni abilitanti,

che sono la finanza, il capitale umano e sociale, le infrastrutture materiali e immateriali, e la ricerca

e l’innovazione. Quando parliamo di risorse finanziarie si devono comprendere non solo quelle che

derivano dall’Europa, perché molti soldi europei in parte sono prestiti.

Agenda 2030

AGENDA 2030

L’Agenda 2030 è un passo importantissimo per le Nazioni Unite, perché è la prima volta che

l’agenda è costruita così bene, coinvolgendo i diversi attori, comprese le imprese che hanno

partecipato alla costruzione di questo approccio. Possiamo leggere l’immagine in riferimento alle

tre dimensioni della sostenibilità: sociale (1˚ riga), economica (2˚ riga) e ambientale (3˚ riga).

Pagina 5 Lo sviluppo sostenibile: l’impatto del Covid-19

LO SVILUPPO SOSTENIBILE: L’IMPATTO COVID 19 Fonte: Sustainable

Development Report 2020

Sustainable Development

Solutions Network (SDSN) and

the Bertelsmann Stiftung

6

Sull’ambiente non ha fatto solo danni, ma ha mostrato che una strada green potrebbe essere

fattibile in tempi più rapidi di quello che si poteva pensare.

Città hanno avuto una riduzione del 50% delle emissioni, con risultati incredibili in termini di

inquinamento in tempi molto brevi.

Intervento in aula: poiché contemporaneamente al miglioramento della qualità dell’acqua e/o

dell’aria si è registrato un peggioramento della condizione economica del singolo, come si sposa la

transizione ecologica con lo sviluppo economico?

La risposta è duplice:

a. L’occasione è nell’ottica command-control. La presidente della Commissione europea ha

affermato la presenza di un vincolo al beneficio dei fondi europei stanziati per la ricostruzione

economica post Covid, rappresentato dall’orientamento al rinnovabile.

b. A ciò si aggiunga un importante impegno da parte della finanza ad introdurre, nelle proprie

valutazioni di rischio, il sostenibile: un investimento non rinnovabile non è finanziato dalle

banche in quanto più rischioso, non potendo godere dei fondi europei ed essendo esposto, nel

lungo periodo, a possibili limiti e vincoli d’uso connessi ai danni climatici che questo comporta.

In quest’ottica, l’adesione al biologico è incentivata dal timore, in futuro, di non poter utilizzare

un determinato fertilizzate, con un impatto negativo sulle proprie colture e, con un costo

maggiore di quello che sarebbe sostenuto nel breve periodo per il biologico stesso.

Nonostante sia indubbio che la pandemia rappresenti una crisi, questa è occasione per una

ripartenza in senso diverso. Quali diversità? Quelle transizioni che la stessa Commissione vuole

accelerare: il rinnovabile è la strada principale per la transizione energetica e per questo è

incentivata. Dobbiamo imparare a catturare e convertire la maggior parte a condizioni più

sostenibili. Perché il consumatore predilige i prodotti biologici, meno competitivi sul prezzo e che

riducono la loro capacità d’acquisto? La filiera corta e la possibilità di risalire i passaggi della

catena distributiva potrebbe essere una valida risposta.

Questo accade anche nel settore dell’energia: una delle maggiori società del comparto è quella

che, paradossalmente, promuove l’efficienza energetica: in tal modo questa non ha ristretto il

proprio mercato, ma, ipotizzando la direzione futura dello stesso, ne ha anticipato le tendenze e

allargato il proprio business. Le imprese, oggi, escono dai loro confini settoriali, espandendosi e

spostandosi nelle direzioni indicate dalla prospettiva sostenibile.

Pagina 6 L’AGENDA 2030 E I 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE

L’impegno delle aziende

L’AGENDA 2030 E I 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE Nell’indagine condotta

66% dallo UNGC (2018), le

aziende hanno dichiarato

delle aziende evidenzia

l’adesione ai 10

come di prediligere gli obiettivi:

Principi costituisca

l’approccio vincente per 8: lavoro dignitoso e

contribuire agli obiettivi crescita economica;

di sviluppo sostenibile

80% 3: Buona salute e

Benessere

delle aziende dichiara di

implementare 5: Parità di Genere

azioni, progetti,

programmi, a

supporto degli obiettivi

di sviluppo sostenibile

Cosa stanno facendo le imprese per l’agenda 2030? CARREFOUR - MILANO

10.000 imprese si stanno impegnando nel mondo rispetto ai 17 obiettivi. Quello su cui si

impegnano di più è l’8: crescita economico e lavori dignitosi.

L’indagine risalente all’inizio del 2019 sui dati del 2018 mette in luce però che al secondo posto ci

sono gli obiettivi 3,4 e 5, ovvero salute, educazione e gender equality.

Abbiamo visto quindi un impegno delle imprese più avanzate nella dimensione economica, sociale,

ma la dimensione ambientale è quella che registra l’impegno minore.

Il 14, la vita sott’acqua; il 15, la vita sulla terra; si salva il 12, produzione e consumo sostenibile; e il

6, l’acqua, mostra livelli non soddisfacenti.

Questa è la ragione per cui, anche nell’attività di gruppo orientata allo sviluppo sostenibile,

bisognerà indagare le ragioni di una scarsa adesione alle logiche del sostenibile e quali le

condizioni per superare questo limite. Le aziende devono essere attori protagonisti del

cambiamento. Ingaggiare il private sector è fondamentale per garantire la transizione poiché la

capacità economica di talune imprese internazionali, tale da superare quella si Stati di piccole

L’AGENDA 2030 E I 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE

medie dimensioni e poiché la prospettiva dell’Agenda 2030 genera opportunità immense.

La prospettiva dell’agenda 2030 genera delle opportunità economiche immense, tra cui, al primo

Per il seFore privato, il raggiungimento degli obieGvi di sviluppo sostenibile, potrebbe creare valore

fino a 12 mila di miliardi di dollari

posto, il settore dei sistemi di mobilità, soprattutto nelle megalopoli che hanno bisogno di soluzioni

integrate. Secondo posto: Principali ambiti di opportunità Valore potenziale al 2030 – in miliardi di dollari

nuove soluzioni per la salute,

innovazioni in questo campo

(sostenibilità sociale). Terzo e

quarto: energia (efficienza

energetica > rinnovabili). Poi c’è

l’edilizia affordable, cioè Alimentare

accessibile a tutti. Produzione Città

circolare è al sesto posto. Salute e Benessere

Energia e Materiali

© Supporting business to help deliver sustainable development (UNGC)

Pagina 7

DECARBONIZZAZIONE

Accordo di Parigi, 2015 entro il 2030 bisogna arrivare a una riduzione di circa un terzo delle

emissioni di CO e entro il 2050 decarbonizzazione. Da li è stato definito un quadro internazionale

2

in cui oggi rientrano anche USA che ha degli impegni importantissimi, tra cui tot soldi all’anno ai

PVS per favorire il loro programma di decarbonizzazione. Bisogna però tradurre gli intenti in azioni.

Imprese vogliono raggiungere la decarbonizzazione all’interno della loro catena del valore. I tre

punti principali dell’Accordo di Parigi richiedono ai Paesi che lo sottoscrivono:

a. Di raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile, facendo in modo che

vi sia un equilibrio tra le emissioni e gli assorbimenti di gas serra dal 2050 in poi e mantenere

quindi l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C e di sforzarsi al massimo

per avvicinarsi a 1,5°C;

b. Di analizzare i risultati raggiunti ogni cinque anni;

c. Di finanziare con 100 miliardi di dollari all’anno da qui al 2020 azioni per il clima a beneficio dei

Paesi in Via di Sviluppo, con l’impegno a continuare tale finanziamento anche dopo il 2020.

L’accordo è entrato in vigore quando almeno 55 paesi responsabili collettivamente di almeno il

55% delle emissioni globali di gas serra lo hanno ratificato (4 novembre 2016).

Esempio: i Prof. stamattina erano in una call con una importantissima azienda del settore

agroalimentare, un’azienda che ha tra i marchi più importanti delle acque minerali (San Pellegrino).

L’acqua minerale si estrae in posti fantastici perché appunto deve avere una qualità intrinseca

legata proprio alla natura. Ad es. le acque che ci vengono subito in mente parlando appunto di

acqua sono San Pellegrino, Evian e Acqua Panna. Tutte queste hanno una zona naturalistica

attorno molto bella in cui ci sono due questioni:

- Da un lato come la preservo

- Dall’altro lato come può funzionare come assorbitore di carbonio dal punto di vista della CO2

Perché oggi la maggior parte delle imprese per far rientrare i loro conti della decarbonizzazione

fanno off setting, ovvero piantano alberi dall’altra parte del mondo (compenso le emissioni).

Però queste imprese dovrebbero mettere logiche di in setting, ovvero facendolo a casa loro o

dentro la filiera in cui operano complessivamente. Quindi ad es. San Pellegrino gestisce un’area

naturale non solo per avere l’acqua di qualità ma anche perché diventa una fonte importante del

suo farsi carico del problema del cambiamento climatico.

Le aziende si stanno impegnando a ridurre l’impronta carbonica nei loro business. Ancora ci fanno

capire come un tema generalissimo, che riguarda l’equilibrio del pianeta, può essere calato in ciò

che un’impresa singolarmente fa e nelle soluzioni che è in grado di promuovere.

WORLD ECONOMIC FORUM: top 10 risks

over the next 10 years

- Rosso sociale

- Viola tecnologici

- Arancione geopolitici

- Blu economici (nel 2008/09 erano i più

importanti)

- Verde ambientali

Pagina 8

Negli ultimi anni invece succede questo: il rischio si analizza su due dimensioni:

1. Probabilità del rischio: quanto è possibile che il rischio si verifichi e quindi che si traduca in

una conseguenza negativa (riga 1)

2. Magnitudo del rischio: impatto del rischio, quanto è grande il suo effe

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emma.r8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'energia e gestione dei beni ambientali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Frey Marco.
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