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Il ciclo principale è quello della natura: materiale utilizzato come MP, questo va dentro il sistema

produttivo, poi vendita, consumo e alla fine del consumo c’è la raccolta che torna dentro come generazione

di energia o come fertilizzante.

Anche nel settore produttivo, ricicliamo e reimmettiamo materie, riuso.

Finiti questi cicli, andiamo a produrre energia e come ultimo passaggio la discarica.

Attualmente però il sistema funziona diversamente: I prezzi dei beni considerati commodities hanno subito

un incremento pari quasi al 150% tra il 2002 e il 2010. Crescono anche i consumatori (3 miliardi di nuovi

consumatori entro il 2030). Solo un terzo dei 60 più comuni metalli fa riscontrare un tasso di riciclo a fine

vita maggiore del 25%.

Affrontare queste criticità con un modello lineare significa sottoporsi a continui mutamenti dei prezzi e ad

l’aumento

una ipotetica inflazione dei beni commodity fondamentali del costo di estrazione delle risorse

avrà un impatto sul business ancora maggiore della futura riduzione nella disponibilità delle risorse stesse.

Mentre la natura e la politica ambientali mirano ad un cerchio perfetto, l’abbondanza e il basso costo delle

risorse naturali ha portato il sistema economico ad un modello lineare.

Nella figura è rappresentato il modello di circular economy, che però non rappresenta del tutto la realtà del

sistema produttivo e di consumo odierno. In ogni fase del modello abbiamo rifiuti e scarti, siamo ancora

distanti dalla chiusura del ciclo ovvero dal riutilizzo o recupero di tutto ciò che è stato scartato. Tanta

materia Prima utilizzata e basse le capacità di recupero.

Entro il 2020 prenderemo ancora tantissimo, anche se le risorse sono scarse.

Circular economy non significa recuperare o riciclare i materiali di scarto delle diverse fasi, ma anche la

possibilità di prevenire questi scarti riducendo ad esempio il flusso e i quantitativi di MP e di risorse naturali

in entrata nei sistemi economici.

BEST PRACTICES AZIENDALI

FASE 1: Approvvigionamento (Raw Materials)

- MAPEI: progetto RE-CONzero che si pone l’obiettivo di riutilizzare una parte dei rifiuti del

calcestruzzo. Il calcestruzzo reso (principale rifiuto) ritorna all’impianto di produzione all’interno

dell’autobetoniera. Re-con Zero è un additivo innovativo che trasforma il calcestruzzo reso in un

materiale granulare che può essere integralmente utilizzato come aggregato per la produzione del

calcestruzzo, senza alcuna produzione di rifiuti, ne liquidi, ne solidi.

Questo sistema recupera completamente il calcestruzzo reso, evitando ricorso alla discarica, non

produce rifiuti di alcun tipo, riduce il trasporto su strada, è facile da usare e non è a base di sostanze

pericolosi, abbatte i costi di smaltimento. Esso rappresenta quindi un esempio di Circular Economy

allungando la vita utile del calcestruzzo.

- EXPO: linee guida per paesi e imprese partecipanti. Ad esempio: i servizi di catering erano scelti sulla

base della minimizzazione del packaging dei prodotti, riciclabilità dello stesso, contenuto di materiali

riciclati nei prodotti

- CASTORAMA cooperando con VEOLIA: unità di logistica creata ad hoc per la raccolta dei rifiuti di

legname provenienti dagli store, e progettazione di una polvere che ha il 35% di legno e un 65% di

plastica che può essere riciclata e riutilizzata a livello industriale (Pallet, piani da cucina laminati).

DESIGN

- CARLSBERG: impegno nel sustainable packaging basato su: riduzione del peso, incremento del

riutilizzo di materiali da imballaggio, incoraggiamento per consumatori a riciclare gli imballaggi,

ripensamento del packaging e dei rifiuti.

2 approcci: metodologia LCA (analisi del ciclo di vita ovvero analisi di tutte le attività per capire

dove si genera il maggiore impatto ambientale), applicata secondo il metodo Pef-eu packaging

più leggero con un minor impatto ambientale. Il sistema di prima consisteva in barili molto pesanti

e dati i lunghi tragitti, si è optato per barili di plastica, più leggeri e per cui non è necessaria CO2 per

la spillatura. 

Approccio Cradle-to-cradle piattaforma di collaborazione dove Carlsber lavora con i suoi

fornitori allo scopo di eliminare il concetto di spreco, utilizzando un framework per il design basato

sull’approccio Cradle to Cradle per lo sviluppo e la commercializzazione dei nuovi prodotti.

Questa community prevede 4 fasi: valutazione e ottimizzazione in collaborazione con i fornitori

dalle MP alla fermentazione e imbottigliamento – comunicazione e info al consumatore dalla

fermentazione e imbottigliamento al consumo – cambiamento dell’atteggiamento del consumatore

dal consumo allo smaltimento e alla raccolta – reimmissione nel ciclo produttivo o nell’ecosistema

dallo smaltimento alle materie prime di nuovo

- DELL: Fornire ai propri clienti opzioni di riciclo più agevoli. Particolare attenzione viene posta nel

concepimento del prodotto per favorirne il riutilizzo, la riparazione e la riciclabilità. Dell riesce quindi

a chiudere il ciclo per quanto riguarda la plastica, recuperandola dai dispositivi conferiti alla raccolta

e generando nuove componenti. La plastica recuperata dai dispositivi conferiti alla raccolta, e

generando nuove componenti minore riesce a produrre una minore impronta ambientale e a ridurre

i costi.

PRODUZIONE

- RENAULT: impianto di remanufacturing di Renault rappresenta un caso pioneristico in cui si

riprogettano diversi assemblaggi meccanici, dalle pompe idrauliche ai motori. È un programma di

economia circolare multidimensionale circuiti brevi dei materiali, sperimentazioni di riutilizzo di

componenti, sviluppo del remanifacturing(pratica finalizzata a recuperare prodotti usati e a

riconvertirli a valle del disassemblaggio in prodotti nuovi da introdurre sul mercato. Il redesign è la

prima fase orientata ad incrementare la percentuale di riutilizzo e a rendere più semplice il

disassemblaggio. Grazie alla progettazione per l’ambiente il tasso di riutilizzo delle componenti

meccaniche è cresciuto del 10% in un anno.

- BARILLA-FAVINI (produttore carta): recupero della crusca di Barilla mixata con cellulosa vergine per

renderla MP per la produzione di carta

- INDUSTRIAL SYMBIOSIS: Sistema che coinvolge industrie tradizionalmente separate, con un

approccio integrato finalizzato a promuovere vantaggi competitivi attraverso lo scambio di materia,

energia, acqua. Strategia di ottimizzazione dell’uso delle risorse tramite la quale due o più industrie

dissimili condividono risorse: il sottoprodotto di una diventa risorsa di un’altra. Esempio: distretto

conciario di Santa Croce: tonnellate di fanghi derivanti dagli impianti conciari vengono utilizzati

come input produttivo per materiali edili.

CONAI: consorzio imballaggi risultati questionario

Conai sostiene il sistema di raccolta per conto di quei produttori che vanno a riutilizzare le materie.

Conai ha un numero di imprese coinvolte nel movimento di imballaggi pari a 97000.

- Fase di design: un’azienda italiana su 3 offre prodotti disassemblabili in componenti mono-materiali.

Un’azienda su 3 vende prodotti riciclabili per oltre il 70% del materiale che li compongono. Quasi il

25% delle azienda ha implementato azioni per incrementare la vita utile del proprio prodotto

tramite la progettazione di componenti modulari facilmente smontabili e sostituibili.

- Fase di produzione: scarti di produzione del 50% delle aziende italiane sono con vari modalità

riutilizzati come input in processi di produzione di altre aziende dello stesso settore o di settori

diversi. Oltre il 70% degli scarti di produzione di 1 azienda su 10 sono riutilizzati come input in altri

processi di produzione.

- Fase di distribuzione: 75% delle aziende impiega misure di ottimizzazione del carico per le proprie

consegne, quasi la metà delle aziende attua forme di reverse logistic

DISTRIBUZIONE

- PHILIPS: ha modificato rapporto con il mercato. Lighting as a service: vende prodotti di illuminazione

come servizio –> non si fa pagare acquisto iniziale ne recupero prodotto, ma si vende la

performance.

CONSUMO

- IKEA: in Svezia, durante un periodo promozionale di due mesi, IKEA ha reso la propria pagina

Facebook una sorta di mercato delle pulci digitale in cui i clienti potevano vendere e acquistare

mobili usati dell’azienda

- REPAIR CAFE: organizzazione senza scopo di lucro che riunisce volontari e persone che preferiscono

riparare i propri piccoli elettrodomestici e altri dispositivi, piuttosto che sostituirli. Si tratta di un

servizio fornito gratuitamente, trattandosi di una no-profit

- COLLABORATIVE CONSUMPTION: trasformazione del business, del consumo stesso, degli stili di vita

in modo più sostenibile condividere beni e servizi significa produrre e sprecare meno, e produrre

meno rifiuti.

RACCOLTA

- ECOPNAUS: è una società senza scopo di lucro per il rintracciamento, raccolta, trattamento e

destinazione finale dei pneumatici fuori uso. Dal settembre 2011 sono oltre 500000 le tonnellate di

pneumatici fuori uso raccolte e avviate a recupero fino ad oggi da Ecopneus, da cui è stato possibile

ottenere campi da gioco, asfalti silenziosi, aree gioco per bambini. Il sistema è finanziato da un

contributo ambientale pagato dall’acquirente all’atto di acquisto di un pneumatico nuovo finalizzato

ad assicurare una corretta gestione del pneumatico a fine vita.

- H&M: raccolta di abiti resi a fine vita in cambio di voucher. In collaborazione con fornitore di servizi

di reverse logistics

RICICLO

I vantaggi derivanti dalla valorizzazione e utilizzo della scoria sono molteplici: minimizzazione della

produzione di rifiuti da avviare a smaltimento, riduzione dello sfruttamento delle risorse naturali e del

ricorso ad attività impattanti sul territorio quali le cave per l’estrazione, risparmio energetico e diminuzione

di emissioni di Co2.

- PLASMIX: progetto di collaborazione tra Revet, Pontech e Piaggio: 15 mila tonnellate di rifiuti plastici

di bassa qualità e composizione eterogenea considerati non riciclabili sono utilizzati per produrre un

mix plastico innovativo rivenduto a Piaggio che le usa per le sue componenti plastiche

Forze centripete delle imprese: le aziende sviluppano soluzioni circolari quando hanno forti incentivi a farlo

al proprio interno, è un ambito di innovazione particolarmente ricco di potenzialità.

Da qui nasce il ruolo dei policy makers: gli autoincentivi non bastano (auto generati da imprese), bisogna

eliminare le barriere e gli ostacoli al cambiamento.

Porter: «Well designed and properly crafted environmental policies and regulations are able to trigger

innovation, they produce efficiency through waste avoidance or recovery and, by doing so, they boost

competitiveness that partially or more than fully offsets the cost of compliance»

Siccome il sistema è pensato per essere lineare, non ci sono le condizioni per favorire la circolarità.

Anello mancante come chiudere circolarità, Pacchetto sulla Circular economy della CE contenente 4

direttive i cui punti cardine sono: rifiuti, packaging, veicoli esausti, batterie. Le misure riguardano tutto il

ciclo di vita del prodotto (produzione, consumo, gestione dei rifiuti e implementazione di un mercato per le

materie prime secondarie), misure settoriali e misure trasversali. Il pacchetto include anche finanziamenti

importanti sia su ricerca, sia attraverso i fondi strutturali. L’obiettivo è favorire la transizione verso

l’economia circolare (utilizzo più sostenibile delle risorse, rafforzamento della competitività dell’EU a livello

globale, stimolo alla crescita economica sostenibile dell’EU, creazione di nuovi posti di lavoro).

Nella comunicazione “verso un’economia circolare: programma per un’EU a zero rifiuti” si delineano i

seguenti punti:

- Progettazione e innovazione a servizio di un’economia circolare: nella logica di economia circolare, i

prodotti sono progettati in modo da prevenire fin dall’inizio la destinazione una volta che diventano

rifiuti e l’innovazione è al centro di tutta la CdV. Attraverso l’alleggerimento (minore MP necessaria

per erogare un servizio), allungando la vita utile dei prodotti, riducendo il consumo di energia e di

materie nelle fasi di produzione e di uso (efficienza), riducendo l’uso di materie pericolose o difficili

da riciclare nei prodotti e nei processi di produzione (sostituzione), creando mercati delle materie

prime secondarie riciclate, concependo prodotti facili da mantenere in buono stato (da riparare,

rifabbricare o riciclare), sviluppando i servizi per i consumatori necessari a tal fine, stimolando i

consumatori con incentivi a favore della riduzione dei rifiuti e della corretta separazione,

incentivando raccolta differenziata, favorendo la simbiosi industriale, incentivando l’uso da parte dei

consumatori di servizi di noleggio, prestito o condivisione invece dell’acquisto.

Il problema è il mancato allineamento degli interessi dei produttori, consumatori e riciclatori

- Sblocco investimenti nelle soluzioni di circular economy: ricorrendo anche a strumenti finanziari

innovativi, chiarendo le responsabilità delle istituzioni finanziarie in materia di sostenibilità, mettere

a punto metodi per l’esecuzione di stress tests delle risorse ad uso delle imprese, favorendo i

cosiddetti appalti pubblici verdi, incoraggiando stati membri a sfruttare i fondi europei disponibili

per finanziare programmi e progetti di economia circolare.

- Mobilitazione di Imprese e consumatori e sostegno alle PMI: sostenendo la creazione di posti di

lavoro e lo sviluppo di competenze mediante un migliore coordinamento delle politiche, migliorare

informazione e monitoraggio

- Modernizzazione della politica in materia di rifiuti e dei suoi obiettivi: i rifiuti come risorsa:

definendo obiettivi per andare verso una società del riciclaggio, semplificando e attuando meglio la

legislazione sui rifiuti. Grazie alla reimmissione dei materiali riciclabili, in una economia circolare,

l’approvvigionamento sarebbe più sicuro. Ci si avvicinerebbe alla chiusura del cerchio. Ad oggi le MP

seconde sono solo una modesta percentuale delle materie usate nell’UE.

- Fissazione di un obiettivo relativo all’uso efficiente delle risorse (PIL/MP utilizzate come indicatore

della produttività delle risorse)

Le cause che generano le perdite di efficienza in termini di mancata valorizzazione degli scarti sono

molteplici e possono riguardare tutti gli attori coinvolti nella gestione dei flussi di materiali che attraversano

le varie fasi del ciclo di vita dei G&S presenti sul mercato:

- Asimmetrie informative: scarsa conoscenza degli impatti ambientali di un prodotto o servizi.

Opportunità di utilizzo della PEF (product environmental footprint) e OEF allo scopo di definire una

metodologia europea per gli studi sull’impronta ambientale fondata su criteri di prestazione

ambientale legati al concetto di ciclo di vita. Utile anche per confrontare i risultati ottenuti a livello

europeo dalle diverse imprese. Va comunque tenuto in considerazione il fatto che non tutti gli

interventi che hanno un impatto ambientale positivo e che generano un profitto per chi li pone in

essere possono rientrare nell’ambito della green economy.

- Priorità di business: spesso il target delle imprese è a breve termine e non a lungo termine.

- Barriere di mercato: bias di prezzo come il fatto che le imprese che inquinano di più sostengano

costi fissi e variabili inferiori poiché non investono in innovazione e quindi fissano prezzi più bassi

per prodotti, questo garantisce performance migliori in una fase regressiva come questa. Sarebbe

necessario ad esempio incorporare nel prezzo anche le esternalità negative generate lungo tutta la

supply chain, ad oggi in capo alla collettività

- Abitudini e cultura: le abitudini di acquisto e la cultura del consumo fanno si ad esempio che il

consumatore sia poco propenso ad acquisire beni con performance minori perché basati su mp

riciclate. Potrebbe essere implementata ad esempio un IVA ridotta sui prodotti realizzati con

materiali riciclati

- Geografia e sviluppo infrastrutturale: globalizzazione e dimensioni delle imprese rendono

complicata la reverse logistics ovvero riportare il bene dal consumatore al produttore iniziale

- Tecnologia: standard

- Regolamentazione: limiti all’utilizzo di MP seconde.

INNOVAZIONE

Cosa si intende per innovazione ambientale? “Qualunque innovazione che riduca l’impatto ambientale

connesso con la conduzione di attività in termini di risparmio di risorse, minimizzazione degli scarti e degli

effluenti e generazione di danni reali o potenziali all’ambiente”.

L’identificazione avviene pertanto in base al risultato che l’innovazione produce, intenzionalmente o no,

non agli obiettivi che l’hanno ispirata.

L’analisi della relazione tra innovazioni tecnologiche e tutela ambientale può essere molto articolata. Da

una parte esistono le innovazioni introdotte specificatamente allo scopo di migliorare la prevenzione e le

prestazioni ambientali dell’impresa, dall’altra tutte quelle innovazioni tecnologiche sviluppate per altri scopi

che però possono avere importanti ricadute in termini ambientali.

Queste ricadute possono essere positive: ICT che riducono l’intensità di materie prime e energia dei

processi e dei prodotti.

Storia: Inizio anni 60: comincia ad esserci una prima percezione che le attività umane generano delle

conseguenze fortemente indesiderabili nei confronti della natura. Nel 62 c’è stata la crisi del DDT.

A quell’epoca c’era una visione positiva della tecnologia, come driver dello sviluppo.

Passato un decennio il dibattito si sposta sui limiti allo sviluppo, contestualmente ai grandi incidenti (Seveso

nel 1976: emissione di diossina, primo incidente industriale in Italia, diede il nome ad una direttiva).

La tecnologia viene considerata in senso negativo e l’approccio diviene negativo.

Dall’87 in poi emerge una logica secondo cui la tecnologia è sia una causa del problema, sia la possibile

soluzione al problema stesso.

Vista in altri termini si può usare questa curva:

End of pipe vuol dire che siamo alla fine del ciclo produttivo (depuratore dell’acqua), non presuppone dei

cambiamenti a livello di processo produttivo. È una logica più semplice in quanto ponendosi in coda al

processo produttivo, non richiede radicali modificazioni del modo di produrre, le soluzioni tecniche sono

reperibili sul mercato e spesso hanno una visibilità presso il pubblico molto alta.

Dagli anni 80 in poi si introducono delle soluzioni più pulite.

Quando parliamo di tecnologie, distinguiamo 3 tipologie di innovazione:

- Innovazione di processo (tutto ciò che ha a che fare con produzione, input, logistica)

- Innovazione di prodotto (componenti, dematerializzazione)

- Innovazione organizzativa (sistemi di gestione, sistemi di auditing, formazione e coinvolgimento dei

dipendenti)

Nel tempo:

- Anni 80-90: prevale innovazione di processo, con risparmio energetico, tecnologie end of pipe e

risparmio di risorse

- 2000: rilevante sviluppo dell’innovazione organizzativa, l’innovazione di processo si orienta al

recupero

- Innovazione di prodotto rimane minoritaria, ma inizia a svilupparsi in modo significativo negli ultimi

anni

La valutazione di una innovazione tecnologica in termini di impatto sull’ambiente è effettuabile ex post,

risulta invece più arduo effettuarla ex ante quando la prevedibilità è bassa sia nelle dinamiche che negli

effetti dell’innovazione stessa.

CASO DELL’OZONO (ci protegge da componente dannosa dei raggi solari)

Ad un certo punto ci si rese conto di eccessivi assottigliamenti di questa parete: buco (principalmente

l’Australia).

L’uomo è in grado di influenzare questo equilibrio naturale:

- Prodotti che si è scoperto avere un’incidenza sul buco dell’ozono: freon, nome commerciale dei CFC

considerati come grandissima scoperta tecnologica come refrigerante sostitutivo di anidride

solforosa e ammoniaca. I CFC venivano decantati come una delle grandi invenzioni dell’industria

chimica. Una volta installato il freon, si potevano dormire sonni tranquilli e la produzione salì

rapidamente. Un chimico però scoprì che i CFC contaminavano l’atmosfera in modo persistente. A

questo punto si aggiungono altri scienziati (Rowland e Molina). Questi vennero attaccati dalle grandi

IMN che usavano i CFC per la refrigerazione e come propellenti delle bombolette. Alla fine nel 1995

Rowland e Molina vinsero il premio Nobel.

- Usa e Uk avevano introdotto politiche restrittive per l’uso di CFC e queste portarono al protocollo di

Montreal. 36 nazioni si impegnarono a eliminare la produzione dei 5 CFC più utilizzati. Seguono

numerose conferenze delle parti per l’implementazione di una serie di decisioni. Nel 1990 salgono a

53 i sottoscrittori. Nel 1995 in USA e UE la produzione di CFC fu abolita. Dal 2010 la stesa è proibita

in tutto il mondo. E nel 2016 anche gli ultimi dispositivi medici contenenti CFC vengono proibiti.

Il principale produttore di CFC al mondo è Dupont. Dupont è ancora oggi il leader di questo mercato.

Innanzitutto fu quella che finanziò i negazionisti delle tesi contro i CFC, ma nel frattempo riorientava la

propria R&S alla ricerca di sostituti. Addirittura venne insignata del premio come leader mondiale

dell’innovazione e nello sviluppo di tecnologie alternative volte a ridurre l’impatto ambientale causato dai

CFC sullo strato di ozono.

Tra il 2000 e il 2013 il livello di ozono è salito del 4% alle latitudini mediosettentrionali. Intorno al 2065

probabilmente potremmo tornare alle condizioni precedenti all’introduzione del CFC.

La politica di eliminazione CFC e loro sostituzione ha funzionato. 

In Europa esiste una direttiva (Integrated, Prevention, Pollution Control direttiva sul controllo integrato

dell’inquinamento attraverso la prevenzione, IPPC) che unisce una logica di comando e controllo, ma anche

di coinvolgimento delle imprese. Questa direttiva si è evoluta in IED (direttiva sulle emissioni). La

prospettiva è quella di prevenzione. Essa deve essere in grado di stimolare l’innovazione delle imprese

assogettate a questa direttiva.

La CE vuole l’introduzione di tecnologie (BAT: acronimo che indica le tecnologie più efficienti ed avanzate

già disponibili a livello industriale, applicabili in condizioni economicamente accettabili, in grado di

garantire un elevato standard di sostenibilità ambientale durante l'esercizio di un impianto. Il legislatore

fissa i valori limite di emissione degli inquinanti proprio in base all'applicazione di tali tecnologie) best

available technologies), se l’impresa vuole l’autorizzazione a produrre deve adottare queste soluzioni.

In ogni settore vengono designati dei rappresentanti che discutono su queste soluzioni innovative. Se io ho

delle tecnologie migliori, diffonderle significa diffondere uno standard e rafforzare il VC del paese.

La maggioranza delle imprese appare ancora poco propensa all’introduzione di tecnologie pulite, perché

questo processo comporta un’attività innovativa finalizzata e investimenti in R&S in un settore nuovo.

Le tecnologie green (BAT) sono una parte rilevante del modello di green e circular economy e sono

internalizzate anche nei prodotti.

La green economy è legata sia al lato della domanda, sia al lato delle politiche sia al lato del management

delle imprese.

Green e circular economy insieme alla capacità di innovazione possono costituire un nuovo paradigma

tecno-economico? Ovvero possono costituire una vera e propria rivoluzione?

Nel campo della scienza questi cambiamenti sono da ricondurre ad alcuni grandi scienziati.

5 paradigmi tecno-economici: rivoluzione industriale, vapore, energia elettrica, produzione di massa, ICT).

Correlato alla dimensione dell’innovazione vi è l’apprendimento qualunque processo di gestione

sistemica del VC da innovazione deve fondarsi su una capacità continua di apprendimento da parte

dell’impresa e dei suoi membri.

Assume quindi particolare importanza:

a) la capacità da parte del management aziendale di valorizzare e prevedere i cambiamenti indotti dalla

sfida ambientale;

b) l’orientamento ad individuare, sperimentare, implementare soluzioni tecnologiche e organizzative

connesse all’innovazione ambientale;

c) il livello di flessibilità dell’organizzazione nel perseguire obiettivi innovativi improntati al miglioramento

continuo;

d) il contributo innovativo in termini di competenze e di soluzioni operative offerto da tutto il personale;

e) lo sviluppo di nuove modalità di relazione con gli attori sociali e istituzionali;

f) la disponibilità a partecipare a forme di razionalizzazione dell’intero ciclo di vita del prodotto in sinergia

con altri operatori della filiera produttiva.

Barack Obama: “Una nuova economia energetica [...] può essere un propulsore che ci guida verso il futuro,

così come il computer è stato il motore della crescita economica nell'ultimo paio di decenni”.

Elenco dei grandi manager che passano dall’investimento in ICT in green technologies.

Evoluzione dei brevetti nelle green technologies in California: non c’è una crescita esponenziale tra 1999 e

2008. L’attenzione all’innovazione in questo campo arriva da lontano allora.

Nel 2008 c’è un boom incredibile nel venture capital in tecnologie pulite.

In quale contesto?

- Settore solare: percentuale più elevata nel solare. Già tra 75-2005 il solare ricopriva una forte

rilevanza e questo venne confermato tra il 2006 e il 2011.

- Veicoli

- Combustibili alternativi

I detentori sono: università e organismi pubblici, ma anche imprese (Chevron, Aerospace Corporation).

Nell’ambito della R&S low carbon vediamo il grafico:

Grandezza della bolla indica ampiezza della spesa pubblica in R&S. L’Italia si trova a metà asse per quanto

riguarda le emissioni di CO2, ma la dimensione del cerchio è piccola se paragonata a stati come Giappone,

Finlandia, Australia.

Richieste di brevetti all’EPO per quanto riguarda il management ambientale: l’Italia copre solo un 1,5% del

totale, a colpire è il fatto che siano paesi al di fuori dell’UE come Giappone e USA a rappresentare la

maggioranza della torta. Per quanto riguarda le classi: L’abbattimento dell’inquinamento dell’aria copre la

quota più grande, seguita dal waste management e water pollution.

In termini di indicatori sintetici illustrati dall’Eco innovation Scoreboard, l’Italia ha guadagnato posizioni dal

2011 al 2015 superando la media europea.

Dove eccelle l’Italia in ecoinnovazione?

- Material recovery, recycling and re-use: numero di brevetti italiani a livello globale è abbastanza

elevato (rappresentiamo il 6,74% del totale)

Per rappresentare l’andamento dell’innovazione con una logica anticipativa prendiamo la pubblicazione

scientifica (articoli internazionali pubblicati su tematiche come energia rinnovabile):

Ordinate: percentuale delle pubblicazioni scientifiche sulle rinnovabili sul totale. Passiamo dal 0,1% del

1992 allo 0,8% del 2011.

Dal punto di vista delle fonti rinnovabili. La componente delle bio massse cresce, la geotermia non cresce

molto, cresce molto l’idroelettrico su una base di partenza più bassa.

In peso percentuale il solare conferma la sua rilevanza.

Term map: raggruppamento tra le 3 principali fonti energetiche: solare, biomasse, eolica e le politiche. La

vicinanza implica il fatto che queste parole si trovino insieme nei titoli e abstract degli articoli. La politica è

lontana dal comparto del solare.

Poi all’interno abbiamo tutta una serie di soluzioni tecnologiche.

Nella crescita complessiva salta all’occhio che l’ASIA nel 2009 abbia superato l’Europa nelle pubblicazioni

scientifiche. Anche inclinazioni curve è importante per denotare l’impegno profuso.

Sul solare già nel 2008 l’Asia superò l’Europa.

Per quanto riguarda le biomasse, l’Europa è sicuramente il maggior contributore, con un anticipo rispetto

all’Asia di 2 anni. Negli ultimi anni l’Asia sta crescendo anche in questo campo come in quello dell’eolico.

Quanto si investe invece? A livello complessivo c’è un trend di fortissima crescita, un piccolo rallentamento

a inizio crisi (2008-2009), una ripresa con un nuovo calo tra 2011 e 2012 e 2013 e poi nuovamente in salita.

Scontro tra PVS e paesi sviluppati: dal 2011 in poi c’è un calo e poi una stasi degli investimenti dei paesi

sviluppati.

Già nel 2015 c’è superamento dei paesi emergenti a partire da quelli asiatici.

Gli investimenti in rinnovabili sono particolarmente concentrati nel solare e nell’eolico. Solare ed eolico

fanno la parte del leone sia in termini assoluti che di crescita.

Per quanto riguarda i veicoli elettrici Dato su migliaia di veicoli elettrici venduti: Europa ha ancora un ruolo

rilevante.

Green economy network unisce centinaia di imprese che operano nella provincia di Milano per far si che

potessero realizzare insieme azioni in relazione alla capacità di innovazione in termini di brevetti.

SWOT RINNOVABILI

Nell’ambito delle rinnovabili fino a qualche anno fa il problema era il costo. Prezzi delle celle fotovoltaiche

dal 1976 al 2010.

Grid parity: le fonti rinnovabili sono competitive nei confronti delle fonti tradizionali. Ci si sta avvicinando

perché i costi scendono.

Sintesi:

- Eu hanno giocato e giocano un ruolo di leadership ma sempre di più i paesi emergenti stanno

diventando fortemente competitivi

- Esiste una capacità innovativa che si radica nel tempo, in realtà noi vediamo dei trend per cui

l’innovazione in questi campi si è sviluppata con gradualità e non dei picchi

- I picchi esistono in ambito finanziario

- Italia nell’innovazione pesa poco a livello globale a parte alcune nicchie

- Circular e green economy rappresentano un nuovo paradigma? Siamo in una fase di transizione

- Imprese in questa logica che ruolo giocano? Sono attori sempre più importanti che possono giocare

o un ruolo di primo attore (Dupont) o possono giocare un ruolo importante se collaborano. I policy

maker hanno comunque bisogno delle imprese

Lezione: 27/03/2017

La definizione di sostenibilità che usiamo oggi nasce nel 1987 da un rapporto edito dalla commissione

mondiale sull’ambiente e sullo sviluppo: “Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del

presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Un aspetto implicito è che questa definizione implichi un equilibrio tra 3 dimensioni (sociale, economica,

ambientale):

Crescita economica duratura ed equilibrata (non bisogna spingere verso direzioni che possono avere danni

futuri maggiori dei benefici traibili).

Tutela e valorizzazione dell’ambiente: ambiente è un grande contenitore di risorse che presentano

caratteristiche di rinnovabilità.

Progresso sociale e miglioramento della qualità della vita.

Rapporto pre-crisi: misura come questi fattori (economico, ambientale e sociale) fossero presi in

considerazione nel 2007 e nel 2004. (Eurobarometer) Crescita negli anni nell’attenzione a tutti i 3

fattori, in particolare per la questione ambientale.

Come possiamo misurare il benessere di un paese? (rapporto BES) Con indicatori che arricchiscono le

informazioni derivanti dal Pil. Già 10 anni fa il 67% dei cittadini europei affermava che il progresso

nazionale dovesse essere valutato sulla base di queste 3 dimensioni (sociale, ambientale ed economica)

L’attitudine dei cittadini nei confronti del waste management e dell’efficienza delle risorse è positiva nel

complesso.

Come si misura la competitività?

- Livello Macro (Paese): Le misure classiche della competitività sono: qualità della vita (tasso di

crescita del Pil reale e GDP per capita), internazionalizzazione (per crescere l’economia spesso deve

fare riferimento all’estero), produttività (tasso di crescita)

- Livello meso, settore (più si va nel micro e più le informazioni utili si allargano): performance di

mercato (quota di mercato), Performance finanziarie (EBITDA), internazionalizzazione, IDE,

produttività, Innovazione (investimenti in R&D)

- Livello impresa: performance di mercato (fatturato, quota di mercato, performance di import e

export, ammortamenti), performance economiche (ROE, ROS, Utili), performance finanziarie,

efficienza (struttura dei costi), innovazione

Sostenibilità a livello di impresa cos’è? Come mettiamo insieme le 3 dimensioni?

Stiglitz: la responsabilità sociale di impresa è il contributo del business allo sviluppo sostenibile.

Oggi un numero crescente di impresa preferisce usare il termine di Corporate sustainability anziché

Corporate Social Responsability, meno usato è il termine di corporate citizenship (l’impresa può

comportarsi come un cittadino). L’impresa è quindi responsabile per muoversi come un cittadino.

Negli ultimi anni un numero sempre crescente d’imprese ha iniziato ad affrontare direttamente questioni

sociali e ambientali.

L’idea fondamentale che sottende queste attività è che le aziende hanno dei doveri al di là dello svolgere la

loro funzione economica di base in modo lecito.

Comunicazione della CE: le imprese sono responsabili per il loro impatto sulla società.

Perché le imprese si muovono verso questa direzione?

- Per una questione di immagine: mi distinguo dagli altri

- Per aumentare il senso di appartenenza dei lavoratori (migliora la comunicazione interna)

- Per migliorare le relazioni con gli stakeholder (comunicazione sociale)

Anche solo queste 3 dimensioni, non bastano più. Si ragiona in termini di aumentare il proprio valore.

Porter con Kramer in articolo “Creating Shared Value” si pongono nella prospettiva di dire: il valore che

viene creato dalle Imprese può essere interpretato se ci si pone in una prospettiva non solo di valore

economico generale, ma di valore economico creato per se e per altri (concetto di condivisione).

Il concetto di valore condiviso riconosce che i danni sociali e le debolezze creano frequentemente costi per

le imprese come sprechi.

Come si crea valore condiviso: riconcependo i prodotti (cibi più sani o prodotti rispettosi dell’ambiente, o

fornitura di paesi in via di sviluppo), ridefinendo la produttività della cdv (uso eccessivo di carta nel

confezionamento dei prodotti e i gas serra sono costosi non solo per l’ambiente, ma anche per l’azienda -

oggi c’è un consenso crescente intorno al fatto che grandi miglioramenti della performance ambientale si

possono ottenere spesso utilizzando una tecnologia più efficace con un costo incrementale minimo, e

possono generare risparmi netti di costo attraverso un miglior utilizzo delle risorse, una maggiore efficienza

di processo e un miglioramento della qualità. Dinamiche rilevanti: uso dell’energia e logistica mediante una

riduzione delle distanze delle consegne, razionalizzazione della movimentazione delle merci, condivisione di

tecnologie e supporto finanziario ai fornitori (Nespresso)) e costruendo cluster di imprese nella località

dove ha sede l’impresa. I concorrenti internazionali più forti saranno spesso quelli in grado di radicarsi più

profondamente in comunità importanti. Le aziende che riusciranno ad adottare questo nuovo approccio

mentale alla scelta di localizzazione creeranno valore condiviso.

Il profitto non è tutto uguale – un concetto che è andato perduto nella visione ristretta e di breve termine

dei mercati finanziari e in gran parte del pensiero manageriale. I profitti che coinvolgono una finalità sociale

rappresentano una forma più elevata di capitalismo, che metterà la società in condizione di progredire più

rapidamente, consentendo nello stesso tempo alle imprese di crescere ancora di più. Si crea un ciclo

positivo di prosperità per le aziende e per la comunità, da cui derivano dei profitti destinati a durare nel

tempo.

Le aziende faranno grandi progressi sul fronte ambientale, per esempio, quando si decideranno a

considerare l’ambiente un driver di produttività anziché un problema da affrontare per resistere alle

pressioni esterne.

Suddivisione di imprese tra: value driven – profit driven

Blu: aumento – grigio: stabile – Nero: diminuzione

Le performance sono più alte per le value driven a parte per quanto riguarda l’occupazione.

Imprenditori del dopoguerra: Merloni nel 1967 sosteneva l’importanza dell’impegno nel progresso sociale.

Olivetti era già un imprenditore sostenibile. Concezione di shared value: impresa che crea profitto anche

per produrre benessere, sicurezza, bellezza.

Nel 2000-2005 Profumo si fece intervistare sul tema della CSR. Profumo nel libro dice: non scegliamo di

essere responsabili verso la società per bontà d’animo, ma per egoismo. Manager che è cittadino: pensa al

risultato della sua azienda, ma in una prospettiva più ampia.

È credibile questo impegno? passare da una logica di sola immagine ad una di comunicazione.

Erg è impresa che ha cambiato totalmente pelle: ha venduto la propria raffineria ed è il primo operatore in

Italia per quanto riguarda eolico.

Enel anche ha cambiato diverse cose, da quando l’amministratore delegato è Francesco Starace. Entro il

2050 vogliono raggiungere la carbon neutrality questo comporta 0 investimenti su fonti fossili e

spostamento su rinnovabili e fonti energetiche. Nella riorganizzazione voluta da Starace, innovazione e

sostenibilità viaggiano in parallelo. Un indicatore per valutare l’aumento di competitività è la quota di azioni

detenute da investitori istituzionali.

Ikea si è scontrata con problema della sostenibilità a causa di vernici ad esempio.

Interface: qualsiasi cosa che non fornisce valore al consumatore (perdite di inventario, sovrautilizzo di

materiali) viene considerato come rifiuto. I costi evitati cumulati sono cresciuti negli anni.

IBRIDAZIONE: tra società che creavano valore sociale (imprese no-profit) e imprese che fanno business,

nascono imprese shared value: investimenti in competizione di lungo termine che simultaneamente sono

diretti a obiettivi sociali e ambientali.

Esiste un rapporto tra le prestazioni che un’impresa consegue nella gestione della sostenibilità e la sua

competitività?

Framework: quanto il miglioramento delle performance in termini di pratiche di gestione di CSR e ambiente

viene riconosciuto in termini di miglioramento competitivo.

Per rispondere a questi interrogativi è necessario analizzare le diverse prospettive teoriche che hanno

investigato il tema della competitività rileggendole in chiave di sostenibilità. Ed è necessario identificare

evidenze empiriche attraverso cui valutare gli effetti delle prestazioni ambientali sulla competitività

dell’impresa.

La teoria istituzionalista enfatizza il ruolo delle pressioni sociali e culturali che influenzano le pratiche e le

strutture organizzative nelle imprese (Scott, 1992).

Di Maggio ePowell (1983) sostengono che le decisioni manageriali di adozione di iniziative ambientali

possono essere influenzate da tre meccanismi istituzionali, ovvero pressioni: coercitivi, “mimetici” e

normativi.

Questi meccanismi creano un diffuso e comune set di valori, norme e regole che danno luogo ad un “campo

organizzativo” che coinvolge un sistema di attori (ottenimento di una legittimazione sociale).

Porter a metà anni 90 comincia ad occuparsi di ambiente e in un articolo dice: la regolazione, se

adeguatamente concepita, può spingere l’innovazione. Questo può comportare benefici in termini di

performance che sono superiori ai costi di rispetto delle normative.

Regolamentazione può consistere in: command & control, market oriented o volontari.

Porter non si mette a dimostrare questo assunto, analizziamo quindi una ricerca a tal proposito:

Viene preso settore delle costruzioni e si osserva su un campione: performance innovative, performance di

business, performance intangibili (motivazione del personale, competenze e reputazione).

Sull’asse delle ordinate: strumenti normativi.

Quando le stelline sono 3 la correlazione è altissima.

Le tasse sui fattori produttivi non sono molto correlate con i 3 fattori e quando lo sono, la correlazione è

negativa. 

Standard tecnici invece hanno un effetto positivo è dimostrata l’ipotesi di Porter.

I consumatori quanto sono disposti a pagare di più per prodotti sostenibili: solo pochi sostengono di voler

pagare 11-20% in più. La disponibilità a pagare di più è concentrata fino al 5% in più.

Cosa determina il vantaggio competitivo delle imprese?

Paradigma struttura-condotta- performance/ catena del valore e strategie di Porter /Resource based View.

1) Nella tradizione economica e manageriale la competizione è riferita al settore, ovvero il

contesto in cui le imprese che producono beni sostitutivi (elevata elasticità incrociata) competono fra loro

per l’acquisizione della domanda. Qualsiasi settore è caratterizzato da alcuni elementi di base che ne

determinano la “struttura”, influenzano la “condotta” delle imprese e ne condizionano i risultati economici

e le “performance”. Come rileggiamo la struttura in termini di CSR: la struttura implica complessità dei

processi produttivi, e quindi un maggiore o minore impatto sull’ambiente e società. Questo impatto è però

legato alla disponibilità di tecnologie pulite e dal grado di integrazione della filiera.

Per quanto riguarda la condotta questo influenza: politiche di prodotto, investimenti in innovazione,

comunicazione sociale sul mercato, strategie di green and social pricing, partnership con fornitori.

Per la scuola americana, le caratteristiche del settore condizionano le imprese che vi operano nella scelta di

adottare condotte “environment oriented” e questo determina le performance competitive.

Per la scuola europea, sono le condotte environment oriented delle imprese, anche quando la struttura

non implica grande attenzione nell’ambiente, a generare Vantaggi competitivi rilevanti. (esempio:

calzaturiero, molte imprese hanno dottato strategie di miglioramento socio-ambientale e di marketing

indipendentemente dalle richieste della struttura).

La letteratura manageriale, nel complesso ci mostra che con una gestione responsabile dell’impresa,

possono migliorare: le vendite e l’export (qualità, efficacia dei processi), il posizionamento (reputazione,

immagine, affidabilità), la redditività (minori costi e rischi, continuità nel business), il clima interno.

Dal punto di vista della sostenibilità, che strategia tra quelle individuate da Porter è la più adatta?

Differenziazione: il prodotto diventa unico, il prodotto non è più confrontabile. La logica della focalizzazione

o delle nicchie relative al posizionamento, può funzionare ma rischia la ghettizzazione.

- Leadership di costo: Non appare una strategia facilmente percorribile, in quanto gli interventi di

miglioramento socio-ambientale normalmente implicano costi fissi e variabili più alti. Ma vi sono

rilevanti eccezioni in un numero sempre maggiori di settori, in cui al miglioramento socio-

ambientale si accompagnano risparmi di costi. Il problema: un prezzo non allineato al prezzo di

riferimento della concorrenza invia un segnale negativo sulla qualità del prodotto.

- Differenziazione: sembra la strategia naturale per i prodotti environment-friendly, che puntano sulla

distinzione rispetto ai prodotti tradizionali sulla base di un beneficio socio-ambientale per i clienti

- Focalizzazione: è efficace soprattutto con riferimento alla possibilità di concentrare in particolari

segmenti di mercato gli sforzi di canalizzazione dei prodotti ecologici

La resource based view ridefinisce il concetto di competitività: il vantaggio competitivo di un’impresa non

dipende dall’intensità delle forze settoriali e dalle conseguenti strategie di base individuate da Porter, ma

dalle caratteristiche e capacità dell’impresa, vale a dire dalla sua dotazione di risorse.

Più della metà delle imprese erano orientate alla sostenibilità e poi entrando nel merito di cosa fosse la

sostenibilità per loro emergeva che le variabili della sostenibilità non erano soltanto quelle classiche, ma

anche quelle più immateriali: miglioramento delle relazioni con fornitori, regolatori.

Secondo l’originaria formulazione di Grant, le risorse su cui si basa la competitività dell’impresa sono di 6

tipologie: finanziarie (le garanzie fornite dalle imprese che gestiscono in modo corretto le problematiche

ambientali possono offrire accesso privilegiato a fonti di finanziamento e quindi aumentarne la

disponibilità), fisiche (le imprese eccellenti sotto il profilo socio-ambientale sono in grado di migliorare la

propria capacità di utilizzare le risorse utilizzate come input nei processi produttivi) umane, tecnologiche

(l’attenzione nei confronti della sostenibilità spinge a sviluppare innovazioni), reputazionali, organizzative (il

perseguimento di obiettivi legati al miglioramento delle performance sociali e ambientali dell’impresa può

supportare processi di riorganizzazione interna e di razionalizzazione delle modalità di lavoro).

Nel complesso, le strategie ambientali coinvolgono l’intera organizzazione.

Quali sono i vantaggi conseguiti dalle imprese in seguito all’adozione di un approccio più sostenibile:

miglioramento immagine/reputazione, miglioramenti nei rapporti con il personale e tra il personale. In

generale il principale vantaggio competitivo ottenuto dall’adesione ad Emas riguarda l’incremento degli

intangible assets.

La sostenibilità implica però anche dei cambiamenti nel business model, in particolare: l’offerta di prodotti

o servizi, processi della CdV, struttura organizzativa.

Lezione: 3/04/2017

Il 1992 è un anno importante per la sostenibilità (conferenza di Rio) e programma d’azione per l’ambiente:

l’approccio adottato in questo nuovo documento non corrisponde a quello dei precedenti programmi

d’azione a favore dell’ambiente: prevenzione (non si aspetta che si creino i problemi), sostenibilità (esso

intende iniziare un cambiamento delle tendenze e delle pratiche nocive per l’ambiente in modo da

garantire il benessere e l’espansione sociale ed economica alle generazioni attuali e anche a quelle future).

Esso ottimizza la partecipazione di tutti i settori sociali in uno spirito di corresponsabilità che si estende

all’amministrazione pubblica, alle imprese pubbliche e private e alla collettività.

Si passa da una logica “non si deve” a “cerchiamo di farlo insieme” il settore industriale deve diventare

anche parte della soluzione ai problemi ambientali.

I 3 pilastri su cui si basa la relazione ambiente-industria:

- Migliore gestione delle risorse per garantire contemporaneamente il loro uso razionale e un

miglioramento della posizione competitiva

- Ricorso all’informazione per garantire una più oculata scelta del consumatore e per migliorare la

fiducia del pubblico nell’attività industriale nonché nei controlli e nella qualità del prodotto

- Norme comunitarie per i processi di produzione e i prodotti. Nel garantire un’attività sostenibile da

parte del settore industriale, si terrà in particolare conto delle PMI e della loro competitività

internazionale 

Gli attori principali sono: imprese, istituzioni, cittadini circolo vizioso: i cittadini non lo vogliono, il

legislatore se ne rende conto e impone vincoli sulle imprese.

Circolo virtuoso: Le attività vengono fatte in modo tale che il cittadino sia informato, che riponga fiducia in

queste attività e che quindi le accetti.

L’uso dell’informazione è soprattutto vista nella relazione tra cittadini e imprese, e questo solitamente è

legittimato dalle istituzioni grazie a strumenti specifici.

Stimolare il circolo virtuoso: responsabilizzazione e disponibilità degli attori, qualità e diffusione

dell’informazione, margini di negoziabilità, di innovazione e di miglioramento, fiducia e sistemi di garanzia,

sensibilità e cultura ambientale.

Sesto e settimo programma non hanno modificato di molto il paradigma.

Gli strumenti volontari (L’intento della Commissione era chiaramente quello di riuscire ad attirare

l’interesse delle aziende e di convincerle dell’opportunità di mobilitare spontaneamente le loro risorse

economiche, tecniche e gestionali verso percorsi di continuo miglioramento delle performance ambientali):

- Gli strumenti innovativi di politica ambientale si basano sul mercato (i più bravi devono avere

vantaggio), negoziazione delle regole del gioco (possibilità di negoziare che spinge le imprese a

partecipare), volontarietà (se si prende una certificazione e lo si comunica, ci sarà il problema di

uscirne). Il gioco per le istituzioni è costruire una responsabilizzazione graduale.

Questi strumenti volontari si sono associati a delle certificazioni:

- Certificazioni che si concentrano su singoli aspetti ambientali (energia, acqua)

- Certificazioni che disciplinano molteplici aspetti ambientali

- Requisiti che riguardano un miglioramento continuo nel rispetto delle prestazioni ambientali

- Altre che richiedono la conformità a requisiti specifici (ecolabel)

- Altri indicano divieti sull’utilizzo di specifiche sostanze

Sono diversi i livelli di garanzia offerti dalle certificazioni, legati al coinvolgimento nel processo di

certificazione di diversi soggetti:

- Autocertificazione

- Adesione ad uno schema di certificazione, non c’è un terzo che lo verifica (es. Marchio Pannello

ecologico)

- Adesione ad uno schema verificato da ente terzo non accreditato

- Adesione ad uno schema verificato da ente terzo accreditato dal proprietario dello standard

- Adesione ad uno schema verificato da ente terzo accreditato dall’ente di accreditamento nazionale

- Verifica pubblica che si aggiunge al penultimo

I sistemi di gestione: dalla qualità alla sostenibilità

Nell'ultimo decennio al modello manageriale della qualità totale si è andato progressivamente ad affiancare

un nuovo modello che possiamo ricondurre alla prospettiva della sostenibilità.

Hanno agito come fattori di spinta di questo nuovo modello: le opportunità tecnologiche che caratterizzano

un paradigma tecnologico green-oriented, l'attenzione sviluppatasi da parte delle istituzioni, della

collettività e degli altri stakeholder nei confronti delle problematiche ambientali e sociali; la

necessità in un periodo di crisi di ottimizzare in modo più strutturale la gestione delle risorse (energia,

materiali, acqua, suolo).

Nel 1992 esce la norma 7750 del British Standard che 4 anni dopo porterà all’ISO 14001.

Nel frattempo però esce l’Emas nel 1993 c’è un processo di formazione portata avanti da enti di natura

privatistica che garantivano gli scambi commerciali.

La norma ISO 14001 è uno standard mondiale, è una norma di natura privatistica che nasce all’interno della

normazione volontaria (bottom up). Lo standard è disponibile dal settembre 1996 sostituendo gli standard

preesistenti.

Ma cos’è una norma? È un documento prodotto mediante consenso e approvato da un organismo

riconosciuto, che fornisce, per usi comuni e ripetuti regole, linee guida o caratteristiche relative a

determinate attività o ai loro risultati, al fine di ottenere il miglior ordine in un determinato contesto. Non

c’è scritto che quel documento è fatto per rilasciare una certificazione.

Anche nella norma stessa ISO14001 non c’è la parola certificazione.

Serie delle norme 14000: 14004 amplia la 14001, mentre la 14005 si concentra sulla valutazione delle

prestazioni ambientali.

Le 1401X riguardano gli audit ambientali. Mentre le 1403x riguardano le prestazioni ambientali, le 1402x

riguardano le etichettature ambientali di prodotto, 1404x riguardano la valutazione del ciclo di vita del

prodotto, 1405x riguardano i termini, definizioni e vocaboli relativi alla gestione ambientale, 1406x

riguardano i diversi tipi di argomenti ambientali.

Le 4 fasi principali nella costruzione di un sistema di gestione ambientale sono: pianificazione, attuazione

(do), controllo di come si è fatta l’azione se coerente alla pianificazione (check - audit) e reazione

correggendo gli elementi che non sono andati nella direzione prevista (act).

I passi fondamentali che un’organizzazione deve compiere per aderire ad Emas, sono i seguenti: adottare

una politica ambientale; condurre un’analisi iniziale delle prestazioni ambientali che caratterizzano

l’organizzazione; stabilire un programma di miglioramento delle proprie prestazioni e coerenti obiettivi e

traguardi; adottare un sistema di gestione finalizzato al conseguimento degli obiettivi di miglioramento

definiti nel programma; effettuare attività di audit per verificarne il funzionamento e l’efficacia e quindi

redigere una dichiarazione ambientale che dimostri l’impegno assunto nei confronti della collettività.

Con l’Emas 2, inoltre, il Regolamento è divenuto totalmente compatibile con ISO 14001, incorporandone la

sezione inerente il sistema di gestione ambientale. Nonostante ciò, la Commissione Europea ha voluto

evidenziare gli aspetti qualificanti di Emas rispetto ad ISO: il presupposto della conformità legislativa,

l’attenzione al miglioramento continuo, il dialogo con l’esterno, la partecipazione dei dipendenti.

Quest’ultima è richiamata fra i fattori essenziali per il raggiungimento degli obiettivi Emas, mirando a creare

nei dipendenti una maggiore conoscenza dei processi di gestione e controllo delle problematiche

ambientali e ad ottenere un loro più consapevole e attivo coinvolgimento.

La verifica può essere di primo, secondo e terzo livello:

1) Verifica su me stesso, il controllo viene effettuato da qualcuno competente e indipendente interno

all’azienda.

2) Verifica sui fornitori, si controllano le aziende che lavorano per me per verificare che i loro sistemi

siano coerenti con i miei 

3) Audit di terza parte è quello fatto da un terzo audit di certificazione

A valle del controllo, la direzione fa il riesame e dispone le modalità con il quale svolgere le stesse attività

nel periodo successivo.

Il principio di miglioramento continuo si basa su 2 aspetti:

- Aspetti ambientali e prescrizioni legali e altre

EMAS: la prima versione è uscita nel 1993, nel 2001 la seconda versione ed infine la terza (non c’è anno). Il

suo funzionamento si basa ed è coordinato dall’attività del comitato ecolabel-ecoaudit, che è un comitato

interministeriale che fa capo al ministero dell’ambiente.

EMAS SI BASA SU: miglioramento continuo, rispetto di tutte le norme ambientali vigenti, prevenzione

dell’inquinamento e comunicazione.

I vantaggi di emas rispetto a ISO14001:

- Aumenta la conoscenza aziendale

- Azienda è gestita in modo più efficiente (obiettivi più chiari, responsabilità meglio definite,

procedure più semplici)

- Migliora il rapporto con il pubblico

- Aumenta la competitività dell’azienda

Quali fattori guidano il miglioramento ambientale? I sistemi di gestione coerenti con le richieste di EMAS

sono al secondo posto.

Se è vero che tutti gli strumenti volontari dovrebbero essere oltre la legge, il primo beneficio derivante

dalla registrazione all’Emas è il mettersi a posto con la regolamentazione e la riduzione del rischio di non

rispettare le norme. A questo si aggiunge: il conseguimento di benefici legati alla motivazione del

personale, alla migliore definizione dei ruoli e delle responsabilità aziendali, ecc

Cosa possono fare le istituzioni pubbliche? In primis devono essere in grado di agire aiutando ad

internalizzare i requisiti nelle attività operative.

Ci sono molti parametri che migliorano molto nel distretto di Lucca (consumo di elettricità, emissioni in aria

e spreco di acqua).

Quindi, abbiamo due strumenti: EMAS e ISO 14001:

Articolo in cui si è fatto un confronto tra il miglioramento delle prestazioni di emissioni di CO2. EMAS in

termini di miglioramento delle performance ha fatto ottenere risultati migliori.

DIFFUSIONE: Cina e Italia hanno in comune il fatto di essere esportatori. Le certificazioni servono

soprattutto a chi attraverso queste si costruisce una legittimità.

La diffusione della 14001 Asia east e Pacific conta sempre di più, ha superato di molto la fascia blu

europea. Anche in questo caso la Cina è nettamente in prima posizione.

La crescita annua si sta riducendo anche a causa della crisi economica.

Il livello di certificazione ambientale è molto alto per settori come: energia elettrica, recupero e riciclo. È

più alto rispetto al numero di certificazioni di qualità.

Il numero di organizzazioni nei principali settori industriali e di servizio che fanno parte di Emas riguardano

soprattutto: rifiuti (ciò che si fa è strettamente legato all’ambiente) e energia per i settori industriali e la PA

per i servizi.

In Italia, il numero di registrazioni EMAS continua a salire, ma con crescite annue sempre minori (è diffuso,

nel 2016, particolarmente in Lombardia, Emilia, Toscana. Per quanto riguarda i settori italiani: recupero

materiali e rifiuti, PA, energia in primis.

Emas dimostra di essere uno strumento utilissimo per le organizzazioni registrate nell’accrescere la propria

consapevolezza sui requisiti normativi applicabili e nel monitorarne l’evoluzione (70%), nel garantire le

condizioni di conformità (69%) e nel pianificare con adeguato anticipo le misure di adeguamento (67%).

D’altro canto, le organizzazioni Emas soffrono del mancato riconoscimento della Registrazione volontaria

da parte degli attori istituzionali (sia nelle interazioni con gli enti locali, sia – e in misura maggiore – dalla

scarsa presenza di misure di regulatory relief, che viene indicato dal campione d’indagine come la

principale barriera nel mantenimento di Emas.

Enti di normazione ISO:

- ISO

- CEN

- UNI

- L’organismo di accreditamento è ACCREDIA.

- Enti di certificazione: certiquality, DNV (leader internazionale), RINA (navi)

Per emas: ogni stato membro della CE designa un organismo competente per l’EMAS a cui vengono inviate

le richieste di registrazione e le dichiarazioni ambientali convalidate. In Italia è istituito un unico Comitato

per L’ecolabel e ecoaudit diviso in due sezioni autonome. La sezione Emas svolge sia la funzione di

organismo competente che di accreditamento dei verificatori ambientali.

Esistono tanti verificatori professionali individuali.

Questa è una attività di garanzia.

ITER Emas: Dopo la dichiarazione ambientale, un verificatore ambientale accreditato (accreditato da

organismo competente). Vengono chiamati in causa diversi enti di controllo e questo potrebbe essere un

motivo della minore diffusione.

Le imprese che decidono di fare EMAS lo fanno perché o hanno problemi di legittimazione maggiore o

perché vogliono ottenere un livello di riconoscimento internazionale più elevato.

Cosa spinge le imprese ad adottare Emas: i driver economici e strategici possono assumere una valenza

molto significativa anche quando non si traducono necessariamente nella possibilità di ottenere benefici

quantificabili o “monetizzabili”. Perkins e Neumayer (2004), ad esempio, pur confermando che le riduzioni

di costi e i margini di profittabilità acquisibili grazie alla Registrazione siano i driver principali per Emas,

tendono ad evidenziare che un ruolo importante rivestono anche benefici potenziali di natura “intangibile”,

quali ad esempio quelli acquisibili nell’ambito dei rapporti con gli stakeholders.

In alcune ricerche è però emerso che: il miglioramento della performance ambientale viene considerato

come la principale motivazione per l’adozione di Emas, relativamente più importante di fattori strategici

quali il miglioramento dell’immagine, riduzione di costi, motivazione del personale, ecc.

Per le PMI: il principale driver è la richiesta di procedere in questa direzione da parte di grandi e/o

importanti clienti delle Pmi, a questo si aggiunge il fatto che le PMI considerino il sistema di gestione

ambientale come uno strumento efficace per supportare le difficili attività di monitoraggio e di

adeguamento alla normativa ambientale.

Barriere per registrarsi in EMAS: Risulta chiaro come il ruolo delle istituzioni pubbliche sia cruciale: la

carenza di incentivi esterni (3,7) e la mancanza di riconoscimento da parte delle amministrazioni pubbliche

(3,5) sono effettivamente percepite come le barriere principali dalla maggioranza di intervistati. Viene

inoltre confermato uno scarso interesse da parte dei consumatori e la conseguente mancanza di vantaggi

competitivi (3,6), che sono considerati come una barriera piuttosto elevata, in linea con quanto emerso

dall’analisi della letteratura.

Emas è riuscito in questi anni a produrre reali vantaggi competitivi ambientali? Chi ha sperimentato Emas lo

ritiene uno strumento efficace sotto il profilo competitivo, mentre chi non è registrato è più scettico.

Risultati positivi in termini di: efficienza organizzativa e gestionale, sviluppo di innovazioni (gestionale e

organizzativa). Il campione preso in esame identifica nella mancata risposta del mercato la principale

ragione per cui le imprese abbandonano lo schema.

Il vantaggio competitivo percepito in maggior misura riguarda l’immagine dell’impresa. Nella maggioranza

dei casi, le organizzazioni registrate sono riuscite a recuperare i propri costi della registrazione e i costi

legati agli investimenti tecnici e tecnologici necessari ad adeguarsi al regolamento.

Le principali novità della ISO 14001 guidate da due spinte contrastanti

I motivi per la nuova norma sono:

- Volontà di imprimere un’ulteriore accelerazione ai ritmi con cui la norma si è diffusa nel mondo, che

pur avendo subito qualche contraccolpo dalle cicliche fasi economiche recessive, non hanno mai

cessato di crescere come tendenza di lungo periodo (serviva una norma più innovativa, per

sollecitare l’interesse)

- I rappresentanti in sede ISO hanno agito con la consapevolezza che molte delle idee e delle linee-

guida più innovative contenute nella precedente versione della 14001 (ancora per 3 anni in vigore)

sono rimaste inapplicate e sono state disattese da moltissime organizzazioni certificate

- Intenzione di compiere un salto di qualità, fornendo alle organizzazioni certificate (o interessate alla

certificazione) un deciso stimolo verso una più convinta, pervasiva ed efficace gestione delle

problematiche ambientali

Scenario di riferimento

Nuova ISO è stata pubblicata nel 2015 dopo un lungo iter di revisione. Gli obiettivi e il mandato di revisione

in sede ISO sono:

- Conformità alla High Level Structure for Management System Standards: prevede una identica

sequenza e denominazione dei punti norma /paragrafi e l’utilizzo della medesima terminologia, per

tutti gli standard di management oggi presenti ed adottabili, in modo che non vi siano

contraddizioni tra questi. La necessità di rafforzare un approccio e una visione unitari si è

concretizzata quindi nella formalizzazione di una struttura omogenea per tutti gli standard

- Raccomandazioni del rapporto: indicazioni sui futuri cambiamenti di gestione ambientale

- Mantenimento e miglioramento dei principi chiave e requisiti della ISO del 2014

La HLS, nuova struttura comune delle norme ISO sui sistemi di gestione:

scopo, normativa, termini e definizioni, contesto

dell’organizzazione (analisi dell’ambiente di riferimento, dei bisogni e delle aspettative delle parti

interessate per impostare in maniera corretta il sistema di gestione ambientale. L’impresa dovrebbe farsi

carico delle aspettative fino a considerarle obblighi veri e propri), leadership (il problema del ruolo

direzionale è stato sempre difficile, in 25 anni di implementazione si è capito che la logica debba essere

internalizzata non solo dal management di linea, ma anche dal top management), planning, supporto,

funzionamento (siamo dentro il funzionamento del sistema di gestione. Questo comprende: dare

indicazioni a chi lavora, gestire i processi), valutazione delle performance, miglioramento (continuo).

Ciclo di Deming in rapporto al contesto

L’azienda è chiamata ad identificare e a definire:

- Le parti interessate rilevanti per il suo sistema di gestione ambientale (interne ed esterne

all’organizzazione)

- I bisogni e le aspettative rilevanti di tali parti interessate

- Definire quali tra questi bisogni e aspettative rilevanti, la stessa organizzazione sceglie di eleggere a

“compliance obligation” del suo sistema, ovvero requisiti da rispettare affichè il SGA possa

considerarsi conforme alla norma e quindi meritevole di ottenere e mantenere il riconoscimento

della certificazione ambientali ai sensi della ISO 14001:2015. Le compliance obligation comprendono

sia: requisiti legislativi mandatori (connessi al rispetto della normativa e della legislazione

ambientale ad essa applicabile), sia i requisiti ambientali volontari, connessi agli impegni che

l’azienda ha sottoscritto o a cui ha deciso di aderire per sua scelta.

Per pianificare i requisiti del sistema di gestione ambientale tenendo conto della doppia

dimensione, dei portatori di interesse di tipi diversi e delle tematiche strategiche aziendali si usa la

matrice di materialità. Le dimensioni sono due: interna (impresa) e esterna (stakeholder). In alto a

destra cresce l’importanza sia per l’impresa che per gli stakeholder (es. cambiamenti climatici).

Viceversa, un’elevata profittabilità potrebbe essere rilevante per l’impresa e non così tanto per gli

stakeholder. Questa matrice serve per essere selettivi, perché non si può fare tutto.

Secondo Sciarelli, il contesto è l’ambiente generale all’interno del quale l’impresa è chiamata a

svolgere le sue funzioni, definito da una serie di condizioni politiche, legislative, sociali, culturali ed

economiche che determinano il sistema di vincoli-opportunità entro cui dovrà trovare sviluppo la

gestione aziendale.

La principale differenza tra la ISO 2004 e la ISO 2015 si concretizza nell’analisi più specifica del

contesto, nella comprensione dell’organizzazione e del suo contesto, dei bisogni e aspettative delle

parti interessate.

Le dimensioni del contesto

Le fonti per l’identificazione possono essere:

- Primarie: contesto distributivo (focus group con i rappresentanti della rete di vendita), contesto

territoriale (incontri con la comunità e con le istituzioni locali), contesto lavorativo (indagine sulla

percezione dei dipendenti)

- Secondarie: contesto produttivo (rapporti sull’economia provinciale della Camera di Commercio),

contesto ambientale/naturale (report aziendali su emergenze occorse o relazioni Arpa sullo stato

dell’ambiente).

LEADERSHIP

La nuova norma cerca di rafforzare la relazione tra gestione ambientale e core business attraverso un forte

commitment del Top Management e l’esercizio di un ruolo attivo a sostegno del radicamento degli impegni

ambientali in tutti gli altri livelli dell’organizzazione. La ragione per cui si tende in considerazione questo è

che l’integrazione della gestione ambientale nelle strategie e nelle priorità di business dell’organizzazione

non possa realizzarsi se non attraverso un maggiore coinvolgimento e impegno del Top Management. La

leadership deve essere diffusa e di esempio, se viene vissuta come obbligo non è efficace.

Il decreto 231/2001 implica che l’organizzazione è responsabile per un reato ambientale salvo che si

dimostri che le persone al suo interno siano colpevoli. Se viene dimostrato di fronte al giudice allora la

responsabilità non è dell’organizzazione, ma di quella persona che non ha rispettato la legge.

È compito del top management creare, all’interno dell’organizzazione, un ambiente e una cultura in grado

di incoraggiare le persone che rivestono formalmente o che esercitato di fatto ruoli di leadership, affinchè

lavorino attivamente per l’attuazione dei requisiti del sistema e per il raggiungimento dei suoi obiettivi.

Il concetto di leadership intesa in 2 modi:

- Leadership diretta da parte del Top management che si esprime a partire dalla concreta

integrazione della politica ambientale e degli obiettivi ambientali nella visione e negli indirizzi

strategici dell’organizzazione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in mercati e strategie d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Daniele_Revelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'energia e gestione dei beni ambientali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Frey Marco.

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