Notizia di oggi del Corriere BCE
“L’eurozona rallenta, inevitabile la mossa di Draghi”. Produzione industriale in calo (-11%). L’unica autorità collettiva in Europa è la BCE, che dovrebbe fare quello che fa un’autorità politica nazionale, quindi Draghi e la Lagarde sono le uniche autorità in ambito di politica economica europea. Decisione di politica espansiva con qualcosa; ad un certo punto un pezzo di persone della BCE, del comitato esecutivo, la persona tedesca decide di andarsene in contrasto con Draghi, soprattutto con riferimento alle frasi relative al fatto che la Germania, con il suo surplus, dovrebbe investire di più in Europa. La Germania diventa quindi contraria, quindi la BCE si ritrova spaccata.
Target 2 e prestiti tra banche centrali
Grafico dei target 2: questi target sono prestiti che le banche centrali si fanno per evitare squilibri. Se le riserve non bastano, le banche centrali si prestano a vicenda denaro per evitare insolvenza. Dal 20011, quello che si osserva è che la Bundesbank, negli anni della crisi, presta denaro ad Italia e Spagna perché a rischio fallimento. Questo elemento è nuovo oppure no? Questa integrazione delle autorità monetarie risale agli anni '70, agli albori dell'unità monetaria.
Nel 1972, alcuni paesi: Germania Ovest, Italia, Francia e paesi del Benelux, decidono di provare ad avere una politica monetaria comune per evitare fluttuazioni nei prezzi che avrebbero inficiato gli equilibri dell’allora politica economica comune che era uno dei fondamenti dell’allora Comunità Europea. I vari paesi decidono allora che le loro valute debbano rimanere dentro aree di fluttuazione ben precise e strette.
Nel 1973, la crisi petrolifera importante ha portato a fluttuazioni pazzesche che rompono gli equilibri. Alla fine degli anni '80, si riprova a fare politica monetaria comune a cui si aggiungono altri paesi. Questo accordo si basava sul fatto che la Germania, pur di mantenere invariato l’equilibrio delle valute, presta tutto il denaro necessario a qualsiasi banca centrale per mantenere e ristabilire l’equilibrio. Quando la valuta si deprezza, la BC deve acquistare valuta estera. Gli investitori cominciarono a testare la promessa della Germania attaccando il franco, vendendo molta valuta francese, per vedere se la Germania avrebbe supportato. La Bundesbank aiutò effettivamente la Francia, da cui si capisce che si poteva fare l’unione monetaria.
La svalutazione della lira e le sue conseguenze
In Italia, però, successe che la svalutazione della valuta italiana generò crisi e il marco passò da 600/700 lire a 1400, ovvero il doppio del valore. In quel periodo, però avvenne che con questo valore del marco altissimo, le merci italiane costavano molto meno di quelle tedesche e quindi si ebbe un boom di esportazioni, creando le basi per una bilancia commerciale positiva.
Tuttavia, questo è avvenuto a discapito di una cosa: contestualmente, il sistema della scala mobile, attraverso il quale i salari venivano indicizzati all’inflazione. Questo sistema fu introdotto perché, con l’inflazione alta, i salari dei lavoratori perdevano potere d’acquisto e quindi venivano scalati. Il problema è che nel breve periodo sembra una cosa ottima, ma nel lungo periodo i datori di lavoro internalizzano questo meccanismo e cercano di mettere nei salari già i prezzi. Così i prezzi salgono e l’inflazione sale. Alla fine, i salari reali rimangono invariati, ma i prezzi dei prodotti verso l’estero aumentano e non è più conveniente.
In Italia, quindi, viene bloccato questo meccanismo, il potere d’acquisto dei lavoratori scese drasticamente. Quella svalutazione comportò per la prima volta nel dopoguerra una perdita della quota dei salari rispetto ad altre forme di aumento del capitale. La disuguaglianza cominciò a crescere molto. I salari non si indicizzano più all’inflazione ma si esporta molto, perché la lira costa meno, ma in termini assoluti i lavoratori guadagnano le stesse cifre iniziali e quindi perdono potere d’acquisto. È l’inizio dell’aumento forte della disuguaglianza.
Nei sistemi come il nostro, quello che porta la svalutazione è l’aumento della disuguaglianza a sfavore dei redditi da lavoro. Inoltre, era anche necessario per lo Stato mantenere invariati anche i livelli di spesa pubblica, ma tutto questo costava in quel momento di più e quindi si fece nel 1992 lo stato, per evitare la crisi, prese il 6 x mille dai conti correnti. Tassazione extra del 6x1000 sui conti correnti dei cittadini. In realtà, però, questa era una cosa abbastanza irrisoria, se ad esempio infatti io ho 100.000 euro, la tassa è di 600, quindi praticamente nulla rispetto ai risparmi che ci sono. Tutti si ricordano tale manovra come il male assoluto, ma non si rendono però conto che fu la svalutazione precedente che comportò una diminuzione del loro potere d’acquisto.
Il processo di unificazione monetaria
Perché questa digressione? Non solo da sapere, ma per sapere gli albori del processo di unificazione monetaria. Tale processo di unificazione monetaria iniziò quindi negli anni '70 basandosi su meccanismi di fiducia tra banche. Tutto ciò che ha a che fare anche oggi con la politica monetaria ha a che fare con questi meccanismi di fiducia. Se pensiamo, il denaro è il meccanismo di cooperazione e coordinamento migliore che gli umani abbiano mai inventato; qualsiasi cosa infatti, ideologia, politica, può coordinare un ristretto numero di persone, mentre quello che fa coordinare tutte le persone nel mondo è il valore della moneta che viene scambiata. Fiducia: tutti sanno che quella cosa che viene scambiata ha valore. Tutto quello di cui parleremo, farà quindi riferimento, in primis alla fiducia.
Investimenti diretti esteri
Gli investimenti diretti esteri si leggono nella bilancia dei pagamenti ed hanno implicazioni economiche. Gli IDE sono investimenti di soldi e capitali che vanno da un paese ad un altro e si parla di investimenti tra paesi in cui una persona residente in un determinato paese ha il controllo di un’impresa o azienda di un altro paese, quindi la gestiscono. In particolare, vuol dire che abbiamo IDE quando controlliamo una quota rilevante di quell’impresa, ci sono poi delle soglie a livello giuridico che definiscono quando l’investimento è IDE (almeno il 10%). Rispetto agli investimenti di portafoglio, la questione cambia perché a noi “interessa” dell’impresa, investo in maniera speculativa se penso che le azioni di quella particolare impresa siano buone e allora ci scommetto (investimenti di portafoglio), se invece faccio un IDE vuol dire che voglio avere un ruolo nell’impresa e mi importa quindi che l’impresa vada bene. Posso avere IDE in una impresa la quale a sua volta ha IDE in un’altra, quindi con relativamente poco capitale posso avere potere rilevante. Tuttavia, tenere il conto di queste “scatole cinesi” di fatto è molto complicato, per cui determinare in maniera univoca il quantitativo di IDE che un paese ha in un altro paese è molto difficile da determinare e in più ci sono molti paesi che registrano un elevato numero di IDE, ma che di fatto sono dati “drogati” dal fatto che sono paradisi fiscali.
Chi può essere un investitore negli IDE?
Un investitore di IDE può essere qualsiasi persona giuridica. Una cosa molto importante sono gli IDE fatti dai fondi di investimento sovrani, sono fondi di paesi che risparmiano molto più di quello che spendono e che quindi hanno necessità di investire molto all’estero. Paesi con grandi surplus che hanno quindi necessità di investire altrove, ad esempio il fondo norvegese che ha un sacco di ricavi dal petrolio, usando i cosiddetti “petro-dollari”, dollari che vengono investiti dai paesi produttori di petrolio. Come nascono questi petro-dollari che erano tra gli investimenti più grossi al mondo? Nasce per un motivo storico molto importante, alla fine degli anni '60, ci fu tra Israele, Egitto e Siria la cosiddetta guerra dei 6 giorni, espansione israeliana verso le alture del Golan da una parte e il canale di Suez dall’altra. Suez controlla un elevatissimo numero di traffici cargo provenienti e diretti da e per tutto il mondo. L’Egitto lo prese come un grosso affronto. Nel '73 vi fu la guerra dello Yom Kippur: Egitto e Siria decisero di attaccare Israele convinti che la popolazione sarebbe stata colta di sorpresa, come poi in realtà fu. La guerra ufficialmente fu tra Israele con i suoi alleati (paesi per lo più occidentali) da un lato e Siria, Egitto + paesi medio-orientali dall’altro, i quali decisero di supportarli, aumentando di molto il prezzo del petrolio e diminuendone la produzione, di cui i principali alleati di Israele erano importanti consumatori. Vi fu dunque una grossa crisi petrolifera derivante proprio dall’aumento del prezzo del petrolio che generò però ovviamente grandi introiti per i paesi produttori di petrolio. Questi paesi si trovarono dunque con grandi quantità di dollari da investire e cominciarono ad investire all’estero (all’epoca investirono moltissimo in America Latina).
La guerra del '73 fu una guerra chiave perché cambiò radicalmente lo scenario economico-politico mondiale.
Motivazioni per investire all'estero
Perché poi un’impresa decide di investire all’estero? Perché negli ultimi 20-30 anni il sistema mondiale è cambiato a tal punto per cui l’internazionalizzazione delle imprese è fondamentale per la loro sopravvivenza. Tradizionalmente, infatti, le imprese dislocano la loro produzione in varie parti del mondo a seconda di dove è più conveniente o produttivo andare. Questo avviene per vari motivi: da una parte, infatti, se sono molto produttivo voglio detenere la mia posizione di dominio e quindi trovo nuovi modi per gestire sempre meglio gli investimenti, mentre dall’altro lato se sono poco produttivo devo sopravvivere e pur di non chiudere delocalizzo altrove. Le delocalizzazioni ovviamente creano nell’economia domestica un problema legato alla disoccupazione e all’esportazione del lavoro, ma le delocalizzazioni di fatto avvengono per avere performance ancora migliori, maggiore efficienza (grosse imprese), nel caso di imprese piccole invece per sopravvivere perché sono in difficoltà.
Espansione degli IDE
Vi sono poi un sacco di motivazioni per cui gli IDE si sono espansi nel corso degli anni:
- Riduzione delle barriere agli investimenti: un tempo non era come oggi, dove io di fatto posso decidere di andare in un altro paese e investire liberamente. Vi erano dei vincoli molto forti, vi erano molti filtri e controlli a questo aspetto, quindi gli IDE erano di fatto bloccati in un certo qual modo dalla legislazione nazionale.
- Global Value Chain e divisione internazionale del lavoro: differenziazione del lavoro dove l’Asia è “l’impresa manifatturiera” del mondo. L’Europa è un inter-regno. Per cui c’è necessità di investire nei vari paesi a seconda della fase di produzione in cui mi trovo. Questo ha provocato un forte aumento degli IDE.
- Conseguente ristrutturazione delle multinazionali.
- Regionalizzazione degli scambi: Factory Asia, Europe, and North America.
- Facilità di istituire contratti di subfornitura.
Se un paese fa tanti IDE non è una fotografia del paese ma delle imprese di quel paese, molto spesso si confonde l’efficienza generale di un paese solo con il suo livello generale degli investimenti diretti esteri, ma ciò è scorretto. Se infatti noi abbiamo un paese che ha un 10% di imprese buone e produttive che fanno IDE e il restante 90% di imprese invece inefficienti, se io guardo le statistiche degli IDE, sembrerebbe che il paese sia un paese “top”, ma invece no, perché non vengono considerate le restanti non efficienti che in realtà sono la maggior parte. Quindi quello che vediamo riguarda una fotografia di quello che avviene alle imprese dei vari paesi, proprio per come sono strutturati gli IDE, sono un’altra cosa, entrano nella bilancia dei pagamenti perché sono comunque degli scambi tra diversi paesi, ma sono la fotografia di un pezzo di paese, meno generale di quelle che si pensa.
Classifica delle imprese
Se infatti immaginiamo una classifica di imprese, abbiamo:
- Imprese poco produttive.
- Imprese un poco più produttive.
- Imprese molto produttive che poi diventano multinazionali, che producono su più mercati.
Ciascun paese si specializzava in uno specifico pezzo, e avevano catene del valore tali per cui produceva quel bene in vari paesi. Differenziava i vari processi produttivi.
Dati sugli IDE
In passato, gli IDE erano centrati sul nord (paesi avanzati) e gli scambi avvenivano quasi esclusivamente tra nord-nord (EU, USA, JP) oppure nord-sud (molto più raramente), cioè paesi europei verso economie emergenti. Queste erano le uniche direzioni possibili in passato per gli IDE perché i capitali erano situati in questi paesi, ovvero paesi industrializzati e i settori erano quelli tecnologicamente più avanzati, seguivano la domanda di investimento dei paesi del nord. Era quindi molto poca la presenza dei paesi del sud come promotori di IDE. Nel corso del tempo, la centralità dei paesi del sud è aumentata.
Due grafici importanti: quello che succede prima del 12 a sinistra abbiamo la rappresentazione dello stock di IDE (quanti investimenti esteri ci sono), in blu, e fino alla fine degli anni '90 l’export era in rosso (esportazioni di beni e servizi), molto più forte degli IDE (produco il bene e poi esporto); a partire dagli anni '90, però, la situazione cambia, si osserva un’inversione e costantemente gli IDE diventano più elevati delle esportazioni. I paesi spezzettano sempre più la produzione seguendo il processo di specializzazione e vanno a produrre direttamente altrove.
Perché è interessante il punto di intreccio nel grafico? Perché se andiamo a prendere le cronache di fine anni '90, vi era una grossa preoccupazione, soprattutto in Italia, per il problema della delocalizzazione. Ci fu un grosso movimento di contestazioni su questo punto.
Il grafico a destra, invece, abbiamo il PIL, che è la riga più in basso, cresce abbastanza costantemente. L’export è molto più alto perché l’export è più alto? Perché per produrre un prodotto io produco un pezzo e lo esporto, un altro pezzo e lo esporto, non tiene conto dell’export del valore aggiunto, conta tutti i passaggi che sono stati fatti, ma la cosa importante di questo aumento dell’export è che ci dà una misura di quanto l’economia è interconnessa, se così non fosse l’export sarebbe nullo. Più io ho prodotti intermedi che vengono esportati, più aumenta l’export. Ma la cosa formidabile è la portata, l’andamento degli IDE che hanno una magnitudine molto più grossa rispetto al PIL, fatto 100 quello che erano gli anni '90, il PIL arriva a 180, mentre i flussi di IDE hanno picchi fino a 600, sono la riga blu, e poi sono molto più volatili, hanno fluttuazioni molto elevate perché? Perché posso decidere di ridurre da un anno all’altro i flussi, se infatti quel paese in cui ho investito, da un anno all’altro va in crisi, non faccio altri investimenti quindi gli i flussi di IDE rappresentano anche in realtà l’attrattività del paese, e basta un nonnulla per farli cambiare. I due picchi sono: (fine anni '90) internet, bolla dei mutui subprime e la seconda è la recessione globale (crisi del debito sovrano).
Divisione IDE per paese
Come si dividono per paese? La riga rossa in alto è la blu nel secondo grafico IDE a livello mondiale. Per paese, abbiamo che i paesi sviluppati sono la riga blu che segue esattamente l’andamento della rossa. La forbice tra le due sono le economie emergenti. Questa differenza è abbastanza costante fino a un certo punto in cui la differenza diventa estremamente rilevante. Questo vuol dire che i paesi emergenti aumentano il peso dei flussi in entrata degli IDE, diventano quindi molto attrattivi. Quindi crescono a dismisura. Dal 2010, gli IDE in entrata nelle economie emergenti superano quelli in entrata nei paesi sviluppati. C’è stato un cambio radicale. I PVS sono diventati in 20 anni i principali receivers degli IDE. La curva rosa è crescente, perché i paesi emergenti sono diventati sempre più attrattivi e questo ha generato un cambiamento radicale nella curva e di conseguenza nell’assetto economico politico ma anche sociale del mondo.
Importanza degli IDE
Perché sono importanti gli IDE? Perché rappresentano accumulazione di capitale. Senza l’accumulazione di capitale non ci può essere economia in nessuna forma, mentre per esempio l’industrializzazione europea nel dopoguerra è avvenuta perché abbiamo avuto afflusso di capitali pubblici dagli USA (piano Marshall) che avrebbe dovuto aiutarci a ricostruire e a far rifunzionare le imprese, e quindi è stato direzionato dall’autorità pubblica. Ora i paesi emergenti l’accumulazione di capitale ce l’hanno solo perché il capitale arriva dai paesi che investono lì, dagli IDE.
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Diritto ed economia delle organizzazioni internazionali, modulo Panebianco
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