Economia delle imprese e dei settori produttivi
10/03/21
Sistema produttivo italiano sistema delle imprese (4 milioni e 400 mila imprese)
che producono la larga parte dei beni e servizi conteggiati nel PIL. Ricostruzione
dell’evoluzione dell’apparato produttivo ed utilizzo di dati (laboratorio) ed
elaborazioni empiriche. Attenzione agli effetti delle crisi -> crisi finanziaria del 2008
che nasce negli USA e che attacca l’economia REALE (i consumi, gli investimenti, la
spesa pubblica) -> ai tempi la reazione dell’apparato produttivo italiano è stata forte
(abbassamento PIL); plurale perché c’è anche la crisi del 2020, da Covid-19, crisi che
ha avuto effetti sia sulla domanda – consumi, investimenti, spesa pubblica – e sul
reddito disponibile, per questo sono diminuiti gli investimenti delle imprese
(incertezza, perché non si sarà che domanda ci sarà -> gli investimenti si comprano
per vendere, e l’incertezza è fondamentale per le imprese); in più, c’è stata una crisi
sull’offerta: interruzione della catena globale del valore -> i sistemi produttivi sono
interconnessi, e l’interruzione di beni a Wuhan ha determinato che molti beni
importati alla Cina – beni intermedi – hanno diminuito la produzione.
Shock: evento che modifica lo stato dell’economia; esogeno (da fuori) o endogeno
(dall’interno del Paese). Covid-19: esogeno, perché proviene dall’esterno (dalla Cina)
ed ha ripercussioni su tutto il Paese.
Italia colpita da almeno due crisi: 2008, che colpisce soprattutto la domanda;
Covid-19, che colpisce domanda ed offerta; in più la crisi dei debiti sovrani del 2011
-> nata dal problema sorto in Grecia; collegata con l’Italia perché inizialmente non ci
rientrava, ma poi, legata al fatto che si ha un debito pubblico molto elevato ha fatto sì
che la valutazione del debito pubblico italiano sia stata negativa 2011: la
Commissione Europea (Italia: terzo paese per incidenza PIL in Europa) allerta alcuni
Paesi (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia) sul debito -> rapporto tra debito pubblico e
PIL viene stigmatizzato come non sostenibile, rischio che questi Paesi (PIGS)
potessero non assolvere ai loro debiti. C’è stata una stretta fiscale, diminuzione della
spesa pubblica (CRISI DEL DEBITO SOVRANO) che si ripercuote sull’economia
contraccolpo sull’economia italiana forte (diminuzione PIL).
Struttura del corso sistema economico: agricoltura, industria, servizi. Ci
concentriamo soprattutto sull’industria. Obiettivo: conoscenza del sistema economico
italiano, a livello di caratteristiche generali e di impresa e settori; essere capaci di
costruire e comprendere gli indicatori.
1. Modelli di teoria dell’impresa (apparato teorico per analizzare i fenomeni
successivi di organizzazione e comportamento imprese);
2. Evoluzione del sistema produttivo, dagli anni del miracolo economico: anni ’50 in
Italia, miracolo economico (da economia agricola a economia industrializzata) [in
questi giorni è stato invocato il miracolo: opportunità economica derivante dai fonti
Piano Nazionale di Ripresa
stanziati dall’UE, utilizzarli nel miglior modo possibile ->
(perché nel 2020 PIL caduto dell’8%; già il covid aveva colpito il Paese nel 2019 – era
e di Resilienza
cresciuta dello 0,3%, con produttività che era già bassa) (tornare a
crescere per avere un paese più forte). Dal miracolo economico agli anni ’90; dalla
seconda metà degli anni ’90 ad oggi il PIL cresce poco [PIL: valore complessivo di
beni e servizi finali prodotti nel mercato, in un anno, nei confini nazionali].
3. Principali caratteristiche del sistema produttivo italiano: innovazione, ricerca,
produttività, internazionalizzazione, impresa familiare.
“Che cosa sa fare l’Italia
(Libro di riferimento: ”, Giunta e Rossi, in biblioteca; anche
una cartellina a nome di Giunta con letture da fare).
Bibliografia sul power point alla fine di ogni argomento, con ordine di lettura dei
testi.
Prima parte del corso: modelli teorici dell’impresa. Prima, breve presentazione sul
sistema produttivo.
Sulla sinistra: macrosettori di cui è fatta un’economia agricoltura, industria,
servizi. All’interno dell’industria c’è l’industria manifatturiera – che comprende 13
industrie (alimentari, tessili, petrolio, ecc.).
Differenza tra industria e impresa: Renault, impresa che opera all’INTERNO
dell’INDUSTRIA fabbricazione dei mezzi di trasporto. Industria è sinonimo di settore,
non di impresa.
Servizi: beni e servizi materiali i beni, immateriali i servizi (lezione, tagli di capelli,
ecc.). Nei servizi ci sono servizi assicurativi, bancari, ecc.).
sintesi del sistema economico.
La colonna a sinistra è una
La seconda colonna: valore aggiunto, in milioni di euro (aggiungere 6 zeri alla cifra)
valore aggiunto di ognuno di questi macro settori.
Valore aggiunto: nel bilancio dell’impresa, il conto economico, c’è il fatturato (ricavo)
meno il costo dei beni intermedi per produrre una macchina un’impresa utilizza tot
beni intermedi. Beni utilizzati nella produzione di un bene finale. Il valore aggiunto
aggiunto
significa fatturato – costo beni intermedi => quanto viene ai beni intermedi
per la produzione di quel bene. Il PIL può essere misurato anche attraverso il valore
valore aggiunto
aggiunto, perché il PIL è il di tutte le imprese.
La fine della colonna è anche il prodotto interno lordo in termini di valore aggiunto.
Il lavoratore non è un bene intermedio perché non si esaurisce in quel ciclo di
produzione, permane. In un bilancio di un’impresa c’è il fatturato meno il costo dei
beni intermedi = valore aggiunto; meno salari = margine operativo lordo -> misura
di quanto rimane all’impresa dopo aver pagato il costo di beni intermedi e
remunerato chi ha partecipato alla produzione.
Terza colonna: in percentuale, es. 75,20% attribuito ai servizi -> sul totale del valore
aggiunto i servizi agiscono in quella percentuale. Nella terza colonna c’è la rilevanza
di ogni industria, e da qui si capisce che i servizi è il settore più importante in termini
di valore aggiunto (nel PIL), il meno importante è quello di agricoltura, silvicoltura e
pesca; poi industria nel mezzo. [Miracolo economico: nel giro di pochi anni, da paese
agricolo a paese industrializzato]
L’industria è il settore economico che è il più importante in termini di esportazione,
ricerca e servizi; traina.
Colonna occupati: aggiungere tre 0, in migliaia -> nel 2018 sono 25 mln e passa.
L’agricoltura ne occupa il 3,7%; i servizi sono grande fonte di assorbimento unità
economica.
Imprese e unità locali: unità locale è dove avviene la produzione. Nel caso di imprese
piccole, coincidono; in caso di imprese grandi, invece, come la Fiat, ha molti
stabilimenti (=unità locali). L’ISTAT distingue tra imprese e unità locali -> imprese in
Italia circa 4 mln, unità locali ancora di più.
Addetti: distinti dagli occupati -> gli occupati sono una categoria più ampia (li
comprendono) (25 mln), addetti sono 17 mln circa.
Colonna dimensione media: addetti imprese/numero imprese -> nel sistema
economico complessivo è pari a 3,9 addetti ogni impresa ha in media 3,9 addetti.
Nell’industria manifatturiera sono uguali a 9,6: salto dimensionale.
Il fatto che in Italia il sistema economico complesso sia fatto di 4 mln di imprese con,
nanismo delle imprese
però, dimensione media così piccola, porta a parlare di
italiane (=dimensione media molto piccola; più elevata nell’industria
manifatturiera). In Germania, Paese con cui Italia si confronta maggiormente e primo
paese manifatturiero (secondo: Italia) in Europa, ci sono meno imprese e la
dimensione media nell’industria manifatturiera è di 36 addetti (imprese più grandi)
divario di crescita tra Italia e Germania.
In tutto il sistema economico italiano, la dimensione delle imprese è soprattutto
piccola (il 95% sono imprese piccole).
Il miracolo economico è guidato dalla grande impresa, pubblica e privata: è dagli anni
’80 che scompaiono le grandi imprese pubbliche, e le grandi imprese private si
ridimensionano -> sistema economico inizia ad essere popolato da piccole imprese.
Capitalismo italiano: frammentato e familiare.
Struttura del sistema economico: i settori produttivi di un’economia sono tre
settore primario settore secondario settore terziario
(agricoltura), (industria),
(servizi). costruzioni; industria in senso stretto.
L’industria, a sua volta, viene divisa in: a. b.
L’industria in senso stretto comprende:
- le attività estrattive;
- le attività manifatturiere;
- la produzione e distribuzione di energia.
Industria manifatturiera, perché è importante occuparsene:
Grafico Germania, linea rossa, e Italia, linea azzurra -> paesi dove batte più forte
tale industria; pesa il 16% in termini di VA e Occupato; ha prodotto 270 miliardi di VA
e ha occupato 3,9 mln di addetti; la gran parte di ricerca e spesa origina dall’attività
di ricerca svolta in tale industria; contribuisce per quasi 80% alle esportazioni, ed il
nostro è un Paese guidato dalle esportazioni.
[PIL: C + I + G + ESPORTAZIONI NETTE] in questi anni di crisi ciò che ha fatto
reggere erano proprio le esportazioni.
In più, l’industria manifatturiera traina il settore terziario: 40% del valore dell’export
industriale è VA che viene dai servizi.
Da tale premessa, dal perché è importante l’industria manifatturiera, prima parte del
corso: L’approccio neo-istituzionalista alla teoria dell’impresa
Impresa neo classica: la teoria dell’impresa si inserisce in un quadro teorico chiamato
neoclassicismo che studia l’allocazione efficiente
delle risorse, in modo che non sia possibile
migliorare un agente senza peggiorare un altro.
L’impresa diventa oggetto di analisi economica con
l’avvento della teoria neoclassica (1839) fino alla
fine degli anni ’30 del ‘900, tuttora importante
nello studio dell’impresa.
L’impresa neoclassica:
si identifica con la funzione di produzione per
produrre un output, Y, devo usare 2 unità di
capitale e una di lavoro Y=(x1,x2) Y=2K+L;
in questa teoria neoclassica manager e proprietario
non hanno conflitti: chi detiene non ha conflitto con
chi produce (manager);
esiste un’informazione completa sui prezzi dei fattori produttivi, sul prezzo del
(price taker
proprio prodotto – concorrenza perfetta: le imprese concorrono allo
stesso modo, bene prodotto da tante imprese e non hanno influenza sul prezzo) ed è
nota la tecnologia esistente;
obiettivo di tale impresa: massimizzare i profitti (ricavo – costi).
Costo di produzione e costo opportunità: costo contabile (somma di capannoni,
lavoro, materiali) e costo opportunità, che rientra nel bilancio dei costi totali (anche
se non è monetizzato, può aver presente quanto guadagnerebbe se invece di
impiegare il suo lavoro in quell’impresa lo impiegasse in un’altra attività)
Rappresentazione grafica dell’impresa neoclassica: costo (rossa), produzione e
profitto; q* è dove profitto è massimo.
L’imprenditore, in tale impresa, stipula un contratto con ciascun individuo o con
ciascun’impresa che offre servizi produttivi (un’impresa può acquistare beni
intermedi da un’altra impresa); ha il diritto al reddito residuale della produzione
(reddito residuale: reddito al netto dei costi, quello che rimane dopo aver pagato tutti
i vari costi); può trasferire il suo diritto al reddito residuale; può licenziare e
assumere. L’unico suo obiettivo è massimizzare i profitti. Non c’è, qui, incertezza: si
conosce la propria funzione di domanda, non c’è incertezza sui costi e la tecnologia è
nota; non c’è, inoltre, costo di coordinamento interno (non ci sono costi in termini di
conflitti sindacali, contrasti col manager). Non subisce nessun costo
nell’approvvigionarsi sul mercato di risorse (Fiat: deve comprare acciaio da un’altra
impresa e non ha costi del rivolgersi sul mercato al di fuori di quello che paga, in
termini di costi di beni intermedi no costi di transazione).
Teoria neo-istituzionalista dell’impresa: si distacca da tutto questo per una categoria
molto importante, che spiega il mondo economico (sistema produttivo di oggi) perché
individua la categoria di costi di transazione (uso del mercato), che era ignorata dalla
teoria neoclassica.
[Letture per impresa neoclassica: rivedere il capitolo sull’impresa nel corso di micro.
Facoltative: letture nella cartelline in biblioteca.]
11/03/21
Impresa neoclassica: teoria che forma l’ossatura delle imprese negli anni recenti.
Il distacco avviene con la teoria neo-istituzionalista dell’impresa, che nasce con
“the nature of the Firm”,
Ronald Coase (1910-2013) si afferma con l’articolo 1937
(premio Nobel nel 1991 dell’economia), ed in questo articolo che pubblica sottolinea
la categoria dei costi di transazione che era stata ignorata dalla teoria neoclassica. In
questi termini, parla di “costi di negoziazione” (termine in inglese); Arrow userà nel
1969 il termine “costi di transazione”.
Coase si chiede perché nasce l’impresa nota che esistono de meccanismi di
coordinamento, allocazione e decisione delle risorse:
- Coordinamento che si attua attraverso gli scambi di mercato, compravendita di
mercato guidato da domanda e offerta;
- Coordinamento che fa leva sull’autorità dell’imprenditore, ciò che avviene
all’interno dell’impresa; è l’imprenditore, che ha diritto residuale, che decide
cosa fare.
Da una parte il mercato, dall’altra l’impresa cosa determina affidarsi al
meccanismo dei prezzi oppure all’autorità decisionale? Secondo Coase rispondere a
ciò significa capire come nasce l’impresa.
Coase: l’impresa nasce per risparmiare sui costi di transazione costi di utilizzare il
mercato -> se un’impresa produce auto, può produrre tutti i componenti che servono
per il bene finale auto all’interno dell’impresa, come faceva l’impresa fordista (anni
1919-1929) impresa che usa catena di montaggio – da Harry Ford – e in più
produce tutto all’interno: qualunque componente necessaria per produrre il prodotto
finale è prodotta all’interno livello di integrazione verticale completo; grande
impresa per definizione nelle imprese di oggi accade l’opposto: solo alcune fasi
sono prodotte all’interno, altre con scambi tra imprese (molto elevati nelle imprese
odierne).
In questo caso, con un’impresa che produce tutto all’interno, non ha nessuno scambio
con le altre imprese. Non ha scambi con il mercato. Vende unicamente il suo
prodotto.
Paradigma taylorista: in queste fabbriche, c’è una spiccata divisione del lavoro tra i
lavoratori – ognuno addetto ad un compito; non c’erano, però, scambi col mercato.
Es.: ora, Apple, non produce al suo interno lo smartphone. Impresa taiwanese Foxcon
(?); l’impresa Apple fa molto ricorso agli scambi con le altre imprese oltre il costo
di acquisto della singola fase di produzione/app, bisogna sopportare un altro costo –
costo di transazione.
ignorato dalla teoria neoclassica – ed è il
Se ci si rende conto che è inutile attuare uno scambio, si internalizza il lavoro;
altrimenti c’è un’esternalizzazione e si sopporta il costo di transazione individuare
le persone, valutare affidabilità, mettersi d’accordo e verificare la prestazione.
Coase: l’impresa nasce per economizzare i suoi costi di transazione rivolgersi al
mercato, individuare l’impresa che produce tot cose, e far rientrare all’interno: Ford
potrebbe aver pensato che fosse un costo troppo alto, preferibile avere un magazzino
alto (costo comunque alto) e produrre tutto all’interno.
Formalmente: sintetizzati i costi
di transazione nel caso di un
editore per pubblicare un
libro, può affidarsi totalmente a
scambi di mercato: individuare
un autore, un redattore, una
tipografia ed un distributore.
Così facendo, l’editore si affida
totalmente agli scambi di
mercato. In questo modo, però,
sopporta due tipi di costi di
transazione:
Ex ante:
- individuare le
persone (autori) più
promettenti; valutarne
l’affidabilità (scadenze,
con specifiche richieste); stipulare un contratto (stabilire fattispecie romanzo,
tempi di consegna e costi).
Ex post:
- avuto il romanzo, dovrà verificare la correzione, la stampa, la
distribuzione. Eventualmente, se una di queste imprese con cui ha effettuato
scambi, fosse venuta meno, bisogna individuare una sanzione (prevista dal
contratto).
Coase dice, invece, che la nascita dell’impresa editoriale nasce proprio dall’esigenza
di annullare i costi di transazione (economizzarli): integra tutte le fasi all’interno – le
internalizza – di un’unica impresa, dove oltre agli autori sotto contratto, ai redattori e
alla tipografia, è la stessa impresa che distribuisce i prodotti es.: Feltrinelli: editore
che ha anche una catena di distribuzione, ed è un
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Economia ed economia aziendale
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