Economia delle imprese
Sistema agro-alimentare
Docente: Giovanni Ferrazzi
Il sistema agro-alimentare è l'insieme delle attività di produzione e distribuzione dei prodotti agro-alimentari fino al consumatore finale. È composto da diversi elementi: industrie di mezzi tecnici (input) per l'agricoltura, il settore agricolo, l'industria alimentare, settore distributivo, la ristorazione e il consumo finale. Questi componenti sono legati da flussi (scambi) di materie prime e di prodotti finiti, finanziari e informativi.
Se si estende il concetto anche alle attività che utilizzano le materie prime agricole, ma anche il prodotto finito (sprechi), per produzioni non alimentari si parla, invece, di sistema agribusiness (bioenergie).
Filiera e settori
- In verticale: filiera
- In orizzontale: settori
Filiera agro-alimentare = itinerari seguiti dai prodotti agro-alimentari nell'apparato di produzione, trasformazione, distribuzione e i differenti flussi che vi sono legati. → scomposizione del SAA in senso verticale.
Filiera corta = presenza di un numero ridotto di "attori" → sono vicini per quanto riguarda i passaggi (pochi o zero intermediari). Non è detto che i prodotti a km0 siano a filiera corta.
Settore = insieme di imprese che svolgono attività e processi di produzione simili → scomposizione del SAA in senso orizzontale.
I 4 sistemi innovativi
Organizzazione, mercato, processo e prodotto → quantità, qualità e servizio.
Essere competitivo = stare sul mercato di riferimento, giocare con le regole di mercato (prezzo) → sono competitivo se data quella regola riesco a proporre un prodotto e accettando un prezzo, dato dal mercato, mi permette di ottenere un ricavo maggiore dei costi → avere un delta positivo. In concorrenza perfetta nel lungo periodo si ha un extra → profitto pari a 0.
Simmetria operativa
Operatori con più informazione e operatori con meno informazioni.
Consumi alimentari
Sicurezza e qualità sono elementi caratterizzanti dell'evoluzione dei consumi alimentari:
- Servizio time-saving: prodotto pronto
- Maggiore attenzione agli equilibri sociali e ambientali → ricerca del benessere personale sia in termini salutistici sia in stile di consumo personalizzato
- Aumento del consumo extra-domestico
- Globalizzazione dei consumi → diffusione di nuovi modelli di consumo anche grazie a ristoranti e negozi etnici
I consumi alimentari vengono influenzati da crisi economiche e altre problematiche stocastiche (=eventi non economici, ma che impattano il mondo economico):
- Aumento della ricerca alla marca privata e hard discount
- Diminuzione dei consumi fuori casa → non sempre vera
- Rivede il budget
- Diminuzione della quota di risparmio per mantenere certi usi e costumi a cui non si vuole rinunciare
- Prosegue l’aumento dei consumi ad alto contenuti di servizi (insalata in busta) → risolvono dei problemi
Nuovi modelli sociali e nuovi approcci al mondo del cibo:
- Prodotti che evocano genuinità, legame con il territorio e rispetto ambientale → bio e tipici
- Prodotti con funzioni salutistiche e integratori
- Prodotti pronti all’uso → terza e quarta gamma
- Prodotti monodose o con packaging innovativi
- Prodotti etici, tracciati ed etichettati
La curva della spesa totale delle famiglie aumenta, ma diminuisce la percentuale di spesa per alimenti e bevande → teoria di Engel = descrive la relazione tra reddito e spesa alimentare: all’aumentare del reddito familiare, la percentuale di reddito spesa per il cibo diminuisce.
Negli ultimi anni la crescita dei consumi extra-domestici si sta appiattendo → non cresce la domanda.
N.B. Le aziende nel mercato entrano solo se vedono un extra profitto.
La cooperazione nel sistema agroalimentare
È un tipo di organizzazione sovra-aziendale importante per tutto il sistema agroalimentare e l’industria del cibo. Nasce e si sviluppa tipicamente in periodi di crisi:
- Distretto industriale marshalliano (DIM): agglomerato d'imprese (piccole e medie) collocate in un ambito territoriale circoscritto, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo → caratteristica territoriale molto stretta = la vicinanza territoriale ci deve portare a cooperare e aiutarci a superare la crisi.
- Distretto agro-industriale (DAI): deriva dal DIM e considera la variabile spaziale nel sistema agroalimentare esaminando i sistemi territoriali locali specializzati in un determinato prodotto. Un esempio di distretto agroalimentare è la zona del Parmigiano Reggiano, del riso e delle carni suine della zona di Modena ecc.
I suoi elementi fondamentali:
- Area territoriale delimitata e specializzata in una produzione agro-alimentare
- Concentrazione territoriale di imprese di piccole e medie dimensioni operanti nelle diverse fasi della filiera
- Scomposizione del processo produttivo e forti relazioni fra imprese operanti nelle diverse fasi di filiera
- Significativa quota produttiva dell'area nel mercato nazionale o internazionale e importanza dell'area nell'economia locale
- Particolare atmosfera sociale e disponibilità all'innovazione
- Vantaggi per costi e tempi di trasporto e comunicazione
Questi distretti nascono perché tutto ciò che riguarda logistica e approvvigionamento possono essere messi in comune e inoltre mettono in comune i servizi (piattaforma produttiva) riuscendo a sfruttarli meglio e in maniera più completa. Il distretto è solo qualcosa di teorico e non giuridico e quindi per fare qualcosa deve per forza appoggiarsi a qualcosa di giuridico: consorzio.
La cooperazione e le diverse forme di aggregazione
Per la singola impresa seguire un disciplinare è troppo costoso, richiede tempo e competenze cooperazione → Contratto di rete: la rete d’impresa è una forma di coordinamento di particolare interesse per le PMI (piccola e media impresa) che, senza rinunciare all’autonomia, vogliono accrescere la forza sui mercati. È la prima forma di cooperazione che supera il limite territoriale, cooperando anche con imprese molto lontane creando, appunto, una rete.
Contratto di consorzio: più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese → originariamente i consorzi non venivano usati come forma di cooperazione tra imprenditori, bensì per consentire il funzionamento dei contratti di cartello tra imprenditori. Poi a seconda del paese in cui si trovano, prendono una loro strada → in Italia hanno molta importanza perché abbiamo molte piccole/piccolissime imprese e una frammentazione eccessiva della proprietà fondiaria. I consorzi di cooperazione interaziendale volontari, costituenti aggregazione tra imprese, possono essere con attività interna oppure esterna. Il consorzio ha il vincolo territoriale e le imprese gli cedono la loro autorità, inoltre, non ha uno scopo specifico.
Distretto produttivo
Uno dei maggiori punti di forza del sistema industriale italiano e si configurano come sistemi produttivi locali ed omogenei, con una notevole concentrazione d’imprese industriali ed elevata specializzazione → in prevalenza di piccole e medie imprese.
Joint ventures
Non è una fattispecie giuridica, ma è un’espressione anglosassone che identifica ogni possibile accordo tra imprenditori, che abbia natura associativa e che duri una quantità limitata di tempo → rivolta all’esercizio di un’attività economica di comune interesse e definisce soprattutto gli accordi commerciali internazionali.
Associazioni Temporanee d’Impresa (ATI)
Accordo di cooperazione occasionale e temporanea fra più imprese senza che le stesse costituiscano un’organizzazione comune → le imprese si impegnano a realizzare congiuntamente un’opera complessa che va oltre le capacità operative di ciascuna. Funziona solo se c’è un vero leader del progetto perché spesso c’è poco spirito cooperativo.
Associazioni Temporanee di Scopo (ATS)
Applicate in analogia le norme sulle associazioni, con specifico riferimento a quelle relative alla associazione temporanea di imprese.
Gruppo Europeo d’Interesse Economico (GEIE)
Istituto giuridico allo scopo di favorire la cooperazione tra operatori economici, imprenditori e professionisti, facenti parte degli Stati membri. La disciplina comunitaria stabilisce talune norme inderogabili e lascia la parte residuale ai singoli stati membri.
Contratto di consorzio
Aggregato di più aziende (piccole e piccolissime), che da sole non avrebbero dimensioni economiche convenienti, per svolgere insieme solo una coordinazione parziale (ricerca e sviluppo).
- Con attività interna: limitata alla regolamentazione dei rapporti fra i consorziati, all’accertamento degli obblighi assunti e alla risoluzione degli eventuali conflitti
- Con attività esterna: quando il consorzio intrattiene rapporti con terzi
In entrambi i casi, il contratto si sottoscrive mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, che deve contenere:
- Oggetto, durata e sede dell’ufficio costituito
- Obblighi assunti e i contributi dovuti ai consorziati
- Le attribuzioni e i poteri degli organi consortili
- Le condizioni di ammissione di nuovi consorziati e i casi di recesso ed esclusione
- Le sanzioni per inadempimento degli obblighi
- La quota dei singoli consorziati
La struttura organizzativa (governance) si fonda sulla presenza di un’assemblea con funzioni deliberative (composta da tutti i consorziati) e da un organo direttivo con funzioni esecutive e di gestione. È presente anche un Collegio Sindacale che detiene il controllo amministrativo del Consorzio.
La responsabilità → il fondo consortile si compone dei contributi dei consorziati e dei relativi beni con questi acquistati e per tutta la durata del contratto i consorziati non posso chiedere la divisione del fondo. La durata deve essere prestabilita e in mancanza della determinazione la durata è di 10 anni.
La situazione fiscale → la legge nazionale prevede specifici benefici fiscali a favore dei consorzi purché vengano rispettati alcuni presupposti: formato da non meno di 5 imprese, ciascun consorziato non abbia quote per una misura maggiore del 20% del fondo consortile e che nello statuto sia espressamente prevista la clausola di divieto assoluto di distribuzione di utile. Inoltre, gli eventuali utili dei consorzi non sono tassati qualora siano reinvestiti entro il secondo esercizio successivo a quello in cui sono stati conseguiti → gli utili devono essere accantonati in bilancio in apposito fondo vincolato alla realizzazione di investimenti fissi. Se all’interno si configura un socio tiranno che riesce a sovrastare le decisioni degli altri, l’esenzione dalla tassa decade.
Come fa un’impresa che partecipa ad un consorzio ad avere un utile suo? Alcune imprese demandano al consorzio solo una parte delle attività → quindi c’è un bilancio di consorzio e un bilancio della singola impresa. Altre volte si cede tutto al consorzio e si ottiene l’utile per il servizio e i prodotti che cedo.
Associazione Temporanea d’Impresa - ATI
Può assumere tre forme di governance:
- Verticale: viene conferito un mandato collettivo irrevocabile all’impresa partecipante che svolge l’attività principale oggetto della gara e che assumerà così il ruolo di capogruppo.
- Orizzontale: il rapporto avviene tra imprese che esercitano attività omogenee e che si riuniscono al fine di suddividere i lavori e ottenere insieme i requisiti necessari.
- Mista: associazione di tipo verticale in cui la mandataria è composta da una sub-associazione orizzontale e le mandanti sono anch’esse sub-associazioni orizzontali per ognuna delle categorie scorporabili.
La responsabilità si differenzia in base alla governance:
- Verticale: pro quota per i lavori di propria competenza e solidalmente al capogruppo
- Orizzontale: solidale e illimitata
- Mista: ogni azienda conserva la propria autonomia ai fini della gestione e adempimenti fiscali e degli oneri sociali
La durata è fino al completamento dello specifico lavoro per cui si sono associate. La situazione fiscale: non nasce un nuovo soggetto fiscale, ma nel caso in cui l’oggetto dell’appalto sia indivisibile si determina l’esistenza di un organismo associato che opera come società di fatto soggetta ad obblighi contabili, agli adempimenti fiscali relativi all’appalto.
Evoluzione del concetto di distretto
1991-2002 → obiettivo: incrementare occupazione favorendo processi di sviluppo locale endogeno
2002-2008 → il distretto risponde principalmente all’obiettivo politico di sostenere l’impresa nei processi di innovazione, internazionalizzazione e razionalizzazione del processo produttivo e di filiera. I provvedimenti sono mirati ad ampliare la gamma di incentivi e benefici di carattere amministrativo, fiscale creditizio, assimilando tutte le diverse tipologie distrettuali
2008-nuova PAC 2020 → dall’introduzione della nozione di rete d’impresa e di contratto di rete come strumento capace di rispondere alle mutate esigenze dei distretti industriali più maturi ed evolutisi in ‘metadistretti’ (mutato legame con il proprio territorio e con la dimensione locale)
Contratti di rete e distretti
Il contratto di rete non esclude di lavorare in un distretto: i distretti industriali sono un modello organizzativo che ha la capacità di stimolare la diffusione della conoscenza, potenziare l’innovazione e facilitare alcuni processi (specifica per alcuni settori e contesti territoriali), mentre le reti sono modelli di organizzazione del business usati dalle imprese di ogni dimensione per diventare più competitivi.
Oggi le reti non possono più essere informali, ma la collaborazione dev'essere formalizzata tramite il contratto di rete → utile quando più imprenditori vogliono accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Oggi le imprese possono scegliere tra rete contratto o rete soggetto che è però meno flessibile.
Distretto
- Rete informale
- Specializzazione produttiva
- Numerosi partecipanti
- Senza particolari obblighi collaborativi → definiti volta per volta
- Prossimità territoriale
- Relazioni interpersonali
- Condivisione d’attività
Reti formali (contratti)
- No specializzazione produttiva
- No vincoli territoriali
- Condivisione d’attività e ricerca di competenze specialistiche che integrino quelle della singola impresa → la condivisione avviene tramite un programma di attività ben formalizzato e di medio-lungo termine = programma di rete
- Progettualità immediata
Contratto di rete
Viene stipulato da più imprenditori con lo scopo di accrescere individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato → gli imprenditori collaborano in forme e in ambiti predeterminati e attenti all’esercizio delle proprie imprese sulla base di un contratto comune, scambiandosi informazioni e prestazioni industriali, commerciali e tecniche ed esercitando in comune una o più attività che rientrino nell’oggetto della propria impresa.
Economia delle imprese
L’attività economica: le persone agiscono in quanto membri di gruppi, in condizioni di razionalità limitata e ispirate, anche, da principi di altruismo.
Bisogno = esprime l’esigenza di un bene necessario agli scopi della vita
- Bisogni naturali → componente biologica
- Bisogni sociali → componente sociale e spirituale
- Beni essenziali → primari
- Beni voluttuari → secondari: influenzati da processi imitativi e dimostrativi connessi al formarsi di gruppi di riferimento, facilmente influenzabili e modificabili da specifiche strategie comunicative
- Beni economici e non economici
- Beni complementari
- Beni sostituti
- Beni differenziabili e non differenziabili
- Beni pubblici → hanno due caratteristiche: non escludibilità e non rivalità
Esternalità di produzione = fallimento di mercato
Costo marginale = costo per produrre l’ultima unità
Il fine delle imprese è la produzione di remunerazione → il fine è la produzione di redditi e il mezzo per raggiungerlo è la produzione economica.
Nell’economia aziendale si ha a che fare con gruppi di persone e il grado di razionalità non è illimitato → Homo economicus vs. Persona umana:
- La persona svolge attività economica come mezzo per realizzare i fini di persona
- Le persone sono membri di gruppi, istituzioni, collettività → fini, valori e bisogni sono influenzati da tale condizione
- Le persone e i gruppi compiono scelte economiche in condizioni di razionalità limitata
- Le persone, se poste in contesti retti secondo giustizia, condividono i valori della solidarietà, della lealtà e del progresso
Oggi nell’impresa a fianco al bilancio economico c’è un bilancio sociale per valutare in maniera oggettiva ciò che viene fatto e valorizzarlo.
Il principio è quello di individuare un benessere individuale, non esclusivamente materiale, e massimizzarlo → adattarsi all’idea di una visione più ampia, ad un comportamento previdente e coerente nel tempo.
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Economia ed economia aziendale
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Economia/Economia applicata all'ingegneria
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Economia aziendale
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Riassunto economia