Economia delle aziende non profit – Economia Pubblica
Libro - Gestione e Bilanci degli enti non profit
Prof. Adriano Propersi
Corso di Economia e Giurisprudenza
CAPITOLO 1: Nozioni di azienda
Gli enti non profit non sono pubblici ma privati e rispetto all'impresa non hanno il fine di produrre remunerazioni per
tutti i fattori di produzione.
Classificazioni:
aziende di produzione: imprese caratterizzate del fine di lucro;
aziende di erogazione e di consumo: tutte le entità dalle famiglie allo Stato, enti pubblici e non profit, che
utilizzano le risorse a loro disposizione per conseguire i fini istituzionali.
In base alle finalità istituzionali perseguite, o soggetto economico (insieme di persone nel cui interessa è costituita
l'azienda):
aziende di erogazione familiari: costituite da uno o più individui. Sono aziende di erogazione pure, in quanto
il reddito prodotto dai membri delle famiglie è utilizzato per la convivenza e i risparmi sono ottimizzati per la
vita futura. Possono essere viste come unità non solo di consumo ma anche di produzione, nel caso delle
aziende familiari di produzione.
aziende di erogazione pubbliche: enti previsti per consentire il miglior sviluppo della vita sociale
nell'interesse dei cittadini (soggetti economici), (es. Stato, Regioni, province e Comuni), possono essere
considerati aziende di erogazione pure in quanto traggono le proprie risorse dalle imposte e generano servizi
per i cittadini; spesso queste si avvalgono di imprese di produzione (esterne o esterne) per svolgere tali
servizi. In questo caso si trasformano da aziende di erogazione pure a miste o composte.
aziende di produzione o imprese private: attraverso la produzione di beni e servizi perseguono il fine di
lucro; mettono a disposizione del mercato ciò che esso richiede traendo vantaggi economici a fronte del
rischio per tale attività.
aziende di produzione o imprese pubbliche: svolgono la stessa attività di quelle private, ma essendo
promosse da enti pubblici danno prevalenza alla funzione pubblica svolta rispetto allo scopo di lucro
caratteristico di quelle private.
aziende di erogazione istituzionali private, pure o miste: sono quelle più vicine agli enti non profit: sono
caratterizzate dallo svolgimento di un fine istituzionale non lucrativo, che consiste in compiti assistenziali,
culturali, ricreativi, ecc. Tali soggetti non puntano al profitto, ma devono comunque perseguire
l'ottimizzazione (efficacia ed efficienza) delle risorse disponibili.
pure: quando non svolgono processi produttivi ma consumano le risorse a disposizione (fondazione
per la ricerca, associazione culturale);
miste: quando per perseguire i fini istituzionali sono poste in essere attività produttive ( ente per
assistenza anziani, tipografia al servizio di un associazione, al bar di un associazione sportiva)
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aziende cooperative: sono un soggetto intermedio tra aziende di erogazione pure e miste: svolgono
un'attività produttiva ma rivolta non al mercato bensì ai soci che beneficiano di una riduzione di costi di
acquisto dei beni e servizi, quindi hanno uno scopo mutualistico.
impresa sociale: più avanti
4 categorie di soggetti: imprese pubbliche, imprese private, famiglie, aziende di erogazione (istituzioni, enti non
profit). Vediamo le relazioni che si instaurano tra queste.
Gli enti non profit spesso sostituiscono le funzioni proprie degli enti pubblici.
Caratteristica comune a tutti gli istituti: principio utilitaristico, che consente di ricavare il massimo risultato con dati
mezzi a disposizione (principio del massimo risultato) o il dato risultato con il minor impiego di mezzi disponibili
(principio del minimo mezzo).
L'economicità caratterizza la gestione anche delle aziende non profit in quanto un miglior utilizzo delle risorse
disponibili consente di perseguire meglio il fine etico, morale, culturale, sportivo, assistenziale, ecc.. L'economicità si
accompagna ad altri caratteri tipici della gestione: l'efficacia e l'efficienza. L'economicità risulta strettamente legata
al modo in cui si utilizzano le risorse produttive. Nelle imprese private si persegue il massimo reddito, nelle aziende
non profit e in quelle pubbliche si persegue l'economicità quando si ha il bilancio in pareggio, ottimizzando così le
risorse a disposizione.
L'efficienza si riferisce alla qualità delle risorse impiegate nella produzione. Si misura con il rapporto mezzo/risultato
L'efficacia si riferisce ai costi e ai relativi benefici per unità di prodotto. Si misura con il rapporto risultati/obiettivi.
Importanti sono nel caso degli enti non profit anche l'ottimizzazione delle risorse, la realizzazione degli obiettivi, la
qualità del servizio offerto.
CAPITOLO 2: Gli enti non profit e le imprese
Il reddito d'esercizio delle imprese rappresenta l'indice più significativo per il controllo e per misurare le
performance delle imprese commerciali. Per gli enti non profit il reddito d'impresa invece il reddito d'esercizio non
esiste, o se esiste è comunque strumentale ad altri fini.
Per tutte le imprese l'attività aziendale si estrinseca in tre funzioni:
acquisizione e consumo dei fattori produttivi
combinazione dei fattori produttivi
produzione di beni e servizi con la vendita di essi sul mercato
Il profitto non è certamente l'unico fine delle imprese e sempre più vengono sottolineate nuove funzioni etiche e
sociali che devono caratterizzare il loro comportamento. Il soggetto economico è colui che decide la modalità di
svolgimento delle attività aziendali, mentre in senso lato sono tutti coloro che hanno interesse alle attività
dell'impresa.
Stakeholders: (aziende private)
clienti: hanno esigenza di beni e servizi
dipendenti: interessati alla gestione, dalla quale ottengono una remunerazione
fornitori: svolgono un attività economica in relazione all'impresa
banche (mercato finanziario): traggono l'opportunità di cedere capitali contro interessi
società civile: esige avanzamento e progresso 2
manager: orientano le attività dell'azienda
lo stato
Negli enti non profit la situazione è diversa. il punto d'incontro tra i due diversi soggetti è dato dal fatto che:
entrambi presentano un patrimonio organizzato per un fine prestabilito
entrambi devono condurre le proprie attività secondo criteri di trasparenza, cioè con la corretta
informazione, attraverso il bilancio (SP, CE Relazione sulla gestione e Nota integrativa)di tutti colori che
hanno rapporti con gli enti.
La trasparenza della gestione è inoltre garantita dalla presenza del collegio sindacale per quelle di piccole
dimensioni, mentre per le imprese quotate è obbligatoria la certificazione del bilancio a cura di apposite società di
revisione.
Stakeholders enti non profit: dipendenti, fornitori, enti pubblici, enti privati, fruitori dei servizi, Stato, banche
(finanziatori), donatori, amm. finanziaria, manager, collaboratori e volontari.
Assenza di interessi proprietari, non son presenti nelle gestioni non lucrative. La trasparenza è necessaria,
soprattutto per: donatori, lavoratori, fruitori dei servizi sociali, le figure che vanno informati circa l'utilizzo dei fondi
apportati, non presenti nelle imprese. I fruitori dei servizi non pagano l'ente spesso. In sostanza non si è quasi mai in
presenza di un prezzo ma non essendoci sempre un libero mercato per tali servizi non si può nemmeno contare
sull'efficienza.
CAPITOLO 3: Gli enti non profit e lo sviluppo del terzo settore
Le aziende non profit private, costituenti il cosiddetto terzo settore o privato sociale (le aziende non profit pubbliche
sono escluse, per il fatto di essere sempre emanazione diretta o indiretta di enti dotati di potere di imposizione
tributaria), sono contraddistinti da una gestione orientata alla ricerca dei fondi necessari per le finalità istituzionali,
ma non hanno il potere di imposizione tributaria. In questi ultimi hanno assunto particolare rilievo le organizzazioni
non profit, ossia colora che antepongono il soddisfacimento di finalità sociali al conseguimento del lucro. Il tramonto
dello Stato assistenziale (welfare state) e la sensibilità verso i valori etici hanno contribuito a trasferire dal pubblico al
privato una serie di servizi.
Le aziende non profit sono intese come quelle che perseguono finalità di ordine sociale (assistenza ai bisognosi,
malati, handicap, opportunità di lavoro, salvaguardia di opere ecc) rispetto alle quali il profitto è uno strumento e
non un fine; quindi il carattere dominante è dato dal contenuto sociale di un’attività, che può generare anche
profitti.
Le cause dello sviluppo del terzo settore sono: economico-sociali (povertà, enti di volontariato), macroeconomiche
(crisi dello Stato sociale, sia delle sue attività produttive che quelle sanitarie e di servizi sociali, nascono le
associazioni) e normative (agevolazione del volontariato e delle associazioni sportive minori). La causa prima da
individuare sta nella graduale sostituzione allo Stato di aziende non profit, si passa dalla solidarietà alla sussidiarietà
nei confronti dello Stato.
CAPITOLO 4: La tipologia degli enti non profit
Classifica utilizzata negli Stati Uniti:
member service: perseguono uno scopo non lucrativo a vantaggio dei propri soci o membri (soggetti
mutualistici). Tra questi rientrano gli enti di tipo associativo (ass. sportive, musicali, ecc).
public service: perseguono scopi sociali, avvantaggiando i terzi. Sono enti patrimonializzati (fondazioni, enti
religiosi), che hanno un patrimonio di scopo, cioè non dedicato ai fini lucrativi ma rivolto a beneficiare la
collettività (associazioni per la ricerca, studi, assistenza, sanità).
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Classificazione in base al patrimonio:
enti patrimonializzati: gli enti che nascono con un patrimonio di scopo (fondazioni). Sono quindi quelle che
basano l’attività su una rendita del patrimonio rispetto a quelle, es. associazioni, che basano la loro attività
sul contributo dei partecipanti.
enti senza patrimonio: gli enti, generalmente associazioni o fondazioni non patrimonializzate che non
sostentano le loro attività con il loro patrimonio
Classificazione italiana (schema di riferimento delle aziende non profit):
aziende autoproduttrici: destinano la produzione a determinati soggetti, gli stessi che hanno costituito
l’azienda, sui quali ricadono i risultati della gestione.
aziende erogatrici: destinano la loro produzione a beneficio di date persone, o all’intera collettività, senza
ricevere alcuna controprestazione oppure simbolica (sanità, cultura, assistenza, ricerca scientifica). Alla base
vi sono valori etici.
imprese sociali: destinano al mercato la loro produzione, ma con finalità diverse dal profitto. Questa
fattispecie è regolata da una legge speciale (D.lgs 155/2006). La produzione non è strumentale al profitto ma
ha altre finalità (es. dare lavoro a persone disagiate, offrire beni e servizi a una domanda debole). Anche qui
vi è una forte motivazione etica. Imprese sociali, dal fatto che esse producono per il mercato ma che lo fanno
per finalità diverse dal profitto, diciamo per l’interesse sociale.
Tra una categoria e l’altra vi sono ampie “zone grigie”
La governance degli enti non profit:
La governance è l’insieme delle strutture e degli schemi di funzionamento degli organi di governo e e di controllo
delle aziende. Poiché il termine trova la sua genesi nel contesto for profit è opportuno porre l’attenzione nel riferirlo
a soggetti che della lucratività non fanno la propria ragion d’essere. I rischi di opportunismo verificatisi nel contesto
for profit sono oggi riscontrabili anche nel contesto non profit; l’aumento dell’attività imprenditoriale di tali enti, e
dunque del fattore occupazionale, ha favorito la diffusione di comportamenti sleali tesi alla soddisfazione di interessi
personali. Il vincolo della non distribuzione, il perseguimento di utilità sociale devono tradursi in requisiti sostanziali.
La difficoltà nel definire regole di governance per tali organizzazioni deriva anche dalla loro stessa natura che rende
difficile identificare una vera categoria di proprietari dell’ente; vi è dunque il rischio che l’agente abusi della propria
posizione al fine di ottenere un vantaggio egoistico. Ciò avviene in varie circostanze:
scarso interesse dei soci a controllare;
la non identificazione dei soci;
carenza di indici di performance chiari e facilmente misurabili;
difficoltà nel monitorare i costi di gestione
Attività di governo strategico dell’organizzazione:
individuazione di strategie di sviluppo e di crescita dell’organizzazione;
necessità di guidare e coordinare gli organi direzionali;
coordinare le finalità dell’organizzazione e soddisfare le aspettative degli stakeholders
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Distinzioni dalle aziende for profit:
motivazioni diverse: nelle imprese si soddisfano gli interessi privati del proprietario, nelle aziende non profit
l’interesse e quello dichiarato nella mission
differenti modalità di selezione dei suoi organi di vertice: nelle imprese vengono scelti in base alla
competenza tecnica, negli enti non profit la scelta ricade sul leader carismatico
carenza del binomio governo/proprietà
diverso ruolo assunto dagli stakeholders
I sistemi di governance degli enti non profit si presentano con varie caratteristiche: si differenziano in base alla veste
giuridica, della dimensione e del settore di appartenenza:
modello associativo: associazioni, cooperative sociali, si caratterizza per l’elemento partecipativo. I
componenti dell’organo sono nominati dall’assemblea degli associati, la quale è l’organo sovrano ed è
composta da tutti gli associati con pari diritto di voto. L’organo di governo è il consiglio di amministrazione, a
differenza delle fondazioni le persone non possono essere nominate a vita. La struttura associativa è di tipo
democratico, il problema di governance risiede nel ruolo del consiglio di amministrazione assume
nell’organizzazione quando operi in modo indipendente rispetto all’assemblea; può accadere uno
scollamento tra obiettivi di chi governa e le aspettative dell’assemblea.
Nelle fondazioni (modello accentrato) invece il conferimento del patrimonio proviene dal fondatore ed è
teso al soddisfacimento di un interesse collettivo. La governance si caratterizza per: la marcata controllabilità
dell’ente da parte del fondatore, l’organo di governo è espressione della volontà del fondatore che lo
designa. Lo statuto definisce gli organi della fondazione, i meccanismi di elezione e di funzionamento. Gli
amministratori possono essere nominati a vita. Anche qui ci può essere uno scollamento tra obiettivi di chi
governa e quelli attesi dalla comunità.
E’ quindi essenziale che gli assetti di governance trovino definizione nell’atto costitutivo/statuto. Potrebbe essere
utile che all’interno dell’organizzazione siano creati un organo di indirizzo, in grado di delineare le attività e le linee
programmatiche, e un organo di gestione che traduca le linee programmatiche in decisioni operative. Infine sarebbe
utile un organo di controllo (revisori sociali) esterno e indipendente con il compito di monitorare il corretto
funzionamento dell’organizzazione.
La regolazione del conflitto di interessi: necessità di instaurare un efficace sistema di strumenti in grado di evitare
situazioni di bad management e bad governance; la governance degli enti non profit deve prevedere un efficace
sistema di controlli. Il conflitto di interessi si verifica quando si affida a un soggetto che ha interessi personali o
professionali in conflitto con l’imparzialità che la stessa responsabilità occupata richiederebbe. Gli strumenti per una
good governance sono:
l’accountability (responsabilità): sistema di comunicazioni, interne ed esterne, al fine di potenziare la
trasparenza e il controllo sull’operato dell’ente non profit;
la compliance (conformità): alle leggi, regole e altri codici di comportamento al fine di implementare un
sistema di sicurezza volto a evitare rischi legali e di reputazione
Questi comportamenti permettono di acquisire fiducia degli stakeholders.
Con riferimento alle realtà più grandi possono essere previste le figure del presidente con funzione di
rappresentanza, distinta da quella dell’amministratore delegato, con funzioni più gestionali. Nei casi ancora più
complessi può essere utile l’imposizione del sistema dualistico: il Consiglio di sorveglianza con funzioni di indirizzo e
di controllo e il Consiglio di gestione con funzioni operative e gestionali.
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CAPITOLO 5: Caratteri aziendalistici degli enti non profit
Gli enti non profit possono essere classificati come:
aziende private di sola erogazione: pure
aziende sia di erogazione che di produzione: composte
Queste hanno come finalità prevalente il soddisfacimento diretto dei bisogni sociali rispetto alla massimizzazione del
reddito (finalità secondaria, strumentale alla prima); a differenza delle imprese la max del profitto è il presupposto
che consente agli enp di perseguire la finalità sociale in condizioni di autonomia economica.
Gli istituti del terzo settore (non sono istituti naturali-famiglie, non basano la loro attività sul gettito tributario-PA e
non perseguono come fine principale la produzione di remunerazione dei fattori produttivi secondo i livelli di
mercato-aziende commerciali) hanno le seguenti peculiarità:
natura giuridica privata
costituzione formale
autogoverno
assenza di distribuzione utili
presenza di una parte di lavor
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