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Indice analitico

  • La somma di denaro che rende indifferente all'impresa Alfa contribuire alla filantropica Beta in denaro o con volontariato d'impresa.
  • Preferenza dell’azienda filantropica Beta ricevente.
  • Calcolo del costo medio unitario di produzione.
  • Valore della produzione incrementale.
  • L’azienda filantropica.
  • Spendibilità dei rendimenti.
  • Spendibilità dei redditi derivanti da attività economiche.
  • Budget economico.
  • Dato un budget economico costruire il corrispondente SP, o viceversa.
  • Impiego del patrimonio.
  • Calcolo del profitto e sua disponibilità.
  • Distribuibilità del reddito nell’impresa filantropica in presenza di atti di liberalità.
  • La destinazione del reddito non distribuito.
  • Economicità aziendale e meccanismi di valutazione economica.
  • Il fabbisogno finanziario e sua quantificazione.
  • Partecipazione al Fondo comune.
  • Remunerazione del CP in un’azienda di autoproduzione.
  • Valutazione dell’economicità nell’azienda mutualistica.

La somma di denaro che rende indifferente all'impresa Alfa contribuire alla filantropica Beta in denaro o con volontariato d'impresa

Una certa impresa (for profit) Alfa presenta il seguente programma di produzione e prevede le seguenti voci di costo fisso:

  • Lavoro 50.000€;
  • Spese generali 5.000€, fanno parte della struttura perché riguardano le utenze, affitti, canoni;
  • Ammortamento 13.000€;
  • Interessi passivi 10.000€;
  • Totale CF=78.000€.

Quindi l’impresa Alfa non gode di economie di scala: i costi variabili sono proporzionali, costi variabili: 4€ per unità prodotta (potrebbero essere minuti di prestazione resa, posti letto, giornate di degenza).

Altri dati utili per lo svolgimento dell’esercizio:

  • L'utilizzo medio della struttura è di 7.000 unità;
  • La piena capacità, invece, è di 10.000 unità;
  • L’impresa Alfa può decidere se donare 20.000€ alla filantropica oppure concedergli l’uso gratuito della struttura (volontariato d’impresa).

Per calcolare la somma di denaro che rende ad Alfa indifferente contribuire con denaro o con volontariato d’impresa dobbiamo chiederci: l’incremento massimo di costo che Alfa può sostenere? A tal fine basta fare la differenza tra produzione massima consentita (vincolo di produzione dato dalla struttura impiegata) e produzione media, moltiplicato il costo variabile unitario: (10.000u-7.000u)*4€=12.000€, questa è la somma di denaro che rende Alfa indifferente nel praticare volontariato d’impresa o erogare una donazione in denaro. Non è altro che il costo marginale o costo differenziale o suppletivo.

In alternativa possiamo fare la differenza tra il costo totale (CT) in pieno impiego della struttura produttiva e il CT in caso di normale (medio) utilizzo della stessa:

  • CT pieno impiego=CF+CV=CF+CVu*Q, dove Q è la quantità prodotta, quindi CT pieno impiego=CF+CV=78.000€+4€*10.000u=118.000€;
  • CT utilizzo normale=CF+CV=78.000€+4€*7.000=106.000€;
  • Somma di indifferenza=CT pieno impiego - CT utilizzo normale=118.000€-106.000€=12.000€, sono i costi variabili legati all’incremento di produzione.

Infine possiamo anche fare, più semplicemente, la differenza tra le unità prodotte in massimo impiego e quelle prodotte con utilizzo normale della struttura, moltiplicato il costo variabile unitario: (Q pieno impiego - Q utilizzo normale) * CVu = (10.000u - 7.000u) * 4€ = 12.000€.

Preferenza dell’azienda filantropica Beta ricevente

Cosa preferirà tra il ricevere 12.000€ in contanti e l’utilizzo della struttura dell’impresa Alfa (volontariato d’impresa)? In questo caso il discorso è meno immediato in quanto dobbiamo considerare non solo il valore economico dell’aumento della produzione, ma anche i costi necessari per far funzionare quella specifica struttura, che sono a carico dell’impresa Beta ricevente, quindi non a carico dell’azienda bisogna considerare anche questo ulteriore vantaggio: l’assenza di costi fissi legati alla struttura produttiva, che altrimenti avrei dovuto sostenere. Il vantaggio netto, pertanto, sarà dato dai costi variabili legati all’incremento della produzione diviso le unità prodotte per i costi fissi sommati ai costi l’azienda ricevente Beta.

Avremo, dunque: (CF + CV incremento produzione) / Q aggiuntiva = (78.000€ + 12.000€) / 3.000u = 30€/per unità prodotta, vantaggio economico totale 90.000€. Pertanto il valore della prestazione resa deve essere considerato tenendo conto non solo dei costi variabili legati all’incremento della produzione (incremento CV o CM o CD o CS), ma anche della quota parte dei CF inglobati nel valore della produzione incrementale.

Calcolo del CMU (Costo medio unitario) di produzione

  • Ipotesi di utilizzo normale/medio della struttura produttiva, CMU=CT/Q=106.000€/7.000u=15,14€;
  • Ipotesi di utilizzo pieno, CMU=118.000€/10.000u=11,8€.

Valore della produzione incrementale

Basta moltiplicare il CMU di massimo impiego (perché l’ipotesi è che l’impresa incrementi la produzione in quanto concede il volontariato d’impresa, quindi l’impiego della struttura da parte della filantropica) per le unità addizionali:

  • W=CMU*Q addizionale=11,8€*3.000u=35.400€.

Questo valore rappresenta il beneficio economico che, di fatto, ottiene l’azienda Beta ricevente, perché considera anche il valore della struttura produttiva intrinseco nella produzione, e non solo il costo incrementale (costo suppletivo) della produzione (quindi i soli costi variabili).

L’azienda filantropica

Supponiamo di essere in un’azienda filantropica, la Fondazione Alfa, che presenta il seguente budget per il prossimo anno. [Una piccola nota: nelle aziende filantropiche il bilancio preventivo diviene più importante di quello consuntivo. Perché? Perché i proventi sono volatili, quindi devo programmare in anticipo le spese, poiché posso sapere quanto potrò spendere solo dopo aver fatto ipotesi realistiche sui proventi. È vero che anche nelle imprese i ricavi sono volatili, però queste ultime possono agire sui ricavi, in qualche modo, ad esempio perché conosco la domanda, i gusti dei consumatori, seguo l’innovazione tecnologica, seguo l’evoluzione dei costi. Invece nelle aziende filantropiche l’aleatorietà dei proventi è più elevata rispetto quella dei ricavi. E questo è un primo profilo. Secondo profilo: potrebbe esserci un organismo amministrativo che approva il bilancio preventivo indicando per questa via le azioni che devono essere poste in essere dagli amministratori. Cioè il vincolo posto in capo agli amministratori, in queste aziende è addirittura più forte di quello posto nelle normali imprese, potrebbe, infatti, essere il sistema attraverso il quale il fondatore dell’azienda controlla l’operato degli amministratori. Questi sono due profili. Ma ora torniamo all’esercizio.]

Il budget sarà di tipo economico-finanziario: da un lato avremo i costi e dall’altro i proventi. Quali costi potremo trovare? Anzitutto troveremo solo le voci più importanti in base alla struttura che può essere più o meno complessa a seconda che l’azienda sia di tipo meramente erogativo (eroghi risorse finanziarie) o produca beni e servizi, ovviamente in questo secondo caso la struttura sarà più consistente. Ora, se siamo un’azienda erogativa, che costi troveremo?

  • Sicuramente il personale, cioè il costo del lavoro (questo lo troveremo sempre, in qualunque realtà aziendale);
  • Spese generali (utenze telefoniche, spese energetiche, materiali di consumo vari e amministrazione generale);
  • Ammortamento di immobili industriali [tutto sommato non è una condizione fondamentale, perché se sono un’azienda filantropica erogativa di servizi non ho bisogno di una struttura molto complessa, allora è più probabile che l’immobile lo prenda in locazione o in affitto, o ancora di più è possibile che una grande banca, ad esempio, mi permetta di usare una stanza del palazzo della fondazione per erogare attività filantropica. L’ammortamento potremmo vederlo meglio in un’azienda che svolge attività di produzione, caso in cui c’è bisogno di una struttura più complessa. Quindi:];
  • Canone di locazione per gli immobili civili;
  • Interessi passivi [non necessariamente, dipende dai nostri ragionamenti, purché siano giustificati].

Allora potrei dire che tra i costi avremo: il lavoro in una certa misura, perché impiego una sola persona addetta alla segreteria; nelle spese generali includo quelle energetiche e la consulenza, una tantum, prevista per la selezione dei progetti; ad esempio ho avuto in donazione un immobile, tuttavia l’ammortamento dell’immobile è difficile che ci sia, spesso troveremo beni mobili, attrezzature, macchinari e fabbricati (immobili ad uso industriali), o al limite brevetti e know-how, questo pensiamo quando parliamo di ammortamento (non un’azienda filantropico-erogativa finanziaria bensì di quella erogativa di beni e servizi), poi ci sarà un’ultima voce, di tipo generico: costi istituzionali.

Se noi ci fermiamo ad un budget senza i costi istituzionali capiamo che la nostra azienda è in funzionamento ma non svolge alcuna attività. Quelli visti, a parte i costi istituzionali, sono costi di struttura che l’azienda sostiene affinché sia idonea ad operare. Sappiamo che veramente ha operato? No, perché in queste voci di costo non è previsto il costo sostenuto in relazione all’attività erogata. Ad esempio, se siamo un’azienda che eroga borse di studio, per noi la “somma erogata per borsa di studio” è una voce di costo istituzionale, se non c’è questa voce allora non abbiamo operato. Senza entrare nello specifico, dunque, possiamo utilizzare la categoria generale dei costi istituzionali per indicare i costi legati all’attività erogativa vera e propria. Cosa troviamo nella voce “costi istituzionali”? Borse di studio erogate, o pasti acquistati ed erogati, costi di consulenza sostenuti, eccetera, dipende dal tipo di attività svolta.

Analisi di economicità

A questo punto ipotizziamo dei costi, considerando valori tra 0 e 100 (deve esserci coerenza tra i vari valori di costo). Se siamo un’azienda che eroga finanziamenti, allora: il costo del lavoro sarà contenuto, ipotizziamo 70; le spese generali 80 (più o meno); l’ammortamento e la locazione 85; costi istituzionali [questo valore di costo è molto importante, perché a seconda del suo ammontare abbiamo un’informazione ulteriore] ipotizziamo un valore di 500, [in questo modo voglio indicare che si tratta di un’azienda efficace, perché: a fronte di] costi fissi, ipotizziamo, 265 [ho quasi il doppio di costi istituzionali]. Tale informazione è importante per esprimere un giudizio di efficacia. Se voglio, ad esempio, esprimere un giudizio circa l’economicità di questa azienda, si capisce che l’azienda è efficace perché i costi per l’attività istituzionale sono il doppio di quelli legati al mantenimento e al funzionamento della struttura.

Tuttavia con i dati proposti non possiamo esprimere giudizi di efficienza, perché potrei essere efficace ma sprecare risorse e questa informazione non si evince da questo prospetto. Allora per esprimere un giudizio sull’efficienza della nostra azienda possiamo:

  1. Confrontare il consuntivo (non il budget) passato o quelli di più anni precedenti;
  2. Posso confrontare la mia azienda con le attività di aziende che operano negli stessi settori ed erogano la mia stessa attività (sempre se ho dati disponibili);
  3. Posso lavorare a priori su un budget efficiente.

Quindi, sulla base del budget che abbiamo non ho elementi sufficienti per valutare se sono efficiente o meno. Ma tenendo conto che il budget viene predisposto su livelli di efficienza standard, allora posso ritenere, a priori, che il mio budget sia stato predisposto sulla base di quei criteri di efficienza. Se, invece, il budget ci viene fornito dalla prof, nell’ambito dell’esercizio, allora saremo noi a dover dire che presupponiamo che tale budget tenga conto dei criteri di efficienza standard. Se, ancora, dobbiamo compilarlo noi, i proventi programmati dovranno essere superiori ai costi, mentre quelli spendibili pari ai costi stessi (in questo modo immaginiamo un’azienda efficiente e in equilibrio, poi l’efficacia la valutiamo sulla base dei costi).

L’aspetto significativo, quindi, tornando all’esercizio sono i costi istituzionali, ipotizziamo 500, poco meno del doppio dei costi di struttura, e questo ci dice, in fase di progettazione che la mia azienda è efficace. [Poi, che sia anche economica non lo sappiamo, perché se fossi in realtà inefficiente e rispetto al mio standard i costi di struttura da sostenere fossero 200 e non 265, allora potrei essere:

  • Inefficiente;
  • Inefficace;
  • Diseconomica.

Proventi

Per quanto riguarda i proventi, avremmo dovuto cominciare da questi perché è sulla base di questi che vado a determinare il profilo dei costi, se siamo un’azienda erogativa-finanziaria, quali proventi possiamo trovare? La cassa o liquidità no, perché noi partiamo dalla situazione di cassa originaria, non stiamo facendo lo SP bensì dobbiamo partire dal flusso di proventi attesi per quest’anno. Allora parliamo di donazioni in denaro e non cassa, quindi avremo donazioni o atti di liberalità in denaro. Più nello specifico, poi, gli atti di liberalità possono essere una tantum, derivanti da un filantropo, oppure è la fondazione ad attivarsi sviluppando delle tecniche di raccolta fondi; possono essere periodici, quindi arrivare dai contributi degli associati e da simpatizzanti.

Quali altri proventi possiamo trovare? I redditi patrimoniali, quindi interessi attivi derivanti da titoli di stato a medio-lungo termine, o a breve termine, e da titoli obbligazionari di emittenti privati; dividendi derivanti da titoli azionari (partecipazioni quindi); fitti attivi derivanti da un canone di locazione.

Ora, a prescindere dal tipo di proventi so per certo che il totale di questi, almeno in fase di programmazione, dovrebbero essere più alti dei costi, perché partiamo sempre da una condizione di efficienza e quindi dobbiamo anche pensare che non tutti questi proventi (programmati) sono spendibili. Se facciamo un pareggio già in fase di programmazione, lo possiamo fare, ma poi quando andiamo a valutare la spendibilità dei proventi dovremo andare ad agire necessariamente sulla politica di risparmio tra le vari voci di costi ed è più facile risparmiare sui costi variabili, quindi sui costi istituzionali, che su quelli di struttura. Ecco perché i costi di struttura vanno sempre predeterminati nel budget al livello massimo di efficienza possibile, perché se poi mi rivelassi inefficiente tanto più alta sarà la mia inefficienza, tanto più importanti saranno i tagli che dovrò applicare sui costi istituzionali (la voce più alta dei costi, sugli altri posso tagliare molto poco, dipende sempre dal loro ammontare, ma generalmente sono quelli istituzionali i più alti). Se, invece, sono efficiente allora tutte le risorse che restano posso destinarle all’erogazione dell’attività filantropica, sempre considerando i limiti alla spendibilità legati all’integrità di eventuali patrimoni investiti in attività fruttifere. Quindi tenendo sempre a mente che decido i costi sulla base dei proventi programmati che mi aspetto di ricevere, è sempre meglio che tali costi li ipotizzi inferiori ai proventi perché se dovessi risultare inefficiente almeno posso evitare di tagliare l’attività istituzionale.

Spendibilità del rendimento derivante da titoli di Stato

Quindi si tratta di titoli non indicizzati, pertanto i rendimenti saranno nominali e non reali. Ciò comporta, nel calcolo della spendibilità del rendimento, la necessità di tener conto anche dell’inflazione:

  • Capitale investito=100€;
  • i=2%;
  • R=2€/annui;
  • Tasso d’inflazione=I=0,5% annuo.

Per stimare la spendibilità di questo rendimento (2€) dobbiamo considerare l’integrità del patrimonio che va in ogni caso tutelata. Da ciò deriva che se spendessimo 2€, l’intero rendimento, ogni anno andremo ad intaccare il PN per 0,50€ (lo 0,5% di 100). Pertanto non potrò spendere l’intero rendimento, bensì una quota minore:

  • Reddito spendibile, Rs=i*CI-I*CI=R-I*CI=0,02*100-0,005*100=1,5€.

Spendibilità del rendimento derivante da titoli obbligazionari (quindi privati)

  • CI=100€;
  • i=4%, perché c’è da considerare un maggior rischio rispetto ai titoli di Stato;
  • I=0,5%;
  • R=0,04*100=4€.

In questo caso per determinare la spendibilità del rendimento oltre all’inflazione, perché in genere anche le obbligazioni determinano rendimenti nominali, bisogna tener conto di altri fattori:

  • La prevedibilità e la stabilità del rendimento;
  • Il rischio specifico, perché in questo caso l’emittente è un privato, che va rivalutato periodicamente perché mutevole, ipotizziamolo pari a β=0,5.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gianl89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende non profit e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Cosentino Antonietta.
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