INDICE ANALITICO
1. INTRODUZIONE:
L’impresa e le aziende non profit;
Vita indefinita e condizioni necessarie;
Differenze tra i tipi di aziende.
2. L’azienda filantropico-erogativa e cenni sull’impresa filantropica:
Relazione tra costi e risorse;
Analisi dei proventi, volontariato e loro volatilità;
Il volontariato d’impresa;
Come investire il patrimonio (tipologie di investimento);
Risorse finanziarie derivanti da attività economiche;
Opzioni d’incremento della produzione per l’azienda filantropica;
Tipologie di costi;
Esternalizzazione della produzione;
La struttura produttiva e il ruolo del capitale;
Il fabbisogno finanziario nell’azienda filantropica;
La provenienza e il ruolo del Patrimonio nell’azienda filantropica;
È possibile che un’azienda filantropica si indebiti?;
L’economicità aziendale;
Il volontariato come indicatore di efficacia;
Il bilancio d’esercizio e valutazione quantitativa del lavoro volontario.
L’impesa filantropica:
3. Il profitto;
Il profitto nell’impresa filantropica;
Limiti giuridici alla distribuzione del reddito;
La destinazione del reddito non distribuito;
Autofinanziamento nell’impresa filantropica;
L’autofinanziamento come fenomeno necessario;
Il profilo delle risorse: il ruolo degli atti di liberalità nella distribuzione del reddito;
Il prezzo come fattore che genera Reddito;
Quadro normativo;
Il bilancio sociale;
Il fabbisogno finanziario e il ruolo del capitale nell’impresa filantropica;
La sottocapitalizzazione;
La Finanzia etica;
L’economicità nell’impresa filantropica;
Analisi dell’equilibrio economico-finanziario nell’impresa filantropica;
Analisi del volontariato nell’impresa filantropica e strumenti di valutazione
dell’efficacia;
Composizione dei proventi e rapporto con la PA.
4. L’azienda mutualistica, di autoproduzione, di distribuzione o di consumo:
Azienda mutualistica con mutualità tra i lavoratori;
Azienda mutualistica con mutualità tra i possessori di fattori produttivi (o materie prime);
Aziende mutualistiche con mutualità tra gli utilizzatori di beni e servizi;
Relazione tra costi e risorse;
Il fabbisogno finanziario;
Costi e tariffe;
La costruzione di un budget economico;
La remunerazione del capitale proprio;
Valutazione dell’economicità dell’azienda mutualistica;
L’evoluzione dell’azienda di consumo.
5. Soggetto giuridico e soggetto economico.
Economia delle aziende non profit.
L’impresa e le aziende non profit.
Il rischio a cui si espone un’impresa è quello di non raggiungere il fine per il quale nasce. Dunque il
rischio, nell’impresa capitalistica, è di non conseguire il profitto. Chi sopporta questo rischio
nell’impresa capitalistica? Gli azionisti, cioè i soggetti che hanno conferito all’impresa il capitale. In
generale il rischio ricade su quei fattori a remunerazione residuale.
Il capitale proprio assume il rischio d’impresa perché istituzionalmente accetta di esporsi a questo
rischio. Gli azionisti non sono certi di ricevere la remunerazione. Se si generano degli utili allora gli
azionisti hanno diritto al dividendo, a condizione però che l’utile si sia generato (l’azionista non
può pretendere nulla se il bilancio si chiude in pareggio o in perdita).
Quindi nell’impresa capitalistica il rischio ricade sul capitale, ecco perché viene chiamata
capitalistica! Ci sono modelli d’impresa nei quali il rischio non ricade sul capitale ma ricade, ad
esempio, sul lavoro.
I modelli che studieremo e sui quali concentreremo la nostra analisi sono riconducibili grosso
modo a questi tre:
1) L’azienda filantropico-erogativa, si distinguono le aziende di erogazione di beni e servizi, le
aziende di erogazione di risorse finanziarie e le imprese filantropiche;
2) L’azienda mutualistica o di autoproduzione o di consumo, aziende con mutualità tra gli
utilizzatori di beni e servizi, e aziende con mutualità tra fattori produttivi;
3) Impresa filantropica o impresa sociale (legate ad entrambe le precedenti).
La filantropia è qualcosa di più del sociale, è gratuità della prestazione. Il filantropo è colui che
dona qualcosa agli altri (tempo libero, lavoro, denaro).
L’impresa filantropica condividerà questa motivazione con l’azienda filantropica, dalla quale però
si discosterà perché è un’impresa e pertanto si avvicina al modello di impresa che opera sul
mercato e segue le regole di mercato, almeno in parte. Questo nel linguaggio economico, ma nel
linguaggio giuridico corrente l’impresa filantropica è quella che è chiamata impresa sociale. Di
questa impresa sociale studieremo una fattispecie particolare che è la cooperativa sociale. La
cooperativa è un tipo di soggetto giuridico che si aggiunge ai modelli societari, è una società ma
nella quale valgono regole un po’ diverse da quelle delle società di capitali.
Per quanto riguarda l’azienda mutualistica (mutualità tra gli utilizzatori di beni e servizi) questa è
più comunemente conosciuta come azienda di autoproduzione o azienda di consumo (sono
sinonimi).
Per quanto riguarda l’azienda filantropico-erogativa nella prassi economico aziendale è
conosciuta come azienda di erogazione.
In genere sono tutti modelli di aziende private.
1) Azienda filantropico-erogativa o azienda di erogazione. Sono quelle aziende che destinano la
produzione a soggetti del tutto estranei alla compagine aziendale attraverso atti di liberalità.
Queste aziende donano la produzione o ad una classe particolare di soggetti oppure all’intera
comunità. È il caso di quelle realtà configurate sotto il modello giuridico della Fondazione, che
eroga: borse di studio a studenti meritevoli e svantaggiati economicamente; pasti gratuiti agli
indigenti e così via.
2) Azienda mutualistica con mutualità tra gli utilizzatori di beni e servizi. Sono aziende che
destinano la produzione unicamente ai soggetti partecipanti, siamo all’opposto del modello
precedente. Questa destina la produzione solo, o principalmente, ai soggetti partecipanti.
Esempio: i consorzi di acquisto, costituiti da persone che decidono di effettuare gli acquisti
unendosi ad altri consumatori, potendo negoziare, in questo modo, condizioni di prezzo migliori o
condizioni qualitativamente migliori. Possono nascere in relazione a beni di prima necessità, ma
anche in relazione a servizi particolari. In generale, possiamo intuire che ci sono delle persone che
non sono soddisfatte di quello che c’è sul mercato, quindi il grado di soddisfacimento di un
bisogno è legato ad un vantaggio economico. In altre parole, questa cosa o è troppo costosa, allora
se mi associo a Tizio e Caio tramite un consorzio ottengo un prezzo migliore, e/o è di scarsa
qualità, allora desidero una maggiore qualità, o, ancora, non viene per niente fornito dal mercato
e nemmeno dallo Stato, quindi lo produco da me in associazione con soggetti portatori dello
stesso bisogno. Questo vuol dire che quello che è disponibile non mi soddisfa oppure non viene
prodotto affatto, e va procurato in altro modo. In quale altro modo? Partecipando ad un azienda
ad hoc, un’azienda che viene istituita, promossa ed a cui partecipo proprio con il fine di soddisfare
un bisogno che lo Stato o il mercato, per qualsivoglia ragione, non riescono a soddisfare.
3) Impresa filantropica o impresa sociale. L’impresa sociale è un’impresa che produce e vende la
produzione. Questo meccanismo è identico a quello dell’impresa for profit, tuttavia si differenzia
da questa per il fine perseguito: 1- permettere o l’acquisizione della produzione a persone che non
avrebbero la possibilità di acquisirla sul mercato (quindi a persone che non sono proprio indigenti,
cioè non sono i corrispondenti dell’azienda filantropica: ce l’hanno il potere di acquisto ma non
come quello che permetterebbe loro di accedere alla produzione di mercato); 2- la seconda è
permettere a soggetti svantaggiati di trovare un occupazione, occupazione che non troverebbero
altrimenti, proprio a causa delle loro condizioni di svantaggio.
Nel primo caso, se permette a persone che non potrebbero pagare il prezzo di mercato di
acquisire la produzione vuol dire che il prezzo da questa praticato sarà inferiore a quello di
mercato, anche se non sempre è detto che sia così. In generale, il minor prezzo deriva dall’assenza
del margine di profitto, che non è la finalità che l’impresa filantropica persegue. Il suo scopo,
infatti, è permettere che il bene possa essere acquisito anche da chi non può pagarlo ad un prezzo
che includa il profitto, perché viene fatto? Per motivazioni che sono anche di solidarietà sociale.
Nella seconda fattispecie, quella che dà lavoro a soggetti svantaggiati, anche qui intuite che la
finalità sia diversa dal profitto. Dare lavoro a soggetti svantaggiati ci fa capire che se quei soggetti
non vengono inseriti in un’impresa tradizionale vuol dire che non sono abbastanza produttivi, non
hanno una produttività tale da permettere l’inserimento in un’impresa il cui fine è il profitto.
Quindi intuiamo che il fine di questa azienda è diverso.
Vita indefinita e condizioni necessarie.
Tutte queste aziende per poter operare debbono rispettare alcune regole di funzionamento, non
possono essere cioè iniziative occasionali in cui l’attività di produzione è lasciata al caso. L’attività
va programmata esattamente come facciamo per un’impresa tout court: l’attività deve essere
controllata, debbono rispettare delle regole che ne determinino l’equilibrio economico-finanziario
(le due famose condizioni, vincoli/regole che devono essere conseguite da ogni azienda). Ne deriva
che anche queste aziende per poter operare a tempo indefinito debbono:
1. Coprire i costi di gestione e di struttura, altrimenti cadrebbero in disequilibrio economico e
non potrebbero più operare, devono, pertanto, conseguire l’equilibrio economico;
2. Onorare regolarmente tutti gli impegni assunti, i debiti, devono, quindi, conseguire
l’equilibrio finanziario.
Ciascuna azienda esistente deve rispettare queste due condizioni per poter sopravvivere. Tutte le
aziende, quindi, sono idonee ad operare a tempo indefinito. Questo vuol dire che se le aziende
rispettano le due condizioni focali di equilibrio, copertura dei costi mediante le risorse (equilibrio
economico) e capacità di onorare regolarmente gli impegni assunti verso terzi (equilibrio
finanziario), a queste due condizioni le possono perdurare a tempo indefinito. In altre parole esse
diventano un qualcosa di diverso dalle persone che le hanno istituite, non solo sopravvivono
rispetto queste, ma possono anche perdurare mutando tutte le caratteristiche originarie
(produzione, finalità, struttura organizzativa). La sopravvivenza a tempo indefinito, è un’attitudine
che hanno solo le aziende.
Differenze tra i tipi di aziende.
Una prima differenza importante tra le cosiddette aziende non profit e una mera impresa risiede
negli indicatori di economicità. Cioè nell’esistenza di indicatori che ci dicano, altrimenti, che la
nostra azienda è stata in grado: di conseguire l’equilibrio economico e finanziario; efficace;
efficiente. Per sapere se un’impresa a conseguito il fine per cui è nata basta verificare se c’è stato
profitto. Il profitto rappresenta l’indicatore per eccellenza dell’economicità (quindi conseguimento
dell’equilibrio economico-finanziario, dell’efficacia e dell’efficienza) di un’impresa. Vedremo che in
nessuna di queste realtà non profit, invece, c’è un indicatore equivalente. Anzitutto non possono
conseguire il profitto (le definiamo in negativo, cioè aziende non profit, proprio per questo).
Quindi il profitto non c’è, ma non ci sono neanche elementi equivalenti. Avremo, piuttosto, un
sistema di indicatori ben più elaborato, indicatori di tipo quantitativo e la maggior parte di tipo
qualitativo, che ci aiuteranno nella valutazione della economicità di ciascuna di queste aziende
non profit.
Un secondo fattore importante di divergenza è il fine da cui ciascun tipo di azienda visto è mossa.
Schematicamente possiamo dire:
L’impresa ha come fine il profitto, compera le risorse e vende la produzione sul mercato
per ricavarne un utile;
L’azienda filantropico-erogativa o azienda di erogazione ha come fine quello di servire
fasce della comunità, locale e/o nazionale, disagiate o con particolari caratteristiche. Si
parla a proposito di fine filantropico;
L’azienda mutualistica o di autoproduzione ha il fine di soddisfare bisogni, per qualsivoglia
motivo, insoddisfatti di tutti gli individui che aderiscono all’iniziativa;
L’impresa filantropica o impresa sociale ha il fine di raggiungere, con la propria produzione,
fasce di popolazione che non riescono a partecipare al normale mercato del lavoro e anche
dei prodotti.
Altri fattori che distinguono i quattro tipi di aziende analizzati, seppur meno accentuati,
riguardano:
a. Il modello organizzativo. Le aziende for profit si organizzano nel modello di impresa; le
aziende erogative in Fondazioni; le aziende di autoproduzione in Cooperative; le imprese
sociali in qualunque tipo di società, anche in impresa, ma si distinguono dalle prime per il
fine principale.
b. La provenienza delle risorse. Per l’impresa tout court le risorse arrivano dal mercato
attraverso la negoziazione (atti di scambio). Per le aziende di erogazione le risorse arrivano
da atti di liberalità principalmente, possono provenire in piccola parte anche dal mercato.
Per le aziende mutualistiche arrivano dagli associati stessi. Per le imprese filantropiche sia
dal mercato che da atti di liberalità. Altra cosa sono i fattori produttivi, che in ogni caso
derivano dal mercato.
c. La destinazione della produzione. Tutte destinano la produzione al mercato, tranne le
aziende mutualistiche per le quali la destinazione principale è riservata agli associati.
d. Il conseguimento dell’equilibrio economico. In generale l’equilibrio economico si esprime
con la relazione Costi=Ricavi, tuttavia non sempre è così. Tale affermazione è vera per le
imprese, ma non lo è altrettanto per le aziende filantropiche. Queste ultime, infatti,
devono eguagliare i costi non ai ricavi, ma alle risorse. Si parla di risorse in quanto queste
aziende non generano ricavi dalle vendite (i ricavi si formano sul mercato e derivano dal
pagamento di un prezzo), se non in piccolissima parte, derivando le risorse da altre fonti
(atti di liberalità, in genere, oppure dagli associati nel caso di azienda mutualistica).
L’azienda filantropico-erogativa e cenni sull’impresa filantropica.
che può indurre un soggetto a dar vita ad un’azienda può essere quello
Un altro motivo filantropico-
I tre elementi caratterizzanti l’azienda filantropica sono:
erogativo.
1. Motivazioni, filantropiche, religiose e culturali, sono le più frequenti;
Svolgere produzione attraverso una struttura produttiva che costituisce un’azienda (l’attività
2. svolge sistematicamente e non casualmente o lasciata all’iniziativa del singolo individuo).
si
3. Cessione della produzione a soggetti terzi attraverso atti di liberalità, senza chiedere
corrispettivo. Ad esempio prestiamo assistenza all’infanzia nel dopo-scuola, accogliamo i
bambini in una struttura organizzata e l’attività che eroghiamo loro non richiede il pagamento
di alcun prezzo né all’operatore che opera né certamente il compenso laddove fosse previsto
non viene corrisposto dal beneficiario della prestazione. Se fosse previsto il pagamento di una
piccola somma (è un pagamento simbolico), esso ha lo scopo di evitare che la prestazione
venga utilizzata da chi non ne ha bisogno o per evitare degli sprechi.
L’interesse dell’azienda filantropica è un interesse che coincide quasi del tutto con quello dello
Stato. Talvolta l’azienda filantropica sostituisce persino lo Stato.
Spesso l’attività parte da un animatore/filantropo fortemente motivato, che corrisponde un po’
all’imprenditore, che lì è mosso dal profitto, nella filantropica la molla è un particolare valore etico-
sociale: possiamo parlare di finalità extra-economiche. Così come tutte le aziende anche quelle
filantropiche necessitano di una struttura produttiva, la cui complessità dipende dal tipo di
produzione. Una risorsa preziosissima in questo tipo di aziende è il lavoro, reso per la maggior parte
dal volontariato. Data la struttura produttiva più o meno complessa, quindi, anche queste aziende
dovranno sostenere costi più o meno ingenti in base proprio alla struttura produttiva. Avremo
sempre costi fissi e costi variabili, ma in questo tipo di azienda i secondi hanno un valore intrinseco
legato all’efficacia: se l’azienda sostiene costi variabili vuol dire che produce, ha quindi conseguito
il suo scopo, e maggiori sono questi costi e più positivo è il trend, più possiamo dire che questa
azienda sia efficace ed efficiente. Nell’azienda filantropica,
Ciò che è particolare in questo tipo di azienda è la relazione costi-risorse.
i terzi non pagano alcunché, e risultano beneficiari della produzione, quale essa sia, non
sostenendone l’onere, ma percependo alla produzione tramite a
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