Che materia stai cercando?

Economia delle aziende di credito - Risk Management

Riassunto per l'esame di Economia delle Aziende di Credito (Risk Management), basato su appunti personali presi a lezione con il Prof. Antonio Pace e Marco Campo, con integrazione di esercizi analizzati in classe e con riferimenti alle slide proposte dai professori.

(Materiale sia per esame frequentante che per non frequentante)

Esame di Risk management docente Prof. A. Pace

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

4) Vita residua o maturity (M), del credito: calcolata come duration

5) Granularità, che riguarda la tendenza a erogare pochi-grandi, o piccoli-tanti crediti: fissata a

priori

6) Correlazione che è la tendenza dei diversi debitori a fallire insieme: fissata a priori

Di fatto le prime 4 voci sono relativi al singolo debitore, mentre le altre due sono relativi all’intero

portafoglio.

Il regolatore da due possibilità di approcci:

- Approccio di base si stima con metodologie interne soltanto al PD dei debitori, si usano valori

prefissati dalle autorità per LGD, EAD e Maturity

- Approccio avanzato: si misurano con metodologie proprie per tutti i quattro profili di rischio

Per entrambi gli approcci Granularità e Correlazione sono determinati dall’Autorità.

I procedimenti di stima del rischio devono differenziare adeguatamente tra livelli di rischi diversi: la

rischiosità di un cliente deve essere tenuta distinta da quella dei singoli prestiti che gli sono stati

erogati, mentre per quanto riguarda la probabilità di default dei clienti vanno documentate le

principali caratteristiche dei sistemi di misurazione come le varie classi di merito della scala di

rating. Non viene specificato dall'accordo come deve essere costruito il sistema di rating della

probabilità di default.

Per la stima della probabilità di defaul in particolare un debitore insolvente se ricorra almeno a una

fra due condizioni:

- condizione soggettiva, Nella quale la banca ritiene improbabile che il debitore adempia

impiegare su obbligazioni

- Condizione oggettiva della quale racconto parte ritardo da più di 90 giorni sono in una delle sue

obbligazioni

Per quanto riguarda la stima il tasso unitario di perdita in caso di insolvenza E dell'esposizione

della banca al momento dell'insolvenza bisogna distinguere sabato sta utilizzando un approccio

standard un approccio avanzato.

Mediante l'approccio standard per la stima del LGD verranno imputati e 45% delle esportazioni

non subordinate e non garantite, 75% per i prestiti subordinati garanzie reali. La LGD può essere

ridotta fino a 0% se l'esposizione coperta da garanzia a meno del haircut.

Invece della stima EAD tramite approccio standard vengono imputati 100% delle posizione

corrente, il 75% di eventuali margini disponibile su linee di credito non prontamente revocabili. La

Maturity viene fissata convenzionalmente a 2,5 anni per tutti crediti.

Le banche invece stanno utilizzando l'approccio avanzato la LGD e EAD possono essere stimate

internamente sei modelli utilizzati sono solidi sul piano concettuale e coerenti con l'esperienza

passata. Mentre per la Maturità utilizza la formula della duration con tasso di interesse zero

troncando risultato cinque anni.

SECONDO PILASTRO

Il primo pilastro non modella la concentrazione e la correlazione tra crediti, non copre alcuni rischi

e la sua efficacia dipende dalle soluzioni organizzative menzionato.

Secondo pilastro ruota attorno quattro principi:

1) le banche devono disporre di un sistema di processi e tecniche per determinare mantenere

l'adeguatezza patrimoniale complessiva in rapporto a rischio

2) Le autorità di vigilanza devono valutare processi, tecniche e strategie adottate dalle banche

3) Le autorità di vigilanza si attendono che le banche operino con un patrimonio superiore ai

coefficienti minimi

4) Le autorità di vigilanza devono intervenire tempestivamente per evitare che il capitale scenda

al sotto del minimo

Si crea quindi un nuovo ruolo per le autorità di vigilanza, In particolare riguardo al rischio di tasso

le autorità di vigilanza si concentrano soprattutto sulle cosiddette banche anomale chiama potere

di imporre a livello nazionale un requisito minimo obbligatorio; quanto riguarda l'effetto del ciclo

sul rischio le banche condividono con le autorità e risultati degli stress test.

Quindi secondo pilastro indica*Cui è esposta la banca dipende anche da aspetti qualitativi come

l'assetto organizzativo, la qualità dei processi di controllo e di management Pagina 19

TERZO PILASTRO

I requisiti patrimoniali delle banche sono necessari perché le banche sono imprese speciali, Infatti

presentano un elevato grado di opacità, sono finanziate da soggetti incapaci di valutare

adeguatamente il rischio che svolgono un rilevante nel sistema economico. In particolare vengono

imposti severi criteri di trasparenza. Le istituzioni finanziarie devono diffondere sono informazioni

rilevanti, Come:

- l'entità e la composizione del patrimonio e degli attivi a rischio

- Distribuzione delle esportazioni creditizie tra le diverse fasce the probabilità di default e il tasso

di default registrato su ogni classe di rating

- Sistemi di misura controllo del rischio adottati

- Pratiche contabili adottate

- Criteri di allocazione del capitale all'interno della banca

Il management della banca deve perseguire l'obiettivo di massimizzazione del valore per i propri

azionisti, quindi deve fare l'interesse dei propri azionisti.

PREGI E LIMITI DI BASILEA II

Basilea due innanzitutto rende maggiormente flessibile e sensibile a rischio esisteva di coefficienti

patrimoniali previsti a fronte del rischio di credito rispetto all'accordo precedente. Inoltre la riforma

riconosce vantaggi in termini di diversificazione del rischio, nei portafogli costituiti da esposizioni

al dettaglio verso individui famiglie e piccole imprese. Inoltre Basilea due non si limita a riformare

requisiti patrimoniali ma estende il ruolo e compiti dell'autorità di vigilanza e del mercato.

L'approccio evolutivo materia diritti di credito rappresenta un ulteriore pregio di questo accordo.

Inoltre mette l'enfasi agli aspetti di natura organizzativa operativa. Nuovo accordo aiutare banche

a sviluppare i propri sistemi di rating in modo consono alle best practice internazionale,

Ponendole al riparo di possibile errore di ingenuità.

Presenta però anche dei limiti, innanzitutto riguardante il fatto che le ponderazione per il rischio

previste per le diverse fasce di rating e l'approccio standard sono relativamente poco

differenziate. Inoltre la concentrazione la correlazione fra prenditori è misurata dal sistema di

rating interni in modo troppo rigido e irrealistico. Infine per quanto riguardala disciplina di mercato,

La riforma affronta il problema della trasparenza ma non affronta i problemi legati agli incentivi.

BASILEA III

Tra il 2007 e il 2008 in America scoppia una profonda crisi finanziaria che ha investito il sistema

bancario internazionale, conducendo al fallimento di alcune importanti istituzioni finanziarie e

costringendo le Banche Centrali a iniettare un volume elevato di liquidità nel sistema finanziario.

Basilea II è entrato in vigore solo dal gennaio 2008 nella maggioranza dei paesi economicamente

sviluppati.

A fronte dei punti deboli di Basilea 2 e delle critiche di numerosi osservatori, il Comitato di Basilea

ha avviato un ampio processo di riforma che è sfociato, nel 2009-2010, in alcune importanti

proposte di modifica note come “Basilea 3.

Tra le cause di tale crisi osserviamo:

1) Tassi di interesse alle imprese estremamente ridotti, favoriti da politiche monetarie espansive,

da basse aspettative di inflazioni e da una limitata percezione del rischio di default.

2) Crescita economica relativamente sostenuta, in particolar modo per le economie asiatiche

3) Tassi di insolvenza ai minimi storici

4) Spread creditizi, cioè differenziali fra i tassi sui prestiti e quelli su investimenti privi di rischi, a

livelli molto ridotti

Quello che successe nel 2007-2008 fu da precursore per la formazione di nuovi interventi dei

Regolatori, che portò alla creazione di Basilea III, per aggiornare la normativa relativamente al

capitale e nasce l’esigenza di:

- aumentare il capitale

- migliorare la qualità del capitale ( e quindi non solo innalzarlo)

In Comitato di Basilea parte andando a considerare i problemi che erano emersi durante la crisi

del 2008, che misero in luce i punti deboli di Basilea II:

1) Aumento spropositato del leverage

2) Bassa qualità del capitale

3) Liquidità insufficiente

4) Trading and credito losses Pagina 20

5) Riduzione degli Assets (capacità delle banche di prestare denaro)

6) Connessione tra le società di tipo sistemico

Il Comitato di Basilea, istituendo Basilea III ha deciso di attuare i seguenti requisiti:

- Innalzamento dei requisiti minimi di common equity al 4,5% dell’attivo ponderato

- Introduzione graduale di un requisito patrimoniale addizionale pari al 2,5% delle attività

ponderate per il rischio, volto ad assicurare alla banche un cuscinetto di capitale utile per

l’assorbimento di perdite derivanti da elevata turbolenza economica

- Introduzione di un requisito patrimoniale ulteriore, fino al 2,5%, in base ai mercati in cui opera

una banca

- Introduzione di un tetto massimo alla leva finanziaria (Patrimonio / tot attivo non ponderato)

delle banche fissato provvisoriamente al 3%

- Introduzione dei due nuovi coefficienti di liquidità:

- liquidity coverage ratio

- stable funding ratio

Rischio e valore nelle banche

Basilea III: Differenze sul capitale 67

© Resti e Sironi, 2008 Confidential

Caratteristica di Basilea III riguarda la tempistica, nella quale si stabilirono tutta una serie di

scadenze temporali che le banche devono rispettare nell’applicare i nuovi requisiti di Basilea III.

Inoltre con Basilea III la definizione di patrimonio di vigilanza diviene più restrittiva. La nuova

normativa attribuisce un ruolo prevalente al capitale di maggiore qualità composto unicamente dal

capitale azionario versato e dalle riserve di utili. Viene meno il limite superiore del 50%

all’incidenza del patrimonio supplementare (Tier 2) sul patrimonio complessivo. Inoltre viene

eliminato il Tier 3 originariamente previsto per la coperta dei rischi di mercato per garantire che

anche questi ultimi vengano presidianti con capitale della medesima qualità di quello utilizzato per

i restanti rischi. Il Tier 1 viene definito come quella serie di strumenti che hanno durata perpetua e

la mancanza di un obbligo di distribuzione di dividenti. Inoltre al suo interno troviamo:

1) common equity: dato da azioni

2) Altri strumento di Tier 1: sono strumenti con le stesse caratteristiche:

1) non obbligano la banca a pagare un dividendo

2) hanno durata perpetua, anche se la baca può sempre richiamare tali strumenti

3) qualora questi strumenti non siano stati pagati la banca andrà progressivamente a coprire

la perdita

Sul Tier 2 si vanno ad accumulare quelle obbligazioni che innanzitutto sono strumenti subordinati

a correntisti, con scadenza non inferiore a 5 anni e che possono essere richiamati con un limite

minimo di tempo di 5 anni.

Un’evoluzione di Basilea III, sarà Basilea IV che cerca di correggere il fatto che il requisito

patrimoniale per il rischio di credito tende a differire tramite il metodo avanzato a seconda del

Paese in cui opera una Banca. Basilea IV cerca quindi di porre un floor oltre il quale il coefficiente

patrimoniale non possa scendere. Pagina 21

COME IL MERCATO GUARDA AI RISCHI ENDOGENI PRODOTTI IN UNA

BANCA

In questa analisi si sta considerano il mercato degli investitori composto da soggetti che

comprano azioni/obbligazioni/finanziatori. Tale mercato si muove tra fasi razionali e fasi

emozionali, cui interagire fa si che capire come il mercato possa prezzare i rischi non sia molto

semplice, perchè se fosse in una fase razionale i rischi verranno valutati in maniera differente dal

mercato, rispetto qualora sia in una fase emozionale. Le banche hanno dei rischi endogeni, cioè

rischi che nascono all’interno della stessa banca e rischi esogeni indipendenti dall’operato della

banca.I rischi endogeni sono sia tra le passività (a seconda di dove una banca prende i soldi) della

banca sia tra le attività della banca.Tra le passività troviamo i conti correnti, e il mercato nella

quale la banca compra obbligazioni ed azioni, per poi fornire prestiti sul mercato, che rappresenta

al prima attività che le banche fanno, e investimenti che rappresentano la seconda tipologia di

attività.

La percezione del rischio del mercato dipende da diversi fattori che vado a determinare il prezzo

delle azioni sul mercato delle SPA quotate (anche le Banche). Per misurare tale percezione vi sono

diversi parametri riconosciuti che sono:

- Prezzo/Patrimonio netto tangibile (ex le banche italiane oggi viaggiano sul 80%)

- Crediti deteriorati (NPL)

RISCHIO DI MERCATO: L’APPROCCIO DEL VAR

Cosa sono i rischi di mercato?

Dove vengono letti? (Trading book e Banking book)

Esempio concreto sul Var

INTRODUZIONE

I primi due rischi di mercato sono crescita e inflazione. Da un report di Investcorp possiamo

osservare che la crescita è sostenuta a livello globale, mentre a livello di inflazione vi è un

peggioramento.

Quando si fa riferiamo ai rischi di mercato si fa riferiremo a una qualvolta molto macro nella quale

vi è una forte correlazione tra gli Asset.

Gli strumenti di valutazione del rischio oggi hanno delle criticità enormi, perchè il 50% dei rischi

quantitativamente non sono assorbili da quelle misure di rischio.

Le banche hanno due principali libri contabili:

1) Banking book

2) Trading book

Per osservare i rischio di mercato nel bilancio di una banca dobbiamo osservare il Trading Book,

nella quale vengono inscritti tutte le poste soggette al rischio di mercato, nella quale vi è la misura

della variazione di una attività al variare dei prezzi di mercato.

Qualsiasi istituzione che corre rischi consistenti, dal punto di vista regolatorio, avrà l’obbligo di

allocare a copertura una determinata quantità di capitale che aumenta con i rischi a cui è

soggetta.

Il regolatore va a regolamentare l’attività della banche su base centralizzata.

Il capitale richiesto per il Trading book è inferiore, rispetto al capitale richiesto per le attività iscritte

nel banking book, questo perchè gli asset detenuti nel Trading book sono più liquidi di quelli

detenuti nel Banking book.

Inoltre i cespiti detenuti nel Banking book non sono nettati, differentemente da quello che accade

per i cespiti inscritti nel Trading book, che permette alla banche di compensare posizioni lunghe e

posizioni corte: se ad esempio la banca ha sul Trading book 100 milioni di azioni di ENI e un

opzione put a copertura su azioni ENI di 50 milioni€, il regolatore prevede che l’esposizione netta

sulle azioni di ENI sia di 50 milioni.

Il Banking book detiene però anche il rischio di mercato.

I rischi di mercato oggi sono soggetti a fattori esogeni che non rientrano nei rischi di mercato, per

questo i modelli di stima come il Var, non sono più attendibili.

Infatti i nuovi modelli di calcolo del rischio di mercato, vanno a tenere in considerazione anche gli

eventi che accadono nel mondo che stanno tra politica e finanza che influenzano notevolmente il

rischio di mercato. Pagina 22

In ogni istante la Banca deve poter valorizzare le posizioni su Trading Book a valore di mercato,

tramite operazioni definite foto-book, nella quale il back office controlla ogni minuto se il capitale

della banca è coerente con i rischi che si è assunta.

Nel calcolo del rischio di mercato su utilizza il modello del VAR.

Il Value at risk è una misura di rischio che identifica la massima perdita sostenibile da parte di

un’istituzione finanziaria tra i rischi di mercato in un intervallo di tempo predefinito. Va ad

analizzare quanto è la massima perdita sostenibile nei peggiori dei casi.

Quando si parla di rischi di mercato è fondamentale il concetto di correlazione cioè il movimento

simmetrico che possono avere in determinati orizzonti temporali strumenti finanziari diversi.

Quando due strumenti finanziari si muovono all’unisono vi sarà forte correlazione.

Nell’applicare il VAR la correlazione è importante, anche se ad oggi il VAR non riesce ad andare

ad introdurre la correlazione nel calcolo del rischio di mercato.

I limiti della misura Var possono essere ricondotti a 3:

1) Fattori di rischio: sono definiti come variazioni dei prezzi come variazioni nelle variabili di

mercato e la loro distribuzione è ipotizzata normale. Infatti se vi è ad esempio un attacco USA

in Corea, il Var non va a considerarlo, inoltre si ipotizza che la distribuzione statistica delle

variabili sia del tipo normale (a campana) dove si prevedono delle code molto basse, infatti la

percentuale degli eventi che cadono nelle code è molto bassa. Negli ultimi anni però si è

osservato un fenomeno che ha evidenziato che le pendici delle curve non siano fini, ma

abbaino delle “gobbe”. Quindi ipotizzare un rendimento normale è semplicistico.

2) Portafoglio: Le singole posizioni vengono mappate ai fattori di rischio sula base di flussi di

cassa virtuali e di coefficienti lineare. Il rischio di portafoglio è stimato in base alla matrice

delle correlazioni, che non sono tenute in considerazione dal VAR. Infatti il VAR è una variabile

discreta.

3) Misure di rischio: Il VAR è generato rapidamente come multiplo della deviazione standard, cioè

qual’è l’intervallo temporale nella quale si muoverà la normale.

Il calcolo del Var mira a consentire un’affermazione del seguente tipo:” siamo certi al X % che non

perderemo più di V dollari nei prossimo N giorni. La variabile V è il Var del portafoglio.

Per la misurazione dei rischi di mercato l’approccio varianze-convarianze è quello più diffuso dalle

istituzioni finanziarie, per vari motivi:

1) semplicità in termini di calcolo

2) è la versione originale dei modelli Var

3) presenza di una banca dati che si basa sull’approccio in esame

Questi tre motivi sono comunque criticabili.

Per costruire il Var si prende un indice di borsa (somma ponderata di prezzi delle azioni più

importanti di un paese, ex Mib30). Tale indice ha dei rendimenti, che sono alla base del calcolo

del Var, che saranno positivi o negativi durante il periodo preso in considerazione.

r = lnS − lnS

I rendimenti sono calcolati come: t t t−1

ST = valore dell’indice al giorno t.

Dato importante è la deviazione standard che ci dice il range di variazione dei rendimenti.

Ulteriore dato importante è il numero dei giorni nella quale il rendimento è stato maggiore della

deviazione standard o minore della deviazione standard.

I rendimenti possono essere rappresentanti da istogrammi, nella quale possiamo osservare come

il Var sia suscettibile dei limiti sopra indicati, in particolare riguardo la fatto che la normale sia la

rappresentazione più vera di come il mercato si muova. Come nel grafico:

La linea rossa mostra la

25 distribuzione normale,

però dagli istogrammi

emerge come vi siano

Effettiva

20 delle notevoli

Normale discrepanze con la

distruzione effettiva, non

15 tenuta conto dal Var.

10

5 Pagina 23

0

La distribuzione normale si caratterizza per due soli parametri:

- media µ

- deviazione standard σ

Questa assunzione mostra come il Var sia basato sull’andamento passato, senza tender conto del

futuro e di eventi non ancora palesati in passato, infatti quando il presente non rispecchia più il

passato questo modello non riporta risultatiti veritieri.

Data la distribuzione normale, possiamo considerare la funzione di ripartizione della normale, nella

quale l’84,12% dei valori risiedono, percentuale non così elevata.

Se la finalità del Var è determinare le perdite potenziali, ogni posizione è inserita solo a metà degli

eventi racchiusi nella sua distribuzione [metà a sinistra rendimenti inferiori a quelli attesi; metà

destra rendimenti superiori a quelli attesi].


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

39

PESO

1.16 MB

AUTORE

LatiLeo

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management per l'impresa (MILANO - ROMA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LatiLeo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Risk management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Pace Antonio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in management per l'impresa (milano - roma)

Economia dell'istruzione
Appunto
Riassunto esame Gestione delle Risorse Umane, prof. Manzolini, libro consigliato Risorse Umane. Persone, Relazioni e Valore, Costa
Appunto
Apppunti di Metodologie 2 (bilancio consolidato e analisi di bilancio) + temi d'esame svolti
Appunto
sunti Marketing Business to Business, prof. Tunisini
Appunto