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Le ispezioni possono essere:

- In via ordinaria (ogni 10 anni);

- In via straordinaria (per eventi particolari).

Vigilanza regolamentare (art 53 TUB) è la più importante

 E’ svolta dalla banca d’Italia, che emana disposizioni di carattere generale, aventi per

oggetto:

- Adeguatezza patrimoniale;

- Contenimento del rischio nelle diverse configurazioni;

- Partecipazioni detenibili;

- Organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni.

La vigilanza regolamentare si articola in quattro principali fattispecie:

Vigilanza strutturale:

 Riguarda le condizioni dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria. I requisiti

oggettivi per ottenere l’autorizzazione ad operare sono:

- Forma giuridica: SPA (banche SPA, come per esempio UNICREDIT,INTESA SAN

PAOLO) o SCARL (banche popolari, banche di credito cooperativo BCC, banche

locali)

- Il capitale minimo richiesto

Per le SPA e le banche popolari non inferiore a 6,3mil di €

Per le banche di credito cooperativo non inferiore a 2 mil di €

- Deve essere presentato a banca d’Italia un programma contenente l’attività

iniziale, l’atto costitutivo e lo statuto

- I soci devono avere requisiti di onorabilità (non devono aver commesso atti

illeciti) previsti.

- I manager devono avere requisiti di onorabilità e professionalità (maturato

esperienze adeguate alla carica che competerà loro).

Se i requisiti sono rispettati, Banca d’Italia iscrive la banca in un albo tenuto da essa

stessa e poi potrà iniziare ad operare.

Le diverse tipologie di banca:

Banche SPA:

 - Forma giuridica SPA

- Capitale non inferiore a 6,3 milioni di €

- Ogni socio ha diritto a tanti voti quanto sono le azioni da lui possedute

- Non sono soggette a determinati limiti

Banche popolari:

 - Forma giuridica SCARL

- Capitale non inferiore a 6.3 milioni di €

- Vale il voto capitario (ogni socio ha un voto indipendente dal numero di azioni

possedute)

- Nessun socio può detenere azioni maggiori allo 0,50% del capitale sociale

- Numero minimo di soci non inferiore a 200

- Devono destinare almeno il 10% degli utili netti annuali a riserve legali. Quelli

non assegnati a riserve legali sono desinati in beneficenza o assistenza.

BCC Banche di Credito Cooperativo (artt. 33, 37 TUB):

 - Forma giuridica SCARL

- Capitale sociale: non inferiore a 2 milioni di euro

- Voto capitario dei soci

- Nessun socio può possedere azioni il cui valore nominale complessivo superi

50.000 euro

- Il numero dei soci non può essere inferiore a 200 unità

- Per essere soci di una BCC è necessario risiedere, aver sede o operare con

carattere di continuità nel territorio di competenza della banca stessa

- Le BCC esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci

- La BCC devono destinare almeno il 70% degli utili netti annuali a riserva legale.

La quota di utili che non è assegnata a riserva legale, ad altre riserve o

distribuita ai soci, deve essere destinata a fini di beneficenza o mutualità.

Quante banche ci sono in Italia e di quale forma giuridica?

Al 31.12.2012

Banche di credito cooperativo (BCC) 394

Banche SPA 197

Succursali di banche estere 78

Banche popolari 37

Totale 706

Il mercato italiano è un sistema a bassa concentrazione, è un sistema frammentato (quando è

presente un numero di elevato numero di banche con piccole quote di mercato, tipicamente

misurate dal totale attivo).

Le banche sono l’intermediario più numeroso:

Banche 706

 SGR e SICAV 172

 Società finanziarie 186

 SIM 101

 Vigilanza prudenziale:

 La vigilanza prudenziale prevede una serie di regole che hanno ad oggetto:

A) l'adeguatezza patrimoniale:

il patrimonio di vigilanza deve essere adeguato ai rischi ai quale la banca può

andare in contro nello svolgimento della propria attività.

Gli strumenti della vigilanza prudenziale consistono nei coefficienti patrimoniali

per il rischio che misurano l'adeguatezza del patrimonio dell'intermediario in

relazione alle tipologie e al grado dei

rischi collegati all'attività svolta.

Il più importante (ma non l'unico) è il coefficiente di solvibilità, il primo

coefficiente introdotto dalle banche. E' il più importante perché lega il patrimonio di

vigilanza di una banca con il rischio di credito.

E' stato introdotto con Basilea 1.

Basilea 1 2 e 3 sono degli accordi che vengono emanati dal Comitato di Basilea

(1974). E' composto dai governatori delle banche centrali dei paesi del G10.

Inizialmente nel 1988 ha emanato il primo accordo Basilea 1, che ha previsto un

solo coefficiente quale quello di solvibilità. Nel 1996 viene emanato un

emendamento, ha introdotto i coefficienti patrimoniali per i rischi di mercato (rischio

di prezzo, tasso e cambio).

Basilea 2 (2001 stesura iniziale) viene esteso nel 2005. Doveva entrare in vigore in

Italia nel 2007, ma entra ufficialmente nel Gennaio del 2008. Con riferimento ai

coefficienti patrimoniali, Basilea2 ha confermato il coefficiente di solvibilità per il

rischio di credito e conferma i coefficienti patrimoniali per i rischi di mercato e

introduce una novità: un coefficiente patrimoniale per il rischio operativo che le

banche devono rispettare.

Un rischio fondamentale non considerato è il rischio di liquidità. In Basilea 3 è stata

prevista qualcosa per il rischio di liquidità. Il documento finale di Basilea 3 di è

Dicembre 2010, entrerà in vigore a partire dal 1 Gennaio 2013, sta entrando in

modo graduale. Le banche dovranno adeguarsi a rispettarlo per intero entro il 2019.

Basilea 3 ha previsto un rafforzamento del patrimonio di vigilanza delle banche, ha

previsto il rischio di liquidità, prevede due indicatori per far fronte ai problemi di

liquidità. Un problema considerato è anche quello delle banche sistemiche. Ha

previsto dei requisiti aggiuntivi.

Il coefficiente di solvibilità prevede che il patrimonio di vigilanza delle banche

deve essere pari ad almeno l'8% del totale delle attività della banca ponderate per il

rischio, nel senso di rischio di credito.

Coefficiente di solvibilità=PdV (a fronte del rischio di credito)/RWA

con RWA=totale delle attività ponderate per il rischio di credito. Ogni singola voce

dell’attivo deve essere ponderata con opportuni pesi (coefficienti di ponderazione)

in funzione del grado di rischio associato.

B) il contenimento dei rischi nelle sue diverse configurazioni:

prevede una serie di limiti per evitare che le banche concedano crediti troppo

elevati nei confronti di un unico soggetto.

Si fa riferimento alle norme sulla concentrazione dei rischi, ovvero alle norme sui

'grandi rischi' che hanno l'obiettivo di evitare che le banche risultino esposte in

misura eccessiva nei confronti di un unico soggetto. Per grandi rischi si intendono gli

affidamenti di importi pari o superiori al 10% del patrimonio di vigilanza delle

banche.

Limiti alla concentrazione dei rischi:

- Limite INDIVIDUALE: ciascuna posizione di rischio deve essere contenuto entro il

25% del patrimonio di vigilanza.

- Limite GLOBALE: L'ammontare complessivo dei grandi rischi deve essere

contenuto entro il limite di 8 volte il patrimonio di vigilanza.

Negli ultimi anni il secondo limite è stato abrogato.

C) le partecipazioni detenibili:

- delle industrie nelle banche;

- delle banche nelle industrie.

Le industrie possono assumere partecipazioni di maggioranza nelle banche e

viceversa.

Vigilanza protettiva:

 E' finalizzata a proteggere i depositanti dai relativi rischi nel caso in cui la banca entri in

crisi.

Si fa riferimento a strumenti di vigilanza applicati al fine di minimizzare le esternalità

negative che si potrebbero verificare in caso di insolvenza di una banca.

La vigilanza protettiva prevede due tipi di interventi:

1) quelli destinati alla prevenzione: sono quegli interventi finalizzati ad evitare che

una situazione di temporanea difficoltà della banca si trasformi in una crisi grave e

irreversibile. Ad esempio: M&A fatte da banche sane nei confronti di banche non sane,

oppure gli aiuti da parte delle banche centrali, oppure gli interventi fatti dallo Stato

tramite operazioni di ricapitalizzazione pubblica o nazionalizzazioni.

2) quelli che sono attivati quando la crisi è irreversibile e dunque l'unica soluzione è

messa in liquidazione

quella della dell'intermediario. Prevedono l'intervento di Fondi di

garanzia (del Fondo Interbancario di tutela dei depositi per l'Italia). L'obiettivo

del Fondo è quello di permettere al depositante di recuperare il credito che ha verso la

banca che entra in liquidazione, permette di ottenere un rimborso sino a 100.000. Tutte

le banche sono obbligate ad aderire a questo fondo, dal 1988. Fondo per banche spa e

popolari. Le banche di credito cooperativo hanno un proprio fondo simile, solo per le

stesse, quando la banca viene messa in liquidazione i capitali vengono messi dalle altre

banche di credito cooperativo.

Fair play regulation:

 comprende un insieme di norme volte a garantire la trasparenza e la correttezza del

mercato dei servizi finanziari.

Gli strumenti di Fair Play regulation preposti a tale scopo riguardano:

- da un lato, gli obblighi informativi (trasparenza) nei confronti della clientela;

- dall'altro lato, le norme di comportamento (correttezza) da tenere nei confronti della

clientela.

AUTORITA' E MODELLI DI VIGILANZA ( diversi dai modelli di vigilanza)

Autorità di vigilanza presenti in Italia

In Italia sono previste le seguenti Autorità di vigilanza:

- BANCA D’ITALIA: si occupa delle banche (e degli altri intermediari creditizi);

- CONSOB: si occupa dei mercati e dell'intermediazione mobiliare (SIM, SGR);

- IVASS (istituto per la vigilanza sulle assicurazioni): si occupa delle assicurazioni;

- COVIP: si occupa dei fondi pensione;

- ANTITRUST (o AGCM): deve regolare la concorrenza.

I MODELLI DI VIGILANZA PRESENTI IN ITALIA

In Italia si possono individuare i seguenti modelli di vigilanza:

- Vigilanza istituzionale (o per soggetti vigilati):

si dice vigilanza per ‘’soggetti’’ perché prevede che la funzione di regolamentazione e

controllo venga svolta da una sola autorità per ogni distinta categoria di intermediari

con riferimento a tutte le attività da essi svolte.

Ogni organo ha un proprio obiettivo, ad esempio:

Banca d'Italia vigilava sulle banche e aveva l’obiettivo della stabilità;

Consob vigilava sugli intermediari mobiliari con l'obiettivo di trasparenza e correttezza.

Nel momento in cui le banche iniziano a diversificare la propria attività, questo modello

va in crisi, in quanto questo modello funziona solo se il soggetto svolge una sola

attività.

Il limite, intermediari diversi, es banche e SIM che però svolgevano la stessa attività

(servizi di investimento) venivano vigilate da autorità di vigilanza differenti, da un lato

Bankitalia da un lato la Consob, con obiettivi diversi da raggiungere.

Il modello non garantisce parità di trattamento agli intermediari vigilati.

- Vigilanza funzionale (o per tipo di attività svolta):

si dice vigilanza per attività perché è l’attività ad essere disciplinata e sottoposta alla

vigilanza di una certa autorità, a prescindere dalla natura giuridica del soggetto che la

esercita.

Ad esempio, Consob controlla l'attività mobiliare, Bankitalia controlla l'attività bancaria,

Isvap controlla l'attività assicurativa.

Le banche che svolgevano l'attività mobiliare dovevano relazionarsi sia con Bankitalia

che con la Consob, ma si generavano problemi di flussi informativi, in quanto questi

ultimi si duplicavano per l'attività svolta, portando al sostenimento di ulteriori costi.

- Vigilanza per finalità (o per obiettivi):

per finalità perché gli intermediari sono sottoposti al controllo congiunto di più autorità,

ognuna competente con riferimento a ciascun obiettivo della regolamentazione

(previsti dall’art. 5 TUF) indipendentemente dalla forma giuridica del soggetto che

svolge l’attività e a prescindere da quale attività si tratti.

Art. 5 TUF:

Finalità e destinatari della vigilanza:

- La Banca d'Italia è competente per quanto riguarda il contenimento del rischio e la

stabilità Patrimoniale;

- La CONSOB è competente per quanto riguarda la trasparenza e la correttezza dei

Comportamenti;

- LA BI e la CONSOB operano in modo coordinato anche al fine di ridurre al minimo gli

oneri gravanti sui soggetti abilitati e si danno reciproca comunicazione dei

provvedimenti assunti e delle irregolarità rilevate nell'esercizio dell'attività di vigilanza.

Autorità competenti per la vigilanza sui principali intermediari finanziari in Italia OGGi (VEDI SLIDE)

Esiste poi la vigilanza accentrata, un ulteriore modello presente però in Gran Bretagna.

E’ detta vigilanza accentrata perché è prevista un’unica Autorità di controllo competente (ad

esempio FSA) su tutte le tipologie di intermediari, indipendentemente dalla loro natura. La

competenza dell’autorità unica si estende a tutti gli obiettivi della regolamentazione (stabilità,

trasparenza e correttezza, concorrenza).

FSA (Financial Service Authority).

Il pregio della vigilanza accentrata è che non vi è nessun problema di duplicazione dei flussi

informativi, ma questo modello da origine a conflitti di interesse tra i diversi obiettivi.

IL BILANCIO BANCARIO

Il bilancio è un documento la cui finalità principale è quella di fornire a terzi (azionisti,

creditori, mercato, ecc.) una rappresentazione della situazione aziendale (patrimoniale,

economica e finanziaria) che consenta di formulare valutazioni corrette sullo stato di salute

dell’impresa e di prendere coerenti decisioni economiche.

I principali destinatari del bilancio sono gli azionisti, in quanto questi ultimi devono

approvarlo, tenendo conto delle valutazioni sia dell’organo di controllo, sia della società di

revisione.

CRITERI DI REDAZIONE DEL BILANCIO

I criteri di redazione del bilancio sono:

Veridicità: i dati esposti devono corrispondere a quelli registrati nelle scritture contabili;

 Correttezza: il comportamento è corretto se, data una molteplicità di soluzioni possibili

 per rappresentare o valutare in bilancio una determinata operazione, la scelta

effettuata appartiene a quel sottoinsieme di opzioni compatibili con la normativa,

ovvero accettabili nella prassi sotto il profilo di ragionevolezza;

Chiarezza: sia negli aspetti quantitativi sia in quelli descrittivi-esplicativi della

 situazione aziendale e delle scelte valutative effettuate, in modo di consentire il

massimo grado di intelligibilità del bilancio.

Evoluzione normativa in sintesi SLIDE

LA STRUTTURA DEL BILANCIO

La struttura del bilancio è prevista dalla circolare BI 262/2005 e dall' aggiornamento del 18

novembre 2009.

Il Bilancio dell' impresa bancaria è costituito da:

- SP

- CE

- NI

- Prospetto delle variazioni del PN (novità del 2005)

- Rendiconto Finanziario (novità del 2005)

- Prospetto della redditività complessiva (novità 2009)

Il bilancio dell’impresa bancaria è corredato dalla relazione degli amministratori ed è

accompagnato dalla relazione del collegio sindacale e dalla relazione della società di

revisione.

Relazione degli amministratori: relazione sull' andamento della banca, sulla situazione

aziendale della banca.

Relazione del collegio sindacale: relazione che da conto della loro attività di controllo

svolta durante l' esercizio.

Relazione della società di revisione: contiene il giudizio della società di revisione sulla

conformità dei dati di bilancio ai principi contabili nazionali e da dei giudizi sul fatto se la

banca rispetta i 3 criteri di redazione del bilancio.

Prospetto delle variazioni del Patrimonio Netto:

Il patrimonio netto è una voce nel passivo dello SP ed è composto da:

capitale sociale +riserve +utili/perdite portati a nuovo e di esercizio

Fornisce informazioni su come, da un esercizio all' altro, si sono modificate alcune voci del PN,

quali ad esempio: il capitale sociale e le riserve.

Il rendiconto Finanziario evidenzia la liquidità generata o assorbita dalla banca per effetto

dell' attività operativa, di investimento e di provvista condotta nel corso dell' esercizio;

fornisce informazioni sui flussi di cassa (uscite di denaro della banca)

Il prospetto della reddittività complessiva evidenzia le diverse voci che hanno contributo

a generare reddito (utili/perdite) nel corso dell'esercizio.

Stato Patrimoniale (schema obbligatorio): evidenzia la composizione del patrimonio della

banca, è redatto bella forma “a sezioni contrapposte”; nella sezione ATTIVO sono inserite tutte

le tipologie di investimento delle risorse finanziarie esistenti alla chiusura dell' esercizio; nella

sezione PASSIVO e PN oltre ad indicare le voci del PN, trovano spazio tutte le diverse forme di

finanziamento dell' attività; le voci dell' ATTIVO vengono inserite secondo il CRITERIO DELLA

LIQUIDITA' DECRESCENTE (per la banca); le voci del PASSIVO vengono inserite secondo il

CRITERIO DELLA ESIGIBILITA' DECRESCENTE (per il cliente).

Fotocopia:

CRITERIO DELLA LIQUIDITA' DECRESCENTE (per la banca): voci più liquide per la banca se

generano liquidità nel breve termine, se generano liquidità nel medio lungo termine sono

meno liquide. Quella più liquida in assoluto è la cassa, voce 10, voce dell' attivo meno liquida

voce.

CRITERIO DELL' ESIGIBILITA' DECRESCENTE (per il cliente): nella parte alta del passivo, le

prime voci giungono per prime alla scadenza

Stato patrimoniale non riclassificato: le principali voci dell'attivo sono la cassa voce 10,

voce 20 attività finanziarie detenute per la negoziazione, voce 30, voce 40 attività finanziarie

disponibili per la vendita, voce 50, voce 60 crediti verso banche (verso altre banche e verso

banca d'Italia), voce 70 crediti verso la clientela, derivati di copertura, partecipazioni, attività

materiali, immateriali. Le principali voci del passivo sono i debiti verso banche, verso la

clientela (che possono derivare per i depositi o interessi passivi su obbligazioni emesse dalla

banca), titoli di circolazione, passività finanziarie, TFR, fondi per rischi e oneri, utili e perdite.

CE principali novità introdotte dagli IAS/IFRS

OBIETTIVO: fornire una rappresentazione fedele dell'andamento della gestione bancaria in

relazione alla dinamica dei mercati e in generale del sistema economico.

PRINCIPALI NOVITA':

1. introduzione concetto del FAIR VALUE;

2. classificazione delle Attività finanziarie e delle Passività finanziarie deve avvenire in

funzione della specifica destinazione;

3. procedura di impairment (deterioramento) per i crediti

1. FAIR VALUE: costituito dal corrispettivo al quale un'attività potrebbe essere scambiata o

una passività estinta, in una libera transazione tra parti consapevoli e indipendenti (IAS 32).

sostituisce il concetto di costo storico, valutare al fair value significa valutare al prezzo di

mercato se l'attività è quotata.

2. Classificazione delle Af e Pf in funzione della specifica destinazione:

Af e Pf finalizzate alla negoziazione HTF (held for traiding)voce 20 e voce 40 passivo

Af e PF valutate al Fair Value voce 30 e voce 50 passivo

Af disponibili per la vendita AFS voce 40 attivo

Af detenute fino a scadenza HTM (held to maturity) voce 50 attivo

Af e Pf finalizzate alla negoziazione, attività /passività finanziarie finalizzate per speculare nel

breve periodo su mercati finanziari; collegata a voce 20 e voce 40 vi è la voce 80 del ce

obbligatoro che è il risultato netto dell'attività di negoziazione. Passività finanziarie alla

negoziazione sono valutate al Fair Value.

Af e Pf valtate al Fair value, è la banca che ecide volontariamente di far rientrare all'interno di

queste voci quelle attività che pur non facendo parte di quelle finalizzate a quelle Af e Pf che

pur non essendo finalizzate alla negoziazione la banca decide lo stesso di valutare al Fair

Value. Collegata alla voce 30 e 50 vi è la voce 110 del CE obbligatorio.

Af disponibili per la vendita, attività che la banca decide di mantenere nel proprio portafoglio

per un certo periodo di tempo ma non necessariamente fino alla scadenza, anche queste

attività sono valutate al Fair Value, collegata alla voce 40 vi è la voce 100 del CE obbligatorio

Af detenute fino a scadenza, collegata vi è la voce 100 del CE obbligatorio

Collegato alla novità numero 2 : l' inserimento di un titolo in una categoria piuttosto che in

un'altra comporta inoltre l'applicazione di diversi criteri di valutazione espressamente indicati

dagli IAS/IFRS, ovvero:

Fair Value: Af e Pf finalizzate alla negoziazione, Af e Pf valutate a fair value, Af disponibili per

la vendita

Costo ammortizzato: Af detenute fino a scadenza, Crediti vs banche/clientela

3. Proceura di impairment per i crediti : con riferimento ai crediti, gli IAS/IFRS prevedono

l'attivazione di una procedura di impairment, ossia un meccanismo che verifica, in sede di

valutazione di fine esercizio, le eventuali riduzioni/svalutazioni dei crediti. Serve per rilevare

perdite di valore dei crediti dovute ad inadempimento del debitore. L' applicazione di tale

procedura comporterà una svalutazione del credito corrispondente e la rilevazione della

differenza tra le RETTIFICHE DI VALORE del CE.

Collegato all'impaiment dei crediti, i crediti si possono dividere in :

crediti performing (o in bonis) e crediti non performing (o crediti in sofferenza/crediti

deteriorati/attività deteriorate); rientrano tra i crediti performing tutti i crediti che in seguito

ad un'attività di verifica la banca non rileva situazioni di criticità manifesta o potenziale di

conseguenza il rapporto tra creditore e debitore può proseguire; crediti non performing vi

rientrano tutti i crediti per i quali la banca in seguito all'attività di verifica evidenza situazioni

di inadempimento da parte del debitore quindi vi rientrano tutti quei crediti che possono far si

che la riscossione da parte della banca sia incerta; secondo BI (2012) i crediti non performing

sono ulteriormente classificabili in :

-sofferenze

-incagli

-crediti scaduti o sconfinanti

-crediti ristrutturati

sofferenze: crediti concessi verso soggetti che nel corso degli anni sono entrati in situazioni di

insolvenza quindi questa situazione di default fa si che il credito sia irrecuperabile

incagli: crediti concessi verso soggetti che nel corso delgi anni sono entrati in una situazione

di temporanea difficoltà e quindi sono crediti recuperabili in un certo lasso di tempo

crediti scaduti o sconfinati: crediti non onorati dal debitore da oltre un tot di giorni

(solitamente 180 giorni)

crediti strutturati: collegati a quei soggetti che negli anni subiscono un peggioramento delle

proprie condizioni economico finanziarie

CE obbligatorio (fotocopia): il CE obbligatorio in forma scalare, evidenzia i principali risultati

economici intermedi che a loro volta evidenziano il contributo delle diverse aree di business

nella formazione del risultato netto di esercizio. Principali risultati economici intermedi:

margine di interesse (non interessa il numero della voce) espressione dei ricavi derivanti

dall'attività tradizionale della banca, altro risultato intermedio sono le commissioni nette che

comprendono commissioni attive(commissioni che la banca percepisce per servizi erogati es.

per offerta di servizi di investimento)e commissioni passive (per i servizi che la banca riceva

per es. la gestione del risparmio), poi abbiamo dividendi e proventi simili (dividendi collegati

ad investimenti in azione), risultato netto dell'attività negoziazione, copertura rischi,

utili/perdite, margine di intermediazione espressione dei ricavi diversi dall'attività tradizionali,

risultato netto dell'attività finanziaria,...utile/perdita di esercizio.

Fotocopia

SP riclassificato

Indicare le principali voci: attivo : attività fruttifere e attività non fruttifere la cui somma

costituisce il tot dell'attivo.

Attività fruttifere: generano interessi attivi per le banche (cassa, disponibilità liquide,..)

Attività non fruttifere: non generano interessi (attività materiali, immateriali,...)

passivo: passività onerose (implicano per la banca il pagamento degli interessi) + passività

non onerose (non generano costi x le banche TFR,...) la cui somma costituisce le passività

totali; Patrimonio Netto

CE riclassificato: riclassificato perchè mette ancora più in evidenza il contributo delle

diverse aree di business nella formazione dell''utile/perdita; risultati economici intermedi:

margine di interesse, commissioni nette. La parte che si riferisce alla gestione ordinaria

caratteristica sono tutti i risultati sopra a proventi e oneri straordinari (esclusi).

Principali voci e pricipali risultati intermedi da sapere!

NI da sapere la fotocopia: è un documento che si articola in 10 sezioni e contiene informazioni

che vanno a completare quanto indicato in stato patrimoniale e CE e info aggiuntive

Principali indicatori di bilancio

I principali indicatori di bilancio possono essere raggruppati in indici di:

STRUTTURA

 REDDITIVITA’

 PRODUTTIVITA’

 RISCHIOSITA’.

Gli indici di struttura comprendono tutti quegli indici che forniscono elementi riguardanti

l’incidenza di alcune aree di business. Se ne individuano tre gruppi:

1. Consentono di capire come sono impiegate le risorse finanziarie raccolte dalla banca.

Essi sono:

CREDITI TOTALI/TOT ATTIVO

 CREDITI VS BANCHE/TOT CREDITIevidenzia quanto la banca è esposta verso il

 mercato interbancario

ATTIVITA’ FINANZIARIE FINALIZZATE ALLA NEGOZIAZIONE/ TOT ATTIVO

 ATTIVITA’ FINANZIARIE DISPONIBILI PER LA VENDITA/TOT ATTIVO

 ATTIVITA’ FINANZIARIE DETENUTE FINO A SCADENZA/TOT ATTIVO

 Le ultime tre permettono di capire se la banca è più orientata al trading o a

mantenere un portafoglio più stabile nel tempo

PARTECIPAZIONI/TOT ATTIVOmettono in evidenza il peso delle partecipazioni

 sul totale

2. Pongono l’accento sulla qualità dei crediti concessi. Essi sono:

RETTIFICHE DI VALORE SU CREDITI/TOT CREDITI

 RETTIFICHE DI VALORE SU CREDITI/ MARGINE DI INTERMEDIAZIONE

3. Consentono di capire le scelte attuate dalla banca per reperire risorse finanziarie. Essi

sono: TOTALE DEBITI/TOT ATTIVO

 DEBITI VS BANCHE/TOT DEBITI

 TITOLI IN CIRCOLAZIONE/TOT ATTIVO

 CAPITALE PROPRIO/TOT ATTIVO

 Questi indici permettono di evidenziare chi sono i principali soggetti finanziatori

della banca.

Gli indici di redditività misurano l’efficienza dell’attività bancaria sul piano reddituale e

gestionale. I più noti sono:

ROA (return on asset)

 ROA= RN/TA. Può assumere valori positivi o negativi. Misura la redditività degli

investimenti effettuati dalla banca. Maggiore è il ROA, maggiore è la capacità di della

banca di generare reddito dalle proprie attività

ROE

 ROE= RN/ CAPITALE SOCIALE. Può assumere valori positivi o negativi. Misura la

redditività del capitale di rischio.

Il ROE può essere così scomposto:

ROE= RN/TA x TA/CAP PROPRIO, ove il secondo fattore è la cosiddetta LEVA

FINANZIARIA

MARGINE DI INTERESSE/MARGINE DI INTERMEDIAZIONE

 Maggiore è il valore dell’indice, tanto più la banca è orientata all’attività tradizionale.

Minore è il valore dell’indice, tanto più la banca è orientata ad attività diversa da quella

tradizionale

COST TO INCOME RATIOCOSTI OPERTAIVI/MARGINE DI INTERMEDIAZIONE

 Esprime una misura dell’efficienza operativa di una banca. Più è basso il valore

dell’indice, più la banca è efficiente. Inoltre, misura la capacità della banca di coprire i

costi generati dai ricavi.

Gli indici di produttività sono tutti gli indici che evidenziano efficienza produttiva del

personale sia dal lato della raccolta che degli impieghi. Esempi di tali indici sono:

MARGINE DI INTERMEDIAZIONE/ N° DI DIPENDENTI

 COSTI OPERATIVI/ N° DI DIPENDENTI

 IMPIEGHI VS CLIENTELA/ N° DI DIPENDENTI

Gli indici di rischiosità forniscono dati utili a valutare il livello di esposizione al rischio della

banca. Esempi di indici sono:

CREDITI DETERIORATI/ TOT CREDITI VS LA CLIENTELA

 CREDITI DETERIORATI/PN

 RETTIFICHE DI VALORE SU CREDITI/CASSA E DISPONIBILITA’ LIQUIDE

 Gli ultimi due indici evidenziano la capacità della banca di far fronte al deterioramento

dei crediti tramite cassa o PN.

RISCHI DELL’ATTIVITA’ BANCARIA

I rischi si dividono in due gruppi:

1. RISCHI FINANZIARI

Sono i rischi collegati all’attività di intermediazione finanziaria della banca. Rientrano in

questi gruppo:

Rischio di credito

 Rischio di controparte o di regolamento

 Rischio di concentrazione

 Rischio paese

 Rischio sovrano

 Rischio di mercato

 Rischio di liquidità

2. RISCHI OPERATIVI (NON FINANZIARI)

Caratterizzano ogni attività imprenditoriale, non necessariamente di natura bancaria.

Rientrano in questo gruppo:

Rischio operativo che comprende rischio legale

 Rischio reputazionale

 Rischio strategico

 RISCHI FINANZIARI

1. RISCHIO DI CREDITO: è il rischio più importante e comprende due fattispecie:

Rischio di default o di insolvenza: deriva dalla possibilità che i debitori, a cui si è

 concesso del credito, non adempiano in tutto o in parte, alla scadenza o oltre, le

proprie obbligazioni di pagamento. Le banche si espongono a tale rischio quando

stipulano contratti di debito che implicano pagamenti differiti nel tempo dal

debitore (es. mutuo)

Rischio di spread/migrazione/transazione: deriva dal deterioramento del merito

 creditizio del debitore. Lo strumento per misurare il merito di un credito è il

RATING. Il RATING è una sigla universalmente riconosciuta emessa dall’agenzia di

RATING. Si può dividere in:

- Di un emittente: fornisce una valutazione globale della solvibilità della società

emittente;

- Di un’emissione di obbligazione: valuta la capacità che il capitale e gli

interessi di una specifica emissione obbligazionaria vengano rimborsati

puntualmente.

Il massimo del rating è la TRIPLA A e il minimo D (default). Un RATING alto

significa basso rischio di credito e basso rendimento; un rating basso

rappresenta un alto rischio di credito e un alto rendimento. Le principali agenzie

di rating internazionali sono la MOODY’S, S&P e FITCH RATINGS.

2. RISCHIO DI CONTROPARTE O DI REGOLAMENTO.

Vi sono due principali differenze tra il rischio di credito e tra il rischio di controparte o

regolamento:

Il rischio di controparte o regolamento caratterizzano le transizioni su strumenti

 finanziai (fanno riferimento a operazioni di compravendita di titoli), mentre il

rischio di credito riguarda operazioni creditizie;

Il rischio di controparte o di regolamento può interessare sia il creditore che il

 debitore, invece il rischio di credito solo il creditore.

Rischio di controparte: deriva dalla possibilità che la controparte con la quale si è concluso

uno scambio di strumenti finanziari risulti inadempiente PRIMA del regolamento della

transazione;

Rischio di regolamento: si verifica quando l’insolvenza della controparte avviene DOPO la

data di regolamentazione degli scambi.

3. RISCHIO DI CONCENTRAZIONE

Il rischio di concentrazione si verifica nel caso in cui una banca concede tanto credito

verso:

-singole controparti connesse;

-controparti del medesimo settore economico;

-controparti che esercitano la stessa attività;

-controparti che appartengono alla stessa area geografica.

Per ridurre tale rischio, le banche possono diversificare il proprio portafoglio di crediti e

rispettare tutte le norme in materia di grandi rischi.

4. RISCHIO PAESE

Il rischio paese caratterizza le operazioni internazionali, nelle quali i paesi di residenza

del debitore e del creditore non coincidono tra loro. Se verifica quando la banca

concede prestiti a soggetti residenti in Paesi stranieri o investe in titoli stranieri. E’

causato da eventi economici, politici, sociali e naturali che rendono il debitore

inadempiente.

5. RISCHIO SOVRANO

Il rischio sovrano è il rischio di insolvenza di un governo di un Paese, cioè associato

all’eventualità che un governo non rispetti le proprie obbligazioni finanziarie per motivi

economici, finanziari e politici.

6. RISCHI DI MERCATO

Quando si parla di rischi di mercato si fa riferimento a:

Rischio di prezzo: è il rischio di perdite derivanti da variazioni avverse dei

 prezzi degli strumenti finanziari detenuti in portafoglio dalle banche.

Rischio di tasso di interesse: è il rischio di perdite derivanti da movimenti

 avversi del tasso di interesse. La variazione del tasso di interesse si riflette

MDI= i -i .

negativamente sul margine di interesse, in quanto a p

Gran parte delle banche si caratterizzano per la funzione di trasformazione delle

scadenze e, perciò, hanno durata del passivo a breve termine, inferiore alla

durata dell’attivo (medio-lungo termine). Nel momento in cui i tassi subiscono un

aumento, gli interessi passivi sono quelli che si adeguano prima a tali variazioni.

Ciò comporta una diminuzione del MDI

Le variazioni dei tassi, inoltre, influiscono anche sul prezzo degli strumenti

finanziari sottoscritti, perché il valore attuate è uguale al prezzo, il quale si

ottiene attualizzando il flusso di cassa:

t

VA= P= FC/ (1+i)

Un aumento del tasso comporta una diminuzione dei prezzi e viceversa (sono

inversamente proporzionali)

Rischio di cambio: insorge quando la banca presenta posizioni in valuta estera,

 che possono essere influenzate negativamente da sfavorevoli modifiche nel

rapporto di cambio con la valuta nazionale di conto.

7. RISCHIO DI LIQUIDITA’

Il rischio di liquidità consiste nell’incapacità delle banche di far fronte tempestivamente

ed economicamente agli impieghi di pagamento, sia dal lato dell’attivo (concedere

crediti) che del passivo (pagare cedole/interessi ecc), assunti e alle conseguenti uscite

di cassa.

Le banche sono esposte a tale rischio quando fanno grosse trasformazioni delle

scadenze e risultano più esposte nel momento in cui vi sono contesti macroeconomici

sfavorevoli.

2 fattispecie di rischio di liquidità:

MARKET LIQUIDITY RISK: difficoltà per una banca di smobilizzare posizioni in

 titoli senza subire perdite a causa di un’insufficiente liquidità del mercato.

Riguarda l’attivo.

Esempio: T <T (durata del passivo minore di quella dell’attivo): la banca deve

p a

far fronte alle richieste della clientela. Potrebbe decidere di utilizzare il passivo,

ma in situazioni di crisi ciò risulta un problema. Perciò la banca può smobilizzare

l’attivo (a medio-lungo termine), ma se i titoli sono ‘’tossici’’, nessuno li vuole

acquistare e, quindi, lo smobilizzo viene fatto a prezzi molto bassi, registrando

delle perdite.

FUNDING RISK: riguarda il passivo. E’ l’incapacità della banca di rifinanziarsi

 per far fronte al rimborso delle proprie passività.

Entrambi i rischi hanno colpito le banche americane durante la crisi sub prime.

RISCHI OPERATIVI (NON FINANZIARI)

1. RISCHIO OPERATIVO

Nella tipologia di rischio operativo rientrano le perdite che derivano da:

- Frodi;

- Errori umani;

- Interruzioni dell’operatività dovuti a guasti tecnologici;

- Indisponibilità dei sistemi informatici o il loro malfunzionamento;

- Errori di programmazione e di definizione dei modelli e delle metodologie per

il monitoraggio e controllo dei rischi.

2. RISCHIO LEGALE

Il rischio legale rientra nel rischio operativo e consiste in perdite per il risarcimento di

danni provocati da parte dell’intermediario.

3. RISCHIO REPUTAZIONALE: è il rischio attuale o prospettico di flessioni degli utili o del

capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine della banca.

4. RISCHIO STRATEGICO: si intende il rischio attuale o prospettico di flessioni degli utili

o del capitale che derivano da:

- Decisioni aziendali errate;

- Cambiamenti del contesto operativo;

- Attuazione inadeguata di decisioni.

LA GESTIONE DEI RISCHI DELL’ATTIVITA’ BANCARIA

LA GESTIONE DEL RISCHIO DI INTERESSE

Le banche utilizzano due tecniche per gestire il rischio di interesse:

ASSET-LIABILITY MANAGEMENT MODEL (O GAP ANALYSIS)

 Definizione:

serve alle banche per gestire gli effetti sfavorevoli delle variazioni dei tassi di interesse

sul margine di interesse della banca.

Premessa:

il rischio di interesse consiste nelle conseguenze inattese delle variazioni dei tassi di

interesse di mercato sul margine di interesse, che deriva dal fatto che la maggior parte

delle banche fanno trasformazioni delle scadenze.

Esempio:

una banca ha:

- Un milione di € di passività a tasso fisso del 2% con scadenza 1 anno

- Un milione di € di attività a tasso fisso del 4% con scadenza 2 anni.

- Da tenere in considerazione: T <T

p a

Dopo un anno, si ipotizzano tre scenari alternativi tra loro :

se i tassi non cambiano occorre determinare il margine di interesse MI al

 termine del primo anno

MI =(1mln*4%)-(1mln*2%)= 20000

1anno

se i tassi aumentano: si suppone che al termine del primo anno i tassi

 aumentino (+1%).

MI = (1mln*4%)-(1mln*3%)= 10000

1anno

Con T <T aumenta prima il costo delle passività rispetto al rendimento delle

p a

attività. Le banche subiranno una diminuzione del margine di interesse.

se i tassi diminuiscono: si suppone che al termine del primo anno i tassi

 diminuiscano (1%)

MI = (1mln*4%)-(1mln*1%)= 30000

1anno

Con T <T diminuirà prima il costo delle passività rispetto al rendimento delle

p a

attività. Le banche subiranno un aumento del margine di interesse.

Con T <T , se al termine della scadenza del passivo il tasso aumenta, il margine

p a ,

di interesse diminuisce e, viceversa, se il tasso diminuisce, il margine di interesse

aumenta.

In questo caso la banca affronta rischio di rifinanziamento.

Con T <T , se al termine della scadenza dell’attivo il tasso aumenta, aumenta

a p

anche il margine di interesse e, viceversa, se il tasso di interesse diminuisce,

diminuisce anche il margine di interesse.

In questo caso la banca affronta un rischio di reinvestimento.

GAP ANALYSIS

La tecnica del Gap Analysis si articola in tre fasi:

1. Distinzione tra attività e passività sensibili e non ai tassi di interesse.

Questa prima fase si articola in 2 momenti, in cui la banca deve:

Stabilire l’intervallo (solitamente max un anno) temporale di riferimento;

 Classificare le attività e le passività in sensibili e non sensibili.

Le attività sensibili ai tassi (con T=3 mesi per esempio) sono:

- Tutte le attività a vista (o a scadenza indeterminata)

- Le attività che presentano al momento una scadenza residua inferiore a tre mesi;

- Le attività che presentano condizioni di rivendibilità del tasso di interesse entro i

prossimi tre mesi (per esempio le obbligazioni indicizzate a un tasso variabile, come

l’euribor).

Lo stesso criterio vale per le passività.

2. La misura del relativo GAP e, sulla base del GAP si determina la variazione del margine

di interesse al variare dei tassi.

GAP = A -P

t st st

ΔMI=GAP*Δi

Vi sono 3 casi di GAP:

GAP NULLO: si è nel caso di immunizzazione statica del rischio di tasso;

 GAP POSITIVO: gap sensibile al rischio di tasso, con guadagni in termini di

 margine di interesse se i tassi aumentano, in quanto l’aggregato dell’attivo è più

ampio di quello del passivo. L’attivo è assoggettato al maggior interesse;

GAP NEGATIVO: gap sensibile al rischio di tasso, con perdite in termine di

 margine di interesse se crescono i tassi, in quanto l’aggregato maggiormente

assoggettato è quello dei costi di raccolta.

3. L’apprezzamento e il governo della relazione tra GAP e previsioni sull’andamento futuro

degli stessi tassi di interesse (la banca deve individuare manovre da fare sul GAP alla

luce di un aumento o una diminuzione atteso/a dei tassi).

Vi sono quattro casi di manovre che la banca può attuare alla luce di un aumento o una

diminuzione atteso/a dei tassi di interesse:

Con GAP>0 e aumento del tasso di interesse

 GAP al primo anno=100

TASSO al primo anno= 0.10

In (t+1) TASSO= 0.25

ΔMI=100*0.15=+15

La banca punterà ad un rialzo del GAP, perché così aumenta la variazione di margine di

interesse positiva

Con GAP>0 e diminuzione del tasso di interesse

 GAP al primo anno=100

TASSO al primo anno= 0.25

In (t+1) TASSO= 0.10

ΔMI=100*-0.15=-15

La banca punterà ad un ribasso del GAP, perché così diminuisce la variazione di margine

di interesse negativa

Con GAP<0 e aumento del tasso di interesse

 GAP al primo anno=-100

TASSO al primo anno= 0.10

In (t+1) TASSO= 0.25

ΔMI=-100*0.15=-15

La banca punterà ad una diminuzione del GAP, perché così si riduce la variazione di

margine di interesse negativa

Con GAP<0 e diminuzione del tasso di interesse

 GAP al primo anno=-100

TASSO al primo anno= 0.25

In (t+1) TASSO= 0.10

ΔMI=-100*-0.15=+15

La banca punterà ad un rialzo del GAP, perché così aumenta la variazione di margine di

interesse positiva.

DURATION GAP

 Definizione:

Serve alle banche per gestire gli effetti sfavorevoli delle variazioni dei tassi di interesse

sul valore attuale (valore di mercato o fair value) delle voci dell’attivo e del passivo,

nonché del patrimonio della banca.

La variazione dei tassi di interesse influenza anche il valore attuale delle poste in

bilancio.

Lo strumento che stima la sensibilità del prezzo/valore di un titolo alla variazione del

tasso di interesse è la DURATION MODIFICATA, che permette di conoscere quanto

varia un prezzo al variare del tasso

ΔP/P = -[DUR/(1+i)] Δi con [DUR/(1+i)]=DM

0

Il concetto di duration modificata viene applicato al portafoglio di attività e passività della banca.

ΔVMA/VMA= -[DUR/(1+i)] ΔiA

ΔVMA= -VMa-DMa- Δia

Con:

- ΔVMA= variazione del valore di mercato delle attività

- DMA= media ponderata( per il valore attuale delle singole attività) delle DMA delle singole attività.

Tutto ciò vale allo stesso modo per le passività.

ΔVMp= -VMp-DMp- Δip

Il valore di mercato del patrimonio della banca VME:

VME=VM -VM

a p

Risentirà dell’andamento del valore di mercato delle attività e passività.

La variazione del valore di mercato del patrimonio della banca si ricava:

ΔVME=(-VMA*DM * Δ )-( -VMP*DM * Δ )=

A i P i

(-VMA*DM * Δ )+ (VMP*DM * Δ )= RACCOLGO Δ

A i P i i

-(VMA*DM *-VMP*DM )*Δ = DIVIDO TUTTI PER VMA

A P i

ΔVME/VMA= -[(VMA*DM )/VMA-(VMP*DM )/VMA]*Δ

A P i

VMP/VMA=LEVERAGE, INDICATO CON LEV

ΔVME/VMA= -(DMA-LEV*DM )*Δ

P i

ΔVME=-(DM -LEV*DM )*VMA* Δ

A P i

DM -LEV*DM =LEVERAGE ADJUSTED DURATION

A P

VMA=ESPRIME LA DIMENSIONE DELL’INTERMEDIARIO

Δ =AMPIEZZA DELLO SHOCK DI INTERESSE

i

La variazione del valore di mercato del patrimonio della banca dipende da tre elementi:

 Leverange adjusted duration gap: esprime il disallineamento delle scadenze tra attivo e passivo.

Maggiore è il leverange adjusted duration gap, maggiore sarà l’esposizione alla variazione dei tassi di

interesse;

 Dimensione dell’intermediario: maggiore è la dimensione dell’intermediario, maggiore sarà l’esposizione

alla variazione dei tassi;

 Ampiezza dello shock di interesse: variazione del tasso.

Esempio:

DM =3.6 DM =2 VMA=450 VMP=400

A P

 DETERIMANRE LA DURATION GAP LEVERAGE ADJUSTED

DURATION GAP LEVERAGE ADJUSTED=(3.6-2*400/450)=1.83

 SE SI HA UNA Δi DI +1%, COME SARA’ ΔVME?

ΔVME=1.83*450*0.001=-8.

Il segno della correlazione tra cambiamenti del tasso (Δ ) e cambiamenti del valore di mercato del capitale

i

(ΔVME) è determinato dal duration gap:

DMA>DMP DMA<DMP

SE i AUMENTA VME DIMINUISCE VME AUMENTA

SE i DIMINUISCE VME AUMENTA VME DIMINUISCE

LA GESTIONE DEI RISCHIO DI CREDITO

Collegato al rischio di credito ci sono i concetti di:

1. PERDITA ATTESA (expected loss EL): è l’ammontare della perdita che una banca

stima, ex ante, di subire in caso di fallimento del debitore è frutto di stime ed è il

risultato di tre componenti:

- Probabilità di insolvenza del debitore (PD)

E’ la più importante tra le tre componenti. Esprime il grado di probabilità che il

soggetto, a cui la banca ha concesso il credito, entri in default in un dato orizzonte

temporale. Viene espresso in termini di percentuale.

Se un’impresa ha PD=3% significa che per il 3% di probabilità il debitore non

restituirà il credito ricevuto.

Si verifica insolvenza (default) nei confronti di un particolare obbligato in presenza di

uno dei seguenti eventi:

la banca giudica improbabile, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione di eventuali

garanzie, che l’obbligato adempia alle sue obbligazioni creditizie. L’improbabile

adempimento può verificarsi per esempio quando:

la banca include il credito tra le sofferenze o gli incagli

• la banca effettua una svalutazione del credito ritenendo che sia

• intervenuto un significativo peggioramento del merito creditizio

dell’obbligato

la banca presenta un’istanza di pagamento per il debitore

• l’obbligato ha dichiarato fallimento o è stato posto in stato di fallimento

• il debitore è in ritardo di oltre 90gg nel pagamento delle obbligazioni

• associate al suo debito.

Italia, si è ottenuto di prolungare fino a 180gg il ritardo minimo nei pagamenti

In

oltre il quale il prestito sarà considerato in stato di default.

La stima del PD

Esistono diversi metodi per stimare il PD. I principali sono:

Basati su dati contabili: impiegano le stesse informazioni alle quali ricorre

 l’analisi di fido classica (per esempio modelli di scoring)

Basati su dati di mercato.

- Quota di credito non recuperabile da parte della banca (LGD)

Misura la quota di credito non recuperabile dalla banca in caso di insolvenza del

debitore.

E’ frutto di stime e viene espresso in termini di percentuale.

LGD= 15 % significa che la quota di credito che la banca non riesce a recuperare è

uguale al 15% del prestito.

La stima della LGD

La LGD di un finanziamento da erogare è pari a:

t

LGD=1-RR con RR=[(VR-C)/(1+r) ]/EAD

t

LGD=1-[(VR-C)/(1+r) ]/EAD

Con VR= valore del credito recuperato al termine del processo attraverso le forme

di credit risk e tramite l’attività degli uffici legali della banca;

C= tutti i costi per la banca per gestire il processo di recupero;

r= tasso di attualizzazione;

t= tempo necessario;

EAD= esposizione residua al momento del default.

Esempio:

determinare LGD con EAD=100000, t=5anni, VR=90000, i=5.5%, C=14000

5

LGD= 1-[(90000-14000)/(1+0.055) ]/100000= 42%

Sono previsti due approcci per la stima della LGD:

AADVANCED: Alle banche viene data la possibilità di stimare direttamente la

 LGD e le autorità di vigilanza si limitano solo a controllarne e a validarne le

stime (massima autonomia delle banche);

FOUNDATION: l’autonomia della banca è minima. La stima della LGD è

 fornita direttamente dalle autorità di vigilanza sulla base di regole

standardizzate.

- Esposizione al momento del default (EAD)

Rappresenta il capitale residuo da restituire da parte del debitore al momento in cui

si verifica il default.

EAD=85000 significa che 85000 è la quota di credito utilizzata e da restituire.

La stima della EAD

EAD= QU+CCF*QnU

Con QU=quota di credito utilizzata dal debitore in default;

CCF= credit conversion factor: percentuale della quota inutilizzata che si ritiene

venga utilizzata dal debitore in corrispondenza dell’insolvenza;

QnU= quota di credito non ancora utilizzata dal debitore.

ESEMPIO:

Apertura di credito 1 milione di €

QU=600.000€

CCF=60%

Determinare la EAD:

EAD=600.000+60%*400.000=840.000 con 400.000=1milione-600.000

Determinate la perdita attesa EL con PD=3% LGD=15% EAD=85.000

EL= 3%*15%*85.000=382.5

Le tre componenti sono legate fra loro:

EL= PD*LGD*EAD

2. PERDITA INATTESA (unexpected loss UL)

Esprime il rischio che la perdita si dimostri, a posteriori, superiore a quella stimata

precedentemente.

UL=perdita effettivamente sostenuta-perdita attesa.

La perdita inattesa deve essere coperta con il patrimonio di vigilanza.

LA GESTIONE DEI RISCHI DI MERCATO

Lo strumento per gestire gli effetti sfavorevoli dei rischi di mercato è il VAR (value at

risk). Il VAR è la perdita massima potenziale registrabile su una data posizione entro un

determinato orizzonte temporale, dato un certo livello di confidenza. E’ frutto di stime.

Esempio:

la banca X ha un portafoglio di azioni con valore di 100 milioni di €, livello di confidenza

del 95% e VAR giornaliero di 1,65 milioni di €.

In questo caso il VAR quantifica in 1,65 milioni di € la massima perdita che, nel 95% dei

casi, il portafoglio della banca può subire.

Solamente nel 5% dei casi la diminuzione giornaliera del portafoglio sarà superiore a

1,65 milioni di €.

Il VAR viene rappresentato graficamente.

LA GESTIONE DEL RISCHIO DI LIQUIDITA’

Ricordando il rischio di liquidità prevede due fattispecie (market liquidity risk, founding

risk) Come si misura il market liquidity risk? Tramite:

- BID-ASK spread del titolo:

E’ dato dalla differenza tra prezzo di vendita (BID) e prezzo di acquisto (ASK) di un

titolo.

- Posizione complessiva del titolo:

quantità dei titoli da liquidare da parte della banca. Maggiore è la posizione

complessiva, maggiore è il rischio di incorrere in perdita in conto capitale.

Più sono alti il BID-ASK spread del titolo e la posizione complessiva del titolo, tanto più

la banca incorre in market liquidity risk e, quindi, registra perdite in conto capitale.

Come si misura il founding risk?

Si hanno tre approcci:

Basato sugli stock: misura lo stock di attività finanziarie prontamente

 liquidabili di cui la banca può disporre per fronteggiare un’eventuale crisi di

liquidità;

Dei flussi di cassa: la banca confronta i flussi di cassa in entrata e in uscita

 attesi dalla banca nei periodi temporali successivi, raggruppandoli in fasce di

scadenze omogenee e verificando che i primi siano sufficienti a garantire la

copertura dei secondi.

Questo approccio implica la seguente riclassificazione del bilancio della

banca, per evidenziare il contributo delle diverse poste per coprire il founding

risk: Attività monetizzabili (rapidamente convertibili in moneta, come i

 BOT per esempio);

Passività volatili (raccolta a vista, o a brevissimo termine,

 all’ingrosso, il cui rinnovo non è certo);

Impegni a erogare: impegni irrevocabili della banca a erogare fondi

 (crediti di firma, fideiussioni).

Sulla base di ciò, si determina il CCP (cash capital position):

CCP= attività monetizzabili-passività volatili.

Un’elevata CCP indica solidità al rischio di liquidità da parte della banca.

Nel calcolo della CCP, per prudenza, è possibile includere gli impegni a

erogare, ma solitamente non lo si fa.

Ibrido: è un mix tra i primi due.

LA GESTIONE DEL RISCHIO OPERATIVO

La gestione del rischio operativo si articola in sei fasi:

1. Puntuale mappatura dei fattori casuali che danno origine a perdite riconducibili alla

categoria del rischio operativo;

2. Identificare l’indicatore di esposizione al rischio (EI) che associa una misura di perdita a

fronte di ciascuna manifestazione di rischio operativo (che dica come varierà il margine

di interesse o di intermediazione in determinati eventi);

3. Le esposizioni vanno associate con le relative probabilità di accadimento (PE), secondo

la logica che classifica gli eventi in base alla loro frequenza e al loro impatto;

4. Stimare la perdita media nel caso di accadimento dei diversi eventi (LGE loss given

event e LGER loss given event rate):

la stima della probabilità di accadimento PE e di LGE/LGER può avvenire in base a:

Attraverso un approccio di tipo qualitativo-soggettivo: consiste nella raccolta

 di opinioni nei confronti di interlocutori esterni (fornitori, associazioni di

categoria) o interni (manager) alla banca;

Attraverso un approccio di tipo quantitativo: si basa su dati raccolti dalla

 banca.

5. EL= EI*PE*LGERperdita attesa legata al rischio operativo;

6. Stima della perdita inattesa.

IL RUOLO DELLE BANCHE NELLA CRISI SUBB-PRIME

*La crisi sub-prime nasce negli USA e in particolar modo dai mutui ipotecari statunitensi, detti

mutui sub prime, caratterizzati dal tasso variabile. Si diffonde in Europa (l’anno dopo) tramite

diversi canali di trasmissione. Viene anche detta crisi del credito, diversa dalla crisi del debito

sovrano. Ha origine nel 2007 negli USA e nel 2008/2009 in Europa. La crisi del debito sovrano,

invece, inizia intorno al 2010, ed è stata una conseguenza della crisi del credito ed ha

investito i PAESI PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).

La crisi sub-prime, a posteriori, possiamo dire sia iniziata nell’estate 2007 e il culmine

massimo il 15 settembre 2008, con il default della Lehman Brothers.

Viene anche definita crisi del credito perché è derivata dal comportamento delle banche.

Il fenomeno della crisi è molto complesso perché ha coinvolto numerosi attori e mercati, oltre

alle banche.

DUE FATTORI ALL’ORIGINE DELLA CRISI:

1. MACROECONOMICI

Politica monetaria espansiva della Federal Reserve statunitense (anche

 chiamata “era Greenspan”)

La Federal Reserve, anche detta FED, è la Banca Centrale degli Stati Uniti e tale

politica fu attuata da Alan Greenspan.

La politica monetaria espansiva era caratterizzata d bassi tassi di interesse, in

quanto questi ultimi rientravano nella politica di stimolo economico adottata

dalla FED in risposta a due eventi:

- Bolla internet del 2000;

- Attacco alle Torri Gemelle (11 settembre 2001).

Crescita economica globale favorita in modo particolare dallo sviluppo

 delle maggiori economie asiatiche

Consiste in un continuo afflusso di ingenti volumi di capitali da parte delle

maggiori economie asiatiche, Cina in primis, nei confronti degli Stati Uniti. Non a

caso la Cina ha in mano il debito pubblico statunitense.

2. MICROECONOMICI (sono riconducibili ai comportamenti degli attori della crisi (banche

americane)

Intenso ricorso a tecniche innovative di cartolarizzazione nel settore

 mobiliare, basate strumenti innovativi e forte diffusione dei derivati

creditizi (CDS).

Questo fattore può essere sintetizzato come innovazione di prodotto.

I derivati creditizi sono strumenti che servono per trasferire il rischio di credito,

mentre la cartolarizzazione, oltre a trasferire il rischio di credito, trasferisce

anche il credito.

Passaggio da un modello OTH ad un modello OTD

 Per OTH si intende Originated to hold, per OTD originated to distribution.

Questo passaggio si è verificato solo nei Paesi anglosassoni (no in Italia)

Questo secondo fattore si può riassumere come innovazione di processo.

I fattori microeconomici e macroeconomici sono strettamente interconnessi fra loro.

CONSEGUENZE DEI FATTORI MACROECONOMICI

I fattori macroeconomici hanno creato un contesto macroeconomico particolarmente

favorevole, che è durato fino ai primi mesi del 2006. La conseguenza del contesto è che si

assiste ad una forte domanda di finanziamento e di credito da parte dei prenditori di fondi (le

imprese e le famiglie), che a sua volta ha generato un aumento della liquidità nel sistema, e

con i tassi bassi, hanno inciso sulle scelte strategiche in materia sia di finanziamento messe in

atto dai prestatori di fondi che di investimento messe in atto da famiglie e imprese.

Per quanto riguarda le scelte strategiche in materia di finanziamento, le due

condizioni hanno invogliato le banche statunitensi ad andare alla ricerca di rendimenti elevati

e, quindi, più rischiosi (clienti sub prime), per cui le banche statunitensi hanno intensificato

l’offerta di credito nei confronti dei clienti sub prime (stadio più povero della popolazione).

*Le banche statunitensi dai primi anni ‘90 avevano iniziato a concedere credito ai clienti sub

prime, spinte da normative specifiche. I clienti sub prime solitamente erano rappresentati

dagli immigrati (tipicamente spagnoli, africani).

L’offerta di credito viene intensificata perché si pensava che dando credito a questi soggetti,

questi ultimi potessero comprare una casa (il cosiddetto American Dream) e, di conseguenza,

sentirsi più integrati in America.

Principali motivazioni di intensificazione dell’offerta di credito:

Normativa per agevolare l’integrazione degli immigrati;

 Per lucrare interessi e ottenere rendimenti più elevati;

 Per aumentare la quota dei mutui erogati dalle banche;

 Per coprirsi da eventuali pericoli di insolvenza dei debitori grazie alla convinzione di

 continua crescita dei prezzi, essendo mutui ipotecari;

Le banche (ERRONEAMENTE) erano convinte, tramite la cartolarizzazione, di portare

 fuori dal loro bilancio i rischi connessi ai finanziamenti concessi ai clienti sub prime.

Clienti sub prime: “sono coloro che hanno tipicamente una storia creditizia che

include insolvenza, o addirittura problemi più gravi (avvisi di garanzia,

pignoramenti, bancarotta). Tipicamente hanno anche bassa capacità di rimborso,

così come essa viene misurata dai punteggi di credito e dal rapporto

debito/reddito, o da altri criteri che riescono a supplire un profilo di credito

incompleto”.

In sintesi, i clienti sub prime sono coloro i quali hanno basso punteggio di credito (inferiore a

620 punti) a causa di situazioni passate di bancarotta, pignoramenti, ritardi di pagamenti,

avvisi di garanzia ecc.

Per quanto riguarda le scelte strategiche in materia di investimento, la capacità di

ottenere finanziamenti ad un costo relativamente contenuto ha richiamato un elevato numero

di famiglie e imprese, le quali mediante l’indebitamento bancario, hanno intensificato gli

investimenti immobiliari e dei consumi. I bassi tassi hanno, quindi, reso accessibile l’acquisto

di abitazioni ad ampie fasce della popolazione americana. Conseguenza di ciò, è che aumenta

la domanda di abitazioni e aumentano i loro prezzi e si assiste alla creazione di una

gigantesca BOLLA IMMOBILIARE (2006) negli Stati Uniti (anni 2000/2006 rapida crescita dei

prezzi delle abitazioni).

Per bolla immobiliare si intende una rapida crescita dei prezzi delle case, che diventano

insostenibili rispetto ai redditi della popolazione. Conseguenza di ciò è l’aumento dei prestiti

richiesti dai mutuatari statunitensi sub prime anche per periodi più lunghi, che ha dato origine

ad un’intensa e rapida espansione del credito alle famiglie e alle imprese (problema del

sistema bancario americano). Per far fronte a questo problema, il sistema bancario ricorre a

tecniche innovative di cartolarizzazione (1° fattore microeconomico), un modello più

evoluto dalla cartolarizzazione tradizionale, affermatesi solo negli USA.

LA CARTOLARIZZAZIONE TRADIZIONALE

La cartolarizzazione tradizionale si afferma negli USA a partire dagli anni ’70, in Italia circa 20

anni dopo. E’ un’operazione legittima a disposizione delle banche per la raccolta di risorse

finanziarie. Per cartolarizzazione si intende la trasformazione di attività non negoziabili

(crediti, mutui) in titoli obbligazionari negoziabili.

La cartolarizzazione permette alle banche di trasferire sia il credito che il rischio di credito.

Processo: ha nell’attivo

La banca vuole raccogliere risorse finanziare attraverso la cartolarizzazione,

crediti e mutui.

La banca che ricorre alla cartolarizzazione prende il nome di banca originator. Visto che la

banca ha nell’attivo crediti e mutui, avrà collegati ad essi debitori e mutuatari che pagano

rispettivamente interessi e rate alla banca.

Nel momento in cui decide di ricorrere alla cartolarizzazione, la banca crea una società veicolo

La società veicolo ha due caratteristiche fondamentali:

(SPV) ad hoc.

gode di un’autonoma personalità giuridica (è esterna dal bilancio della banca);

 si distingue per una scarsa o nulla patrimonializzazione.

La banca originator cede alla SPV i propri crediti e i propri mutui (che vanno nell’attivo delle

SPV) e, di conseguenza, i debitori e i mutuatari (rischio di credito) non sono più della banca

I mutui che le banche concedono sono di buona qualità e non sub

originator, ma della SPV.

prime.

La SPV trasforma queste attività non negoziabili in titoli negoziabili, che andranno nel suo

Quando si parla di titoli negoziabili si fa riferimento ad ABS (asset backed securities)

passivo.

e MBS (mortgage backed securities). Dire che hanno come

Gli ABS hanno come sottostante crediti, le MBS invece i mutui.

sottostante significa che hanno come garanzia/ collateral crediti da un lato e mutui dall’altro. I

sottoscrittori di ABS verranno pagati con gli interessi legati ai crediti ceduti e i sottoscrittori di

MBS con le rate che i mutuatari ceduti devono pagare alla SPV.

Una volta emessi questi titoli, entrano in gioco le agenzie di rating (hanno avuto ruolo

negativo nella crisi), che danno un giudizio su questi titoli. Alla fine, guardando il rating, i

Gli investitori, solitamente, sono istituzionali

potenziali investitori decidono su cosa investire.

(non la clientela retail).

Gli investitori acquistano e sottoscrivono ABS e MBS e pagano il prezzo alla SPV. La SPV gira

questa somma alla banca originator, che raggiunge finalmente il suo obiettivo: raccogliere

risorse finanziarie = prezzo pagato dagli investitori per acquistare MBS e ABS.

Gli investitori che hanno comprato ABS e MBS si aspettano che gli vengano pagati degli

interessi. La SPV utilizzerà gli interessi/rate pagate dai debitori/mutuatari che le sono stati

ceduti per pagare gli interessi agli investitori (sottoscrittori di ABS e MBS).

Soggetti coinvolti: banca originator, SPV, agenzie di rating, potenziali investitori

LA CARTOLARIZZAZIONE INNOVATIVA

La cartolarizzazione innovativa si afferma solo negli Stati Uniti negli anni poco prima della crisi

sub prime.

E’ una forma evoluta di quella tradizionale e ha dato origine ai “titoli tossici” (per esempio

CDS, MBS collegati ai mutui sub prime), che poi sono finiti nel portafoglio di investitori sparsi

nel mondo. Per cui la cartolarizzazione innovativa ha fatto sì che la crisi nata negli USA si sia

trasferita in tutto il mondo. L’operazione di cartolarizzazione tradizionale è un’operazione

legittima, è stato il suo uso a non essere corretto (non va bene la cartolarizzazione

innovativa).

La cartolarizzazione si articola in tre livelli/stadi tra loro strettamente collegati:

1. ricalca il funzionamento della cartolarizzazione tradizionale e anch’essa prevede la

creazione di ABS e MBS. La differenza è che nel primo livello della cartolarizzazione

innovativa, al contrario di quella tradizionale, vengono cartolarizzati anche mutui di

pessima qualità (mutui sub prime).

Per cui le MBS avevano come sottostante anche mutui sub prime.

Nel passaggio alle agenzie di rating, queste ultime danno un giudizio e in base a questo

giudizio sia le ABS che le MBS vengono classificate in tre tipologie di tranche:

Senior (dalla AAA alla A): sono le più sicure;

 Mezzanine (dalla BBB alla B);

 Equity/subordinated (inferiore alla B): sono le più rischiose, ma hanno maggiore

 rendimento.

Vengono definiti titoli salsiccia i titoli che hanno questa divisione in tranche.

L’ultima tranche equity/subordinated solitamente vengono acquistate dalla banca

originator, che le trova nell’attivo del suo bilancio, perché sono le più redditizie e per

dare un’immagine ai potenziali investitori di titoli sicuri.

Vengono detti subordinated perché nel caso di insolvenza del debitore/mutuatario

ceduto, chi ha sottoscritto titoli appartenenti a questa tranche verranno rimborsati

solo dopo che sono stati rimborsati i sottoscrittori di (in ordine):

- Senior

- Mezzanine

- Equity/subordinated.

I mutuatari quindi adesso sono anche mutuatari sub prime. Per cui si espongono

gli investitori a non vedersi pagati i propri interessi.

La durata dell’attivo e del passivo della SPV è uguale.

2. Il secondo livello è detto “collateralizzazione” e segna il passaggio da ABS/MBS ai CDO

(collateral debt obbligation). I CDO sono titoli frutto del secondo livello della

cartolarizzazione innovativa.

Nel secondo livello entrano in gioco altre società veicolo con le solite caratteristiche. Le

SPV che entrano in gioco sottoscrivono nell’attivo ABS e MBS, anche sub prime, e li

trasformano in CDO (collocati, quindi, nel passivo). I CDO hanno come sottostante ABS,

MBS e titoli ad alto rendimento, ma molto rischiosi, e junk bonds (titoli spazzatura). I

CDO sono quindi titoli molto rischiosi.

ABS e CDO hanno la stessa durata (attivo=passivo)!

Anche io CDO, prima di esser collocati presso i potenziali investitori, vengono giudicati

dalle agenzie di rating con le stesse tre tranche (senior, mezzanine, subordinated).

Aspetto negativo: la collateralizzazione ha aumentato il carattere di opacità dei titoli

cartolarizzati (a furia di cartolarizzare diventa difficile per le agenzie di rating valutare il

titolo), problema in parte risolto dalla presenza delle agenzie di rating, perché le

agenzie di rating che entrano in gioco nell’operazione di cartolarizzazione sono pagate

direttamente dalla banca originator e, quindi, le agenzie di rating sono interessate al

problema di conflitto di interesse. Le agenzie di rating alla fine dava giudizi superiori

alla rischiosità del titolo.

Soggetti coinvolti: banca, SPV1, Agenzie di Rating, Investitori istituzionali,

SPV2.

3. Culmina nella diffusione della presenza di altri veicoli finanziari esterni, i cosiddetti SIV

(structured Investment vehicles), sempre società veicolo create ad hoc per la banca

originator.

Anch’esse godono di personalità giuridica e hanno scarsa o nulla patrimonializzazione.

I SIV andavano ad investire in CDO, che hanno scadenza a medio a lungo termine,

finanziandoli tramite:

linee di credito a breve termine concesse dalla banca originator;

 tramite emissione di titoli a breve termine, detti commercial paper, confidando

 sulla loro rinnovabilità a scadenza (continua richiesta di investire su carta

commerciale).

L’attivo del SIV è a medio lungo termine, il passivo a breve termine: i SIV si

caratterizzano per fare trasformazione delle scadenze.

La trasformazione delle scadenze funziona benissimo in contesto macroeconomico

favorevole e permette di ottenere alti rendimenti, derivanti dal fatto che gli interessi

attivi sono più alti di quelli passivi sia per il medio lungo termine contro il breve e sia

perché i CDO sono molto rischiosi.

In tempo di crisi, però, chi fa trasformazione di scadenze ha problemi di liquidità, in

modo particolare al funding risk (incapacità di rifinanziarsi).

RIEPILOGO

La cartolarizzazione innovativa ha rimosso:

- buona qualità degli attivi cartolarizzati della banca originator rigorosa e

trasparente valutazione di tale qualità;

- rigoroso e trasparente rating delle passività emesse dalla SPV (aumenta il

carattere di opacità);

- esatto matching delle scadenze delle attività accolte dalla società veicolo.

2° FATTORE MICROECONOMICO: PASSAGGIO DA UN MODELLO OTH AD UN MODELLO

OTD

Il secondo fattore microeconomico è il passaggio dal modello di intermediazione creditizia

Originated to Hold (OTH) al modello di intermediazione creditizia Origineted to Distribute

(OTD). Questo passaggio ha interessato solo i Paesi anglosassoni.

Modello OTH: le banche mantengono in bilancio fino alla scadenza la maggior parte dei crediti

concessi.

Modello OTD: circa l’80/90% dei crediti concessi viene cartolarizzato.

La combinazione dei due fattori microeconomici ha dato origine allo Shadow Banking System

(sistema bancario ombra), che era incentrato sui SIV, che sono soggetti ad una

regolamentazione inferiore rispetto alla regolamentazione del sistema bancario tradizionale,

però al tempo stesso strettamente interconnessi con quest’ultimo e di conseguenza in grado

di mettere a repentaglio la stabilità dell’intero sistema bancario. Un esempio di

interconnessione fra SIV e sistema bancario : nel terzo livello della cartolarizzazione i SIV

ricevevano finanziamenti a breve termine da parte della banca originator, necessari per fare

investimenti nei CDO.

Il modello OTD genera dei vantaggi per le banche solo nel breve termine. Sono due:

ottimizzazione della gestione dell’attivo (per le banche): permette di diversificare il

 portafoglio di impieghi della banca. Per esempio la banca ha 50 crediti verso il settore

immobiliare, decide di cartolarizzarne 30. I soldi che ottiene da questi 30 li utilizza per

investire in un altro settore;

permette un risparmio di patrimonio di vigilanza: le banche che fanno cartolarizzazione

 dei crediti non devono detenere patrimonio di vigilanza a fronte del credito portato fuori

dal bilancio. Si libera patrimonio di vigilanza per coprire altri tipi di rischi.

Nel medio termine, invece, genera aspetti sfavorevoli:

Aumento delle interconnessioni di mercato ed effetti di contagio tra mercati e sistemi

 bancari (funding risk e market liquidity risk);

Un orientamento a comportamenti di deresponsabilizzazione da parte delle banche e

 short termism negli attori coinvolti.

I comportamenti di deresponsabilizzazione hanno riguardato solo le banche

statunitensi: la possibilità di portare fuori bilancio i rischi connessi ai finanziamenti

erogati tramite la cartolarizzazione ha incentivato le banche statunitensi a non svolgere

bene né l’attività di screening (selezione della clientela, attività ex ante) né di

monitoring (attività ex post, controllo dell’andamento del credito) legata al credito.

Una banca che opera nel modello OTH è più incentivata a svolgere bene entrambe le

attività.

Short termism: ricerca del massimo profitto nel breve termine ad ogni costo (senza

un’ adeguata considerazione dei rischi). Esempi di short termism:

- hanno caratterizzato gli investitori istituzionali che sono stati attratti

dall’emissione di prodotti strutturati (ABS, MBS, CDO) con rendimenti elevati,

senza tenere conto dell’alto rischio collegato all’alto rendimento;

- hanno interessato le agenzie di rating hanno verosimilmente valutazioni non

rigoroso nella misura in cui alle emissioni cartolarizzate poteva essere ascritta

una quota significativa dei loro ricavi.

La remunerazione che spetta alle agenzie di rating è più alta rispetto alla

remunerazione che ottengono se valutano un titolo non frutto di

cartolarizzazione. Per questo motivo danno dei giudizi elevati rispetto alla

rischiosità dei titoli.

Crescita esponenziale del mercato di prodotti strutturati, molto complessi, poco

 standardizzati e scambiati prevalentemente su mercati non regolamentati e poco

trasparenti (AB, MBS, CDO);

Vulnerabilità delle banche alle insolvenze dei prenditori di fondi (mutuatari sub prime)

 non eliminata o attenuata dalla cartolarizzazione degli attivi rischiosi.

I rischi connessi ai finanziamenti concessi ai clienti sub prime in realtà rientravano nella

banca tramite canali di trasmissione e non venivano portati fuori dal bilancio come si

credeva. Esempi di canali di trasmissione:

- le banche sottoscrivevano gran parte della tranche subordinated

- i credit announcement: garanzie aggiuntive che la banca originator dava ai

titoli frutto di cartolarizzazione per renderli più appetibili ai potenziali

investitori.

CAUSE SCATENANTI E MODALITA’ DI DIFFUSIONE DELLA CRISI

Si modifica di nuovo il contesto poco prima della crisi a causa di alcuni fattori scatenanti:

politica monetaria restrittiva della FED: (aumento dei tassi di interesse) viene adottata

 per contrastare le forti spinte inflazionistiche dal 2004 al 2006. Aumentano i tassi di

interesse, aumenta la quota interesse (sono mutui a tasso variabili), aumenta la rata

del mutuo, diminuisce la domanda di abitazioni e diminuiscono i prezzi delle case.

Con l’aumento delle rate gran parte dei clienti sub prime non riescono più a pagare le

rate (insolvenza di massa). Le conseguenze negative di questa insolvenza di massa su

due soggetti:

- sulle banche originator e/o sottoscrittrici di titoli frutto della cartolarizzazione

(ABS, MBS, CDO):

banche orginator e sottoscrittrici (banche statunitensi): in un contesto

o molto competitivo le banche statunitensi decidono di andare alla

ricerca di rendimenti più elevati e ,al tempo stesso, più rischiosi, che le

hanno portate ad avere la seguente combinazione attivo/passivo (non

molto prudente):

SP attivocassa ridotta al minimo perché (SBAGLIANDO) si faceva

eccessivo affidamento per reperire risorse finanziarie in caso di

problemi di liquidità sul mercato interbancario e sul mercato

(luogo dove avvengono gli scambi successivi alla prima

secondario

emissione, per esempio la Borsa di Milano) dei titoli frutto di operazioni

di cartolarizzazione.

*Mercato primario: dove avviene la prima emissione del titolo.

Funzione di finanziamento.

Attivo a breve termine: si caratterizzava per l’investimento in titoli

frutto di operazioni di cartolarizzazione, utilizzando elevati livelli di leva

finanziaria.

Attivo a medio lungo termine: l’80/90% veniva cartolarizzato e portato

fuori bilancio.

SP passivoDebiti verso depositanti, debiti verso sottoscrittori delle

obbligazioni emesse, debiti verso altre banche, patrimonio netto (il

problema riguardava l’attivo e non il passivo).

I problemi che hanno colpito le banche che avevano questa

configurazione di Stato Patrimoniale sono:

di liquidità: manifestati come market liquidity risk e funding risk;

 pesanti svalutazioni a causa della regola mark to market.

I problemi di liquidità si sono trasformati in problemi di solvibilità.

banche solo sottoscrittrici (banche europee): sono state interessate dai

o problemi di market liquidity risk e delle pesanti svalutazioni a causa del

mark to market.

Market liquidity risk: (riguarda l’attivo della banca): difficoltà o incapacità della

banca di smobilizzare posizioni in titoli senza subire perdite a causa di

un’insufficiente liquidità del mercato.

Con insolvenza di massa le banche non si vedono più pagare gli interessi sui titoli

sottoscritti. Decidono di liberarsi di questi titoli tossici vendendoli sul mercato

secondario, ma nessuno li vuole acquistare (è venuta meno la domanda). Ciò porta alla

crisi di liquidità sul mercato secondario dei titoli strutturati. Crollano i prezzi e le

quotazioni dei titoli e le banche sono costrette a venderli a prezzi di gran lunga inferiori

al prezzo di acquisto, registrando perdite in conto capitale.

Funding risk (riguarda il passivo e ha interessato solo le banche USA): incapacità

della banca di reperire fondi per far fronte al rimborso delle proprie passività.

Gli impegni della banca sono pagare gli interessi ai depositanti, a coloro che hanno

sottoscritto a chi ha emesso le obbligazioni, alle altre banche. Le banche che hanno

questa struttura di SP, con insolvenza di massa, non riescono più a far fronte ai diversi

impegni perché tutti i canali a loro disposizione sono bloccati.

I canali sono:

Attivo a breve: smobilizzando titoli, ma si andava incontro al problema del

 market liquidity risk;

è difficile vendere titoli perché si diffondono due fenomeni: fly to quality (fuga

verso investimenti di qualità, verso investimenti sicuri che rendono anche in

tempi di crisi, per esempio nel BTP) e fly to liquidity (la maggior parte delle

persone preferiscono o investire in titoli a brevissimo termine, come per esempio

i BOT, o non investirli proprio).

Attivo a medio termine: la banca può decidere di cartolarizzare l’attivo a medio

 termine, ma il mercato delle cartolarizzazioni era bloccato.

Passivo: puntare sull’ingresso di nuovi depositanti, ma si incorreva sul fenomeno

 del fly to liquidity;

emettere nuove obbligazioni, ma vi era crisi di liquidità sul mercato secondario

delle normali obbligazioni;

mercato interbancario, ma si blocca anche questo perché le banche non si fidano

più a prestarsi fra loro perché non sono in grado di misurare il grado di rischiosità

l’una dell’altra.

Questi due problemi di liquidità (market liquidity risk e funding risk) si sono trasformati

in problemi di solvibilità: le banche sono state esposte contemporaneamente a

problemi di liquidità e solvibilità.

Pesanti svalutazioni a causa della regola del mark to market: si fa riferimento a

titoli valutati al fair value. Le banche che avevano tanti investimenti nei titoli tossici, nel

momento in cui si manifesta la crisi, sono costretti a valutare i loro titoli in portafoglio a

valutarli al loro prezzo di mercato (fair value). Ciò ha generato pesanti perdite per le

banche. Gli organismi responsabili dei principi contabili internazionali (sia americani che

europei) decidono di dare la possibilità a queste banche di valutare i titoli al costo

storico e non al fair value. Questa possibilità è stata adottata dalle banche e il suo

utilizzo ha potuto determinare un ‘’abbellimento’’ del bilancio delle banche, ma senza

una reale ripresa da parte delle banche.

- sulle banche statunitense o società finanziarie che concedevano mutui, ma

non li cartolarizzavano: questi soggetti non si vedono più pagare le rate, per

cui decidono espropriare l’abitazione e di venderla tramite aste. Nel momento

in cui vanno a venderle, nessuno è disposto ad acquistare (BLOCCO DEL

MERCATO IMMBOLIARE), che porta alla crisi di liquidità sul mercato

immobiliare. Hanno quindi dovuto vendere le case a prezzi molto più bassi

rispetto al mutuo inizialmente concesso. Ciò ha comportato perdite in conto

capitale.

scoppio della bolla immobiliare con la conseguenza della caduta dei prezzi delle

 abitazioni (tutte le bolle sono destinate a scoppiare).

PRINCIPALI EVENTI DI BANCHE IN CRISI NELLA CRISI SUB PRIME da giugno 2007 a fine

2008

I nomi delle banche sottolineate sono le 5 banche di investimento.

chiusura di due hedge funds (fondi speculativi (destinati a soggetti con alti patrimoni)

 gestiti da Bear Stearn (una delle principali 5 banche di investimento americane)

(giugno 2007);

decisione di BNP Paribas di congelare i rimborsi di tre fondi di investimento (agosto

 2007);

crisi di Countrywide (banca commerciale), acquistata da Bank of America (prima

 operazione M&A con finalità di salvataggio) (agosto 2007);

crisi di liquidità di Norther Rock con immediata corsa agli sportelli (settembre 2007),

 nazionalizzata dal Governo UK;

annunci da parte di grandi banche e istituzioni finanziarie di ripetute svalutazioni e

 perdite di attività in portafoglio collegati ai mutui sub prime (settembre 2007);

continui declassamenti del rating delle obbligazioni sub prime (settembre 2007 in poi);

 quasi collassi di Bear Stearn, acquistata da JPMC (marzo 2008);

 crisi di Fannie Mae e Freddie Mac (luglio 2008), nazionalizzate dal governo USA (più

 grande operazione di salvataggio pubblico della storia degli stati Uniti);

fallimento della Lehman Brothers (15 settembre 2008);

 crisi di Merill Lynch, acquistata da Bank of America (15 settembre 2008);

 crisi di AIG (la più importante compagnia assicurativa mondiale, impegnata nella

 vendita dei CDS), ottiene un rilevante prestito (85 miliardi di €) dalla FED (16 settembre

2008):

AIG è la più importante compagnia assicurativa mondiale (era impegnata nella vendita

dei CDS);

fallimento di WM (banca commerciale), acquistata poi da JMPC (fine settembre 2008);

 crisi di stabilità di diverse banche europee (fine settembre 2008):


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alebecks di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Oriani Marco.

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