Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

• All’ingrosso: tutte le transazioni di pagamento di importo elevato. Possono essere sia commerciali,

sia interbancarie, oppure quelle inerenti le operazioni di politica monetaria. Deve quindi essere

garantita la stabilità e una tempestività dell’esecuzione delle transazioni da parte di questi sistemi.

Sono transazioni di importo unitario superiore a 500 mila euro.

• Al dettaglio: transazioni che singolarmente considerate sono di importo modesto (es accredito

stipendi, bonifici, acquisto mediante carta di credito o pago bancomat). Nel sistema al dettaglio le

banche tendono a raggruppare i pagamenti e si determina un unico saldo (dato dalla somma di

questi numerosi piccoli pagamenti) unico di ciascuna banca nei confronti del resto del sistema.

Sono transazioni di importo unitario inferiore a 500 mila euro.

Strumenti di pagamento

Gli strumenti di pagamento alternativi alla moneta legale (detti moneta fiduciaria) devono avere tali

caratteristiche:

• Sicurezza (rischio di controparte e di regolamento, efficacia del sistema giuridico): uno strumenti

alternativo al contante verrà accettato dal soggetto se si evita uno dei seguenti rischi:

Rischio di controparte : rischio che una delle controparti coinvolta nella scambio diventi

o insolvente prima della data di regolamento della transazione, cioè la data in cui si perfeziona

effettivamente lo scambio di moneta.

Rischio di regolamento : rischio che alla data di regolamento una parte paghi ma la

o controparte non consegni i titoli. A differenza di prima, cambiano i tempi. Nel rischio della

controparte si manifesta prima l’inadempienza della controparte, nel rischio di regolamento

l’insolvenza si manifesta al momento. Un modo per limitare tale rischio è apporre la clausola

DVP (delivery vs payment): pago quando ricevo la prestazione.

Efficacia del sistema giuridico : tanto più sarà elevata la protezione legale per il rischio di

o insolvenza, tanto più i soggetti saranno portati ad utilizzare tali sistemi. Ma deve essere sia

efficace (cioè proteggere) sia efficiente (per quanto riguarda costi legali e tempi).

• Economicità (costo di uso): tanto maggior è il costo di utilizzo tanto minor sarà l’uso di questo

strumento alternativo al contante.

• Rapidità (tempo richiesto per la definitività del pagamento): fa riferimento al tempo che intercorre

tra il momento in cui il pagante si priva della moneta e il momento in cui il beneficiario della moneta

diventa proprietario di tale somma (cioè del pagamento fatto a suo favore). Tanto più questi tempi

sono dilatati, tanto meno si vorrà utilizzare questo sistema alternativo. Caso tipico→ check

transaction: le banche non devono più fisicamente scambiarsi l’assegno, ma l’assegno diventa una

immagine digitale che le banche si scambiano. Questo aumenta la rapidità.

La banca e il sistema dei pagamenti

Il sistema bancario, attraverso la creazione di moneta fiduciaria, fornisce mezzi di pagamento accettati dal

pubblico e compie tutte le operazioni necessarie per il regolamento degli scambi.

Contribuisce inoltre a determinare la quantità di mezzi di pagamento complessivi a disposizione del

pubblico. L’efficienza e la stabilità del sistema dei pagamenti sono una condizione essenziale per le

moderne economie.

Tra le funzioni della banca si possono annoverare:

• Produzione di mezzi di pagamento (depositi a vista o moneta bancaria avente natura fiduciaria) 26

• Realizzazione di procedure per la circolazione della moneta bancaria (bonifici, giroconti)

• Creazione di strumenti monetari alternativi al contante (assegni, carte di debito, carte di credito,

bonifici, ecc.): gli strumenti di pagamento consentono di trasferire fondi tra soggetti diversi. La

distinzione più comune è tra contante e strumenti alternativi, quali assegni, bonifici, addebiti diretti,

carte di debito, di credito e moneta elettronica. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche accresce

l’utilizzo di internet e del telefono cellulare per effettuare pagamenti (i cosiddetti e-payments e m-

payments).

Per svolgere questo tipo di funzioni, la banca deve possedere scorte di liquidità immediate e prive di costo.

Ciò al fine di regolare le transazioni effettuate per conto proprio e della clientela. Tali riserve devono essere

immediatamente disponibili e non costose. Si trovano nello stato patrimoniale passivo. Tra questi si trovano

riserve presso la Banca Centrale e immediatamente spendibili; inoltre ci sono le disponibilità di cassa.

Dal punto di vista tecnico-operativo l’offerta di servizi di pagamento richiede:

Investimenti cospicui in capitale fisico ed umano

 La creazione di una rete di collegamenti e di relazioni fra banche

 La realizzazione di accordi di compensazione e di clearing/regolamento affidabili per la liquidazione

 delle transazioni

Quindi ogni operazione di pagamento consiste in un complesso di registrazioni, cioè in uno scambio di

informazioni fra i soggetti interessati (allo scambio). Quando si riceve un ordine di pagamento da un cliente

a favore di un soggetto, che può essere italiano o estero, cliente della stessa banca o no, ci sono tre

problemi principali:

• Trasmissione delle informazioni dei fondi all’interno del sistema

• I tempi impliciti nel sistema dei pagamenti

• La remunerazione del sistema dei pagamenti

Il problema essenziale del meccanismo di pagamenti amministrato dal sistema finanziario è quello di

ridurre al minimo la circolazione materiale della moneta legale, di cui comunque quella bancaria è il

sostituto. Questo evidentemente per motivi di sicurezza, di costo e soprattutto di convenienza per la banca,

che non corre il rischio di dover intaccare le proprie riserve di liquidità.

I soggetti del sistema dei pagamenti

Banche 27

Ci sono molte banche che ricevono ordini, danno ordini, sono in contatto con le altre banche.

Sistemi di compensazione

Sistemi dove si compensano e aggregano i pagamenti che ciascuna banca ha, o deve con le altre banche.

E’ dato sia da privati (società private) sia dalla Banca centrale. Sono a volte sistemi informatici che di

minuto in minuto registrano questi pagamenti e poi in intervalli regolari determinano il saldo.

Un esempio è il BI-COMP, sistema di compensazione della Banca centrale (Banca d’Italia) e che porta

anche un costo per ciascuna banca per usufruire di tale costo.

Sistemi di regolamento

Momento del regolamento o di settlement: quando si determina il saldo (può essere positivo o negativo). I

saldi passano in un altro sistema, appunto di regolamento, chiamato Target 2, che è lordo in tempo reale.

E’ all’ingrosso, solo i pagamenti di importo rilevante. E’ la Banca d’Italia che gestisce questo sistema. Le

banche devono pagare per questo un costo fisso più una transazione ponderata con il volume della

transazione.

Ci possono essere diversi tipi di regolamento:

Regolamento su base bilaterale

 Avviene mediante scritturazione delle operazioni nei “conti di corrispondenza per servizi resi”

 tenuti dalle banche (correspondent banking).

Nei rapporti di corrispondenza non è generalmente prevista la preventiva disponibilità dei

 fondi, essendo implicito nell’accordo la concessione di credito per l’eventuale

sbilanciamento.

I saldi che si creano su questi conti non sono in genere soggetti ad effettiva ed immediata

 esigibilità e quindi hanno bassa influenza sulla tesoreria della banca

Regolamento su base multilaterale: hanno un vantaggio rispetto a quelli bilaterali: se si è in un

 sistema con tanti operatori, le banche non sono costrette a pagare ogni ordine di pagamento. Es.

Banca A deve pagare 10, 10, 10 nei confronti della banca B la quale deve pagare 10 nei confronti

della banca A. La compensazione è 20 e ci dice che appunto A non deve pagare separatamente,

ma paga direttamente 20. Il vantaggio è appunto che la quantità di liquidità che la banca deve

tenere si riduce. Il problema è che la banca A diventi insolvente, e la banca B si espone a tale

rischio.

I sistemi di compensazione basati sulla multilateralità sono più economici ma rischiosi in quanto c’è

il rischio che la banca debitrice nei confronti del resto del sistema diventi insolvente. Si dividono in:

Regolamento su base multilaterale netta : il gestore del sistema addebita/accredita a fine

o giornata operativa il conto di ogni banca per il saldo netto dei pagamenti disposti/ricevuti

verso/dal sistema. Sono importanti per minimizzare la quantità di riserve di liquidità da

detenere. La Banca d'Italia gestisce il sistema di compensazione BI-COMP, nell’ambito del

quale viene effettuata la compensazione multilaterale dei pagamenti al dettaglio regolati in

moneta di banca centrale in Target 2; in BI-COMP vengono immesse le transazioni dai

sistemi di clearing (quali, ad esempio, quelli gestiti da ICBPI, ICCREA e SIA). La Banca

d’Italia gestisce il sistema di clearing CABI, che consente di eseguire pagamenti per conto

proprio e di enti pubblici, regolandoli in moneta di banca centrale (Banca d’Italia come

tesoriere del settore pubblico). Il regolamento dei pagamenti all’ingrosso può essere

effettuato dagli operatori anche nel sistema EURO1, gestito dalla società privata EBA

Clearing, che consente l’esecuzione di transazioni in euro di elevato importo su base

multilaterale netta, con regolamento a fine giornata attraverso T2. Importanza della banca 28

centrale quale lender of last resort, protagonista nel sistema dei pagamenti per garantire

liquidità.

Regolamento su base lorda (real time gross settlement): Regolamento lordo in tempo reale:

o tutti gli ordini di pagamento per cui esiste una copertura nel conto di gestione sono liquidati

in tempo reale e in modo definitivo. Vantaggi: maggiore certezza sul buon fine delle

operazioni; minore rischio sistemico. Svantaggi: disponibilità di liquidità elevata. Ruolo della

banca centrale come offerente di liquidità. Tra questi sistemi assume particolare rilevanza il

sistema pan-europeo TARGET2 (T2) che consente il regolamento in moneta di banca

centrale delle singole transazioni denominate in euro su base lorda in tempo reale. T2 è

stato sviluppato su incarico dell’Eurosistema dalla Banca d’Italia insieme alla Deutsche

Bundesbank e alla Banque de France; la gestione operativa è stata affidata alla Banca

d’Italia e alla Deutsche Bundesbank. Quindi come Target due, ogni regolamento che una

banca deve fare verso altra banca, non viene compensato. Il gestore, da noi la banca

d’Italia, verifica le disponibilità, la banca d’Italia provvede la pagamento in meno di 5

secondi. C’è maggiore certezza ma disponibilità richiesta elevata.

Il sistema dei pagamenti in Italia

L'offerta diretta dei servizi di pagamento è una delle leve a disposizione delle banche centrali, insieme alla

regolamentazione del sistema (funzione di sorveglianza) e alla cooperazione con il mercato, per

promuovere il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti.

La Banca d'Italia, nel ruolo di gestore di sistemi di pagamento, definisce gli indirizzi di policy per innalzare i

livelli di efficienza, affidabilità e sicurezza nell'offerta diretta dei servizi di pagamento a livello domestico.

Il sistema dei pagamenti in Italia ha subito profonde modifiche ed innovazioni a partire dalla fine degli anni

’80. Fulcro del sistema è la Banca d’Italia, autorità che ha l’obbligo di sorvegliare, sviluppare e rendere

efficiente il SDP. In particolare la Banca d’Italia:

Gestisce il sistema di regolamento lordo dei pagamenti di importo elevato (Target 2 - Banca

 d’Italia)

Gestisce il sistema di compensazione dei pagamenti di importo contenuto (BI-COMP)

 29

Gestisce la Tesoreria per conto dello Stato (tutti i pagamenti che lo stato fa, sono fatti dalla Banca

 d’Italia)

Gestisce servizi per la clientela privata (es. CAI – Centrale di Allarme Interbancaria)

Target 2

Target 2 - Banca d’Italia è il sistema italiano componente di Target 2.

Gli operatori possono partecipare a Target 2 - Banca d’Italia con due modalità: diretta, mediante l'apertura

di un conto PM (Payment Module), e indiretta, mediante l'utilizzo dei servizi di regolamento offerti dai

partecipanti diretti e, quindi, senza la disponibilità di un conto PM.

Le grandi banche aprono un conto (Payment Module) che serve per poter gestire tutti i pagamenti

all’interno di questo sistema: è in modo diretto. Le banche più piccole invece hanno un numero di

transazioni minore e delegano le banche più grandi a fare questo.

Payment Module

Il Payment Module (PM) è il modulo deputato alla gestione dei conti di regolamento degli operatori.

Nell’ambito del PM sono disponibili funzionalità avanzate per la gestione della liquidità quali:

• Inserire limiti bilaterali e multilaterali all’esposizione nel sistema

• Immettere i cosiddetti pagamenti a tempo

• Riservare la liquidità per il regolamento di pagamenti urgenti o altamente urgenti

• Gestire le liste di attesa

Appositi meccanismi di ottimizzazione consentono di utilizzare, ai fini del regolamento, la liquidità

potenziale derivante da pagamenti in entrata accodati nelle liste di attesa. Per i conti gestiti dal PM è

prevista la concessione di finanziamento infragiornaliero tramite il riconoscimento di una linea di credito

illimitata a fronte della costituzione di attività idonee.

I moduli Standing Facilities e Reserve Management

Il modulo Standing Facilities (SF) gestisce i conti e le procedure inerenti le operazioni di rifinanziamento

marginale e deposito overnight.

Il modulo Reserve Management (RM) gestisce le operazioni concernenti la verifica dell’assolvimento

dell’obbligo di riserva delle banche (calcolo della riserva dovuta, verifica del rispetto dell’obbligo, calcolo di

interessi e penali e preparazione delle relative istruzioni di accredito/addebito).

Operatività Target 2

La liquidità disponibile per effettuare i pagamenti è data dalla somma del saldo del conto PM e della

 linea di credito riconosciuta.

Tutti gli operatori possono inoltre mobilizzare su base giornaliera la riserva obbligatoria versata

 disponibile sul conto PM.

La giornata operativa del sistema è articolata in fasi successive, ognuna delle quali ha termine in

 momenti intermedi di chiusura, c.d. cut-off times cui sono associati eventi specifici.

Pagamenti che confluiscono in Target 2

Il sistema di regolamento lordo Target 2 consente agli operatori di regolare i pagamenti direttamente nel

conto detenuto presso la BCN. Su tale conto vengono regolati:

a) Le operazioni tra partecipanti a Target 2 (interbancarie e per conto della clientela) e cross-border

eseguite nel sistema disposte direttamente dagli operatori in via telematica tramite SWIFT 30

b) Le operazioni su strumenti finanziari regolate su base netta attraverso il sistema EXPRESS II

"liquidazione netta"

c) Le operazioni (incluse quelle di politica monetaria) su strumenti finanziari regolate su base lorda

attraverso il sistema EXPRESS II "liquidazione lorda"

d) I saldi multilaterali della compensazione nazionale dei recapiti (BI-COMP); cioè il saldo che banca di

Italia che determina regolarmente durante la giornata di una banca nei confronti di un altro debitore,

è regolato appunto attraverso target

e) Le operazioni perfezionate sull’e-MID

f) I giroconti in contropartita ai conti di deposito overnight e di rifinanziamento marginale (operazioni

su iniziativa delle controparti) e viceversa

g) Le operazioni telematiche da/per la pubblica amministrazione

h) Le operazioni effettuate presso le Filiali della Banca d'Italia

i) Le operazioni rinvenienti dalle "Elaborazioni automatiche" della Banca d'Italia.

Il sistema BI-COMP

BI-COMP è il sistema di compensazione, gestito dalla Banca d’Italia, per i pagamenti di importo non

rilevante denominati in euro. Esso è stato adeguato, nell’ottica di renderlo coerente con quanto previsto dal

progetto SEPA (SEPA – Single Euro Payments Area) per le infrastrutture. A partire dal 28 gennaio 2008 BI-

COMP gestisce anche i flussi connessi a pagamenti effettuati con i nuovi strumenti SEPA. BI-COMP è

articolato in due sottosistemi:

Recapiti locale (gestisce i pagamenti che hanno natura documentale): il sottosistema Recapiti

 locale effettua la compensazione multilaterale dei pagamenti domestici effettuati, tra partecipanti al

sottosistema stesso, attraverso strumenti cartacei. Lo scambio materiale dei recapiti avviene presso

le Stanze di compensazione coesistenti con le sedi di Roma e Milano.

Dettaglio: il sottosistema Dettaglio effettua la compensazione multilaterale delle operazioni relative

 ad informazioni di pagamento trattate nelle procedure elettroniche che confluiscono in BI-COMP. I

partecipanti al sottosistema Dettaglio potranno avvalersi, per raggiungere le relative controparti in

ambito europeo, dell’interoperabilità di BI-COMP con altre analoghe infrastrutture di clearing e

settlement, ovvero del servizio di tramutazione in STEP2 offerto dalla Banca d’Italia.

I saldi multilaterali calcolati per ciascun partecipante nei due sottosistemi sono inviati alla procedura

Compensazione Nazionale, nella quale concorrono a determinare il saldo multilaterale nazionale

complessivo per ciascun aderente da regolare sul conto gestito dal sistema TARGET 2 (conto PM).

Tutte le risorse finanziarie che vengono impiegate devono essere accumulate originariamente da qualcuno

(residente o non) e tutte le risorse finanziarie accumulate devono trovare una forma di impiego (dentro e

fuori i confini nazionali). 31

ATTIVITA’ BANCARIA

L’evoluzione dell’attività bancaria

Dalla banca istituzione alla banca impresa

• La nozione di attività bancaria nel TUB

• La despecializzazione dell’attività bancaria: funzionale, temporale ed istituzionale

La legge bancaria del 1993 sostituisce la vecchia legge bancaria del 1936, nata nel regime fascista. Prima

c'era un sistema bancario altamente specializzato in termini temporali da cui non era possibile derogare,

poi la legge bancaria del 1936 ha introdotto una specializzazione con delle funzioni ben specifiche, per cui

ad esempio gli istituti di credito ordinario erano attivi nell'area di credito alle famiglie e piccole-medie

imprese, al finanziamento del capitale circolante e all'offerta di strumenti di deposito e di pagamento; quindi

avevano un perimetro operativo funzionale ben specifico. Al contrario gli istituzioni di credito speciale

avevano la funzione di sostenere lo sviluppo economico, quindi investimento in attività produttiva,

attraverso credito di medio-lungo termine, che era altamente specializzato, tanto è che avevamo ad

esempio, istituti di credito speciali in ambito agrario, peschereccio, cinematografico, mobiliare, ecc.→

specializzazione per destinazione di questo credito a medio-lungo termine. Ad esempio, gli istituti di credito

speciale in ambito agrario operavano solo con il settore agricolo, non ci si potere muovere all'esterno di

questo cerchio operativo.

La specializzazione funzionale permane fino agli anni 90, così come permane la specializzazione di

carattere istituzionale. Avevamo diverse tipologie di banche (ad esempio le casse di risparmio, casse rurale

artigiane (CRA), monti di pietà, banche popolari, istituti di credito di diritto pubblico e banche costituite in

forma di società per azioni) e dal punto di vista istituzionale la differenza era proprio nell’operatività: le

banche artigiane erano banche locali, vicine al mondo agricolo e artigiano, che operavano con principi di

mutualità, quindi niente logica di profitto, ma logica di mobilizzazione dei risparmi a favore del mondo

agricolo e artigiano.

Quindi il meccanismo della CRA è un modo per consentire la mobilizzazione del risparmio verso ceti, verso

settori che avevano grande difficoltà di accesso al credito; il mondo rurale artigiano difficilmente trovava

spazio presso le banche commerciali, private, che tendevano a finanziare solo la grande industria. Quindi

nascono questa serie di banche con natura istituzionale e con funzioni ben specifiche, alcune con

caratterizzazione fortemente pubblica e no profit (monti di pietà, casse rurali e artigiane ad esempio) che

avevano finalità proprio pubbliche, poi dall'altro lato c'erano quelle banche di natura privatistica, allocazione

fortemente imprenditoriale.

Anche istituzionalmente ci sono tante tipologie.

Nel 1990 parte processo di deregolamentazione e despecializzazione del nostro sistema bancario.

Despecializzazione vuol dire che tutto quel meccanismo di forte specializzazione viene meno proprio

perché si adottarono quelle famose direttive bancarie europee degli anni 80 che cercano di modernizzare

anche il normo sistema bancario.

Nella legge bancaria del 1 settembre 1993, decreto 365, di fatto tutta quella varietà di banche scompare,

perché improvvisamente il nostro legislatore definisce che cos'è attività bancaria, quindi dice quali elementi

la caratterizzano, e la definisce come attività imprenditoriale e non gli importa fare riferimento a casse di

risparmio, monti di pietà, o banche di natura privata, parla genericamente di banche, e quindi la

specializzazione istituzionale viene meno, si parla solo di banca.

Parla di due tipologie di banche che esistevano anche prima del 1993, cioè le banche popolari e banche

di credito cooperativo. Legge del 1993 le mantiene, perché assegna a queste banche una funzione

specifica di natura mutualistica che il legislatore ritiene di tutelare e che a livello europeo sono

assolutamente riconosciute. L'unico cambiamento è che le casse rurali artigiane cambiano nome, debbono

indicare nell'oggetto sociale e nella denominazione e nella locuzione “banca di credito cooperativo”, a

sottolineare la natura mutualistica (a differenza delle casse artigiane e rurali). Il legislatore ne sottolinea la

natura indipendentemente dal settore in cui operano, quello che è prevalente è la natura cooperativa,

quindi fortemente votata al no profit, quindi a restituire tutto all'economia di appartenenze, non shareholder

oriented, ma stakeholder oriented, a favore della comunità.

Cade la specializzazione e subentra dal 1993 in avanti un sistema bancario italiano fortemente

despecializzato e tra l'altro oggetto di processo di privatizzazione, perché la legge “Amato-Carli” è 32

funzionale a privatizzare il nostro sistema bancario e a renderlo sempre più improntato a condizioni di

efficienza, di imprenditorialità e di capacità competitiva, cose che prima, essendo fortemente pubblico, non

mostrava di avere.

Il testo unico bancario allora introduce tutti questi processi importanti e definisce l'attività bancaria.

Articolo 10 TUB: l'attività bancaria è caratterizzata da due attività congiunte e inscindibili.

• Si riconosce la natura di impresa, non è un'impresa libera ma altamente regolamentata

• Si ha attività bancaria quando contemporaneamente viene esercitata attività di raccolta dei

risparmio verso il pubblico con obbligo di rimborso e attività di prestito/finanziamento

NB. Queste due attività devono avvenire congiuntamente.

Se noi avessimo attività di raccolta presso il pubblico attraverso emissione di obbligazioni e concessione di

credito, noi non avremmo comunque attività bancaria.

Solo le banche possono raccogliere risparmio presso il pubblico con obbligo di rimborso, depositi

praticamente, con l'eccezione degli istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento che sono nati con la

recente innovazione, che sono tenuti ad accettare depositi con obblighi di rimborso perché a questi si

legano i servizi di pagamento che erogano. Il legislatore ha emanato l'art. 10 dicendo che solo le banche

possono raccogliere depositi ma questa riserva vale anche per gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di

pagamento di recente introdotti.

Fatto salvo questo sono solo le banche che come tali possono svolgere queste due attività congiunte.

Il legislatore non ha detto né la scadenza media delle operazioni di raccolta né ha specificato con che

strumenti (se sono depositi, obbligazioni), né la durata→ despecializzazione temporale.

Produzione Bancaria

A questo punto noi ci ritroviamo ad avere un operatore (la banca) che può operare su più segmenti. Quindi

la banca è un'azienda multi-prodotto che può operare in diversi segmenti:

• Funzione monetaria

• Funzione creditizia

• Funzione di investimento, banca offre proprie passività che hanno funzione di investimento

(obbligazioni bancarie, PCT, certificati di deposito + gestione di patrimoni immobiliari, quote di fondi

comuni)

• Funzione di servizio (vendita di biglietti di eventi, tipo Expo o concerti, oppure la custodia di titoli,

cassette di sicurezza)

E' un'azienda multi-prodotto che può decidere in maniera imprenditoriale e decidere in quali di queste

funzioni si vuole specializzare, in base a una funzione o ad un'altra.

Le banche quindi possono svolgere tutta una serie di servizi ma sono valide due riserve di legge,

• Non possono direttamente gestire fondi di investimento

• Non possono svolgere attività assicurativa , per un problema di scontri, lo possono fare solo

costituendo una società ad hoc o acquisendone una esistente.

Le banche attualmente nell'art. 1 possono, in regime di mutuo riconoscimento, svolgere queste attività nel

territorio italiano o in qualsiasi stato dell'Unione Europea: basta una licenza in un paese europeo, ad

esempio Italia, per far sì che la banca italiana possa svolgere tutte queste attività dell'art. 1 (lettera F del

TUB) in Italia o in un qualsiasi paese della UE. Ci sono tantissime attività: di raccolta, di prestito, servizi di

pagamento, rilascio di garanzie, operazioni per conto proprio e per conto della clientela, consulenza di

impresa. Questa lista di attività risale alla II direttiva in materia bancaria e creditizia CEE del 1989:

comprendeva questa lista di opportunità e consentiva di fatto l'esercizio di queste attività su tutto il territorio.

Bastava una licenza bancaria rilasciata in Spagna, Germania ecc. per far sì che una bancaria spagnola,

tedesca ecc. potesse operare liberamente in Italia.

Questo per le banche italiane negli anni ‘90 era più di una minaccia, perché fino agli anni ‘90 il nostro

sistema bancario era pubblico, non era abituato a logiche competitive, era ingessato, poco innovativo, fatto

da tanta piccole realtà bancarie singolarmente prese, quindi negli anni ‘90 si considerava che questa libertà

di movimento di offerta di servizi bancari, inclusi nell'art. 1, rappresentasse un forte elemento di minaccia

per il sistema bancario italiano, che era poco avvezzo a concetto di competizione, e non a caso non solo è

partita la privatizzazione del sistema bancario, ma è partita anche l’attività di aggregazione delle banche

italiane, perché la logica era quella di diventare meno contendibili, quindi aggregarsi era un modo per 33

essere meno contendibili, meno facilmente acquisibili da parte di operatori stranieri (essere piccoli voleva

dire essere una preda facile); nello stesso tempo l’aggregazione consentiva la formazione di banche più

grandi che avevano saputo essere banche più innovative e più in grado di accompagnare lo sviluppo delle

imprese sui mercati internazionali nonché aumentare il grado di sofisticazione della clientela italiana.

Quindi tutto questo comporta una serie di cambiamenti. Le banche poi non solo sono autorizzate a

svolgere in regime di mutuo riconoscimento tutte queste attività che abbiamo visto: in quella lista di art. 1

lettera F di fatto ci sono anche queste attività che fanno parte dei servizi di investimento, sono compresi art.

1 comma 5 TUF.

Le banche sono intermediari abilitati a offrire servizi di investimento: questi servizi di fatto la banca li può

fare, al contrario ad esempio delle SGR che non possono svolgere questi servizi.

Autorizzazione di BCE e Banca d’Italia

Le banche hanno un'ampia gamma di attività di servizi su cui possono spaziare. Esse però, nonostante

abbiamo detto che sono delle imprese, sono imprese particolari perché è un'attività connessa alla licenza;

mentre prima le banche italiane venivano autorizzate solo dalla Banca d'Italia, attualmente

l’assegnazione di licenza bancaria viene autorizzata da Banca d'Italia insieme alla BCE che è un ulteriore

organo di supervisione sulle banche accanto alla Banca d'Italia. Cosa serve per ottenere questa licenza?

Non sono delle imprese qualsiasi perché per diventare banche bisogna avere prima una licenza e poi

un'autorizzazione. I requisiti sono i seguenti:

• In primis è necessaria una determinata forma giuridica: attualmente le forme giuridiche che sono

consentite sono la società per azioni (S.P.A.) e società cooperativa per azioni a responsabilità

limitata (S.C.A.R.L.). In questa seconda fattispecie siamo sempre in una società di capitali che

però hanno natura mutualistica.

Le banche popolari e di credito cooperativo adottano la forma giuridica (S.C.A.R.L.) le quali

possono trasformarsi, previa autorizzazione, in S.P.A. Alcune banche popolari, per decreto, sono

state obbligate a trasformarsi in S.P.A. entro 12 mesi perché sono troppo grandi per essere gestite

da un modello di governance assegnato alle banche con natura cooperativa. Le S.C.A.R.L. vanno

bene per le banche popolari e le banche cooperative; tutte le banche che non erano questa natura

si registrano con la forma giuridica S.P.A.

• Fatta questa forma giuridica serve un capitale minimo, attualmente è richiesto variabile a seconda

della forma giuridica e della natura, nel senso che le banche costituenti in S.P.A. e popolari devono

avere patrimonio minimo di 10 milioni di euro per poter essere autorizzate a iniziare l'attività

bancaria, mentre le BCC per poter essere autorizzate all'esercizio dell'attività bancaria devono

avere un patrimonio minimo di 5 milioni di euro. Il capitale minimo richiesto non è altissimo perché,

secondo l'autorità di vigilanza italiana e il legislatore, questi limiti sono stati fissati in modo tale da

non precludere l'accesso all'attività bancaria a nuovi operatori in questa attività.

• A cosa serve questo capitale minimo? Serve a favorire l'avvio dell'attività, servono locali, dei

dipendenti, servono sistemi informatici e servono tutta una serie di assets umani, tecnologici,

immobiliari che sono funzionali all'esercizio dell'attività bancaria e questo capitale minimo serve a

finanziare l'avvio ma non solo: la Banca d'Italia richiede che le banche propongano un programma

di attività insieme allo statuto e all'atto costitutivo; questo programma di attività che le banche

devono presentare non è un programma di attività semplicistico perché è un vero e proprio

“business plan” dove la costituenda banca deve indicare in che attività intende operare, dal punto di

vista organizzativo, che innovazioni tecnologiche e umane intende avere e deve costruire,

soprattutto degli scenari, e quindi dimostrare all'attività di vigilanza con dei bilanci previsionali come

crede che si evolverà la sua attività negli anni futuri. L'autorità di vigilanza può esercitare tutta la sua

discrezionalità perché nel caso della forma giuridica c'è o non c'è la vigilanza e non può obiettare

niente, il capitale minimo c'è o non c'è, ma sul programma di attività effettivamente l'autorità di

vigilanza può sostenere ad esempio che le attività proposte non siano sostenibili dalle dotazioni

tecniche-umane disponibili; può sostenere che i bilanci siano inverosimili, quindi le autorità di

vigilanza possono agire in pieno e possono dire che tipo di attività non è sostenibile.

In Italia l'attività di vigilanza, in generale, può effettivamente utilizzare tutta la propria discrezionalità.

Ci sono specifici principi di piano che possiedono partecipazioni qualificate ovvero quelle superiori

al 10% del capitale o del capitale che assegna i diritti di voto oppure partecipazioni di controllo. 34

La banca richiede che chi detiene queste partecipazioni abbia requisiti di onorabilità perché l'attività

bancaria, fino a prova contraria, dovrebbe essere onorabile, vuol dire non essere stati condannati

per pene o aver subito pene detentive per reati che spaziano da reati di natura finanziaria a reati di

carattere criminale, bisogna avere una fedina pulita. Intanto che non si è condannati e non si ha

subito una pena detentiva, teoricamente si può diventare azionisti qualificati con quote superiori al

10%. L'attività bancaria rischia di essere utilizzata come meccanismo di riciclaggio da fondi di illecita

provenienza e quindi il legislatore è particolarmente attento.

• Chi svolge attività di amministrazione, direzionale e controllo della banca deve avere questi

requisiti:

Onorabilità: è la stessa che abbiamo avuto modo di vedere con gli azionisti e quindi non

o essere condannati

Professionalità: bisogna dimostrare di avere doti di professionalità il che non vuol dire che

o per essere nominati amministratori delegati di una banca o dirigenti di un particolare ambito

della banca bisogna aver speso tutta la propria esperienza nelle banche. Professionalità

vuol dire che si detiene un set di competenze che può essere validamente applicato anche

al settore bancario

• Infine non ci devono essere stretti legami dalla banca e da gruppi di soggetti appartenenti

alla banca o altri soggetti. Si hanno stretti legami tra la banca e ovviamente una società che la

controlla oppure il caso in cui la banca controlli un altro soggetto. L'autorità di vigilanza vieta questi

stretti legami su il rapporto partecipativo molto stretto tra la costituenda banca e altri soggetti che

possano in qualche modo ostacolare l'attività di vigilanza.

Albo e autorizzazione all’assunzione di partecipazioni

1. Le autorità di vigilanza concedono la licenza bancaria e iscrivono la banca nell'albo delle banche

tenuto dalla Banca d'Italia, la quale autorizza l'assegnazione di partecipazione nel capitale delle

banche.

2. Questa autorizzazione si declina nella misura in cui aumenta la quota di partecipazione. E'

necessaria l'autorizzazione da parte della Banca d'Italia perché quest'ultima vuole verificare che

queste assunzioni di partecipazione superiori al 10% o di controllo non siano lesive del concetto di

sana e prudente gestione della banca. Sana vuol dire:

Redditizia: ad esempio un corpo è sano quando svolge tutte le proprie performance, una

o banca è sana quando svolge tutto ciò che deve svolgere in modo efficiente, quando è libera

da ingerenze esterne, non è influenzata, condizionata al suo agire. Libera da influenze

esterne che ne potrebbero condizionarne l'attività.

Prudente: la banca assume i rischi in maniera consapevole ed adeguata rispetto ai rischi

o assunti.

3. La Banca d'Italia autorizza preventivamente le variazioni delle partecipazioni quando la quota dei

diritti di voto o del capitale raggiunge o supera il 20%, 30% o 50% e, in ogni caso, quando le

variazioni comportano il controllo della banca stessa.

4. L'autorizzazione prevista è necessaria anche per l'acquisizione del controllo di una società che

detiene le partecipazioni di cui al medesimo comma.

Classificazione a livello giuridico-istituzionale

Sul piano giuridico-istituzionale si hanno:

- Le banche costituite in forma di S.P.A., la cui attività è orientata alla realizzazione di profitti destinati

agli azionisti (banche commerciali) 35

- Le banche popolari e le banche di credito cooperativo, entrambe costituite nella forma di società

cooperative per azioni a responsabilità limitata

1. Le banche popolari

Banche che hanno natura mutualistica: banche popolari sono disciplinate all'art. 29 del TUB.

Le banche popolari sono costituite in forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata. Si

costituiscono come tale ma non è detto che permangano, possono trasformarsi in società per azioni.

Le azioni hanno un valore nominale minimo delle azioni pari a 2 euro e il legislatore entra anche in questa

questione.

Ogni socio ha un voto indipendentemente dal numero delle azioni possedute.

Ogni socio non può detenere più del 1% del capitale sociale della banca, c'è un limite al possesso

azionario.

Le banche popolari sono delle veri “public company” nell'intenzione del legislatore, cioè degli intermediari

con un capitale molto alterato perché non possono avere più dell'1% del capitale tranne gli investitori

istituzionali che sono autorizzati a detenere quote di partecipazione superiori all'1%. Tranne gli organi di

investimento collettivo (fondi), tutti gli altri devono sottostare al limite dell'1%. Il problema è che ogni socio

ha un voto indipendentemente dalle azioni possedute, questo è il cosiddetto principio del voto capitario

(una testa = un voto, concetto di public company e di equity, contano tutti nello stesso modo,

indipendentemente da quante azioni posseggano).

In presenza di una banca di grandi dimensioni come sono molte popolari, questo modello di governance

con il voto capitario non è proprio il più efficace possibile perché questo principio di “una testa un voto” per

le grandi banche non ottimizza il processo di governance della banca, quindi di gestione della banca. E' un

processo, gestionalmente parlando, di amministrazione un po' lento e quindi è un modello un po'

complesso; il legislatore dice alle banche di non presentarsi troppo grandi, perché per loro questo modello

non va più bene. Intanto le popolari devono destinare almeno il 10% degli utili netti annuali a riserva

legale, quindi hanno anche un obbligo a destinare un utile a riserva legale: vuol dire che il legislatore di

preoccupa del loro rafforzamento patrimoniale.

La riforma della disciplina delle banche popolari: legge 2015

Questa regola non c'è per le banche costituite in società per azioni. A gennaio 2014 è stato convertito in

legge con la legge 33, cioè gli istituti dovranno entro 12 mesi di tempo dalla legge procedere alla

trasformazione in S.P.A. quando abbiano un totale dell'attivo superiore a 8 miliardi di euro; questo

favorirà anche processi di aggregazione. E' più facile aggregare delle S.P.A. che delle popolari. La Banca

d'Italia nell'esercizio delle sue funzioni ha già emanato le istituzioni con cui indica alle banche popolari,

individuate sulla road map, dal punto di vista regolamentare a procedere alla trasformazione in S.P.A. Le

banche potrebbero anche decidere di non trasformarsi in S.P.A., però il legislatore dice: se non volete

trasformarvi in S.P.A. dovete ridurre il totale dell'attivo, il che non basta ridurlo di 100 milioni di euro, quindi

se sono 7 miliardi e 990 milioni per il regulator saranno sempre nel range degli 8 miliardi: quindi saranno

comunque obbligati a trasformarsi in S.P.A.

Chi vuole mantenere a tutti gli effetti la strada di natura di banca popolare ovvero quello di natura

cooperativa è obbligato a ridurre in maniera considerevole il totale dell'attivo.

La trasformazione entro i 12 mesi sarà funzionale a una serie di aggregazioni. (UBI banca dovrebbe essere

alleata ad un'operazione possibile di fusione ad esempio la Banca Popolare di Milano).

Sono 10 gli istituti in questione. La Banca d’Italia nell’esercizio delle sue funzioni di vigilanza emana norme

attuative per la riforma delle banche popolari con obbligo di trasformazione.

2. Banche di credito cooperativo

Abbiamo una seconda tipologia di banche: le BCC sono legate all'articolo 33 e seguenti del TUB. Le

banche di credito cooperativo sono costituite in forma di società cooperativa per azioni a responsabilità

limitata. La denominazione deve contenere l'espressione «credito cooperativo».

Anche qui il legislatore ha dato delle indicazioni per quanto riguarda il valore nominale per ciascuna

azione che non può essere inferiore a 25 euro e superiore a 500.

Perché queste condizioni di valore nominale? Perché queste sono banche che hanno natura fortemente

locale, quindi stabilendo un tetto massimo al valore nominale di ciascuna azione che non può essere più di

500 euro, implicitamente il legislatore sta dicendo che vuole mettere un tetto massimo di valore nominale

per fare in modo che queste azioni possono essere potenzialmente acquistabili da tanti soci. Inoltre non

devono avere meno di 200 soci. 36

Non si può essere soci di una BCC: per essere socio di una banca di credito cooperativa è necessario

risiedere, avere sede ovvero operare con carattere di continuità nel territorio di competenza della banca

stessa.

Es. Una BCC che ha sede a Cremona potrebbe avere una filiale in un paese che è a Mantova: si può

diventare soci di quella banca essendo clienti e volendo operare avendo lo sportello a Mantova? Sì, perché

se non dimostriamo con continuità che abbiamo la nostra attività imprenditoriale a Mantova, possiamo

diventare soci, così possiamo risiedere a Cremona, avere un'attività d'impresa in un comune di Mantova in

cui opera la banca di Cremona e quindi possiamo diventare soci perché operiamo con continuità nel

territorio mantovano.

Ogni socio anche qui ha un voto, qualsiasi sia il numero di azioni possedute, in più nessun socio può

possedere azioni il cui valore complessivo nominale sia superiore a 50 mila euro. Se il valore nominale

fosse 500 euro ciascun socio non può possedere più di 100 azioni perché il valore complessivo è 50 mila

euro.

Operatività delle banche di credito cooperativo

• Le banche di credito cooperativo esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci. La Banca

d'Italia può autorizzare, per periodi determinati, le singole banche di credito cooperativo a una

operatività prevalente a favore di soggetti diversi dai soci, unicamente qualora sussistano ragioni di

stabilità. L’idea sottostante queste banche di fatto è quella di fare in modo che i soci, quando

diventino utilizzatori del credito, possano beneficiare di accesso al credito vantaggiosamente.

L’obiettivo di queste banche non è lucrare, ma distribuire agli stakeholders l’utile, cioè clienti che

possono essere anche soci e debitori. Tuttavia il termine prevalentemente indica che più del 50 %

dei crediti concessi deve essere nei confronti dei soci. Le BCC non sono comunque banche piccole,

con pochi sportelli. Ma se le BCC operano in un distretto in crisi, se si applicasse la legge molto

rigidamente, si creerebbero grossi problemi per la banca, la quale dovrebbe concedere credito solo

ai clienti soci di quel territorio, che appunto sono in crisi. Allora è la Banca d’Italia che autorizza le

singole BCC a derogare al criterio del prevalentemente. Deve quindi diversificare il proprio

portafoglio crediti per non entrare in crisi.

• Gli statuti contengono le norme relative alle attività, alle operazioni di impiego e di raccolta e alla

competenza territoriale, determinate sulla base dei criteri fissati dalla Banca d'Italia.

• Le banche di credito cooperativo devono destinare:

Almeno il 70% degli utili netti annuali a riserva legale. (Per le popolari era il 10%, qui gli utili

o sono destinanti a rafforzare la patrimonializzazione di queste banche).

Una quota degli utili netti annuali deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la

o promozione e lo sviluppo della cooperazione nella misura e con le modalità previste dalla

legge. (Sia a livello locale che a più ampio raggio).

La quota restante che non è utilizzata per la rivalutazione delle azioni o assegnata ad altre

o riserve o distribuita ai soci deve essere destinata a fini di beneficenza o mutualità.

Il punto più importante è il primo: “almeno il 70%”. Queste banche hanno tipicamente soci piccoli, locali,

con grande frazionamento del capitale. Quindi, a differenza delle popolari o S.P.A. che sono più grandi,

hanno più difficoltà a raccogliere il capitale (patrimonializzazione). Il legislatore allora con questa norma

vuole limitare la dipendenza di queste banche dall’approvvigionamento di capitale da parte dei soci stessi.

Banche divise per target di clienti

E’ un altro modo per classificare le banche (il metodo precedente era secondo una logica giuridica).

In base al target di clienti di riferimento si hanno:

1. Le retail banks (o anche commercial banks) che, attraverso una rete distributiva diretta e

capillare, offrono prodotti standardizzati e a basso valore aggiunto, ad una clientela rappresentata 37

da famiglie e piccole-medie imprese→ “banca al dettaglio”: opera con una clientela di piccole

dimensioni, piccoli investitori e clienti di piccole-medie dimensioni. Operando con una grande

quantità di clienti, hanno bisogno una grande capillarità di clientela. (NB. Dott. Ferrari, Che Banca:

con il remote banking questo in realtà sta venendo meno). Però ad esempio le piccole-medie

imprese necessitano ancora delle banche commerciali, magari meno per le famiglie; ma una rete di

sportelli sul territorio ha alti costi. Struttura conto economico: prevale attività bancaria tradizionale:

raccolta e impiego. (Il sistema italiano ha una caratterizzazione prevalentemente retail).

2. Le private banks si rivolgono prevalentemente a clienti privati dotati di ingenti disponibilità

finanziarie da investire offrendo loro un servizio personalizzato; si rivolgono a client affluent (grandi

potenzialità di accumulo di ricchezza che però non ha ancora) e High Net Worth Individual (hanno

già una buona dotazione di ricchezza, non c’è una soglia come affluent.). Sono quindi banche che

comunque hanno un segmento ristretto di clientela. Hanno bisogno di pochi sportelli. Attività

tipicamente offerte: gestione di patrimoni ma anche prodotti assicurativi molto sofisticati, un po’ di

finanziamenti, servizi di consulenze immobiliari, investimenti di carta advisory (investimento in opere

d’arte). La remunerazione tipica delle private banks sono le commissioni. Struttura conto

economico: attività di prestito molto limitata, tantissime commissioni.

3. Le investment banks (o corporate banks) le quali offrono ad una clientela solitamente

rappresentata da grandi imprese (ma anche da enti pubblici) servizi altamente specializzati nel

campo dell’intermediazione mobiliare e della finanza straordinaria di impresa.

1. Commercial banking

Si tratta, in sostanza, dell’attività tradizionale della banca, cioè quella di raccolta di depositi (da qui anche il

nome di banche di deposito) e di impiego di denaro (in passato prevalentemente a breve termine).

Storicamente, infatti, le banche commerciali erano impegnate per lo più nello sconto di crediti commerciali

(da qui il nome commercial banking), diversamente dagli istituti di credito specializzati, che fornivano

invece credito a medio lungo termine all’industria.

L’attività di sconto di credito commerciale fu in alcuni casi un allargamento dell’attiva di commercianti

all’ingrosso, che si trasformarono così in banchieri.

Accanto all’attività di raccolta di depositi, le banche commerciali svilupparono fin dalla loro origine strumenti

di pagamento alternativi alla moneta che potessero favorire l’attività commerciale, artigianale e anche

industriale.

Tradizionalmente la banca si è dedicata e si dedica ad attività di retail banking mediante processi produttivi

industrializzati e standardizzati, canali distributivi diretti e capillari, e con modalità di scambio orientate alle

transazioni: si tratta infatti di produrre e offrire strumenti e servizi di tipo standardizzato ed elementare, con

valore aggiunto unitario relativamente basso, di dimensione media piuttosto contenuta, con criteri di

efficienza basati prevalentemente sull’attuazione di processi ripetitivi a elevato contenuto tecnologico.

Nel presente, e in prospettiva, le banche, specie quelle più grandi, tendono a dedicare attenzione maggiore

anche alle attività di private banking e di corporate banking, le quali presentano caratteristiche del tutto

diverse dal retail banking: si tratta infatti di strumenti e servizi complessi e integrati, messi a punto secondo

un criterio di personalizzazione rispetto al bisogno specifico del cliente, di dimensione unitaria non piccola,

con valore aggiunto unitario elevato, negoziati all’interno di una relazione di clientela duratura e consolidata

(relationship banking) con profili di qualità (performance) elevati.

2. Private banking

Con il termine private banking si intende identificare l’insieme dei prodotti e dei servizi che l’intermediario

finanziario offre per il soddisfacimento dei bisogni emergenti dalla gestione finanziaria della clientela

“privata” (cioè essenzialmente persone fisiche individuali e famiglie) appartenenti a categorie di reddito e/o

ricchezza finanziaria superiori alla media. 38

Al concetto di private banking corrisponde un preciso “modo di essere e di fare banca”: il contenuto del

servizio offerto è elevato, l’offerta di prodotto/servizio è personalizzata, cioè focalizzata alla specificità della

situazione finanziaria del cliente, la relazione di scambio è orientata a produrre con continuità le migliori

soluzioni dei problemi finanziari del cliente (nelle diverse aree: incasso/pagamento, investimento,

finanziamento, assicurazione/previdenza) secondo una visione integrata e unitaria della sua gestione

finanziaria.

La struttura della domanda

Il cliente affluent e il cliente High Net Worth Individual (HNWI)

 Old money (ereditieri) e new money (nuovi ricchi, giovani imprenditori e professionisti)

 Active e passive investors: active sono attivamente coinvolti nel processo di gestione del proprio

 patrimonio. Devono avere quindi conoscenze adeguate; passive delegano la gestione del

patrimonio alla banca

I Family office: servizio di gestione patrimoniale destinata ad una famiglia, generalmente di

 imprenditori, che crea un ufficio composto da esperti legali assicurativi, gestionali e consulenziali

che offrono tali servizi solo per questa famiglia

3. Corporate banking

Di solito rivolta all’impresa, ma di medio grandi dimensioni: la logica sottostante il concetto di corporate

banking è analoga a quella vista per il private banking. Il riferimento è però alla clientela costituita da

imprese di dimensioni non piccole (in relazione anche alla dimensione della banca), e dotate di forma

societaria (corporate).

Quindi il corporate banking costituisce un’area di affari molto complessa ed estesa, in cui il modello di

offerta dell’intermediario aggrega continuamente e con mutevole composizione prodotti elementari per

consentire un’efficiente ed efficace gestione della finanza ordinaria e straordinaria dell’impresa (gestione

della tesoreria, delle attività finanziarie, della struttura di indebitamento, delle operazioni sul capitale

proprio, delle emissioni, dei rischi e così via). Finanziamenti ordinari di importo rilevante oppure operazioni

di finanza straordinaria attraverso ad esempio emissioni di titoli, finanziamenti ponte. Offre anche servizi

legati ai rischi finanziari delle imprese.

4. Investment banking

Collegato al concetto di corporate banking (ma non ad esso esattamente assimilabile) è poi da annoverare

l’area dell’investment banking: il termine investment banking, di derivazione americana, racchiude infatti

una serie molto ampia di servizi offerti alle imprese di dimensioni elevate (ma anche alla clientela privata e

ad altri intermediari finanziari) connessi essenzialmente all’intermediazione sul mercato mobiliare. Le

principali e tipiche attività di investment banking sono le seguenti:

Primary market making (origination, underwriting e distribution). E’ un attività fee based, cioè per

 commissioni

Secondary market making (attività di broker, attività di dealer/market maker, consulenza). Es.

 Contratti swap

Consulenza in operazioni di M&A, LBO, MBO ecc. Con il tempo le attività prima e seconda si sono

 diversificate. Leverage By Out (Emissioni di titoli di debito che servono per acquisire altre società),

Management by out (chi promuove l’operazione di fusione o acquisizione sono i manager che si

candidano per comprare la stessa società e poi eventualmente fonderla)

Financial engineering: obbligazioni strutturate, derivati, tecniche di gestione dei rischi come la

 cartolarizzazione

A queste attività si aggiungono, anche se non strettamente di investment banking , attività quali merchant

banking , venture capital

, private equity , asset management ecc. Venture capitalist o investitore privato o

intermediario (banca ma anche fondo di investimento) che investe in attività tipicamente start up che 39

operano in contesti particolarmente innovativi. Asset management: gestione patrimoni. Private equity:

intervento attraverso iniezione di capitale di rischio in aziende che sono ormai sviluppate ma che sono in

situazione di turn around (ad esempio cambio generazionale) oppure quando i figli di un imprenditore non

vogliono proseguire l’attività.

L’ integrazione tra banche e assicurazioni

La banca non può fare “assicurazioni” ma in realtà può acquistare ad esempio partecipazioni in

assicurazioni.

Le banche hanno con il tempo ridotto le quote partecipative nell’ambito assicurativo: il motivo è che esso

consuma patrimonio delle banche. Quindi con Basilea 2 e poi Basilea 3, le banche hanno disdetto

partecipazioni a favore dell’attività bancaria; sono rimaste coinvolte, ma cambiando metodo: non più

partecipativo ma con altri accordi.

Motivazioni dell’integrazione

Per la banca = ampliamento gamma dei prodotti. E’ un modo per fidelizzare maggiormente la

 clientela. Ma è anche una logica di sfruttamento di economie di scopo (dette di diversificazione)

Per le assicurazioni = riduzione costi distribuzioni polizze assicurative (che di solito sono molto

 elevati) e ampliamento possibilità distributive (ampliamento clientela)

Forme di integrazione

Sono i modi con cui la banca entra nelle assicurazioni:

Accordi distributivi (capital light: non c’è investimento partecipativo da parte delle banche). Molto

 spesso questi accordi si ramificano (ramo vita con un assicurazione, ramo danni ecc.).

Partecipazioni banca in assicurazione e viceversa (assicurazioni in banca): questo tipo è reso

 possibile dalla nostra disciplina di vigilanza. Le banche possono quindi controllare le assicurazioni e

viceversa. Ma ciò è sottoposto all’autorizzazione, le cui autorità controllano che tali partecipazioni

non siano lesive del principio della sana e prudente gestione della banca, il quale deve essere

sempre seguito. Di solito le banche hanno adottato questa strategia quando volevano entrare

rapidamente nel mercato assicurativo.

Joint ventures fra banche e assicurazioni: la banca e l’assicurazione costituiscono una nuova

 società assicurativa da ramo vita o danni per distribuire tramite essa i prodotti. Le banche vogliono

tale strategia perché così i prodotti sono brandizzati dalla joint venture e quindi della banca stessa.

E’ un marchio “di fabbrica”.

Costituzione da parte della banca di un intermediario assicurativo (detto anche affiliata assicurativa)

 e viceversa (costituzione da parte dell’assicurazione di un intermediario bancario)

Prodotti derivanti dall’integrazione

Prodotti ad offerta congiunta = la banca colloca prodotti assicurativi e l’assicurazione colloca

 prodotti bancari. Es. Si concede un mutuo, la banca obbliga ad assicurare il bene in ipoteca

(tipicamente assicurazione di incendio o scoppio).

Prodotti misti = sono quelli che presentano al loro interno una componente bancaria ed una

 componente assicurativa. In Italia non hanno mai avuto successo. Es. Polizze assicurative dove la

rata del mutuo a cui è tenuto il debitore è spaccata in due: la quota capitale assicurazione ramo

vita, la quota interessi viene invece data alla banca come rimborso. Se il debitore diventa

insolvente, la banca si rifà all’assicurazione.

Crescita e modelli organizzativi

Come può crescere una banca? 40

Attraverso aumento della produzione o attraverso diversificazione della produzione. Sono due strategie:

• Per via interna : aumento della capacità produttiva (più succursali) e apertura di nuove strutture

produttive/distributive. Flessibilità decisionale ma lentezza nel conquistare quote di mercato. Questa

strategia va bene quando la banca ha tempo per entrare in un nuovo segmento di business, ma non

va bene se invece ha necessita di entrare in nuovo business in tempi rapidi. E’ difficile conquistarsi

infatti clientela se si è nuovi sul mercato.

• Per via esterna : fusioni/acquisizioni di partecipazioni di controllo, joint ventures, accordi

commerciali. Crescita rapida ma problematiche sul fronte dell’integrazione/organizzazione. Entra

rapidamente in un nuovo mercato. Lo svantaggio è che queste nuove realtà di business devono

essere integrate con la banca che le promuove, e le integrazioni sono processi costosi e difficili.

Grande banca

La grande banca è caratterizzata da:

• Responsabilità di politica economica e rapporti privilegiati con le autorità di vigilanza (too big too fail

principle): si diventa molto influenti, quindi interlocutore di politica economica e autorità di vigilanza.

Rischio di moral hazard: le grandi banche fanno azioni anche rischiose perché sanno che le autorità

poi le salverebbero. Es. Banco di Napoli e Monte dei Paschi di Siena. Il salvataggio avviene con

“matrimoni combinati”.

• Controllo dei rischi (minori rischi di liquidità e credito), operatività con la clientela istituzionale e

corporate di grandi dimensioni, operatività a livello internazionale. Riesce a costruire un portafoglio

del rischio più diversificato, quindi riduce il rischio di credito attraverso appunto la diversificazione.

Inoltre la grande banca attua tecniche finanziarie che le piccole banche non possono usare

(esempio cartolarizzazione): si avvantaggiano di tecniche sofisticate per superare il rischio. Dal

punto di vista della liquidità, il beneficio di essere una grande banca permette di avere una

posizione centrale nell’intermediazione di fondi. Infatti la banca rischia di avere drenaggi di liquidità,

cioè avere richieste di liquidità (prelievi) che poi non rientrano. Economie di scale e scopo? Tutte da

provare. La realtà empirica tuttavia ha detto che essere grandi banche non significa essere meno

rischiose. E neppure più efficienti.

NB. La supervisione della BCE sulle 120 banche significative. Per essere banche significative bisogna

avere:

• Almeno 30 miliardi di euro attivo

• Si può anche essere di rilievo a livello nazionale (perché magari alcuni paesi dell’est non hanno 30

miliardi)

• Avere un totale dell’attivo di 5 miliardi di euro e avere un attività cross boarder di rilievo (almeno il

20 % del suo attivo deriva da attività cross boarder in altri paesi EU)

• Avere ottenuto assistenza finanziaria nell’ambito dei programmi che l’Unione Europea ha messo a

disposizione per salvare le banche europee.

In una di questa casistica si ricade immediatamente sotto la vigilanza della BCE.

Piccola banca

La piccola banca, d’altra parte, si avvantaggia soprattutto della conoscenza del territorio in cui opera

(possesso di soft information) e di un maggiore orientamento (almeno teorico) al relationship banking

(hanno un approccio al cliente relazionale).

Il concetto di localismo bancario, tuttavia, non è semplicemente schematizzabile nell’idea di un rapporto 41

privilegiato tra banca locale di piccole dimensioni e clientela retail/SME. Anche la grande banca, infatti, sta

cercando di recuperare contatto con il territorio attraverso la rivisitazione di soluzioni organizzative e di

marketing.

Soft information→ sfruttate dalle piccole banche: non derivano da dati ma dal fatto di parlare con la gente,

raccogliere informazioni riservate, e che al direttore della piccola banca fanno venire delle idee anche circa

l’affidabilità del debitore a cui è stato concesso il finanziamento. La grande banca non può farlo, non solo

perché è molto distante dei territori; la grande banca inoltre ruota il personale (e lo fa di proposito: rischio di

forte commistione tra il personale della banca e clientela). Affronta quindi con più consistenza il fatto che ci

sia qualcuno molto distante dal quartier generale e che siano rischiose per la banca le relazioni.

I processi di crescita nel sistema bancario italiano

• Crescita, sia per linee interne ed esterne, favorita dalla liberalizzazione e privatizzazione del

sistema

• Predominanza delle aggregazioni in ambito domestico e all’interno della stessa categoria di banche

(ad esempio Banca Popolare con Banca Popolare)

• Acquisizioni/fusioni di banche piccole in difficoltà da parte di banche più grandi e creazione di pochi

big players

• Prevalenza del modello istituzionale del gruppo

• Internazionalizzazione e aggregazione con il settore assicurativo

Il modello organizzativo delle banche

Fino a fine anni ’80 la scelta del modello organizzativo non era stato un problema per le banche operanti in

Italia.

A seguito del processo di armonizzazione europeo e dell’introduzione delle attività ammesse al mutuo

riconoscimento si inizia a discutere su quale sia il modello di banca appropriato per affrontare la

globalizzazione dei mercati: inizialmente la legge Amato-Carli del 1990 aveva spinto per il modello del

Gruppo Polifunzionale, mentre il testo unico del 1993 sottolinea le attività più ampie che la banca può

utilizzare nel modello della Banca Universale.

1. La banca universale

Detto modello renano o tedesco, dove ogni attività è svolta all’interno.

La banca può operare sia in breve che in medio/lungo termine ed è in grado di offrire una gamma completa

di prodotti e servizi finanziari. E’ quindi caratterizzata da:

• Estesa attività creditizia

• Ampia operatività in titoli: sia collocatori che investitori di titoli

• Partecipazione al capitale di rischio delle imprese non finanziarie: acquistano appunto

partecipazioni (infatti al punto prima abbiamo detto che investono in titoli)

• Organizzazione in forma divisionale (si internalizzano attività che potrebbero essere svolte da

società esterne). Ad esempio retail, corporate and investiment banking, private banking ecc.

• Grandi dimensioni

Tale modello viene recepito attraverso la seconda direttiva CEE del 1989 che si rifà al modello renano

(tedesco). Importiamo da lì nel nostro paese il modello. Il modello della banca unica in realtà anche in

Germania non è mai stato un modello puro, cioè di un’azienda unica. Ma i grandi gruppi, ad esempio

DeutscheBank, sono gruppi che hanno al loro interno diverse controllate che svolgono varie attività. 42

Vantaggi della banca universale:

Economie di costo dal punto di vista informativo per effetto dell’esercizio congiunto di attività

 creditizia e finanziaria: una banca universale che spazia in vari settori consente di trarre tante

informazioni e utilizzare economie di costo

Maggior potenziale di orientamento alla relazione con la clientela e più approfondito grado di

 conoscenza: produce un’ampia gamma di prodotti che soddisfa ogni bisogno del cliente

Economie di scala e di scopo superiori all’aumentare delle dimensioni e possibilità di strategie di

 cross subsidizing: questo teoricamente si può assumere, nella pratica non sempre

Superamento potenziali conflitti fra direzione unitaria della capogruppo e autonomia decisionale

 degli organi delle società partecipate: consente di superare i conflitti tra capogruppo controllante o e

controllati. Infatti nella universale in senso purò c’è un azienda unica (in realtà non sono mai pure

come prima detto)

Svantaggi della banca universale:

Possibili conflitti di interesse: insider trading fra negoziazione per conto proprio e di terzi. Nascono

 quindi problematica derivanti da conflitti di interesse, esempio i casi di insider trading nella relazione

con i clienti. Infatti la banca universale come detto è attiva sia nel credito che nell’investimento in

titoli: la banca finanzia il cliente, il quale poi va a collocare titoli azionari di nuova emissione. Ma la

banca ha un informazione. Quindi l’attività di finanziamento e servizi collegati a emissioni di

azioni/obbligazioni può creare conflitto di interesse

• Difficoltà organizzative ed elevati costi di integrazione: maggiori difficoltà se la banca è molto

grande

2. Il modello del gruppo polifunzionale

E’ l’antitesi del modello universale. All’inizio degli anni ’90 era utilizzato dal nostro sistema bancario. La

legge bancaria non consentiva di svolgere alcune attività alle banche (leasing, forfaiting, factoring); le

banche allora costituivano società con cui esercitavano tali attività offrendole ai propri clienti. Si creava

appunto un gruppo polifunzionale, in cui all’interno si svolgevano azioni di intermediazione bancaria e

creditizia controllate da una banca capogruppo. Le specifiche società erano quindi costituire per bypassare

la legge: è dal 1993 che poi finalmente si eliminano questi divieti. Il modello polifunzionale quindi in alcuni

casi è stato mantenuto anche dopo tale data; altre banche hanno fatto processi di internalizzazione e

quindi tali società si sono fuse con la capogruppo.

→ Sistema di società specializzate (non solo banche) in determinati servizi finanziari, governate da una

capogruppo, che esercita anche funzioni di pianificazione strategica tra tutte le società del gruppo.

La banca assume partecipazioni in un istituto di credito speciale, in una società di leasing, in una società di

factoring, in una SIM, in una società di gestione fondi, in un’assicurazione… Tramite questa rete di

partecipazioni in società specializzate (ognuna fa solo un certo tipo di attività) il gruppo polifunzionale

riesce a costituire un polo di offerta ampio e diversificato di servizi finanziari. Le banche controllate possono

essere:

• Specializzate in varie parti

• Banche retail nelle quali vengono preservati i marchi

• Società di intermediazione creditizia (credito al consumo, forfaiting, leasing ecc.)

• Società finanziarie attive nel campo mobiliare e di investimento (SIM e SGR)

• Società strumentali (immobiliari, attive nell’editoria, elaborazione di dati, centri di acquisto per il

gruppo) 43

Vantaggi del gruppo rispetto alla banca universale:

Economie di specializzazione: le controllate sono società specializzate. Tale qualità fa sì che le

 specializzate possano essere più facilmente partner in altri ambiti bancari

Maggiore facilità nell’acquisire risorse finanziarie e nel creare accordi e alleanze: acquisire risorse

 finanziarie: per un investitore è meglio investire i soldi in una società specializzata, sapendo così

dove vanno i soldi. Conosco meglio il business e dove questi fondi vanno

Possibilità di “tagliare i rami secchi”: in realtà vi è segregazione dei rischi ma permane

 responsabilità della capogruppo (da un punto di vista organizzativo/strategico è più facile disfarsi di

una società piuttosto che disfarsi di un unità di business interna alla banca stessa); segregazione

dei rischi: se le attività specializzate sono svolte all’interno di società costruite ad hoc, i rischi non si

mischiano l’uno con altro e quindi si segregano. La società specializzata si assume il proprio rischio

in primo luogo, solo in un secondo livello la capogruppo poi si assume il rischio per ogni singola

società

Maggiore flessibilità operativa: all’interno di ogni società c’è autonomia manageriale e organizzativa

 che tipicamente non si riesce a trovare in una banca universale pura

Svantaggi del gruppo rispetto alla banca universale:

Organizzazione burocratica: ci sono tutta una serie di elementi legati al modello organizzativo e

 gerarchico che rallentano alcuni processi decisionali

Potenziale minore efficienza del modello del gruppo rispetto a quello della banca universale: il

 modello di gruppo è un modello meno efficiente. Ci possono essere conflitti di visione tra i

controllanti e i controllati circa le migliori strategie da porre in essere

Problemi di unicità strategica

 Costi di trasferimento, di coordinamento e di integrazione: ci possono essere costi di integrazione

 perché le società che fanno parte del gruppo seguono modelli di business diversi (es. Corporate

banking diversa da retail) perché ci sono culture aziendali diverse. Costi di trasferimento: tante più

sono le società controllate, tanti più assemblee, consigli di amministrazioni, manager ecc.

Il gruppo bancario

Art. 60 e seguenti TUB. Il gruppo bancario è composto alternativamente:

a) Dalla banca italiana capogruppo e dalle società bancarie, finanziarie e strumentali da questa

controllate

b) Dalla società finanziaria o dalla società di partecipazione finanziaria mista capogruppo italiana e

dalle società bancarie, finanziarie e strumentali da questa controllate, quando nell'insieme delle

società da essa partecipate vi sia almeno una banca italiana controllata e abbiano rilevanza

determinante, secondo quanto stabilito dalla Banca d'Italia in conformità alle deliberazioni del CICR,

le partecipazioni in società bancarie e finanziarie

Il gruppo bancario è iscritto in un apposito albo tenuto dalla Banca d'Italia. La capogruppo comunica alla

Banca d'Italia l'esistenza del gruppo bancario e la sua composizione aggiornata. La Banca d'Italia può

procedere d'ufficio all'accertamento dell'esistenza di un gruppo bancario e alla sua iscrizione nell'albo.

In particolare il nostro testo bancario stabilisce che in presenza di sistema bancario la capogruppo è una

banca che controlla altre banche, società finanziarie (esempio SIM) o strumentali (che si occupano di

acquistare prodotti per la banca o gestione dati o servizi editoriali) oppure una società finanziaria (che però

deve avere una componente bancaria: ad esempio una finanziaria deve controllare una banca, non può

una finanziaria controllare solo finanziarie e strumentali e non banche). La capogruppo può essere solo

holding (strategia e pianificazione) oppure se è una banca può anche essere operativa. Il gruppo bancario

44

deve essere iscritto ad un registro di un gruppo bancario. La capogruppo agisce come una holding pura,

controlla le partecipazioni; la componente bancaria però deve essere rilevante se la società è finanziaria.

La capogruppo può essere:

• Holding pura: la banca gestisce solo le partecipazioni

• Holding: sempre una banca che agisce come soggetto misto o ibrido: gestisce sia le partecipazioni

ma ha anche una sua attività di tipo bancario (esempio: Intesa San Paolo)

Conglomerato finanziario

E’ una realtà imprenditoriale disciplinata dal legislatore europeo e recepita anche dalle norme italiane:

identifica un gruppo di imprese attive nell’ambito assicurativo, bancario e di investimento. Per essere

conglomerato non bisogna operare per forza in tutti e tre i segmenti. L’importante è che nel gruppo ci siano

queste attività in maniera predominante e a capo ci deve essere un assicurazione, una banca o una

società di investimento o le controllate svolgano attività prettamente nel settore finanziario.

Dal fatto di essere considerato conglomerato, nasce una lista di conglomerati: attualmente ne abbiamo 6,

ce ne sono altri 2 che sono riconosciuti ma esentati.

Il fatto che prevalga la componente bancaria/finanziaria o assicurativa cambia il referente: il primo è la

Banca d’Italia, nel secondo caso è L’IVASS. Quindi il gruppo bancario può diventare conglomerato ed

essere vigilato sia come gruppo bancario che come conglomerato.

Modello banca specializzata e network

Banca Specializzata: può offrire tutto ciò che vuole in base a normativa ma si specializza su

 prodotti/servizi specifici, canali distributivi, clientela, zona geografica. La specializzazione, quindi, è

oggi una pura scelta strategica dei vertici della banca, non una scelta imposta.

Network: consorzio, a cui si può aderire anche senza partecipazioni reciproche, in cui si creano

 progetti comuni per diverse banche. Quindi è un gruppo fatto anche o solo da accordi per specifici

progetti (esempio: anni 90, network italiano, progetti informatici). A volte prevede la creazione di una

società ad hoc, da cui le società del network traggono taluni servizi

Gruppo Iccrea→ e sempio di network. È un gruppo bancario a cui però partecipano tantissime BCC e

questo gruppo di fatto si realizza attraverso una logica di gruppo (circa 300 BCC detengono il 90 % del

capitale) e le BCC attraverso le società prodotto, di cui il gruppo Iccrea si è dotato, ottengono una serie di

servizi (credito al consumo, assicurazioni ambito vita…). Il gruppo Iccrea nasce con una logica di fornitore

di servizi di tipo specializzato. BCC: sono banche piccole che avrebbero difficoltà a diversificare la propri

attività i alcuni business, e trovano nel gruppo Iccrea (di cui sono sostanzialmente le proprietà) una

soluzione.

Le funzioni del processo distributivo

Nel processo produttivo della banca riveste un ruolo sostanziale il momento distributivo: in quanto azienda

di servizi, in effetti, la banca eroga i propri prodotti (cioè servizi) proprio nel momento in cui li distribuisce.

Detto in altri termini, la banca non può produrre per il magazzino.

Il momento distributivo attiene al contatto preliminare tra banca e cliente (attuale o potenziale),

all’eventuale vendita del servizio bancario, e allo svolgimento delle attività di supporto (commerciali o

operative) necessarie alla fruizione dei servizi.

La scelta dei canali distributivi dipende da:

• Segmentazione del mercato attuale e potenziale

• Identificazione dei servizi da offrire

• Analisi della concorrenza

• Individuazione dei vincoli di bilancio e compatibilità delle scelte distributive con la rete distributiva

esistente 45

La selezione dei canali deve tener conto di:

• Potenzialità commerciali e operative dei singoli canali

• Costi di investimento e di gestione

• Flessibilità organizzativa

• Possibilità di coordinamento e di integrazione con il resto della struttura (occorre evitare

cannibalizzazione tra canali distributivi)

La multicanalità

Lo sportello bancario

• Consente di percepire gli stimoli provenienti dalla domanda

• Elevate potenzialità commerciali e di post vendita

• Elevate potenzialità promozionali

• Necessità di creare cultura di mercato nel personale

• Necessità di investimenti in tecnologie (migliorare livelli di efficienza ed efficacia, comprimere i costi

di gestione)

• L’importanza del lay out di sportello

• Problema nella quantificazione delle potenzialità del mercato di insediamento

• Elevati costi di investimento e di gestione (possibili barriere all’uscita)

• Utilità per distribuzione servizi banali e complessi

Le alternative disponibili

• Lo sportello multifunzionale . Punti critici:

Orario di apertura

o Prossimità

o Scarsa rapidità di esecuzione delle operazioni

o Limitate competenze tecnico-finanziarie degli addetti

o

• Lo sportello specializzato

Lo sportello specializzato per segmento clientela

o Lo sportello leggero

o Lo sportello specializzato per tipologia di servizi

o

I promotori finanziari

• Ampiezza della gamma di servizi più ristretta 46

• Accessibilità elevata

• Elevata qualità del rapporto consulenziale

• Abilità di mantenere sviluppare i rapporti di clientela

• Capacità di approfondimento dei rapporti di clientela

• Graduale trasformazione del ruolo: da venditori di servizi del risparmio gestito a consulenti finanziari

• Variabilizzazione dei costi di distribuzione

• Veicolo promozionale e informativo

• Utilità per distribuzione servizi con grado di complessità medio alto

• Tipologie di segmenti di clientela serviti

Phone banking

• Capacità informativa elevata

• Potenzialità dispositive medie, legate all’ampiezza della gamma di servizi fruibili ed alle applicazioni

tecnologiche

• Elevato grado di accessibilità

• Qualità del supporto consulenziale medio-bassa

• Bassa capacità di approfondire le relazioni di clientela

• Necessità di investimenti tecnologici

• Limitate capacità promozionali

Internet banking

• E-banking e e-trading

• Elevata capacità informativa e dispositiva (correlata alla gamma di servizi fruibile)

• Elevata prossimità con il cliente

• Investimenti tecnologici elevati

• Possibilità di approfondimento della relazione di clientela elevate (clickstream analysis)

• Potenzialità promozionali elevate

• Segmenti di clientela serviti: nicchie di mercato

• Problematiche di fidelizzazione

BILANCIO BANCARIO 47

Aspetti normativi

Il bilancio delle banche è stato oggetto di recenti importanti innovazioni normative.

L’attuale struttura risulta differente rispetto a quella stabilita dal decreto legislativo n. 87 del 1992, che ha

rappresentato il primo atto normativo in tema di disciplina del bilancio degli enti creditizi.

Il decreto stabiliva, infatti, la struttura obbligatoria del bilancio bancario precisando quali fossero i

documenti costitutivi. Questi ultimi venivano identificati come segue:

• Stato patrimoniale

• Conto economico

• Nota integrativa

• Relazione degli amministratori sulla gestione

A partire dal 2005 le banche italiane sono tenute a redigere il bilancio consolidato secondo i principi

contabili internazionali (IAS/IFRS). (Solo per i gruppi).

Dal 2006 l’obbligo è esteso anche alla redazione del bilancio individuale.

Tutto ciò è frutto di un processo di armonizzazione a livello comunitario:

• Direttiva 2001/65/CE : introduce nella normativa contabile comunitaria sia a fini valutativi sia a fini di

informativa di bilancio il principio del fair value.

• Direttiva 2003/51/CE : completamento dell’armonizzazione con i principi contabili internazionali.

In Italia la normativa è stata recepita dal decreto del 28 febbraio del 2005 (noto come decreto IAS).

Con specifico riferimento alle aziende bancarie occorre richiamare la Circolare Bankitalia n. 262 del 22

dicembre 2005 “Bilancio bancario: schemi e regole di compilazione” (aggiornata nel novembre 2009):

quindi nuovo intervento (anche a causa della crisi) ed è stato introdotto il prospetto della redditività

complessiva.

Gli IAS modificano in misura importante tutto l’impianto delle informazioni di bilancio con effetti

particolarmente significativi sulla configurazione dello stato patrimoniale e del conto economico.

Con riferimento agli strumenti finanziari, gli IAS impattano sui criteri di:

• Classificazione

• Contabilizzazione

• Valutazione

Alcune innovazioni (introdotte nel 2005 e 2009)

Classificazione degli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati ecc.) in funzione della finalità

 per cui sono detenuti (negoziazione – held for trading -, detenzione fino a scadenza – held to

maturity -, disponibili per la vendita – available for sale). Devono quindi indicare le finalità per cui

detengono gli strumenti finanziari.

Introduzione del concetto di fair value (prezzo quotato o altro valore determinato attraverso

 specifiche tecniche di valutazione). Prima era a costo storico. E’ molto criticato: infatti secondo

alcuni, il fair value rende volatili i bilanci delle banche. Dall’altra parte il costo storico rendeva opachi

i bilanci perché non consentiva di cogliere il vero valore. Hanno vinto i sostenitori del fair value.

Applicare il fair value allo strumento finanziario significa:

 Se lo strumento finanziario è quotato nei mercati finanziari, prendo il prezzo quotato e

 quello è il valore fair value. Ma non tutti gli strumenti sono quotati. 48

Le banche possono utilizzare e identificare strumenti analoghi quotati sul mercato. Ma anche

 qui non è detto che esista uno strumento “pari”. Ad esempio le obbligazioni strutturate e tutti

i derivati, che sono strumenti ingegnerizzati.

Si utilizza quindi anche un modello di attualizzazione dei flussi futuri derivante dallo

 strumento finanziario (per strumenti non quotati, che non hanno pari). Ma anche questo

metodo non è sempre vero.

Es. Rendimento ex ante: si individua un tasso unico che può essere utilizzato per calcolare i

flussi futuri, un tasso “fleet”. Ma nella realtà si utilizzano tassi diversi che rappresentano le

aspettative a varie scadenze. Sostanzialmente l’applicazione del fair value per molti

strumenti finanziari dotati di diverse scadenze (magari date da clausole) rendono ardua

l’attività di valutazione. Quindi il fair value da una rappresentazione vera, però tanto più la

banca ha attività complesse, tanto meno il fair value riflette il reale valore della banca.

Investimenti in titoli di capitale inseriti nelle partecipazioni solo se detenute per finalità di controllo

 o di interesse nella gestione della partecipata. Quindi possono anche essere di minoranza ma che

la banca ritiene strategica. Es. Partecipazioni di BCC che hanno in Iccrea: sono strategiche, anche

se minoritarie.

Tutte le altre partecipazioni (es minoritarie di cui non si ha un interesse specifico) tra gli strumenti

finanziari destinanti a negoziazione.

Gli accantonamenti ai fondi rischi non possono essere generici ma il risultato di una stima

 attendibile di un esborso collegato a un preciso evento.

Es. Se la banca ha in atto controversie legali con la clientela, che non erano dovute alla capacità di

rilevare il rischio della clientela, e sa che non ne uscirà vincente, può stimare la perdita, può fare un

accantonamento specifico a fondo rischio.

Anche gli accantonamenti su perdita di crediti vanno fatti direttamente anche attraverso l’annuale

impairment test→ qualsiasi rettifica dell’attivo va fatta direttamente sulla posta creditizia, non

contrapponendo un fondo nel passivo.

Gli strumenti derivati devono essere rilevati sopra la riga indipendentemente dalla loro finalità di

 utilizzo (speculazione/copertura). Prima del 2005 le operazioni in derivate erano in nota integrativa.

Divieto di modificare da un esercizio all’altro i criteri di redazione del bilancio.

 La Banca d’Italia ha provveduto ad aggiornare la circolare n. 262 del 22 dicembre 2005.

 L’aggiornamento si è reso necessario in quanto, dopo l’emanazione di tale disciplina, sono stati

approvati nuovi principi contabili internazionali (IAS/IFRS), mentre altri principi contabili

internazionali già in vigore hanno subito rilevanti modifiche. Considerata la grave crisi che ha

segnato in profondità i mercati finanziari e che ha imposto agli operatori un’approfondita riflessione

sull’applicazione del criterio di valutazione del fair value alle attività finanziare (crediti, titoli ecc.),

sono stati infatti apportati significativi cambiamenti agli IAS/IFRS.

Il concetto di fair value

L’introduzione del fair value rappresenta, come noto, uno dei più significativi cambiamenti prodotti

dall’adozione degli IAS nella predisposizione del bilancio, nella contabilizzazione delle attività finanziarie e,

49

in particolare, in quella dei derivati. Tale metodologia di valutazione ha infatti sostituito il criterio del costo

quale principale misura per un numero crescente di poste finanziarie, ovvero il valore nozionale utilizzato

per la rilevazione dei derivati.

La determinazione del fair value può avvenire secondo diverse modalità: è facile intuire che l’esistenza di

un mercato attivo su cui sono rilevabili dei prezzi rappresenta la via più diretta di determinazione del fair

value di una attività finanziaria. Se non vi è un mercato attivo, il fair value è determinato utilizzando una

“tecnica di valutazione”, con l’obiettivo di stabilire quale sarebbe stato il prezzo dell’operazione alla data di

valutazione in una libera transazione a normali condizioni commerciali.

Le tecniche di valutazione includono l’utilizzo di recenti operazioni di mercato normali tra parti consapevoli

e disponibili, se a disposizione, il riferimento al fair value corrente di un altro strumento che è

sostanzialmente lo stesso, analisi tramite flussi finanziari attualizzati e modelli di prezzo delle opzioni.

Documenti che compongono il bilancio

Sulla base di tali cambiamenti la Banca d’Italia ha introdotto alcune significative novità alla disciplina sul

bilancio delle banche. Anzitutto, con l’aggiunta del Prospetto della redditività complessiva il bilancio delle

banche è ora formato da sei parti:

• Stato patrimoniale;

• Conto economico;

• Prospetto della redditività complessiva (risale al 2009): ci consente di ricostruire la redditività che

la banca avrebbe avuto a fine anno considerando anche quelle poste di bilancio che non hanno una

immediata valorizzazione in conto economico, ma hanno valorizzazione in riserve di valutazione.

Alcune poste sono valutate a fair value che va a finire in una riserva che fa parte del patrimonio

netto. Questo non consente di vedere la complessiva redditività della banca, ecco il perché del

documento.

• Prospetto delle variazioni del patrimonio netto: Il prospetto delle variazioni del patrimonio netto

(Statement of comprehensive income) integra il cèèè’+onto economico riportando tutte le variazioni

delle voci dell’attivo e del passivo patrimoniale che non sono collegate a variazioni di costi o ricavi di

esercizio ma a variazioni di riserve del patrimonio netto. Ne sono un esempio le variazioni di fair

value delle attività finanziarie disponibili per la vendita (available for sale). Ci dà conto (ad esempio

da aumenti di capitale, erosione di capitale per perdite, acquisto di azioni) di una serie di movimenti

che riguardano il patrimonio netto della banca

• Rendiconto finanziario: è un documento finanziario che ci consente di capire da una dinamica

reddituale la liquidità che viene creata per effetto dell’attività di gestione.

• Nota integrativa: è stata inoltre modificata la composizione della Nota integrativa, che risulta ora

suddivisa nelle seguenti parti:

Parte A – Politiche contabili

o Parte B – Informazioni sullo Stato patrimoniale

o Parte C – Informazioni sul Conto economico

o Parte D – Redditività complessiva

o Parte E – Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura

o Parte F – Informazioni sul patrimonio

o Parte G – Operazioni di aggregazione riguardanti imprese o rami d’azienda

o 50

Parte H – Operazioni con parti correlate

o Parte I – Accordi di pagamento basati su propri strumenti patrimoniali

o Parte L – Informativa di settore

o

Stato patrimoniale attivo

• Attività e passività esposte per portafogli IAS

• Criterio di esposizione delle voci per liquidità ed esigibilità decrescente

• Forte attenuazione dell’attività off balance sheet - sotto la linea

Nell’attivo si possono individuare due parti:

Fruttifero: suscettibile di generare frutti sotto forma di interessi attivi, di dividendi o di capital

o gain (da voce 10 a 100 estremi compresi)

Non fruttifero: attività materiali, immateriali, fiscali, e altre attività dove ad esempio

o investimenti della banca in oro (da voce 110 a 150 estremi compresi)

10. Cassa e disponibilità liquide: Fanno parte della cassa e delle disponibilità liquide anche i depositi liberi

presso la Banca Centrale.

20. Attività finanziarie detenute per la negoziazione: comprende i titoli di debito e di capitale ed il valore

positivo dei contratti derivati detenuti con finalità di negoziazione.

30. Attività finanziarie valutate al fair value: include gli strumenti finanziari designati a tale categoria in

applicazione della Fair Value Option (FVO). L’inclusione di attività finanziarie in questa classe è volta ad 51

eliminare distorsioni causate da altre classificazioni (migliore informativa) o/e rendere possibili allocazioni

più coerenti con specifiche politiche aziendali (gruppi di attività/passività finanziarie gestiti secondo una

data strategia di investimento/gestione rischio). Nella voce 110 del CE “Risultato netto delle attività

finanziarie valutate al fair value” è riportato il risultato dell’attività di valutazione a fair value (nonché utili e

perdite).

40. Attività finanziarie disponibili per la vendita: vengono valutate al fair value con iscrizione delle variazioni

nell’apposita riserva da valutazione del patrimonio netto (voce 130 del passivo dello SP).

Vengono incluse in questa voce, oltre ai titoli obbligazionari che non rientrano nelle altre voci anche le

partecipazioni azionarie non gestite con finalità di negoziazione e non qualificabili di controllo, collegamento

e controllo congiunto, inclusi gli investimenti di private equity e in fondi di private equity, nonché la quota

dei prestiti sindacati sottoscritti che, sin dall’origine, viene destinata alla cessione. Al momento della

cessione gli utili/perdite vengono rilevati nella voce 100 del CE.

Le modificazione delle voci, i questo caso non vanno a finire nel CE, ma in una riserva. Se il valore di

mercato aumenta, aumenta la riserva di valutazione, se diminuisce la riserva, fin quando l’attività non viene

dismessa. Devo quindi per valutare la redditività di queste poste, anche se dal punto di vista economico tali

poste non transitano nel CE. E’ solo nel momento della vendita che utili e perdite passano in tali perdite.

50. Attività finanziarie detenute sino alla scadenza: In questa categoria di attività (Held to maturity – HTM)

sono comprese le attività finanziarie che si ha intenzione e capacità di mantenere fino alla scadenza. Esse

sono valutate al costo storico ammortizzato. Il criterio di iscrizione è il fair value aumentato/diminuito dei

costi attribuibili. Successivamente sono valutate al costo storico ammortizzato ed il risultato riportato nel

conto economico.

Utili e perdite da cessione sono imputati al CE alla voce 100. In sede di chiusura dell’esercizio se

l’impairment test è negativo occorre riportare le perdite nella voce 130 del CE.

Impairment test: serve per verificare se il valore attuale di questi strumenti può essere diminuito rispetto al

costo a cui sono iscritte nel bilancio della banca. Se si verifica e quindi c’è una riduzione del valore, occorre

rettificare nella voce 130: rettifiche sulle poste in oggetto.

60/70. Crediti: Si tratta di impieghi a banche e clienti originati direttamente o acquistati da terzi che

prevedono pagamenti fissi o determinabili e che non sono quotati in un mercato attivo.

L’iscrizione avviene al fair value aumentato/diminuito dei costi di transazione. Successivamente la

valutazione avviene al costo storico ammortizzato: il metodo del costo ammortizzato non viene utilizzato

per i crediti la cui breve durata fa ritenere trascurabile l’effetto dell’applicazione della logica di

attualizzazione. Detti crediti vengono valorizzati al costo storico. Analogo criterio di valorizzazione viene

adottato per i crediti senza una scadenza definita.

Eccezione: deroga al principio del costo storico ammortizzato per quanto riguarda i crediti a breve

scadenza o a scadenza indeterminata. In tale situazione viene utilizzato i criterio del costo storico senza

ammortamento.

Perdita su crediti nello IAS 39 : i crediti sono soggetti a continua valutazione. Se presentano delle

patologie, devono essere valutati in maniera analitica. Se non presentano particolari patologie e fanno

parte di un portafoglio, comunque il portafoglio deve essere soggetto a valutazione periodica. Es. Crediti al

consumo, finiscono in portafogli molto grandi e sono valutati in termine generico di portafoglio. Scatta la

valutazione analitica quando:

- Probabilità di fallimento o di altra procedura concorsuale

- Significative difficoltà finanziarie

- Un’effettiva violazione del contratto: inadempimento o un mancato pagamento di interessi o del

capitale

- Il venir meno di un mercato attivo preesistente per difficoltà finanziarie

- La concessione al debitore di dilazioni temporali, che il creditore non avrebbe altrimenti preso in

considerazione, per ragioni economiche o legali relative alla difficoltà finanziaria del debitore stesso

Tipologie di credito : i crediti sono sottoposti ad una ricognizione volta ad individuare quelli che, a

seguito del verificarsi di eventi occorsi dopo la loro iscrizione, mostrino oggettive evidenze di una possibile

perdita di valore. Rientrano in tale ambito i crediti ai quali è stato attribuito lo status di sofferenza, incaglio,

ristrutturato o di scaduto secondo le regole della Banca d’Italia, coerenti con la normativa IAS/IFRS.

• Crediti in bonis 52

• Crediti deteriorati (Non Performing Loans in EU):

Crediti scaduti o sconfinati da più di 90 giorni: rispetto all’importo concesso dalla banca, (in

o inglese: past due loans). Questa categoria di crediti va messa all’interno appunto dei crediti

“deteriorati”.

Crediti ristrutturati: prestiti che la banca ha concesso e che ha convenuto con il debitore di

o ristrutturare allungandone la scadenze, modificando le condizioni economiche e modalità di

rimborso. Non si segnalano nei crediti “in salute” ma si segnalano tra questi crediti.

Incagli: sia questa che la successiva sono criteri propri e tipici italiani. Doutful loans (crediti

o dubbi) in inglese. Sono crediti in cui la banca conosce le difficoltà di rimborso del debitore

ma reputa che tale situazione possa rientrare e quindi che non si subiranno perdite

(chiaramente sempre inferiore a 90 giorni, se li supera diventano sconfinati o scaduti).

Questa può essere una fase quindi. Si noti che Banca d’Italia non da definizioni e parametri

oggettivi per tale categoria (parametri temporali o ad esempio parametri di riferimento). Di

fatto quindi le banche assegnano a tale categoria dei debiti ma c’è molta aleatorietà.

Sofferenze: la banca sostiene che subirà delle perdite. Esempio: debitore fugge all’estero

o oppure debitore soggetto a procedura fallimentare. Nella prassi internazionale invece le

sofferenze dovrebbero essere considerate nei Non Perfoming Loans.

Esempio costo storico ammortizzato flussi valore attuale

data iniziale 01/01/13 10 8,922

data liquidazione 31/12/15 10 7,960

interesse 0,1 110 78,118

costo iniziale 95 Totale 130 94,999

valore finale 100

Tir - tasso interno di rendimento 0,12 costo

interesse interesse ammortizzat

costo iniziale effettivo incassato o

95 11,481 10 96,481

96,481 11,660 10 98,140

98,140 11,860 10 100,000

costo

interesse interesse ammortizzat

costo iniziale effettivo incassato o

95 11,481 10 96,481

96,481 11,66 0 108,141

valore attuale di

100 fra 1 anno 89,218 10,782 0 100

Dif f e re n za f ra 1 0 8 , 1 4 1 ­

Impariment 18,923 8 9 , 2 1 8 . I l v alo re

Prestito erogato il 1° gennaio 2013. Scade il 31 dicembre 2015. Prevede un tasso nominale annuale sul

1 8 , 9 2 3 c o rrisp o n d e

capitale del 10%. Il cliente rimborserà 100 alla scadenza. Pagherà invece periodicamente l’interesse

alla re t t if ic a d e l

c re d it o

periodico. E’ un prestito Bullet, dove si pagano solo interessi e a scadenza si rimborsa il capitale. La rata

degli interessi è costante.

Come si nota la banca ha concesso 100 ma di fatto ha dato 95. Ha trattenuto una serie di oneri posti a

carico del debitore (commissioni legate all’istruttoria o altri tipi di commissioni).

La banca ha avuto un uscita di cassa effettiva di 95, a scadenza avrà 100 euro rimborsati dal debitore e

ogni anno a partire dal 2013 fino al 2015 una serie di flussi derivanti dagli interessi.

In totale la banca dovrà percepire un totale di flussi complessivi pari a 130 avendo avuto un uscita di cassa

pari a 95.

La valutazione al costo storico ammortizzato tiene conto del concetto di rendimento effettivo. Il rendimento

effettivo (o tasso interno di rendimento) è il tasso di rendimento ex ante che rende uguale il valore attuale

dei flussi a tutti i flussi futuri. Eguaglia 95 a tutti i flussi futuri generati dal prestito (10 + 10 +10 + 100).

Il costo a cui viene valorizzato nello stato patrimoniale è 95. Devo quindi spalmare per tutta la vita del 53

prestito dal 2013 al 2015 quei 5 euro di differenza tra 95 e 100 che giustificano il fatto che io ho dato

effettivamente 95 ma vado a incassare a scadenza del prestito se tutto va bene 100. Ogni anno io devo

adeguare il valore del prestito tenendo conto il suo rendimento effettivo che non è 10 ma bensì 12.

Nel conto economico non evidenzio 10, ma l’interesse effettivo calcolato con il tasso di interesse effettivo (o

di rendimento interno).

Al valore iniziale (95) applico su base annuale il 12.085 e calcolo l’interesse effettivo su base annua che

inserisco nel conto economico. A livello contrattuale la rata è 10 ma effettivamente guadagno 11 perché

tengo appunto in considerazione che ho dato 95 ma incasserò 100→ adeguare annualmente il valore del

prestito tenendo conto (nel nostro caso) del differenziale del valore erogato e il valore percepito a

scadenza: valutazione a costo storico.

Differenza tra 11.48 (interesse effettivo) – 10 (interesse incassato dal debitore) viene aggiunto al costo

iniziale quindi ammortizzo il valore del prestito aggiungendo il differenziale tra l’interesse effettivo e quello

contrattualmente incassato. Ciò lo faccio ogni anno, e quindi lo riporto a nuovo ogni anno, calcolare

l’interesse effettivo utilizzando il tasso di rendimento che rimane fisso per tutto il contratto, differenziarlo con

l’interesse contrattuale e tale differenziale metterlo nel costo iniziale.

L’ultimo anno, ricalcolo interesse effettivamente, lo differenzio rispetto al cedolare, effettivamente verrà

rimborsato 100 e quindi ho ammortizzato 95 aggiungendo e spalmando 5. Questa è l’ipotesi se il prestito è

sano.

Se il debitore diventa insolvente: supponiamo che esso paghi regolarmente il primo anno.

La banca calcola qual è il valore attuale tra un anno dei 100 che vengono rimborsati oggi.

Quindi: ha calcolato 108. Si trova a dover valutare oggi quanto vale l’ammontare di 100 da scontare.

Calcola il valore attuale. Ma si rende conto che 108 è il valore del prestito tenendo conto dell’insolvenza

della seconda rata. 89,21 è il valore attuale del capitale da rimborsare tra un anno. La differenza tra questi

due importi, considerando che la banca deve valutare questo prestito perché c’è insolvenza, il 18.92

rappresenta il valore di rettifica, ciò quella che andrà portata in CE in voce 130. 89.21 in stato patrimoniale

nel credito.

80. Derivati di copertura: tra le novità introdotte è presente la regola che i derivati sono riportati in bilancio

sopra la linea e vengono anche suddivisi. Si distinguono in derivati di copertura se c’è uno strumento di

copertura e questo è adeguato. Deve esserci un adeguatezza anche in termini dimensionali (non ci deve

essere sovra copertura rispetto alla perdita a cui sono esposto). Le operazioni di copertura sono finalizzate

a neutralizzare potenziali perdite tramite l’ottenimento di utili.

Lo strumento derivato è designato di copertura se esiste una documentazione formalizzata della relazione

tra lo strumento coperto e lo strumento di copertura e se è efficace nel momento in cui la copertura ha

inizio e, prospetticamente, durante tutta la vita della stessa.

L'efficacia della copertura dipende dalla misura in cui le variazioni di fair value dello strumento coperto o dei

relativi flussi finanziari attesi risultano compensati da quelle dello strumento di copertura.

90. Adeguamento di valore delle attività finanziarie oggetto di copertura generica: copertura può essere

generica e specifica: generica se si riferisce a più voci dell’attivo o a portafogli senza individuazione

specifica; specifica quando utilizza uno strumento derivato per coprire il tasso di interesse per uno

strumento incluso nei portafogli indicati.

100. Partecipazioni: sono costituite dalle partecipazioni in società controllate, collegate e in joint venture.

Sono iscritte al valore di costo al lordo degli oneri direttamente attribuibili. Se alla fine dell’esercizio il valore

attuale dei flussi futuri dell’investimento partecipativo è inferiore al valore di bilancio si procede ad iscrivere

la relativa differenza nel CE nella voce 210 (utili e perdite delle partecipazioni). Le riprese di valore sono

analogamente iscritte nella voce 210.

110. Attività materiali: Terreni, immobili strumentali, investimenti immobiliari, arredi, beni in leasing

finanziario e migliorie e spese su beni di terzi. Iscrizione al costo e successiva valutazione che tiene conto

degli ammortamenti e delle perdite di valore. Annualmente viene applicata la procedura di impairment. Se

emerge una differenza va portata a CE. 54

Stato patrimoniale passivo

Da 10 a 70: passività onerose. Da 80 a 120: passività non onerose. Da 130 a 200: patrimonio netto.

10. Debiti verso banche: raccolta diretta (che fa sorgere debiti in capo alla banca) della singola banca nei

confronti del solo sistema bancario (verso BCE va qui)

Es. Confronto crediti verso banche e debiti verso banche: supponiamo che il primo sia 100 milioni, il

secondo 80. Se vogliamo avere la posizione netta della banca nel sistema bancario, si nota che c’è uno

sbilanco di 20, e ciò ci dice che la banca è creditrice netta nei confornti del sistema bancario. Viceversa, se

fosse 80 e 100, posizione in cui la banca è debitrice netta nei confronti del sistema bancario.

20. Debiti verso clientela: raccolta che assume tutto tranne la raccolta cartolare (che è una raccolta

rappresentata da titoli). Rientrano quindi conti correnti, depositi a risparmio ecc.

30. Titoli in circolazione: rientra la raccolta citata sopra, in cui rientrano i titoli emessi nelle operazioni di

provvista, indipendentemente da chi siano le controparti. Ci entrano ad esempio gli assegni circolari

(perché c’è provvista di fondi).

40/50. Passività finanziarie di negoziazione/valutate al fair value: derivati che hanno valore negativo per la

banca. 55

60. Derivati di copertura: ci sono sia all’attivo che passivo. Se il derivato di copertura identifica una poizione

a debito della banca nei confronti della controparte andranno al passivo, viceversa all’attivo. Riguardano il

valore di mercato.

120. Fondi per rischi e oneri: alimentato tramite accantonamenti per perdite possibili.

130. Riserve da valutazione: collegate ad attività finanziarie disponibili per la vendita, sono valutate a fair

value, ma non producono effetto sul CE fin quando non saranno oggetto di dismissione (nel frattempo

andrà in tale riserva).

NB. Se si dovessero deteriorare e quindi come tutte le attività subire l’impairment test avrebbero una

rettifica che andrebbe nel CE.

140. Azioni rimborsabili: un socio vuole il rimborso. La banca deve segnalarlo. E fin quando sono non

ancora rimborsate, vanno in questa voce.

150. Strumenti di capitale: sono strumenti di debito su cui la banca ha un ampia facoltà decisionale

(esempio se la banca non ha utili, non ne paga la cedola). Sono tutti subordinati (o junior): in caso di

liquidazione della banca i portatori di questi strumenti di capitale vengono rimborsati dopo tutti gli altri

creditori non subordinati (Es. Obbligazionisti ordinari, coloro che hanno certificati di deposito, correntisti

ecc.). Se avanza qualcosa vengono rimborsati i subordinati, se si ha ancora qualcosa gli azionisti (prima

senior, poi junior, poi azionisti). Si noti che però i portatori di capitale, essendo esposti a rischio di rimborso,

tendono ad essere remunerati in maggior misura. Entro determinati gradi tali strumenti di capitale,

rientreranno nel concetto di vigilanza.

170. Sovrapprezzi di emissione: emette azioni a valore superiore a quello nominale.

190. Azioni proprie:

azioni che la

banca ha

riacquistato per

varie finalità (ad

esempio per far

aumentare il

prezzo).

Conto

economico 56

10/20. Interessi attivi e passivi e proventi e oneri assimilati: nelle presenti voci sono iscritti gli interessi attivi

e passivi, i proventi e gli oneri assimilati relativi, rispettivamente, a disponibilità liquide, attività finanziarie

detenute per la negoziazione, attività finanziarie disponibili per la vendita, attività finanziarie detenute sino

alla scadenza, crediti, attività finanziarie valutate al fair value e a debiti, titoli in circolazione, passività

finanziarie di negoziazione, passività finanziarie valutate al fair value.

Sono inclusi anche i differenziali ed i margini relativi a contratti derivati di copertura di A/P che generano

interessi e contratti derivati classificati nel portafoglio di negoziazione

30. Margine di interesse: differenza tra interessi attivi (che la banca percepisce sui crediti concessi o che la

banca ottiene in attività finanziarie, non importa cosa, purché diano interesse) e interessi passivi (su

raccolta diretta sia cartolare sia contratti di deposito). Esso è importante perché rappresenta una prima

grandezza della redditività che la banca trae dall’attività di intermediazione creditizia. Rappresenta anche lo

spread. Se facciamo interessi attivi su totale attivo meno interessi passivi su totale attivo e si trova spread.

Es. Interessi attivi 10, interessi passivi 8, tot attivo 100: (10-8) / 2.

Se al margine di interesse si sommano le commissioni nette attive e passive (ad esempio se la banca non

svolge la negoziazione titoli ma lo fa attraverso un'altra banca, questa chiede commissioni, che per la prima

banca da passiva) si ottengono le commissioni nette.

80. Risultato netto dell’attività di negoziazione: le attività finanziarie detenute per finalità di negoziazione

sono calcolate a fair value e rientrano in questa voce. Rientra anche il valore netto delle attività di

copertura, utili o perdite di crediti ceduti.

Se si sommano al margine di interesse tali voci, si ottiene il margine di intermediazione, e da una misura

della redditività che la banca ritrae dalla sua attività complessiva creditizia e non.

130. Rettifiche/riprese di valore nette: rettifiche e impairment test che riguardano rettifiche che sono riferite

a crediti o attività finanziarie detenute fino a scadenza (e valutate sempre al costo storico ammortizzabile) e

stesse attività finanziare disponibili per la vendita. Il fatto che tali attività siano valutate a fair value e che

l’effetto di ciò vada a finire nell’attività di rivalutazione non significa che la banca non debba compiere 57

l’impairment se ritiene che tali attività abbiamo subito svalutazioni/perdite.

140. Risultato netto della gestione finanziaria: rettifiche/riprese su margine di intermediazione. Se troviamo

due banche che hanno un margine di intermediazione uguale ma rettifiche diverse (50 la prima, 40 la

seconda). Per valutare il ratio faccio 50 % su margine e 40 % su margine. Tanto più è alto tanto peggio la

banca si presenta al mercato perché ha erogato crediti di cattiva qualità su cui poi ha fatto molte rettifiche.

200. Costi operativi: somma delle voci da 150 a 190: c’è un indicatore che si chiama cost to income ratio,

che tutte le banche si affannano a rendere noto. E’ il rapporto tra i costi operativi così calcolati fratto il

margine di intermediazione. Ci dice quanto pesano costi operativi su redditività banca. La banca più

efficiente sarà la banca che avrà il cost to income più basso.

Indicatori di bilancio e analisi della performance

Misure di rischiosità/performance

Le più comuni sono:

• Rettifiche di valore su crediti/totale crediti [la voce crediti nello SP di una banca è sempre al netto

delle rettifiche)

• Rettifiche di valore su crediti /margine di intermediazione

• Esposizioni deteriorate/totale crediti

• Esposizioni deteriorate/patrimonio netto . Tanto più è alta l’esposizione sul patrimonio, tanto più la

banca rischia di stare in piedi

Misure di redditività e efficienza

• ROE e ROA: (primo: utili netti/patrimonio netto, secondo: utili netti/totale attivo). Se usiamo analisi

tra paesi diverse devo usare utile ante imposte, se mi riferisco a caso italiano utili netti

• Margine di interesse/totale attivo

• Margine di intermediazione/totale attivo

• Cost to income ratio: costi operativi/margine di intermediazione

• Margine di intermediazione per dipendente : margine di intermediazione/numero di dipendenti

Misure di patrimonializzazione

• Patrimonializzazione: Totale attivo/PN

Con Basilea 2 e 3 problema patrimonializzazione banche: le banche lavorano infatti con un grado di

patrimonializzazione molto alto rispetto alle altre imprese. Hanno un capitale molto magro rispetto al

volume di attività che sostengono questo patrimonio.

Il concetto di leva finanziaria si può calcolare così o anche in un altro modo:

• Leva finanziaria = TA/PN

• ROE (utili netti/PN) = (risultato netto/TA) x (TA/PN)

Il ROE di una banca può è essere disaggregato come sopra: risultato netto (utili o perdite) / TA: questa

divisione è uguale al ROA, e se la moltiplichiamo per la leva finanziaria, ci da un indicatore sulla redditività

del capitale o del patrimonio netto. Infatti a parità di ROA tanto più è alta la leva finanziaria di cui dispone la

banca, tanto migliore è il ROE. Ma è un rischio: più è alta la leva, minore è il capitale di rischio che 58

supporta il totale attivo. Ma la banca da un altro lato può anche migliorare il risultato netto; però è più facile

aumentare la leva piuttosto che il ROA. Ecco perché negli anni passati si è assistito ad un aumento della

leva finanziaria delle banche, che ha portato molte banche stesse a diventare insolventi perché non avevo

risorse per coprire il proprio attivo.

RAPM (Risk adjusted performance measures)

CI sono altri indicatori che tengono conto del rischio a cui è esposta la banca, cosa che la

rappresentazione contabile non può fare. Rischi sia finanziari sia operativi.

Rorac

• Si somma l’entità delle perdite inattese, le quali devono avere copertura nel patrimonio della banca:

se così è, la banca è patrimonializzata, se non lo è la banca è “nei guai”

• Denominatore: utile al netto di imposte ma al lordo delle componenti straordinarie

• Il Rorac aumenta se la banca ha minore copertura delle perdite inattese. Più è basso il patrimonio,

più la banca può aumentare il Rorac e quindi mostrare che riesce ad ottenere proprie performance

avendo poche perdite in attese coperte

Eva • CaR: capitale a rischio, cioè la quantità di capitale che la banca deve detenere per far fronte alle

perdite inattese

• K : costo dell’equity della banca, cioè del capitale di rischio: il rendimento che gli azionisti della

e

banca si attendono di ricevere. E’ un tasso di rendimento

• R = utile netto di imposte ma al lordo dei componenti straordinari (è una quantità monetaria)

i

Tanto più Eva è > 0, tanto più attraverso la redditività che deriva dalla gestione ordinaria della banca, la

banca è in grado di remunerare adeguatamente il capitale di rischio. Vogliamo quindi questo valore alto.

Può aumentare l’Eva o perché aumenta la redditività oppure perché agisce sulla componente di onerosità

del capitale di rischio.

LA REGOLAMENTAZIONE DEGLI

INTERMEDIARI E DEI MERCATI FINANZIARI 59

Instabilità degli intermediari

• Le ragioni che possono alimentare il rischio di crisi dell’intero sistema finanziario sono intrinseche

alla natura stessa delle banche e riconducibili alla combinazione di due elementi fondamentali:

All’attività di asset transformer unita all’elevato livello di leverage

o All’opacità del profilo di rischio dell’intermediario in un contesto di asimmetrie informative

o

• Fractional reserve banking: si intende la detenzione da parte della banca di riserve liquide

solamente per una frazione dei depositi. La quota di depositi non detenuta come liquidità o attività

equivalenti viene impiegata in crediti e, in parte, in valori mobiliari

• Rumor: sono voci, non necessariamente fondate, che interessano un intermediario. Nel caso

specifico si riferiscono alle condizioni finanziarie della banca

Le ragioni della regolamentazione

• Market failure: il malfunzionamento dei mercati che può comportare il blocco delle transazioni e

quindi l’impossibilità di realizzare lo scambio di fondi

• Effetto contagio: il fenomeno attraverso il quale una situazione anomala si propaga da un segmento

all’altro del sistema finanziario rendendolo sempre più instabile

• La fragilità degli intermediari giustifica la regolamentazione; quest’ultima persegue quindi la loro

stabilità per salvaguardare la fiducia di imprese e famiglie negli stessi intermediari (e nella moneta

bancaria).

Nei mercato ci sono elevati gradi di asimmetrie informative. Inoltre le banche sono imprese altamente

interconnesse: l’eventuale fallimento di un soggetto bancario, si trasla sugli altri soggetti che sono appunto

tra loro connessi. La regolamentazione trova ragion d’essere nel fatto che la regolamentazione bancaria è

necessaria per far fronte ad un sistema instabile.

Illiquidità e insolvenza

Qualora si insinui tra il pubblico dei depositanti una sfiducia circa la convertibilità in moneta dei depositi,

essi procedono al ritiro innescando una corsa agli sportelli. La soluzione di una crisi sistemica richiede

necessariamente interventi esterni.

Talvolta situazioni di (semplice) illiquidità possono essere confuse con stati di insolvenza. Ciò è

fondamentalmente riconducibile ad asimmetrie informative tra banca e depositanti che rendono difficile

osservare la qualità dell’attivo dell’intermediario. In questo senso è essenziale che siano sempre garantiti

l’equilibrio finanziario e la liquidità della banca. Quello che la regolamentazione deve fare è sicuramente

dare stabilità al sistema, poi limitare situazioni di illiquidità o di insolvenza (o almeno di limitarne l’impatto

sull’economia).

Illiquidità: situazione temporanea della banca che può essere risolta entro un congruo periodo di tempo e

che rileva l’incapacità della banca di far fronte tempestivamente (cioè quando è tenuta) nei confronti delle

diverse controparti, sia all’attivo che al passivo.

Soluzioni:

Ottenere finanziamenti in tempi rapidi (o da banca centrale o altre controparti). Cerca di reperire

 fondi in tempi rapidi, ma di solito costa molto. Deve cercare risorse economicamente anche se è

difficile. E’ una soluzione che influenza il lato attivo

Gestire la liquidità dal lato dell‘attivo: ad esempio vendendo in tempi rapidi attività finanziarie della

 banca (che possiede). Ma spesso vendendo in tempi rapidi i prezzi di vendita sono bassi e poi c’è

molta concorrenza. Quindi spesso subiscono delle perdite 60

La posizione di liquidità è tipicamente una posizione che si risolve in tempi rapidi, ma spesso con impatti

duri a livello economico. A volte invece la banca può non essere più in grado di far fronte agli impegni:

situazione di insolvenza. La regolamentazione deve cercare di gestire la liquidità e prevenire l’insolvenza

e, qualora ci sia, deve limitare l’insolvenza e il suo impatto sulle economie.

Safety Net

Ci sono quindi due strumenti: regolamentazione e vigilanza.

La regolamentazione e la vigilanza dell’intermediazione finanziaria sono finalizzate a prevenire situazioni di

crisi attraverso un’attenta disciplina sia della struttura del sistema sia delle attività esercitabili dagli

intermediari in funzione del rischio assunto.

Esiste l’esigenza di completare l’impianto regolamentare e di vigilanza con ulteriori presidi istituzionali e

operativi (definiti safety net) volti a gestire situazioni di crisi e a sostenerne i relativi costi.

Il safety net si compone fondamentalmente di due meccanismi che agiscono in due momenti diversi:

1. Un prestatore di ultima istanza : è colui che cerca di prevenire/minimizzare le situazioni di illiquidità

di un intermediario (ex ante)

2. Uno schema di assicurazione dei depositi : una volta che l’intermediario diventa insolvente, esso

interviene cercando di garantire e rimborsare i depositanti secondo alcune condizioni (ex post).

Esiste anche una finalità preventiva: dal momento che i depositanti sanno di questo sistema,

dovrebbero essere meno portati alla corsa agli sportelli. Interviene quindi ex post ma ha una

funzione preventiva

1. Il prestatore di ultima istanza

Il prestatore di ultima istanza (lender of last resort) è di regola rappresentato dalla Banca Centrale. Essa ha

la funzione di regolare la liquidità del sistema bancario e di supplire a eventuali malfunzionamenti del

mercato monetario assorbendo shock di liquidità. In particolare, la Banca Centrale interviene

costantemente nei mercati monetari attraverso operazioni di regolazione della liquidità aggregata, cioè le

lending financial facilities. La Banca Centrale offre questi finanziamenti solo se reputa che la banca si trovi

in una difficoltà temporanea ad un tasso penalizzante rispetto a quello che la banca in questione potrebbe

rinvenire sul mercato. La durata generalmente è di 24 ore.

Queste operazioni sono dette di mercato aperto in quanto finalizzate a fornire o a drenare liquidità e,

quindi, a indirizzare i tassi di interesse del sistema finanziario senza considerare la posizione di liquidità

della singola banca.

Le attività stanziabili sono solitamente titoli o strumenti finanziari con elevato grado di solvibilità e

negoziabilità offerte in garanzia nelle operazioni di mercato aperto con la banca centrale.

Lender of last resort in senso stretto: l’azione della Banca Centrale è diretta a fornire liquidità (quindi credito

a brevissimo termine) a singoli intermediari o a un gruppo di operatori, i quali presentano un fabbisogno

finanziario che non sono in grado di coprire ricorrendo ad altre fonti di liquidità, in primis all’interbancario.

Operazioni di rifinanziamento: le cosiddette marginal lending facilities, cioè prestiti overnight.

In una visione tradizionale, l’azione del prestatore di ultima istanza ha infatti una funzione di protezione del

sistema e dei singoli intermediari da shock finanziari (si parla in tal senso anche di emergency lending

assistance).

Gli strumenti a disposizione del prestatore di ultima istanza per discernere banche illiquide da quelle

insolventi possono essere individuati nella concessione del credito a tassi penalizzanti al fine, da un lato, di

evitare che l’intermediario utilizzi i fondi concessi per finanziare gli impieghi correnti e, dall’altro lato, di

disciplinare la tesoreria della banca rifinanziata ad una attenta gestione.

Le banche centrali nazionali possono richiedere finanziamenti da banche nazionali che si trovano in

difficoltà. Le banche nazionali possono concedere finanziamenti anche non overnight (maggiore a 24 ore),

ma concordati con la BCE.

Quindi o finanziamento overnight da banca centrale e in questo modo possono finanziarsi in giornata alla

BCE, oppure possono richiedere finanziamenti a banche nazionali.

Le banche devono comunque prestare delle garanzie. Importante: nell’attivo dello stato patrimoniale della

banca, a volte si hanno quelle attività finanziare (titoli, obbligazioni ecc.) che hanno le caratteristiche per

poter essere date in garanzia dei finanziamenti.

2. Gli schemi di assicurazione dei depositi 61

Se la banca cade in insolvenza interviene il secondo meccanismo, gli schemi di assicurazione dei depositi.

Tutte le banche sono tenute ad aderire ad uno schema di assicurazione dei depositi. Le banche straniere

che operano in Italia possono farlo se vogliono integrare la garanzia che offrono ai depositanti.

E’ costruito con una logica di tipo mutualistico: tutte le banche partecipano a tale fondo e condividono le

perdite (insolvenza) che sono verificate da uno dei partecipanti (una delle banche). Il fondo si sostituisce

alla banca stessa e remunera i depositanti della banca insolvente. Ogni anno le banche partecipano a

questo fondo e versano dei contributi che alimentano questo fondo. Ci sono invece altri meccanismi che

presentano un pagamento ex post, in base alle quote di ciascuna banca. Nel caso in cui il pagamento sia

ex post, non hanno uscite su base annuale ma se si verifica l’insolvenza di un intermediario avranno un

grande esborso. E’ più rischioso ex post che ex ante.

Gli schemi di assicurazione dei depositanti sono intesi a preservare la fiducia dei depositanti tutelando i

risparmiatori nell’ipotesi di dissesto di un intermediario bancario che la regolamentazione e la vigilanza

prudenziale non fossero riuscite a prevenire.

Sotto il profilo istituzionale e operativo, gli schemi di garanzia hanno di frequente natura di fondo consortile,

di matrice pubblica o semi-pubblica, ad adesione obbligatoria. La contribuzione è generalmente funzione

crescente del profilo di rischio dell’intermediario partecipante al fine di parametrare il premio assicurativo

alla probabilità di insolvenza.

La natura consortile del fondo riflette una logica mutualistica secondo la quale sono gli stessi soggetti

assicurati, in quanto potenziali beneficiari della garanzia e originanti l’eventuale danno (ai depositanti), a

doversi fare carico degli interventi finanziari di salvataggio accollandosene i relativi costi.

In presenza di gruppi bancari di dimensione particolarmente rilevante piuttosto che a mercati del credito

caratterizzati da quote di mercato dei primi intermediari molto concentrate, il fallimento dei maggiori

intermediari, rispettivamente too big to fail e too important to fail, comprometterebbe l’efficacia del sistema

di assicurazione non essendo gli altri intermediari in grado di sostenere il costo di salvataggio.

Queste situazioni di potenziale fallimento degli schemi di assicurazione possono giustificare interventi di

garanzia pubblica degli impegni di pagamento prestati dai fondi di tutela o interventi di salvataggio diretti da

parte dello Stato. In questo senso si parla di una garanzia di “secondo livello”.

La copertura assicurativa può indurre comportamenti opportunistici ovvero di moral hazard da parte dei

manager bancari, cioè decisioni dell’assicurato che sono influenzate dagli effetti indotti dalla garanzia al

fine di trarre un’opportunità di profitto.

Problemi: fin tanto che fallisce un intermediario marginale o più intermediari piccoli marginali, il fondo può

farsene carico. Ma quando falliscono intermediari grandi o più intermediari, il fondo non riesce a

supportarlo. Il livello di fallimento del sistema deve quindi essere contenuto.

Ecco perché nel 2008 molti stati hanno offerto delle “banque garanties” a favore degli schemi di

assicurazione dei depositi: lo Stato in ogni caso avrebbe coperto tutti gli impegni di pagamento del fondo.

Fondo interbancario di assicurazione dei depositanti

Un fondo a cui fanno a capo tutte le banche e uno solo per le BCC. Sono obbligatori. Quello delle BCC è

un consorzio di diritto privato.

Il fondo garantisce fino ad un importo massimo di 100000 euro.

Se il conto è cointestato: il rimborso in caso di insolvenza della banca vale fino ad un massimo di 100000

per ciascun cointestatario. L’Italia è sempre stata molto generosa nel rimborso.

Attuale disciplina Dir. EU 2009/14:

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, costituito nel 1987 nella forma di consorzio volontario, è oggi

un consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dallo

Statuto e dal Regolamento.

Scopo del Fondo è quello di garantire i depositanti delle Banche consorziate.

Aderiscono così al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi tutte le banche italiane, ad eccezione di

quelle di credito cooperativo aderenti al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo.

Per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia vige l'obbligo di adesione salvo che non

partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente.

Con decorrenza 7 maggio 2011 il limite di copertura per depositante è stato portato da 103291,38 euro

a 100000 euro, per effetto del Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n. 49 di recepimento della Direttiva

2009/14/CE nell'ordinamento italiano.

La tutela offerta dal FITD è per depositante, dunque nel caso di un conto cointestato la garanzia è di

100000 euro per ciascun depositante, a condizione che i depositanti titolari del conto cointestato non

possiedano altri conti correnti presso lo stesso istituto.

La garanzia riguarda solo: conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito 62

nominativi.

In base a quanto disposto dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n. 49 di recepimento della Direttiva

2009/14/CE nell'ordinamento italiano, il rimborso è effettuato entro venti giorni lavorativi dalla data in cui si

producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta ai sensi dell'articolo 83, comma 1 del TUB (D.

Lgsl. 385/93). Il termine può essere prorogato dalla Banca d'Italia, in circostanze del tutto eccezionali, per

un periodo complessivo non superiore a 10 giorni lavorativi.

Aspetti negativi: nella misura in cui i depositanti sanno che esiste un meccanismo di assicurazione,

sono disincentivati a realizzare un attività di monitoring della banca stessa. Non si preoccupano più della

banca. Non mettono in moto nessun meccanismo di controllo. E questo disincentivo è tanto più alto tanto

più alto è l’assicurativo. Ecco perché l’assicurazione depositi ha un tetto massimo, e addirittura ci

dovrebbero essere schemi di coassicurazione. Dall’altro lato c’è un’azione opportunistica del management

della banca, che sapendo dell’esistenza del meccanismo di assicurazione dei depositi, utilizzano strategie

anche più rischiose.

Obiettivi della regolamentazione

La vigilanza e la regolamentazione sono strumenti per minimizzare le instabilità del sistema.

La regolamentazione interviene per correggere o, meglio, prevenire i cosiddetti “fallimenti” sia del mercato

sia degli intermediari: imperfezioni e incompletezze possono infatti impedire il pieno raggiungimento di

quegli obiettivi di stabilità, equità nella distribuzione delle risorse ed efficienza nel loro utilizzo.

Se tutti concordano sulla necessità di definire regole di comportamento che gli intermediari sono tenuti ad

osservare, più difficile è trovare un accordo sul livello di dettaglio e di pervasività che la norma deve avere

per raggiungere efficacemente gli obiettivi che si prefigge.

Regulatory failure: si intende una situazione problematica generata da una regolamentazione che può

risultare inefficace e dannosa rispetto agli obiettivi perseguiti.

Tre sono le finalità essenziali che debbono informare tutta l’attività dei regulators:

• Stabilità: la regolamentazione sulla intermediazione bancaria deve mirare a mantenere stabile il

sistema. Quando quindi si minimizzano gli episodi di crisi o di esposizione ai rischi

• Efficienza: opera in condizioni di efficienza allocativa (riesce correttamente ad allocare le risorse),

tecnico operativa (efficiente dal punto di vista reddituale e dei costi) e di elevata efficienza

informativa all’interno del sistema:

Efficienza allocativa: si intende la capacità degli intermediari di finanziare iniziative

o imprenditoriali e progetti di investimento con rendimenti attesi più elevati, al netto del grado

di rischio complessivo ad essi collegato, mediante un'attenta selezione dei soggetti e una

corretta valutazione del merito creditizio.

Efficienza tecnico-operativa: si intende la capacità gestionale di offrire i propri prodotti e

o servizi al minor costo possibile, o di massimizzare il livello di produzione a parità di costo,

mediante la continua ricerca della migliore combinazione dei fattori produttivi.

Efficienza informativa: si intende la capacità dei prezzi degli strumenti finanziari negoziati sui

o mercati di incorporare tutte le informazioni disponibili, così che tutti gli operatori possano

utilizzarli nelle loro scelte di portafoglio.

• Trasparenza: è immediatamente collegato al concetto di efficienza informativa e inoltre diminuisce

l’asimmetria informativa. Es. Le banche ogni volta che propongono un prodotto devono dare un

foglio informativa che da costo, caratteristiche ecc. 63

Attività di regolamentazione

L'attività di regolamentazione può basarsi su un modello di tipo accentrato o decentrato:

• Modello accentrato: ad un’unica autorità (single regulator) è attribuito il compito di regolamentare e

vigilare tutti i comparti del sistema finanziario, sia per quanto concerne le tipologie di attività in esso

svolte, sia per quanto riguarda gli intermediari presenti. Avere una sola autorità fa sì che ci siano

meno costi e che si ottimizzi l’attività.

• Modello decentrato: prevede la presenza di più autorità, la cui suddivisione di competenze può

venire operata sulla base della tipologia degli intermediari (vigilanza per soggetti o per istituzioni),

delle attività da questi esercitate (vigilanza per attività) oppure degli obiettivi assegnati alle singole

autorità (vigilanza per finalità). E’ ritenuto il migliore.

La vigilanza istituzionale

La vigilanza può essere divisa per:

Soggetti o per istituzioni (vigilanza istituzionale): prevede la presenza di un autorità normativa per

 ciascuna categoria di operatore finanziario e per le attività da questo svolte: quindi vi saranno tre

distinti organismi regolamentari per gli intermediari bancari, il mercato finanziario e le assicurazioni.

A questi se ne aggiunge normalmente un quarto, cui vengono affidati compiti in materia di

concorrenza (autorità antitrust): tante autorità per quanti sono i soggetti.

Arbitraggio regolamentare: quando gli intermediari possono essere incentivati ad assumere

 configurazioni giuridico-organizzative sottoposte a norme meno cogenti e a controlli meno

pressanti.

Vigilanza per attività: a ciascuna attività di intermediazione corrisponde un’autorità regolamentare

 e di controllo, a prescindere dalla forma giuridica-organizzativa dell’intermediario che la esercita,

garantendo in tal modo condizioni di parità concorrenziale (level the playing field).

Vigilanza per finalità: ad ogni autorità viene assegnato un preciso obiettivo (stabilità, efficienza,

 trasparenza, concorrenza) da perseguire, e l’attività normativa e di controllo viene perseguita in

maniera trasversale su tutti gli operatori, indipendentemente dal tipo di attività da essi esercitata.

Vigilanza per funzioni (o funzionale, secondo Merton): dovrebbero quindi essere le funzioni, e non

 gli operatori, assoggettate a regolamentazione, in virtù della loro sostanziale “stabilità” nel tempo.

European System Of Financial Supervison

Autorità sopra European Systemi Risck Board e tre sottostanti in ambito bancario assicurativo e finanziario.

Abbiamo una vigilanza specializzata per soggetti. L’attività bancaria è vigilata da un soggetto, una per il

comparto assicurativo e una per il comparto dei mercati finanziari. Sotto questo abbiamo le autorità

nazionali.

Attività svolta dalle autorità di controllo

Altra classificazione di vigilanza:

• Vigilanza regolamentare: riguarda tutta la complessa produzione di norme e regolamenti,

solitamente di carattere secondario, attuativi della legge generale, emanata dagli organi legislativi.

La Banca d’Italia ad esempio produce regole.

• Vigilanza informativa: rientrano in questo ambito tutti i provvedimenti volti a limitare le asimmetrie

informative che contraddistinguono l’intermediazione finanziaria. Le banche sono tenute

periodicamente a tenere periodicamente presso la Banca Centrale un flusso informativo che si

chiama matrice dei conti. Serve a cogliere eventuali emersioni di patologie in capo alle banche. 64

• Vigilanza ispettiva: i controlli effettuati presso la sede dell’intermediario mirano ad acquisire

informazioni difficilmente estrapolabili dalle periodiche comunicazioni di tipo documentale e

rappresentano pertanto il naturale complemento alla vigilanza informativa sopra descritta. L’organo

di vigilanza ha il potere infatti di compiere liberamente ispezioni presso i soggetti vigilati.

Gli interventi di vigilanza (cronologia temporale)

Altro modo per classificare l'attività di vigilanza, che si abbina a una corrispondente attività di

regolamentazione, è suddividere per momenti di intervento:

1. Gli interventi ex ante, decisamente più rilevanti in quantità e importanza, costituiscono il

complesso regolamentare che informa tutta l’attività degli intermediari, sin dal momento della loro

costituzione.

Si fa carico di porre in essere tutti quei presidi collegati all'avvio e alla realizzazione dell'attività

bancaria.

2. Gli interventi ex post si riferiscono invece agli strumenti utilizzati al verificarsi di una situazione di

crisi dell’intermediario, sia essa reversibile o meno, e coincidono all’incirca con le disposizioni

riconducibili alla vigilanza protettiva. Attività di regolamentazione che va ad agire per risolvere e

gestire situazioni di crisi in cui la banca può versare, che è quello che non vorremmo mai

sperimentare ma che le banche sperimentano.

La vigilanza protettiva (strutturale)

Le crisi bancarie si differenziano sensibilmente da quelle delle altre imprese per la natura fiduciaria del

rapporto che intercorre tra la banca e i depositanti e per la velocità con cui la crisi di un intermediario si

propaga all'intero sistema.

1. Early warning systems: si tratta di sistemi di controllo volti a evidenziare con anticipo il verificarsi

di difficoltà gestionali degli intermediari e a fornirne soluzioni adeguate. Pratiche di monitoraggio e

individuazione di indicatori che sono a disposizione di autorità di vigilanza e servono per individuare

in modo tempestivo le situazioni di crisi bancaria. Negli Stati Uniti per esempio tra gli indicatori che

vengono identificati troviamo l'acronimo CAMELS, che sta per Capital Asset Manegement Earnings

(redditività della banca, rappresentata da ROE e ROA) Liquidity Risk Sensitivity al rischio di

mercato. E' quindi una serie di indicatori e momenti di valutazione che vengono utilizzati dalle

autorità di vigilanza per individuare situazioni di crisi. Efficienza operativa è indicatore della

rischiosità della banca. Identificare aree che possono mettere in crisi banca e studiate sia in termini

statici che dinamici di cui poi viene originato un rating. Identifica come si sviluppa nel tempo il rating

complessivo che viene dato alla banca.

2. Crisis management team: gruppi di lavoro dedicati all’elaborazione di specifiche linee di azione

mirate al superamento delle difficoltà in atto. Quello che vediamo è l'impianto attuale. Attualmente

come si gestisce la crisi di una banca? In alcuni paesi si è optato per costituzione di una bad bank,

che è una struttura societaria in cui confluiscono tutte quelle attività problematiche delle banche che

sono in una situazione di crisi. Questi assets problematici vengono rimossi dal bilancio della banca

e vengono inseriti all'interno di questo veicolo che paga questi assets più di quello che valgono:

l'ipotesi sottostante è ovviamente il salvataggio della banca. Noi in Italia non abbiamo mai

sperimentato questa soluzione. Bad bank: viene così definita la struttura societaria dedicata nella

quale far confluire gli assets problematici, così da ricondurre la gestione dell’intermediario a

situazione di normalità.

3. Amministrazione straordinaria: gli organi decisionali della banca vengono rimossi e sostituiti da

commissari straordinari, nominati dalla Banca d’Italia, con il compito di accertare la situazione di 65

crisi, rimuovere le irregolarità e garantire l’interesse dei creditori. Queste banche risultano aver

compiuto gravi violazioni delle norme dei regolamenti di vigilanza a cui sono sottoposte. Queste

gravi violazioni nascondono sempre gravi aree di perdita. In alcuni casi però non portano al risultato

che ci si aspetta.

4. Liquidazione coatta amministrativa: avviene qualora non sia possibile ricondurre la banca in

bonis o quando le irregolarità nell’amministrazione, le violazioni delle disposizioni legislative,

amministrative o statutarie o le perdite del patrimonio siano di eccezionale gravità. Questo è il caso

più grave: si può parlare di fallimento di una società finanziaria, non si può parlare di fallimento di

banca, ma di liquidazione. E' la procedura di ultima ratio, è decretata da ministro dell’economia,

gestita da due commissari della Banca d'Italia, che procedono a liquidazione obbligatoria della

banca. Il che vuol dire da un punto di vista amministrativo cedere assets e fare in modo che

liquidazione sia il più efficiente possibile. In questa fase interviene il fondo di garanzia dei

depositanti che si insinua in questa procedura diventando lui il soggetto che rimborsa i depositanti e

ovviamente sarà lui il fondo che si pone come soggetto creditore per portare a termine la

liquidazione. Ci sono stati pochi casi perché nostre autorità hanno sempre cercato di fare in modo di

non arrivare a queste situazioni e favorire operazioni di acquisizione da parte di banche sane.

Quindi le banche sane vengono invitate (moral suasion) ad acquisire la banca in difficoltà affinché il

sistema risulti stabile.

L’ordinamento italiano

L’ordinamento italiano si fonda su quattro testi legislativi principali, varati nella metà degli anni novanta e

più volte emendati successivamente:

• Il Testo Unico Bancario (TUB - d.lgs. 385/1993) che regolamenta l’attività di intermediazione

svolta da banche e altri intermediari creditizi non bancari, sensibilmente modificato da un

successivo provvedimento conosciuto come “legge sulla tutela del risparmio” (l. 262/2005)

• Il Testo Unico della Finanza (TUF - d.lgs. 58/1998) che detta disposizioni in materia di attività di

intermediazione mobiliare, prestazione dei servizi di investimento e funzionamento dei mercati

mobiliari

• Il Codice delle Assicurazioni Private (CAP - d.lgs. 209/2005) che disciplina l’attività assicurativa

sia nel ramo vita sia nel ramo danni

• La normativa in materia di forme pensionistiche complementari, contenuta nel d.lgs. 252/2005,

che regolamenta i fondi pensione

Le autorità di vigilanza e regolamentazione in Italia

Tra le autorità regolamentari e di vigilanza in Italia, vi sono organi tipicamente “politici” e organi “tecnici”.

Dei primi fanno parte il Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio (CICR) e il Ministro

dell’Economia e delle Finanze, mentre tra gli organi tecnici ve ne sono da annoverare alcuni che sono

autorità a cui è assegnata una determinata finalità (Banca d’Italia, Consob, AGCM), e altri che

sovraintendono al controllo di categorie specifiche di intermediari (Ivass e Covip).

Al Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio (CICR) il Testo Unico Bancario (TUB)

 attribuisce l’alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio. Il CICR è composto dal

ministro dell’economia e delle finanze, che lo presiede, e dai ministri delle politiche agricole,

alimentari e forestali, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e per le politiche

europee.

Il Ministro dell’economia e delle finanze ha competenze autonome, prevalentemente di carattere

 normativo, sia nel segmento bancario e finanziario, sia nella regolamentazione del mercato

mobiliare. Presiede il comitato interministeriale e ha poteri legislativi piuttosto limitati (ad esempio, 66

caso di crisi bancarie, il decreto di messa in stato di amministrazione). Il ministro ha anche il

compito stabilire i requisiti di onorabilità e professionalità.

Le autorità di vigilanza Italia sono cinque, e riflettono la scelta di un modello ibrido dove accanto ad

organismi cui è assegnato il perseguimento di una precisa finalità (Banca d’Italia, Consob e AGCM), ne

esistono altri deputati al controllo di una determinata categoria di intermediari (ISVAP e Covip):

1. Alla Banca d’Italia compete principalmente la stabilità e il buon funzionamento del sistema

finanziario

2. Compito della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) è assicurare la

trasparenza e la completezza delle informazioni, la correttezza dei comportamenti degli operatori e

l'efficiente funzionamento dei mercati mobiliari

3. All’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è dato mandato di salvaguardare un

adeguato livello di concorrenza all’interno del sistema

4. L’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo (Ivass) sovrintende alla

vigilanza nel settore assicurativo

5. La funzione della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip) è quella di autorizzare i

fondi pensione all’esercizio dell’attività e di garantirne la correttezza.

1. Banca d’Italia

Le principali funzioni della Banca d’Italia sono dirette ad assicurare la stabilità monetaria e la stabilità

finanziaria, requisiti indispensabili per un duraturo sviluppo dell’economia.

Come autorità di vigilanza, l’Istituto persegue la sana e prudente gestione degli intermediari, la stabilità

complessiva, l’efficienza e la competitività del sistema finanziario, nonché l’osservanza delle disposizioni

che disciplinano la materia da parte dei soggetti vigilati.

L’Istituto dispone di autonoma capacità normativa, esercita i controlli sugli intermediari, svolge compiti di

tutela della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni bancarie e finanziarie.

2. Consob

La Consob svolge un’attività rivolta alla tutela degli investitori, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo

del mercato mobiliare italiano.

Le funzioni della Consob riguardano i prodotti oggetto degli investimenti e i relativi emittenti, gli

intermediari dei quali i risparmiatori si avvalgono per effettuare tali investimenti e i mercati nei quali essi

vengono realizzati.

La Consob:

Regolamenta la prestazione dei servizi da parte degli intermediari

 Autorizza la pubblicazione dei prospetti informativi

 Vigila sulle società di gestione dei mercati

 Controlla le informazioni fornite al mercato

 Accerta eventuali andamenti anomali delle contrattazioni

 Promuove uno sviluppo della cultura finanziaria dei risparmiatori

 Collabora con le altre autorità di controllo

3. L’autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM)

All’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) compete il controllo e la disciplina di tutti

quei comportamenti (intese di “cartello”, posizioni dominanti, operazioni di concentrazione) che possano

mettere in pericolo la competitività: ad essa spetta il compito di assicurare l’accesso al mercato e la parità

concorrenziale agli operatori, tutelando al tempo stesso i consumatori, attraverso il contenimento dei prezzi

67

e il miglioramento della qualità dei prodotti e dei servizi.

4 e 5. Ivass e Covip

L’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) svolge funzioni di vigilanza sul settore assicurativo allo

scopo di garantire la sana e prudente gestione delle imprese di assicurazione e di riassicurazione.

La Covip è chiamata a garantire ed assicurare la trasparenza e la correttezza nella gestione e

nell’amministrazione dei fondi pensione. A tale scopo:

Autorizza i fondi pensione ad esercitare la propria attività

 Tiene l’albo dei fondi pensione autorizzati

 Assicura il rispetto dei principi di trasparenza

 Cura la raccolta e la diffusione delle informazioni utili

Europa

La recente crisi ha fatto emergere un limite fondamentale delle architetture di supervisione attualmente

esistenti: la mancanza di un efficace coordinamento.

La proposta di riforma delle strutture di supervisione nell’Unione Europea, che ha ricevuto l’approvazione

da parte del Parlamento Europeo, si fonda su due nuovi organismi che hanno iniziato ad operare dal 1º

gennaio 2011:

Il Consiglio Europeo per il rischio sistemico (European Systemic Risk Board – ESRB), per

 controllare e valutare i rischi per la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso (vigilanza

macroprudenziale)

Un sistema europeo delle autorità di vigilanza (European System of Financial Supervision – ESFS),

 per la salvaguardia della solidità finanziaria dei singoli intermediari finanziari (vigilanza

microprudenziale) e la protezione degli utenti dei servizi finanziari

La Banca Centrale Europea si occupa anche di vigilare e produrre requisiti prudenziali per quanto riguarda

pratiche di risk management, livelli di patrimonializzazione e politiche di remunerazione all'interno del

sistema bancario. Quindi il nostro sistema di vigilanza unica europea si è particolarmente arricchito

dell'ulteriore ruolo che ha acquisito la banca centrale quale vigilante specifico di un nucleo importante di

banche con rilevanza sistematica.

LE NORME DI VIGILANZA PRUDENZIALE

Quando parliamo di vigilanza distinguiamo tra strutturale e prudenziale.

Vigilanza/regolamentazione strutturale importa norme e azioni di vigilanza che riguardano la struttura

morfologica del sistema bancario, quindi ad esempio le norme in materia di entrata di nuove banche, di

apertura di sportelli ma anche in materia di operatività delle banche, che impattano sulla struttura, uguale

per fusioni e acquisizioni fra banche; sono norme di carattere strutturale, perché agiscono su morfologia del

sistema bancario che è oggetto di regolamentazione.

La vigilanza prudenziale invece (in Basilea 1) riguarda tutto quel set di norme che riguardano

l'adeguatezza patrimoniale, tecnica e di risorse umane di cui la banca deve disporre in relazione ai rischi

assunti. Questa regolamentazione dice alle banche che possono assumersi rischi crescenti finanziari e

non, purché abbiano una adeguata dotazione patrimoniale tecnica e umana. Non c'è limitazione di per sé

ad assunzione di rischi ma c'è un concetto di adeguatezza, introdotto con le regole di Basilea 1. Essa

comporta il rispetto di una serie di norme che vogliono correlare la capacità di assunzione di rischio delle

banche in relazione alla condizione patrimoniale. Quindi riguarda diversi tipi di rischi: di credito, di

insolvenza, di mercato, di liquidità, operativi, di leva finanziaria. Troviamo regolamentazioni prudenziali

difformi in funzione del tipo di rischio oggetto di analisi. E' incentrata sui rischi. Riguarda un perimetro 68


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

97

PESO

1.48 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stikazzi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Poli Federica.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia delle aziende di credito

Riassunto esame Economia delle Aziende di Credito, prof. Poli, libro consigliato Le Operazioni Bancarie, Borroni, Oriani
Appunto
Economia delle Aziende di Credito - 2° Parziale
Appunto
Lezioni, Economia delle aziende di credito
Appunto
Riassunto esame Economia, libro adottato Banca. istituzione ed impresa, Biasin
Appunto