Economia delle attività terziarie
Il settore terziario
Vi è poca differenza tra attività terziarie e manifatturiere, addirittura possiamo dire che tutte le attività produttive sono terziarie. Cerchiamo di capire che cosa ha determinato il boom delle attività terziarie negli ultimi 40-50 anni, da cosa è composto tale insieme eterogeneo.
Il sistema produttivo si forma da tre settori o rami principali:
- Il settore primario (agricoltura, estrazione mineraria...);
- Il settore secondario (industria manifatturiera e costruzioni);
- Il settore terziario, in cui ricadeva tutto ciò che non rientrava nelle due categorie precedenti.
È per questo che viene considerato un insieme eterogeneo e residuale. Ad esempio sotto il profilo del modo in cui vengono scambiati gli output di tali attività produttive. Per alcune attività terziarie, l'output è scambiato a un prezzo di mercato (idraulico: servizio di mercato) mentre per altre non vi è prezzo seppur siano servizi (pronto soccorso, polizia - servizi offerti "gratuitamente" o meglio attraverso la fiscalità generale). Questo comporta una serie di problemi: qual è la dimensione ottimale di produzione di questi servizi?
- Laddove il servizio è scambiato sul mercato, è il mercato che stabilisce qual è la quantità da produrre. La domanda determina l'offerta (se tutti necessitassero un idraulico);
- Laddove il servizio è offerto "gratuitamente", può accadere che si appresti una quantità/capacità di produzione, che poi si riveli in eccesso rispetto alla domanda. Per molti servizi, la produzione o parte di essa deve essere anticipata rispetto alla vendita.
Un'altra problematica risiede nella valutazione economica di tali produzioni. I servizi di mercato (che si scambiano attraverso il mercato) sono scambiati attraverso il prezzo, mentre quelli offerti gratuitamente, non avendo un prezzo, non si può dire che non abbiano un valore. In un caso, il prezzo identifica il valore di tale servizio, nell'altro bisogna trovare un modo per esprimere il valore. Dal punto di vista statistico, un metodo è quello di imputare il valore in misura pari al costo di produzione. Il valore del pronto soccorso è dato dal costo necessario per rendere disponibile quel servizio. Questo è un artificio contabile, tuttavia vi è un modo migliore per assegnare il valore a queste produzioni.
Rimanendo nel caso del pronto soccorso: se si vuole migliorare la sua attività con macchinari all'avanguardia, lo si fa attraverso macchinari più efficienti che quindi riescono a servire più persone in un tempo inferiore di tempo, questo lo si farà attraverso investimenti che aumenteranno il costo di produzione del servizio. In questo caso aumenterà anche il valore di quel servizio. Nel caso in cui venga aumentato il numero di usceri, questo comporterà un aumento di costo, ma non il valore prestato. Quindi non si può sempre misurare il valore attraverso il costo di produzione.
Come si assegna il valore di un bene o servizio? Nei servizi di mercato è il prezzo che assegna il valore perché si forma tramite l'incontro di domanda e offerta. Si pensi ad un sistema di assi in cui sull'asse delle X abbiamo le quantità scambiate e sull'asse delle Y i prezzi. La curva di domanda è rappresentata attraverso una retta inclinata negativamente, la curva di offerta all'opposto, inclinata positivamente (come se si disegnasse una X), il punto in cui le due curve si incontrano determina l'equilibrio di mercato, cioè il prezzo unitario di quel bene/servizio.
Il meccanismo che "subisce" ogni acquirente prima di acquistare un bene/servizio è quello di confrontare il prezzo di vendita, di mercato, con la propria disponibilità a pagare. L'acquirente acquista se il prezzo è almeno pari alla sua disponibilità a pagare il prezzo di riserva. Il prezzo di riserva dipende dalle condizioni del singolo (non è quindi uguale per tutti), in particolar modo dal proprio reddito, dal nucleo familiare...
Assumiamo come ipotesi che tutti facciano le proprie scelte in base al fatto che si acquista solo se il prezzo è minore o uguale al prezzo di riserva. Questo non esclude che ci sono casi in cui per acquistare quel bene si sarebbe disposti a pagare anche di più per quel bene (prezzo inferiore al prezzo di riserva).
La differenza tra prezzo di riserva (ciò che l'acquirente valuta essere giusto per un determinato bene/servizio) e il prezzo di vendita è considerata surplus del consumatore. Questo è quello che il consumatore sarebbe stato disposto a pagare, ma che in realtà non paga. L'insieme di surplus di ogni consumatore dà il surplus del consumatore totale, vale a dire l'ulteriore valore che la collettività assegna a quel bene, senza pagarlo. Questo surplus si forma in condizioni di concorrenza perfetta (quando non c'è un unico offerente sul mercato - monopolio).
Una caratteristica che accomuna tutte le produzioni di servizi è il fatto di non poter essere accumulabili, diversamente dalle attività manifatturiere (produttore di scarpe può produrre infradito nel mese di dicembre tendenzialmente senza venderle). Le attività di servizio non possono permetterselo, se non vengono "acquistate" quando sono disponibili, non possono essere "riproposte" (pronto soccorso; hotel vuoto oggi, domani non posso recuperare quello che ormai si è perso). Questo permette all'attività manifatturiera di non avere picchi di produzione.
Tale attività ha un costo, in genere più gestibile rispetto all'inseguimento della domanda. È per questo che l'attività di servizi è più problematica da gestire rispetto alla manifatturiera. La principale criticità riguarda la dimensione aziendale: occorre stabilire la produzione - se renderla grande abbastanza per gestire i picchi di domanda, o ridurla per evitare "spreco" nel momento in cui non ci saranno i picchi.
Vi sono possibili soluzioni:
- Come accade nel caso di mezzi di trasporto che si dotano di mezzi a noleggio - dipende comunque dalla domanda che si deve fronteggiare.
- Altra soluzione adottabile è agire sul prezzo: stimolare la domanda, applicando tariffe particolarmente convenienti (Ryanair e i voli a €9,99 - per destinazioni poco turistiche o comunque in momenti non di alta stagione). In questo caso non si gioca sulla capacità, ma si cerca di aumentare la domanda, giocando sul prezzo (accontentandosi di margini di profitto poco più bassi).
Il terziario nel pensiero economico
Per molti anni gli economisti hanno distinto tra lavoro produttivo e lavoro improduttivo, identificando con quest’ultimo la produzione di servizi.
- Secondo i fisiocratici come Quesnay, esiste un ordine economico naturale, basato su leggi fisiche necessarie e inderogabili e su leggi morali che l’uomo deve adottare nel suo interesse. Compito dell’economia è scoprire le leggi naturali che stanno alla base della produzione e distribuzione dei beni. L’esistenza di un ordine naturale rende dannoso qualsiasi intervento regolatore dello Stato. Solo la natura è produttrice di ricchezza in quanto moltiplica i beni: l’agricoltura è l’unica attività economica produttiva, mentre le altre attività produttive si consideravano sterili in quanto si limitano a trasformare i beni prodotti.
- Smith (1776) inserisce nelle attività produttive anche la manifattura. Un esempio di lavoro produttivo è quello di un manifatturiere, un esempio di lavoro improduttivo è quello di un domestico. La differenza consiste nel fatto che, mentre il denaro speso per la retribuzione e per le spese varie compiute dal manifatturiere fornisce un prodotto il cui prezzo (salvo imprevisti) sarà maggiore della spesa, e di conseguenza porterà a un aumento della ricchezza del manifatturiere e quindi dello Stato, il lavoro del domestico non produce nulla in termini di ricchezza: il lavoro del domestico scompare nel momento stesso in cui viene fatto (non si applica ad alcuna merce).
- La ricchezza di un paese è determinata quindi dal rapporto tra lavoro produttivo e improduttivo.
- Secondo Marx il vero lavoro produttivo per il capitale è unicamente quello che produce plusvalore (quindi la condizione di lavoro salariato).
- Marshall: tutti i fattori della produzione – terra, lavoro e capitale – producono servizi anche se impiegati in attività manifatturiere.
- Baumol distingue diversi livelli di produttività tra attività terziarie e attività manifatturiere (e le conseguenze sui livelli di salario per i lavoratori).
- Negli anni ’80 del ‘900 si comincia a parlare di società post-industriale (Daniel Bell, The Coming of Post-Industrial Society, 1976) in cui le attività terziarie prevalgono su quelle manifatturiere (ciò denota una modifica nella struttura economica).
Diversi possibili utilizzi del termine "servizio" e "terziario" in economia
- Industria dei servizi (o terziaria): settori produttivi il cui output è immateriale;
- Occupazione terziaria: forme di lavoro che non coinvolgono direttamente, ma possono farlo; indirettamente, la produzione fisica di beni;
- Funzioni terziarie: utilità che consumatori/clienti traggono dal consumo di beni e servizi.
Ad accrescere la confusione vi è anche il fatto che alcune attività terziarie producono beni fisici (es. attività commerciali in franchising).
Servizi pubblici: in genere gergalmente si definisce servizio pubblico quello che non viene scambiato sul mercato. Invece il termine "bene pubblico" in economia caratterizza beni ben precisi, che hanno come caratteristiche:
- Non rivalità nel consumo - si indica la condizione secondo cui le quantità acquistate di quel servizio dal consumatore, non limitano le possibilità di acquisto per gli altri consumatori. L'offerta non è infinita. Se non ci fosse rivalità, questo significa che le quantità acquistate non limitano l'acquisto degli altri consumatori.
- Non escludibilità - è difficile o costoso (e quindi poco utile) escludere qualcuno dal consumo. Questo significa che tutti coloro che sono disposti a pagare il prezzo, trovano una possibilità di acquistare il bene. In molti di quelli che vengono definiti beni/servizi pubblici, il prezzo non copre il costo di produzione (quando viene richiesto di pagare quel servizio, questo non è il reale costo di quel servizio - biglietto AMT: €1,50. Tale prezzo non copre tutto il costo del servizio). In molti casi quello che percepiamo non è commisurato al costo di produzione.
Bisogna far presente che il prezzo tende sempre ad escludere qualcuno, a meno che non sia = 0.
Il lavoro come elemento distintivo
Un'altra distinzione tra le attività terziarie e quelle manifatturiere è legata al tipo di mansioni coinvolte. Le attività che producono servizi, hanno un diverso rapporto capitale-lavoro, in cui il lavoro, almeno in linea teorica dovrebbe rivestire una quota importante rispetto alla manifatturiera. I servizi si possono classificare in ragione dell’intensità di lavoro che comportano e che quindi comporteranno una diversa retribuzione. Si avranno pertanto:
- Professionals - medici, avvocati, revisori dei conti;
- Skilled labour - meccanici, decoratori, barbieri;
- Unskilled - postino, guardie giurate, portieri.
In alternativa si può distinguere tra blue collars e white collars. La retribuzione del lavoro, almeno in linea teorica, dipende dalla produttività dei settori; dal rapporto output/input che caratterizza le diverse attività produttive.
Quali attività si configurano come servizi?
[industria=insieme di attività produttive che operano con processi di produzione simili]. L'insieme delle attività terziarie rientra nelle:
- Attività finanziarie, assicurative, immobiliari;
- Servizi all’impresa (legali, pubblicitari, ingegneristici, di architettura, amministrazione, pubbliche relazioni, consulenza, etc.);
- Trasporti e telecomunicazioni;
- Commercio all’ingrosso e al dettaglio;
- Industria dell’intrattenimento e dell’ospitalità e ristorazione;
- Pubblica amministrazione e altri servizi pubblici;
- Attività Non-profit.
Sono servizi molto diversi tra loro (molti di essi sono scambiati sul mercato) ed il loro prezzo esprime il loro valore. Se quel prezzo si forma in condizione di concorrenza perfetta, esso esprime anche il valore che i consumatori assegnano. Vi sono inoltre servizi che non vengono scambiati sul mercato, per i quali non esiste un prezzo. Questo li rende poco comparabili dal punto di vista contabile.
Due famiglie di servizi
Le attività che producono servizi, possono dividersi anche in:
- Servizi alla persona (personal services): il fattore produttivo prevalente è il lavoro ed i consumatori/utenti sono i diretti beneficiari. Si possono a loro volta distinguere in:
- Servizi per il consumatore (trasporti, credito, ristorazione);
- Servizi al consumatore:
- People processing: diagnostica;
- People changing: università, servizi sanitari.
I servizi alla persona dipendono da diversi fattori, come le quantità di servizi scambiati, la numerosità della popolazione residente, dalle caratteristiche di questa popolazione (a seconda che siano giovani, anziani etc), dipende in molti casi da ciò che si produce in quella regione.
- Servizi alla merce - spesso sono servizi offerti alle attività manifatturiere.
Questa distinzione è utile nel momento in cui si discute in termini più strategici e politici o di politica economica sul futuro delle regioni dal punto di vista della struttura produttiva.
È possibile un'economia basata solo sui servizi?
Una parte della letteratura critica una visione dello sviluppo economico basato esclusivamente sul settore terziario (quasi indipendente dall’industria manifatturiera). Ad esempio Jansson e Kaske parlano rispettivamente di “statistical artifact” e “statistical illusion”; Søilen legge la crisi delle economie occidentali – rispetto allo sviluppo delle economie asiatiche - come diretta conseguenza di due tendenze:
- La crescita del settore pubblico;
- Lo sviluppo dell’industria finanziaria.
Ha senso puntare tutto lo sviluppo basandosi solo sulle attività terziarie? Cosa implicherebbe? Più di una regione ha scelto di sviluppare la propria economia basandosi interamente sul terziario. Se si rinunciasse all'industria manifatturiera, probabilmente parte di questi servizi alla merce, sarebbero difficili da produrre, perché in genere sono servizi offerti alle imprese manifatturiere. Questo implicherebbe che una parte di coloro che oggi rientrano nei servizi alla merce sparirebbero perché privi di mercato.
Rispetto alla manifattura, i servizi sono un genere di attività poco inquinanti (acciaieria vs salumiere), sono anche attività che si possono molto più facilmente localizzare. Tendenzialmente c'è un grande favore verso lo sviluppo del terziario perché si tratta di attività che hanno dimensioni inferiori rispetto all'attività manifatturiera e che possono sviluppare in maniera diversa dal punto di vista della pianificazione e occupazione del suolo. Affermare che il futuro dell'economia debba puntare sul terziario, può essere rischioso, dal momento che è necessario riflettere sul tipo di attività terziaria. Come detto in precedenza, il terziario comprende servizi diversi, tra cui alcuni legati alle attività manifatturiere (servizi legati alla produzione di merci).
Critiche all'economia dei servizi
Dal momento che le attività terziarie siano concepite come attività che non generano svantaggi (esternalità, inquinamento...), vi è un certo disfavore verso le attività manifatturiere che si traducono in diversi elementi:
- Si tralascia che una grossa parte dell’economia dei servizi è legata all’industria manifatturiera e senza di essa non ha ragione di esistere; se manca la produzione è difficile che restino anche le terziarie legate ad esse - non è impossibile, ma probabilità è ridotta.
- La maggiore facilità di imitare la produzione dei servizi rispetto alla produzione manifatturiera o meglio, è più facile proteggere beni fisici (manifatturieri), piuttosto che servizi. I processi di protezione della produzione, possono essere intesi come una sorta di protezione rispetto ad una competizione sul mercato. La nascita del copyright è dovuta al fatto di garantire una temporanea situazione monopolistica ad un'impresa, che consenta all'impresa di rientrare negli investimenti effettuati per produrre una certa innovazione (ricerche, sprecare tempo e denaro dietro aspetti che poi non saranno utili...). Una volta scaduto il brevetto, la collettività può fare la stessa cosa, quindi il copyright evita che la copiatura venga fatto subito. Anche nell'ambito dei servizi, vi possono essere imprese che necessitano protezione, ma in questo caso è molto più difficile da realizzare. Chi offre servizi, vive in un ambiente molto più competitivo rispetto all'attività manifatturiera, qui la competizione può essere parzialmente attenuata.
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