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Jacopo Vitali – Università Cattolica – A.A. 2015/2016

Economia applicata all'integrazione europea

Nozioni introduttive: livelli di governo

Per molto tempo gli Stati europei hanno avuto un solo livello di governo, che è quello dello Stato nazionale. Lo Stato nazionale è un'invenzione che si è realizzata durante il Medioevo e i cui pionieri furono Spagna, Francia e Gran Bretagna; tale livello è adattabile sia a una monarchia, sia a una repubblica. Dalla WWII si è però evidenziata l'esigenza di concepire più livelli di governo per migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Livelli di governo

Livello di governo sovranazionale si riferisce a organismi sovranazionali come la Comunità Europea.

Livello di governo nazionale si riferisce agli Stati.

Livello di governo locale in Italia si riferisce a:

  • Regioni
  • Province
  • Comuni

Particolarmente importante è il rapporto che intercorre tra i primi due livelli. Quindi come ripartire le competenze tra i vari livelli di governo (è molto importante che la ripartizione sia razionale)?

Ciò è possibile grazie al principio di sussidiarietà, un principio interessante nel momento in cui affrontiamo il tema del rapporto tra i livelli di governo. Secondo tale principio, quando dobbiamo affrontare un problema, ad esempio, si parte dal livello di governo inferiore, cioè quello più vicino alla comunità territoriale che manifesta quel problema; il livello di governo immediatamente superiore interviene solo quando quello inferiore si dimostra incapace di risolvere il problema, e così via.

Il fatto di partire dal livello più basso è significativo perché quando si è più vicini alla comunità territoriale si è più consci dei problemi che riguardano la comunità stessa. Una seconda motivazione che può spingere un livello superiore a intervenire, oltre all'incapacità di quello inferiore, è quella dei costi, qualora questi siano insostenibili per il livello di governo che dovrebbe essere deputato all'intervento.

Integrazione europea

In seguito al secondo dopoguerra ci si chiese quale dovesse essere l'obiettivo da perseguire a livello europeo; alcuni sostenevano che l'obiettivo dovesse essere la costruzione di uno stato federale europeo sul modello americano (i cosiddetti “Stati Uniti d'Europa”), altri ritenevano che fosse necessario garantire l'esistenza di governi forti. In quest'ultima prospettiva gli Stati sarebbero rimasti forti e avrebbero avuto la possibilità di collaborare tra di loro.

I federalisti sono coloro che vorrebbero dare molto potere al livello di governo sovranazionale, trasformando gli Stati in sottospecie di regioni (al pari degli USA dove, per quanto si chiamino “stati”, New York, Texas, Florida ecc. sono regioni); gli antagonisti viceversa vorrebbero che il potere restasse forte a livello statale, demandando al livello sovranazionale minor potere possibile.

Alcuni Stati come la Gran Bretagna avrebbero preferito non introdurre un organismo sovranazionale ma perseguire una semplice associazione di Stati.

Federalismo europeo e confederalismo

Livello sovranazionale:

  • Approccio: Federalismo europeo
  • Obiettivo: Creare uno stato federale europeo (gli Stati Uniti d'Europa)
  • Metodo: Metodo comunitario

Livello nazionale:

  • Approccio: Confederalismo
  • Obiettivo: Far cooperare gli stati nazionali sovrani
  • Metodo: Metodo intergovernativo

Le due proposte sono tra loro contrapposte, e si sono affermate alternativamente: se dopo la guerra sembrava potesse prevalere un modello federale (vedi la realizzazione della CEE, da cui invece la GB si tirò fuori), più recentemente sembrava si potesse affermare una visione confederale. All'inizio degli anni Duemila si arrivò ad ipotizzare invece la stesura di una costituzione europea, elemento essenziale comune a tutti gli Stati.

I padri dell'Europa avevano quasi tutti una visione federalista:

  • In Italia, Spinelli (autore de Il Manifesto di Ventotene – è un'utopia, non si parla in concreto di cosa fare per realizzare un'Europa federale ma si ha l'intuizione che un'Europa federale sarebbe stata un antidoto contro le guerre); De Gasperi
  • In Francia, Jean Monnet, ideatore della CECA (a differenza di Spinelli aveva una visione più pragmatica); Robert Schumann (ministro francese, con cognome tedesco perché nato in una zona di confine – 9 maggio 1950 testimoniò la volontà della Francia di aprirsi a una cooperazione con la Germania, lasciando da parte gli interessi privati); Jacques Delors (dal 1985 al 1995 è stato presidente della Commissione Europea, e durante questo periodo è stato avviato il progetto dell'Euro); De Gaulle (sostenitore invece di una soluzione confederale)
  • In Germania, Adenauer (primo cancelliere della Germania dell'Ovest, convinto federalista), Hallstein (presidente della Commissione Europea dal 1957 al 1966); Kohl

La contrapposizione tra federalisti e confederalisti si riflette tuttora nell'assetto istituzionale della Comunità Europea combinando elementi di federalismo con elementi più intergovernativi (basti pensare rispettivamente al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri europeo).

Le istituzioni politiche più importanti della CEE (poi UE) sono infatti:

  • Commissione europea - Riflettono una visione federalista
  • Parlamento europeo
  • Consiglio europeo dei ministri - Riflettono una visione confederalista
  • Consiglio europeo

L'integrazione europea

Dopo la WWII l'obiettivo comune fu quello di evitare che l'Europa diventasse nuovamente teatro di guerre; il tema dell'integrazione era però piuttosto generico, perché si potevano distinguere differenti ambiti in cui si esprimesse questa integrazione (economica, politica, giuridica, sociale).

La storia dell'integrazione europea partì dall'integrazione economica: nel 1957 fu fondata la CEE (Comunità Economica Europea).

Possono esistere differenti tipologie di integrazione economica:

  • Commerciale (aprirsi a scambi liberi con altri paesi eliminando i dazi)
  • Produttiva (nella produzione di un bene alcune componenti vengono da altri paesi)
  • Macroeconomica (i principali indicatori macroeconomici dei paesi sono simili)

Negli ultimi anni ha prevalso la posizione confederalista, per cui la parola “Comunità” è stata sostituita da “Unione”. Problemi soprattutto in materia di politica estera. In Europa questa integrazione fondamentalmente non c'è, anche perché si parlano molte lingue diverse.

L'integrazione economica europea partì soprattutto da diverse forme di integrazione commerciale:

  • Area di libero scambio; vengono eliminati dazi, tariffe e contingentamenti per gli scambi commerciali tra i vari paesi aderenti
  • Unione doganale; oltre all'eliminazione dei precedenti elementi, viene introdotta una tariffa esterna comune, ossia i paesi membri si accordano per trattare paesi terzi nello stesso modo
  • Mercato comune; ci sono ulteriori politiche economiche svolte in comune, cioè perseguite da un livello sovranazionale: in sede CEE, ad esempio, venne sviluppata la PAC (Politica Agricola Comune), e venne avviata una politica a difesa della concorrenza (gioca un ruolo chiave l'antitrust). Dagli anni Settanta fu anche avviata una politica regionale europea, la quale si proponeva di aiutare le regioni sottosviluppate a progredire.
  • Unione economica; è il massimo grado di integrazione perché tutte le politiche sono svolte a livello sovranazionale, e a questo livello si può realmente parlare di mercato comune.

L'area di libero scambio cominciò ad avviarsi a partire dagli anni Sessanta, mentre in sede CEE già dal 1968 venne realizzata l'unione doganale; se gli anni Settanta furono un decennio di mancati progressi, dagli anni Ottanta si spinse per completare il mercato comune fino all'unione economica.

Quali sono i beni sottoposti al mercato comune? Parlando di “beni” distinguiamo tra i beni materiali e i beni immateriali (servizi – dagli anni Ottanta), ma possiamo anche includervi le attività finanziarie (obbligazioni, azioni, certificati di deposito). Altri beni sono le risorse umane come il lavoro (con il trattato di Schengen si è raggiunta la totale mobilità dei cittadini di paesi membri).

La storia dell'integrazione europea dal 1945 a oggi

Le 5 fasi storiche essenziali:

  1. Dal dopoguerra alla fine degli anni Cinquanta; l'inizio dell'integrazione economica
  2. Gli anni Sessanta; lo sviluppo della CEE in un contesto economico favorevole
  3. Gli anni Settanta (1970-1984); la crisi economica e politica
  4. Il periodo Delors (1985-1995); l'accelerazione dell'integrazione europea
  5. Gli anni Duemila; la crisi dell'integrazione europea nel nuovo secolo

La fine della WWII

Al termine del secondo conflitto mondiale tutti i paesi europei erano prostrati sia a livello sociale che economico. In particolare l'economia si era fermata, ed era necessario ricostruire tutti i sistemi produttivi e logistici: l'Europa aveva bisogno di aiuti.

Questi aiuti internazionali provennero soprattutto dagli USA, inizialmente sotto la veste dell’ONU come primo finanziatore e successivamente mediante il celeberrimo Piano Marshall.

UNRRA: Aiuti internazionali forniti dall'ONU nel biennio 1945-1947. Questi erano rivolti sia all'Europa occidentale che a quella orientale.

  • UNRRA: United Nations Relief and Rehabilitation Administration
  • 63 MLD $ a tutti gli stati europei; l'Italia ne riceve 425 milioni
  • Forniture di beni alimentari → 40%
  • Materie prime per riattivare il ciclo produttivo (l'Europa è scarsa di materie prime come carbone, ferro e petrolio) → 30%
  • La parte rimanente viene usata per sopperire ai vuoti

Piano Marshall: Aiuti concessi dagli USA, nel 1948-1949; creò un’iniziale unione dei paesi europei perché per ricevere gli aiuti era necessario dialogo e cooperazione fra gli Stati.

In ordine crescente di importanza:

  1. Questo finanziamento era rivolto esclusivamente al blocco occidentale europeo, visto dagli americani come un’entità unica
  2. I paesi dell’Europa occidentale sono costretti a coordinare le proprie richieste agli USA in un piano organico; venne così istituito il Comitato per la Cooperazione Economica Europea (CEEC), con sede a Parigi
  3. Il CEEC chiese molto di più di quanto gli USA fossero disposti a concedere (28 MLD$ a fronte di una proposta di 16 MLD$); l’accordo sancirà la concessione di 19.

Questi vennero pagati sotto forma di:

  • Loans; contanti (prestito agevolato per i governi a tasso nullo o minimo)
  • Grants; merci da rivendere sul mercato interno per ricavarne poi il denaro, definito come fondo di contropartita, da utilizzare a discrezione del singolo Stato (nella vendita si perde però una parte del valore delle merci, quindi secondo le stime l’effettivo valore del piano è stato di circa 12,4 MLD $, di cui circa 7,8 proveniente dai fondi di contropartita)

Questo piano, noto negli USA come European Recovery Program (ERP), venne approvato dal congresso americano nell'aprile del 1948. L'idea alla base del piano Marshall era quella di condizionare gli aiuti a una maggiore apertura agli scambi internazionali mediante l'eliminazione di dazi e tariffe e mediante l'eliminazione di contingentamenti. Venne pertanto istituita una nuova organizzazione chiamata GATT (General Agreement on Trade and Tariffs – 1947); questa istituzione precedette l'OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Una volta approvato il piano, il CEEC si trasformò in Organizzazione Europea di Cooperazione Economica (OECE), con l'incarico di gestire concretamente gli aiuti.

I principali paesi destinatari degli aiuti furono il Regno Unito con circa 2,87 miliardi di dollari, la Francia con 2,57 miliardi, l'Italia 1,35, la Germania 1,32, l'Olanda con 1 miliardo.

Nel frattempo si verificarono anche i primi tentativi di integrazione commerciale in Europa; il primo accordo fu quello realizzato tra i paesi del Benelux, che operarono un'unione doganale accordandosi anche per una tariffa esterna comune. Tra Francia e Italia ci fu invece un tentativo di unione doganale, che però venne rigettato. Bisogna ricordare che negli anni Quaranta il rapporto tra i paesi è ancora rigidamente intergovernativo, quindi confederalista.

In questi anni vennero anche istituite due differenti istituzioni internazionali, il Consiglio d'Europa (1949) e il Tribunale dei diritti dell'uomo. Dagli anni Cinquanta, però, soprattutto Francia e Germania cominciarono ad approcciarsi in modo più federalista; ciò avvenne in particolare quando la Francia capì di non poter rimanere indipendente rispetto ai due blocchi che si erano costituiti in Europa (americano e sovietico). Fu la dichiarazione del ministro francese Schumann che spinse verso un approccio federalista all'integrazione europea, in particolare nella gestione delle risorse minerarie poste ai confini tra Francia e Germania (le miniere di ferro – da cui si ricava l'acciaio – e di carbone nella Ruhr).

Non tutti i paesi dell'Europa Occidentale erano però favorevoli a questo approccio federalista: su tutti la Gran Bretagna, che da decenni faceva parte del Commonwealth, ma anche i paesi scandinavi si mostrarono freddi di fronte a questo approccio perché temevano perdite di potere. L'Italia invece si accodò a questo tipo di disegno politico, sia perché al suo interno era presente un forte filone europeista (ricordiamo De Gasperi e Spinelli), sia perché aveva necessariamente bisogno di recuperare credibilità sul piano internazionale.

L'asso franco-tedesco diede luogo l'anno dopo al Trattato di Parigi (1951) che istituì la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio). Furono solo 6 i paesi firmatari: Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo. Il trattato venne poi ratificato sul piano interno. Obiettivo della CECA non era l'unione doganale, bensì la creazione di un'area di libero scambio circoscritta al carbone e all'acciaio; da un lato si voleva favorire il libero scambio e la libera concorrenza, dall'altra si voleva vigilare sugli esiti della concorrenza attraverso un'istituzione centrale che fosse europea, l'Alta autorità per il carbone e l'acciaio. Il primo presidente di questa autorità fu Jean Monnet.

Quella della CECA fu una buona idea? Da un punto di vista economico sì, perché ci guadagnavano tutti: i paesi produttori allargavano il proprio mercato, i paesi acquirenti avevano carbone o acciaio a prezzo più basso. L'Italia, ad esempio, precedentemente acquistava il carbone dall'America pagandolo 22 dollari la tonnellata, dopo l'istituzione della CECA poté comprare quello tedesco a 14 dollari la tonnellata.

Come si può intuire, pertanto, con la nascita della CECA gli USA persero una fetta del loro mercato, arrivando però a guadagnare nell’acquisto da parte dei paesi europei di macchinari industriali.

Dati sulla produzione di carbone e acciaio:

Paese Carbone (milioni di tonnellate annue) Acciaio (milioni di tonnellate annue)
Germania 123,3 15,8
Francia 55,4 10,9
Italia 1,1 3,5
Belgio 30,4 5,2

Dopo il piano Marshall gli accordi europei con gli Stati Uniti si concentrarono unicamente in campo militare (pensiamo alla NATO, un'alleanza militare tra i cosiddetti paesi “atlantici”; questa prevede l'intervento militare di tutti i paesi membri in caso di attacco a uno di essi – concetto della difesa collettiva). Il grande successo della CECA spinse i federalisti a voler creare altre comunità, anche molto più ambiziose della CECA; col senno di poi questo fu però un errore politico.

Nel 1953 vennero gettate le basi per la CED (Comunità Europea di Difesa) e per la CPE (Comunità Politica Europea). Questi progetti risultarono però eccessivamente ambiziosi, e rimasero solo sulla carta senza che i trattati venissero ratificati dai paesi coinvolti; è evidente che furono gli utopisti del federalismo europeo a calcare troppo la mano. Fu però grazie a queste due cocenti sconfitte che si capì che non si poteva ottenere “tutto e subito”, e fu proprio Monnet a capire ciò, indirizzando l'integrazione europea verso una progressività.

Monnet recuperò infatti la grande sconfitta creando quello che lui chiamò il funzionalismo (un approccio pragmaticamente gradualista all'integrazione europea); da quel momento si deciderà di limitare l'integrazione europea al solo campo economico con la possibilità, qualora fossero stati fatti significativi passi in avanti verso l'integrazione economica, di usare tale situazione come leva per l'integrazione politica e sociale.

Il bipolarismo

Quella del bipolarismo fu una fase che vide contrapporsi gli USA e l'URSS (con i rispettivi “blocchi” di alleanze); tale situazione, che durò per decenni, è anche nota col nome di guerra fredda a sottolineare il fatto che...

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

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