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I neoclassici ritengono importanti le strategie di impresa, gli evoluzionisti danno maggior

• importanza alle competenze delle imprese

I neoclassici considerano l’apprendimento come il risultato dell’esperienza mentre gli

• evoluzionisti dano più importanza all’aspetto cognitivo e di soluzione di problemi

I neoclassici considerano le imprese come agenti isolati e senza storia, gli evoluzionisti le

• considerano immerse nel contesto sociale e istituzionale

Le imprese neoclassiche sono razionali e hanno a disposizione tutta l’informazione. Quelle

• evoluzioniste sono a razionalità limitata

In ottica neoclassica, i fallimenti sono dovuti a beni indivisibili e difficoltà di

• appropriabilità. Per gli evoluzionisti le istituzioni e i sistemi innovativi nazionali giocano un

ruolo determinante

Definizioni introduttive

Funzione di produzione

La funzione di produzione rappresenta la combinazione di capitale e lavoro utilizzate per ottenere

l’output. Cambiamenti di tecnica determinano spostamenti lungo l’isoquanto, quindi una variazione

della proporzione capitale/lavoro impiegati. Il cambiamento tecnologico determina invece uno

spostamento dell’intero isoquanto verso l’origine.

Il cambiamento tecnologico può essere incorporato, ovvero legato all’introduzione di nuovi beni

capitali K o forza lavoro specializzata, oppure può essere disincorporato e dipendere da t, come nel

caso dell’effetto del progresso scientifico.

Il cambiamento tecnologico è definito neutrale se lascia invariata la proporzione capitale/lavoro.

Labour saving se riduce maggiormente la quantità di lavoro impiegata e Capital saving se

diminuisce più che proporzionalmente la quantità di capitale investito.

Ricerca di base, applicata e sviluppo

Ricerca di base è finalizzata all’ampliamento delle conoscenze scientifiche e non orientata alla

definizione di un nuovo prodotto/processo.

La ricerca applicata utilizza le conoscenze scientifiche per la creazione di nuovi prodotti/processi.

Lo sviluppo è la fase più a valle e consiste nell’effettiva realizzazione di nuovi

prodotti/processi/servizi.

Apprendimento per esperienza

L’apprendimento per esperienza genera innovazione nel momento in cui genera economie di scala

dinamiche. Solitamente una riduzione dei costi di produzione è legata all’aumento della quantità

cumulata di beni prodotti.

Alcuni concetti chiave da cui partire

Il processo di innovazione: modello lineare e modello a catena

Il modello lineare prevede una sequenza di fasi che si susseguono ordinatamente: ricerca di base,

ricerca applicata, sviluppo, produzione e commercializzazione.

Il modello a catena di Kline e Rosenberg ricalca nella parte centrale il modello lineare con alcune

differenze.

Parte dalla definizione di un mercato potenziale e continua con la fase di design analitico dove, non

solo si introducono innovazioni ma si ricombinano conoscenze e componenti già esistenti per la

produzione di un nuovo prodotto/servizio/prcesso.

Esistono anche nuove forme di relazione: i feedback che agiscono lungo la catena principale e la

bidirezionalità che lega il processo di innovazione alla ricerca. Questo significa che nuovi prodotti

possono nascere dall’avanzamento scientifico ma allo stesso tempo nuovi prodotti possono aiutare 2

l’attività di ricerca (vedi ad esempio i microscopi, i computer, ecc.). Infine, la conoscenza

scientifica interviene lungo tutta la catena principale e non solo durante la fase di esign analitico.

I principali indicatori

Investimenti in R&S

Gli investimenti in R&S sono spesso utilizzati come indice di innovazione di un impresa o di un

intera industria. Purtroppo si rischia di sottostimare il fenomeno dal momento che in molte imprese,

specie se di piccole dimensioni, la ricerca è portata avanti in maniera non formalizzata.

I brevetti

Il numero di brevetti posseduti da una impresa e la loro importanza (misurata contando il numero di

brevetti costruiti sulla base dei brevetti posseduti dall’impresa) possono fornire una stima del livello

di innovazione.

Il problema è che spesso i brevetti vengono richiesti ancor prima che l’invenzione si trasformi in

prodotto oppure alcuni brevetti vengono richiesti esclusivamente per evitare la produzione di

prodotti simili da parte delle imprese concorrenti.

Altri indicatori

Numero di pubblicazioni scientifiche (per valutare l’innovazione a livello paese), commercio

internazionale di prodotti tecnologici (stima la competitività di un paese in settori tecnologici),

bilancia tecnologica dei pagamenti, misura lo scambio internazionali di beni intangibili (brevetti ad

esempio).

Modelli di derivazione neoclassica: le caratteristiche

I modelli analizzati di seguito sono di derivazione neoclassica; utilizzano concetti tipici della teoria

neoclassica ma vi si discostano per alcuni aspetti.

Le imprese sono il centro dell’innovazione, rendendo in questo modo il progresso tecnologico

endogeno al sistema economico. Le imprese sono perfettamente razionali e dispongono di tutta

l’informazione necessaria per attuare un comportamento massimizzante. Le imprese hanno un

comportamento strategico ovvero possono, attraverso le loro azioni, influenzare le decisioni delle

imprese concorrenti. Le imprese possono erigere barriere all’entrata, entrare, uscire o costringere ad

uscire dal mercato. Da qui emerge una caratteristica fondamentale del modello; la struttura del

mercato è endogena al modello e le variabili fondamentali sono gli investimenti in R&S.

L’innovazione è un bene privato (delle aziende generatrici) ed è parzialmente appropriabile, quindi

è soggetto ad un processo di diffusione. Quest’ultimo aspetto si discosta dalla concezione

strettamente neoclassica dove il progresso tecnico è esogeno e bene pubblico.

Infine, l’innovazione è considerata come una attività incerta, le imprese sostengono, oltre ai costi,

anche i rischi legati all’innovazione.

L’attività innovativa non cooperativa

Gli incentivi privati all’investimento in R&S

Arrow, negli anni 60, studia quali siano gli incentivi che spingono le imprese ad innovare,

considerando diverse situazioni di mercato (monopolio, oligopolio, economia pianificata) e

ipotizzando brevetti di durata infinita (escludendo quindi il processo di diffusione).

Secondo Arrow, il valore dell’innovazione è minimo per un monopolista, massimo per un

pianificatore sociale e compreso tra questi 2 estremi per una impresa operante in un contesto

concorrenziale.

L’innovazione, in monopolio, provoca una riduzione dei costi ma non altera la struttura di mercato.

Il monopolista otterrebbe l’effetto di competere contro se stesso. L’incentivo ad innovare, per

l’impresa i, è definito come la differenza tra i profitti iniziali e quelli derivanti dall’innovazione: 3

Dove il primo termine dopo l’uguale indica i profitti in caso di innovazione ed il secondo termine

indica i profitti in assenza di innovazione.

Consideriamo ora una semplice struttura di mercato, dominata da una azienda monopolista insediata

(I) ed una impresa entrante (E).

L’impresa insediata può attuare un comportamento strategico, ovvero innovare per scoraggiare

l’ingresso dell’azienda entrante. Chiamiamo questo incentivo “Incentivo strategico”:

Dove il primo termine a destra dell’uguale indica i profitti dell’impresa insediata nel caso decida di

innovare mentre l’impresa entrante non innova. Il secondo termine indica invece i profitti

dell’impresa entrante nel caso in cui sia l’impresa entrante ad innovare.

Supponiamo che sia l’impresa più giovane, ovvero quella entrante, ad innovare mentre quella

insediata continui a produrre a costi marginali più elevati (ovvero non innova). L’impresa E entra

newl mercato ed insieme all’impresa I si divide i profitti di duopolio, rispettivamente:

L’incentivo ad innovare dell’impresa E è pari a:

Dove r è il tasso di sconto compreso tra 0 e 1.

L’incentivo ad innovare per l’impresa I è invece pari a:

Se

Allora prevale l’effetto di efficienza. Ovvero i profitti del monopolista sono almeno uguali o

superiori alla somma dei 2 profitti degli oligopolisti non collusivi. Quindi, l’incentivo del

monopolista a rimanere tale è superiore rispetto all’incentivo dell’azienda entrante a diventare

duopolista. Il mercato rimane quindi in mano al monopolista.

Al contrario, se

Allora prevale l’effetto di rimpiazzo e l’impresa entrante entra nel mercato.

I modelli di patent race

Modelli che analizzano gli incentivi e le strategie delle imprese ad innovare nel tentativo di

acquisire o mantnere una posizione di leadership nel mercato. 4

Come suggerito del nome, l’innovazione in questi modelli è vista come una gara tra le imprese che

competono per ottenere per prime i brevetti sui frutti dei loro investimenti in R&S. I modelli di

seguito analizzati sono definiti deterministici (dove la relazione Investimento in ricerca –

Innovazione è determinata), stocastici (dove l’investimento in inoovazione porta a risultati incerti) e

con memoria (dove a giocare un ruolo determinante è l’esperienza accumulata dall’impresa).

Modello Stocastico: 2 imprese, I (insediata) e E (entrante). Ogni impresa investe x in Ricerca e

sviluppo. Durante l’intervallo di tempo (t, t+dt), l’impresa I, considerata monopolista, realizza

profitti pari a:

Ovvero pari al profitto in assenza di innovazione (ovvero con la vecchia tecnologia) meno gli

investimenti in R&S. Nello stesso periodo l’impresa entrante, dato che non è ancora operativa nel

mercato, realizzerà profitti pari a 0.

Dato che la probabilità di innovare dipende direttamente dal flusso di investimenti, l’impresa I

innoverà per prima e manterrà quindi il monopolio del mercato con probabilità:

Dopo aver innovato, i profitti dell’impresa I diventerebbero pari a:

In maniera analoga, la probabilità di innovare con successo per l’impresa E è pari a:

Passando da profitto 0 a profitti pari a:

Riducendo i profitti dell’ex-monopolista (l’impresa I), a:

Dove r rappresenta sempre il tasso di sconto.

Per determinare quale impresa innoverà per prima, è necessario investigare sull’effetto efficienza e

rimpiazzo. L’effetto efficienza spingerà l’impresa insediata ad investire, e quindi ottenere il brevetto

per prima, per mantenere la posizione di monopolio. Dall’altra parte, l’effetto rimpiazzo spingerà

l’impresa entrante ad investire. Il beneficio marginale (cioè la produttività marginale)

dell’investimento in R&S è decrescente rispetto ai profitti iniziali. In questo caso è l’impresa

entrante ad essere maggiormente incentivata all’innovazione.

Nel caso di innovazione drastica da parte della impresa entrante, l’impresa Insediata viene

totalmente esclusa dal mercato da parte della entrante. 5


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze statistiche (BOLOGNA)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lamberto991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Santarelli Enrico.

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