Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

l’attività di ricerca (vedi ad esempio i microscopi, i computer, ecc.). Infine, la conoscenza

scientifica interviene lungo tutta la catena principale e non solo durante la fase di esign analitico.

I principali indicatori

Investimenti in R&S

Gli investimenti in R&S sono spesso utilizzati come indice di innovazione di un impresa o di un

intera industria. Purtroppo si rischia di sottostimare il fenomeno dal momento che in molte imprese,

specie se di piccole dimensioni, la ricerca è portata avanti in maniera non formalizzata.

I brevetti

Il numero di brevetti posseduti da una impresa e la loro importanza (misurata contando il numero di

brevetti costruiti sulla base dei brevetti posseduti dall’impresa) possono fornire una stima del livello

di innovazione.

Il problema è che spesso i brevetti vengono richiesti ancor prima che l’invenzione si trasformi in

prodotto oppure alcuni brevetti vengono richiesti esclusivamente per evitare la produzione di

prodotti simili da parte delle imprese concorrenti.

Altri indicatori

Numero di pubblicazioni scientifiche (per valutare l’innovazione a livello paese), commercio

internazionale di prodotti tecnologici (stima la competitività di un paese in settori tecnologici),

bilancia tecnologica dei pagamenti, misura lo scambio internazionali di beni intangibili (brevetti ad

esempio).

Modelli di derivazione neoclassica: le caratteristiche

I modelli analizzati di seguito sono di derivazione neoclassica; utilizzano concetti tipici della teoria

neoclassica ma vi si discostano per alcuni aspetti.

Le imprese sono il centro dell’innovazione, rendendo in questo modo il progresso tecnologico

endogeno al sistema economico. Le imprese sono perfettamente razionali e dispongono di tutta

l’informazione necessaria per attuare un comportamento massimizzante. Le imprese hanno un

comportamento strategico ovvero possono, attraverso le loro azioni, influenzare le decisioni delle

imprese concorrenti. Le imprese possono erigere barriere all’entrata, entrare, uscire o costringere ad

uscire dal mercato. Da qui emerge una caratteristica fondamentale del modello; la struttura del

mercato è endogena al modello e le variabili fondamentali sono gli investimenti in R&S.

L’innovazione è un bene privato (delle aziende generatrici) ed è parzialmente appropriabile, quindi

è soggetto ad un processo di diffusione. Quest’ultimo aspetto si discosta dalla concezione

strettamente neoclassica dove il progresso tecnico è esogeno e bene pubblico.

Infine, l’innovazione è considerata come una attività incerta, le imprese sostengono, oltre ai costi,

anche i rischi legati all’innovazione.

L’attività innovativa non cooperativa

Gli incentivi privati all’investimento in R&S

Arrow, negli anni 60, studia quali siano gli incentivi che spingono le imprese ad innovare,

considerando diverse situazioni di mercato (monopolio, oligopolio, economia pianificata) e

ipotizzando brevetti di durata infinita (escludendo quindi il processo di diffusione).

Secondo Arrow, il valore dell’innovazione è minimo per un monopolista, massimo per un

pianificatore sociale e compreso tra questi 2 estremi per una impresa operante in un contesto

concorrenziale.

L’innovazione, in monopolio, provoca una riduzione dei costi ma non altera la struttura di mercato.

Il monopolista otterrebbe l’effetto di competere contro se stesso. L’incentivo ad innovare, per

l’impresa i, è definito come la differenza tra i profitti iniziali e quelli derivanti dall’innovazione: 3

Dove il primo termine dopo l’uguale indica i profitti in caso di innovazione ed il secondo termine

indica i profitti in assenza di innovazione.

Consideriamo ora una semplice struttura di mercato, dominata da una azienda monopolista insediata

(I) ed una impresa entrante (E).

L’impresa insediata può attuare un comportamento strategico, ovvero innovare per scoraggiare

l’ingresso dell’azienda entrante. Chiamiamo questo incentivo “Incentivo strategico”:

Dove il primo termine a destra dell’uguale indica i profitti dell’impresa insediata nel caso decida di

innovare mentre l’impresa entrante non innova. Il secondo termine indica invece i profitti

dell’impresa entrante nel caso in cui sia l’impresa entrante ad innovare.

Supponiamo che sia l’impresa più giovane, ovvero quella entrante, ad innovare mentre quella

insediata continui a produrre a costi marginali più elevati (ovvero non innova). L’impresa E entra

newl mercato ed insieme all’impresa I si divide i profitti di duopolio, rispettivamente:

L’incentivo ad innovare dell’impresa E è pari a:

Dove r è il tasso di sconto compreso tra 0 e 1.

L’incentivo ad innovare per l’impresa I è invece pari a:

Se

Allora prevale l’effetto di efficienza. Ovvero i profitti del monopolista sono almeno uguali o

superiori alla somma dei 2 profitti degli oligopolisti non collusivi. Quindi, l’incentivo del

monopolista a rimanere tale è superiore rispetto all’incentivo dell’azienda entrante a diventare

duopolista. Il mercato rimane quindi in mano al monopolista.

Al contrario, se

Allora prevale l’effetto di rimpiazzo e l’impresa entrante entra nel mercato.

I modelli di patent race

Modelli che analizzano gli incentivi e le strategie delle imprese ad innovare nel tentativo di

acquisire o mantnere una posizione di leadership nel mercato. 4

Come suggerito del nome, l’innovazione in questi modelli è vista come una gara tra le imprese che

competono per ottenere per prime i brevetti sui frutti dei loro investimenti in R&S. I modelli di

seguito analizzati sono definiti deterministici (dove la relazione Investimento in ricerca –

Innovazione è determinata), stocastici (dove l’investimento in inoovazione porta a risultati incerti) e

con memoria (dove a giocare un ruolo determinante è l’esperienza accumulata dall’impresa).

Modello Stocastico: 2 imprese, I (insediata) e E (entrante). Ogni impresa investe x in Ricerca e

sviluppo. Durante l’intervallo di tempo (t, t+dt), l’impresa I, considerata monopolista, realizza

profitti pari a:

Ovvero pari al profitto in assenza di innovazione (ovvero con la vecchia tecnologia) meno gli

investimenti in R&S. Nello stesso periodo l’impresa entrante, dato che non è ancora operativa nel

mercato, realizzerà profitti pari a 0.

Dato che la probabilità di innovare dipende direttamente dal flusso di investimenti, l’impresa I

innoverà per prima e manterrà quindi il monopolio del mercato con probabilità:

Dopo aver innovato, i profitti dell’impresa I diventerebbero pari a:

In maniera analoga, la probabilità di innovare con successo per l’impresa E è pari a:

Passando da profitto 0 a profitti pari a:

Riducendo i profitti dell’ex-monopolista (l’impresa I), a:

Dove r rappresenta sempre il tasso di sconto.

Per determinare quale impresa innoverà per prima, è necessario investigare sull’effetto efficienza e

rimpiazzo. L’effetto efficienza spingerà l’impresa insediata ad investire, e quindi ottenere il brevetto

per prima, per mantenere la posizione di monopolio. Dall’altra parte, l’effetto rimpiazzo spingerà

l’impresa entrante ad investire. Il beneficio marginale (cioè la produttività marginale)

dell’investimento in R&S è decrescente rispetto ai profitti iniziali. In questo caso è l’impresa

entrante ad essere maggiormente incentivata all’innovazione.

Nel caso di innovazione drastica da parte della impresa entrante, l’impresa Insediata viene

totalmente esclusa dal mercato da parte della entrante. 5

Le conclusioni dei Reingaum sono che, data l’asimmetria delle condizioni di partenza, dove

l’azienda entrante ha un profitto pari a 0, l’incentivo ad innovare sia maggiore per l’impresa

entrante piuttosto che per l’insediata, il cui unico incentivo all’innovazione è rappresentato dal

mantenere profitti di monopolio. Vi è quindi, secondo questo modello, una tendenza ad entrare nel

mercato da parte di potenziali concorrenti, con conseguente riduzione della concentrazione del

mercato.

Modello deterministico: In un modello dove la probabilità di ottenere l’innovazione aumenta al

crescere degli investimenti in R&S, l’effetto rimpiazzo tende ad annullarsi. Il monopolista è

preoccupato dalla possibilità di perdere il monopolio . Questo lo porta ad aumentare gli investimenti

in R&S, portandoli ad un livello superiore rispetto all’impresa entrante. In questo caso l’effetto

efficienza predomina ed il mercato mantiene la sua configurazione.

Modelli con memoria: Questi modelli tengono in considerazione il ruolo chiave dell’esperienza.

Le imprese che innovano accumulano uno stock di conoscenze che, raggiunto un certo livello,

producono innovazione. Non è importante solo il flusso di investimenti in R&S ma ancheil loro

stock. In formula:

Anche questi modelli sembrano prevedere una situazione di monopolio da parte delle aziende che

prima cominciano ad investire in R&S. La situazione di equilibrio non è necessariamente quella di

monopolio, si parla in questo caso di Leapfrogging, ad esempio quando i flussi di investimenti in

R&S non sono costanti nel tempo, rendendo in questo modo più fluida la situazione di mercato.

Sorpassi, in termini di stock di investimenti in R&S possono avvenire anche quando le imprese non

sono a conoscenza del livello di investimento dei concorrenti.

Capitolo 3

La conoscenza, l’apprendimento e la ricerca

Nei modelli evolutivi, la conoscenza è tenuta distinta dal concetto di informazione. La conoscenza è

elaborazione e comprensione, da parte delle imprese. Comprende aspetti codificati e taciti, come le

competenze sviluppate dall’impresa con l’esperienza, nell’affrontare determinati problemi.

In ottica evoluzionista, i fattori che determinano la direzione, rilevanza economica e l’intensità

dell’attività di ricerca sono:

1. Opportunità scientifiche e tecnologiche: Si intendono i contesti scientifici e tecnologici

esterni all’impresa ma anche gli aspetti interni o tangenti all’impresa come fornitori,

utilizzatori e aziende concorrenti

2. Organizzazione e procedure di ricerca: Le procedura di ricerca possono essere di 2 tipi: R&S

e ricerca non formalizzata. La ricerca non formalizzata può emergere per esperienza o per

interazione con altri soggetti

3. Conoscenza accumulata: La conoscenza accumulata, o esperienza, indirizza la ricerca. La

relazione è bidirezionale; la ricerca aumenta le competenze che a loro volta permettono una

ricerca più avanzata.

4. Relazioni e complementarità: Ricerca come processo interattivo e collettivo, non solo

all’interno dell’impresa ma anche all’esterno. In un mondo popolato da agenti interagenti

(imprese, istituzioni pubbliche, ecc), la ricerca si sviluppa proprio grazie all’interazione

Questa visione si contrappone a quella neoclassica dove l’intensità degli investimenti in R&S è

stimolata dall’appropriabilità dell’innovazione (relazione non dimostrata empiricamente e troppo 6


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

10

PESO

137.10 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze statistiche (BOLOGNA)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lamberto991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Santarelli Enrico.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze statistiche (bologna)

Statistica aziendale - il campionamento da popolazioni reali
Dispensa