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Unità 1 – I beni dell'informazione

I beni dell'informazione, oggetto del nostro studio, sono degli elementi importanti nell'economia avanzata che stiamo vivendo nei giorni d'oggi. Giusto per iniziare a familiarizzare con il termine, prendiamo in esempio il libro del Signore degli Anelli: a prescindere dal modo con cui esso può essere letto, il contenuto del libro è da considerare come un bene dell'informazione. Se prendiamo in considerazione il film, che deriva dal libro, rimaniamo sempre sull'etimologia di bene d'informazione; siamo nel caso di un'opera derivata dal libro. Altro esempio: il doppiaggio effettuato da Ruffini, riguardo al film del Signore degli Anelli, è da considerare come un'opera doppiamente derivata. La prima caratteristica che notiamo dei beni d'informazione, è la loro capacità di essere rielaborati e modificati in qualsiasi modo e forma.

Lo stesso discorso vale anche per i software, dato che dal punto di vista concettuale sono un insieme di numeri e codici, ed anche essi possono avere un uso derivato ed essere riadattati alle varie esigenze. L'automobile è un bene d'informazione? Inizialmente possiamo rispondere di no, ma se andiamo a considerare la tecnologia di cui è composta allora possiamo affermare che è un bene d'informazione.

Passando da un livello descrittivo ed esemplare, ci spostiamo sulla definizione più precisa di bene d'informazione: qualunque cosa che può essere digitalizzata è da considerare come bene d'informazione. L'economia dell'informazione è la disciplina che studia e regolamenta il mercato, in cui tali beni vengono scambiati. Tale disciplina si stacca dall'economia tradizionale per il semplice fatto che tali beni hanno delle caratteristiche particolari, non uniche ma particolari.

Domanda dei beni di informazione

  • Beni d'informazione = Beni esperienza. Le caratteristiche di tali beni costringono il consumatore al consumo del bene per apprezzarlo.
  • La rete ci offre tantissime informazioni (sovraccarico). Molte informazioni che sono presenti o che ci vengono offerte, dalla rete, possono sfuggirci all'attenzione; il consumatore deve essere bravo a cogliere tutte le opportunità che gli si presentano. Si parla di economia dell'attenzione più che dell'informazione.
  • Sono presenti costi di cambiamento. Tali costi di cambiamento vengono individuati come costi sostenuti per abituarsi alla nuova tecnologia. Tutto questo perché sono beni d'esperienza. (es. cambio del numero di cell).
  • In economia un'esternalità si manifesta quando l'attività di produzione o di consumo di un soggetto influenza, negativamente o positivamente, il benessere di un altro soggetto.
  • Tutti i beni di informazioni circolano su supporti materiali, alcuni più visibili di altri. È richiesta quindi una determinata complementarietà tra il bene e il supporto infrastrutturale.
  • Beni di informazione = beni pubblici. Sono beni non escludibili e non rivali.

Offerta dei beni d'informazione

  • Costi fissi elevati e spesso irrecuperabili. A differenza, un costo di un macchinario può essere recuperato in qualche modo.
  • Costi variabili e marginali, bassi e tendenti a zero. Via via che i beni di informazione si dematerializzano, il loro costo tende a zero.
  • Nessun vincolo di produzione. Nei beni materiali, la scala di produzione può generare alcuni vincoli; in tali beni, la caratteristica che un'unità aggiuntiva non crei costi rilevanti ma tendenti a zero, non genera alcun tipo di vincolo produttivo.
  • Presenza di rilevanti economie di scala: costo medio decrescente e comunque maggiore del costo marginale. Non esistono problemi di diseconomia.

Per piccole quantità prodotto, vediamo che il costo medio di produzione è piuttosto elevato, ma tendente a scendere via via che si producono quantità maggiori. L'altra caratteristica riguarda il costo marginale, che è piuttosto basso e sicuramente inferiore rispetto al costo medio. Tale struttura comporta delle conseguenze: se consideriamo un prezzo P°, esisterà una quantità Q° che costituisce una sorta di benchmark: se la produzione si sposta a destra di questa quantità, avremo dei profitti, altrimenti delle perdite dato che il prezzo sarebbe minore del costo medio. Il livello di tale prezzo, non può raggiungere un livello pari al costo di marginale, altrimenti risulterebbe inferiore anche al costo medio e nessuno sarebbe disposto a produrre. Il risultato è che la forma di mercato preferita, non è la concorrenza perfetta ma monopolio/oligopolio o concorrenza monopolistica.

La prima forma di mercato possiamo riscontrarla nel caso di concessione di brevetti. Nel caso delle canzoni, anche se famosi, la forma di mercato è la concorrenza monopolistica perché è vero che è unica, ma le succedanee di tale canzone sono tante. Una caratteristica di tali mercati è la tendenza alla concentrazione in un'unica persona o soggetto, quindi al monopolio. Ci sono tuttavia dei fenomeni che cercano di attenuare ed eliminare tale concentrazione:

  • L'attuazione della concorrenza come metodo per conquistare il mercato.
  • Lo sviluppo tecnologico che riduce i costi fissi e aumenta il numero dei soggetti entranti.
  • Condivisione gratuita (o a bassissimo costo) di beni.
  • Concorrenza legata alla produzione precedente. Si tratta di fenomeni di cannibalismo. Questo comporta dei problemi strategici legati al lancio di nuovi prodotti.
  • Pressione da parte di produttori di beni complementari.
  • Commercio elettronico.

In questi mercati, prevalentemente dell'Hi-Tech, alcune misure tradizionali del potere di mercato dell'impresa (es. quota di mercato) non sono facili da considerare e devono essere valutate più attentamente. La presenza di esternalità di rete, del progresso tecnologico ed economie di scala, sono fenomeni che generano un'entrata catastrofica di nuove imprese. La combinazione di costi di cambiamento, varietà nelle preferenze dei consumatori e la presenza di economie di scala, generano barriere all'entrata.

Il grafico precedente prende in esame, la dimensione della rete e la disponibilità a pagare degli utenti che la compongono. L'asse rosso è il costo medio dell'offerta di un bene che consideriamo costante, anche se prima abbiamo detto essere decrescente. Al momento che intendo introdurre un nuovo prodotto o una nuova tecnologia, mi troverò in una fase dove i consumatori hanno poca disponibilità a pagare. Tale situazione esiste perché i consumatori, magari, sono avviati verso una tecnologia o un prodotto e sono scettici nel eseguire un cambio. La situazione perdura fino a che non si supera una massa critica di consumatori e iniziano i primi profitti. Il picco lo raggiungiamo nel momento in cui iniziano a entrare nel mercato nuovi concorrenti e prodotto alternativi, con conseguente discesa della disponibilità a pagare. Si tratta di mercati contendibili più che concorrenziali. La disponibilità a pagare continua a scendere fino al punto “C” dove i costi tornano ad essere maggiori e non è più conveniente produrre.

Unità 2 – Le strategie di differenziazione

Le tipiche forme di mercato, ricordiamoci, non sono quelle della concorrenza perfetta ma di monopolio o di concorrenza monopolistica. In tali mercati troviamo un certo livello di margine che deve essere massimizzato in qualche modo dalle imprese. Un modo per massimizzare tale margine è riuscire a personalizzare il prodotto: l'impresa deve essere in grado di segmentare il mercato in cui opera; per fare ciò occorre:

  • Registrare i clienti e gestire i pagamenti.
  • Osservare i comportamenti dei clienti (on-line è più facile studiare i comportamenti piuttosto che in un negozio).

L'esempio di Amazon è perfetto: il sito profila l'utente sulla base delle ricerche e degli acquisti precedenti. La segmentazione del mercato permette di procedere verso una discriminazione ottimale del prezzo. Vediamo le forme di discriminazione, secondo Pigou:

  • Discriminazione perfetta: ogni cliente avrà il proprio livello di prezzi.
  • Discriminazione di secondo grado: prezzi diversi a seconda delle quantità che vengono acquistate.
  • Discriminazione di terzo grado: Permette di dividere i consumatori in vari gruppi, secondo particolari criteri, attribuendo a ciascun gruppo un livello di prezzo (presenta particolari vantaggi).
  • Versioning: creare versioni diverse di uno stesso prodotto, in modo che il cliente sia libero di scegliere la versione più adatta alle sue esigenze sostenendo prezzi diversi a seconda della versione scelta (l'abbonamento per la telefonia è un esempio).

Le ragioni che spingono a praticare prezzi di gruppo sono:

  • La sensibilità al prezzo: ogni gruppo di consumatori avrà diversi livelli di disponibilità a pagare.
  • Effetti di rete: la maggior parte dei beni d'informazione sono consumati dalle reti di consumatori, piuttosto che da consumatori singoli. La presenza di altri utenti è un'esternalità positiva perché l'utente guadagnerà dall'utilizzo di quel bene.
  • Effetti lock-in: si tratta di un fenomeno tipico dell'economia dell'informazione: essendo beni d'esperienza, ci abituiamo al loro utilizzo e sarà più difficile cambiare le nostre abitudini. Il consumatore abituale è catturato dalla tecnologia (LOCKED IN) in maniera maggiore rispetto ai nuovi entranti. Chi è stato “catturato” ha una disponibilità a pagare maggiore rispetto all'entrante, data la sua praticità nell'uso della tecnologia.
  • Condivisione delle informazioni.

Strategicamente i produttori di software, cercano di progettare varie versioni dello stesso software; due sono i principi da seguire:

  • Progettare più versioni per differenti necessità dei clienti.
  • Progettare più versioni in modo che ciascun consumatore si autoselezioni e scelga la versione più adatta alle sue necessità e alla sua disponibilità a pagare.

Le leve su cui agire per la creazione di varie versioni, sono:

  • Il ritardo (leva temporale).
  • L'interfaccia utente (più o meno ricca di funzioni a seconda della versione scelta).
  • La comodità d'uso (per esempio fasce orarie di accesso al servizio).
  • Risoluzione delle immagini.
  • Velocità di funzionamento.
  • Flessibilità.
  • Capacità (basiche o evolute).
  • Completezza della versione.
  • Fastidio.

Chi progetta versioni diverse, oltre a dover tenere conto delle varie necessità dei consumatori, deve preoccuparsi anche del problema della cannibalizzazione: una versione del prodotto può rischiare di produrre effetti negativi sulle altre versioni. In particolare la versione più bassa danneggia la versione di fascia più alta. Soluzione: ridurre il prezzo delle versioni di fascia alta e ridurre la qualità delle versioni di fascia bassa. Lo stesso problema può esistere tra versioni on-line e versioni off-line (es. libri e ebook). Se siamo indecisi sul numero di versioni da produrre, il numero perfetto è 3. I consumatori hanno un'avversione per gli estremi, quindi di 3 versioni la maggior parte sceglierà quella di mezzo.

Passiamo ora ad analizzare una variante del versioning, il bundling. È una forma tipica di produzione che riguarda, prevalentemente, le Pay TV. Ogni consumatore sceglierà il pacchetto più adatto alle sue esigenze. Quali sono i vantaggi:

  • I singoli prodotti inclusi nel pacchetto, interagiscono correttamente.
  • Il prezzo del pacchetto è inferiore alla somma dei singoli prodotti inclusi in esso.
  • Valore opzionale: costo incrementale nullo. Se acquisto tutto il pacchetto avrò a disposizione anche versioni di prodotto che potrebbero darmi un'utilità futura anche se non si adattano, momentaneamente, alle mie esigenze.

Anche i produttori hanno particolari vantaggi:

  • Minore dispersione della disponibilità a pagare con conseguente aumento dei ricavi.
  • Barriere all'entrata più alte che rendono meno contendibile il mercato. Chi vuole entrare deve offrire un pacchetto migliore per potermi rubare il potere di mercato.

Unità 3 – Proprietà intellettuale

La proprietà intellettuale si applica ai prodotti dell'ingegno e alle opere creative. Possiamo identificarla come un insieme di diritti, in capo all'autore dell'opera, ESCLUSIVI e TRASFERIBILI. Ma sono oggetto di proprietà intellettuale:

  • I libri
  • La musica
  • I marchi
  • Innovazioni vegetali e agricole
  • Ricerca genetica
  • Tecnologia

Ovviamente ogni opera avrà la sua proprietà intellettuale (Brevetti o Copyright) che meglio si adatta alle circostanze. A cosa mira la proprietà intellettuale? Sappiamo che risponde a due scopi conflittuali:

  • Favorire l'incentivo (produttori)
  • Favorire l'accesso (consumatori)

Inventore e proprietario di beni materiali sono tutelati allo stesso modo. Entrambi i soggetti hanno compiuto particolari investimenti e sperano che abbiano un ritorno sotto forma di profitto. Allo stesso tempo, la creazione di invenzioni, trova giustificazione solo se i consumatori riescono ad accedervi ed utilizzarle. (es. L'ebola ha un costo di ricerca e sviluppo molto alto e quindi un prezzo elevato praticato dalle imprese, con la conseguenza che i soggetti più poveri non riescono ad acquisire il farmaco). “Più alto è il prezzo e meno consumatori riescono ad accedervi”. La proprietà intellettuale dovrebbe evitare queste forme di perdita secca di benessere e permettere a tutti di accedere all'invenzione.

La proprietà intellettuale cerca di risolvere questo contrasto, tra i due scopi, attraverso l'individuazione delle caratteristiche peculiari dei beni d'informazione. Quest'ultimi vengono definiti come beni aventi due caratteristiche particolari, che si allineano a quelle dei beni pubblici. I beni di informazione sono:

  • Non escludibili: è impossibile con i beni d'informazione, escludere qualche consumatore, anche se quest'ultimo non contribuisce i costi di produzione. È probabile che in questo caso si presentino situazioni di free rider. La conseguenza è che mancano incentivi per i produttori, che non riuscendo a coprire i costi di produzione decidono di non produrre e si crea perdita secca.
  • Non rivale: ovvero se un soggetto utilizza il bene d'informazione, non limita l'uso o la disponibilità per altri di utilizzarlo. La caratteristica economica di questa non rivalità consiste che il costo marginale per un consumatore addizionale è nullo. Dato che il costo per una copia addizionale è zero, qualora fissassimo un prezzo positivo (P>0) alcuni consumatori non sarebbero disposti a pagare il prezzo e sarebbero esclusi dal consumo con una perdita secca di benessere. In caso di prezzo positivo su beni non rivali, il benessere sociale non massimizzato.

Detto questo, la proprietà intellettuale, deve riuscire a cercare un compromesso che soddisfi i due scopi conflittuali detti in precedenza e lo fa in maniera sequenziale:

  • Inizialmente si riconosce l'uso esclusivo per un periodo di tempo al produttore (diverso tra brevetto e copyright) e si crea così l'incentivo per i produttori.
  • Successivamente, scaduto il tempo del brevetto o del copyright, l'opera ricade nel pubblico dominio e si crea un accesso gratuito, massimizzando il benessere sociale della popolazione.

A volte la durata riconosciuta dalla proprietà intellettuale, può non fornire sufficiente incentivo all'inventore. Per esempio: se ho un costo dell'invenzione pari a 70.000 e il valore dell'invenzione per la società è pari a 100.000, ci rendiamo conto che la differenza è positiva (invenzione socialmente utile) dato che i benefici superano i costi. Se fissiamo una durata del brevetto pari a 20 anni, con royalties annuali pari a 3000, il produttore non avrà incentivo a produrre perché i ricavi derivanti dalle royalties (3000*20) non superano il costo dell'invenzione. La soluzione ottimale sarebbe quella di estendere la durata del brevetto.

Oltre ad essere un compromesso tra incentivi per i produttori e accesso da parte dei consumatori, è anche un compromesso tra efficienza statica ed efficienza dinamica:

  • L'efficienza statica consiste nel fatto che l'allocazione delle risorse deve massimizzare il surplus totale della popolazione.
  • L'efficienza dinamica, invece, punta ad allocare le risorse cercando di promuovere il progresso tecnologico e l'invenzione di nuovi beni o il loro miglioramento.

Quindi l'efficienza dinamica viene tutelata garantendo l'uso esclusivo dell'opera da parte del produttore, mentre l'efficienza statica viene garantita ogni volta che l'invenzione ricade nel pubblico dominio e si evita la creazione di perdite secche. (incentivo=efficienza dinamica; pubblico dominio=efficienza statica).

Il grafico cerca di spiegarci questa linea temporale tra incentivo e accesso. Abbiamo una curva di domanda inclinata negativamente. Prima che l'invenzione sia introdotta nel mercato abbiamo una curva del costo di produzione costante (c°) e il prezzo dell'invenzione ha lo stesso livello del costo. In questo caso l'area interessata è la numero 1 che corrisponde al surplus totale del consumatore.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MonaUnipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'informazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Guidi Marco.
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