Economia del sistema agroalimentare
Economia
Il termine economica è usato per la prima volta nel V secolo, da Senofonte, nel suo libro “Economico”. Il termine economia deriva da due parole greche: oikos (casa) e nòmos (legge), cioè buon governo della casa.
È una scienza che nasce alla fine del 1700, prima era legata agli studi storici e filosofici. Intorno alla fine del ‘700 diventa una scienza a sé stante, grazie ad Adam Smith, padre dell’economia politica. Esso dice che la specializzazione determina un aumento della ricchezza della nazione, cioè se ogni persona si specializza in una determinata cosa, la ricchezza del paese sarà maggiore.
L’impresa è un’attività economica organizzata ai fini della produzione di beni e servizi. A capo c’è l’imprenditore. Il vero obiettivo di quest’ultimo non è il profitto, ma la qualità delle persone, infatti l’uomo è essenziale per l’impresa, non solo per la forza lavoro (risorsa umana), ma perché è il portatore di qualità e virtù. Il vero imprenditore coglie il valore in cose che gli altri reputano inutili, trasformandole in utili.
Il padre dell’economia aziendale è Gino Zappa. L’azienda è un istituto economico atto a perdurare che per il soddisfacimento dei bisogni umani ordina e svolge in continua coordinazione la produzione o il procacciamento e il consumo delle ricchezze.
Sistema agroalimentare
Il sistema agroalimentare è l’insieme di tutti gli agenti economici che in un determinato momento del sistema/contesto concorrono a soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione.
La filiera quindi comprende diversi attori che influiscono sulle sue fasi; quella di produzione e di distribuzione.
Fase della produzione
- Il settore agricolo: i cui protagonisti sono le realtà che si dedicano alla cattura o allevamento di animali, alla produzione agricola, alla silvicoltura, alla zootecnia, alla pesca e all’acquacoltura.
- Il settore dell’industria alimentare: composto dalle aziende che si occupano di produrre cibi, bevande e beni di largo consumo trasformando le materie prime.
Fase della distribuzione
- Enti della Grande Distribuzione Organizzata e del commercio al dettaglio: player del commercio all’ingrosso, grandi magazzini e mercati, oltre a fruttivendoli, venditori porta a porta, macellai e piccoli negozi alimentari.
- Realtà operanti nella ristorazione e nell’accoglienza alberghiera: hotel, alberghi, ristoranti, mense, ecc. che trasformano ulteriormente i prodotti per consegnare ai consumatori pasti completi pronti al consumo in loco o a domicilio.
Il termine agro-alimentare può essere chiamato anche agro-business. Nasce nel 1956 negli USA da David e Goldberg, con l’obiettivo di prendere più consapevolezza dell’indipendenza dell’agricoltura con il settore agricolo a monte e a valle ed evitare la difficoltà che questo cambiamento dall’agricoltura nelle zone rurali a quelle industriali non causasse troppo peso allo Stato.
- Monte: tutto ciò che è legato all’azienda agraria.
- Valle: fasi di trasformazione e di distribuzione.
Questo concetto viene ripreso da Malassis, il quale è il primo a usare il termine di sistema agro-alimentare. Introduce il senso orizzontale e il senso verticale.
- Senso orizzontale: tutti gli stati produttivi sono realizzati all’interno di una stessa impresa o gruppo. Ogni processo produttivo è caratterizzato da fasi successive di produzione e distribuzione, attraverso il quale le materie prime (input) diventano prodotti finali (output) (esempio Tomarchio con il Chinotto e l’Aranciata).
- Senso verticale: riguarda diversi tipi di produzione differenti che hanno cicli produttivi identici, come le fasi di lavorazione o l’impiego delle stesse tecnologie. In questo caso l’azienda collabora con altre aziende in modo da utilizzare tutte le risorse e vi è una gerarchia per ogni processo produttivo.
Nell’economia italiana, il settore agroalimentare incide per il 30% sul PIL. Il PIL (prodotto interno lordo) è un indicatore macro-economico che misura la ricchezza di un paese. È il valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un paese, in un determinato periodo di tempo, da parte di soggetti residenti e non residenti.
Il prodotto interno lordo consente di misurare il livello del benessere economico di un paese; i beni/servizi economici sono calcolati ai loro prezzi correnti.
Il PIL è misurato tramite due indicatori economici:
- PIL nominale: Il prodotto interno lordo nominale misura la ricchezza prodotta in un paese a prezzi correnti.
- PIL reale: Il prodotto interno lordo reale misura la ricchezza prodotta in un paese a prezzi costanti, prendendo come riferimento un determinato anno base.
Margine di mercato
- Margine commerciale: rappresenta quanto ci rimane dopo la vendita di un prodotto, ovvero la parte di vendita che va a coprire i costi di gestione dell’azienda e a formare il profitto netto, espresso in percentuale.
- Margine di distribuzione: è la differenza tra il prezzo finale del bene pagato dal consumatore e il prezzo pagato dal primo acquirente intermediario; costituisce il valore aggiunto (IVA).
L’IVA è l’imposta sul valore aggiunto e prende in considerazione soltanto i beni/servizi finali. Il valore aggiunto è la differenza tra il valore finale di un bene/servizio e il valore dei beni/servizi intermedi utilizzati per la sua produzione. L’IVA grava solo sul consumatore finale.
Evoluzione del sistema agroalimentare
Per quanto riguarda i cambiamenti dell’agricoltura negli ultimi decenni nelle economie avanzate (paesi industrializzati), il settore agricolo ha subito una rapida evoluzione, che ha comportato da un lato una forte diminuzione del numero di aziende agricole presenti sul territorio, e dall’altro un cambiamento della natura e dell’organizzazione dei processi produttivi, con una graduale eliminazione delle fasi del processo produttivo “tradizionale”, e contemporaneamente all’acquisizione di nuove fasi e funzioni.
Il settore agricolo ha avuto una grande evoluzione e trasformazione, sia dal punto di vista lavorativo che professionale, negli ultimi cinquant’anni. La trasformazione ha riguardato la singola azienda/impresa, il settore agricolo ed il sistema agro-industriale.
Prima degli anni ’50 l’agricoltura era il settore principale delle aree rurali, contrapposto ad un settore industriale assoluto protagonista nelle aree urbane. La contrapposizione rurale-urbano era quindi identica con quella agricoltura-industria, ma anche arretratezza-modernità, tradizione-progresso.
La città assumeva il ruolo di motore di sviluppo non solo del sistema economico, ma anche di quello culturale, mentre l’agricoltura (e dunque le aree rurali) giocava un ruolo di aiuto alla crescita del settore industriale e urbano.
Negli anni ’60 il difficile processo di (re-)industrializzazione dei sistemi economici induce un rapido cambiamento: le città (le industrie) prendono risorse finanziarie e soprattutto umane dalle aree rurali (esodo agricolo e rurale), più povere e con un notevole spopolamento, con gravi conseguenze economiche, sociali, culturali e ambientali.
Questi fenomeni portano a considerare in modo crescente le aree rurali come “aree problematiche” in quanto arretrate o a rischio di arretratezza, che necessitano di specifici bisogni che non sono semplicemente quelli dello sviluppo dell’attività agricola: l’invecchiamento della popolazione, la carenza di servizi di prima necessità, il degrado ambientale e paesaggistico nonché sociale e culturale.
L’attenzione e gli sforzi erano concentrati nel garantire il sostegno al processo di industrializzazione. Puntare sull’industria e adottare in tutti i settori dell’economia i principi base del modello di sviluppo industriale (sistema di fabbrica, specializzazione, economie di scala, tecnologie capital-intensive, etc.) appariva chiaramente come la chiave del “progresso” della nazione.
Si diffonde quindi il modello della “modernizzazione” in agricoltura (“produzione di massa”), che coinvolge una particolare organizzazione delle attività all’interno dell’impresa agricola, vengono sempre di più introdotte innovazioni tecnologiche di tipo capital-intensive e sviluppate attività industriali legate all’attività agricola (settori fornitori di input e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli).
La necessità di “modernizzare” l’agricoltura, ovvero di inserire i principi della industrializzazione fordista all’interno dei processi produttivi agricoli e delle modalità organizzative delle imprese agricole, diventa il modello economico prefissato in quel periodo, che si basava essenzialmente sull’adozione di tecniche e modalità organizzative “industriali” tipiche della produzione di massa, e sul potenziamento del settore industriale, unico capace di trainare la crescita dei sistemi economici e, per tale via, di indurre benessere nella popolazione.
La continua perdita di importanza del settore agricolo è avvenuta perché si pensava che mettendola da parte si sarebbe favorita la crescita del settore industriale, capace di far crescere l’economia velocemente. Quindi le strategie di sviluppo proposte si sono concentrati sugli investimenti nel settore industriale, su lavoratori che erano sufficientemente formati, sul miglioramento continuo delle tecniche produttive impiegate nel settore industriale, mentre lo "sviluppo" sarebbe stato raggiunto automaticamente con la crescita.
Economia di scala: relazione tra aumento della scala di produzione e diminuzione del costo unitario del prodotto. Il costo unitario è dato dal costo totale / la quantità prodotta e corrisponde al costo medio.
Funzione del settore agricolo nel periodo della modernizzazione
- Aumentare l’offerta dei prodotti alimentari.
- Produrre alcune materie prime (formare capitale e trasferirlo verso altri settori).
- Creare un flusso di esportazioni (fornire un mercato di sbarco).
La nascita del sistema agroalimentare moderno
La necessità di specializzarsi e di aumentare le dimensioni dell’attività porta ad un radicale cambiamento dell’organizzazione delle imprese agricole, reso possibile anche dalle politiche di sostegno dei prezzi e dei mercati.
L’aspetto più rilevante di questi cambiamenti è dato nella progressiva specializzazione per fase dell’attività delle aziende agricole, che ha portato a fenomeni di destrutturazione e disattivazione aziendale. La crescente “cessione di attività” (disattivazione) all’esterno dell’azienda agricola ha infatti portato alla dismissione (cessione) di strutture aziendali (destrutturazione). Le attività disattivate dal settore agricolo vengono “attivate” in misura crescente da aziende esterne al settore (aziende di produzione di mezzi tecnici e macchine agricole, aziende trasformazione e distribuzione, aziende di erogazione di servizi, etc.).
L’enorme sviluppo dei settori della trasformazione e distribuzione alimentare, così come la forte diffusione delle attività di contoterzismo (attività svolta in altre aziende agricole con l’utilizzo di mezzi meccanici di proprietà o di comproprietà dell’azienda con propria manodopera aziendale) sono tra le tendenze più evidenti di questa evoluzione.
In particolare in questo periodo le imprese sono orientate al raggiungimento del massimo profitto agendo sul punto di vista dei costi, mediante la realizzazione di economie di scala, l’intensificazione della produzione e delle rese produttive. Questa particolare strategia e organizzazione viene indotto anche dalle particolarità assunte dalla politica agricola comunitaria, che in questo periodo tende a privilegiare politiche di sostegno dei redditi agricoli attraverso sostegni al prezzo dei prodotti e alla commercializzazione, e quindi “accoppiati” al livello delle quantità prodotte.
La ricerca delle economie di scala comporta, a livello organizzativo, una crescente specializzazione sia di tipo orizzontale, raggiungibile tramite una semplificazione degli ordinamenti colturali (riduzione del numero e tipologia di colture), che di tipo verticale, tramite una cessione di fasi del processo produttivo all’esterno (contoterzismo).
Insieme al contoterzismo, si verifica anche un cambiamento nelle caratteristiche dei settori a monte e a valle della fase agricola, in cui si assiste ad importanti fenomeni di concentrazione e industrializzazione delle attività e, negli anni più recenti, una forte ascesa del ruolo della moderna distribuzione nel dettare i ritmi del cambiamento dell’intero sistema agro-industriale.
In questa fase, le grandi industrie alimentari sono i soggetti più importanti, influenzando profondamente l’introduzione di nuove tecniche produttive e imponendo standard di qualità ai loro fornitori.
L’impatto di questo processo è stato largamente negativo per tutti quei sistemi produttivi tradizionali basati su circuiti di consumo locali e tecniche tradizionali e/o che contrastavano con i principi della modernizzazione e della industrializzazione dei processi produttivi.
- Mentre le produzioni della zootecnia bovina da carne e da latte, ad esempio, subiscono in questo periodo un processo di concentrazione territoriale e dimensionale delle aziende di allevamento, le produzioni dislocate nelle aree marginali (in special modo di montagna) tipicamente più estensive e più difficilmente meccanizzabili e “ingrandibili” vengono seriamente minacciate di estinzione, e vedono rapidamente diminuire il loro numero. Tutti quei sistemi produttivi agricoli legati alla produzione dei prodotti tradizionali, sono sottoposti ad una fortissima pressione competitiva sul lato dei costi di produzione, e molti agricoltori sono costretti a chiudere e ad abbandonare non solo il settore agricolo, ma anche le zone rurali.
- In alcuni settori, come quelli della produzione di latte fresco, carne bovina e pomodori per la trasformazione, la modernizzazione ha permesso la diffusione di tecniche avanzate di produzione e la tendenza verso la de-territorializzazione delle attività produttive e standardizzazione dei fattori, dei processi produttivi e dei prodotti intermedi e finali.
- In altre industrie, come quelle del vino e del formaggio, una forte identità regionale del prodotto, (come nel caso del prosciutto di Parma o del Parmigiano-reggiano) ha impedito la standardizzazione delle produzioni, favorendo lo sviluppo di sistemi di produzione localizzata su piccola scala.
Di fatto, un mercato fondiario rigido e l’alta densità demografica non hanno lasciato spazi per una crescita significativa delle aziende agricole in termini di dimensioni e le famiglie di agricoltori hanno sfruttato la possibilità di ulteriori fonti di reddito da lavori agricoli part-time e dalla diversificazione delle attività, utilizzando anche le relazioni sociali all’interno della comunità di appartenenza per integrarsi e attraverso grandi accordi cooperativi.
Al cambiamento della suddivisione del processo produttivo tra aziende e tra territori ha certamente contribuito anche l’evoluzione dei mercati, grazie soprattutto all’evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni. La crescente apertura dei mercati (la globalizzazione) ha permesso di... (continua)
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